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19:51
Fiorello parte con 'La Mattinanza' su Rai2 ma per il mattino di Rai1 è un boccone amaro
(Adnkronos) - Fiorello domani parte con 'La Mattinanza', alle 7.10 su Rai2. La seconda rete pubblica proporrà ogni mattina fino alle 8 la replica del radio show 'La Pennicanza', che lo showman conduce con Fabrizio Biggio dalle 13.45 alle 14.30 su Radio2, con l'aggiunta di qualche contenuto inedito. La notizia, però, spoilerata in diretta lunedì da Fiorello, ha sorpreso la filiera del daytime e i vertici del marketing e della Produzione Rai e ha riaperto una vecchia ferita, quella che portò Rai2 e Rai1 a competere in quella fascia all'epoca di 'Viva Rai2'. Allora, il progetto di portare Fiorello su Rai1 fu osteggiato dal Cdr del Tg1, allora guidato da Monica Maggioni, preoccupato per la perdita di spazi cogestiti dalla testata nella fascia delle morning news, e il programma fu collocato su Rai2, togliendo non poca luce al palinsesto mattutino di Rai1 senza però procurare una crescita sul lungo periodo della seconda rete che, finito lo show di Fiorello, è tornata agli ascolti abituali.
Ora, 'La Mattinanza' rischia di abbattersi come un fulmine di primavera sull'ultimo segmento di 'Uno Mattina News', il contenitore di infotainment del mattino di Rai1 condotto da Tiberio Timperi con la giornalista del Tg1 Maria Soave. Un programma che, nato nella sua veste rinnovata all'inizio di questa stagione, stava andando decisamente meglio dell'analogo contenitore dello scorso anno. Qualcuno nei corridoi Rai sostiene che si sarebbe potuto trovare il modo di portare Fiorello proprio su Rai1, ma che la cosa non è andata in porto e non solo per i tempi stretti. Ma forse anche perché Fiorello, che pur andando in onda nel day time viene gestito 'ad personam' dalla direzione Prime Time in quanto talent di punta, non ha mai dimenticato quel 'no' del Cdr del Tg1.

Categoria: spettacoli
19:18
Tutte le armi (e gli alleati) che servirebbero a Trump per riaprire lo Stretto di Hormuz
(Adnkronos) - Il 4 marzo 2026 l'Iran ha ufficialmente dichiarato chiuso lo Stretto di Hormuz. Da quel momento, uno dei passaggi marittimi più strategici del pianeta, attraverso cui transita circa il 20% del petrolio mondiale, ma anche buona parte del gas del Qatar, e forniture cruciali di zolfo ed elio, è diventato il teatro di una crisi senza precedenti dalla guerra delle petroliere degli anni Ottanta.
Per capire cosa servirebbe per riaprire lo Stretto, bisogna prima capire cosa lo minaccia. La Marina dei Guardiani della Rivoluzione Islamica (Irgc) ha costruito negli anni una dottrina di guerra asimmetrica anti-accesso (A2/AD) pensata per rendere il transito nel Golfo Persico così pericoloso da scoraggiare qualsiasi navigazione commerciale, senza necessità di ingaggiare direttamente la Marina degli Stati Uniti in combattimento aperto.
L'arsenale iraniano è composito e sofisticato:
• Mine navali: Iran dispone di una riserva stimata tra 5.000 e 6.000 mine navali, anche se al 12 marzo secondo il Centcom, comando centrale americano, erano state effettivamente posate meno di 10 mine nella strettoia, segno che Teheran ha preferito inizialmente evitare il costo politico di un blocco totale
• Droni aerei (Uav): Teheran impiega sciami di Shahed e velivoli simili, in parte prodotti con componenti di derivazione russa, capaci di volare a bassa quota in un ambiente elettromagneticamente congestionato come il Golfo, complicando la rilevazione radar
• Veicoli di superficie non pilotati (Usv): Imbarcazioni kamikaze telecomandante in grado di colpire petroliere e navi da guerra
• Barchini veloci: La tattica dello sciame di fast boat, collaudata da decenni, rimane una delle più difficili da neutralizzare in acque ristrette
• Missili anti-nave: Batterie costiere e missili balistici anti-nave, capaci di minacciare navi a decine di miglia di distanza
Tra il 28 febbraio e il 12 marzo, almeno 10 navi commerciali sono state attaccate nelle acque del Golfo Persico e dello Stretto. Centcom ha risposto distruggendo oltre 100 imbarcazioni navali iraniane e colpendo depositi e impianti di produzione di mine. Ma la minaccia non è eliminata: i droni aerei e gli Usv possono essere lanciati da coste, isole e piccole imbarcazioni difficilmente tracciabili.
Il contrammiraglio in congedo Mark Montgomery, ex comandante di un carrier strike group (il gruppo navale che ha al centro una portaerei) ha delineato una tabella di marcia operativa che spiega cosa servirebbe a livello militare per garantire il libero passaggio delle navi attraverso lo stretto. Non si tratta di un'operazione semplice, né rapida.
Primo: degradare fino a un "rischio militarmente gestibile" missili, mine, droni e Usv che possono minacciare le forze Usa e le navi commerciali. Centcom ha già superato i 7.000 obiettivi colpiti e le 6.500 sortite di combattimento, ma il processo non è concluso.
Secondo: mantenere "un occhio che non batte ciglio per 50 miglia su ciascun lato dello Stretto e 100 miglia verso l'entroterra" - il che significa ISR (Intelligence, Surveillance, Reconnaissance) continuativo, con droni MQ-9 Reaper e aeromobili da pattugliamento marittimo. Va detto che gli Usa hanno già perso circa una dozzina di Reaper dall'inizio del conflitto. Si tratta dei droni che il Pentagono vuole “pensionare” (ai quali il Wall street journal ha dedicato un approfondimento).
Terzo: mantenere "quattro-otto aeromobili persistentemente in quota" durante le operazioni di convoglio, equipaggiati con Advanced Precision Kill Weapon System (Apkws) - un razzo da 25.000 dollari particolarmente efficace contro i droni Shahed - per intercettare le minacce aeree in tempo reale.
Quarto: disporre elicotteri armati pronti a colpire le fast boat che emergessero dalla costa o dalle isole.
Quinto: schierare da 10 a 14 cacciatorpediniere Aegis, considerate le navi da guerra "perfette" per scortare un convoglio grazie alla loro cupola di difesa aerea integrata, che dovrebbero progressivamente cedere posizione agli alleati una volta stabilizzata la situazione.
Il tallone d'Achille dell'intera operazione è la guerra alle mine. E qui emerge una storia imbarazzante per il Pentagono.
Nel gennaio 2026, le ultime quattro Avenger - le navi cacciamine dedicate che la US Navy aveva nel Golfo - sono state caricate su una nave trasporto pesante e avviate verso Philadelphia per essere demolite. La loro sostituzione prevista erano tre Littoral Combat Ship (Lcs) di classe Independence convertite per il ruolo anti-mine: USS Tulsa, USS Santa Barbara e USS Canberra. Ma al momento della crisi, le prime due si trovavano già in Malesia.
Il sistema sostitutivo - che include un elicottero con rilevamento laser, un battello autonomo con sonar e un modulo di dragaggio - ha accumulato oltre un decennio di ritardi per problemi di affidabilità. In parole semplici: al momento più critico, gli Usa si sono trovati senza cacciamine operative nella regione.
Una stima del Washington Institute del 2012 calcolava che per bonificare lo Stretto da una campagna massiccia di deposito di mine potrebbero servire fino a 16 navi dedicate. L'America oggi ne ha a disposizione nella regione, nel migliore dei casi, una.
Trump ha invocato una "Hormuz Coalition" e ha esplicitamente chiesto a Gran Bretagna, Francia, Giappone, Corea del Sud e Cina di inviare navi nella regione. La risposta degli alleati è stata, al momento, tutt'altro che entusiasta.
La Germania ha rifiutato nettamente: "Questa non è la nostra guerra, non l'abbiamo cominciata noi", ha dichiarato il ministro della Difesa Boris Pistorius. Il Lussemburgo ha parlato esplicitamente di "ricatto". La Gran Bretagna si è detta disponibile a lavorare "con gli alleati su un piano collettivo", ma il premier Starmer ha chiarito: "Non sarà una missione Nato, non è mai stato previsto che lo fosse".
Il Giappone e l'Australia si sono per ora defilati. La Nato come istituzione ha confermato che singoli alleati stanno discutendo bilateralmente con Washington, ma senza impegni collettivi.
Un'apertura è venuta dall'Unione Europea, dove la responsabile della politica estera Kaja Kallas ha suggerito di ampliare il mandato dell'operazione Eunavfor Aspides (già attiva dal 2024 nel Mar Rosso contro gli Houthi) per estenderla allo Stretto. Ma il mandato attuale di Aspides consente solo la navigazione passiva nell'area, senza un ruolo attivo di scorta. Cambiarlo richiederebbe unanimità tra i 27 stati membri, percorso lento e politicamente complesso.
La Francia ha nel frattempo raddoppiato la presenza di Rafale in Giordania e negli Emirati (da 10 a 24 velivoli) e questi caccia hanno già intercettato decine di droni iraniani. Ma inviare navi anti-mine è un'altra cosa.
Quali paesi dispongono di capacità anti-mine da poter mettere a disposizione? La Royal Navy britannica ha fatto negli anni scorsi una scelta rischiosa: ha ceduto la maggior parte delle sue cacciamine con equipaggio a favore di sistemi autonomi ancora in fase di sviluppo avanzato. La Marine Nationale francese mantiene alcuni cacciamine di classe Éridan. Italia, Belgio, Paesi Bassi dispongono di alcune unità della Standing Nato Mine Countermeasures Group. Giappone e Corea del Sud hanno flotte anti-mine più consistenti, eredità delle loro tradizioni navali. La questione è politica: nessuno vuole essere trascinato in un conflitto che non ha formalmente sostenuto.
In questo quadro si inserisce un elemento di ulteriore complessità: la presenza cinese. A inizio marzo, la Marina cinese ha partecipato alle esercitazioni "Maritime Security Belt 2026" nello Stretto insieme a unità navali iraniane e russe. Secondo analisti della difesa, le agenzie di intelligence di Pechino e i centri di ricerca dell'Esercito Popolare di Liberazione funzionano come "occhi e orecchie" in tempo reale, monitorando i movimenti della Quinta Flotta americana.
In parallelo, una nave cinese con dichiarate funzioni di comunicazione satellitare ha fatto la propria apparizione nella regione, sollevando sospetti da parte degli analisti occidentali circa un possibile ruolo di raccolta intelligence sulle operazioni della coalizione guidata dagli Usa. Pechino ha interesse sia economico che strategico a seguire da vicino l'evoluzione della crisi: la Cina dipende massicciamente dal petrolio del Golfo e, allo stesso tempo, non desidera un'escalation che destabilizzi i suoi investimenti nella regione.
Il segnale più concreto di questa ambiguità è che navi commerciali nel Golfo hanno iniziato a modificare i loro dati Ais, cioè la trasmissione automatica che identifica posizione e nazionalità delle imbarcazioni, dichiarandosi "cinesi" o aggiungendo la scritta "China&Crew" per evitare di essere colpite dalle forze iraniane. Almeno otto navi hanno usato questo espediente secondo i dati di MarineTraffic e Afp. È il segnale più plastico di quanto la protezione (reale o percepita) dell'ombrello cinese sia diventata una risorsa in questo conflitto.
Lo stesso Segretario al Tesoro Usa Scott Bessent ha ammesso che Washington è "a posto" con il fatto che alcune navi iraniane, indiane e cinesi transitino: una concessione che rivela quanto il blocco totale sia politicamente insostenibile anche per l'amministrazione americana.
Nel lungo periodo, la crisi di Hormuz accelera processi già in corso. Arabia Saudita ed Emirati Arabi hanno già capacità di svincolarsi, in modo parziale, dallo Stretto: l'oleodotto East-West Pipeline saudita (capacità: circa 5 milioni di barili/giorno) collega i campi petroliferi orientali al terminal di Yanbu sul Mar Rosso, permettendo di bypassare Hormuz; l'oleodotto Adco degli Emirati collega i campi di Abu Dhabi al terminal di Fujairah nel Golfo dell'Oman, fuori dallo Stretto.
Ma queste infrastrutture non bastano a coprire i volumi normalmente transitanti per Hormuz. Giappone e Corea del Sud, tra i maggiori importatori di Gnl e petrolio della regione, stanno già attivando riserve strategiche di emergenza: Tokyo ha avviato il più grande rilascio di riserve strategiche della sua storia, pari a 80 milioni di barili. Seul ha rimosso il tetto all'80% sulla capacità delle centrali a carbone per compensare la perdita di Gnl.
Lo Stretto di Hormuz è largo poco più di 33 chilometri nel punto più stretto, con corsie di navigazione di circa 3 km per direzione. In questo imbuto, dove ogni metro conta, l'Iran non ha bisogno di vincere una guerra navale: deve solo rendere il rischio insostenibile. Finora ci è riuscito abbastanza bene.
Riaprire lo Stretto in sicurezza richiede una combinazione che oggi non è ancora sul campo: sufficiente capacità anti-mine (che gli Usa non hanno e gli alleati per ora non vogliono inviare), copertura aerea persistente, scorta di cacciatorpediniere Aegis e una volontà politica collettiva che per ora resta frammentata.

Categoria: internazionale/esteri
18:25
Scuola, conto alla rovescia per le vacanze di Pasqua: quando iniziano e quanto durano
(Adnkronos) - Conto alla rovescia per le vacanze di Pasqua. La pausa dalla scuola per studenti e insegnanti, l'ultima prima della fine dell'anno, dura circa una settimana. Secondo i calendari scolastici - definiti dalle singole regioni -, nel 2026 quasi tutti gli istituti resetranno chiusi da giovedì 2 a martedì 7 aprile, per tornare in classe mercoledì 8.
Quest'anno infatti Pasqua cade domenica 5 aprile seguita dal Lunedì dell’Angelo (Pasquetta) il 6, giornate di festa che comportano la chiusura delle scuole in tutta Italia.
In tutte le regioni, a parte due, i banchi resteranno dunque vuoti da giovedì 2 a martedì 7 aprile. A fare la differenza sono solo due. In Liguria infatti si va in vacanza il 2 aprile come tutti gli altri ma si torna prima, martedì 7 aprile. In Trentino invece le vacanze sono leggermente più lunghe: si inizia sempre il 2 ma si torna in classe giovedì 9 aprile.
Fino alla fine dell'anno scolastico, ci sono ancora tre festività a disposizione di studenti e insegnanti. Il 25 aprile, che quest'anno cade di sabato: quindi a beneficiarne saranno solo gli alunni che vanno a scuola per 6 giorni (settimana lunga). L'1 maggio che cade di venerdì: per chi va a scuola 5 giorni su 7 il weekend si allunga. E il 2 giugno, che cade di martedì. In questi ultimi due casi il ponte viene deciso dalle singole regioni e istituti.

Categoria: cronaca
18:13
'Frosinone culone' compie 30 anni: la telecronaca tifosa che ha fatto... la storia
(Adnkronos) - “Frosinone culone” compie 30 anni. Ed è un compleanno speciale, per un racconto sportivo ormai entrato nel folklore del calcio italiano. Una telecronaca tifosa ante-litteram di Giulianova-Frosinone (partita della vecchia Serie C2) diventata virale ben prima dell’era dei social con uno sfogo colorito di un telecronista che, in maniera divertente, ha raccontato tutta la passione e l’ironia di un momento sportivo vissuto senza filtri.
Quella telecronaca, spontanea e sopra le righe, ha trasformato - anche grazie al celebre aiuto della Gialappa's band - una partita qualsiasi in un pezzo di storia popolare. Una telecronaca che anche oggi viene citata, imitata e condivisa come esempio di tifo autentico e simpatico. Autore della telecronaca, il giornalista Francesco Marcozzi, voce del Giulianova Calcio. Curiosità: su Rete8, stasera alle 21 verrà celebrato il 'Frosinone culone Memorial day', un evento per festeggiare in modo speciale i trent’anni dal 17 marzo 1996. E di un momento che ha fatto la storia del calcio pop.

Categoria: sport
17:50
Medvedev, disavventura 'in aereo' dopo ko in finale con Sinner: "Ho perso i bagagli, non posso giocare a Miami"
(Adnkronos) - Gli ultimi giorni non sono scivolati via benissimo per Daniil Medvedev. Dopo la finale persa contro Jannik Sinner nel Masters 1000 di Indian Wells, il tennista russo ha dovuto fare i conti con un problema logistico nella sua partenza per affrontare l'Atp di Miami. Cos'è successo? Nel suo volo verso la Florida per il prossimo impegno, l'attuale numero 10 del ranking ha smarrito i bagagli. Un problema non da poco in vista dei prossimi match, sollevato da Medvedev anche sui social.
"Ciao United Airlines - si legge in un suo tweet su X - ho bisogno di un piccolo aiuto. Ieri sono partito da Psp (l'Aeroporto Internazionale di Palm Springs, in California, ndr) per la Florida e nessuna delle mie valigie è arrivata. Mi servono per giocare nel Miami Open. Potete aiutarmi?". Un appello divertente, quello del tennista russo, che ha condiviso così sui social la sua disavventura.

Categoria: sport
17:46
Mostre, a Roma arriva 'Turbanti': percorso fotografico tra moda e inclusione
(Adnkronos) - Dal 23 marzo al 30 aprile la Casa Museo Boncompagni Ludovisi diretta da Maria Giuseppina Di Monte e afferente all’Istituto Pantheon e Castel Sant’Angelo – Direzione Musei Nazionali della Città di Roma guidata da Luca Mercuri, ospita la mostra fotografica 'Turbanti'. La mostra sarà presentata dall’onorevole Federico Mollicone, presidente della VII Commissione Cultura della Camera dei Deputati. La mostra è organizzata e sostenuta da Accademia del Lusso e dalla Onlus 'Modelli si Nasce' cn il patrocinio dell’Assessorato ai Grandi Eventi di Roma Capitale. Ideata e curata dall’artista, stylist e docente Cosmo Muccino Amatulli, con le fotografie di Roberto Autuori, la mostra nasce dall’incontro tra formazione, creatività e inclusione. Racconta storie visive, trasformando l’immagine in uno spazio di espressione e riconoscimento. Cuore dell’esposizione sono i copricapi esclusivi creati in Accademia dagli studenti di Fashion Styling & Communication e indossati dalle modelle e dai modelli dell’Associazione. Le fotografie restituiscono ritratti intensi e profondi, capaci di catturare l’essenza dei giovani protagonisti, la personalità, i punti di forza e le fragilità.
"Il turbante - spiega Cosmo Muccino Amatulli – è segno di protezione, forza e autodeterminazione, un elemento simbolico che pone al centro la persona e le sue qualità irripetibili in un percorso che invita a superare stereotipi e semplificazioni. Il titolo della mostra esprime un duplice significato: da un lato i turbanti come simbolo di identità, dall’altro il verbo turbare come sfida alle convenzioni e alle aspettative sociali per generare un nuovo ordine fondato sull’accettazione e sulla valorizzazionedelle differenze". 'Turbanti' diventa così la rappresentazione della capacità di rinnovare lo sguardo e cambiare prospettiva. "In questi anni - commenta Laura Gramigna, direttrice di Accademia delLusso Roma - abbiamo realizzato tanti progetti con l’Associazione Modelli si Nasce, tra mostre, allestimenti, sfilate e film. Tutte iniziative in cui abbiamo potuto apprezzare la professionalità e l’entusiasmo dei ragazzi coinvolti". Aggiunge Maria Giuseppina Di Monte, direttrice della Casa Museo Boncompagni Ludovisi: "Siamo felici di ospitare una mostra che coniuga la ricerca estetica con la volontà di rendere protagonisti i ragazzi dell’Associazione Modelli si Nasce e gli studenti dell’Accademia del Lusso, che hanno lavorato insieme con slancio e professionalità al progetto".
Silvia Cento, presidente di Modelli si Nasce, spiega: "Abbiamo fondato 'Modelli si Nasce' con un obiettivo preciso: dare identità e dignità alle persone autistiche. Troppo spesso si parla di autismo in modo generico, dimenticando l’unicità e le peculiarità di ogni persona. Ognuno dei nostri ragazzi ha un quid che merita di emergere: è ciò che Cosmo Muccino Amatulli e Roberto Autuori hanno valorizzato attraverso fotografie artistiche personalizzate. La forza del progetto è stata la collaborazione tra gli studenti di Accademia del Lusso e i nostri modelli. Durante gli shooting si sono incontrati, conosciuti e hanno condiviso momenti di Crescita, Formazione e Arte. Tutto questo è stato possibile grazie alla direttrice di Accademia del Lusso, Laura Gramigna che ancora una volta ha creduto nelle potenzialità dei nostri ragazzi”. L’apertura al pubblico della mostra 'Turbanti' è prevista per il 23 marzo alle 17.30, con un evento inaugurale alla presenza dei promotori, del curatore, degli studenti e dei giovani protagonisti del progetto. Un momento di condivisione che intende sottolineare il valore artistico e sociale dell’iniziativa e rilanciare il tema dell’inclusione come responsabilità collettiva.

Categoria: cultura
17:31
Pisano (Aba Roma): "Con realme 16 Pro 'Portrait of Italians' sarà unico"
(Adnkronos) - "Il progetto 'Portrait of Italians' è un'opportunità inusuale: i nostri studenti avranno a disposizione per quasi due mesi, 24 ore al giorno, un realme 16 Pro per registrare e codificare il tema del progetto. Non è una cosa banale: non accade in un'aula, in uno studio o in un atelier, ma nella vita vera. Avere un progetto artistico che si focalizza su questo è un’occasione unica". Così Claudio Libero Pisano, official representative of the Rome academy of Fine arts professor of Contemporary museology, intervenendo oggi a Milano, alla presentazione della serie realme 16 Pro, scelta come smartphone ufficiale della Scuola di fotografia e video dell’Accademia di Belle arti di Roma. Da aprile 2026, gli studenti utilizzeranno i dispositivi nei corsi di ritratto per sperimentare tecniche di fotografia mobile, lavorando su composizione, luce e storytelling visivo, si legge in una nota.
"Una collaborazione che rientra pienamente nell’identità dell’Accademia, che rappresenta un’istituzione di alta formazione -afferma Pisano-. Il nostro obiettivo è avvicinare gli studenti non solo a una solida preparazione teorica, ma al mondo che li aspetta fuori. È un passaggio fondamentale dal punto di vista pedagogico". Per il professore, "la collaborazione di realme con l’Accademia di Belle arti rappresenta una grandissima opportunità che va oltre il piano istituzionale" perché offre agli studenti "la possibilità di misurarsi ai massimi livelli con le nuove tecnologie, una delle sfide più importanti che i musei e le istituzioni culturali oggi devono affrontare". Poi aggiunge: "Tra i partecipanti ci sono fotografi professionisti in divenire, ma anche artisti: dobbiamo valutare la creatività di ognuno, perché esiste un tipo di fotografia che richiede di essere letta con un altro punto di vista".
Lo smartphone diventa dunque uno strumento di eccellenza artistica pienamente riconosciuto. "La telefonia mobile riveste un ruolo fondamentale anche sotto il profilo formativo -osserva Pisano-. Siamo abituati a un’attività culturale estremamente performante e lo smartphone può fissare questi momenti, dando un contributo altissimo all’identificazione dello spazio quotidiano che i nostri studenti registrano". Le immagini nate su smartphone diventeranno opere d'arte destinate a un’esposizione che si terrà a giugno nella sede di Campo Boario. "L’arte è dappertutto -afferma Pisano- e noi la declineremo coinvolgendo anche gli studenti del Dipartimento curatoriale, che avranno il compito di raccontare ciò che selezioneremo". Poi conclude: "L'idea è quella di coprire con le immagini prodotte dai ragazzi non solo lo spazio espositivo, ma una parte intera dell’Accademia".

Categoria: tecnologia
17:22
Tram deragliato a Milano, Procura al lavoro per ricostruire "secondo per secondo" il tragitto: le ipotesi
(Adnkronos) - La Procura di Milano lavora per ricostruire "secondo per secondo" il tragitto del tram deragliato e confrontarlo con i risultati dei tabulati telefonici del tranviere per escludere quella che è un'ipotesi investigativa e cioè che l'uomo alla guida possa essere stato al telefono o si sia distratto in quei pochi metri che corrono sui binari che da piazza della Repubblica portano alla fermata saltata in viale Vittorio Veneto fino allo schianto contro il palazzo di via Lazzaretto.
Nell'incidente dello scorso 27 febbraio - provocato da un malore, a dire del dipendente Atm - hanno perso la vita due passeggeri e una cinquantina di persone sono rimaste ferite. Ci potrebbe essere una "difformità temporale" in riferimento alla telefonata che il tranviere avrebbe fatto a un collega per informarlo di essersi fatto male all'alluce del piede sinistro sollevando la carrozzina di un disabile. L'infortunio si sarebbe verificato a inizio turno e comunicato almeno mezz'ora prima del mancato scambio dei binari.
Quella telefonata, così come alcuni messaggi scambiati dopo il deragliamento, sono al centro dell'indagine della Procura per escludere che posso essere stata fatta poco prima di perdere il controllo del tram della linea 9. I titolari delle indagini dovranno anche procedere con gli approfondimenti sulla 'scatola nera' con la formula dell'accertamento tecnico non ripetibile.
Intato ieri il tramviere, indagato per disastro ferroviario, omicidio e lesioni colpose si è avvalso della facoltà di non rispondere: "Non è ancora nelle condizioni fisiche per farlo", ha detto il legale Mirko Mazzali.

Categoria: cronaca
17:11
Inter, Chivu squalificato per una giornata dopo le proteste contro l'Atalanta
(Adnkronos) - Cristian Chivu squalificato per una giornata dopo il caos nel finale di Inter-Atalanta di Serie A, sabato 14 marzo. E' una delle decisioni del giudice sportivo della massima serie dopo la conclusione della 29esima giornata di campionato. Il tecnico dell'Inter sconta così la doppia ammonizione (per proteste) nel finale di partita di San Siro contro i bergamaschi, dopo il gol del pari di Nikola Krstovic. Chivu non sarà così in panchina per la prossima partita contro la fiorentina, domenica 22 marzo alle 20:45.
Tra i tecnici, squalificato anche l'allenatore biancoceleste Maurizio Sarri per aver "criticato in modo irrispettoso l'operato arbitrale" sul finale di Lazio-Milan. L'allenatore toscano non sarà in panchina nella sfida tra i capitolini e il Bologna di domenica 22 marzo alle 15.

Categoria: sport
17:04
Scrive un libro dopo la morte del marito, poi la verità choc: condannata per l’omicidio
(Adnkronos) - Una madre che ha pubblicato un libro per bambini sul dolore del lutto dopo la morte improvvisa del marito è stata giudicata colpevole del suo omicidio. La vicenda che ha scioccato gli Stati Uniti arriva dallo Utah, dove Kouri Richins, 35 anni, è stata giudicata responsabile da una giuria di aver avvelenato il marito Eric Richins nel marzo 2022, somministrandogli una bevanda contenente fentanyl, un potente oppioide. Il verdetto è arrivato dopo circa tre ore di camera di consiglio.
Secondo l’accusa, la donna avrebbe pianificato il delitto per motivi economici: aveva accumulato debiti per milioni di dollari, stipulato polizze assicurative sulla vita del marito e intratteneva una relazione extraconiugale. I pubblici ministeri hanno chiamato più di 40 testimoni, tra cui la donna che ha detto di aver venduto la droga usata per uccidere l'uomo. Richins è stata inoltre riconosciuta colpevole di frode per aver richiesto indebitamente i benefici assicurativi dopo la morte del marito.
Le indagini hanno rivelato anche un precedente tentativo di avvelenamento, per il quale è stata condannata per tentato omicidio. Gli inquirenti sostengono che abbia messo la droga in un panino, quasi uccidendolo, aumentato progressivamente le dosi fino a causare la morte del marito, trovato senza vita nella loro casa vicino a Park City. "Voleva lasciare Eric Richins ma non voleva lasciare i suoi soldi", ha detto il procuratore della contea di Summit Brad Bloodworth.
Determinante è stata l’autopsia, che ha stabilito come causa del decesso un’overdose di fentanyl: nel corpo dell’uomo era presente una quantità pari a cinque volte la dose letale.
Il caso ha suscitato particolare clamore perché, pochi mesi prima dell’arresto nel marzo 2023, la donna aveva pubblicato un libro illustrato intitolato 'Are You With Me?', dedicato proprio al marito definito "un compagno fantastico e un padre meraviglioso", e pensato per aiutare i figli ad affrontare il lutto.
Richins si è sempre dichiarata non colpevole. Ora rischia una condanna che va da 25 anni all’ergastolo.

Categoria: internazionale/esteri
17:03
Calcio, Lidl e Uefa lanciano una partnership storica
(Adnkronos) - Il Gruppo Schwarz, di cui Lidl fa parte, rafforza il proprio impegno nel calcio europeo, siglando una partnership strategica a lungo termine con la Uefa – la prima di questo tipo nella storia della federazione. Questa collaborazione va oltre la classica sponsorizzazione, in quanto mira a creare un valore tangibile per la comunità attraverso i programmi educativi della Uefa. La federazione e Lidl, grazie alle rispettive expertise, uniranno le forze per portare l’alimentazione consapevole e uno stile di vita attivo a tutti i livelli: dal calcio professionistico dei grandi palcoscenici europei fino ai giovani talenti delle scuole di calcio locali. Una componente fondamentale di questo accordo, infatti, è l’impegno verso il calcio “di base” cioè quello praticato dai giovani e dalle giovani che si approcciano per la prima volta allo sport.
In qualità di partner del programma Uefa Football in Schools, Lidl si impegnerà a promuovere un'alimentazione sana e consapevole nelle scuole e a incentivare lo sport e l'attività fisica nella vita quotidiana dei bambini e delle bambine in tutta Europa. A tal fine, Uefa e Lidl stanno sviluppando congiuntamente una piattaforma digitale europea che supporti le federazioni calcistiche nazionali nell'offrire un calcio inclusivo e di alta qualità nelle scuole e nelle associazioni calcistiche locali.
La piattaforma fornirà linee guida pratiche e unirà calcio, istruzione e sana alimentazione. Saranno disponibili, inoltre, corsi online per insegnanti e allenatori per aiutarli a promuovere uno stile di vita attivo attraverso il calcio, con contenuti adattati alle diverse fasce d'età. I due partner daranno continuità al successo del Lidl Youth Camp del 2025, con l'obiettivo di ispirare i giovani talenti e - parallelamente - l’Insegna retail assumerà anche il ruolo di Official Take Care Nutrition Partner della Uefa.
“Stiamo sviluppando in modo estremamente mirato la nostra collaborazione con la Uefa, con l’obiettivo di creare un beneficio tangibile per la società. Grazie al potere del calcio - prosegue Jens Thiemer, Chief Customer Officer Lidl International - portiamo tutta la nostra esperienza sull’alimentazione sana e consapevole esattamente dove questa può fare la differenza: agli allenatori, ai genitori e ai bambini. Il cambiamento sociale che ci auspichiamo non avviene nei grandi stadi, ma proprio qui, nelle palestre scolastiche e nelle piccole associazioni sportive locali.”
“Siamo lieti di accogliere il Gruppo Schwarz come nostro primo partner corporate strategico. Insieme - afferma Guy-Laurent Epstein Uefa Marketing Director - uniamo le nostre forze per plasmare il futuro del calcio europeo in modo sostenibile, responsabile e competitivo. Insieme a Lidl, il calcio diventa un veicolo per portare la passione per l'attività fisica e la nutrizione consapevole fino ai giovani delle scuole calcio locali."
Lidl è partner della Uefa dal 2024 e in futuro ricoprirà il ruolo di global partner ufficiale sia delle squadre nazionali Uefa femminili sia di quelle maschili. Fino al 2030, Lidl supporterà prestigiose competizioni, tra cui Uefa Euro 2028 e Uefa Women’s Euro 2029. L’impegno comprende le Qualificazioni Europee Femminili 2026 e 2028, la Uefa Women’s Nations League 2027 e 2029 e Uefa Women’s Euro 2029. Nelle competizioni maschili, Lidl supporterà il Campionato Europeo di Calcio Uefa 2028, la Uefa Nations League 2027 e 2029, le Qualificazioni Europee 2027 e 2029, il Campionato Europeo Under-21 Uefa 2027 e 2029, oltre al Campionato Europeo Uefa di Futsal 2026 e 2030.

Categoria: sport
16:49
Iran, Trump: "Non voglio più l'aiuto della Nato"
(Adnkronos) - "Non vogliamo più l'aiuto dei paesi della Nato". Donald Trump accantona il piano di una coalizione internazionale formata da paesi Nato per liberare e riaprire lo Stretto di Hormuz, minacciato dall'Iran con la conseguente paralisi del traffico di greggio nel Golfo Persico e con effetti sul prezzo del petrolio. Il presidente degli Stati Uniti per giorni ha sollecitato la collaborazione dei partner, non solo Nato. Le risposte dai membri dell'Alleanza Atlantica, però, sono state negative. "Nessun paese della Nato vuole aiutarci, è meraviglioso...", dice Trump ironicamente rispondendo alle domande dei media alla Casa Bianca durante l'incontro con il primo ministro dell'Irlanda, Micheal Martin.
"La Nato ha appoggiato la nostra azione, nessuno ha detto 'non dovresti farlo'. Ora la Nato sta commettendo un errore stupido. Noi, come Stati Uniti, dovremo ricordarcene", dice Trump. Il presidente francese Emmanuel Macron ha ufficializzato il no della Francia: "Ah sì? Beh, lascerà la carica a breve...". Bocciato anche il premier britannico Keir Starmer: "Il Regno Unito si arricchisce grazie all'accordo commerciale con gli Stati Uniti. Starmer avrebbe mandato due portaerei dopo la nostra vittoria, avrebbe dovuto mandarle prima. Keir è una brava persona, ma mi ha deluso. Keir purtroppo non è Winston Churchill...". Il progetto per la coalizione rimane legato alla cooperazione con i paesi del Golfo: "Abbiamo avuto grande supporto dal Medio Oriente: Emirati Arabi, Qatar, Arabia Saudita. Israele ha garantito grande collaborazione. L'Iran è una minaccia, sono persone terribili, le peggiori dai tempi di Hitler".
"Gli Stati Uniti sono stati informati dalla maggior parte dei nostri 'alleati' della Nato che non vogliono essere coinvolti nella nostra operazione militare contro il regime terroristico dell'Iran in Medio Oriente, nonostante il fatto che quasi tutti i paesi siano fortemente d'accordo con ciò che stiamo facendo e che all'Iran non si debba in alcun modo permettere di possedere armi nucleari", scrive Trump sul social Truth.
"Non sono sorpreso dalla loro reazione, tuttavia, perché ho sempre considerato la Nato - nella quale spendiamo centinaia di miliardi di dollari all'anno per proteggere questi stessi Paesi - una strada a senso unico: noi li proteggeremo, ma loro non faranno nulla per noi, soprattutto in caso di bisogno", dice Trump ribadendo un concetto espresso a ripetizione negli ultimi giorni.
Non sono una novità nemmeno le parole con cui vengono evidenziati i successi ottenuti nell'operazione Epic Fury, avviata il 28 febbraio: "Per fortuna, abbiamo decimato l'esercito iraniano: la Marina dell'Iran è stata distrutta, l'Aeronautica è stata distrutta, la difesa antiaerea e i radar sono stati distrutti e, forse la cosa più importante, i loro leader praticamente a ogni livello sono stati eliminati e non potranno mai più minacciare noi, i nostri alleati mediorientali o il mondo", aggiunge il presidente americano. "Potremmo distruggere la rete elettrica in un'ora se volessimo, non potrebbero farci nulla. Potremmo distruggere il complesso petrolifero sull'isola di Kharg, ma poi ricostruire il paese diventerebbe impossibile. Se ce ne andassimo ora, avrebbero bisogno di 10 anni per ricostruire. Ce ne andremo presto, ma non ora".
Dopo aver pressato i partner senza ottenere risultati, Trump ribalta il discorso: l'aiuto degli alleati non serve, non viene nemmeno richiesto. "Grazie ai successi militari che abbiamo ottenuto non abbiamo più bisogno, né desideriamo l'assistenza dei Paesi della Nato. Non ne abbiamo mai avuto bisogno", aggiunge Trump, che allarga il discorso ad altri partner. "Lo stesso vale per il Giappone, l'Australia o la Corea del Sud. Anzi, parlando in qualità di presidente degli Stati Uniti d'America, di gran lunga il Paese più potente al mondo, non abbiamo bisogno dell'aiuto di nessuno", conclude.

Categoria: internazionale/esteri
16:41
Carlo III cambia ruolo, da sovrano a DJ. E il risultato è incredibile
(Adnkronos) - Giardiniere, pittore, barman, oltre che re, naturalmente. Non c'è attività nella quale Carlo non rinunci a cimentarsi, e perfino con una buona dose di successo. E adesso si è messo a fare anche il Dj. Certo, l'abito non era né casual e né da rapper, ieri sera, ma un impeccabile vestito total grey dalla cravatta al fazzoletto nel taschino, dunque ben lontano dai jeans over size e t-shirt, come quelli che indossava il Dj Christian St. Louis, accanto al sovrano alla consolle degli Aviva Studios di Manchester.
Con la mano sinistra in tasca, come a dire "posso tranquillamente farcela con una sola", re Carlo III si è avvicinato con nonchalanche al banco da mixaggio. E si è cimentato nella prova! Il verdetto: il sovrano se l'è cavata egregiamente!
"Gli ho mostrato come fare un crossfade, fermare una traccia e passare alla successiva. Sprigionava un'energia incredibile", ha confidato a People il giovane di 22 anni, che ha beneficiato del finanziamento del King's Trust per l'impiego. Se infatti il sovrano ha fatto il Dj per un giorno, è stato per una buona causa: la collaborazione tra l'associazione King's Trust, che quest'anno festeggia i suoi 50 anni, e Factory Academy, associazione fondata dal monarca britannico che aiuta i giovani bisognosi ad accedere al mercato del lavoro.
All'inizio il re ha ammesso che stava "cercando di prenderci la mano", ma poi Christian St Louis gli ha spiegato: "Prima carichi le tracce e poi premi questo pulsante. Una volta che sai cosa fare, è facile". Da allora in poi, tutto è filato liscio... mancava soltanto la gente in pista a ballare la musica del re! Ma anche senza, Charles non ha rinunciato a incontrare tanti giovani che avevano imparato, attraverso la Factory Academy di Aviva Studios, lavori come quello di costruire palcoscenici, realizzarne l'illuminazione, produrre il suono.
Creative Futures ha aiutato più di 100 ragazzi in tutta Manchester e ora sta sostenendo i giovani in altre parti del Regno Unito. Lanciata nel 2018 da Factory International, l'accademia mira a fornire percorsi di carriera accessibili nel settore creativo e a migliorare le competenze in tutta la regione. La Factory Academy ha collaborato con il King's Trust per fornire programmi di Creative Futures. Il re ha anche scoperto una targa a ricordo della sua visita prima di essere condotto fuori per assistere a un'esibizione di un coro del Royal Northern College of Music. Infine, ha parlato brevemente con il pubblico fuori dagli Studios.

Categoria: internazionale/esteri
16:38
Cuba, la dissidente Kenia Rodriguez: "Sull'isola collasso totale. Trump? Una speranza"
(Adnkronos) - Cuba attraversa una delle fasi più critiche della sua storia recente, tra crisi energetica, collasso economico e crescente tensione sociale. Secondo la dissidente cubana residente in Italia Kenia Rodríguez, attivista del Movimento Las Guerreras e dell’Associazione 17 dicembre, il Paese è ormai oltre il punto di rottura, mentre all’interno cresce un’opposizione sempre meno disposta al silenzio. "A Cuba sta crescendo il movimento dell’opposizione interna, che già esisteva. Adesso è cresciuto ancora di più, perché le persone hanno perso la paura verso il regime cubano", dice in un'intervista all'Adnkronos. Una trasformazione profonda, che secondo Rodríguez segna un cambio di fase. Ma è soprattutto sul piano sistemico che la diagnosi diventa drastica. "Cuba è al collasso, ma non soltanto energetico: è un collasso totale del sistema. Non c’è possibilità di retromarcia, siamo a un punto di non ritorno. La dittatura comunista cubana è un sistema completamente fallito", sostiene.
Una crisi che, a suo avviso, non nasce oggi. "Il sistema economico cubano non è mai stato stabile in questi 67 anni. Si è sempre salvato grazie agli aiuti umanitari e alle donazioni del resto del mondo. Ma il 90% di queste risorse andava alla dittatura e solo il 10% alla popolazione". Da qui, una condizione cronica di scarsità: "Non abbiamo mai avuto niente, solo briciole per andare avanti, mentre la paura ha sempre prevalso sul senso di civiltà e dignità". Oggi, però, il quadro è precipitato. "L’economia è in fase di implosione: non c’è più niente, non c’è petrolio, non c’è nulla". Rodríguez attribuisce precise responsabilità al potere: "È stata la stessa dittatura a distruggerla". E cita il declino dei settori storici: "Le fabbriche della canna da zucchero sono state lasciate deteriorare fino a non funzionare più. Anche il settore del tabacco è crollato: mancava il personale, perché la gente, schiacciata dalla fame e dalla povertà, scappava dal Paese o smetteva di lavorare, anche perché i profitti venivano presi dalla dittatura".
In questo scenario, il ruolo degli Usa viene letto in chiave positiva dall’opposizione. "Le trattative sono un’opportunità. Gli Stati Uniti sono stati gli unici ad ascoltare il nostro grido di aiuto, mentre altri hanno voltato lo sguardo", spiega Rodríguez. Una posizione che si lega anche alla diaspora: "La maggior parte della comunità cubana in esilio si trova negli Stati Uniti e tutti vogliamo la stessa cosa: una Cuba libera". Quanto al tema della sovranità, ribatte: "Non crediamo ci siano rischi, anche perché non siamo mai stati realmente sovrani. Per gran parte di questi 67 anni siamo stati sotto l’influenza della Russia". Le dichiarazioni di Donald Trump vengono interpretate non come una minaccia, ma come uno strumento di pressione. "Sono una pressione negoziale, una grande pressione negoziale", afferma, sottolineando anche il ruolo di Marco Rubio, "di origini cubane", che "conosce bene cosa ha fatto la dittatura". Rodríguez richiama il dramma dell’esilio: "È cresciuto ascoltando il dolore di madri e figli separati, di persone morte nel mare cercando di fuggire, nella giungla del Nicaragua o nel Rio Bravo".
L’obiettivo, però, resta evitare uno scenario bellico: "Non vogliamo una guerra: vogliamo solo che ci lascino in pace e che se ne vadano i Castro, Díaz-Canel e tutti coloro che sostengono il Partito Comunista". La "pressione negoziale", insiste, dovrebbe portare a una transizione: "Devono lasciare il Paese pacificamente e restituire Cuba ai cubani, anche con l’aiuto degli Stati Uniti". Una richiesta che, denuncia, è rimasta inascoltata altrove: "Abbiamo chiesto aiuto all’Onu, al Parlamento Europeo, all’Oea, ma nessuno ci ha ascoltato. L’unico è stato Trump". Per questo, tra i dissidenti, quella linea politica viene percepita "come una luce alla fine del tunnel, una speranza".
In chiusura, Rodríguez affida il suo messaggio alle parole della madre: "Io sono nata lì, non sono io che me ne devo andare. Sono loro, i dittatori, che se ne devono andare". Un’affermazione che riassume una rivendicazione più ampia: "Il mondo deve sapere la verità: Cuba è governata da dittatori". E respinge una delle narrazioni più diffuse sul sistema cubano: "Non è vero che ci hanno dato un’educazione gratuita". Racconta invece un’altra realtà: "Dagli 11 ai 18-19 anni dovevamo lavorare nei campi per ore ogni giorno, per l’esportazione agricola. Lo chiamavano volontariato, ma non lo era". Un Paese, conclude implicitamente la sua testimonianza, dove la crisi materiale si intreccia con una battaglia politica e civile ancora aperta. (di Antonio Atte)
Le parole della dissidente "sono una fotografia senza filtri di quanto accade oggi a Cuba, dove più di sessant’anni di socialismo reale hanno ridotto il popolo alla fame e regalato, invece, alla famiglia Castro una vita di lussi. Molti pensano che il collasso economico sia dovuto all’embargo americano, mentre il problema è sempre stato il quadro catastrofico in cui i cubani hanno vissuto, con l’impossibilità di fare impresa, la negazione dei diritti umani e le confische dei prodotti agricoli ai contadini da parte del regime. Aficionados di Fidel come Ilaria Salis e Mimmo Lucano dovrebbero imparare a memoria le dichiarazioni di Kenia Rodriguez! Se davvero hanno voglia di fare qualcosa per il popolo cubano, inizino a prendere le distanze dal castrismo”. Così la senatrice Cinzia Pellegrino, capogruppo di Fratelli d’Italia in Commissione straordinaria per i diritti umani.

Categoria: internazionale/esteri
16:35
Guerra Iran, Giansanti: "Morte Larijani perdita per chi cerca dialogo"
(Adnkronos) - La morte di Ali Larijani, se confermata, di certo rappresenta "una grossa perdita per chi cerca un'interlocuzione con Teheran", e da questo punto di vista non fa che sottolineare come gli interessi israeliani e americani in questa guerra non sempre coincidano. Così l'ex ambasciatore a Teheran, Luca Giansanti, commenta con l'Adnkronos l'uccisione del capo del Consiglio supremo di sicurezza nazionale, considerato il volto pragmatico del regime.
In attesa che arrivi la conferma da parte iraniana della sua morte, che "immagino arriverà", non si può negare che l'eliminazione di Larijani "sia un brutto colpo per il sistema", sostiene Giansanti, sottolineando come l'ex presidente del Parlamento di Teheran fosse "uno degli ultimi rimasti in grado di tenere insieme i vari pezzi: grazie alla sua lunga esperienza nelle istituzioni riusciva ad unire il mondo diplomatico, politico e di sicurezza, riusciva a parlare con tutti".
L'eliminazione di Larijani "è una perdita per chiunque cerchi un'interlocuzione con Teheran", ragiona Giansanti, convinto che la sua morte dimostri ancora una volta come in questa guerra gli interessi israeliani e quelli americani "non sempre coincidano".
Ciò premesso, e sottolineata ancora una volta "la profondità di conoscenze" che aveva il capo del Consiglio supremo di sicurezza - impegnato nelle ultime settimane "a fiancheggiare l'attività diplomatica" nei negoziati con Washington sul nucleare - l'ex ambasciatore tiene a sottolineare che "il sistema iraniano non si regge sulle singole persone e si adatta rapidamente". C'è il rischio che il suo posto venga preso da personaggi più radicali e oltranzisti? "E' ormai dal 2018, da quando gli Stati Uniti si sono ritirati dall'accordo sul nucleare, che si sono susseguite azioni politiche e militari che hanno rafforzato l'ala più dura e incardinata nel sistema di sicurezza e di difesa del regime", commenta Giansanti.
L'ex ambasciatore parla quindi della posizione assunta dall'Europa dinanzi alle richieste di Donald Trump per una missione di scorta navale nello Stretto di Hormuz, cui ha opposto un rifiuto. "Si tratta di una posizione assennata, equilibrata e saggia e speriamo continui a restare tale", riconosce, ammettendo tuttavia che "l'esperienza recente" dell'atteggiamento nei confronti del presidente americano "non mi lasci molto ottimista". "Quel che è certo - chiosa - è che la questione di Hormuz non può essere risolta con una presenza militare navale, quello che serve è una cessazione delle ostilità e un accordo ampio che riporti la stabilità. Senza di quello armatori e compagnie di assicurazione non torneranno".
Le condizioni perché Trump rivendichi la vittoria? "E' davvero complicato dire quali possano essere e anche su questo le posizione di Israele e Stati Uniti divergono. Il presidente americano avrebbe potuto dichiarare la vittoria il primo giorno, quando è stato ucciso Ali Khamenei, o il settimo, quando il presidente iraniano Masoud Pezeshkian aveva lanciato messaggi più concilianti ai Paesi del Golfo. Non lo ha fatto e ora più le cose vanno avanti più diventa complicato, anche perché la strategia iraniana di escalation sta funzionando: Teheran sta subendo l'inferiorità militare drammatica e dopo 20 giorni di conflitto non fa che accrescersi, ma pur con mezzi militari ridotti riesce a infliggere danni che stanno avendo un impatto pesantissimo sull'economia".

Categoria: internazionale/esteri
16:28
Iran, Crosetto: "Serve missione Onu per garantire sicurezza nello Stretto di Hormuz"
(Adnkronos) - "I Paesi non hanno detto no a mettere in sicurezza Hormuz. Hanno detto no a una missione che poteva sembrare quasi un ingresso in guerra in quel canale, mentre invece ciò che auspicano tutti i Paesi è una missione multilaterale internazionale che in qualche modo possa garantire la sicurezza a Hormuz". Così il ministro della Difesa, Guido Crosetto in un collegamento con Tg4 'Diario del giorno' per il quale "la presenza dell'Unifil è la salvezza del Libano" .
"Bisognerebbe che le le Nazioni Unite si mettessero alla testa di questa cosa e poi a quel punto, probabilmente tutte le nazioni ma non soltanto quelle europee, non soltanto quelle della Nato, ma a quel punto anche tutte quelle asiatiche e l'India, parteciperebbero perché l'impatto energetico di Hormuz è principalmente verso l'Asia - ha sottolineato - Per noi è un impatto molto forte soltanto per l'aumento dei prezzi conseguente al blocco di Hormuz e per la parte che riguarda il gas liquido che arriva dal Qatar, ma l'impatto principale è quello che stanno subendo l'India, la Cina, cioè l'Asia. Per cui probabilmente una missione che metta in sicurezza Hormuz riuscirebbe a mettere attorno al tavolo d'accordo quasi tutto il mondo, perché non provare a farla?".
"I primi a chiederci di rimanere in questa fase per tutelare una possibilità della fine della guerra che sta colpendo il Libano sono gli stessi libanesi e le stesse Nazioni Unite - ha detto ancora Crosetto - Gli stessi contingenti si rendono conto del valore di questa missione di pace per far finire anche questa guerra che è in corso. Le alternative sono due: o in qualche modo gli Hezbollah vengono disarmati da una missione multilaterale delle Nazioni Unite o li disarma Israele con la guerra come sta facendo adesso. Non c'è una terza via, per cui la nostra presenza è la salvezza del Libano ed è un modo per evitare una nuova guerra civile che infiamma il Libano, poi magari da lì si trasferisce alla Siria, in Giordania, perché il più grande problema quando scoppiano questi incendi é che vengano spenti il prima possibile non che li si lasci a bruciare altri terreni e ad allargarsi ed è quello che sta facendo la missione Unifil lì".
Parlando dei diversi attacchi alle nostre basi in Medio Oriente, Crosetto ha detto: "La preoccupazione è tanta, non si immagina quanto". "Tutti i militari che era troppo pericoloso lasciare, non aveva senso perché la loro missione non sarebbe stata portata avanti, sono stati fatti rientrare, ne saranno fatti rientrare altri - ha affermato - quasi totalmente da Baghdad, ancora una parte da Erbil, ancora una parte dal Kuwait; quelli che rimangono devono avere la garanzia di sicurezza e di avere qualcosa da fare. Non si può lasciare qualcuno che non abbia una missione e non sia fondamentale per ciò che deve fare in quel luogo, per cui tutti gli altri sono stati fatti rientrare o saranno fatti rientrare a breve".

Categoria: internazionale/esteri
16:20
Meningite, epidemia fra studenti in Uk: 2 morti e 15 casi confermati
(Adnkronos) - E' allarme meningite in Inghilterra, dove negli ultimi giorni si è registrata una preoccupante diffusione di casi, in particolare tra studenti universitari. Un recente focolaio nel Kent, zona a Sud-Est di Londra ha causato due morti e 13 ricoveri, spingendo le autorità sanitarie ad avviare campagne di vaccinazione e somministrazione di antibiotici per contenere il contagio
Le vittime sono un alunno della Queen Elizabeth's Grammar School di Faversham e uno studente dell'università del Kent. Le autorità sanitarie hanno contattato 30mila persone, tra studenti, personale delle scuole e dell'università del Kent e i loro familiari, per la sorveglianza che scatta in questi casi.
L'Agenzia britannica per la sicurezza sanitaria (UKHSA) ha dichiarato che ci sono ad oggi 15 casi, di cui 4 confermati (compresi i due decessi) di meningite B, contro il quale la maggior parte della popolazione non è vaccinata. I restanti sono sotto indagine.
Per questo è stato annunciato l'avvio di un piccolo programma di vaccinazione per gli studenti residenti nelle residenze universitarie del campus di Canterbury. Il vaccino contro la meningite B - riporta la 'Bbc' - sarà offerto ad alcuni studenti dell'università del Kent nell'ambito di un programma mirato per contrastare l'epidemia. Il ministro della Salute, Wes Streeting, ha anche affermato che "i criteri di ammissibilità generale per il vaccino contro la MenB saranno riesaminati".
La vaccinazione di routine contro la MenB è stata introdotta per i neonati nel 2015, il che significa che gli adolescenti più grandi non sono stati vaccinati, a meno che non lo abbiano ricevuto privatamente.
La meningite è una malattia infettiva che consiste nell’infiammazione delle meningi, le membrane che avvolgono cervello e midollo spinale. Può essere causata da virus, batteri o altri microrganismi.
La forma batterica, causata da Neisseria meningitidis sierogruppo B, è la più grave e fulminante. Colpisce le membrane del cervello (meningi) e il sangue (sepsi) ed è particolarmente pericolosa per neonati e adolescenti a cui può causare danni permanenti o il decesso in poche ore.
I sintomi possono comparire improvvisamente e peggiorare velocemente: tra i più comuni ci sono febbre alta, forte mal di testa, rigidità del collo, nausea, vomito e sonnolenza. In alcuni casi può comparire anche un’eruzione cutanea che non scompare alla pressione, segno tipico delle forme più gravi .
La malattia si trasmette attraverso il contatto stretto tra persone, ad esempio tramite saliva, tosse o condivisione di oggetti.
La prevenzione è fondamentale: il metodo più efficace è la vaccinazione contro i principali batteri responsabili (come meningococco, pneumococco e Haemophilus influenzae). Inoltre, è importante evitare comportamenti a rischio, come condividere bevande o oggetti personali, e rivolgersi subito a un medico in presenza dei sintomi .
Sull'epidemia è intervenuto via social l'infettivologo Matteo Bassetti: "Bisogna fare di più dal punto di vista della prevenzione, anche in Italia", sottolinea.

Categoria: internazionale/esteri
16:18
Geberit apre a Milano primo spazio polifunzionale del gruppo
(Adnkronos) - Geberit ha presentato oggi in anteprima 'Geberit Experience Center': il nuovo spazio polifunzionale del brand a Milano che nasce - viene spiegato dal gruppo in una nota - "come luogo di incontro e confronto, dove accogliere progettisti, imprese, architetti, installatori, consumatori finali e istituzioni per un dialogo costante con il settore di riferimento e la comunità locale". La scelta dell’Italia e in particolare di Milano - viene chiarito - "s'inserisce in una precisa visione aziendale che attribuisce al nostro Paese un ruolo centrale. L’Italia rappresenta il terzo mercato per fatturato del gruppo Geberit e da sempre si distingue per cultura progettuale, capacità installativa, solidità della filiera e sensibilità al design".
“L’Italia continua a rappresentare un mercato strategico per Geberit”, dichiara Giorgio Castiglioni, direttore generale di Geberit. “Nel 2025 abbiamo registrato una crescita dell’1,6%, all’interno di un percorso di sviluppo che ci ha portato da 174 milioni di euro nel 2020 a 273 milioni di fatturato netto nel 2025. Un risultato che riflette la fiducia nel nostro brand da parte degli italiani, oltre che la solidità delle relazioni costruite con partner grossisti, installatori, progettisti, imprese e architetti. Proprio per questo, l’apertura del nostro Geberit Experience Center è una dimostrazione concreta di quanto l’Italia sia, oggi e sempre di più, al centro del nostro percorso”.
Situato in via Tortona 31 presso Opificio 31, Geberit Experience Center si inserisce nello storico distretto milanese del design per ribadire "la volontà di raccontare il design ad alto valore innovativo e funzionale di Geberit e di diventare attore attivo, pronto a dialogare con la città, da sempre luogo perfetto per costruire visioni, linguaggi e modelli che spesso diventano rilevanti ben oltre i confini italiani".
La sfida del nuovo spazio è stata quella di tradurre in forma progettuale l’expertise e il know-how idraulico di Geberit, sintetizzate nel concept 'Mastering Water', che esprime il Dna dell’azienda e la sua capacità di gestire l’acqua lungo tutto il suo percorso all’interno degli edifici. "L’acqua, infatti - viene sottolineato nel comunicato stampa dal gruppo - svolge tre funzioni fondamentali: è indispensabile per la nutrizione, viene utilizzata per l’igiene e la pulizia e agisce come mezzo di trasporto per sostanze e materiali. Da qui nasce l’approccio olistico di Geberit alla gestione dell’acqua: una risorsa da governare in modo controllato, efficiente e sostenibile, sempre al servizio del benessere quotidiano delle persone".
“Geberit Experience Center nasce per dare forma concreta a ciò che il nostro brand rappresenta da oltre 150 anni: gestire l’acqua in modo intelligente per il benessere, il comfort e l’affidabilità quotidiana”, aggiunge Silvia del Vitto, direttrice marketing di Geberit. “Non è pensato per essere un semplice showroom, ma come uno spazio permanente, vivo e relazionale, concepito per ospitare momenti di formazione, workshop, eventi, networking e confronto con professionisti, partner, studenti e stakeholder. Vogliamo anche aprirci alla città. Il nostro obiettivo è che il centro diventi un luogo aperto, riconoscibile e in dialogo con la comunità, dove competenza tecnica, cultura dell’acqua e innovazione si trasformano in esperienza diretta”.
Per tradurre questa visione, Geberit si è affidata all’esperienza di Poli.design, il centro per la formazione post-laurea a livello nazionale e internazionale parte integrante del sistema design del Politecnico di Milano, per l’envisioning progettuale e strategico e al rinomato studio di architettura Ippolito Fleitz Group, grazie a cui i concept elaborati sono stati sviluppati a livello di spazi e progetto architettonico. Lo spazio interno di quasi 800 metri quadrati si divide in due sezioni interconnesse, in un open space "dove il percorso olistico in cui l'identità di Geberit si dispiega prende vita: dall’expertise ingegneristica, fino all’esplorazione nel dettaglio delle soluzioni innovative del brand, che si inseriscono perfettamente con il carattere industriale dell'edificio". Al centro di questa esperienza immersiva c'è l'acqua, l'elemento essenziale che collega la tecnologia, lo spazio e l'identità di Geberit. Questo ambiente unico trasmette il suo Dna in modo integrato, offrendo ai visitatori un'esperienza coinvolgente e distintiva.
Al centro dell’experience center si sviluppa la mastering Water Tower, una struttura simbolica che rende visibili i flussi dell’acqua e i sistemi infrastrutturali dell’edificio. Attraverso dimostrazioni dal vivo, giochi di luce dinamici e un percorso esperienziale dedicato al concetto di mastering water, i sistemi normalmente nascosti dietro la parete diventano tangibili e coinvolgenti. Un racconto integrato in cui dimensioni fisiche, meccaniche e digitali si fondono, dando forma a un’esperienza immersiva che esprime in modo distintivo il Dna di Geberit.
L’area Techxpert si configura in un ambiente che richiama l’atmosfera di un’officina contemporanea, dove gli esperti Geberit presenteranno dal vivo prodotti e soluzioni su un banco da lavoro dedicato. L’esperienza fisica si arricchisce di una dimensione digitale, con contenuti olografici integrati all’interno delle tubazioni che trasformano l’infrastruttura tecnica in uno spazio espositivo immersivo e coinvolgente.
C'è poi la Design meet function, un’area espositiva composta da quattro ambienti bagno reali, pensati per presentare la varietà di prodotti e soluzioni Geberit in contesti applicativi concreti. Attraverso un intelligente gioco di luci e scenografie dinamiche, gli spazi si trasformano e si moltiplicano, dando vita a nove configurazioni differenti che raccontano in modo efficace la versatilità progettuale delle soluzioni estetiche del brand. Mix & Match è un’area pensata per valorizzare la libertà di scelta tra forme, colori e materiali dei prodotti Geberit, mostrando come esigenze individuali e configurazioni progettuali differenti possano trovare risposta all’interno di un ambiente dinamico e flessibile. Uno spazio pensato per raccontare il bagno come espressione di stile, funzionalità e libertà compositiva.
Water Talks è un ambiente definito da un grande schermo e uno sfondo metallico dalle tonalità argentate, dove gli esperti Geberit possono presentare le innovazioni e le conoscenze relative ai prodotti e alle soluzioni del brand, trasformando lo spazio in un punto focale per il dialogo e la condivisione. Il Water Bar caratterizzato da una palette di tonalità blu e bianche, si configura come uno spazio accogliente dedicato all’incontro e allo scambio. Il soffitto e le pareti richiamano il movimento dell’acqua, contribuendo a creare un’atmosfera immersiva e rilassata che favorisce il dialogo e la condivisione.
Oltre a queste aree, ci sarà uno spazio dedicato al product testing che consentirà ai visitatori di sperimentare direttamente soluzioni e tecnologie Geberit. Un’esperienza concreta che permette di comprenderne performance, qualità e funzionalità. Lo spazio è stato realizzato con la collaborazione e il contributo di Marazzi Group, simbolo del Made in Italy nel settore delle piastrelle di ceramica, Zucchetti Rubinetteria, brand conosciuto ed apprezzato in tutto il mondo, punto di riferimento del settore rubinetteria e BTicino, leader nel settore delle infrastrutture digitali ed elettriche degli edifici.
Geberit Experience Center aprirà le porte ai visitatori a partire dal 20 aprile, durante la settimana del FuoriSalone 2026, in cui l’azienda ospiterà l’installazione 'Flow. Form. Function', realizzata in collaborazione con lo studio di architettura Atelier Oï: un percorso immersivo che unisce arte, design e il know-how tecnologico dell’azienda, dando forma a uno spazio in cui il flusso dell’acqua consente una perfetta armonia tra forma e funzionalità.

Categoria: lavoro
16:12
Imprese, Gruppo Cap vince Top Utility Award Assoluto 2026
(Adnkronos) - Gruppo Cap conquista il Top Utility Award Assoluto, il riconoscimento più prestigioso assegnato alle utility italiane. Il premio è stato conferito oggi a Milano nell’ambito della presentazione del XIV Rapporto Althesys “Cambiare per crescere”, ospitata a Palazzo Turati. Il premio viene attribuito all’azienda che ha registrato le migliori performance complessive tra le 100 maggiori utility italiane, sulla base di un ampio insieme di parametri che includono sostenibilità, efficienza operativa, solidità economico-finanziaria, innovazione e capacità di generare valore per il territorio. Assegnato da Althesys, il premio Top Utility è considerato il principale riconoscimento nazionale per il settore dei servizi pubblici locali.
Oltre alla vittoria del premio principale, Gruppo Cap è stata inserita nella cinquina finale di altre due categorie strategiche, il Top Utility Award Esg e il Top Utility Award Territorio & Comunità. Un traguardo che certifica la solidità del modello industriale di CAP, valorizzando da un lato l’impegno verso comunità e stakeholder, dall’altro la qualità del percorso di rendicontazione di sostenibilità, rafforzato dalla scelta di adottare volontariamente i criteri Esrs previsti dalla direttiva europea Csrd anche nell’attuale contesto di evoluzione normativa.
"Ricevere il premio Assoluto nell’edizione dedicata al tema “Cambiare per crescere” ci riempie di orgoglio ed è il riconoscimento del lavoro di tutte le persone di Gruppo CAP - afferma Yuri Santagostino, presidente esecutivo dell’azienda -. In un settore complesso come il nostro, innovazione tecnologica ed equilibrio finanziario devono procedere di pari passo con la cura del territorio e l’attenzione ai criteri Esg. Essere finalisti in tre categorie e ottenere il riconoscimento più prestigioso di questa XIV edizione dimostra che il nostro approccio integrato, basato su investimenti sostenibili e ascolto delle comunità, è la strada giusta per generare valore reale per il Paese".

Categoria: sostenibilita
15:43
Maltempo in Calabria, frane e strade allagate. Nel Vibonese crolla atrio in una scuola
(Adnkronos) - La Calabria stretta nella morsa del maltempo, tra frane e strade allagate. Tragedia sfiorata a Capistrano, nel Vibonese, dove è crollato l'atrio di una scuola, a Taormina a causa delle forti piogge è crollato invece un palazzo disabitato nei pressi di Porta Messina.
Particolarmente colpito è il territorio della costa ionica cosentina, in particolare i Comuni di Corigliano Rossano, Mirto, Calopezzati, Pietrapaola e Mandatoriccio, dove la pioggia incessante ha provocato allagamenti, smottamenti e difficoltà alla viabilità. La Strada Statale 106, unico punto di raccordo tra la Sibaritide e il Basso Jonio, è finita sott'acqua: il tratto all'altezza di località 'Toscano', a Corigliano Rossano, è allagato, e al momento, il traffico risulta paralizzato. La situazione è critica nel territorio di Crosia, dove le fiumare Trionto e Fiumarella hanno superato gli argini provocando diffusi allagamenti. Nel centro storico, inoltre, si verificata una frana nei pressi delle case popolari, che ha reso necessaria l'evacuazione precauzionale di circa 80 persone. Diverse persone sono rimaste bloccate nelle auto e nelle abitazioni, a causa dell'innalzamento rapido del livello dell'acqua, e sono in corso le operazioni di recupero da parte dei vigili del fuoco.
Situazione difficile anche nel Vibonese, in particolare a Gerocarne e Monterosso Calabro, dove diverse frane hanno causato l'interruzione di alcune strade provinciali. Al momento, il Gos (Gruppo Operativo Speciale) dei vigili del fuoco sta operando sulla Strada provinciale 54 Filogaso–San Nicola da Crissa, interessata da smottamenti e colate di fango. Tragedia sfiorata a Capistrano: a causa del maltempo, l'atrio del plesso scolastico di via Marconi ha in parte ceduto, i bambini sono stati fatti evacuare e accompagnati a casa con uno scuolabus e la scuola nei prossimi giorni resterà chiusa.
Nel corso della notte, il Comune di Sorianello è stato particolarmente colpito dagli eventi meteorologici. Un'abitazione con quattro persone all'interno è rimasta isolata a seguito del cedimento della strada di accesso. Alle prime luci dell'alba, i vigili del fuoco hanno raggiunto l'abitazione e le hanno tratte in salvo. Sempre a Sorianello, una frana in via Roma ha ostruito l'accesso ad alcune abitazioni. Inoltre, a Soriano Calabro, Filadelfia, Simbario e Joppolo si registra la caduta di alberi in strada, che ha causato rallentamenti e disagi alla circolazione.
A causa delle forti piogge degli ultimi giorni, è crollato a Taormina nella serata di ieri, un palazzo disabitato, nei pressi di Porta Messina, a due passi da un ristorante. Per fortuna non si registrano feriti.

Categoria: cronaca
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19:51
Fiorello parte con 'La Mattinanza' su Rai2 ma per il mattino di Rai1 è un boccone amaro
(Adnkronos) - Fiorello domani parte con 'La Mattinanza', alle 7.10 su Rai2. La seconda rete pubblica proporrà ogni mattina fino alle 8 la replica del radio show 'La Pennicanza', che lo showman conduce con Fabrizio Biggio dalle 13.45 alle 14.30 su Radio2, con l'aggiunta di qualche contenuto inedito. La notizia, però, spoilerata in diretta lunedì da Fiorello, ha sorpreso la filiera del daytime e i vertici del marketing e della Produzione Rai e ha riaperto una vecchia ferita, quella che portò Rai2 e Rai1 a competere in quella fascia all'epoca di 'Viva Rai2'. Allora, il progetto di portare Fiorello su Rai1 fu osteggiato dal Cdr del Tg1, allora guidato da Monica Maggioni, preoccupato per la perdita di spazi cogestiti dalla testata nella fascia delle morning news, e il programma fu collocato su Rai2, togliendo non poca luce al palinsesto mattutino di Rai1 senza però procurare una crescita sul lungo periodo della seconda rete che, finito lo show di Fiorello, è tornata agli ascolti abituali.
Ora, 'La Mattinanza' rischia di abbattersi come un fulmine di primavera sull'ultimo segmento di 'Uno Mattina News', il contenitore di infotainment del mattino di Rai1 condotto da Tiberio Timperi con la giornalista del Tg1 Maria Soave. Un programma che, nato nella sua veste rinnovata all'inizio di questa stagione, stava andando decisamente meglio dell'analogo contenitore dello scorso anno. Qualcuno nei corridoi Rai sostiene che si sarebbe potuto trovare il modo di portare Fiorello proprio su Rai1, ma che la cosa non è andata in porto e non solo per i tempi stretti. Ma forse anche perché Fiorello, che pur andando in onda nel day time viene gestito 'ad personam' dalla direzione Prime Time in quanto talent di punta, non ha mai dimenticato quel 'no' del Cdr del Tg1.

Categoria: spettacoli
19:18
Tutte le armi (e gli alleati) che servirebbero a Trump per riaprire lo Stretto di Hormuz
(Adnkronos) - Il 4 marzo 2026 l'Iran ha ufficialmente dichiarato chiuso lo Stretto di Hormuz. Da quel momento, uno dei passaggi marittimi più strategici del pianeta, attraverso cui transita circa il 20% del petrolio mondiale, ma anche buona parte del gas del Qatar, e forniture cruciali di zolfo ed elio, è diventato il teatro di una crisi senza precedenti dalla guerra delle petroliere degli anni Ottanta.
Per capire cosa servirebbe per riaprire lo Stretto, bisogna prima capire cosa lo minaccia. La Marina dei Guardiani della Rivoluzione Islamica (Irgc) ha costruito negli anni una dottrina di guerra asimmetrica anti-accesso (A2/AD) pensata per rendere il transito nel Golfo Persico così pericoloso da scoraggiare qualsiasi navigazione commerciale, senza necessità di ingaggiare direttamente la Marina degli Stati Uniti in combattimento aperto.
L'arsenale iraniano è composito e sofisticato:
• Mine navali: Iran dispone di una riserva stimata tra 5.000 e 6.000 mine navali, anche se al 12 marzo secondo il Centcom, comando centrale americano, erano state effettivamente posate meno di 10 mine nella strettoia, segno che Teheran ha preferito inizialmente evitare il costo politico di un blocco totale
• Droni aerei (Uav): Teheran impiega sciami di Shahed e velivoli simili, in parte prodotti con componenti di derivazione russa, capaci di volare a bassa quota in un ambiente elettromagneticamente congestionato come il Golfo, complicando la rilevazione radar
• Veicoli di superficie non pilotati (Usv): Imbarcazioni kamikaze telecomandante in grado di colpire petroliere e navi da guerra
• Barchini veloci: La tattica dello sciame di fast boat, collaudata da decenni, rimane una delle più difficili da neutralizzare in acque ristrette
• Missili anti-nave: Batterie costiere e missili balistici anti-nave, capaci di minacciare navi a decine di miglia di distanza
Tra il 28 febbraio e il 12 marzo, almeno 10 navi commerciali sono state attaccate nelle acque del Golfo Persico e dello Stretto. Centcom ha risposto distruggendo oltre 100 imbarcazioni navali iraniane e colpendo depositi e impianti di produzione di mine. Ma la minaccia non è eliminata: i droni aerei e gli Usv possono essere lanciati da coste, isole e piccole imbarcazioni difficilmente tracciabili.
Il contrammiraglio in congedo Mark Montgomery, ex comandante di un carrier strike group (il gruppo navale che ha al centro una portaerei) ha delineato una tabella di marcia operativa che spiega cosa servirebbe a livello militare per garantire il libero passaggio delle navi attraverso lo stretto. Non si tratta di un'operazione semplice, né rapida.
Primo: degradare fino a un "rischio militarmente gestibile" missili, mine, droni e Usv che possono minacciare le forze Usa e le navi commerciali. Centcom ha già superato i 7.000 obiettivi colpiti e le 6.500 sortite di combattimento, ma il processo non è concluso.
Secondo: mantenere "un occhio che non batte ciglio per 50 miglia su ciascun lato dello Stretto e 100 miglia verso l'entroterra" - il che significa ISR (Intelligence, Surveillance, Reconnaissance) continuativo, con droni MQ-9 Reaper e aeromobili da pattugliamento marittimo. Va detto che gli Usa hanno già perso circa una dozzina di Reaper dall'inizio del conflitto. Si tratta dei droni che il Pentagono vuole “pensionare” (ai quali il Wall street journal ha dedicato un approfondimento).
Terzo: mantenere "quattro-otto aeromobili persistentemente in quota" durante le operazioni di convoglio, equipaggiati con Advanced Precision Kill Weapon System (Apkws) - un razzo da 25.000 dollari particolarmente efficace contro i droni Shahed - per intercettare le minacce aeree in tempo reale.
Quarto: disporre elicotteri armati pronti a colpire le fast boat che emergessero dalla costa o dalle isole.
Quinto: schierare da 10 a 14 cacciatorpediniere Aegis, considerate le navi da guerra "perfette" per scortare un convoglio grazie alla loro cupola di difesa aerea integrata, che dovrebbero progressivamente cedere posizione agli alleati una volta stabilizzata la situazione.
Il tallone d'Achille dell'intera operazione è la guerra alle mine. E qui emerge una storia imbarazzante per il Pentagono.
Nel gennaio 2026, le ultime quattro Avenger - le navi cacciamine dedicate che la US Navy aveva nel Golfo - sono state caricate su una nave trasporto pesante e avviate verso Philadelphia per essere demolite. La loro sostituzione prevista erano tre Littoral Combat Ship (Lcs) di classe Independence convertite per il ruolo anti-mine: USS Tulsa, USS Santa Barbara e USS Canberra. Ma al momento della crisi, le prime due si trovavano già in Malesia.
Il sistema sostitutivo - che include un elicottero con rilevamento laser, un battello autonomo con sonar e un modulo di dragaggio - ha accumulato oltre un decennio di ritardi per problemi di affidabilità. In parole semplici: al momento più critico, gli Usa si sono trovati senza cacciamine operative nella regione.
Una stima del Washington Institute del 2012 calcolava che per bonificare lo Stretto da una campagna massiccia di deposito di mine potrebbero servire fino a 16 navi dedicate. L'America oggi ne ha a disposizione nella regione, nel migliore dei casi, una.
Trump ha invocato una "Hormuz Coalition" e ha esplicitamente chiesto a Gran Bretagna, Francia, Giappone, Corea del Sud e Cina di inviare navi nella regione. La risposta degli alleati è stata, al momento, tutt'altro che entusiasta.
La Germania ha rifiutato nettamente: "Questa non è la nostra guerra, non l'abbiamo cominciata noi", ha dichiarato il ministro della Difesa Boris Pistorius. Il Lussemburgo ha parlato esplicitamente di "ricatto". La Gran Bretagna si è detta disponibile a lavorare "con gli alleati su un piano collettivo", ma il premier Starmer ha chiarito: "Non sarà una missione Nato, non è mai stato previsto che lo fosse".
Il Giappone e l'Australia si sono per ora defilati. La Nato come istituzione ha confermato che singoli alleati stanno discutendo bilateralmente con Washington, ma senza impegni collettivi.
Un'apertura è venuta dall'Unione Europea, dove la responsabile della politica estera Kaja Kallas ha suggerito di ampliare il mandato dell'operazione Eunavfor Aspides (già attiva dal 2024 nel Mar Rosso contro gli Houthi) per estenderla allo Stretto. Ma il mandato attuale di Aspides consente solo la navigazione passiva nell'area, senza un ruolo attivo di scorta. Cambiarlo richiederebbe unanimità tra i 27 stati membri, percorso lento e politicamente complesso.
La Francia ha nel frattempo raddoppiato la presenza di Rafale in Giordania e negli Emirati (da 10 a 24 velivoli) e questi caccia hanno già intercettato decine di droni iraniani. Ma inviare navi anti-mine è un'altra cosa.
Quali paesi dispongono di capacità anti-mine da poter mettere a disposizione? La Royal Navy britannica ha fatto negli anni scorsi una scelta rischiosa: ha ceduto la maggior parte delle sue cacciamine con equipaggio a favore di sistemi autonomi ancora in fase di sviluppo avanzato. La Marine Nationale francese mantiene alcuni cacciamine di classe Éridan. Italia, Belgio, Paesi Bassi dispongono di alcune unità della Standing Nato Mine Countermeasures Group. Giappone e Corea del Sud hanno flotte anti-mine più consistenti, eredità delle loro tradizioni navali. La questione è politica: nessuno vuole essere trascinato in un conflitto che non ha formalmente sostenuto.
In questo quadro si inserisce un elemento di ulteriore complessità: la presenza cinese. A inizio marzo, la Marina cinese ha partecipato alle esercitazioni "Maritime Security Belt 2026" nello Stretto insieme a unità navali iraniane e russe. Secondo analisti della difesa, le agenzie di intelligence di Pechino e i centri di ricerca dell'Esercito Popolare di Liberazione funzionano come "occhi e orecchie" in tempo reale, monitorando i movimenti della Quinta Flotta americana.
In parallelo, una nave cinese con dichiarate funzioni di comunicazione satellitare ha fatto la propria apparizione nella regione, sollevando sospetti da parte degli analisti occidentali circa un possibile ruolo di raccolta intelligence sulle operazioni della coalizione guidata dagli Usa. Pechino ha interesse sia economico che strategico a seguire da vicino l'evoluzione della crisi: la Cina dipende massicciamente dal petrolio del Golfo e, allo stesso tempo, non desidera un'escalation che destabilizzi i suoi investimenti nella regione.
Il segnale più concreto di questa ambiguità è che navi commerciali nel Golfo hanno iniziato a modificare i loro dati Ais, cioè la trasmissione automatica che identifica posizione e nazionalità delle imbarcazioni, dichiarandosi "cinesi" o aggiungendo la scritta "China&Crew" per evitare di essere colpite dalle forze iraniane. Almeno otto navi hanno usato questo espediente secondo i dati di MarineTraffic e Afp. È il segnale più plastico di quanto la protezione (reale o percepita) dell'ombrello cinese sia diventata una risorsa in questo conflitto.
Lo stesso Segretario al Tesoro Usa Scott Bessent ha ammesso che Washington è "a posto" con il fatto che alcune navi iraniane, indiane e cinesi transitino: una concessione che rivela quanto il blocco totale sia politicamente insostenibile anche per l'amministrazione americana.
Nel lungo periodo, la crisi di Hormuz accelera processi già in corso. Arabia Saudita ed Emirati Arabi hanno già capacità di svincolarsi, in modo parziale, dallo Stretto: l'oleodotto East-West Pipeline saudita (capacità: circa 5 milioni di barili/giorno) collega i campi petroliferi orientali al terminal di Yanbu sul Mar Rosso, permettendo di bypassare Hormuz; l'oleodotto Adco degli Emirati collega i campi di Abu Dhabi al terminal di Fujairah nel Golfo dell'Oman, fuori dallo Stretto.
Ma queste infrastrutture non bastano a coprire i volumi normalmente transitanti per Hormuz. Giappone e Corea del Sud, tra i maggiori importatori di Gnl e petrolio della regione, stanno già attivando riserve strategiche di emergenza: Tokyo ha avviato il più grande rilascio di riserve strategiche della sua storia, pari a 80 milioni di barili. Seul ha rimosso il tetto all'80% sulla capacità delle centrali a carbone per compensare la perdita di Gnl.
Lo Stretto di Hormuz è largo poco più di 33 chilometri nel punto più stretto, con corsie di navigazione di circa 3 km per direzione. In questo imbuto, dove ogni metro conta, l'Iran non ha bisogno di vincere una guerra navale: deve solo rendere il rischio insostenibile. Finora ci è riuscito abbastanza bene.
Riaprire lo Stretto in sicurezza richiede una combinazione che oggi non è ancora sul campo: sufficiente capacità anti-mine (che gli Usa non hanno e gli alleati per ora non vogliono inviare), copertura aerea persistente, scorta di cacciatorpediniere Aegis e una volontà politica collettiva che per ora resta frammentata.

Categoria: internazionale/esteri
18:25
Scuola, conto alla rovescia per le vacanze di Pasqua: quando iniziano e quanto durano
(Adnkronos) - Conto alla rovescia per le vacanze di Pasqua. La pausa dalla scuola per studenti e insegnanti, l'ultima prima della fine dell'anno, dura circa una settimana. Secondo i calendari scolastici - definiti dalle singole regioni -, nel 2026 quasi tutti gli istituti resetranno chiusi da giovedì 2 a martedì 7 aprile, per tornare in classe mercoledì 8.
Quest'anno infatti Pasqua cade domenica 5 aprile seguita dal Lunedì dell’Angelo (Pasquetta) il 6, giornate di festa che comportano la chiusura delle scuole in tutta Italia.
In tutte le regioni, a parte due, i banchi resteranno dunque vuoti da giovedì 2 a martedì 7 aprile. A fare la differenza sono solo due. In Liguria infatti si va in vacanza il 2 aprile come tutti gli altri ma si torna prima, martedì 7 aprile. In Trentino invece le vacanze sono leggermente più lunghe: si inizia sempre il 2 ma si torna in classe giovedì 9 aprile.
Fino alla fine dell'anno scolastico, ci sono ancora tre festività a disposizione di studenti e insegnanti. Il 25 aprile, che quest'anno cade di sabato: quindi a beneficiarne saranno solo gli alunni che vanno a scuola per 6 giorni (settimana lunga). L'1 maggio che cade di venerdì: per chi va a scuola 5 giorni su 7 il weekend si allunga. E il 2 giugno, che cade di martedì. In questi ultimi due casi il ponte viene deciso dalle singole regioni e istituti.

Categoria: cronaca
18:13
'Frosinone culone' compie 30 anni: la telecronaca tifosa che ha fatto... la storia
(Adnkronos) - “Frosinone culone” compie 30 anni. Ed è un compleanno speciale, per un racconto sportivo ormai entrato nel folklore del calcio italiano. Una telecronaca tifosa ante-litteram di Giulianova-Frosinone (partita della vecchia Serie C2) diventata virale ben prima dell’era dei social con uno sfogo colorito di un telecronista che, in maniera divertente, ha raccontato tutta la passione e l’ironia di un momento sportivo vissuto senza filtri.
Quella telecronaca, spontanea e sopra le righe, ha trasformato - anche grazie al celebre aiuto della Gialappa's band - una partita qualsiasi in un pezzo di storia popolare. Una telecronaca che anche oggi viene citata, imitata e condivisa come esempio di tifo autentico e simpatico. Autore della telecronaca, il giornalista Francesco Marcozzi, voce del Giulianova Calcio. Curiosità: su Rete8, stasera alle 21 verrà celebrato il 'Frosinone culone Memorial day', un evento per festeggiare in modo speciale i trent’anni dal 17 marzo 1996. E di un momento che ha fatto la storia del calcio pop.

Categoria: sport
17:50
Medvedev, disavventura 'in aereo' dopo ko in finale con Sinner: "Ho perso i bagagli, non posso giocare a Miami"
(Adnkronos) - Gli ultimi giorni non sono scivolati via benissimo per Daniil Medvedev. Dopo la finale persa contro Jannik Sinner nel Masters 1000 di Indian Wells, il tennista russo ha dovuto fare i conti con un problema logistico nella sua partenza per affrontare l'Atp di Miami. Cos'è successo? Nel suo volo verso la Florida per il prossimo impegno, l'attuale numero 10 del ranking ha smarrito i bagagli. Un problema non da poco in vista dei prossimi match, sollevato da Medvedev anche sui social.
"Ciao United Airlines - si legge in un suo tweet su X - ho bisogno di un piccolo aiuto. Ieri sono partito da Psp (l'Aeroporto Internazionale di Palm Springs, in California, ndr) per la Florida e nessuna delle mie valigie è arrivata. Mi servono per giocare nel Miami Open. Potete aiutarmi?". Un appello divertente, quello del tennista russo, che ha condiviso così sui social la sua disavventura.

Categoria: sport
17:46
Mostre, a Roma arriva 'Turbanti': percorso fotografico tra moda e inclusione
(Adnkronos) - Dal 23 marzo al 30 aprile la Casa Museo Boncompagni Ludovisi diretta da Maria Giuseppina Di Monte e afferente all’Istituto Pantheon e Castel Sant’Angelo – Direzione Musei Nazionali della Città di Roma guidata da Luca Mercuri, ospita la mostra fotografica 'Turbanti'. La mostra sarà presentata dall’onorevole Federico Mollicone, presidente della VII Commissione Cultura della Camera dei Deputati. La mostra è organizzata e sostenuta da Accademia del Lusso e dalla Onlus 'Modelli si Nasce' cn il patrocinio dell’Assessorato ai Grandi Eventi di Roma Capitale. Ideata e curata dall’artista, stylist e docente Cosmo Muccino Amatulli, con le fotografie di Roberto Autuori, la mostra nasce dall’incontro tra formazione, creatività e inclusione. Racconta storie visive, trasformando l’immagine in uno spazio di espressione e riconoscimento. Cuore dell’esposizione sono i copricapi esclusivi creati in Accademia dagli studenti di Fashion Styling & Communication e indossati dalle modelle e dai modelli dell’Associazione. Le fotografie restituiscono ritratti intensi e profondi, capaci di catturare l’essenza dei giovani protagonisti, la personalità, i punti di forza e le fragilità.
"Il turbante - spiega Cosmo Muccino Amatulli – è segno di protezione, forza e autodeterminazione, un elemento simbolico che pone al centro la persona e le sue qualità irripetibili in un percorso che invita a superare stereotipi e semplificazioni. Il titolo della mostra esprime un duplice significato: da un lato i turbanti come simbolo di identità, dall’altro il verbo turbare come sfida alle convenzioni e alle aspettative sociali per generare un nuovo ordine fondato sull’accettazione e sulla valorizzazionedelle differenze". 'Turbanti' diventa così la rappresentazione della capacità di rinnovare lo sguardo e cambiare prospettiva. "In questi anni - commenta Laura Gramigna, direttrice di Accademia delLusso Roma - abbiamo realizzato tanti progetti con l’Associazione Modelli si Nasce, tra mostre, allestimenti, sfilate e film. Tutte iniziative in cui abbiamo potuto apprezzare la professionalità e l’entusiasmo dei ragazzi coinvolti". Aggiunge Maria Giuseppina Di Monte, direttrice della Casa Museo Boncompagni Ludovisi: "Siamo felici di ospitare una mostra che coniuga la ricerca estetica con la volontà di rendere protagonisti i ragazzi dell’Associazione Modelli si Nasce e gli studenti dell’Accademia del Lusso, che hanno lavorato insieme con slancio e professionalità al progetto".
Silvia Cento, presidente di Modelli si Nasce, spiega: "Abbiamo fondato 'Modelli si Nasce' con un obiettivo preciso: dare identità e dignità alle persone autistiche. Troppo spesso si parla di autismo in modo generico, dimenticando l’unicità e le peculiarità di ogni persona. Ognuno dei nostri ragazzi ha un quid che merita di emergere: è ciò che Cosmo Muccino Amatulli e Roberto Autuori hanno valorizzato attraverso fotografie artistiche personalizzate. La forza del progetto è stata la collaborazione tra gli studenti di Accademia del Lusso e i nostri modelli. Durante gli shooting si sono incontrati, conosciuti e hanno condiviso momenti di Crescita, Formazione e Arte. Tutto questo è stato possibile grazie alla direttrice di Accademia del Lusso, Laura Gramigna che ancora una volta ha creduto nelle potenzialità dei nostri ragazzi”. L’apertura al pubblico della mostra 'Turbanti' è prevista per il 23 marzo alle 17.30, con un evento inaugurale alla presenza dei promotori, del curatore, degli studenti e dei giovani protagonisti del progetto. Un momento di condivisione che intende sottolineare il valore artistico e sociale dell’iniziativa e rilanciare il tema dell’inclusione come responsabilità collettiva.

Categoria: cultura
17:31
Pisano (Aba Roma): "Con realme 16 Pro 'Portrait of Italians' sarà unico"
(Adnkronos) - "Il progetto 'Portrait of Italians' è un'opportunità inusuale: i nostri studenti avranno a disposizione per quasi due mesi, 24 ore al giorno, un realme 16 Pro per registrare e codificare il tema del progetto. Non è una cosa banale: non accade in un'aula, in uno studio o in un atelier, ma nella vita vera. Avere un progetto artistico che si focalizza su questo è un’occasione unica". Così Claudio Libero Pisano, official representative of the Rome academy of Fine arts professor of Contemporary museology, intervenendo oggi a Milano, alla presentazione della serie realme 16 Pro, scelta come smartphone ufficiale della Scuola di fotografia e video dell’Accademia di Belle arti di Roma. Da aprile 2026, gli studenti utilizzeranno i dispositivi nei corsi di ritratto per sperimentare tecniche di fotografia mobile, lavorando su composizione, luce e storytelling visivo, si legge in una nota.
"Una collaborazione che rientra pienamente nell’identità dell’Accademia, che rappresenta un’istituzione di alta formazione -afferma Pisano-. Il nostro obiettivo è avvicinare gli studenti non solo a una solida preparazione teorica, ma al mondo che li aspetta fuori. È un passaggio fondamentale dal punto di vista pedagogico". Per il professore, "la collaborazione di realme con l’Accademia di Belle arti rappresenta una grandissima opportunità che va oltre il piano istituzionale" perché offre agli studenti "la possibilità di misurarsi ai massimi livelli con le nuove tecnologie, una delle sfide più importanti che i musei e le istituzioni culturali oggi devono affrontare". Poi aggiunge: "Tra i partecipanti ci sono fotografi professionisti in divenire, ma anche artisti: dobbiamo valutare la creatività di ognuno, perché esiste un tipo di fotografia che richiede di essere letta con un altro punto di vista".
Lo smartphone diventa dunque uno strumento di eccellenza artistica pienamente riconosciuto. "La telefonia mobile riveste un ruolo fondamentale anche sotto il profilo formativo -osserva Pisano-. Siamo abituati a un’attività culturale estremamente performante e lo smartphone può fissare questi momenti, dando un contributo altissimo all’identificazione dello spazio quotidiano che i nostri studenti registrano". Le immagini nate su smartphone diventeranno opere d'arte destinate a un’esposizione che si terrà a giugno nella sede di Campo Boario. "L’arte è dappertutto -afferma Pisano- e noi la declineremo coinvolgendo anche gli studenti del Dipartimento curatoriale, che avranno il compito di raccontare ciò che selezioneremo". Poi conclude: "L'idea è quella di coprire con le immagini prodotte dai ragazzi non solo lo spazio espositivo, ma una parte intera dell’Accademia".

Categoria: tecnologia
17:22
Tram deragliato a Milano, Procura al lavoro per ricostruire "secondo per secondo" il tragitto: le ipotesi
(Adnkronos) - La Procura di Milano lavora per ricostruire "secondo per secondo" il tragitto del tram deragliato e confrontarlo con i risultati dei tabulati telefonici del tranviere per escludere quella che è un'ipotesi investigativa e cioè che l'uomo alla guida possa essere stato al telefono o si sia distratto in quei pochi metri che corrono sui binari che da piazza della Repubblica portano alla fermata saltata in viale Vittorio Veneto fino allo schianto contro il palazzo di via Lazzaretto.
Nell'incidente dello scorso 27 febbraio - provocato da un malore, a dire del dipendente Atm - hanno perso la vita due passeggeri e una cinquantina di persone sono rimaste ferite. Ci potrebbe essere una "difformità temporale" in riferimento alla telefonata che il tranviere avrebbe fatto a un collega per informarlo di essersi fatto male all'alluce del piede sinistro sollevando la carrozzina di un disabile. L'infortunio si sarebbe verificato a inizio turno e comunicato almeno mezz'ora prima del mancato scambio dei binari.
Quella telefonata, così come alcuni messaggi scambiati dopo il deragliamento, sono al centro dell'indagine della Procura per escludere che posso essere stata fatta poco prima di perdere il controllo del tram della linea 9. I titolari delle indagini dovranno anche procedere con gli approfondimenti sulla 'scatola nera' con la formula dell'accertamento tecnico non ripetibile.
Intato ieri il tramviere, indagato per disastro ferroviario, omicidio e lesioni colpose si è avvalso della facoltà di non rispondere: "Non è ancora nelle condizioni fisiche per farlo", ha detto il legale Mirko Mazzali.

Categoria: cronaca
17:11
Inter, Chivu squalificato per una giornata dopo le proteste contro l'Atalanta
(Adnkronos) - Cristian Chivu squalificato per una giornata dopo il caos nel finale di Inter-Atalanta di Serie A, sabato 14 marzo. E' una delle decisioni del giudice sportivo della massima serie dopo la conclusione della 29esima giornata di campionato. Il tecnico dell'Inter sconta così la doppia ammonizione (per proteste) nel finale di partita di San Siro contro i bergamaschi, dopo il gol del pari di Nikola Krstovic. Chivu non sarà così in panchina per la prossima partita contro la fiorentina, domenica 22 marzo alle 20:45.
Tra i tecnici, squalificato anche l'allenatore biancoceleste Maurizio Sarri per aver "criticato in modo irrispettoso l'operato arbitrale" sul finale di Lazio-Milan. L'allenatore toscano non sarà in panchina nella sfida tra i capitolini e il Bologna di domenica 22 marzo alle 15.

Categoria: sport
17:04
Scrive un libro dopo la morte del marito, poi la verità choc: condannata per l’omicidio
(Adnkronos) - Una madre che ha pubblicato un libro per bambini sul dolore del lutto dopo la morte improvvisa del marito è stata giudicata colpevole del suo omicidio. La vicenda che ha scioccato gli Stati Uniti arriva dallo Utah, dove Kouri Richins, 35 anni, è stata giudicata responsabile da una giuria di aver avvelenato il marito Eric Richins nel marzo 2022, somministrandogli una bevanda contenente fentanyl, un potente oppioide. Il verdetto è arrivato dopo circa tre ore di camera di consiglio.
Secondo l’accusa, la donna avrebbe pianificato il delitto per motivi economici: aveva accumulato debiti per milioni di dollari, stipulato polizze assicurative sulla vita del marito e intratteneva una relazione extraconiugale. I pubblici ministeri hanno chiamato più di 40 testimoni, tra cui la donna che ha detto di aver venduto la droga usata per uccidere l'uomo. Richins è stata inoltre riconosciuta colpevole di frode per aver richiesto indebitamente i benefici assicurativi dopo la morte del marito.
Le indagini hanno rivelato anche un precedente tentativo di avvelenamento, per il quale è stata condannata per tentato omicidio. Gli inquirenti sostengono che abbia messo la droga in un panino, quasi uccidendolo, aumentato progressivamente le dosi fino a causare la morte del marito, trovato senza vita nella loro casa vicino a Park City. "Voleva lasciare Eric Richins ma non voleva lasciare i suoi soldi", ha detto il procuratore della contea di Summit Brad Bloodworth.
Determinante è stata l’autopsia, che ha stabilito come causa del decesso un’overdose di fentanyl: nel corpo dell’uomo era presente una quantità pari a cinque volte la dose letale.
Il caso ha suscitato particolare clamore perché, pochi mesi prima dell’arresto nel marzo 2023, la donna aveva pubblicato un libro illustrato intitolato 'Are You With Me?', dedicato proprio al marito definito "un compagno fantastico e un padre meraviglioso", e pensato per aiutare i figli ad affrontare il lutto.
Richins si è sempre dichiarata non colpevole. Ora rischia una condanna che va da 25 anni all’ergastolo.

Categoria: internazionale/esteri
17:03
Calcio, Lidl e Uefa lanciano una partnership storica
(Adnkronos) - Il Gruppo Schwarz, di cui Lidl fa parte, rafforza il proprio impegno nel calcio europeo, siglando una partnership strategica a lungo termine con la Uefa – la prima di questo tipo nella storia della federazione. Questa collaborazione va oltre la classica sponsorizzazione, in quanto mira a creare un valore tangibile per la comunità attraverso i programmi educativi della Uefa. La federazione e Lidl, grazie alle rispettive expertise, uniranno le forze per portare l’alimentazione consapevole e uno stile di vita attivo a tutti i livelli: dal calcio professionistico dei grandi palcoscenici europei fino ai giovani talenti delle scuole di calcio locali. Una componente fondamentale di questo accordo, infatti, è l’impegno verso il calcio “di base” cioè quello praticato dai giovani e dalle giovani che si approcciano per la prima volta allo sport.
In qualità di partner del programma Uefa Football in Schools, Lidl si impegnerà a promuovere un'alimentazione sana e consapevole nelle scuole e a incentivare lo sport e l'attività fisica nella vita quotidiana dei bambini e delle bambine in tutta Europa. A tal fine, Uefa e Lidl stanno sviluppando congiuntamente una piattaforma digitale europea che supporti le federazioni calcistiche nazionali nell'offrire un calcio inclusivo e di alta qualità nelle scuole e nelle associazioni calcistiche locali.
La piattaforma fornirà linee guida pratiche e unirà calcio, istruzione e sana alimentazione. Saranno disponibili, inoltre, corsi online per insegnanti e allenatori per aiutarli a promuovere uno stile di vita attivo attraverso il calcio, con contenuti adattati alle diverse fasce d'età. I due partner daranno continuità al successo del Lidl Youth Camp del 2025, con l'obiettivo di ispirare i giovani talenti e - parallelamente - l’Insegna retail assumerà anche il ruolo di Official Take Care Nutrition Partner della Uefa.
“Stiamo sviluppando in modo estremamente mirato la nostra collaborazione con la Uefa, con l’obiettivo di creare un beneficio tangibile per la società. Grazie al potere del calcio - prosegue Jens Thiemer, Chief Customer Officer Lidl International - portiamo tutta la nostra esperienza sull’alimentazione sana e consapevole esattamente dove questa può fare la differenza: agli allenatori, ai genitori e ai bambini. Il cambiamento sociale che ci auspichiamo non avviene nei grandi stadi, ma proprio qui, nelle palestre scolastiche e nelle piccole associazioni sportive locali.”
“Siamo lieti di accogliere il Gruppo Schwarz come nostro primo partner corporate strategico. Insieme - afferma Guy-Laurent Epstein Uefa Marketing Director - uniamo le nostre forze per plasmare il futuro del calcio europeo in modo sostenibile, responsabile e competitivo. Insieme a Lidl, il calcio diventa un veicolo per portare la passione per l'attività fisica e la nutrizione consapevole fino ai giovani delle scuole calcio locali."
Lidl è partner della Uefa dal 2024 e in futuro ricoprirà il ruolo di global partner ufficiale sia delle squadre nazionali Uefa femminili sia di quelle maschili. Fino al 2030, Lidl supporterà prestigiose competizioni, tra cui Uefa Euro 2028 e Uefa Women’s Euro 2029. L’impegno comprende le Qualificazioni Europee Femminili 2026 e 2028, la Uefa Women’s Nations League 2027 e 2029 e Uefa Women’s Euro 2029. Nelle competizioni maschili, Lidl supporterà il Campionato Europeo di Calcio Uefa 2028, la Uefa Nations League 2027 e 2029, le Qualificazioni Europee 2027 e 2029, il Campionato Europeo Under-21 Uefa 2027 e 2029, oltre al Campionato Europeo Uefa di Futsal 2026 e 2030.

Categoria: sport
16:49
Iran, Trump: "Non voglio più l'aiuto della Nato"
(Adnkronos) - "Non vogliamo più l'aiuto dei paesi della Nato". Donald Trump accantona il piano di una coalizione internazionale formata da paesi Nato per liberare e riaprire lo Stretto di Hormuz, minacciato dall'Iran con la conseguente paralisi del traffico di greggio nel Golfo Persico e con effetti sul prezzo del petrolio. Il presidente degli Stati Uniti per giorni ha sollecitato la collaborazione dei partner, non solo Nato. Le risposte dai membri dell'Alleanza Atlantica, però, sono state negative. "Nessun paese della Nato vuole aiutarci, è meraviglioso...", dice Trump ironicamente rispondendo alle domande dei media alla Casa Bianca durante l'incontro con il primo ministro dell'Irlanda, Micheal Martin.
"La Nato ha appoggiato la nostra azione, nessuno ha detto 'non dovresti farlo'. Ora la Nato sta commettendo un errore stupido. Noi, come Stati Uniti, dovremo ricordarcene", dice Trump. Il presidente francese Emmanuel Macron ha ufficializzato il no della Francia: "Ah sì? Beh, lascerà la carica a breve...". Bocciato anche il premier britannico Keir Starmer: "Il Regno Unito si arricchisce grazie all'accordo commerciale con gli Stati Uniti. Starmer avrebbe mandato due portaerei dopo la nostra vittoria, avrebbe dovuto mandarle prima. Keir è una brava persona, ma mi ha deluso. Keir purtroppo non è Winston Churchill...". Il progetto per la coalizione rimane legato alla cooperazione con i paesi del Golfo: "Abbiamo avuto grande supporto dal Medio Oriente: Emirati Arabi, Qatar, Arabia Saudita. Israele ha garantito grande collaborazione. L'Iran è una minaccia, sono persone terribili, le peggiori dai tempi di Hitler".
"Gli Stati Uniti sono stati informati dalla maggior parte dei nostri 'alleati' della Nato che non vogliono essere coinvolti nella nostra operazione militare contro il regime terroristico dell'Iran in Medio Oriente, nonostante il fatto che quasi tutti i paesi siano fortemente d'accordo con ciò che stiamo facendo e che all'Iran non si debba in alcun modo permettere di possedere armi nucleari", scrive Trump sul social Truth.
"Non sono sorpreso dalla loro reazione, tuttavia, perché ho sempre considerato la Nato - nella quale spendiamo centinaia di miliardi di dollari all'anno per proteggere questi stessi Paesi - una strada a senso unico: noi li proteggeremo, ma loro non faranno nulla per noi, soprattutto in caso di bisogno", dice Trump ribadendo un concetto espresso a ripetizione negli ultimi giorni.
Non sono una novità nemmeno le parole con cui vengono evidenziati i successi ottenuti nell'operazione Epic Fury, avviata il 28 febbraio: "Per fortuna, abbiamo decimato l'esercito iraniano: la Marina dell'Iran è stata distrutta, l'Aeronautica è stata distrutta, la difesa antiaerea e i radar sono stati distrutti e, forse la cosa più importante, i loro leader praticamente a ogni livello sono stati eliminati e non potranno mai più minacciare noi, i nostri alleati mediorientali o il mondo", aggiunge il presidente americano. "Potremmo distruggere la rete elettrica in un'ora se volessimo, non potrebbero farci nulla. Potremmo distruggere il complesso petrolifero sull'isola di Kharg, ma poi ricostruire il paese diventerebbe impossibile. Se ce ne andassimo ora, avrebbero bisogno di 10 anni per ricostruire. Ce ne andremo presto, ma non ora".
Dopo aver pressato i partner senza ottenere risultati, Trump ribalta il discorso: l'aiuto degli alleati non serve, non viene nemmeno richiesto. "Grazie ai successi militari che abbiamo ottenuto non abbiamo più bisogno, né desideriamo l'assistenza dei Paesi della Nato. Non ne abbiamo mai avuto bisogno", aggiunge Trump, che allarga il discorso ad altri partner. "Lo stesso vale per il Giappone, l'Australia o la Corea del Sud. Anzi, parlando in qualità di presidente degli Stati Uniti d'America, di gran lunga il Paese più potente al mondo, non abbiamo bisogno dell'aiuto di nessuno", conclude.

Categoria: internazionale/esteri
16:41
Carlo III cambia ruolo, da sovrano a DJ. E il risultato è incredibile
(Adnkronos) - Giardiniere, pittore, barman, oltre che re, naturalmente. Non c'è attività nella quale Carlo non rinunci a cimentarsi, e perfino con una buona dose di successo. E adesso si è messo a fare anche il Dj. Certo, l'abito non era né casual e né da rapper, ieri sera, ma un impeccabile vestito total grey dalla cravatta al fazzoletto nel taschino, dunque ben lontano dai jeans over size e t-shirt, come quelli che indossava il Dj Christian St. Louis, accanto al sovrano alla consolle degli Aviva Studios di Manchester.
Con la mano sinistra in tasca, come a dire "posso tranquillamente farcela con una sola", re Carlo III si è avvicinato con nonchalanche al banco da mixaggio. E si è cimentato nella prova! Il verdetto: il sovrano se l'è cavata egregiamente!
"Gli ho mostrato come fare un crossfade, fermare una traccia e passare alla successiva. Sprigionava un'energia incredibile", ha confidato a People il giovane di 22 anni, che ha beneficiato del finanziamento del King's Trust per l'impiego. Se infatti il sovrano ha fatto il Dj per un giorno, è stato per una buona causa: la collaborazione tra l'associazione King's Trust, che quest'anno festeggia i suoi 50 anni, e Factory Academy, associazione fondata dal monarca britannico che aiuta i giovani bisognosi ad accedere al mercato del lavoro.
All'inizio il re ha ammesso che stava "cercando di prenderci la mano", ma poi Christian St Louis gli ha spiegato: "Prima carichi le tracce e poi premi questo pulsante. Una volta che sai cosa fare, è facile". Da allora in poi, tutto è filato liscio... mancava soltanto la gente in pista a ballare la musica del re! Ma anche senza, Charles non ha rinunciato a incontrare tanti giovani che avevano imparato, attraverso la Factory Academy di Aviva Studios, lavori come quello di costruire palcoscenici, realizzarne l'illuminazione, produrre il suono.
Creative Futures ha aiutato più di 100 ragazzi in tutta Manchester e ora sta sostenendo i giovani in altre parti del Regno Unito. Lanciata nel 2018 da Factory International, l'accademia mira a fornire percorsi di carriera accessibili nel settore creativo e a migliorare le competenze in tutta la regione. La Factory Academy ha collaborato con il King's Trust per fornire programmi di Creative Futures. Il re ha anche scoperto una targa a ricordo della sua visita prima di essere condotto fuori per assistere a un'esibizione di un coro del Royal Northern College of Music. Infine, ha parlato brevemente con il pubblico fuori dagli Studios.

Categoria: internazionale/esteri
16:38
Cuba, la dissidente Kenia Rodriguez: "Sull'isola collasso totale. Trump? Una speranza"
(Adnkronos) - Cuba attraversa una delle fasi più critiche della sua storia recente, tra crisi energetica, collasso economico e crescente tensione sociale. Secondo la dissidente cubana residente in Italia Kenia Rodríguez, attivista del Movimento Las Guerreras e dell’Associazione 17 dicembre, il Paese è ormai oltre il punto di rottura, mentre all’interno cresce un’opposizione sempre meno disposta al silenzio. "A Cuba sta crescendo il movimento dell’opposizione interna, che già esisteva. Adesso è cresciuto ancora di più, perché le persone hanno perso la paura verso il regime cubano", dice in un'intervista all'Adnkronos. Una trasformazione profonda, che secondo Rodríguez segna un cambio di fase. Ma è soprattutto sul piano sistemico che la diagnosi diventa drastica. "Cuba è al collasso, ma non soltanto energetico: è un collasso totale del sistema. Non c’è possibilità di retromarcia, siamo a un punto di non ritorno. La dittatura comunista cubana è un sistema completamente fallito", sostiene.
Una crisi che, a suo avviso, non nasce oggi. "Il sistema economico cubano non è mai stato stabile in questi 67 anni. Si è sempre salvato grazie agli aiuti umanitari e alle donazioni del resto del mondo. Ma il 90% di queste risorse andava alla dittatura e solo il 10% alla popolazione". Da qui, una condizione cronica di scarsità: "Non abbiamo mai avuto niente, solo briciole per andare avanti, mentre la paura ha sempre prevalso sul senso di civiltà e dignità". Oggi, però, il quadro è precipitato. "L’economia è in fase di implosione: non c’è più niente, non c’è petrolio, non c’è nulla". Rodríguez attribuisce precise responsabilità al potere: "È stata la stessa dittatura a distruggerla". E cita il declino dei settori storici: "Le fabbriche della canna da zucchero sono state lasciate deteriorare fino a non funzionare più. Anche il settore del tabacco è crollato: mancava il personale, perché la gente, schiacciata dalla fame e dalla povertà, scappava dal Paese o smetteva di lavorare, anche perché i profitti venivano presi dalla dittatura".
In questo scenario, il ruolo degli Usa viene letto in chiave positiva dall’opposizione. "Le trattative sono un’opportunità. Gli Stati Uniti sono stati gli unici ad ascoltare il nostro grido di aiuto, mentre altri hanno voltato lo sguardo", spiega Rodríguez. Una posizione che si lega anche alla diaspora: "La maggior parte della comunità cubana in esilio si trova negli Stati Uniti e tutti vogliamo la stessa cosa: una Cuba libera". Quanto al tema della sovranità, ribatte: "Non crediamo ci siano rischi, anche perché non siamo mai stati realmente sovrani. Per gran parte di questi 67 anni siamo stati sotto l’influenza della Russia". Le dichiarazioni di Donald Trump vengono interpretate non come una minaccia, ma come uno strumento di pressione. "Sono una pressione negoziale, una grande pressione negoziale", afferma, sottolineando anche il ruolo di Marco Rubio, "di origini cubane", che "conosce bene cosa ha fatto la dittatura". Rodríguez richiama il dramma dell’esilio: "È cresciuto ascoltando il dolore di madri e figli separati, di persone morte nel mare cercando di fuggire, nella giungla del Nicaragua o nel Rio Bravo".
L’obiettivo, però, resta evitare uno scenario bellico: "Non vogliamo una guerra: vogliamo solo che ci lascino in pace e che se ne vadano i Castro, Díaz-Canel e tutti coloro che sostengono il Partito Comunista". La "pressione negoziale", insiste, dovrebbe portare a una transizione: "Devono lasciare il Paese pacificamente e restituire Cuba ai cubani, anche con l’aiuto degli Stati Uniti". Una richiesta che, denuncia, è rimasta inascoltata altrove: "Abbiamo chiesto aiuto all’Onu, al Parlamento Europeo, all’Oea, ma nessuno ci ha ascoltato. L’unico è stato Trump". Per questo, tra i dissidenti, quella linea politica viene percepita "come una luce alla fine del tunnel, una speranza".
In chiusura, Rodríguez affida il suo messaggio alle parole della madre: "Io sono nata lì, non sono io che me ne devo andare. Sono loro, i dittatori, che se ne devono andare". Un’affermazione che riassume una rivendicazione più ampia: "Il mondo deve sapere la verità: Cuba è governata da dittatori". E respinge una delle narrazioni più diffuse sul sistema cubano: "Non è vero che ci hanno dato un’educazione gratuita". Racconta invece un’altra realtà: "Dagli 11 ai 18-19 anni dovevamo lavorare nei campi per ore ogni giorno, per l’esportazione agricola. Lo chiamavano volontariato, ma non lo era". Un Paese, conclude implicitamente la sua testimonianza, dove la crisi materiale si intreccia con una battaglia politica e civile ancora aperta. (di Antonio Atte)
Le parole della dissidente "sono una fotografia senza filtri di quanto accade oggi a Cuba, dove più di sessant’anni di socialismo reale hanno ridotto il popolo alla fame e regalato, invece, alla famiglia Castro una vita di lussi. Molti pensano che il collasso economico sia dovuto all’embargo americano, mentre il problema è sempre stato il quadro catastrofico in cui i cubani hanno vissuto, con l’impossibilità di fare impresa, la negazione dei diritti umani e le confische dei prodotti agricoli ai contadini da parte del regime. Aficionados di Fidel come Ilaria Salis e Mimmo Lucano dovrebbero imparare a memoria le dichiarazioni di Kenia Rodriguez! Se davvero hanno voglia di fare qualcosa per il popolo cubano, inizino a prendere le distanze dal castrismo”. Così la senatrice Cinzia Pellegrino, capogruppo di Fratelli d’Italia in Commissione straordinaria per i diritti umani.

Categoria: internazionale/esteri
16:35
Guerra Iran, Giansanti: "Morte Larijani perdita per chi cerca dialogo"
(Adnkronos) - La morte di Ali Larijani, se confermata, di certo rappresenta "una grossa perdita per chi cerca un'interlocuzione con Teheran", e da questo punto di vista non fa che sottolineare come gli interessi israeliani e americani in questa guerra non sempre coincidano. Così l'ex ambasciatore a Teheran, Luca Giansanti, commenta con l'Adnkronos l'uccisione del capo del Consiglio supremo di sicurezza nazionale, considerato il volto pragmatico del regime.
In attesa che arrivi la conferma da parte iraniana della sua morte, che "immagino arriverà", non si può negare che l'eliminazione di Larijani "sia un brutto colpo per il sistema", sostiene Giansanti, sottolineando come l'ex presidente del Parlamento di Teheran fosse "uno degli ultimi rimasti in grado di tenere insieme i vari pezzi: grazie alla sua lunga esperienza nelle istituzioni riusciva ad unire il mondo diplomatico, politico e di sicurezza, riusciva a parlare con tutti".
L'eliminazione di Larijani "è una perdita per chiunque cerchi un'interlocuzione con Teheran", ragiona Giansanti, convinto che la sua morte dimostri ancora una volta come in questa guerra gli interessi israeliani e quelli americani "non sempre coincidano".
Ciò premesso, e sottolineata ancora una volta "la profondità di conoscenze" che aveva il capo del Consiglio supremo di sicurezza - impegnato nelle ultime settimane "a fiancheggiare l'attività diplomatica" nei negoziati con Washington sul nucleare - l'ex ambasciatore tiene a sottolineare che "il sistema iraniano non si regge sulle singole persone e si adatta rapidamente". C'è il rischio che il suo posto venga preso da personaggi più radicali e oltranzisti? "E' ormai dal 2018, da quando gli Stati Uniti si sono ritirati dall'accordo sul nucleare, che si sono susseguite azioni politiche e militari che hanno rafforzato l'ala più dura e incardinata nel sistema di sicurezza e di difesa del regime", commenta Giansanti.
L'ex ambasciatore parla quindi della posizione assunta dall'Europa dinanzi alle richieste di Donald Trump per una missione di scorta navale nello Stretto di Hormuz, cui ha opposto un rifiuto. "Si tratta di una posizione assennata, equilibrata e saggia e speriamo continui a restare tale", riconosce, ammettendo tuttavia che "l'esperienza recente" dell'atteggiamento nei confronti del presidente americano "non mi lasci molto ottimista". "Quel che è certo - chiosa - è che la questione di Hormuz non può essere risolta con una presenza militare navale, quello che serve è una cessazione delle ostilità e un accordo ampio che riporti la stabilità. Senza di quello armatori e compagnie di assicurazione non torneranno".
Le condizioni perché Trump rivendichi la vittoria? "E' davvero complicato dire quali possano essere e anche su questo le posizione di Israele e Stati Uniti divergono. Il presidente americano avrebbe potuto dichiarare la vittoria il primo giorno, quando è stato ucciso Ali Khamenei, o il settimo, quando il presidente iraniano Masoud Pezeshkian aveva lanciato messaggi più concilianti ai Paesi del Golfo. Non lo ha fatto e ora più le cose vanno avanti più diventa complicato, anche perché la strategia iraniana di escalation sta funzionando: Teheran sta subendo l'inferiorità militare drammatica e dopo 20 giorni di conflitto non fa che accrescersi, ma pur con mezzi militari ridotti riesce a infliggere danni che stanno avendo un impatto pesantissimo sull'economia".

Categoria: internazionale/esteri
16:28
Iran, Crosetto: "Serve missione Onu per garantire sicurezza nello Stretto di Hormuz"
(Adnkronos) - "I Paesi non hanno detto no a mettere in sicurezza Hormuz. Hanno detto no a una missione che poteva sembrare quasi un ingresso in guerra in quel canale, mentre invece ciò che auspicano tutti i Paesi è una missione multilaterale internazionale che in qualche modo possa garantire la sicurezza a Hormuz". Così il ministro della Difesa, Guido Crosetto in un collegamento con Tg4 'Diario del giorno' per il quale "la presenza dell'Unifil è la salvezza del Libano" .
"Bisognerebbe che le le Nazioni Unite si mettessero alla testa di questa cosa e poi a quel punto, probabilmente tutte le nazioni ma non soltanto quelle europee, non soltanto quelle della Nato, ma a quel punto anche tutte quelle asiatiche e l'India, parteciperebbero perché l'impatto energetico di Hormuz è principalmente verso l'Asia - ha sottolineato - Per noi è un impatto molto forte soltanto per l'aumento dei prezzi conseguente al blocco di Hormuz e per la parte che riguarda il gas liquido che arriva dal Qatar, ma l'impatto principale è quello che stanno subendo l'India, la Cina, cioè l'Asia. Per cui probabilmente una missione che metta in sicurezza Hormuz riuscirebbe a mettere attorno al tavolo d'accordo quasi tutto il mondo, perché non provare a farla?".
"I primi a chiederci di rimanere in questa fase per tutelare una possibilità della fine della guerra che sta colpendo il Libano sono gli stessi libanesi e le stesse Nazioni Unite - ha detto ancora Crosetto - Gli stessi contingenti si rendono conto del valore di questa missione di pace per far finire anche questa guerra che è in corso. Le alternative sono due: o in qualche modo gli Hezbollah vengono disarmati da una missione multilaterale delle Nazioni Unite o li disarma Israele con la guerra come sta facendo adesso. Non c'è una terza via, per cui la nostra presenza è la salvezza del Libano ed è un modo per evitare una nuova guerra civile che infiamma il Libano, poi magari da lì si trasferisce alla Siria, in Giordania, perché il più grande problema quando scoppiano questi incendi é che vengano spenti il prima possibile non che li si lasci a bruciare altri terreni e ad allargarsi ed è quello che sta facendo la missione Unifil lì".
Parlando dei diversi attacchi alle nostre basi in Medio Oriente, Crosetto ha detto: "La preoccupazione è tanta, non si immagina quanto". "Tutti i militari che era troppo pericoloso lasciare, non aveva senso perché la loro missione non sarebbe stata portata avanti, sono stati fatti rientrare, ne saranno fatti rientrare altri - ha affermato - quasi totalmente da Baghdad, ancora una parte da Erbil, ancora una parte dal Kuwait; quelli che rimangono devono avere la garanzia di sicurezza e di avere qualcosa da fare. Non si può lasciare qualcuno che non abbia una missione e non sia fondamentale per ciò che deve fare in quel luogo, per cui tutti gli altri sono stati fatti rientrare o saranno fatti rientrare a breve".

Categoria: internazionale/esteri
16:20
Meningite, epidemia fra studenti in Uk: 2 morti e 15 casi confermati
(Adnkronos) - E' allarme meningite in Inghilterra, dove negli ultimi giorni si è registrata una preoccupante diffusione di casi, in particolare tra studenti universitari. Un recente focolaio nel Kent, zona a Sud-Est di Londra ha causato due morti e 13 ricoveri, spingendo le autorità sanitarie ad avviare campagne di vaccinazione e somministrazione di antibiotici per contenere il contagio
Le vittime sono un alunno della Queen Elizabeth's Grammar School di Faversham e uno studente dell'università del Kent. Le autorità sanitarie hanno contattato 30mila persone, tra studenti, personale delle scuole e dell'università del Kent e i loro familiari, per la sorveglianza che scatta in questi casi.
L'Agenzia britannica per la sicurezza sanitaria (UKHSA) ha dichiarato che ci sono ad oggi 15 casi, di cui 4 confermati (compresi i due decessi) di meningite B, contro il quale la maggior parte della popolazione non è vaccinata. I restanti sono sotto indagine.
Per questo è stato annunciato l'avvio di un piccolo programma di vaccinazione per gli studenti residenti nelle residenze universitarie del campus di Canterbury. Il vaccino contro la meningite B - riporta la 'Bbc' - sarà offerto ad alcuni studenti dell'università del Kent nell'ambito di un programma mirato per contrastare l'epidemia. Il ministro della Salute, Wes Streeting, ha anche affermato che "i criteri di ammissibilità generale per il vaccino contro la MenB saranno riesaminati".
La vaccinazione di routine contro la MenB è stata introdotta per i neonati nel 2015, il che significa che gli adolescenti più grandi non sono stati vaccinati, a meno che non lo abbiano ricevuto privatamente.
La meningite è una malattia infettiva che consiste nell’infiammazione delle meningi, le membrane che avvolgono cervello e midollo spinale. Può essere causata da virus, batteri o altri microrganismi.
La forma batterica, causata da Neisseria meningitidis sierogruppo B, è la più grave e fulminante. Colpisce le membrane del cervello (meningi) e il sangue (sepsi) ed è particolarmente pericolosa per neonati e adolescenti a cui può causare danni permanenti o il decesso in poche ore.
I sintomi possono comparire improvvisamente e peggiorare velocemente: tra i più comuni ci sono febbre alta, forte mal di testa, rigidità del collo, nausea, vomito e sonnolenza. In alcuni casi può comparire anche un’eruzione cutanea che non scompare alla pressione, segno tipico delle forme più gravi .
La malattia si trasmette attraverso il contatto stretto tra persone, ad esempio tramite saliva, tosse o condivisione di oggetti.
La prevenzione è fondamentale: il metodo più efficace è la vaccinazione contro i principali batteri responsabili (come meningococco, pneumococco e Haemophilus influenzae). Inoltre, è importante evitare comportamenti a rischio, come condividere bevande o oggetti personali, e rivolgersi subito a un medico in presenza dei sintomi .
Sull'epidemia è intervenuto via social l'infettivologo Matteo Bassetti: "Bisogna fare di più dal punto di vista della prevenzione, anche in Italia", sottolinea.

Categoria: internazionale/esteri
16:18
Geberit apre a Milano primo spazio polifunzionale del gruppo
(Adnkronos) - Geberit ha presentato oggi in anteprima 'Geberit Experience Center': il nuovo spazio polifunzionale del brand a Milano che nasce - viene spiegato dal gruppo in una nota - "come luogo di incontro e confronto, dove accogliere progettisti, imprese, architetti, installatori, consumatori finali e istituzioni per un dialogo costante con il settore di riferimento e la comunità locale". La scelta dell’Italia e in particolare di Milano - viene chiarito - "s'inserisce in una precisa visione aziendale che attribuisce al nostro Paese un ruolo centrale. L’Italia rappresenta il terzo mercato per fatturato del gruppo Geberit e da sempre si distingue per cultura progettuale, capacità installativa, solidità della filiera e sensibilità al design".
“L’Italia continua a rappresentare un mercato strategico per Geberit”, dichiara Giorgio Castiglioni, direttore generale di Geberit. “Nel 2025 abbiamo registrato una crescita dell’1,6%, all’interno di un percorso di sviluppo che ci ha portato da 174 milioni di euro nel 2020 a 273 milioni di fatturato netto nel 2025. Un risultato che riflette la fiducia nel nostro brand da parte degli italiani, oltre che la solidità delle relazioni costruite con partner grossisti, installatori, progettisti, imprese e architetti. Proprio per questo, l’apertura del nostro Geberit Experience Center è una dimostrazione concreta di quanto l’Italia sia, oggi e sempre di più, al centro del nostro percorso”.
Situato in via Tortona 31 presso Opificio 31, Geberit Experience Center si inserisce nello storico distretto milanese del design per ribadire "la volontà di raccontare il design ad alto valore innovativo e funzionale di Geberit e di diventare attore attivo, pronto a dialogare con la città, da sempre luogo perfetto per costruire visioni, linguaggi e modelli che spesso diventano rilevanti ben oltre i confini italiani".
La sfida del nuovo spazio è stata quella di tradurre in forma progettuale l’expertise e il know-how idraulico di Geberit, sintetizzate nel concept 'Mastering Water', che esprime il Dna dell’azienda e la sua capacità di gestire l’acqua lungo tutto il suo percorso all’interno degli edifici. "L’acqua, infatti - viene sottolineato nel comunicato stampa dal gruppo - svolge tre funzioni fondamentali: è indispensabile per la nutrizione, viene utilizzata per l’igiene e la pulizia e agisce come mezzo di trasporto per sostanze e materiali. Da qui nasce l’approccio olistico di Geberit alla gestione dell’acqua: una risorsa da governare in modo controllato, efficiente e sostenibile, sempre al servizio del benessere quotidiano delle persone".
“Geberit Experience Center nasce per dare forma concreta a ciò che il nostro brand rappresenta da oltre 150 anni: gestire l’acqua in modo intelligente per il benessere, il comfort e l’affidabilità quotidiana”, aggiunge Silvia del Vitto, direttrice marketing di Geberit. “Non è pensato per essere un semplice showroom, ma come uno spazio permanente, vivo e relazionale, concepito per ospitare momenti di formazione, workshop, eventi, networking e confronto con professionisti, partner, studenti e stakeholder. Vogliamo anche aprirci alla città. Il nostro obiettivo è che il centro diventi un luogo aperto, riconoscibile e in dialogo con la comunità, dove competenza tecnica, cultura dell’acqua e innovazione si trasformano in esperienza diretta”.
Per tradurre questa visione, Geberit si è affidata all’esperienza di Poli.design, il centro per la formazione post-laurea a livello nazionale e internazionale parte integrante del sistema design del Politecnico di Milano, per l’envisioning progettuale e strategico e al rinomato studio di architettura Ippolito Fleitz Group, grazie a cui i concept elaborati sono stati sviluppati a livello di spazi e progetto architettonico. Lo spazio interno di quasi 800 metri quadrati si divide in due sezioni interconnesse, in un open space "dove il percorso olistico in cui l'identità di Geberit si dispiega prende vita: dall’expertise ingegneristica, fino all’esplorazione nel dettaglio delle soluzioni innovative del brand, che si inseriscono perfettamente con il carattere industriale dell'edificio". Al centro di questa esperienza immersiva c'è l'acqua, l'elemento essenziale che collega la tecnologia, lo spazio e l'identità di Geberit. Questo ambiente unico trasmette il suo Dna in modo integrato, offrendo ai visitatori un'esperienza coinvolgente e distintiva.
Al centro dell’experience center si sviluppa la mastering Water Tower, una struttura simbolica che rende visibili i flussi dell’acqua e i sistemi infrastrutturali dell’edificio. Attraverso dimostrazioni dal vivo, giochi di luce dinamici e un percorso esperienziale dedicato al concetto di mastering water, i sistemi normalmente nascosti dietro la parete diventano tangibili e coinvolgenti. Un racconto integrato in cui dimensioni fisiche, meccaniche e digitali si fondono, dando forma a un’esperienza immersiva che esprime in modo distintivo il Dna di Geberit.
L’area Techxpert si configura in un ambiente che richiama l’atmosfera di un’officina contemporanea, dove gli esperti Geberit presenteranno dal vivo prodotti e soluzioni su un banco da lavoro dedicato. L’esperienza fisica si arricchisce di una dimensione digitale, con contenuti olografici integrati all’interno delle tubazioni che trasformano l’infrastruttura tecnica in uno spazio espositivo immersivo e coinvolgente.
C'è poi la Design meet function, un’area espositiva composta da quattro ambienti bagno reali, pensati per presentare la varietà di prodotti e soluzioni Geberit in contesti applicativi concreti. Attraverso un intelligente gioco di luci e scenografie dinamiche, gli spazi si trasformano e si moltiplicano, dando vita a nove configurazioni differenti che raccontano in modo efficace la versatilità progettuale delle soluzioni estetiche del brand. Mix & Match è un’area pensata per valorizzare la libertà di scelta tra forme, colori e materiali dei prodotti Geberit, mostrando come esigenze individuali e configurazioni progettuali differenti possano trovare risposta all’interno di un ambiente dinamico e flessibile. Uno spazio pensato per raccontare il bagno come espressione di stile, funzionalità e libertà compositiva.
Water Talks è un ambiente definito da un grande schermo e uno sfondo metallico dalle tonalità argentate, dove gli esperti Geberit possono presentare le innovazioni e le conoscenze relative ai prodotti e alle soluzioni del brand, trasformando lo spazio in un punto focale per il dialogo e la condivisione. Il Water Bar caratterizzato da una palette di tonalità blu e bianche, si configura come uno spazio accogliente dedicato all’incontro e allo scambio. Il soffitto e le pareti richiamano il movimento dell’acqua, contribuendo a creare un’atmosfera immersiva e rilassata che favorisce il dialogo e la condivisione.
Oltre a queste aree, ci sarà uno spazio dedicato al product testing che consentirà ai visitatori di sperimentare direttamente soluzioni e tecnologie Geberit. Un’esperienza concreta che permette di comprenderne performance, qualità e funzionalità. Lo spazio è stato realizzato con la collaborazione e il contributo di Marazzi Group, simbolo del Made in Italy nel settore delle piastrelle di ceramica, Zucchetti Rubinetteria, brand conosciuto ed apprezzato in tutto il mondo, punto di riferimento del settore rubinetteria e BTicino, leader nel settore delle infrastrutture digitali ed elettriche degli edifici.
Geberit Experience Center aprirà le porte ai visitatori a partire dal 20 aprile, durante la settimana del FuoriSalone 2026, in cui l’azienda ospiterà l’installazione 'Flow. Form. Function', realizzata in collaborazione con lo studio di architettura Atelier Oï: un percorso immersivo che unisce arte, design e il know-how tecnologico dell’azienda, dando forma a uno spazio in cui il flusso dell’acqua consente una perfetta armonia tra forma e funzionalità.

Categoria: lavoro
16:12
Imprese, Gruppo Cap vince Top Utility Award Assoluto 2026
(Adnkronos) - Gruppo Cap conquista il Top Utility Award Assoluto, il riconoscimento più prestigioso assegnato alle utility italiane. Il premio è stato conferito oggi a Milano nell’ambito della presentazione del XIV Rapporto Althesys “Cambiare per crescere”, ospitata a Palazzo Turati. Il premio viene attribuito all’azienda che ha registrato le migliori performance complessive tra le 100 maggiori utility italiane, sulla base di un ampio insieme di parametri che includono sostenibilità, efficienza operativa, solidità economico-finanziaria, innovazione e capacità di generare valore per il territorio. Assegnato da Althesys, il premio Top Utility è considerato il principale riconoscimento nazionale per il settore dei servizi pubblici locali.
Oltre alla vittoria del premio principale, Gruppo Cap è stata inserita nella cinquina finale di altre due categorie strategiche, il Top Utility Award Esg e il Top Utility Award Territorio & Comunità. Un traguardo che certifica la solidità del modello industriale di CAP, valorizzando da un lato l’impegno verso comunità e stakeholder, dall’altro la qualità del percorso di rendicontazione di sostenibilità, rafforzato dalla scelta di adottare volontariamente i criteri Esrs previsti dalla direttiva europea Csrd anche nell’attuale contesto di evoluzione normativa.
"Ricevere il premio Assoluto nell’edizione dedicata al tema “Cambiare per crescere” ci riempie di orgoglio ed è il riconoscimento del lavoro di tutte le persone di Gruppo CAP - afferma Yuri Santagostino, presidente esecutivo dell’azienda -. In un settore complesso come il nostro, innovazione tecnologica ed equilibrio finanziario devono procedere di pari passo con la cura del territorio e l’attenzione ai criteri Esg. Essere finalisti in tre categorie e ottenere il riconoscimento più prestigioso di questa XIV edizione dimostra che il nostro approccio integrato, basato su investimenti sostenibili e ascolto delle comunità, è la strada giusta per generare valore reale per il Paese".

Categoria: sostenibilita
15:43
Maltempo in Calabria, frane e strade allagate. Nel Vibonese crolla atrio in una scuola
(Adnkronos) - La Calabria stretta nella morsa del maltempo, tra frane e strade allagate. Tragedia sfiorata a Capistrano, nel Vibonese, dove è crollato l'atrio di una scuola, a Taormina a causa delle forti piogge è crollato invece un palazzo disabitato nei pressi di Porta Messina.
Particolarmente colpito è il territorio della costa ionica cosentina, in particolare i Comuni di Corigliano Rossano, Mirto, Calopezzati, Pietrapaola e Mandatoriccio, dove la pioggia incessante ha provocato allagamenti, smottamenti e difficoltà alla viabilità. La Strada Statale 106, unico punto di raccordo tra la Sibaritide e il Basso Jonio, è finita sott'acqua: il tratto all'altezza di località 'Toscano', a Corigliano Rossano, è allagato, e al momento, il traffico risulta paralizzato. La situazione è critica nel territorio di Crosia, dove le fiumare Trionto e Fiumarella hanno superato gli argini provocando diffusi allagamenti. Nel centro storico, inoltre, si verificata una frana nei pressi delle case popolari, che ha reso necessaria l'evacuazione precauzionale di circa 80 persone. Diverse persone sono rimaste bloccate nelle auto e nelle abitazioni, a causa dell'innalzamento rapido del livello dell'acqua, e sono in corso le operazioni di recupero da parte dei vigili del fuoco.
Situazione difficile anche nel Vibonese, in particolare a Gerocarne e Monterosso Calabro, dove diverse frane hanno causato l'interruzione di alcune strade provinciali. Al momento, il Gos (Gruppo Operativo Speciale) dei vigili del fuoco sta operando sulla Strada provinciale 54 Filogaso–San Nicola da Crissa, interessata da smottamenti e colate di fango. Tragedia sfiorata a Capistrano: a causa del maltempo, l'atrio del plesso scolastico di via Marconi ha in parte ceduto, i bambini sono stati fatti evacuare e accompagnati a casa con uno scuolabus e la scuola nei prossimi giorni resterà chiusa.
Nel corso della notte, il Comune di Sorianello è stato particolarmente colpito dagli eventi meteorologici. Un'abitazione con quattro persone all'interno è rimasta isolata a seguito del cedimento della strada di accesso. Alle prime luci dell'alba, i vigili del fuoco hanno raggiunto l'abitazione e le hanno tratte in salvo. Sempre a Sorianello, una frana in via Roma ha ostruito l'accesso ad alcune abitazioni. Inoltre, a Soriano Calabro, Filadelfia, Simbario e Joppolo si registra la caduta di alberi in strada, che ha causato rallentamenti e disagi alla circolazione.
A causa delle forti piogge degli ultimi giorni, è crollato a Taormina nella serata di ieri, un palazzo disabitato, nei pressi di Porta Messina, a due passi da un ristorante. Per fortuna non si registrano feriti.

Categoria: cronaca













































