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14:16

Eurovision, Sal Da Vinci: "Non ho voluto cambiare 'Per sempre sì', resta in italiano"

(Adnkronos) - Sal Da Vinci non modificherà il brano vincitore del festival di Sanremo sul palco dell'Eurovision. Nessuna 'internazionalizzazione' di 'Per sempre sì'. "Potevo cambiare delle frasi in inglese, il regolamento lo consentiva, ma non ho voluto assolutamente, questa canzone è arrivata al successo così come è: italiana", spiega il cantante. 

Sal Da Vinci è pronto a rappresentare l'Italia alla 70esima edizione dell'Eurovision Song Contest che inizierà martedì 12 maggio: in totale tre serate, le due semifinali di martedì 12 e giovedì 14 maggio su Rai2, e la finale su Rai1 di sabato 16 maggio, condotte per l'Italia da Gabriele Corsi ed Elettra Lamborghini. "Ringrazio la Rai e Carlo Conti per la possibilità che mi hanno dato di salire sul palco del festival - dice Sal Da Vinci - Per me è miracoloso ora salire su quello dell'Eurovision, ieri ho fatto le prove e ti manca il fiato. È un palco grandissimo, cinque volte quello di Sanremo, è qualcosa di straordinario e ancora non credo a come sia stato possibile tutto questo. Sono emozionato e grato. L'Italia si fa sentire, quando siamo tutti uniti abbiamo una forza incredibile".  

"La musica non è competizione, in gara ci sono canzoni molto belle, molto forti ma fra i concorrenti non temo nessuno e qui c'è un clima familiare. Vedo un'Europa unita dal punto di vista musicale", dice. L'artista partenopeo sceglie di non entrare nella polemica scatenata dalla presenza di Israele tra i 35 Paesi concorrenti: "È una questione politica, la musica non c'entra nulla - dice Sal Da Vinci - Io rispetto le proteste ma ho sempre visto la musica un bagno di pace che porta unione e non disunione. Sono contento di rappresentare il mio Paese e non guardo alle idee politiche, la musica è musica".  

Un'occasione, quella dell'Eurovision, che non ha cambiato la vita dell'artista. "La mia vita privata? È esattamente uguale, chi mi conosce non nota differenze. Io sono un operaio della musica, un venditore ambulante di sentimenti - scandisce Sal Da Vinci -. Sono stato educato a non aspettarmi mai nulla e a ringraziare la vita nonostante le tante avversità. Voglio cantare per tutti quelli che come me vengono dal basso". 

Non ha nessuna intenzione di modificare il brano all'Eurovision, 'internazionalizzandolo', ma pensa a un lancio internazionale del brano 'Per sempre sì': "Ci sono tredici versioni in altre lingue non cantate da me e questo mi onora, ma uno nella vita chiaramente sogna, e me lo auguro, ci stiamo pensando". 

E se quest'anno segna per lui una ricorrenza particolare, dato che a settembre saranno "50 anni dalla prima volta che sono salito su un palco", la vittoria è un pensiero che innegabilmente non rifugge. "Sono qui per cantare bene, fare una buona performance. Certo, non posso dire che non sogno, ce la metterò tutta, una vittoria sarebbe una vittoria per tutti". Ma poi, tra i sorrisi del pubblico, vince la scaramanzia napoletana. "Questa risposta la faccio a mani basse", chiosa Sal Da Vinci. 

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Categoria: spettacoli

14:15

Lavoro, candidature ovunque ma match quasi a zero: il 90% dei cv non in linea 

(Adnkronos) - Nel mercato del lavoro italiano il problema non è soltanto trovare candidati, ma riuscire a far incontrare in modo efficace domanda e offerta. Secondo le rivelazioni Inapp, circa 1 lavoratore su 5 non ha le competenze richieste per il ruolo che ricopre, mentre i dati Istat sul tema, raccontano come il livello di formazione non sempre si traduca in un’occupazione coerente, segnalando un disallineamento tra competenze disponibili e profili richiesti dalle imprese. Oggi il problema passa anche dai canali attraverso cui aziende e candidati si incontrano: piattaforme digitali che hanno semplificato l’accesso al lavoro, ma che hanno anche moltiplicato le candidature, rendendo più difficile orientarsi tra i profili davvero rilevanti. Il risultato è che il tempo dedicato allo screening diventa critico quanto la capacità di individuare i profili davvero adatti.  

È proprio all’interno di questa dinamica, fatta di volumi elevati e difficoltà nel filtrare i profili pertinenti, che si inserisce InMatch, piattaforma hr Tech italo-svizzera sviluppata per intervenire su uno dei nodi più concreti del recruiting digitale: il rumore generato dalle candidature non in linea. Nei portali di recruiting tradizionali, infatti, una quota molto elevata di candidature può rivelarsi poco pertinente rispetto ai requisiti richiesti fino al 90% in alcuni casi, secondo i dati raccolti dalla società nelle prime fasi di attività. Per le aziende, questo si traduce in tempo sottratto alla selezione vera e propria e in costi difficili da controllare. Per i candidati, significa spesso entrare in processi poco trasparenti, senza feedback o con una limitata corrispondenza tra profilo e opportunità. 

“In molti processi di selezione il problema non è la scarsità di candidature, ma il tempo necessario per distinguere quelle realmente pertinenti. È lì che oggi si concentra una parte rilevante dell’inefficienza” spiega Gabriele Borga, founder di InMatch. InMatch si basa su un principio diverso rispetto a quello delle job board tradizionali: l’azienda non paga per pubblicare un annuncio né per generare traffico, ma solo per le candidature ritenute pertinenti rispetto alla posizione aperta. Alla base c’è un’infrastruttura di AI supervisionata: dieci agenti virtuali, progettati per simulare approcci di valutazione differenti, analizzano ogni candidatura in relazione al ruolo e restituiscono un esito condiviso. Se il livello di corrispondenza è alto, il profilo viene inoltrato all’azienda; nei casi intermedi è previsto un controllo umano; se la candidatura non viene ritenuta coerente, il candidato riceve una notifica con la possibilità di chiedere una revisione. 

Un altro elemento osservato riguarda il tema della trasparenza salariale. Secondo i dati interni, il 40% degli utenti iscritti inserisce volontariamente il livello di retribuzione desiderato al momento della candidatura. Un’informazione che può aiutare a evitare colloqui destinati a interrompersi solo nella fase finale, quando emergono aspettative economiche incompatibili. Un dato che evidenzia come una parte significativa dei candidati è oggi disponibile a rendere esplicite fin da subito le proprie richieste, mentre il processo di recruiting continua spesso a rimandare questo confronto alle fasi finali. 

Nei fatti, il confronto sulla retribuzione arriva spesso troppo tardi, quando il processo è già avanzato e le aspettative tra azienda e candidato emergono solo dopo diversi passaggi. Eventuali divergenze diventano così più difficili da gestire: la selezione si interrompe quando è già stata avviata, con la necessità di riaprire la ricerca e ricominciare il processo. 

Oltre all’attività di matching, InMatch prevede di sviluppare nei prossimi mesi un filone di data journalism proprietario a partire dai dati raccolti dalle indicazioni retributive alle priorità dei candidati, fino ai ruoli più richiesti e alle posizioni più difficili da coprire. L’obiettivo è costruire nel tempo un osservatorio utile a leggere alcuni cambiamenti in corso nel mercato del lavoro italiano, a partire dall’area milanese per poi estendere progressivamente l’analisi su scala più ampia.  

Il progetto nasce dall’esperienza imprenditoriale di Gabriele Borga, attivo nel settore hr da oltre un decennio. In precedenza ha fondato Jobtome, piattaforma di recruiting internazionale attiva in oltre 30 Paesi e successivamente acquisita dal gruppo Gi Group, maturando un’esperienza diretta nelle dinamiche del mercato del lavoro digitale e nei modelli di matching tra candidati e aziende. Lanciata a inizio 2026, la piattaforma conta oggi quasi 100.000 candidati iscritti e una pipeline B2B attiva principalmente sul nord Italia. 

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Categoria: economia

13:48

Alpini, ex consigliera M5S denuncia molestia a Genova: "Presa di mira sul bus"

(Adnkronos) - Prime segnalazioni di molestie e comportamenti molesti a Genova nelle ore iniziali dell’Adunata nazionale degli Alpini. Alcune donne hanno denunciato sguardi insistenti e apprezzamenti non graditi da parte di partecipanti arrivati in città per l’evento. Tra le testimonianze c’è quella di Alice Salvatore, ex consigliera regionale ligure ed ex candidata presidente della Regione con il Movimento 5 Stelle, che ha raccontato l’episodio sui social.  

Nel post pubblicato su Facebook con il titolo 'Buona Adunata a tutte', Salvatore riferisce di essere stata infastidita mentre si trovava su un autobus. "Salita sul bus, e già vedo sguardi alticci di due ragazzi con birra in mano che mi fissano in modo insistente", scrive. Poco dopo, racconta, "altri tre alpini più attempati" avrebbero iniziato a prenderla di mira con versi e atteggiamenti provocatori.  

L’ex consigliera, contattata dall'Adnkronos, ha precisato di non voler generalizzare né attaccare l’intero corpo degli Alpini. "Non ho niente contro gli alpini né contro l'Adunata", ha spiegato, ricordando di avere partecipato da studentessa all’edizione genovese del 2001. Salvatore ha però sottolineato come il tema delle molestie sia stato riconosciuto dalla stessa Associazione Nazionale Alpini dopo le polemiche seguite all’Adunata di Rimini del 2022. "È la stessa Ana ad aver lanciato il progetto #controlemolestie", ha ricordato. L'ex consigliera ha definito il suo post "una testimonianza personale" e non "un atto d'accusa generalizzato". 

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Categoria: cronaca

13:44

Internazionali, quando gioca Sinner con Ofner? Data, orario e dove vederla in tv

(Adnkronos) - Quando gioca Jannik Sinner agli Internazionali d'Italia 2026? Il tennista azzurro si prepara a esordire nel Masters 1000 di Roma - in diretta tv e streaming - contro l'austriaco Sebastian Ofner, che si è regalato il secondo turno contro il numero 1 del mondo dopo aver battuto l'americano Alex Michelsen nel primo. Sinner arriva al match dopo il trionfo di Madrid, che gli ha regalato il quinto Masters 1000 consecutivo (mai nessuno come lui), e torna al Foro Italico dopo la finale raggiunta lo scorso anno, dove era stato battuto da Carlos Alcaraz al rientro dalla sospensione di tre mesi per il caso Clostebol. 

 

Il match tra Sinner e Ofner è in programma sabato 9 maggio, con orario ancora da definire. Tra i due tennisti non ci sono precedenti, con quello di Roma che sarà dunque il primo incrocio in carriera. 

 

Sinner-Ofner sarà trasmesso in diretta televisiva sui canali SkySport. Il match sarà visibile anche in streaming sull'app SkyGo e su NOW. 

 

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Categoria: sport

13:37

Oncologo Pignata: "Cancro ovaio ogni anno colpisce 5.500 donne, 15 al giorno"

(Adnkronos) - "Il tumore ovarico non è tra i più frequenti, ma resta una malattia molto grave: ogni anno in Italia colpisce circa 5.500 donne, quasi 15 al giorno". A dirlo è Sandro Pignata, oncologo medico dell’Unità Tumori dell’Istituto nazionale tumori Fondazione Pascale e coordinatore della Rete oncologica campana, intervenuto al convegno per la Giornata mondiale del tumore ovarico, oggi a Roma nell'Auditorium del ministero della Salute. Nel corso dell'incontro è stata presentata la prima 'Agenda nazionale' di impegno per le donne con tumore ovarico, promossa dalla campagna Insieme di Insiemi. 

"L’incidenza della malattia - spiega l’esperto - è rimasta sostanzialmente stabile negli ultimi anni, con un lieve calo recente". C'è poi il nodo diagnosi. "Uno dei principali problemi del tumore ovarico è la difficoltà nel riconoscerlo precocemente. Purtroppo l'80% dei casi viene diagnosticato in fase avanzata - sottolinea Pignata -. I sintomi, infatti, sono spesso vaghi e facilmente confondibili con altri disturbi: gonfiore addominale, alterazioni della funzione intestinale, senso di pesantezza o fastidi persistenti. Quando una donna percepisce qualcosa di diverso nel proprio corpo è sempre opportuno consultare un medico ed eventualmente sottoporsi a un’ecografia o a una visita ginecologica”, raccomanda l’oncologo". 

Nonostante le terapie sempre più innovative, "la mortalità resta alta. Il tumore ovarico è considerato una delle neoplasie ginecologiche più complesse da trattare - fa notare l'oncologo -. La cura richiede infatti una chirurgia altamente specializzata e terapie mediche innovative, sempre più basate sull’analisi delle alterazioni molecolari del tumore. È fondamentale che le pazienti vengano seguite in centri esperti, in grado di garantire tutto il percorso diagnostico e terapeutico nel modo migliore possibile". Nonostante i progressi della ricerca, va detto, oltre il 40% delle donne colpite dalla malattia non sopravvive a cinque anni dalla diagnosi". 

Tra i temi centrali della Giornata mondiale sul tumore ovarico, che si celebra oggi - 8 maggio - c’è la necessità di indirizzare le pazienti verso ospedali altamente specializzati. "Vorremmo che entro il 2030 quasi nessuna donna scegliesse il centro di cura per caso - afferma Pignata -. Servono percorsi organizzativi chiari all’interno delle Regioni, affinché le pazienti vengano indirizzate rapidamente verso strutture competenti". Da qui nasce il progetto 'Insieme degli Insiemi', promosso da associazioni di pazienti e clinici, con l’obiettivo di sensibilizzare le istituzioni e ottenere interventi concreti in tempi rapidi. "Questa malattia non può aspettare", conclude l’oncologo. 

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Categoria: cronaca

13:25

Fagotti (Gemelli): "Per cancro ovaio sintomi vaghi, riconoscerli presto può fare differenza"

(Adnkronos) - "I sintomi del tumore ovarico sono molto vaghi e questo rappresenta uno dei principali problemi nella diagnosi precoce. E proprio perché i segnali iniziali possono essere facilmente confusi con disturbi intestinali o vescicali, molte donne arrivano alla diagnosi quando la malattia è già in fase avanzata. Tra i sintomi più frequenti ci sono gonfiore addominale, senso di peso, dolore pelvico, alterazioni intestinali o bisogno frequente di urinare. Non bisogna sottovalutare questi segnali. È importante avviare rapidamente un percorso diagnostico". Così all'Adnkronos Salute Anna Fagotti, direttrice dell’Unità operativa complessa di Ginecologia oncologica della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli Irccs, intervenuta al convegno per la Giornata mondiale del tumore ovarico, oggi a Roma nell'Auditorium del ministero della Salute. Nel corso dell'incontro è stata presentata la prima 'Agenda nazionale' di impegno per le donne con tumore ovarico, promossa dalla campagna Insieme di Insiemi.  

"Tra gli esami più utili - spiega Fagotti - ci sono l’ecografia pelvica e l’ecografia addominale, strumenti fondamentali per individuare precocemente eventuali anomalie ovariche. Secondo l’esperta, non basta affidarsi solo a visite generiche, a controlli urologici o a esami come la colonscopia: il ruolo del ginecologo, soprattutto se esperto in oncologia ginecologica, è centrale per arrivare tempestivamente alla diagnosi". E la diagnosi precoce "può cambiare radicalmente la prognosi della malattia - agginuge l'oncologa -. Intercettare il tumore nelle fasi iniziali consente infatti di eseguire interventi chirurgici più efficaci e di associare terapie mirate con maggiori probabilità di successo. Per questo, la comunicazione e la sensibilizzazione della popolazione restano strumenti fondamentali. L’obiettivo - rimarca Fagotti - è diffondere informazioni capillari affinché le donne imparino a riconoscere i sintomi e si rivolgano rapidamente ai centri specializzati, dove possono ricevere diagnosi e trattamenti adeguati".  

"Ogni anno in Italia si registrano circa 5.400 nuove diagnosi di tumore ovarico. Un dato - fa notare - leggermente inferiore rispetto al passato, anche grazie all’identificazione delle donne geneticamente predisposte alla malattia. Circa il 20% delle pazienti presenta infatti una predisposizione ereditaria. I geni più noti coinvolti sono Brca1 e Brca2, già associati anche al tumore della mammella, ma oggi la ricerca ha identificato numerosi altri geni implicati nel rischio oncologico". Secondo Fagotti "individuare le pazienti a rischio permette di adottare strategie preventive e trattamenti profilattici prima che la malattia si sviluppi. La ricerca genetica continua ad ampliare le conoscenze sui fattori ereditari legati al tumore ovarico, aprendo nuove possibilità per la prevenzione personalizzata" conclude. 

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Categoria: cronaca

13:24

Giornata lupus, reumatologa: "Due anni per diagnosi, più attenzione ai sintomi"

(Adnkronos) - I tempi medi di diagnosi di Lupus eritematoso sistemico (Les) “possono arrivare con 2 anni di ritardo in Italia. Un intervallo molto lungo, soprattutto considerando che il lupus e le altre connettiviti hanno ‘finestre terapeutiche’ precise: prima si intercetta la malattia e si inizia il trattamento, prima si riesce a incidere sulla prognosi”. Così Ginevra De Marchi, dirigente medico e responsabile Ambulatorio lupus della clinica Reumatologica universitaria di Udine, in occasione della Giornata mondiale dedicata al lupus, che si celebra il 10 maggio, riassume le criticità nella gestione della patologia emerse nello studio recentemente pubblicato su ‘Journal of Clinical Medicine', che fotografa in modo strutturato, per la prima volta, l'impatto sociale, funzionale ed emotivo del lupus in Italia, evidenziando la necessità di cure integrate e personalizzate. 

“Servirebbe maggiore consapevolezza da parte dei medici di medicina generale sulle ‘red flags’ delle connettiviti per indirizzare tempestivamente il paziente allo specialista - spiega De Marchi - Tra i segnali da riconoscere, in particolare in una donna giovane, ci sono le artralgie che durano per più di 4 settimane, il fenomeno di Raynaud, l’astenia e la stanchezza cronica, che possono far sospettare una connettivite. Alla base della malattia c’è infatti un sistema immunitario che funziona in maniera alterata, produce autoanticorpi che generano infiammazione in diverse localizzazioni dell’organismo. Il vero scoglio però - precisa - resta quello delle prime visite reumatologiche, per questo servirebbe una reumatologia più capillare sul territorio, su cui si sta intervenendo anche a livello di politiche regionali”. 

Un altro nodo critico, come per tutte le malattie croniche, specie in soggetti giovani, riguarda l’aderenza terapeutica. “Il paziente deve essere ‘ingaggiato’ e reso consapevole della necessità della terapia e dei suoi obiettivi a medio e lungo termine - sottolinea la reumatologa - Se il beneficio immediato del cortisone è facilmente percepibile, più difficile è comprendere l’importanza delle terapie di fondo, come l’idrossiclorochina, che controlla bene la patologia, ma su cui persistono timori, ad esempio, sulla tossicità oculare che però è monitorabile e legata soprattutto a dosaggi elevati e a trattamenti molto prolungati”. 

 

In questo contesto, “i farmaci biologici hanno modificato il decorso della malattia e la prognosi - osserva De Marchi - ma possono richiedere somministrazioni mensili in ospedale, con un impatto importante anche dal punto di vista lavorativo e organizzativo, soprattutto per giovani lavoratrici o giovani madri. La ricerca sta lavorando soprattutto per sviluppare terapie sempre più semplici da somministrare e meno impattanti per la vita quotidiana. Alcuni biologici, inizialmente disponibili solo per via endovenosa, stanno infatti arrivando anche in formulazione sottocutanea, proprio per facilitare la gestione delle cure”. 

La malattia stessa può inoltre limitare la capacità lavorativa. “La stanchezza cronica e la difficoltà a sostenere ritmi prolungati fanno sì che molti pazienti debbano modificare la propria attività professionale - rimarca l’esperta - Secondo quanto emerso anche dalle interviste raccolte nello studio, circa un terzo dei pazienti cambia lavoro, lo perde, oppure decide di smettere di lavorare”. Anche per questo è fondamentale il rapporto di fiducia tra medico e paziente, preferibilmente in un contesto multidisciplinare.  

“Il lupus è la malattia dei mille volti - chiarisce De Marchi - È probabilmente la patologia autoimmune con la clinica più sfaccettata. Può coinvolgere moltissimi organi: pelle, articolazioni, reni, sangue e sistema nervoso centrale. Le manifestazioni neurologiche possono arrivare fino all’epilessia o alla psicosi. Per questo la presa in carico multidisciplinare rappresenta un altro aspetto fondamentale. Non è soltanto un valore aggiunto dal punto di vista clinico - avverte - ma anche una richiesta dei pazienti stessi, perché permetterebbe di accorciare i tempi e semplificare il percorso di cura, oltre ad accompagnare, per esempio, un percorso di maternità. La presenza di ambulatori condivisi, come quello tra reumatologo e dermatologo, consente di valutare insieme il paziente nello stesso momento, evitando procedure frammentate e difficoltà organizzative. A Udine è già attivo un ambulatorio ‘dermoreumo’, esempio concreto di multidisciplinarietà applicata”. Risulta “fondamentale anche la collaborazione con il nefrologo, dato che il coinvolgimento renale rappresenta una delle forme più severe della malattia, insieme alle manifestazioni del sistema nervoso centrale. In molti centri italiani - continua l’esperta - manca ancora un vero ambulatorio condiviso, obiettivo che sarebbe auspicabile. Un’altra figura molto richiesta dai pazienti è quella dello psicologo. L’impatto di una malattia cronica sulla qualità della vita, sull’accettazione della diagnosi e sulla sfera emotiva è molto importante, e diversi centri - conclude - stanno cercando di integrare questo supporto all’interno dei team multidisciplinari”. 

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Categoria: cronaca

13:23

Internazionali, Jodar vince e incanta il Foro: "Sembra Alcaraz, anzi Sinner"

(Adnkronos) - Rafa Jodar vince e incanta gli Internazionali 2026. Oggi, venerdì 8 maggio, il tennista spagnolo ha battuto il portoghese Nuno Borges nel secondo turno del Masters 1000 di Roma. Fortissimo il tifo del Foro Italico per il giovane talento spagnolo, già considerato il nuovo fenomeno del tennis mondiale e battuto da Jannik Sinner nei quarti di finale di Madrid. 

Sugli spalti della SuperTennis Arena, il pubblico romano è rimasto incantato dai colpi di Jodar, tanto che qualcuno ha scomodato paragoni importanti: "Sembra Alcaraz", "guarda come gioca da fondo campo, a me ricorda Sinner", è stato il frequente botta e risposta sugli spalti, gremiti per l'occasioni e pieni di bandiere spagnole. "Da Rafa Nadal a Rafa Jodar", è stata la battuta, non troppo originale, di un altro appassionato. Ma chi è Jodar? 

 

Rafael Jodar è un tennista spagnolo di 19 anni, nato nel 2006, che occupa al momento la 32esima posizione del ranking Atp, ovvero il miglior piazzamento nella classifica generale mai raggiunto nella sua ancora giovane carriera. Jodar ha iniziato a giocare da giovanissimo, emigrando negli Stati Uniti per formarsi alla University of Virginia, dove ha potuto competere a livello più alto. 

Un anno fa Jodar ha scelto di lasciare il college per dedicarsi completamente alla sua carriera sportiva, una scelta che, almeno fin qui, si sta rivelando azzeccata. Proprio nel 2025 ha conquistato tre titoli Challenger, tutti sul cemento, scalando posizioni nel ranking e facendosi notare nel circuito e partecipando alle Next Gen Atp Finals. 

Nel 2026 ha esordito nei tornei del circuito Atp, stupendo tutti a Miami: partito dalle qualificazioni, Jodar è riuscito ad arrivare fino al terzo turno, vincendo contro Hanfmann e Vukic prima di venire eliminato dall'argentino Etcheverry. Ancora meglio ha fatto a Madrid, dove ha raggiunto i quarti di finale prima di essere eliminato da Sinner. 

 

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Categoria: sport

13:22

Giornata lupus, Quartuccio (UniUd): "Percorsi dedicati su esigenze giovani donne"

(Adnkronos) - La creazione di un percorso dedicato “è fondamentale” per chi ha una diagnosi di lupus eritematoso sistemico. La malattia colpisce infatti “pazienti anche molto giovani, soprattutto donne in età fertile e lavorativa. Bisogna quindi stare molto attenti anche a trattare, oltre all’aspetto clinico, quello psicosociale, con particolare attenzione alla fertilità, evitando terapie non compatibili con la gravidanza o con l’allattamento, o che addirittura possono portare all’infertilità. Accanto a questo, però, dobbiamo renderci conto che siamo di fronte comunque a una malattia cronica, e l’aspetto psicologico non è secondario. Parliamo di donne che a vent’anni ricevono la diagnosi di una patologia che avranno per tutta la vita”. Così Luca Quartuccio, direttore struttura complessa di Reumatologia, ospedale di Udine e professore associato di Reumatologia all’Università di Udine, alla vigilia della Giornata mondiale del lupus, che si celebra il 10 maggio, riflette sugli aspetti principali emersi nello studio recentemente pubblicato su ‘Journal of Clinical Medicine', che fotografa in modo strutturato, per la prima volta, l'impatto sociale, funzionale ed emotivo del lupus in Italia. 

Le malattie infiammatorie e autoimmuni, “a mio avviso, sono del tutto paragonabili, come impatto sulla persona, alle malattie oncologiche - continua l’esperto - Per questo, servono degli psicologi all’interno di centri dedicati con un case manager che seguono l’iter del singolo paziente in base alle necessità”. Accanto allo psicologo, per un approccio multidisciplinare, “questi centri dovrebbero garantire la presenza di specialisti, come il dermatologo o il nefrologo”, per un accesso più rapido, efficace e meno frammentato alle cure necessarie in base all’evoluzione della malattia. 

Dal punto di vista delle cure, sono disponibili “terapie molto specifiche, targettizzate sulla patologia e anche sul singolo paziente, che ci permettono di controllare da subito il lupus - illustra Quartuccio - Sicuramente il cortisone è un farmaco che viene ancora largamente utilizzato in questa patologia autoimmune. Quasi la totalità dei pazienti, all’inizio, utilizzano un po’ il cortisone, a dosaggi e tempi che variano a seconda della severità della malattia. Oggi però abbiamo tutta una serie di strategie terapeutiche che possono portare il clinico, insieme ovviamente al paziente, a sospendere la terapia nell’arco di 6 mesi anche nelle manifestazioni più severe o, perlomeno, a provare ad arrivare alle basse dosi. I farmaci che abbiamo a disposizione, soprattutto i farmaci biologici e anche gli immunosoppressori tradizionali, stanno consentendo di ottenere degli ottimi risultati. Inoltre, per i pazienti che hanno una forma di malattia più severa, c’è la prospettiva futuribile della tecnologia che si sta largamente utilizzando in oncoematologia, cioè delle cellule Car-T”. Nelle malattie reumatologiche “che hanno una componente infiammatoria e autoimmune, l’intervento precoce è fondamentale - sottolinea il reumatologo - Fare diagnosi precoce di lupus eritematoso sistemico sicuramente impedisce la comparsa di danni a organi vitali, in particolar modo al rene, e garantire una sopravvivenza praticamente pari alla popolazione generale”. 

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Categoria: cronaca

13:06

Conti pubblici Italia: l'Ue rivaluta il deficit in autunno

(Adnkronos) - Il "pacchetto d'autunno" del semestre europeo fornità alla Commissione Europea "un'altra opportunità per valutare la situazione" dei conti pubblici dell'Italia, ai fini della valutazione sulla permanenza del nostro Paese nella procedura per deficit eccessivo. Lo spiega il portavoce dell'esecutivo Ue per l'Economia Balazs Ujvari, a Bruxelles durante il briefing con la stampa.  

Il commissario all'Economia Valdis Dombrovskis ha detto alla Stampa che è "teoricamente possibile" che l'Italia esca dalla procedura in autunno, se i dati relativi al 2025 dovessero essere rivisti al ribasso e certificati da Eurostat.  

A quanto si apprende a Bruxelles, è una eventualità che viene considerata piuttosto improbabile, perché il deficit, che è risultato al 3,1% del Pil nel 2025, dovrebbe essere rivisto e portato sotto il 3%, ma ad oggi non può essere data per impossibile.  

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Categoria: economia

13:03

Iran, il report Cia smentisce Trump: Teheran può resistere 4 mesi al blocco navale

(Adnkronos) - Donald Trump pensa di strangolare l'economia dell'Iran con il blocco navale dello Stretto di Hormuz. Teheran, però, può resistere almeno 3-4 mesi alla pressione americana prima di subire pesanti conseguenze. Il quadro, che smentisce le previsioni del presidente americano, è delineato in una valutazione riservata della Cia consegnata questa settimana alla Casa Bianca. 

 

Secondo fonti citate dal Washington Post che hanno visionato il documento, l’intelligence statunitense ritiene inoltre che Teheran conservi ancora una parte significativa del proprio arsenale di missili balistici e droni, nonostante settimane di bombardamenti condotti da Stati Uniti e Israele. Il rapporto sostiene che l’Iran disponga ancora di circa il 75% delle scorte missilistiche precedenti al conflitto e che sia riuscito a ripristinare quasi tutti i siti sotterranei di stoccaggio, oltre a riparare e completare l’assemblaggio di nuovi missili. Trump, nelle ultime uscite pubbliche, ha fornito dati a dir poco diversi: "I missili dell'Iran sono decimati, dispongono del 18-19% dell'arsenale. Non è molto rispetto a quello che avevano. L'economia è a pezzi, la moneta non vale nulla e non ci sono soldi nemmeno per pagare i militari". 

Chi ha ragione? Secondo il Washington Post, 3 funzionari americani in servizio e un ex 'official' giudicano fondata l'analisi dell'intelligence. "Il blocco navale imposto dal presidente" dal 7 aprile "sta infliggendo danni reali, ostacolando il commercio e riducendo le entrate. Il collasso del sistema economico viene accelerato", osserva una fonte dell'intelligence. "L'apparato militare è stato gravemente danneggiato, la Marina è stata distrutta e i leader si nascondono. Rimane la volontà del regime, disposto a far soffrire la popolazione e ad affamarla pur di prolungare una guerra persa", aggiunge. 

 

Teheran, in un contesto complesso, sta adattando la propria strategia per resistere alle pressioni economiche: la Repubblica islamica sta accumulando petrolio in depositi offshore, riducendo temporaneamente la produzione per proteggere le infrastrutture energetiche e valutando l’utilizzo di rotte terrestri alternative per aggirare il blocco nello Stretto di Hormuz. 

La Casa Bianca si è espressa recentemente anche attraverso le parole della portavoce Anna Kelly: l'Iran, secondo l'amministrazione Trump, sta perdendo mezzo miliardo di dollari al giorno a causa del blocco. "Durante l'Operazione Epic Fury, l'Iran è stato militarmente annientato", ha dichiarato Kelly in un comunicato. "Ora, viene strangolato economicamente dall'Operazione Economic Fury e sta perdendo 500 milioni di dollari al giorno grazie al blocco navale dei porti iraniani. Il regime sa benissimo che la situazione attuale non è sostenibile e il presidente Trump ha tutte le carte in mano mentre i negoziatori lavorano per raggiungere un accordo". 

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Categoria: internazionale/esteri

12:57

Race for the cure, anche Atac partecipa all’iniziativa per lotta cancro al seno

(Adnkronos) - Anche la squadra Atac, principale azienda di trasporto di Roma e mobility partner della manifestazione, è fra i numerosi partecipanti dell’evento ‘Race for The Cure’, la manifestazione, arrivata alla ventisettesima edizione, in corso fino al 10 maggio al Circo Massimo per la lotta ai tumori del seno, organizzata da Komen Italia. Il gruppo Atac Roma - informa una nota - è presente con oltre 100 persone fra dipendenti di diverse famiglie professionali, pensionati e alcuni familiari.  

Per l’organizzazione della propria partecipazione, l’azienda - che ha offerto all’associazione la promozione dell’evento nei suoi spazi di comunicazione - si è avvalsa dell’importante collaborazione del Dopolavoro Atac-Cotral, che ha promosso l’adesione all’iniziativa di solidarietà al fine di dare simbolicamente una testimonianza coesa e collettiva di quanto sia importante, a tutti i livelli, credere nel valore della prevenzione e della ricerca contro i tumori del seno anche attraverso lo sport, sia a livello competitivo che non competitivo. 

La squadra Atac Roma si radunerà prima delle 9 del mattino di domenica 10 maggio davanti alla fermata metro B di Circo Massimo - adiacente alla Fao - per la corsa di solidarietà. I corridori saranno riconoscibili dai colori sui loro cappelli e sui palloncini che replicano quelli della livrea degli autobus. Atac, in qualità di principale gestore della rete di trasporto cittadina, si occuperà anche del servizio sulle linee interessate dai percorsi delle gare competitive. Tutte le informazioni sono consultabili sul sito atac.roma.it, nella sezione “Tempo reale”. 

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Categoria: economia

12:49

Papa Leone XIV indossa le Nike, sotto la veste sacra spuntano le sneakers: la foto virale

(Adnkronos) - Papa Leone XIV indossa le sneakers. Non un paio qualunque: ai piedi porta le iconiche Nike Air, le stesse che ad oggi spopolano tra i teenager. L'immagine ha già fatto il giro del web, ma tutto nasce da un video condiviso dal portale Vatican News. È il trailer di 'Leone a Roma', il documentario che celebra il primo anniversario del pontificato di Papa Leone. 

L'accostamento tra sacro e sportivo è così surreale che sembra un'immagine generata con l'intelligenza artificiale. E non sarebbe la prima volta. Tutti ricordano ancora quando nel 2023 era diventata virale la foto di Papa Francesco con addosso un piumino da trapper. Ma no, stavolta è tutto vero.  

In uno spezzone del filmato, il Pontefice appare con un paio di Nike bianche immacolate, con l'inconfondibile logo Swoosh nero che spunta sotto la veste sacra. Da quando la scena è diventata virale, alcuni esperti si sono messi alla ricerca per individuare il modello esatto della scarpa: si tratterebbe della Nike Franchise Low. Una scelta che non sorprende affatto. Il design a suola bassa e silhouette pulita, richiama infatti le classiche scarpe da tennis, dettaglio che si lega perfettamente alla grande passione del Papa per la racchetta.  

Il documentario è un viaggio spirituale e personale che ripercorre gli anni di Robert Francis Prevost a Roma, a partire dal suo arrivo negli anni '80. "Sarà diffuso prossimamente sui canali dei media vaticani, e reso disponibile ai media che ne faranno richiesta, in occasione del primo anniversario dell’elezione", si legge su Vatican News.  

"Nike è appena stato benedetto", scrive ironicamente la pagina instagram 'Complex Sneakers'. Così, quasi senza volerlo, Nike sembra aver trovato un testimonial del tutto inaspettato. Solitamente sono gli sportivi a indossare quelle sneakers. Questa volta, invece, sopra c'è una tonaca. C'è Papa Leone XIV.  

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Categoria: moda

12:35

Genova, tenta di rapire bimbo di 6 mesi afferrandolo per collo: fermato 30enne

(Adnkronos) - Momenti di paura ieri sera in via Campasso, nel quartiere Sampierdarena di Genova, dove un uomo ha tentato di rapire un neonato di sei mesi afferrandolo per il collo mentre si trovava sul passeggino. L’episodio è avvenuto intorno alle 21.30. Secondo quanto ricostruito, una donna stava rientrando a casa con i due figli, uno dei quali di appena sei mesi, quando si è accorta di essere seguita da un uomo, un trentenne egiziano.  

La donna ha cercato di entrare rapidamente nel portone del palazzo, ma l’uomo è riuscito a introdursi nell’androne e avrebbe tentato di portarle via il bambino, prendendolo per il collo. La madre ha iniziato a urlare chiedendo aiuto mentre il figlio più grande ha cercato di intervenire, venendo però spinto dal trentenne. Le urla hanno attirato l’attenzione dei passanti e l’uomo è fuggito. Un conoscente della donna ha dato l’allarme alle forze dell’ordine e avvertito il padre dei bambini. 

Sul posto è intervenuta la polizia di Stato che ha avviato una caccia all'uomo durata circa due ore, al termine della quale il trentenne è stato fermato e si trova ora a disposizione dell'autorità giudiziaria. Il bambino è stato ricoverato al Gaslini per accertamenti, ma non avrebbe subìto lesioni particolarmente gravi. 

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Categoria: cronaca

12:33

Rubio a Palazzo Chigi, un'ora e mezza di colloquio del 'disgelo' con Meloni

(Adnkronos) - E' durato circa un'ora e mezza il clloquio del 'disgelo' tra il Segretario di Stato Usa Marco Rubio e la presidente del Consiglio Giorgia Meloni oggi, venerdì 8 maggio, a Palazzo Chigi iniziato intorno alle 12 dopo i saluti e la stretta di mano a favore di telecamere nella Sala dei Galeoni dove campeggia la grande tela 'La battaglia di Ponte dell'Ammiraglio' di Renato Guttuso. "Come stai?", ha chiesto il segretario di Stato Usa alla premier, in un breve scambio prima dell'inizio dell'incontro, che si è poi svolto nello studio della presidente del Consiglio.  

Il capo della diplomazia americana che ha da poco lasciato Palazzo Chigi, era stato accolto dal consigliere diplomatico della presidente del Consiglio, Fabrizio Saggio. Presente anche l'ambasciatore americano in Italia, Tilman Fertitta.  

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Categoria: politica

12:17

Prezzi alle stelle per la guerra: dalle bollette al cibo, conto da oltre 1.200 euro per le famiglie

(Adnkronos) - Il conflitto in Medio Oriente desta preoccupazione non solo in termini umanitari e in ordine agli equilibri geopolitici ma anche relativamente alle tensioni sui prezzi per gli aumenti già avvenuti e quelli in arrivo. Dall’energia ai trasporti, dai carburanti ai prodotti alimentari, le ricadute sui prezzi fanno lievitare le spese degli italiani pari a +204,31 euro a famiglia da fine febbraio a oggi, ovvero dallo scoppio della guerra e addirittura arriverebbe a + 1.225,90 euro a fine 2026. La stima è dell'Osservatorio Nazionale Federconsumatori (Onf), che ha effettuato uno studio anticipato all'Adnkronos, dopo aver monitorato attentamente l’andamento nei settori principalmente interessati: carburanti, bollette di energia elettrica e gas, prodotti agroalimentari e per la cura della casa e della persona, trasporti. 

 

Per quanto riguarda i carburanti, nonostante il taglio delle accise, ad avviso dell'Osservatorio prematuramente decurtato per la benzina, le ricadute ammontano a 60 euro a famiglia per questi primi due mesi, ma potrebbero diventare (effettuando delle stime ai valori attuali) ben 360 euro annui.  

Gli aumenti delle bollette dell'energia elettrica e il gas, calcolando una media dei prezzi sul mercato libero e sul servizio di tutela della vulnerabilità, ricadono su una famiglia in media con una spesa di +30,90 euro per il gas e +19,60 euro per l’energia elettrica negli ultimi due mesi, in termini annui, potrebbero arrivare a +185,40 euro per il gas e +117,60 per l’elettricità.  

Ma maggiori costi si riverberano anche sui prodotti agroalimentari e su quelli per la cura della persona e della casa: i primi hanno registrato un incremento del +4,9%, i secondi del +5,8%, rispetto alla situazione precedente il conflitto, sulla base delle rilevazioni dell’Onf. Le ricadute finora ammontano a +52,21 euro per i prodotti agroalimentari e a +10,32 euro per i prodotti per la cura della persona e della casa.  

 

 

Non trascurabile si rivela l'aumento dei prezzi dei trasporti (voli, treni e traghetti) +31,28 euro mediamente a famiglia negli ultimi 2 mesi e cresceranno ulteriormente in vista della stagione estiva.  

 

A fronte di questa situazione Federconsumatori ha chiesto ripetutamente interventi rapidi e incisivi, per arginare la perdita del potere di acquisto delle famiglie, che ancora fanno i conti con i prezzi, cresciuti in maniera spropositata dal 2022 e mai tornati su livelli adeguati. Le principali misure da adottare, a parere dell'associazione dei coonsumatori, riguardano il ripristino di un taglio più consistente delle accise sulla benzina. Una rimodulazione, anche temporanea, delle aliquote Iva su un paniere di beni essenziali. Inoltre la necessità di introdurre criteri per la determinazione del prezzo che realizzino il disaccoppiamento tra energia elettrica e gas. Un bonus energia più consistente esteso una platea di famiglie più ampia. 

Federconsumatori suggerisce inoltre di creare un fondo di contrasto alla povertà energetica ed alimentare per aiutare e sostenere i nuclei più vulnerabili e di mettere in atto la promessa riforma degli oneri di sistema su beni energetici, spostandone alcuni sulla fiscalità generale. Aumentare monitoraggio, controlli e interventi sanzionatori contro le speculazioni lungo le filiere, in particolare per i prodotti di largo consumo e i carburanti. Infine, ma non ultimo, tassare adeguatamente gli extraprofitti delle aziende energetiche e non solo per finanziare misure di sostegno.  

(di Cristina Armeni) 

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Categoria: economia

12:09

Giornata cancro ovaio, 'cure in centri specializzati per 9 donne su 10 entro 2030'

(Adnkronos) - Maggiore presa in carico nelle strutture specializzate, attivazione di percorsi di prevenzione, definizione di centri di riferimento regionali, disponibilità di standard minimi nazionali per l’accesso ai percorsi di cura, incremento dei finanziamenti alla ricerca e più attenzione alla qualità di vita. Obiettivo:rendere il tumore ovarico una priorità di salute pubblica, con traguardi misurabili, tempi certi e responsabilità verificabili. È questo il messaggio al centro della Giornata mondiale del tumore ovarico, celebrata oggi a Roma nell'Auditorium del ministero della Salute, e con le iniziative pubbliche in piazza del Popolo. Nel corso dell'incontro è stata presentata la prima Agenda nazionale di impegno per le donne con tumore ovarico, promossa dalla campagna Insieme di Insiemi, ideatadalle associazioni pazienti Acto Italia, Loto, aBRCAdabra, ALTo e Mai più sole, con i gruppi scientifici Mito e Mango e con il patrocinio di Aiom (Associazione italiana oncologia medica), della World ovarian cancer coalition e dell’Ovarian cancer committee. 

"Ogni giorno, in Italia, 15 donne ricevono una diagnosi di tumore dell’ovaio, per un totale di più di 5400 diagnosi ogni anno: la struttura in cui scelgono di essere seguite è fondamentale per poter usufruire dei migliori trattamenti – spiega Sandro Pignata, fondatore Gruppo Mito e direttore dell’oncologia medica del dipartimento di Uro-ginecologia al Pascale Napoli –. Purtroppo, però, il 73% delle pazienti non è a conoscenza dell’importanza di una presa in carico specializzata con alti volumi, e ritiene che qualsiasi presidio clinico o ospedaliero possa garantire la stessa qualità di cura. Non è così: esistono infatti strutture che si dedicano maggiormente al trattamento di questa neoplasia e che possono garantire una presa in carico molto più efficacecon alti volumi. Per questo riteniamo fondamentale che tutte le Regioni individuino i centri di riferimento per il tumore ovarico, garantendo alle pazienti un percorso sempre più centralizzato e multidisciplinare. L’obiettivo è che entro il 2028 il 75% dei casi di carcinoma dell’ovaio sia trattato in una struttura specializzata, fino a raggiungere almeno il 90% entro il 2030".  

"Garantire cure di alta qualità attraverso reti oncologiche strutturate, con percorsi multidisciplinari, criteri nazionali chiari, centralizzazione dove necessaria e tempi più rapidi tra diagnosi e trattamento - prosegue Pignata - è essenziale per arginare la mortalità di questa neoplasia e migliorare la qualità di vita delle pazienti. Per affrontare questo e molti altri temi centrali, come Insieme di insiemi abbiamo redatto la prima Agenda dedicata, che presentiamo oggi al ministero e che contiene sei obiettivi centrali per la risoluzione di problemi organizzativi e gestionali che impattano negativamente sulla prognosi di questo carcinoma: in occasione della Giornata mondiale sul tumore ovarico, speriamo possa stimolare la discussione pubblica e far rientrare finalmente la gestione della patologia tra le priorità dell’agenda politica". 

 

"L’alta specializzazione non deve essere un privilegio, ma lo standard per ogni paziente – aggiunge Sandra Balboni, presidente di Loto OdV –. Il percorso di cura del tumore ovarico deve basarsisu reti oncologiche strutturate, centri con comprovate competenze e percorsi multidisciplinari capaci di accompagnare la donna dalla diagnosi al follow up, assicurando tempestività, continuità e supporto". Accanto alla centralizzazione delle cure, l’Agenda richiama l’equità di accesso. Le differenze territoriali continuano infatti a incidere sulla possibilità per le pazienti di ricevere diagnosi tempestive, test appropriati, terapie innovative e percorsi di cura completi. 

"Il diritto alla cura non può dipendere dalla Regione in cui si vive – sottolinea Ilaria Bellet, presidente di Acto Italia –. Oggi la medicina personalizzata richiede accesso tempestivo e omogeneo a farmaci, test genetici, molecolari e immunoistochimici, inclusi quelli necessari a identificare bersagli terapeutici rilevanti, come il recettore del folato quando clinicamente indicato. Servono standard nazionali, tempi massimi di attesa, continuità terapeutica e reti di laboratori certificate. E serve anche un accesso più chiaro e trasparente agli studi clinici: per molte donne non rappresentano solo ricerca, ma una concreta possibilità di cura". 

Un altro punto centrale dell’Agenda riguarda i percorsi per le persone e le famiglie con rischio eredo-familiare, chiedendo che test genetici, consulenza, sorveglianza e, quando indicate, chirurgie di riduzione del rischio siano garantiti in modo uniforme in tutto il Paese. "Il carcinoma ovarico resta una delle neoplasie a maggiore mortalità, anche per il ritardo diagnostico, la complessità clinica e le disuguaglianze territoriali nell’accesso alle cure – dichiara Paolo Scollo, Rettore dell’università degli studi ‘Kore’ di Enna –. In assenza di programmi di diagnosi precoce per la popolazione sana, l’aggiornamento dei Lea del 2025, che ha introdotto un programma per i tumori ereditari mammella-ovaio Brca-correlati, rappresenta un passo importante. Ora però deve essere reso pienamente operativo in tutte le Regioni, garantendo gratuità, percorsi omogenei, accesso ai test e alla consulenza genetica, sorveglianza in centri competenti, esenzioni dal ticket e possibilità di accedere alle chirurgie di riduzione del rischio".  

 

"Sul rischio eredo-familiare non possiamo più accettare un quadro nazionale così frammentato e iniquo – afferma Ornella Campanella, presidente di aBRCAdabra –. Le persone e le famiglie che presentano un’alterazione genetica, come Brca1 o Brca2, devono poter contare, ovunque vivano, su test, consulenza genetica, sorveglianza in centri competenti e percorsi di riduzione del rischio chiari, accessibili e pienamente esigibili,superando pericolosi ritardi e ambiguità". La ricerca resta un altro punto essenziale: "È il motore del cambiamento – spiega Maria Teresa Cafasso, presidente di ALTo Lotta al tumore ovarico –. Servono investimenti stabili, meno ostacoli burocratici, tempi autorizzativi più rapidi e un passaggio più uniforme dall’innovazione alla pratica clinica. Ogni ritardo pesa sulla vita delle pazienti". 

Ma perché l’innovazione possa davvero tradursi in cura, deve essere accompagnata da informazione chiara, accessibile e continuativa. Nel tumore ovarico, infatti, la conoscenza dei sintomi, dei fattori di rischio e dei percorsi a cui rivolgersi può fare la differenza nei tempi della diagnosi e nell’accesso alle cure più appropriate. "Il primo strumento in grado di ridurre i ritardi diagnostici nel tumore dell’ovaio è l’informazione – sottolinea Anna Fagotti, direttrice Uoc Carcinoma ovarico del Policlinico Gemelli di Roma –. Oggi non esiste uno screening efficace rivolto alla popolazione generale e la malattia spesso si presenta con sintomi vaghi e aspecifici che possono essere sottovalutati. L’obiettivo è che tutte le Regioni realizzino almeno una campagna informativa annuale entro il 2030, in partnership con le associazioni pazienti, sempre in prima fila per l’ideazione di iniziative volte a stimolare la sensibilizzazione pubblica. Oltre ai corretti stili di vita, anche diverse altre condizioni possono aumentare il rischio di sviluppare questa patologia, come infertilità, assenza di gravidanze o un primo figlio oltre i 35 anni di età. Sono tutte informazioni a cui la cittadinanza dovrebbe avere facile e frequente accesso". 

 

Tra gli obiettivi dell’Agenda c’è anche l’integrazione stabile nei percorsi terapeutici del supporto psicologico, psico-oncologico, sociale, riabilitativo e assistenziale. "La qualità di vita non è un tema accessorio e non viene dopo la cura: è parte della cura – conclude Valentina Ligas, segretaria di Mai più sole –. Le donne devono poter contare su supporto psicologico, psico-oncologico, sociale e riabilitativo, ma anche su un’attenzione strutturata al benessere affettivo-sessuale, troppo spesso trascurato nel percorso di cura". 

La Giornata, oltre al convegno istituzionale –reso possibile dal contributo non condizionante di Abbvie, AstraZeneca, Gsk, Msd e Pharma& – ha visto un forte coinvolgimento della popolazione. In piazza del Popolo, dove in occasione degli Internazionali Bnl d’Italia è stata organizzata la grande manifestazione Tennis & Friends Salute e Sport, realizzata in collaborazione con Aiom, Salute Lazio Asl Rm1 e Policlinico A. Gemelli, si è svolto un flash mob che ha visto 15 sedie vuote, ricoperte solo da un nastro verde teal, colore del tumore ovarico, venire occupate dalle rappresentanti delle associazioni pazienti, in un’iniziativa silenziosa con l’intento di portare l’attenzione su questa patologia spesso invisibile e simboleggiare le 15 donne che ogni giorno ricevono una diagnosi.  

Per tutta la giornata, sempre in piazza del Popolo, è stata allestita la mostra di land art Labia, madri d’amore, di Mattia Putzu dello Studio Udine Scannella, promossa da Acto Sicilia per il sostegno delle donne che, a causa di un tumore ovarico, non possono portare avanti una gravidanza ma si interessano a percorsi di affido e adozione: numerosissime coperte, realizzate a mano dalle pazienti, sono state disposte lungo la piazzaper ricordare che la maternità può superare la biologia. Per sottolineare la rilevanza di questo tumore, inoltre, sono stati illuminati il ministero della Salute e numerosi altri edifici e monumenti italiani, a Roma, Avellino, Campobasso, Grottaferrata, Frascati, Matera, Messina, Milano, Montalbano Jonico, Paestum, Palermo, Policoro, Pompei, Santa Maria Capua a Vetere, Salerno, Sassari, Scanzano Jonico, Torino e Udine. 

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Categoria: cronaca

12:03

Moige, prima class action inibitoria in Europa contro Fb, Instagram e TikTok a tutela minori

(Adnkronos) - Illustrata oggi, presso l’Associazione della stampa estera la prima class action inibitoria in Europa contro Facebook, Instagram e TikTok. Mancano solo sei giorni ed il 14 maggio il Tribunale delle Imprese di Milano aprirà la prima udienza della prima class action inibitoria europea contro Meta (Facebook, Instagram) e TikTok. A promuoverla: il Moige – Movimento Italiano Genitori con lo studio legale Ambrosio & Commodo di Torino e un gruppo di famiglie, con l'obiettivo dichiarato di una concreta tutela dei minori nel digitale. "La legge italiana ed europea vieta l'iscrizione ai social ai minori di 14 anni, ma le piattaforme ignorano abitualmente questo obbligo - sostiene il Moige - Si stima che 3,5 milioni di bambini tra i 7 e i 14 anni siano attivi su Meta e TikTok con dati non verificati o falsi". (FOTO) 

"L'inibitoria di classe – fondata sull'art. 840-sexiesdecies c.p.c., lo strumento di tutela collettiva introdotto nel 2021 – si articola in tre richieste fondamentali", riferisce il Moige, facendo riferimento alla "verifica reale dell'età e rispetto del divieto per i minori di 14 anni; all'eliminazione dei meccanismi che creano dipendenza: algoritmi, scroll infinito e captologia e all'obbligo di informazione chiara e trasparente sui rischi". 

Quanto alla verifica reale dell'età e al rispetto del divieto per i minori di 14 anni, "la legge italiana ed europea vieta l'iscrizione ai social ai minori di 14 anni, eppure oggi si stima che circa 3,5 milioni di bambini tra i 7 e i 14 anni frequentano le piattaforme di Meta e TikTok in violazione di tale divieto - sottolinea il Moige - Considerando anche i genitori di questi minori, sono circa 10 milioni gli italiani direttamente danneggiati da questa pratica illecita e sistematicamente tollerata dalle piattaforme. Meta e TikTok non solo non impediscono l'accesso ai minori, ma non adottano alcun sistema efficace di verifica dell'età, consentendo iscrizioni con dati falsi o non verificati. L'azione legale chiede al Tribunale di Milano di ordinare alle piattaforme l'adozione di sistemi reali e certificati di controllo dell'età, a tutela di una norma che non è arbitraria, ma posta a presidio della salute fisica e mentale dei più piccoli". 

Quanto all'eliminazione dei meccanismi che creano dipendenza: algoritmi, scroll infinito e captologia, "questo è il punto più innovativo e tecnicamente complesso dell'azione - osserva il Moige - Le piattaforme social di Meta e TikTok fondano il loro funzionamento su algoritmi di profilazione che costruiscono una vera e propria 'identità algoritmica' di ciascun utente: tracciano non solo la navigazione, ma la durata precisa della fruizione di ogni singolo contenuto, al fine di proporre in modo continuo materiali sempre più personalizzati e coinvolgenti, rendendo progressivamente più difficile disconnettersi". 

"Il meccanismo centrale di questa dipendenza è la dopamina, il neurotrasmettitore noto come 'ormone del piacere': ogni like, notifica e contenuto gratificante stimola il suo rilascio, legando l'utente alla piattaforma in modo simile a quanto avviene con le sostanze che creano dipendenza - continua il Moige - Per un cervello adolescenziale ancora in pieno sviluppo – la corteccia prefrontale raggiunge la maturazione completa solo intorno ai 25 anni – questo meccanismo può provocare danni neurologici permanenti, alterando i processi di attenzione, motivazione, controllo degli impulsi e regolazione emotiva". 

"L'insieme di queste tecniche rientra nella cosiddetta captologia (o 'tecnologia persuasiva'): una disciplina scientifica che studia la progettazione di sistemi informatici capaci di modificare atteggiamenti e comportamenti degli utenti senza apparente coercizione, sfruttando l'intelligenza artificiale e i Big Data per influenzare i processi decisionali in modo occulto - aggiunge - L'azione chiede al Tribunale di ordinare la cessazione di questi meccanismi nei confronti dei minori, a partire dallo scroll infinito, dal sistema dei like compulsivi e dalla profilazione comportamentale occulta". 

Riguardo all'obbligo di informazione chiara e trasparente sui rischi, Moige sottolinea che "così come i produttori di farmaci, tabacco e alcol sono tenuti per legge a informare i consumatori degli effetti avversi dei loro prodotti, anche le piattaforme social devono fornire un'informazione chiara, visibile e diffusa sui rischi derivanti dal loro utilizzo, in particolare per i minori. Oggi Meta e TikTok nascondono scientemente questi rischi agli utenti e alle loro famiglie, privandoli della possibilità di effettuare scelte consapevoli". 

"La letteratura scientifica documenta una correlazione diretta tra l'esposizione prolungata ai social e una vasta gamma di disturbi: disturbi alimentari, perdita del sonno, calo del rendimento scolastico, depressione, interpretazione errata delle emozioni, comportamenti impulsivi, accettazione di sfide pericolose (le cosiddette challenge), fino ad atti autolesivi e ideazioni suicidarie. L'azione legale chiede che questa informazione venga resa obbligatoria e accessibile, sul modello del cosiddetto 'bugiardino' farmaceutico, così da restituire alle famiglie strumenti concreti di consapevolezza e protezione - prosegue - L'esperienza italiana è già considerata un modello replicabile: associazioni di genitori di altri Paesi dell'Epa (European Parents Association) hanno dichiarato di voler valutare class action analoghe nei rispettivi ordinamenti nazionali". 

Hanno partecipato alla conferenza: Antonio Affinita, direttore generale e cofondatore Moige Movimento Italiano Genitori; Marina Terragni, Garante nazionale per l'Infanzia e l'Adolescenza, Sandra Cioffi, presidente Consiglio nazionale utenti presso Agcom; Stefano Commodo, avvocato, A&C Studio Legale Associato, coordinatore del team legale della class action; Tonino Cantelmi, direttore della Scuola di specializzazione in psicoterapia cognitivo interpersonale; Maria Angela Grassi, presidente Anpe associazione nazionale pedagogisti italiani; Claudia Di Pasquale, presidente nazionale Age – Associazione Genitori; Valentina Muraglie direttivo Anfn —associazione nazionale famiglie numerose; Stefano Crico presidente Epa, European Parents’ Association; Lucia Marchegiani del Forum delle associazioni familiari. "Se il Tribunale di Milano accoglierà il ricorso, ordinerà alle piattaforme la cessazione immediata delle condotte contestate, avviando un’azione risarcitoria verso migliaia di genitori", conclude il Moige. 

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Categoria: cronaca

12:01

Sinner, ospiti speciali all'allenamento: a Roma arrivano i genitori

(Adnkronos) - Jannik Sinner a Roma... con i genitori. Il tennista azzurro, che sabato 9 maggio esordirà agli Internazionali d'Italia 2026 contro Sebastian Ofner, è arrivato al Foro Italico nella giornata di giovedì per conferenza stampa e primo allenamento, prendendosi l'affetto del suo pubblico. 

In sala stampa Sinner ha ricordato i sacrifici fatti da bambino, quando è stato costretto a lasciare casa da giovanissimo per allenarsi, e l'importanza della famiglia. E così, proprio come accaduto lo scorso anno, a seguire Jannik a Roma sono arrivati il padre Hanspeter e la madre Siglinde. 

Entrambi i genitori hanno assistito da bordocampo al primo allenamento di Sinner al Foro Italico, restando, come al solito, impassibili di fronte ai colpi del figlio. Diversa la reazione dei tantissimi che si sono assiepati intorno al campo per cercare di scorgere il beniamino di casa, che hanno tifato e intonato cori senza sosta. 

 

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Categoria: sport

11:48

Omicidio Vassallo, Procura e Procura generale ricorrono in Appello contro proscioglimento del colonnello Cagnazzo

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Categoria: cronaca

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14:16

Eurovision, Sal Da Vinci: "Non ho voluto cambiare 'Per sempre sì', resta in italiano"

(Adnkronos) - Sal Da Vinci non modificherà il brano vincitore del festival di Sanremo sul palco dell'Eurovision. Nessuna 'internazionalizzazione' di 'Per sempre sì'. "Potevo cambiare delle frasi in inglese, il regolamento lo consentiva, ma non ho voluto assolutamente, questa canzone è arrivata al successo così come è: italiana", spiega il cantante. 

Sal Da Vinci è pronto a rappresentare l'Italia alla 70esima edizione dell'Eurovision Song Contest che inizierà martedì 12 maggio: in totale tre serate, le due semifinali di martedì 12 e giovedì 14 maggio su Rai2, e la finale su Rai1 di sabato 16 maggio, condotte per l'Italia da Gabriele Corsi ed Elettra Lamborghini. "Ringrazio la Rai e Carlo Conti per la possibilità che mi hanno dato di salire sul palco del festival - dice Sal Da Vinci - Per me è miracoloso ora salire su quello dell'Eurovision, ieri ho fatto le prove e ti manca il fiato. È un palco grandissimo, cinque volte quello di Sanremo, è qualcosa di straordinario e ancora non credo a come sia stato possibile tutto questo. Sono emozionato e grato. L'Italia si fa sentire, quando siamo tutti uniti abbiamo una forza incredibile".  

"La musica non è competizione, in gara ci sono canzoni molto belle, molto forti ma fra i concorrenti non temo nessuno e qui c'è un clima familiare. Vedo un'Europa unita dal punto di vista musicale", dice. L'artista partenopeo sceglie di non entrare nella polemica scatenata dalla presenza di Israele tra i 35 Paesi concorrenti: "È una questione politica, la musica non c'entra nulla - dice Sal Da Vinci - Io rispetto le proteste ma ho sempre visto la musica un bagno di pace che porta unione e non disunione. Sono contento di rappresentare il mio Paese e non guardo alle idee politiche, la musica è musica".  

Un'occasione, quella dell'Eurovision, che non ha cambiato la vita dell'artista. "La mia vita privata? È esattamente uguale, chi mi conosce non nota differenze. Io sono un operaio della musica, un venditore ambulante di sentimenti - scandisce Sal Da Vinci -. Sono stato educato a non aspettarmi mai nulla e a ringraziare la vita nonostante le tante avversità. Voglio cantare per tutti quelli che come me vengono dal basso". 

Non ha nessuna intenzione di modificare il brano all'Eurovision, 'internazionalizzandolo', ma pensa a un lancio internazionale del brano 'Per sempre sì': "Ci sono tredici versioni in altre lingue non cantate da me e questo mi onora, ma uno nella vita chiaramente sogna, e me lo auguro, ci stiamo pensando". 

E se quest'anno segna per lui una ricorrenza particolare, dato che a settembre saranno "50 anni dalla prima volta che sono salito su un palco", la vittoria è un pensiero che innegabilmente non rifugge. "Sono qui per cantare bene, fare una buona performance. Certo, non posso dire che non sogno, ce la metterò tutta, una vittoria sarebbe una vittoria per tutti". Ma poi, tra i sorrisi del pubblico, vince la scaramanzia napoletana. "Questa risposta la faccio a mani basse", chiosa Sal Da Vinci. 

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Categoria: spettacoli

14:15

Lavoro, candidature ovunque ma match quasi a zero: il 90% dei cv non in linea 

(Adnkronos) - Nel mercato del lavoro italiano il problema non è soltanto trovare candidati, ma riuscire a far incontrare in modo efficace domanda e offerta. Secondo le rivelazioni Inapp, circa 1 lavoratore su 5 non ha le competenze richieste per il ruolo che ricopre, mentre i dati Istat sul tema, raccontano come il livello di formazione non sempre si traduca in un’occupazione coerente, segnalando un disallineamento tra competenze disponibili e profili richiesti dalle imprese. Oggi il problema passa anche dai canali attraverso cui aziende e candidati si incontrano: piattaforme digitali che hanno semplificato l’accesso al lavoro, ma che hanno anche moltiplicato le candidature, rendendo più difficile orientarsi tra i profili davvero rilevanti. Il risultato è che il tempo dedicato allo screening diventa critico quanto la capacità di individuare i profili davvero adatti.  

È proprio all’interno di questa dinamica, fatta di volumi elevati e difficoltà nel filtrare i profili pertinenti, che si inserisce InMatch, piattaforma hr Tech italo-svizzera sviluppata per intervenire su uno dei nodi più concreti del recruiting digitale: il rumore generato dalle candidature non in linea. Nei portali di recruiting tradizionali, infatti, una quota molto elevata di candidature può rivelarsi poco pertinente rispetto ai requisiti richiesti fino al 90% in alcuni casi, secondo i dati raccolti dalla società nelle prime fasi di attività. Per le aziende, questo si traduce in tempo sottratto alla selezione vera e propria e in costi difficili da controllare. Per i candidati, significa spesso entrare in processi poco trasparenti, senza feedback o con una limitata corrispondenza tra profilo e opportunità. 

“In molti processi di selezione il problema non è la scarsità di candidature, ma il tempo necessario per distinguere quelle realmente pertinenti. È lì che oggi si concentra una parte rilevante dell’inefficienza” spiega Gabriele Borga, founder di InMatch. InMatch si basa su un principio diverso rispetto a quello delle job board tradizionali: l’azienda non paga per pubblicare un annuncio né per generare traffico, ma solo per le candidature ritenute pertinenti rispetto alla posizione aperta. Alla base c’è un’infrastruttura di AI supervisionata: dieci agenti virtuali, progettati per simulare approcci di valutazione differenti, analizzano ogni candidatura in relazione al ruolo e restituiscono un esito condiviso. Se il livello di corrispondenza è alto, il profilo viene inoltrato all’azienda; nei casi intermedi è previsto un controllo umano; se la candidatura non viene ritenuta coerente, il candidato riceve una notifica con la possibilità di chiedere una revisione. 

Un altro elemento osservato riguarda il tema della trasparenza salariale. Secondo i dati interni, il 40% degli utenti iscritti inserisce volontariamente il livello di retribuzione desiderato al momento della candidatura. Un’informazione che può aiutare a evitare colloqui destinati a interrompersi solo nella fase finale, quando emergono aspettative economiche incompatibili. Un dato che evidenzia come una parte significativa dei candidati è oggi disponibile a rendere esplicite fin da subito le proprie richieste, mentre il processo di recruiting continua spesso a rimandare questo confronto alle fasi finali. 

Nei fatti, il confronto sulla retribuzione arriva spesso troppo tardi, quando il processo è già avanzato e le aspettative tra azienda e candidato emergono solo dopo diversi passaggi. Eventuali divergenze diventano così più difficili da gestire: la selezione si interrompe quando è già stata avviata, con la necessità di riaprire la ricerca e ricominciare il processo. 

Oltre all’attività di matching, InMatch prevede di sviluppare nei prossimi mesi un filone di data journalism proprietario a partire dai dati raccolti dalle indicazioni retributive alle priorità dei candidati, fino ai ruoli più richiesti e alle posizioni più difficili da coprire. L’obiettivo è costruire nel tempo un osservatorio utile a leggere alcuni cambiamenti in corso nel mercato del lavoro italiano, a partire dall’area milanese per poi estendere progressivamente l’analisi su scala più ampia.  

Il progetto nasce dall’esperienza imprenditoriale di Gabriele Borga, attivo nel settore hr da oltre un decennio. In precedenza ha fondato Jobtome, piattaforma di recruiting internazionale attiva in oltre 30 Paesi e successivamente acquisita dal gruppo Gi Group, maturando un’esperienza diretta nelle dinamiche del mercato del lavoro digitale e nei modelli di matching tra candidati e aziende. Lanciata a inizio 2026, la piattaforma conta oggi quasi 100.000 candidati iscritti e una pipeline B2B attiva principalmente sul nord Italia. 

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Categoria: economia

13:48

Alpini, ex consigliera M5S denuncia molestia a Genova: "Presa di mira sul bus"

(Adnkronos) - Prime segnalazioni di molestie e comportamenti molesti a Genova nelle ore iniziali dell’Adunata nazionale degli Alpini. Alcune donne hanno denunciato sguardi insistenti e apprezzamenti non graditi da parte di partecipanti arrivati in città per l’evento. Tra le testimonianze c’è quella di Alice Salvatore, ex consigliera regionale ligure ed ex candidata presidente della Regione con il Movimento 5 Stelle, che ha raccontato l’episodio sui social.  

Nel post pubblicato su Facebook con il titolo 'Buona Adunata a tutte', Salvatore riferisce di essere stata infastidita mentre si trovava su un autobus. "Salita sul bus, e già vedo sguardi alticci di due ragazzi con birra in mano che mi fissano in modo insistente", scrive. Poco dopo, racconta, "altri tre alpini più attempati" avrebbero iniziato a prenderla di mira con versi e atteggiamenti provocatori.  

L’ex consigliera, contattata dall'Adnkronos, ha precisato di non voler generalizzare né attaccare l’intero corpo degli Alpini. "Non ho niente contro gli alpini né contro l'Adunata", ha spiegato, ricordando di avere partecipato da studentessa all’edizione genovese del 2001. Salvatore ha però sottolineato come il tema delle molestie sia stato riconosciuto dalla stessa Associazione Nazionale Alpini dopo le polemiche seguite all’Adunata di Rimini del 2022. "È la stessa Ana ad aver lanciato il progetto #controlemolestie", ha ricordato. L'ex consigliera ha definito il suo post "una testimonianza personale" e non "un atto d'accusa generalizzato". 

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Categoria: cronaca

13:44

Internazionali, quando gioca Sinner con Ofner? Data, orario e dove vederla in tv

(Adnkronos) - Quando gioca Jannik Sinner agli Internazionali d'Italia 2026? Il tennista azzurro si prepara a esordire nel Masters 1000 di Roma - in diretta tv e streaming - contro l'austriaco Sebastian Ofner, che si è regalato il secondo turno contro il numero 1 del mondo dopo aver battuto l'americano Alex Michelsen nel primo. Sinner arriva al match dopo il trionfo di Madrid, che gli ha regalato il quinto Masters 1000 consecutivo (mai nessuno come lui), e torna al Foro Italico dopo la finale raggiunta lo scorso anno, dove era stato battuto da Carlos Alcaraz al rientro dalla sospensione di tre mesi per il caso Clostebol. 

 

Il match tra Sinner e Ofner è in programma sabato 9 maggio, con orario ancora da definire. Tra i due tennisti non ci sono precedenti, con quello di Roma che sarà dunque il primo incrocio in carriera. 

 

Sinner-Ofner sarà trasmesso in diretta televisiva sui canali SkySport. Il match sarà visibile anche in streaming sull'app SkyGo e su NOW. 

 

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Categoria: sport

13:37

Oncologo Pignata: "Cancro ovaio ogni anno colpisce 5.500 donne, 15 al giorno"

(Adnkronos) - "Il tumore ovarico non è tra i più frequenti, ma resta una malattia molto grave: ogni anno in Italia colpisce circa 5.500 donne, quasi 15 al giorno". A dirlo è Sandro Pignata, oncologo medico dell’Unità Tumori dell’Istituto nazionale tumori Fondazione Pascale e coordinatore della Rete oncologica campana, intervenuto al convegno per la Giornata mondiale del tumore ovarico, oggi a Roma nell'Auditorium del ministero della Salute. Nel corso dell'incontro è stata presentata la prima 'Agenda nazionale' di impegno per le donne con tumore ovarico, promossa dalla campagna Insieme di Insiemi. 

"L’incidenza della malattia - spiega l’esperto - è rimasta sostanzialmente stabile negli ultimi anni, con un lieve calo recente". C'è poi il nodo diagnosi. "Uno dei principali problemi del tumore ovarico è la difficoltà nel riconoscerlo precocemente. Purtroppo l'80% dei casi viene diagnosticato in fase avanzata - sottolinea Pignata -. I sintomi, infatti, sono spesso vaghi e facilmente confondibili con altri disturbi: gonfiore addominale, alterazioni della funzione intestinale, senso di pesantezza o fastidi persistenti. Quando una donna percepisce qualcosa di diverso nel proprio corpo è sempre opportuno consultare un medico ed eventualmente sottoporsi a un’ecografia o a una visita ginecologica”, raccomanda l’oncologo". 

Nonostante le terapie sempre più innovative, "la mortalità resta alta. Il tumore ovarico è considerato una delle neoplasie ginecologiche più complesse da trattare - fa notare l'oncologo -. La cura richiede infatti una chirurgia altamente specializzata e terapie mediche innovative, sempre più basate sull’analisi delle alterazioni molecolari del tumore. È fondamentale che le pazienti vengano seguite in centri esperti, in grado di garantire tutto il percorso diagnostico e terapeutico nel modo migliore possibile". Nonostante i progressi della ricerca, va detto, oltre il 40% delle donne colpite dalla malattia non sopravvive a cinque anni dalla diagnosi". 

Tra i temi centrali della Giornata mondiale sul tumore ovarico, che si celebra oggi - 8 maggio - c’è la necessità di indirizzare le pazienti verso ospedali altamente specializzati. "Vorremmo che entro il 2030 quasi nessuna donna scegliesse il centro di cura per caso - afferma Pignata -. Servono percorsi organizzativi chiari all’interno delle Regioni, affinché le pazienti vengano indirizzate rapidamente verso strutture competenti". Da qui nasce il progetto 'Insieme degli Insiemi', promosso da associazioni di pazienti e clinici, con l’obiettivo di sensibilizzare le istituzioni e ottenere interventi concreti in tempi rapidi. "Questa malattia non può aspettare", conclude l’oncologo. 

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Categoria: cronaca

13:25

Fagotti (Gemelli): "Per cancro ovaio sintomi vaghi, riconoscerli presto può fare differenza"

(Adnkronos) - "I sintomi del tumore ovarico sono molto vaghi e questo rappresenta uno dei principali problemi nella diagnosi precoce. E proprio perché i segnali iniziali possono essere facilmente confusi con disturbi intestinali o vescicali, molte donne arrivano alla diagnosi quando la malattia è già in fase avanzata. Tra i sintomi più frequenti ci sono gonfiore addominale, senso di peso, dolore pelvico, alterazioni intestinali o bisogno frequente di urinare. Non bisogna sottovalutare questi segnali. È importante avviare rapidamente un percorso diagnostico". Così all'Adnkronos Salute Anna Fagotti, direttrice dell’Unità operativa complessa di Ginecologia oncologica della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli Irccs, intervenuta al convegno per la Giornata mondiale del tumore ovarico, oggi a Roma nell'Auditorium del ministero della Salute. Nel corso dell'incontro è stata presentata la prima 'Agenda nazionale' di impegno per le donne con tumore ovarico, promossa dalla campagna Insieme di Insiemi.  

"Tra gli esami più utili - spiega Fagotti - ci sono l’ecografia pelvica e l’ecografia addominale, strumenti fondamentali per individuare precocemente eventuali anomalie ovariche. Secondo l’esperta, non basta affidarsi solo a visite generiche, a controlli urologici o a esami come la colonscopia: il ruolo del ginecologo, soprattutto se esperto in oncologia ginecologica, è centrale per arrivare tempestivamente alla diagnosi". E la diagnosi precoce "può cambiare radicalmente la prognosi della malattia - agginuge l'oncologa -. Intercettare il tumore nelle fasi iniziali consente infatti di eseguire interventi chirurgici più efficaci e di associare terapie mirate con maggiori probabilità di successo. Per questo, la comunicazione e la sensibilizzazione della popolazione restano strumenti fondamentali. L’obiettivo - rimarca Fagotti - è diffondere informazioni capillari affinché le donne imparino a riconoscere i sintomi e si rivolgano rapidamente ai centri specializzati, dove possono ricevere diagnosi e trattamenti adeguati".  

"Ogni anno in Italia si registrano circa 5.400 nuove diagnosi di tumore ovarico. Un dato - fa notare - leggermente inferiore rispetto al passato, anche grazie all’identificazione delle donne geneticamente predisposte alla malattia. Circa il 20% delle pazienti presenta infatti una predisposizione ereditaria. I geni più noti coinvolti sono Brca1 e Brca2, già associati anche al tumore della mammella, ma oggi la ricerca ha identificato numerosi altri geni implicati nel rischio oncologico". Secondo Fagotti "individuare le pazienti a rischio permette di adottare strategie preventive e trattamenti profilattici prima che la malattia si sviluppi. La ricerca genetica continua ad ampliare le conoscenze sui fattori ereditari legati al tumore ovarico, aprendo nuove possibilità per la prevenzione personalizzata" conclude. 

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Categoria: cronaca

13:24

Giornata lupus, reumatologa: "Due anni per diagnosi, più attenzione ai sintomi"

(Adnkronos) - I tempi medi di diagnosi di Lupus eritematoso sistemico (Les) “possono arrivare con 2 anni di ritardo in Italia. Un intervallo molto lungo, soprattutto considerando che il lupus e le altre connettiviti hanno ‘finestre terapeutiche’ precise: prima si intercetta la malattia e si inizia il trattamento, prima si riesce a incidere sulla prognosi”. Così Ginevra De Marchi, dirigente medico e responsabile Ambulatorio lupus della clinica Reumatologica universitaria di Udine, in occasione della Giornata mondiale dedicata al lupus, che si celebra il 10 maggio, riassume le criticità nella gestione della patologia emerse nello studio recentemente pubblicato su ‘Journal of Clinical Medicine', che fotografa in modo strutturato, per la prima volta, l'impatto sociale, funzionale ed emotivo del lupus in Italia, evidenziando la necessità di cure integrate e personalizzate. 

“Servirebbe maggiore consapevolezza da parte dei medici di medicina generale sulle ‘red flags’ delle connettiviti per indirizzare tempestivamente il paziente allo specialista - spiega De Marchi - Tra i segnali da riconoscere, in particolare in una donna giovane, ci sono le artralgie che durano per più di 4 settimane, il fenomeno di Raynaud, l’astenia e la stanchezza cronica, che possono far sospettare una connettivite. Alla base della malattia c’è infatti un sistema immunitario che funziona in maniera alterata, produce autoanticorpi che generano infiammazione in diverse localizzazioni dell’organismo. Il vero scoglio però - precisa - resta quello delle prime visite reumatologiche, per questo servirebbe una reumatologia più capillare sul territorio, su cui si sta intervenendo anche a livello di politiche regionali”. 

Un altro nodo critico, come per tutte le malattie croniche, specie in soggetti giovani, riguarda l’aderenza terapeutica. “Il paziente deve essere ‘ingaggiato’ e reso consapevole della necessità della terapia e dei suoi obiettivi a medio e lungo termine - sottolinea la reumatologa - Se il beneficio immediato del cortisone è facilmente percepibile, più difficile è comprendere l’importanza delle terapie di fondo, come l’idrossiclorochina, che controlla bene la patologia, ma su cui persistono timori, ad esempio, sulla tossicità oculare che però è monitorabile e legata soprattutto a dosaggi elevati e a trattamenti molto prolungati”. 

 

In questo contesto, “i farmaci biologici hanno modificato il decorso della malattia e la prognosi - osserva De Marchi - ma possono richiedere somministrazioni mensili in ospedale, con un impatto importante anche dal punto di vista lavorativo e organizzativo, soprattutto per giovani lavoratrici o giovani madri. La ricerca sta lavorando soprattutto per sviluppare terapie sempre più semplici da somministrare e meno impattanti per la vita quotidiana. Alcuni biologici, inizialmente disponibili solo per via endovenosa, stanno infatti arrivando anche in formulazione sottocutanea, proprio per facilitare la gestione delle cure”. 

La malattia stessa può inoltre limitare la capacità lavorativa. “La stanchezza cronica e la difficoltà a sostenere ritmi prolungati fanno sì che molti pazienti debbano modificare la propria attività professionale - rimarca l’esperta - Secondo quanto emerso anche dalle interviste raccolte nello studio, circa un terzo dei pazienti cambia lavoro, lo perde, oppure decide di smettere di lavorare”. Anche per questo è fondamentale il rapporto di fiducia tra medico e paziente, preferibilmente in un contesto multidisciplinare.  

“Il lupus è la malattia dei mille volti - chiarisce De Marchi - È probabilmente la patologia autoimmune con la clinica più sfaccettata. Può coinvolgere moltissimi organi: pelle, articolazioni, reni, sangue e sistema nervoso centrale. Le manifestazioni neurologiche possono arrivare fino all’epilessia o alla psicosi. Per questo la presa in carico multidisciplinare rappresenta un altro aspetto fondamentale. Non è soltanto un valore aggiunto dal punto di vista clinico - avverte - ma anche una richiesta dei pazienti stessi, perché permetterebbe di accorciare i tempi e semplificare il percorso di cura, oltre ad accompagnare, per esempio, un percorso di maternità. La presenza di ambulatori condivisi, come quello tra reumatologo e dermatologo, consente di valutare insieme il paziente nello stesso momento, evitando procedure frammentate e difficoltà organizzative. A Udine è già attivo un ambulatorio ‘dermoreumo’, esempio concreto di multidisciplinarietà applicata”. Risulta “fondamentale anche la collaborazione con il nefrologo, dato che il coinvolgimento renale rappresenta una delle forme più severe della malattia, insieme alle manifestazioni del sistema nervoso centrale. In molti centri italiani - continua l’esperta - manca ancora un vero ambulatorio condiviso, obiettivo che sarebbe auspicabile. Un’altra figura molto richiesta dai pazienti è quella dello psicologo. L’impatto di una malattia cronica sulla qualità della vita, sull’accettazione della diagnosi e sulla sfera emotiva è molto importante, e diversi centri - conclude - stanno cercando di integrare questo supporto all’interno dei team multidisciplinari”. 

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Categoria: cronaca

13:23

Internazionali, Jodar vince e incanta il Foro: "Sembra Alcaraz, anzi Sinner"

(Adnkronos) - Rafa Jodar vince e incanta gli Internazionali 2026. Oggi, venerdì 8 maggio, il tennista spagnolo ha battuto il portoghese Nuno Borges nel secondo turno del Masters 1000 di Roma. Fortissimo il tifo del Foro Italico per il giovane talento spagnolo, già considerato il nuovo fenomeno del tennis mondiale e battuto da Jannik Sinner nei quarti di finale di Madrid. 

Sugli spalti della SuperTennis Arena, il pubblico romano è rimasto incantato dai colpi di Jodar, tanto che qualcuno ha scomodato paragoni importanti: "Sembra Alcaraz", "guarda come gioca da fondo campo, a me ricorda Sinner", è stato il frequente botta e risposta sugli spalti, gremiti per l'occasioni e pieni di bandiere spagnole. "Da Rafa Nadal a Rafa Jodar", è stata la battuta, non troppo originale, di un altro appassionato. Ma chi è Jodar? 

 

Rafael Jodar è un tennista spagnolo di 19 anni, nato nel 2006, che occupa al momento la 32esima posizione del ranking Atp, ovvero il miglior piazzamento nella classifica generale mai raggiunto nella sua ancora giovane carriera. Jodar ha iniziato a giocare da giovanissimo, emigrando negli Stati Uniti per formarsi alla University of Virginia, dove ha potuto competere a livello più alto. 

Un anno fa Jodar ha scelto di lasciare il college per dedicarsi completamente alla sua carriera sportiva, una scelta che, almeno fin qui, si sta rivelando azzeccata. Proprio nel 2025 ha conquistato tre titoli Challenger, tutti sul cemento, scalando posizioni nel ranking e facendosi notare nel circuito e partecipando alle Next Gen Atp Finals. 

Nel 2026 ha esordito nei tornei del circuito Atp, stupendo tutti a Miami: partito dalle qualificazioni, Jodar è riuscito ad arrivare fino al terzo turno, vincendo contro Hanfmann e Vukic prima di venire eliminato dall'argentino Etcheverry. Ancora meglio ha fatto a Madrid, dove ha raggiunto i quarti di finale prima di essere eliminato da Sinner. 

 

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Categoria: sport

13:22

Giornata lupus, Quartuccio (UniUd): "Percorsi dedicati su esigenze giovani donne"

(Adnkronos) - La creazione di un percorso dedicato “è fondamentale” per chi ha una diagnosi di lupus eritematoso sistemico. La malattia colpisce infatti “pazienti anche molto giovani, soprattutto donne in età fertile e lavorativa. Bisogna quindi stare molto attenti anche a trattare, oltre all’aspetto clinico, quello psicosociale, con particolare attenzione alla fertilità, evitando terapie non compatibili con la gravidanza o con l’allattamento, o che addirittura possono portare all’infertilità. Accanto a questo, però, dobbiamo renderci conto che siamo di fronte comunque a una malattia cronica, e l’aspetto psicologico non è secondario. Parliamo di donne che a vent’anni ricevono la diagnosi di una patologia che avranno per tutta la vita”. Così Luca Quartuccio, direttore struttura complessa di Reumatologia, ospedale di Udine e professore associato di Reumatologia all’Università di Udine, alla vigilia della Giornata mondiale del lupus, che si celebra il 10 maggio, riflette sugli aspetti principali emersi nello studio recentemente pubblicato su ‘Journal of Clinical Medicine', che fotografa in modo strutturato, per la prima volta, l'impatto sociale, funzionale ed emotivo del lupus in Italia. 

Le malattie infiammatorie e autoimmuni, “a mio avviso, sono del tutto paragonabili, come impatto sulla persona, alle malattie oncologiche - continua l’esperto - Per questo, servono degli psicologi all’interno di centri dedicati con un case manager che seguono l’iter del singolo paziente in base alle necessità”. Accanto allo psicologo, per un approccio multidisciplinare, “questi centri dovrebbero garantire la presenza di specialisti, come il dermatologo o il nefrologo”, per un accesso più rapido, efficace e meno frammentato alle cure necessarie in base all’evoluzione della malattia. 

Dal punto di vista delle cure, sono disponibili “terapie molto specifiche, targettizzate sulla patologia e anche sul singolo paziente, che ci permettono di controllare da subito il lupus - illustra Quartuccio - Sicuramente il cortisone è un farmaco che viene ancora largamente utilizzato in questa patologia autoimmune. Quasi la totalità dei pazienti, all’inizio, utilizzano un po’ il cortisone, a dosaggi e tempi che variano a seconda della severità della malattia. Oggi però abbiamo tutta una serie di strategie terapeutiche che possono portare il clinico, insieme ovviamente al paziente, a sospendere la terapia nell’arco di 6 mesi anche nelle manifestazioni più severe o, perlomeno, a provare ad arrivare alle basse dosi. I farmaci che abbiamo a disposizione, soprattutto i farmaci biologici e anche gli immunosoppressori tradizionali, stanno consentendo di ottenere degli ottimi risultati. Inoltre, per i pazienti che hanno una forma di malattia più severa, c’è la prospettiva futuribile della tecnologia che si sta largamente utilizzando in oncoematologia, cioè delle cellule Car-T”. Nelle malattie reumatologiche “che hanno una componente infiammatoria e autoimmune, l’intervento precoce è fondamentale - sottolinea il reumatologo - Fare diagnosi precoce di lupus eritematoso sistemico sicuramente impedisce la comparsa di danni a organi vitali, in particolar modo al rene, e garantire una sopravvivenza praticamente pari alla popolazione generale”. 

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Categoria: cronaca

13:06

Conti pubblici Italia: l'Ue rivaluta il deficit in autunno

(Adnkronos) - Il "pacchetto d'autunno" del semestre europeo fornità alla Commissione Europea "un'altra opportunità per valutare la situazione" dei conti pubblici dell'Italia, ai fini della valutazione sulla permanenza del nostro Paese nella procedura per deficit eccessivo. Lo spiega il portavoce dell'esecutivo Ue per l'Economia Balazs Ujvari, a Bruxelles durante il briefing con la stampa.  

Il commissario all'Economia Valdis Dombrovskis ha detto alla Stampa che è "teoricamente possibile" che l'Italia esca dalla procedura in autunno, se i dati relativi al 2025 dovessero essere rivisti al ribasso e certificati da Eurostat.  

A quanto si apprende a Bruxelles, è una eventualità che viene considerata piuttosto improbabile, perché il deficit, che è risultato al 3,1% del Pil nel 2025, dovrebbe essere rivisto e portato sotto il 3%, ma ad oggi non può essere data per impossibile.  

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Categoria: economia

13:03

Iran, il report Cia smentisce Trump: Teheran può resistere 4 mesi al blocco navale

(Adnkronos) - Donald Trump pensa di strangolare l'economia dell'Iran con il blocco navale dello Stretto di Hormuz. Teheran, però, può resistere almeno 3-4 mesi alla pressione americana prima di subire pesanti conseguenze. Il quadro, che smentisce le previsioni del presidente americano, è delineato in una valutazione riservata della Cia consegnata questa settimana alla Casa Bianca. 

 

Secondo fonti citate dal Washington Post che hanno visionato il documento, l’intelligence statunitense ritiene inoltre che Teheran conservi ancora una parte significativa del proprio arsenale di missili balistici e droni, nonostante settimane di bombardamenti condotti da Stati Uniti e Israele. Il rapporto sostiene che l’Iran disponga ancora di circa il 75% delle scorte missilistiche precedenti al conflitto e che sia riuscito a ripristinare quasi tutti i siti sotterranei di stoccaggio, oltre a riparare e completare l’assemblaggio di nuovi missili. Trump, nelle ultime uscite pubbliche, ha fornito dati a dir poco diversi: "I missili dell'Iran sono decimati, dispongono del 18-19% dell'arsenale. Non è molto rispetto a quello che avevano. L'economia è a pezzi, la moneta non vale nulla e non ci sono soldi nemmeno per pagare i militari". 

Chi ha ragione? Secondo il Washington Post, 3 funzionari americani in servizio e un ex 'official' giudicano fondata l'analisi dell'intelligence. "Il blocco navale imposto dal presidente" dal 7 aprile "sta infliggendo danni reali, ostacolando il commercio e riducendo le entrate. Il collasso del sistema economico viene accelerato", osserva una fonte dell'intelligence. "L'apparato militare è stato gravemente danneggiato, la Marina è stata distrutta e i leader si nascondono. Rimane la volontà del regime, disposto a far soffrire la popolazione e ad affamarla pur di prolungare una guerra persa", aggiunge. 

 

Teheran, in un contesto complesso, sta adattando la propria strategia per resistere alle pressioni economiche: la Repubblica islamica sta accumulando petrolio in depositi offshore, riducendo temporaneamente la produzione per proteggere le infrastrutture energetiche e valutando l’utilizzo di rotte terrestri alternative per aggirare il blocco nello Stretto di Hormuz. 

La Casa Bianca si è espressa recentemente anche attraverso le parole della portavoce Anna Kelly: l'Iran, secondo l'amministrazione Trump, sta perdendo mezzo miliardo di dollari al giorno a causa del blocco. "Durante l'Operazione Epic Fury, l'Iran è stato militarmente annientato", ha dichiarato Kelly in un comunicato. "Ora, viene strangolato economicamente dall'Operazione Economic Fury e sta perdendo 500 milioni di dollari al giorno grazie al blocco navale dei porti iraniani. Il regime sa benissimo che la situazione attuale non è sostenibile e il presidente Trump ha tutte le carte in mano mentre i negoziatori lavorano per raggiungere un accordo". 

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Categoria: internazionale/esteri

12:57

Race for the cure, anche Atac partecipa all’iniziativa per lotta cancro al seno

(Adnkronos) - Anche la squadra Atac, principale azienda di trasporto di Roma e mobility partner della manifestazione, è fra i numerosi partecipanti dell’evento ‘Race for The Cure’, la manifestazione, arrivata alla ventisettesima edizione, in corso fino al 10 maggio al Circo Massimo per la lotta ai tumori del seno, organizzata da Komen Italia. Il gruppo Atac Roma - informa una nota - è presente con oltre 100 persone fra dipendenti di diverse famiglie professionali, pensionati e alcuni familiari.  

Per l’organizzazione della propria partecipazione, l’azienda - che ha offerto all’associazione la promozione dell’evento nei suoi spazi di comunicazione - si è avvalsa dell’importante collaborazione del Dopolavoro Atac-Cotral, che ha promosso l’adesione all’iniziativa di solidarietà al fine di dare simbolicamente una testimonianza coesa e collettiva di quanto sia importante, a tutti i livelli, credere nel valore della prevenzione e della ricerca contro i tumori del seno anche attraverso lo sport, sia a livello competitivo che non competitivo. 

La squadra Atac Roma si radunerà prima delle 9 del mattino di domenica 10 maggio davanti alla fermata metro B di Circo Massimo - adiacente alla Fao - per la corsa di solidarietà. I corridori saranno riconoscibili dai colori sui loro cappelli e sui palloncini che replicano quelli della livrea degli autobus. Atac, in qualità di principale gestore della rete di trasporto cittadina, si occuperà anche del servizio sulle linee interessate dai percorsi delle gare competitive. Tutte le informazioni sono consultabili sul sito atac.roma.it, nella sezione “Tempo reale”. 

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Categoria: economia

12:49

Papa Leone XIV indossa le Nike, sotto la veste sacra spuntano le sneakers: la foto virale

(Adnkronos) - Papa Leone XIV indossa le sneakers. Non un paio qualunque: ai piedi porta le iconiche Nike Air, le stesse che ad oggi spopolano tra i teenager. L'immagine ha già fatto il giro del web, ma tutto nasce da un video condiviso dal portale Vatican News. È il trailer di 'Leone a Roma', il documentario che celebra il primo anniversario del pontificato di Papa Leone. 

L'accostamento tra sacro e sportivo è così surreale che sembra un'immagine generata con l'intelligenza artificiale. E non sarebbe la prima volta. Tutti ricordano ancora quando nel 2023 era diventata virale la foto di Papa Francesco con addosso un piumino da trapper. Ma no, stavolta è tutto vero.  

In uno spezzone del filmato, il Pontefice appare con un paio di Nike bianche immacolate, con l'inconfondibile logo Swoosh nero che spunta sotto la veste sacra. Da quando la scena è diventata virale, alcuni esperti si sono messi alla ricerca per individuare il modello esatto della scarpa: si tratterebbe della Nike Franchise Low. Una scelta che non sorprende affatto. Il design a suola bassa e silhouette pulita, richiama infatti le classiche scarpe da tennis, dettaglio che si lega perfettamente alla grande passione del Papa per la racchetta.  

Il documentario è un viaggio spirituale e personale che ripercorre gli anni di Robert Francis Prevost a Roma, a partire dal suo arrivo negli anni '80. "Sarà diffuso prossimamente sui canali dei media vaticani, e reso disponibile ai media che ne faranno richiesta, in occasione del primo anniversario dell’elezione", si legge su Vatican News.  

"Nike è appena stato benedetto", scrive ironicamente la pagina instagram 'Complex Sneakers'. Così, quasi senza volerlo, Nike sembra aver trovato un testimonial del tutto inaspettato. Solitamente sono gli sportivi a indossare quelle sneakers. Questa volta, invece, sopra c'è una tonaca. C'è Papa Leone XIV.  

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Categoria: moda

12:35

Genova, tenta di rapire bimbo di 6 mesi afferrandolo per collo: fermato 30enne

(Adnkronos) - Momenti di paura ieri sera in via Campasso, nel quartiere Sampierdarena di Genova, dove un uomo ha tentato di rapire un neonato di sei mesi afferrandolo per il collo mentre si trovava sul passeggino. L’episodio è avvenuto intorno alle 21.30. Secondo quanto ricostruito, una donna stava rientrando a casa con i due figli, uno dei quali di appena sei mesi, quando si è accorta di essere seguita da un uomo, un trentenne egiziano.  

La donna ha cercato di entrare rapidamente nel portone del palazzo, ma l’uomo è riuscito a introdursi nell’androne e avrebbe tentato di portarle via il bambino, prendendolo per il collo. La madre ha iniziato a urlare chiedendo aiuto mentre il figlio più grande ha cercato di intervenire, venendo però spinto dal trentenne. Le urla hanno attirato l’attenzione dei passanti e l’uomo è fuggito. Un conoscente della donna ha dato l’allarme alle forze dell’ordine e avvertito il padre dei bambini. 

Sul posto è intervenuta la polizia di Stato che ha avviato una caccia all'uomo durata circa due ore, al termine della quale il trentenne è stato fermato e si trova ora a disposizione dell'autorità giudiziaria. Il bambino è stato ricoverato al Gaslini per accertamenti, ma non avrebbe subìto lesioni particolarmente gravi. 

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Categoria: cronaca

12:33

Rubio a Palazzo Chigi, un'ora e mezza di colloquio del 'disgelo' con Meloni

(Adnkronos) - E' durato circa un'ora e mezza il clloquio del 'disgelo' tra il Segretario di Stato Usa Marco Rubio e la presidente del Consiglio Giorgia Meloni oggi, venerdì 8 maggio, a Palazzo Chigi iniziato intorno alle 12 dopo i saluti e la stretta di mano a favore di telecamere nella Sala dei Galeoni dove campeggia la grande tela 'La battaglia di Ponte dell'Ammiraglio' di Renato Guttuso. "Come stai?", ha chiesto il segretario di Stato Usa alla premier, in un breve scambio prima dell'inizio dell'incontro, che si è poi svolto nello studio della presidente del Consiglio.  

Il capo della diplomazia americana che ha da poco lasciato Palazzo Chigi, era stato accolto dal consigliere diplomatico della presidente del Consiglio, Fabrizio Saggio. Presente anche l'ambasciatore americano in Italia, Tilman Fertitta.  

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Categoria: politica

12:17

Prezzi alle stelle per la guerra: dalle bollette al cibo, conto da oltre 1.200 euro per le famiglie

(Adnkronos) - Il conflitto in Medio Oriente desta preoccupazione non solo in termini umanitari e in ordine agli equilibri geopolitici ma anche relativamente alle tensioni sui prezzi per gli aumenti già avvenuti e quelli in arrivo. Dall’energia ai trasporti, dai carburanti ai prodotti alimentari, le ricadute sui prezzi fanno lievitare le spese degli italiani pari a +204,31 euro a famiglia da fine febbraio a oggi, ovvero dallo scoppio della guerra e addirittura arriverebbe a + 1.225,90 euro a fine 2026. La stima è dell'Osservatorio Nazionale Federconsumatori (Onf), che ha effettuato uno studio anticipato all'Adnkronos, dopo aver monitorato attentamente l’andamento nei settori principalmente interessati: carburanti, bollette di energia elettrica e gas, prodotti agroalimentari e per la cura della casa e della persona, trasporti. 

 

Per quanto riguarda i carburanti, nonostante il taglio delle accise, ad avviso dell'Osservatorio prematuramente decurtato per la benzina, le ricadute ammontano a 60 euro a famiglia per questi primi due mesi, ma potrebbero diventare (effettuando delle stime ai valori attuali) ben 360 euro annui.  

Gli aumenti delle bollette dell'energia elettrica e il gas, calcolando una media dei prezzi sul mercato libero e sul servizio di tutela della vulnerabilità, ricadono su una famiglia in media con una spesa di +30,90 euro per il gas e +19,60 euro per l’energia elettrica negli ultimi due mesi, in termini annui, potrebbero arrivare a +185,40 euro per il gas e +117,60 per l’elettricità.  

Ma maggiori costi si riverberano anche sui prodotti agroalimentari e su quelli per la cura della persona e della casa: i primi hanno registrato un incremento del +4,9%, i secondi del +5,8%, rispetto alla situazione precedente il conflitto, sulla base delle rilevazioni dell’Onf. Le ricadute finora ammontano a +52,21 euro per i prodotti agroalimentari e a +10,32 euro per i prodotti per la cura della persona e della casa.  

 

 

Non trascurabile si rivela l'aumento dei prezzi dei trasporti (voli, treni e traghetti) +31,28 euro mediamente a famiglia negli ultimi 2 mesi e cresceranno ulteriormente in vista della stagione estiva.  

 

A fronte di questa situazione Federconsumatori ha chiesto ripetutamente interventi rapidi e incisivi, per arginare la perdita del potere di acquisto delle famiglie, che ancora fanno i conti con i prezzi, cresciuti in maniera spropositata dal 2022 e mai tornati su livelli adeguati. Le principali misure da adottare, a parere dell'associazione dei coonsumatori, riguardano il ripristino di un taglio più consistente delle accise sulla benzina. Una rimodulazione, anche temporanea, delle aliquote Iva su un paniere di beni essenziali. Inoltre la necessità di introdurre criteri per la determinazione del prezzo che realizzino il disaccoppiamento tra energia elettrica e gas. Un bonus energia più consistente esteso una platea di famiglie più ampia. 

Federconsumatori suggerisce inoltre di creare un fondo di contrasto alla povertà energetica ed alimentare per aiutare e sostenere i nuclei più vulnerabili e di mettere in atto la promessa riforma degli oneri di sistema su beni energetici, spostandone alcuni sulla fiscalità generale. Aumentare monitoraggio, controlli e interventi sanzionatori contro le speculazioni lungo le filiere, in particolare per i prodotti di largo consumo e i carburanti. Infine, ma non ultimo, tassare adeguatamente gli extraprofitti delle aziende energetiche e non solo per finanziare misure di sostegno.  

(di Cristina Armeni) 

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Categoria: economia

12:09

Giornata cancro ovaio, 'cure in centri specializzati per 9 donne su 10 entro 2030'

(Adnkronos) - Maggiore presa in carico nelle strutture specializzate, attivazione di percorsi di prevenzione, definizione di centri di riferimento regionali, disponibilità di standard minimi nazionali per l’accesso ai percorsi di cura, incremento dei finanziamenti alla ricerca e più attenzione alla qualità di vita. Obiettivo:rendere il tumore ovarico una priorità di salute pubblica, con traguardi misurabili, tempi certi e responsabilità verificabili. È questo il messaggio al centro della Giornata mondiale del tumore ovarico, celebrata oggi a Roma nell'Auditorium del ministero della Salute, e con le iniziative pubbliche in piazza del Popolo. Nel corso dell'incontro è stata presentata la prima Agenda nazionale di impegno per le donne con tumore ovarico, promossa dalla campagna Insieme di Insiemi, ideatadalle associazioni pazienti Acto Italia, Loto, aBRCAdabra, ALTo e Mai più sole, con i gruppi scientifici Mito e Mango e con il patrocinio di Aiom (Associazione italiana oncologia medica), della World ovarian cancer coalition e dell’Ovarian cancer committee. 

"Ogni giorno, in Italia, 15 donne ricevono una diagnosi di tumore dell’ovaio, per un totale di più di 5400 diagnosi ogni anno: la struttura in cui scelgono di essere seguite è fondamentale per poter usufruire dei migliori trattamenti – spiega Sandro Pignata, fondatore Gruppo Mito e direttore dell’oncologia medica del dipartimento di Uro-ginecologia al Pascale Napoli –. Purtroppo, però, il 73% delle pazienti non è a conoscenza dell’importanza di una presa in carico specializzata con alti volumi, e ritiene che qualsiasi presidio clinico o ospedaliero possa garantire la stessa qualità di cura. Non è così: esistono infatti strutture che si dedicano maggiormente al trattamento di questa neoplasia e che possono garantire una presa in carico molto più efficacecon alti volumi. Per questo riteniamo fondamentale che tutte le Regioni individuino i centri di riferimento per il tumore ovarico, garantendo alle pazienti un percorso sempre più centralizzato e multidisciplinare. L’obiettivo è che entro il 2028 il 75% dei casi di carcinoma dell’ovaio sia trattato in una struttura specializzata, fino a raggiungere almeno il 90% entro il 2030".  

"Garantire cure di alta qualità attraverso reti oncologiche strutturate, con percorsi multidisciplinari, criteri nazionali chiari, centralizzazione dove necessaria e tempi più rapidi tra diagnosi e trattamento - prosegue Pignata - è essenziale per arginare la mortalità di questa neoplasia e migliorare la qualità di vita delle pazienti. Per affrontare questo e molti altri temi centrali, come Insieme di insiemi abbiamo redatto la prima Agenda dedicata, che presentiamo oggi al ministero e che contiene sei obiettivi centrali per la risoluzione di problemi organizzativi e gestionali che impattano negativamente sulla prognosi di questo carcinoma: in occasione della Giornata mondiale sul tumore ovarico, speriamo possa stimolare la discussione pubblica e far rientrare finalmente la gestione della patologia tra le priorità dell’agenda politica". 

 

"L’alta specializzazione non deve essere un privilegio, ma lo standard per ogni paziente – aggiunge Sandra Balboni, presidente di Loto OdV –. Il percorso di cura del tumore ovarico deve basarsisu reti oncologiche strutturate, centri con comprovate competenze e percorsi multidisciplinari capaci di accompagnare la donna dalla diagnosi al follow up, assicurando tempestività, continuità e supporto". Accanto alla centralizzazione delle cure, l’Agenda richiama l’equità di accesso. Le differenze territoriali continuano infatti a incidere sulla possibilità per le pazienti di ricevere diagnosi tempestive, test appropriati, terapie innovative e percorsi di cura completi. 

"Il diritto alla cura non può dipendere dalla Regione in cui si vive – sottolinea Ilaria Bellet, presidente di Acto Italia –. Oggi la medicina personalizzata richiede accesso tempestivo e omogeneo a farmaci, test genetici, molecolari e immunoistochimici, inclusi quelli necessari a identificare bersagli terapeutici rilevanti, come il recettore del folato quando clinicamente indicato. Servono standard nazionali, tempi massimi di attesa, continuità terapeutica e reti di laboratori certificate. E serve anche un accesso più chiaro e trasparente agli studi clinici: per molte donne non rappresentano solo ricerca, ma una concreta possibilità di cura". 

Un altro punto centrale dell’Agenda riguarda i percorsi per le persone e le famiglie con rischio eredo-familiare, chiedendo che test genetici, consulenza, sorveglianza e, quando indicate, chirurgie di riduzione del rischio siano garantiti in modo uniforme in tutto il Paese. "Il carcinoma ovarico resta una delle neoplasie a maggiore mortalità, anche per il ritardo diagnostico, la complessità clinica e le disuguaglianze territoriali nell’accesso alle cure – dichiara Paolo Scollo, Rettore dell’università degli studi ‘Kore’ di Enna –. In assenza di programmi di diagnosi precoce per la popolazione sana, l’aggiornamento dei Lea del 2025, che ha introdotto un programma per i tumori ereditari mammella-ovaio Brca-correlati, rappresenta un passo importante. Ora però deve essere reso pienamente operativo in tutte le Regioni, garantendo gratuità, percorsi omogenei, accesso ai test e alla consulenza genetica, sorveglianza in centri competenti, esenzioni dal ticket e possibilità di accedere alle chirurgie di riduzione del rischio".  

 

"Sul rischio eredo-familiare non possiamo più accettare un quadro nazionale così frammentato e iniquo – afferma Ornella Campanella, presidente di aBRCAdabra –. Le persone e le famiglie che presentano un’alterazione genetica, come Brca1 o Brca2, devono poter contare, ovunque vivano, su test, consulenza genetica, sorveglianza in centri competenti e percorsi di riduzione del rischio chiari, accessibili e pienamente esigibili,superando pericolosi ritardi e ambiguità". La ricerca resta un altro punto essenziale: "È il motore del cambiamento – spiega Maria Teresa Cafasso, presidente di ALTo Lotta al tumore ovarico –. Servono investimenti stabili, meno ostacoli burocratici, tempi autorizzativi più rapidi e un passaggio più uniforme dall’innovazione alla pratica clinica. Ogni ritardo pesa sulla vita delle pazienti". 

Ma perché l’innovazione possa davvero tradursi in cura, deve essere accompagnata da informazione chiara, accessibile e continuativa. Nel tumore ovarico, infatti, la conoscenza dei sintomi, dei fattori di rischio e dei percorsi a cui rivolgersi può fare la differenza nei tempi della diagnosi e nell’accesso alle cure più appropriate. "Il primo strumento in grado di ridurre i ritardi diagnostici nel tumore dell’ovaio è l’informazione – sottolinea Anna Fagotti, direttrice Uoc Carcinoma ovarico del Policlinico Gemelli di Roma –. Oggi non esiste uno screening efficace rivolto alla popolazione generale e la malattia spesso si presenta con sintomi vaghi e aspecifici che possono essere sottovalutati. L’obiettivo è che tutte le Regioni realizzino almeno una campagna informativa annuale entro il 2030, in partnership con le associazioni pazienti, sempre in prima fila per l’ideazione di iniziative volte a stimolare la sensibilizzazione pubblica. Oltre ai corretti stili di vita, anche diverse altre condizioni possono aumentare il rischio di sviluppare questa patologia, come infertilità, assenza di gravidanze o un primo figlio oltre i 35 anni di età. Sono tutte informazioni a cui la cittadinanza dovrebbe avere facile e frequente accesso". 

 

Tra gli obiettivi dell’Agenda c’è anche l’integrazione stabile nei percorsi terapeutici del supporto psicologico, psico-oncologico, sociale, riabilitativo e assistenziale. "La qualità di vita non è un tema accessorio e non viene dopo la cura: è parte della cura – conclude Valentina Ligas, segretaria di Mai più sole –. Le donne devono poter contare su supporto psicologico, psico-oncologico, sociale e riabilitativo, ma anche su un’attenzione strutturata al benessere affettivo-sessuale, troppo spesso trascurato nel percorso di cura". 

La Giornata, oltre al convegno istituzionale –reso possibile dal contributo non condizionante di Abbvie, AstraZeneca, Gsk, Msd e Pharma& – ha visto un forte coinvolgimento della popolazione. In piazza del Popolo, dove in occasione degli Internazionali Bnl d’Italia è stata organizzata la grande manifestazione Tennis & Friends Salute e Sport, realizzata in collaborazione con Aiom, Salute Lazio Asl Rm1 e Policlinico A. Gemelli, si è svolto un flash mob che ha visto 15 sedie vuote, ricoperte solo da un nastro verde teal, colore del tumore ovarico, venire occupate dalle rappresentanti delle associazioni pazienti, in un’iniziativa silenziosa con l’intento di portare l’attenzione su questa patologia spesso invisibile e simboleggiare le 15 donne che ogni giorno ricevono una diagnosi.  

Per tutta la giornata, sempre in piazza del Popolo, è stata allestita la mostra di land art Labia, madri d’amore, di Mattia Putzu dello Studio Udine Scannella, promossa da Acto Sicilia per il sostegno delle donne che, a causa di un tumore ovarico, non possono portare avanti una gravidanza ma si interessano a percorsi di affido e adozione: numerosissime coperte, realizzate a mano dalle pazienti, sono state disposte lungo la piazzaper ricordare che la maternità può superare la biologia. Per sottolineare la rilevanza di questo tumore, inoltre, sono stati illuminati il ministero della Salute e numerosi altri edifici e monumenti italiani, a Roma, Avellino, Campobasso, Grottaferrata, Frascati, Matera, Messina, Milano, Montalbano Jonico, Paestum, Palermo, Policoro, Pompei, Santa Maria Capua a Vetere, Salerno, Sassari, Scanzano Jonico, Torino e Udine. 

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Categoria: cronaca

12:03

Moige, prima class action inibitoria in Europa contro Fb, Instagram e TikTok a tutela minori

(Adnkronos) - Illustrata oggi, presso l’Associazione della stampa estera la prima class action inibitoria in Europa contro Facebook, Instagram e TikTok. Mancano solo sei giorni ed il 14 maggio il Tribunale delle Imprese di Milano aprirà la prima udienza della prima class action inibitoria europea contro Meta (Facebook, Instagram) e TikTok. A promuoverla: il Moige – Movimento Italiano Genitori con lo studio legale Ambrosio & Commodo di Torino e un gruppo di famiglie, con l'obiettivo dichiarato di una concreta tutela dei minori nel digitale. "La legge italiana ed europea vieta l'iscrizione ai social ai minori di 14 anni, ma le piattaforme ignorano abitualmente questo obbligo - sostiene il Moige - Si stima che 3,5 milioni di bambini tra i 7 e i 14 anni siano attivi su Meta e TikTok con dati non verificati o falsi". (FOTO) 

"L'inibitoria di classe – fondata sull'art. 840-sexiesdecies c.p.c., lo strumento di tutela collettiva introdotto nel 2021 – si articola in tre richieste fondamentali", riferisce il Moige, facendo riferimento alla "verifica reale dell'età e rispetto del divieto per i minori di 14 anni; all'eliminazione dei meccanismi che creano dipendenza: algoritmi, scroll infinito e captologia e all'obbligo di informazione chiara e trasparente sui rischi". 

Quanto alla verifica reale dell'età e al rispetto del divieto per i minori di 14 anni, "la legge italiana ed europea vieta l'iscrizione ai social ai minori di 14 anni, eppure oggi si stima che circa 3,5 milioni di bambini tra i 7 e i 14 anni frequentano le piattaforme di Meta e TikTok in violazione di tale divieto - sottolinea il Moige - Considerando anche i genitori di questi minori, sono circa 10 milioni gli italiani direttamente danneggiati da questa pratica illecita e sistematicamente tollerata dalle piattaforme. Meta e TikTok non solo non impediscono l'accesso ai minori, ma non adottano alcun sistema efficace di verifica dell'età, consentendo iscrizioni con dati falsi o non verificati. L'azione legale chiede al Tribunale di Milano di ordinare alle piattaforme l'adozione di sistemi reali e certificati di controllo dell'età, a tutela di una norma che non è arbitraria, ma posta a presidio della salute fisica e mentale dei più piccoli". 

Quanto all'eliminazione dei meccanismi che creano dipendenza: algoritmi, scroll infinito e captologia, "questo è il punto più innovativo e tecnicamente complesso dell'azione - osserva il Moige - Le piattaforme social di Meta e TikTok fondano il loro funzionamento su algoritmi di profilazione che costruiscono una vera e propria 'identità algoritmica' di ciascun utente: tracciano non solo la navigazione, ma la durata precisa della fruizione di ogni singolo contenuto, al fine di proporre in modo continuo materiali sempre più personalizzati e coinvolgenti, rendendo progressivamente più difficile disconnettersi". 

"Il meccanismo centrale di questa dipendenza è la dopamina, il neurotrasmettitore noto come 'ormone del piacere': ogni like, notifica e contenuto gratificante stimola il suo rilascio, legando l'utente alla piattaforma in modo simile a quanto avviene con le sostanze che creano dipendenza - continua il Moige - Per un cervello adolescenziale ancora in pieno sviluppo – la corteccia prefrontale raggiunge la maturazione completa solo intorno ai 25 anni – questo meccanismo può provocare danni neurologici permanenti, alterando i processi di attenzione, motivazione, controllo degli impulsi e regolazione emotiva". 

"L'insieme di queste tecniche rientra nella cosiddetta captologia (o 'tecnologia persuasiva'): una disciplina scientifica che studia la progettazione di sistemi informatici capaci di modificare atteggiamenti e comportamenti degli utenti senza apparente coercizione, sfruttando l'intelligenza artificiale e i Big Data per influenzare i processi decisionali in modo occulto - aggiunge - L'azione chiede al Tribunale di ordinare la cessazione di questi meccanismi nei confronti dei minori, a partire dallo scroll infinito, dal sistema dei like compulsivi e dalla profilazione comportamentale occulta". 

Riguardo all'obbligo di informazione chiara e trasparente sui rischi, Moige sottolinea che "così come i produttori di farmaci, tabacco e alcol sono tenuti per legge a informare i consumatori degli effetti avversi dei loro prodotti, anche le piattaforme social devono fornire un'informazione chiara, visibile e diffusa sui rischi derivanti dal loro utilizzo, in particolare per i minori. Oggi Meta e TikTok nascondono scientemente questi rischi agli utenti e alle loro famiglie, privandoli della possibilità di effettuare scelte consapevoli". 

"La letteratura scientifica documenta una correlazione diretta tra l'esposizione prolungata ai social e una vasta gamma di disturbi: disturbi alimentari, perdita del sonno, calo del rendimento scolastico, depressione, interpretazione errata delle emozioni, comportamenti impulsivi, accettazione di sfide pericolose (le cosiddette challenge), fino ad atti autolesivi e ideazioni suicidarie. L'azione legale chiede che questa informazione venga resa obbligatoria e accessibile, sul modello del cosiddetto 'bugiardino' farmaceutico, così da restituire alle famiglie strumenti concreti di consapevolezza e protezione - prosegue - L'esperienza italiana è già considerata un modello replicabile: associazioni di genitori di altri Paesi dell'Epa (European Parents Association) hanno dichiarato di voler valutare class action analoghe nei rispettivi ordinamenti nazionali". 

Hanno partecipato alla conferenza: Antonio Affinita, direttore generale e cofondatore Moige Movimento Italiano Genitori; Marina Terragni, Garante nazionale per l'Infanzia e l'Adolescenza, Sandra Cioffi, presidente Consiglio nazionale utenti presso Agcom; Stefano Commodo, avvocato, A&C Studio Legale Associato, coordinatore del team legale della class action; Tonino Cantelmi, direttore della Scuola di specializzazione in psicoterapia cognitivo interpersonale; Maria Angela Grassi, presidente Anpe associazione nazionale pedagogisti italiani; Claudia Di Pasquale, presidente nazionale Age – Associazione Genitori; Valentina Muraglie direttivo Anfn —associazione nazionale famiglie numerose; Stefano Crico presidente Epa, European Parents’ Association; Lucia Marchegiani del Forum delle associazioni familiari. "Se il Tribunale di Milano accoglierà il ricorso, ordinerà alle piattaforme la cessazione immediata delle condotte contestate, avviando un’azione risarcitoria verso migliaia di genitori", conclude il Moige. 

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Categoria: cronaca

12:01

Sinner, ospiti speciali all'allenamento: a Roma arrivano i genitori

(Adnkronos) - Jannik Sinner a Roma... con i genitori. Il tennista azzurro, che sabato 9 maggio esordirà agli Internazionali d'Italia 2026 contro Sebastian Ofner, è arrivato al Foro Italico nella giornata di giovedì per conferenza stampa e primo allenamento, prendendosi l'affetto del suo pubblico. 

In sala stampa Sinner ha ricordato i sacrifici fatti da bambino, quando è stato costretto a lasciare casa da giovanissimo per allenarsi, e l'importanza della famiglia. E così, proprio come accaduto lo scorso anno, a seguire Jannik a Roma sono arrivati il padre Hanspeter e la madre Siglinde. 

Entrambi i genitori hanno assistito da bordocampo al primo allenamento di Sinner al Foro Italico, restando, come al solito, impassibili di fronte ai colpi del figlio. Diversa la reazione dei tantissimi che si sono assiepati intorno al campo per cercare di scorgere il beniamino di casa, che hanno tifato e intonato cori senza sosta. 

 

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Categoria: sport

11:48

Omicidio Vassallo, Procura e Procura generale ricorrono in Appello contro proscioglimento del colonnello Cagnazzo

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Categoria: cronaca