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21:43
Trump e il rimprovero a Obama: "Ha rivelato informazioni sugli alieni"
(Adnkronos) - Barack Obama "ha rivelato informazioni classificate" sugli alieni, e "non deve farlo". Donald Trump, rispondendo a una domanda dall'Air Force One, si esprime così sulle dichiarazioni dell'ex presidente circa la possibile esistenza degli alieni. "Ha commesso un grave errore, ha fornito informazioni classificate. Non so se sono veri o no, non ho un'opinione. Non ne parlo mai, molti ne parlano. Molti ci credono", dice il presidente degli Stati Uniti.
Obama è stato protagonista di un 'caso' dopo la partecipazione ad un podcast. All'intervistatore che gli chiedeva "quale fosse la prima domanda alla quale volevi una risposta quando sei diventato presidente", aveva risposto ridendo "dove sono gli alieni?". E poi parlando sempre degli alieni aveva aggiunto: "Sono reali ma non li ho visti, e non sono conservati nell'area 51, non c'è una struttura sotterranea a meno che non vi sia un'enorme cospirazione per tenerla nascosta al presidente degli Usa".
Nel giro di poche ore, le parole di Obama sono rimbalzate sui social e hanno alimentato un dibattito frenetico, costringendo l'ex presidente a correggere il tiro. "Non ho mai visto prove durante la mia presidenza di contatti con noi da parte degli extraterrestri. Veramente!", ha detto Obama.
"Stavo cercando di rispettare lo spirito del botta e risposta, ma siccome ho attirato l'attenzione fatemi chiarire, statisticamente, l'universo è così vasto che ci sono buone possibilità che vi sia la vita lì fuori", ha scritto l'ex presidente su Instagram dopo aver postato la clip della sua dichiarazione originaria. "Ma le distanze tra i sistemi solari sono così grandi che la possibilità che noi veniamo visitati dagli alieni è molto bassa e non ho visto prove durante la mia presidenza che gli extraterrestri abbiamo avuti contatti con noi. Veramente!", ha concluso.
Durante l'intervista, Obama

Categoria: internazionale/esteri
21:02
Superenalotto, numeri combinazione vincente oggi 19 febbraio
(Adnkronos) - Nessun '6' né '5+1' al concorso del Superenalotto di oggi, giovedì 19 febbraio. Centrato invece un '5' da 179.653,22 euro. La schedina vincente è stata giocata al bar di piazza Castello ad Avezzano (L'Aquila). Il jackpot per il prossimo concorso sale a 123,5 milioni di euro.
La schedina minima nel concorso del SuperEnalotto prevede 1 colonna (1 combinazione di 6 numeri). La giocata massima invece comprende 27.132 colonne ed è attuabile con i sistemi a caratura, in cui sono disponibili singole quote per 5 euro, con la partecipazione di un numero elevato di giocatori che hanno diritto a una quota dell'eventuale vincita. In ciascuna schedina, ogni combinazione costa 1 euro. L'opzione per aggiungere il numero Superstar costa 0,50 centesimi.
La giocata minima della schedina è 1 colonna che con Superstar costa quindi 1,5 euro. Se si giocano più colonne basta moltiplicare il numero delle colonne per 1,5 per sapere quanto costa complessivamente la giocata.
Al SuperEnalotto si vince con punteggi da 2 a 6, passando anche per il 5+. L'entità dei premi è legata anche al jackpot complessivo. In linea di massima:
- con 2 numeri indovinati, si vincono orientativamente 5 euro;
- con 3 numeri indovinati, si vincono orientativamente 25 euro;
- con 4 numeri indovinati, si vincono orientativamente 300 euro;
- con 5 numeri indovinati, si vincono orientativamente 32mila euro;
- con 5 numeri indovinati + 1 si vincono orientativamente 620mila euro.
E' possibile verificare eventuali vincite attraverso l'App del SuperEnalotto. Per controllare eventuali schedine giocate in passato e non verificate, è disponibile on line un archivio con i numeri e i premi delle ultime 30 estrazioni.
La combinazione vincente del concorso di oggi è: 20, 39, 40, 43, 76, 90. Numero Jolly: 53. Numero SuperStar: 53

Categoria: cronaca
20:42
Giornalista italiano fermato in Turchia, consolato si attiva per Andrea Lucidi
(Adnkronos) - Il Consolato Generale d’Italia a Istanbul sta seguendo la vicenda del giornalista italiano Andrea Lucidi che è stato fermato nel pomeriggio dalla polizia turca insieme ad altri colleghi di diverse nazionalità e condotto presso un centro di espulsione nei pressi di Istanbul, dove si troverebbe tuttora. Lo si apprende da una nota della Farnesina.
La Farnesina, in costante raccordo con il Consolato Generale a Istanbul, è in contatto con le autorità locali per acquisire ogni elemento utile sulla situazione e garantire al connazionale la necessaria assistenza consolare.
Lucidi, noto sui social per le sue posizioni filorusse, su X si presenta come "giornalista e corrispondente dalle aree di crisi" e su Linkedin appare come corrispondente di guerra di International Reporters, sito che secondo Reporter Without Borders (RSF) sarebbe finanziato dal Cremlino e sarebbe uno strumento utilizzato dalla Russia per giustificare l'invasione dell'Ucraina.
Il canale Telegram Donbass Italia riferisce che Lucidi faceva parte di una "delegazione internazionale" che "è stata arrestata in Turchia durante una missione di raccolta di informazioni. I membri della delegazione internazionale, che sono arrivati in Turchia il 18 febbraio 2026 con l'obiettivo di raccogliere informazioni sulle prigioni di isolamento di tipo S, R, Y, sono stati arrestati a Istanbul. Oggi (19 febbraio) al mattino, i membri della delegazione, composta da avvocati, giornalisti, attivisti per i diritti umani e politici, hanno incontrato gli avvocati del Halkın Hukuk Bürosu (Ufficio Legale del Popolo), dopo di che sono stati arrestati per strada e portati all'Ufficio per le Migrazioni per la deportazione". Si profila, quindi, l'espulsione.

Categoria: internazionale/esteri
20:27
Meloni: "Giuste parole Mattarella su Csm. Referendum? Non è voto su governo, si parli del merito, no a lotta nel fango"
(Adnkronos) - Dal referendum sulla giustizia alle parole del presidente francese Macron, dal Board of Peace all'Iran. Molti i temi toccati dalla premier Giorgia Meloni durante un'intervista.
"A me fa molto sorridere 'il governo se perde il referendum va a casa'…Allora, io ho già chiarito ma interessa agli altri, perché chi non può parlare del merito della riforma per cercare portare i suoi sostenitori a votare deve spostare l'obiettivo. Se l'obiettivo non è la riforma, ma è mandare a casa Meloni.... Noi votiamo per le elezioni politiche fra un anno, quando gli italiani mi vogliono mandare a casa fra un anno hanno un'enorme occasione di mandarci a casa", ha detto Meloni a Sky Tg24, riferendosi all'esito del referendum sulla giustizia.
"Io - ha continuato la premier - a differenza di altri, non sono una che rimane abbarbicata al potere se gli italiani non vogliono che io continui a governare questa nazione. Quindi fra un anno gli italiani ci giudicheranno, chiaramente dopo tutto il lavoro che è stato fatto, io credo che sia giusto che ci giudichino sul complesso del lavoro fatto: la riforma della giustizia è importantissima, ma è una delle 500 cose che abbiamo fatto. Vorrei che fossimo giudicati sul complesso. Il 22 e il 23 marzo si vota sulla giustizia non sul governo e qualsiasi decisione prenderanno inciderà sulle loro vite molto oltre la durata di questo governo, perché una riforma costituzionale così importante incide sulla tua vita e su quella dei tuoi figli".
"Un consiglio agli italiani: andate a votare, ma votate con coscienza, guardando a quello a cui state votando. E votate per voi, non per me, contro di me, perché non c'entra niente", dice ancora Meloni.
"Io penso che sia molto importante che questa campagna referendaria rimanga sul merito di quello di cui stiamo parlando - ha quindi sottolineato - Vedo un tentativo di trascinarla in una sorta di lotta nel fango, mi pare che sia più un tentativo di quelli che hanno difficoltà ad attaccare una riforma che in passato, in vario modo, hanno sostenuto e proposto. Credo che non convenga a chi, come noi, ha fatto banalmente una riforma di buon senso: non è una riforma di destra o di sinistra, lo dimostra proprio il fatto che è stata negli anni e nei decenni proposta dalle più svariate componenti politiche", ha detto ancora meloni.
"E’ una riforma di buon senso – ha ribadito - che consente di avere una giustizia più giusta, di liberare il merito dei magistrati anche dal giogo delle correnti e che stabilisce un principio banale ma anche molto importante, che anche il magistrato qualora dovesse sbagliare viene giudicato da un organismo terzo".
"Io penso che sia importante stare sul contenuto di questa riforma e non cercare di trasformarla in altro: una polarizzazione, un referendum sul governo. Questo interessa a chi non vuole stare nel merito, non interessa noi perché io penso che questa riforma e la sua conferma possano fare del bene all'Italia", ha affermato.
"Non personalizzo un tema che è così importante per la vita dei cittadini. Io penso che migliorare lo stato della giustizia italiana non sia qualcosa che si fa per il governo o contro, lo si fa per sé stessi, per l’Italia, per avere una nazione più moderna. Ogni volta che si cerca di far qualcosa per migliorare lo stato della giustizia i toni diventano apocalittici. Perché tutto in Italia si può migliorare tranne che la giustizia? E’ così perfetta?" Serve "migliorarla vale anche per i magistrati, questa non è una riforma contro i giudici. Si può non essere d'accordo, ma non capisco i toni apocalittici, da fine del mondo, che si stanno utilizzando", ha detto ancora.
"Non ho sentito il presidente della Repubblica in queste ore, ci eravamo visti la sera prima" che andasse alla riunione del Csm "nel tradizionale incontro dell’anniversario dei Patti lateranensi. Ho trovato le parole del presidente giuste e anche doverose. Penso che sia giusto il richiamo il rispetto delle istituzioni e penso sia stato giusto il passaggio in cui il presidente dice anche che è un’istituzione come il Csm si mantenga estranea dalle diatribe di natura politica", ha detto ancora.
"Niscemi l'abbiamo trattata a parte, anche se nello stesso decreto, con un investimento di 150 milioni di euro che è destinato prevalentemente a demolire le case che devono essere demolite, a mettere in sicurezza il territorio e a dare risposte a chi ha perso la casa. Insieme al ripristino delle infrastrutture, bisogna combattere un isolamento a Niscemi", ha affermato ancora Meloni riferendosi alla frana nel comune siciliano in provincia di Caltanissetta.
"Oltre alle misure che valgono per tutte e tre le regioni colpite "nel caso specifico di Niscemi abbiamo deciso di nominare un commissario straordinario nella figura del capo della Protezione civile, così è immediatamente operativo. Perché per me la cosa più importante a Niscemi è che non accada di nuovo quello che è accaduto alla fine degli anni '90. Quando gli indennizzi per alcuni dei cittadini che appunto erano stati coinvolti in una analoga frana sono arrivati anche dopo 14 o 18 anni".
"Mi ha molto colpito questa dichiarazione di Macron, non me l'aspettavo. Punto primo, perché la mia riflessione non è nello specifico della Francia, io ho fatto una riflessione nella quale credo, su come si sta polarizzando nelle grandi democrazie occidentali particolarmente lo scontro politico. Io vedo un clima che non mi piace, lo vedo in Italia, lo vedo in Francia, lo vedo negli Stati Uniti", ha detto la premier.
Il presidente francese ha esortato Meloni a smettere di "commentare ciò che sta accadendo in altri Paesi", in seguito alle dichiarazioni sull'omicidio dell'attivista di destra Quentin Deranque, picchiato a morte da oppositori politici a Lione.
"Ho commentato anche l'omicidio di Charlie Kirk quando fu, e non perché diciamo ci sia volontà di ingerire, ma perché credo che sia una riflessione che le classi dirigenti devono fare su come si combatte un clima che può riportarci indietro di qualche decennio, una storia che l'Italia ha vissuto molto bene e che tra l'altro la Francia conosce molto bene, avendo dato asilo politico a fior fiore di brigatisti rossi per qualche decennio", ha sottolineato aggiungendo: "Quindi io non l'ho vissuta come un'ingerenza. Mi dispiace che Macron la viva come un'ingerenza. Penso che l'ingerenza sia un'altra cosa. Penso che l'ingerenza sia, ad esempio, quando un leader viene eletto a capo del governo dai propri cittadini, sentire uno Stato straniero che dice 'vigileremo sull'applicazione dello Stato di diritto', quella è ingerenza. Intervenire tra l'altro esprimendo solidarietà al popolo francese su una materia che chiaramente riguarda tutti quanti non è ingerenza. Quindi mi dispiace che Macron non l'abbia capito".
Quello per la pace in Medio Oriente "è sicuramente un lavoro molto lungo, ho parlato con il ministro Tajani, che rappresentava l’Italia come Paese osservatore in questa riunione e mi riferiva di una riunione concreta, costruita su come implementare i vari punti del piano di pace. Noi sappiamo che la tregua è fragile e che il lavoro che serve per stabilizzare il cessate fuoco e la prospettiva dei due Stati, quindi una stabilizzazione definitiva del Medio Oriente, è un lavoro complesso", ha detto quindi la premier riferendosi al Board of Peace per Gaza.
"Oggi c’erano a Washington la maggioranza dei Paesi europei, tutti gli attori coinvolti nella regione e interessati alla pace in Medio Oriente e anche diversi altri attori. Io credo che sia molto importante un contributo coeso da parte della comunità internazionale sulla questione, che è particolarmente delicata e importante per i Paesi mediterranei e quindi anche per l’Italia, ed è la ragione per la quale ho considerato importante esserci. Ma – ha aggiunto – è ancora lungo".
"L’Italia sta offrendo la disponibilità su diversi fronti, uno di questi è la formazione delle forze di sicurezza palestinesi ed è condivisa trasversalmente in Parlamento, e poi vedremo quali sono le altre forme di partecipazione richieste", conclude sul tema Meloni.
"Vedo importanti passi in avanti" per la guerra in Ucraina. "Nei documenti c’è un lavoro molto buono fatto sul tema delle garanzie di sicurezza per Kiev, che tra l'altro muove da una proposta italiana che era quella di disegnarle sul modello dell'articolo 5 del Patto Atlantico. C'è un lavoro sulla ricostruzione dell'Ucraina che pure è a buon punto, e c'è un piano di pace nel quale pure ci sono molte questioni che sulla carta sono state risolte. Salvo che siamo molto lontani dal risolvere la questione principale che è quella dei territori, dove la Russia continua ad avere delle pretese che secondo me sono assolutamente irragionevoli. E credo che sia, come ho detto molte volte, importante che noi riusciamo a raggiungere la pace, ma anche che riusciamo a raggiungere una pace giusta. Perché quando saltano le regole del diritto internazionale si costruisce una situazione che può essere sempre solo più caotica, e non è nel nostro interesse un mondo di questo genere".
Quelli su un eventuale intervento Usa in Iran "sono anche miei timori, chiaramente da una parte noi dobbiamo assicurarci che l'Iran non si doti dell'arma nucleare, sappiamo quali sono i rischi connessi, dall'altra parte io penso che sarebbe importante in questa fase riuscire a trovare un accordo ed evitare elementi che possono essere ulteriormente esplosivi in una situazione che è già abbastanza fragile. Dopodiché bisogna vedere se c'è la buona volontà per farlo".
"L'Italia già in passato - ha aggiunto Meloni - ha dato su questo il suo sostegno, il suo contributo. Noi abbiamo anche ospitato qui in Italia due turni di negoziazioni, e siamo disponibili a farlo ancora, e stiamo cercando di far passare messaggi in questo senso".

Categoria: politica
20:25
Board of Peace , Tajani: "Proposta interessante ma Italia membro permanente è impossibile"
(Adnkronos) - "Crediamo fortemente nel ruolo dell'Onu" ma "il Board of Peace è una proposta interessante". Così il ministro degli Ester Antonio Tajani che oggi, giovedì 19 febbraio, ha preso parte come osservatore alla prima riunione a Washington insieme a rappresentanti dell'Unione europea.
"Se c'è la possibilità di rinforzare la presenza internazionale portatrice di pace con le Nazioni Unite e con il Board of Peace, mi pare che sia un fatto positivo. Nessuno vuole escludere nessuno e le parole di Trump vanno nella giusta direzione, almeno per quanto pensiamo noi", ha affermato in un punto stampa al termine della prima riunione del Board.
"Mi pare che sia una proposta interessante da seguire e da valutare insieme agli altri Paesi europei, se sarà il caso - ha aggiunto Tajani - ne parleremo anche al prossimo Consiglio degli Affari Esteri a Bruxelles, io dirò quello che pensiamo, quello che pensa l'Italia, io ho ricevuto un mandato parlamentare per essere qui", ha aggiunto.
Quella americana "è l'unica reale proposta che c'è sul tavolo per costruire la pace in Medio Oriente, se ce ne fossero altre si valuterebbero, ma adesso c'è soltanto questa come proposta completa".
"Mi pare che tutte le grandi protagoniste della situazione in Medio Oriente, Arabia Saudita, Qatar, Emirati, Egitto, Giordania, sono tutti lì a partecipare, a dire la loro, quindi mi pare che sia giusto che anche l'Italia sia presente", ha rivendicato il titolare della Farnesina.
Quanto all'ipotesi che il nostro Paese diventi membro permanente del board "non è possibile - ha chiarito il ministro - perché l'articolo 11 della nostra Costituzione ci impedisce di far parte di organismi internazionali nei quali non c'è una parità tra tutte le parti".
Quanto ai venti di guerra che soffiano sull'Iran, "vediamo cosa accadrà in occasione dei colloqui che ci sono tra iraniani e americani. Speriamo che l'Iran non voglia continuare nel percorso di costruzione della bomba atomica", ha affermato Tajani perché in quel caso sarà "difficile trovare un accordo. Se persegue quest'obiettivo rappresenta una minaccia", ha affermato il ministro degli Esteri. "Se l'Iran è quello che strappa la fotografia di Mattarella e degli altri capi di Stato europei è un Iran che ci preoccupa. Mi auguro invece che l'Iran diventi più ragionevole e faccia la scelta del dialogo e del confronto e non persegua la via di un armamento atomico", ha aggiunto Tajani.
A una domanda di Adnkronos sul possibile attacco americano contro Teheran, già questo weekend, il ministro degli Esteri ha preferito non commentare: "I periodi ipotetici non vanno mai commentati, bisogna sempre commentare le cose quando accadono. Io mi auguro che si possano trovare accordi senza ricominciare una guerra nell'area. Mi auguro che i colloqui in corso possano arrivare a buon fine".
Quanto alla reazione di oggi del presidente francese Emmanuel Macron, alle dichiarazioni della premier, Giorgia Meloni, sull'omicidio a Lione dell'attivista di destra, Quentin Deranque, Tajani ha chiarito che "non c'è nessuna interferenza nella politica francese, non capisco perché sia stata fatta questa dichiarazione".
"Qui nessuno si occupa degli affari interni degli altri - ha sottolienato -. Quando esplode la violenza politica esplode non soltanto in Francia. E' giusto dire: attenzione l'Occidente non può diventare un luogo dove l'avversario si trasforma in un nemico da abbattere", ha proseguito Tajani, secondo cui "questo coincide perfettamente con i valori dell'Unione Europea. Non c'è nessun male a parlare di una questione che riguarda la Francia, lo abbiamo detto anche quando è successo in America".

Categoria: internazionale/esteri
19:46
Comuni, sindaco Roccascalegna: "In tanti in disaccordo su Legge sulla Montagna"
(Adnkronos) - "Questo incontro mi fa molto piacere, anche nell’ottica” del confronto “sulla legge della Montagna, che sta facendo storcere il naso a parecchi sindaci, oltre che a me. Oggi, qui, ho trovato parecchi spunti e parlando con altri sindaci vedo che siamo d'accordo: non è una legge giusta". Così Domenico Giangiordano, sindaco di Roccascalegna, in provincia di Chieti, agli Stati generali dei piccoli comuni, in svolgimento fino al 20 febbraio presso il Centro Congressi la Nuvola a Roma.
"Ho lottato per 14 anni per trasformare il mio paese da un piccolo paese che aveva 5.000 turisti all'anno, ad uno che ne ha 45mila. Abbiamo lottato, abbiamo mantenuto le scuole, che sono la spina dorsale dei nostri paesi. Chi investe nei piccoli centri sono coloro che vogliono restarci - prosegue - Questi incontri devono avvenire sempre più spesso perché così si incontrano anche le idee".
"Queste leggi andrebbero scritte" in seguito ad un "confronto con i territori. Questa di certo è una legge scritta soprattutto per le Alpi e non per gli Appennini, dove non abbiamo grandi cime ma abbiamo aree collinari disagiate, dove è difficile mantenere le scuole e dove non abbiamo ospedali vicini - aggiunge il primo cittadino di Roccascalegna - dobbiamo scrivere le leggi avvicinandoci ai territori, si deve venire a vedere il livello di vita, perché lo spopolamento sta avvenendo dappertutto e soprattutto da noi".

Categoria: cronaca
19:19
Arbitro gli rifila un warning, Alcaraz si infuria: la lite a Doha
(Adnkronos) - Carlos Alcaraz furioso a Doha. Oggi, giovedì 19 febbraio, il tennista spagnolo sfida il russo Karen Khachanov nei quarti dell'Atp 500 qatariota, in una partita segnata da un nervosismo crescente. Alcaraz infatti ha avuto una discussione piuttosto accesa con il giudice di sedia, dopo che lo stesso gli aveva rifilato un time violation che non ha trovato d'accordo il numero uno.
"Non hai fermato il tempo", ha detto Alcaraz avvicinandosi all'arbitro, "l'ho fatto. Ho fermato il tempo a 25 secondi dall'inizio. Poi hai preso l'asciugamano e ho riavviato l'orologio". La discussione si accende: "Quanto tempo hai fermato l'orologio? Dimmi", "Carlos, ho smesso di contare finché non sei arrivato. Ho smesso di farlo a 25 secondi dal momento in cui hai raggiunto l'asciugamano".
"Quindi non mi è permesso prendere l'asciugamano", ha ribattuto stizzito Alcaraz. "Ho fermato il tempo finché non hai raggiunto la zona in cui hai chiesto al raccattapalle di prendere l'asciugamano. Non posso annullarlo", è stata la ferma replica del giudice di sedia. Lo spagnolo è quindi tornato a servire continuando a 'borbottare' "non mi è permesso andare all'asciugamano, non mi è permesso".
Andando avanti con il match, il nervosismo di Alcaraz è aumentato: "Le regole dell'Atp sono una m***a", ha urlato verso il suo angolo, trovando, anche in questo caso, la pronta risposta dell'arbitro: "Abbiamo capito".

Categoria: sport
19:01
Comuni, Dota (Anci): "Rafforziamo la capacità amministrativa dei piccoli comuni"
(Adnkronos) - "Stati generali dei piccoli comuni è un evento molto importante e la grandissima affluenza oggi dimostra che ancora una volta Anci nazionale ha colto nel segno. Attraverso questo progetto abbiamo rafforzato, sulle tematiche che saranno oggetto di laboratori specifici, la capacità amministrativa dei piccoli comuni". Così Stefania Dota, vice segretario generale di Anci nazionale, agli Stati generali dei piccoli comuni, in svolgimento fino al 20 febbraio presso il Centro Congressi La Nuvola di Roma, due giornate di confronto dedicate alla capacità amministrativa e alle sfide quotidiane degli enti di minore dimensione demografica.
Dota ha sottolineato come le realtà più piccole abbiano necessità maggiori di strumenti operativi e competenze: "Le piccole realtà hanno più bisogno di un rafforzamento della propria capacità di azione amministrativa. Anci nazionale ha fatto uno sforzo enorme insieme al Dipartimento della Funzione pubblica, tentando, attraverso laboratori sul campo, di assistere e accompagnare i piccoli comuni che hanno aderito al progetto nella realizzazione di soluzioni innovative per i loro enti". Tra gli esempi concreti citati, quello relativo alla gestione del personale. "Penso alla possibilità di attuare una contrattazione decentrata integrativa che da anni non veniva fatta, proprio per mancanza di capacità amministrativa o di figure chiave come il segretario comunale. Su questo l’Anci, anche dal punto di vista politico-istituzionale e attraverso proposte normative, sta tentando di valorizzarne il ruolo e la competenza professionale all’interno di queste piccole realtà".
Secondo la vice segretaria generale dell’associazione dei Comuni, l’iniziativa rientra in una strategia più ampia di sostegno ai territori minori: "È un evento che si inserisce nel solco di tutta l’azione politica e istituzionale che Anci ha dedicato, dedica e dedicherà sempre ai piccoli comuni e alle realtà minori".

Categoria: cronaca
18:58
Comuni, sindaco Casalbore: "Piccoli hanno stessi problemi dei grandi ma meno risorse"
(Adnkronos) - "È importante la presenza a questo evento decisivo organizzato. Con il progetto 'piccoli Comuni' ci ha infatti dato la possibilità di poter intervenire in settori di cui, altrimenti, da soli non ci saremmo mai potuti occupare. Grazie ad Anci siamo stati messi nelle condizioni di poter operare. Il Comune di Casalbore ha deliberato di aprire l’ufficio Europa, del quale ora stiamo strutturando la sede fisica: un ufficio a disposizione della cittadinanza che faccia da intermediatore tra Europa e piccoli Comuni”. Lo ha detto Emilio Salvatore, sindaco di Casalbore, in provincia di Avellino, agli Stati generali dei piccoli comuni, in svolgimento fino al 20 febbraio presso il Centro Congressi la Nuvola a Roma.
Essere il sindaco di un piccolo comune, spiega Salvatore, porta con sé "molte criticità perché abbiamo le stesse problematiche, incombenze e responsabilità dei sindaci dei grandi Comuni ma abbiamo poche possibilità di affrontarle, sia dal punto di vista di bilancio che di personale".
"Essere invece messi nelle condizioni di poter interagire con l'Europa, che è un punto di riferimento importante anche per noi, e non solo per i ministeri - conclude - ci permette di avere un po’ di ossigeno in più per lavorare meglio per le nostre comunità".

Categoria: cronaca
18:56
Comuni, sindaco Minervino di Lecce: "Con progetti Anci formazione e arricchimento"
(Adnkronos) - "Trovarsi qui, tutti i piccoli Comuni italiani riuniti, è stata una bellissima sorpresa, perché ci dà la possibilità di portare all'attenzione non solo di Anci ma anche della Presidenza del Consiglio dei Ministri tutte le problematiche che riguardano la gestione dei piccoli comuni. Il progetto ‘Piccoli’ di Anci ad essi dedicato è un contributo, offrendo la formazione e l’arricchimento che ci servivano per migliorare le prestazioni e i servizi a livello comunale". Lo afferma Antonio Marte, sindaco di Minervino di Lecce, agli Stati generali dei piccoli comuni di Anci, in svolgimento fino al 20 febbraio presso il Centro Congressi la Nuvola a Roma.
"Le problematiche sono spesso legate alla mancanza di risorse e personale e all’impossibilità di poter assumere le persone necessarie ad espletare i servizi che Regione e Province delegano ai Comuni. A noi mancano ovviamente le competenze e le professionalità idonee per farlo - sottolinea - si fanno i salti mortali, ma non sempre il risultato è dei migliori. Si potrebbe fare molto meglio con qualche presenza in più. L'idea di togliere i segretari comunali dal tetto di spesa era ottima, spero che il governo ci ripensi e la estenda anche ai Comuni fino a 5000 abitanti, ora vale per i comuni con 3000 abitanti. Per noi sarebbe una grossa boccata di ossigeno che ci permetterebbe di rimpinguare un po’ il personale di cui abbiamo tanto bisogno".

Categoria: cronaca
18:48
L'inchiesta horror sulle violenze iraniane: 'Manifestanti uccisi e colpiti nelle parti vitali'
(Adnkronos) - Il Guardian, quotidiano britannico da anni impegnato nel documentare violazioni dei diritti umani, ha pubblicato un’inchiesta che aggiunge un tassello crudo e difficilmente contestabile alla comprensione della repressione delle proteste in Iran. Non si tratta di testimonianze verbali, non di racconti filtrati dalla distanza o dalla propaganda, ma di immagini mediche: radiografie e Tac. Fotografie in scala di grigi che mostrano, letteralmente, la violenza impressa nei corpi.
Il volto di Anahita – nome di fantasia, poco più che ventenne – appare come un cielo notturno attraversato da punti luminosi. Piccole sfere metalliche, da 2 a 5 millimetri, disseminate sul viso, nelle orbite oculari, persino nella massa scura del cervello. Sono proiettili “birdshot”, pallini da caccia sparati da un fucile a pompa. A distanza ravvicinata, spiegano gli esperti, non sono affatto “meno letali”: possono frantumare ossa, devastare tessuti molli, perforare facilmente un bulbo oculare. Anahita ha perso almeno un occhio, forse entrambi.
Quell’immagine non è un caso isolato. Fa parte di oltre 75 set di esami diagnostici provenienti da un singolo ospedale di una grande città iraniana, raccolti nel corso di una sola serata, durante la stretta repressiva di gennaio. Una concentrazione temporale che, già di per sé, racconta una dinamica da “mass casualty”, evento con numerose vittime simultanee, tipico degli scenari di guerra o dei grandi disastri.
Le scansioni mostrano ferite che i medici definiscono “catastrofiche”. Vahid – altro nome modificato – presenta un proiettile di grosso calibro conficcato nel collo. La trachea è spinta lateralmente, il sangue si accumula, i tessuti gonfi e danneggiati comprimono le strutture vitali. In un altro caso, un uomo di mezza età ha un proiettile sospeso nel cervello, accompagnato da una bolla di gas intracranica: segno di trauma devastante, al quale verosimilmente non si può sopravvivere. Due giovani uomini mostrano pallottole ad alto calibro alloggiate accanto alla colonna vertebrale. Una giovane donna presenta un proiettile deformato che sembra aver attraversato la gabbia toracica, lesionato il polmone e arrestato la sua corsa vicino alla spina dorsale.
Le valutazioni, condotte congiuntamente dal Guardian e dalla piattaforma di fact-checking Factnameh, sono state affidate a un panel indipendente di specialisti internazionali: medici d’urgenza, radiologi, esperti di trauma imaging e balistica. Un ex medico iraniano di pronto soccorso, anch’egli consultato, ha confermato la coerenza del software utilizzato per gli esami e l’assenza di segni di manomissione. Gli esperti precisano che, senza cartelle cliniche complete, non è possibile formulare diagnosi definitive sui singoli pazienti. Ma il quadro complessivo, spiegano, è inequivocabile.
“Se spari con armi di quel tipo contro delle persone, stai cercando di ucciderle.” La frase di uno degli specialisti di imaging traumatico riassume la sostanza tecnica dell’inchiesta. Le immagini mostrano proiettili full metal jacket, tipicamente utilizzati nei fucili d’assalto come AK-47 o KL-133, armi in dotazione ai Pasdaran, il Corpo delle guardie rivoluzionarie islamiche (IRGC). Non strumenti di controllo della folla, ma armamenti progettati per la guerra.
Accanto ai colpi di grosso calibro, emerge con forza un altro elemento: l’uso sistematico dei pallini metallici. L’Iran è tra i pochi Paesi in cui le forze di sicurezza impiegano birdshot metallico. A lunga distanza, i pallini si disperdono e colpiscono indiscriminatamente. A distanza ravvicinata, diventano devastanti: decine, talvolta centinaia di micro-proiettili che penetrano simultaneamente nei tessuti.
Le radiografie raccontano questa brutalità in modo quasi didascalico. Il torace di Ali – anche qui, nome di fantasia – contiene oltre 174 pallini metallici concentrati nella cavità destra. Il polmone parzialmente collassato, circondato da sangue e gas. Secondo gli esperti consultati, anche con un intervento chirurgico immediato e massiccio, il rischio di morte rimane altissimo.
“Molti pensano che i pallini siano meno letali dei proiettili veri. Non è così,” spiega Rohini Haar, medico d’urgenza e consulente di Physicians for Human Rights. “A distanza ravvicinata, quelle sfere metalliche sono come cento piccoli proiettili.”
Ma non è solo la gravità delle ferite a colpire. Caso dopo caso, le immagini mostrano corpi colpiti al volto, al torace, ai genitali. Ventinove pazienti risultano feriti al viso da birdshot. Almeno nove presentano lesioni nell’area genitale o pelvica, provocate sia da pallini sia, in alcuni casi, da fucili ad alto calibro.
Una donna di mezza età ha quasi 200 pallini distribuiti tra cosce e pelvi. Un uomo di 35 anni mostra ferite analoghe. Le conseguenze cliniche, secondo le analisi mediche, includono sfigurazioni gravi, danni permanenti agli organi genitali, possibili esiti a lungo termine come incontinenza, sterilità, impotenza.
Colpire gli occhi. Colpire il torace. Colpire i genitali. Non una casualità balistica, ma una tendenza che diversi medici iraniani descrivono come ricorrente. Ahmad – identità verificata dal Guardian – riferisce le parole di un collega chirurgo oculista: decine di interventi per rimuovere occhi irreparabilmente danneggiati, inclusi quelli di adolescenti.
Il paziente più giovane, racconta, era una ragazza di 14 anni. Portata in ospedale dai genitori e dal fratello. Colpita direttamente all’occhio sinistro mentre la famiglia si trovava a una manifestazione. Le forze di sicurezza, secondo il racconto, sparavano dal tetto di un edificio civile. Il danno era tale che il bulbo oculare non ha potuto essere salvato.
Ahmad parla di uno schema che “suggerisce fortemente un intento di causare disabilità permanenti piuttosto che danni accidentali”. Lesioni agli occhi, al cuore, meno frequentemente ai genitali. Organi vitali e parti del corpo simbolicamente cariche, la cui distruzione produce non solo sofferenza fisica, ma devastazione psicologica e sociale.
Un altro medico, anch’egli verificato, descrive una casistica che attraversa tutte le età: “dai nonni ai bambini piccoli”. Ferite da pistole, da AK-47, da fucili a pompa. Tra i pazienti anziani, una donna di circa 65 anni, colpita a distanza ravvicinata mentre cercava di recuperare la nipote. I tentativi di rianimazione non sono bastati.
“Sto ancora cercando di farci i conti,” confessa il medico. “Puoi sopportare solo fino a un certo punto.”
Le immagini analizzate rappresentano, sottolineano gli esperti, solo una frazione del totale. In situazioni con numerosi feriti, gli ospedali sono costretti a triage severi. Le scansioni CT vengono riservate ai casi ritenuti salvabili. Molti colpiti alla testa con armi ad alto calibro, osservano i medici, “non arrivano nemmeno alla TAC”. È proprio questo aspetto a rendere l’inchiesta ancora più inquietante. Le radiografie non mostrano l’intera dimensione della violenza, ma soltanto il segmento dei sopravvissuti immediati. Coloro che, nonostante ferite devastanti, sono arrivati vivi abbastanza da essere sottoposti a esami diagnostici.
Nel loro insieme, queste immagini compongono un racconto visivo che travalica la retorica politica. Sono prove cliniche di una repressione che, secondo i medici consultati, presenta caratteristiche più vicine a un conflitto armato che a operazioni di ordine pubblico. In assenza di osservatori internazionali sul campo, la medicina diventa archivio involontario della storia. Ogni pallino visibile in una radiografia, ogni proiettile incastonato in una vertebra o in un cranio, non è soltanto un dato clinico. È la traccia materiale di una scelta: quella di usare armi da guerra contro civili, manifestanti, passanti.

Categoria: internazionale/esteri
18:47
Donna decapitata a Scandicci, c'è un sospettato
(Adnkronos) - Non c'è ancora un arrestato ma solo un sospettato per l'omicidio di Silke Sauer, la cittadina tedesca di 44 anni, senza fissa dimora, trovata morta e decapitata nell'area abbandonata dell’ex Cnr a Scandicci, in provincia di Firenze, nella mattina di mercoledì 18 febbraio. A precisarlo sono la Procura di Firenze e i carabinieri, che smentiscono le notizie circolate in precedenza su un presunto fermo.
Un uomo di origini nordafricane, già noto alle forze dell’ordine e sottoposto all’obbligo di firma presso la caserma di Scandicci, sarebbe il sospettato nell’ambito delle indagini. L’uomo si troverebbe piantonato in ospedale, ma allo stato non sarebbe stato formalizzato alcun provvedimento di fermo nei suoi confronti. Secondo quanto emerso dalle prime ricostruzioni investigative, il sospettato avrebbe frequentato la vittima negli ultimi tempi. Il giorno precedente al ritrovamento del corpo avrebbe anche infastidito un passante, minacciandolo con un cane, poi rinvenuto nei pressi del cadavere dai militari intervenuti per i rilievi.
Gli inquirenti stanno verificando diversi elementi raccolti nelle prime fasi dell’inchiesta: tra questi, alcune immagini di telecamere di sorveglianza che lo collocherebbero nei pressi dell’edificio in orari compatibili con il delitto e alcuni indumenti ritrovati vicino al corpo, sui quali sono in corso accertamenti tecnici. È stato inoltre recuperato un machete, oggetto di analisi da parte della scientifica. Le indagini proseguono per chiarire l’esatta dinamica e l’eventuale movente dell’omicidio, maturato in un contesto di degrado e bivacchi nell’area dismessa. Disposta anche l’autopsia sul corpo della donna, che dovrà fornire ulteriori elementi utili agli investigatori, diretti dal pubblico ministero Alessandra Falcone.

Categoria: cronaca
18:42
Mottini, il pioniere azzurro del freestyle: "Da Albertville a Milano Cortina, così lo sci acrobatico ha conquistato le Olimpiadi"
(Adnkronos) - Milano Cortina 2026 è anche l’Olimpiade del freestyle. E per Simone Mottini, 55 anni, pioniere dello sci acrobatico italiano, il cerchio si chiude in modo naturale. “Quando gareggiavamo decenni fa – racconta all’Adnkronos - ci lamentavamo della neve troppo dura, delle gobbe, dei salti. Non avevamo idea di cosa ci fosse dietro ai Giochi Olimpici”. Oggi è chief of race office di Fondazione Milano Cortina per le competizioni di moguls e aerials a Livigno. E la prospettiva è rovesciata. Questione di sicurezza, regia televisiva, logistica, attenzione a procedure di vario tipo. “Le Olimpiadi sono un organismo complesso e potente. Ogni dettaglio va messo a punto, certificato e condiviso. Veder funzionare dall’interno la macchina è impressionante. E quando tutto gira come deve, è entusiasmante”.
Il freestyle olimpico ha una storia tutto sommato giovane. Dopo l’edizione dimostrativa di Calgary 1988, l’ingresso ufficiale arrivò quattro anni dopo. All’inizio si cercava di garantire rappresentanza alle nazioni emergenti, poi la selezione divenne pura meritocrazia. Mottini fece il suo esordio olimpico ad Albertville ‘92, nella gara di gobbe. Ma il suo percorso cominciò molto prima sulle nevi di Livigno. Papà Sandro, tra i primi maestri di sci del paese e fondatore di una mitica scuola di sci, aveva una visione diversa: meno accademia, più creatività. “Sognava uno sci più libero, espressivo. Noi figli siamo cresciuti così”. A pane e sci acrobatico, dalla mattina alla sera. Dai Mondiali Juniores del 1988 alla Coppa del Mondo, fino alle Olimpiadi.
“Rispetto ad allora – sottolinea Mottini - il freestyle è cambiato in modo radicale. Nel ’94, per esempio, gareggiavo senza casco. E non potevamo fare salti mortali con la testa sotto gli sci. Oggi le rotazioni sono multiple, gli avvitamenti spettacolari, la preparazione millimetrica. È cambiata la tecnica, ma anche l’esposizione mediatica. Lo sport è diventato più sicuro e più televisivo”. Si è globalizzato.
Francia e Italia sono state nazioni pionieristiche, ma oggi lo scenario è molto più ampio. “Nazioni come l’Australia investono nel freestyle in modo massiccio. Anche più che nello sci alpino. E raccolgono medaglie a ripetizione”. La dimostrazione che il livello tecnico è salito ovunque. “Una volta si cercava la cunetta giusta per staccare, oggi ogni salto è progettato nei minimi dettagli”.
In questo contesto, il bronzo di Flora Tabanelli nel big air, prima medaglia olimpica italiana nello sci acrobatico, ha un peso enorme. Per una ragazza giovane e istintiva. “Aveva sciato pochissimo prima delle Olimpiadi, ma ha una naturalezza incredibile. Il freestyle le appartiene”. Fotografia di un presente che può regalare all’Italia tante soddisfazioni. E che Simone osserva da vicino nel suo ruolo, tra mille responsabilità. A cominciare dalle procedure da rispettare. Perché per far funzionare le Olimpiadi, in primis, serve metodo. “La ricompensa arriva a fine gara, quando gli atleti dicono che la pista è perfetta e che la neve è quella giusta. Lì ti fermi a pensare, capisci che ne vale davvero la pena”.
Da atleta, Simone aveva vissuto due Olimpiadi inseguendo un sogno personale. Oggi quel sogno prova a regalarlo a tanti ragazzi di talento. "Per me è come chiudere un cerchio. Sono nato a Livigno, stiamo vivendo le Olimpiadi. E come capo ufficio per le gare del mio sport, nella mia specialità, sto facendo di tutto per far sì che ogni cosa sia al suo posto”. La cartolina più potente? “Livigno protagonista nell’introduzione storica del dual moguls. Un nuovo capitolo olimpico, fatto di immagini spettacolari e adrenalina pura. In questa novità c’è un territorio pronto, uno sport che cresce giorno dopo giorno”. E una storia che continua. (di Michele Antonelli, inviato a Livigno)

Categoria: milano-cortina-2026/protagonisti
18:40
Anci, domani sessione plenaria degli Stati generali dei piccoli Comuni
(Adnkronos) - Sono in svolgimento a Roma alla 'Nuvola' gli Stati generali dei piccoli Comuni dell’Anci, due giornate dedicate alle sfide quotidiane dei Comuni di minore dimensione demografica. Dalle 17 di oggi sono pubblicate sul sito Anci le sintesi e i dossier dei quattro tavoli tematici (numeri dei Piccoli, Bilanci, Personale, Gestioni associate) sui quali si stanno confrontando oltre 1500 sindaci e amministratori provenienti da tutta Italia. Domani si terrà la sessione plenaria, in cui le proposte emerse verranno discusse alla presenza dei vertici dell’Anci, del Dipartimento della Funzione Pubblica e dei rappresentanti del Governo che saranno presenti.
Dopo i saluti istituzionali di Roberto Gualtieri, sindaco di Roma, gli interventi di Roberto Pella, vicepresidente Anci e delegato alle Aree interne, Susanna Cenni, sindaca di Poggibonsi e coordinatrice Anci regionali e Alessandro Santoni, coordinatore Anci Piccoli Comuni. Saranno quindi illustrate le conclusioni dei tavoli di lavoro.
Per il Governo sono previsti gli interventi di Wanda Ferro, sottosegretario al ministero dell’Interno, e di Tommaso Foti, ministro per gli Affari europei, il Pnrr e le politiche di Coesione (contributo video). La chiusura dei lavori sarà affidata a Gaetano Manfredi, presidente Anci e sindaco di Napoli, e al ministro per la Pubblica Amministrazione Paolo Zangrillo. E’ previsto alle 12 un punto stampa del presidente Manfredi e del ministro Zangrillo.

Categoria: cronaca
18:36
Blanco è pronto a tornare, l'annuncio: "Ho ancora voglia di spaccare tutto"
(Adnkronos) - Blanco sta tornando. Il cantante ha annunciato sui social l'arrivo di un nuovo album: "Sono emozionato, sta arrivando un disco importante", ha scritto a corredo di tre scatti che potrebbero anticipare un nuovo videoclip.
"Sono felice, vuoto e leggero. Vi ho detto tutto in maniera estremamente sincera, 1 pezzo in particolare mi fa male e non so come sarà cantarlo davanti ad altre persone. Mi fa paura però serve. Altri non vedo l’ora di saltare come un bastardo e lanciarmi in mezzo alle mamme. Ridendo ma non scherzando. Ho voglia di vedervi. Sono 3 anni di stop, sono 3 anni che non salgo su un palco, e nonostante gli errori ho ancora voglia di spaccare tutto", ha scritto Blanco, con un riferimento velato con all'episodio avvenuto al Festival di Sanremo il 7 febbraio del 2023 quando distrusse la scenografia floreale sul palco dopo la sua esibizione con il singolo 'L'isola delle rose'. Un episodio che ha suscitato tante critiche e che lo ha portato ad allontanarsi dalle scene.
Solo poche settimane fa, Blanco si è mostrato sui social con una foto che ha sollevato diversi dubbi: completamente nudo, ma pixelato, con il corpo contratto in un urlo in una stanza d'ospedale. Condizione che ha allarmato i fan e che ha sollevato domande sullo stato di salute del cantante. Già negli scorsi mesi il cantante aveva accusato problemi di salute, tanto da saltare alcuni concerti nel mese di settembre. Blanco aveva parlato proprio di "problemi di salute", non specificandone la natura, ma aggiungendo che non fossero "niente di grave".

Categoria: spettacoli
18:35
Atp Doha, Sinner-Mensik 6-7, 6-2 - Diretta
(Adnkronos) - Jannik Sinner di nuovo protagonista a Doha. Oggi, giovedì 19 febbraio, il tennista azzurro sfida il ceco Jakub Mensik - in diretta tv e streaming - nei quarti di finale dell'Atp 500 qatariota. Sinner arriva all'appuntamento dopo aver battuto all'esordio nel torneo un altro ceco, Tomas Machac, e agli ottavi l'australiano Alexei Popyrin, superato in due set con il punteggio di 6-3, 7-5.
In caso di passaggio del turno, Sinner sfiderebbe in semifinale il francese Arthur Fils, che ha battuto un altro ceco, Jiri Lehecka, in due set.

Categoria: sport
18:20
Anci, Santoni: "Le proposte sui piccoli Comuni per futuro Paese, Agenda arricchita dal confronto"
(Adnkronos) - "Porteremo avanti le nostre proposte cercando di dare voce ai piccoli Comuni sulla base della nostra Agenda Controesodo che arricchiremo con il confronto di questa due giorni. La nostra non è una battaglia di categoria, ma una scelta strategica per il futuro dei piccoli Comuni dove risiede il 16,4% della popolazione su un territorio pari a più della metà della superficie del Paese". Lo ha detto Alessandro Santoni, sindaco di San Benedetto Val di Sambro e coordinatore della Consulta piccoli Comuni Anci, nel suo indirizzo di saluto ai lavori degli Stati Generali dei piccoli Comuni che si sono aperti oggi a Roma al centro Congressi "La Nuvola".
"È importante ritrovarsi insieme dopo qualche anno a confrontarci sui temi dei piccoli comuni ma anche per parlare dei progetti e delle sfide quotidiane che siamo chiamati ad affrontare", ha aggiunto Santoni. Che ha accennato all'Agenda controesodo "elaborata in questi mesi dall'Associazione con un confronto continuo, una piattaforma che ora si è arricchita con il percorso avviato con il progetto ‘Piccoli’, promosso dal Dipartimento della Funzione Pubblica e attuato da Anci. Un percorso che ci ha permesso di costruire un modello di accompagnamento strutturato e capillare, coinvolgendo oltre 1.500 enti su tutto il territorio". E grazie al quale "abbiamo nuovi elementi di conoscenza sui piccoli Comuni in settori specifici, come il personale e la finanza locale".
Da parte sua Veronica Nicotra, segretario generale, ha ricordato che "Anci vuole continuare a dare il proprio supporto ai Comuni con attività di supporto mirate, sia sul versante degli investimenti che sul grande tema della strategia delle aree interne. Un tema di cui si parla da troppi anni con troppa convegnistica, mentre ora bisogna fare le cose". Come Anci ogni giorno "rappresentiamo una complessità, che ovviamente è ovvia tra il Comune medio grande e il piccolo comune, ma che sussiste anche tra i 5400 enti minori che hanno caratteristiche diverse che noi vediamo. Sentiamo il peso di rappresentare tale complessità e lo facciamo ovviamente nel rapporto quotidiano con i ministeri che colgo anche quest’occasione per ringraziare", ha evidenziato.
Il segretario generale ha poi indicato due temi chiave per i piccoli Comuni, da portare avanti nel confronto con il governo. Sul personale "i Comuni non hanno soltanto la difficoltà di reclutare ma soprattutto di mantenere i dipendenti assunti: c'è un grande problema di scarsa attrattività dei livelli retributivi rispetto al resto della P.a. Un segnale è arrivato dal governo con il fondo statale di 150 milioni attivabile dal 2027 per provare a colmare il gap, ma è una goccia nel mare, resto convinta -ha aggiunto – che bisogna modellizzare gli organigramma dei Comuni per categorie demografiche per capire le esatte esigenze di ogni ente".
Infine, sul versante dei bilanci: "Tutti i Comuni sono stati bravissimi nello spendere le risorse del PNRR e i piccoli Comuni hanno sostenuto il 27 per cento degli investimenti comunali, con una dinamica particolarmente significativa nei centri sotto i 1.000 abitanti. Dobbiamo dare continuità a questo modello in modo che si possa continuare ad investire sul territorio. Capisco i vincoli internazionali di finanza pubblica del nostro Paese, ma l’azzeramento del fondo per i piccoli Comuni è un grande errore cui per Anci bisogna porre rimedio", ha concluso. Infine, il capo Dipartimento della Funzione Pubblica Paolo Vicchiarello ha sottolineato il valore del progetto Piccoli che ha segnato un momento di forte collaborazione con Anci e che ha coinvolto circa mille enti. "I Comuni, in particolare quelli di minore dimensione sono la porta di accesso dei cittadini e rappresentano la parte centrale della nostra mission. Con questo progetto -ha spiegato – abbiamo provato a dare risposte concrete alle loro specifiche esigenze. Ma questo non è il momento di chiusura di un ciclo ma l’avvio di un confronto su temi con cui vogliamo rinsaldare la nostra collaborazione con Anci".

Categoria: cronaca
18:17
Cresce occupazione under 35 ma non la qualità, un terzo dei giovani è precario
(Adnkronos) - Negli ultimi anni l’occupazione in Italia ha raggiunto il suo massimo storico, ma questo aumento non si è tradotto in un analogo incremento della produttività e dei redditi. La precarietà, per gli under 35, resta il tratto distintivo. Il 34% dei giovani lavoratori dipendenti ha un contratto non standard, una quota significativamente superiore a quella degli adulti (15%). Fra le giovani lavoratrici dipendenti i contratti atipici rappresentano oltre il 40% del totale, fra i coetanei maschi solo il 28%. La fragilità contrattuale si riflette sui redditi: il 44% dei giovani percepisce meno di 1.500 euro netti al mese e solo il 27% supera la soglia dei 2.000 euro. Nel complesso, un giovane su quattro non è economicamente autosufficiente e deve contare sul supporto della famiglia. Emerge dal focus 'giovani e lavoro' dell’Osservatorio Generationship 2025 di Changes Unipol, a cura di Kkienn connecting people and companies.
La situazione è particolarmente critica per le giovani donne. Il 56% guadagna meno di 1.500 euro netti mensili (contro il 35% dei coetanei maschi) e un terzo non riesce a mantenersi senza aiuti esterni. Le ragazze risultano inoltre più spesso impiegate nelle piccole imprese (47% vs 33% degli uomini), un contesto che tende a offrire minori tutele, percorsi di crescita meno strutturati e livelli retributivi più bassi. Rispetto agli adulti, i giovani risultano meno soddisfatti e sicuri del proprio lavoro e sono più attivi nella ricerca di alternative. Il 46% dei giovani occupati sta cercando attivamente un nuovo impiego, confermando che la ricerca di un lavoro è diventata una condizione permanente e non più una fase circoscritta all’ingresso nel mercato. Tra gli adulti la quota scende al 36%, a conferma di una diversa relazione con la stabilità lavorativa.
Le giovani donne sono in media meno soddisfatte e cambiano lavoro più spesso. I giovani uomini, invece, sono più propensi a valutare opportunità di mobilità all’estero (47%). Nel complesso, tuttavia, è diminuita la quota di giovani che prende in considerazione l’idea di trasferirsi (dal 58% del 2023 al 41% del 2025), a dimostrazione del fatto che l’emigrazione giovanile non è causata dalla mancanza di occupazione 'tout court', quanto piuttosto di un lavoro percepito come interessante, qualificato e retribuito in modo adeguato. La ricerca del lavoro e i canali utilizzati: per la ricerca di lavoro oggi i giovani consultano molto di più gli annunci online (52%), i social (33%) e le app (21%). Crescono il passaparola (32%) e i contatti da parte dalle agenzie del lavoro e specialisti di recruiting (24%). Dopo gli studi, cambiare lavoro è un’esperienza comune. Pur avendo un’anzianità lavorativa inferiore, la quota di giovani (61%) che ha già cambiato almeno una volta impiego è pari a quella degli adulti (62%).
Per la ricerca di lavoro oggi i giovani consultano molto di più gli annunci online (52%), i social (33%) e le app (21%). Crescono il passaparola (32%) e i contatti da parte dalle agenzie del lavoro e specialisti di recruiting (24%). L’online diventa il canale dominante (da 35% a 73%), mentre arretra l’offline (da 77% a 70%). La fiducia di trovare un lavoro all’altezza delle attese: i giovani sono abbastanza fiduciosi di trovare un lavoro coerente con le proprie aspettative. Il 49% esprime una valutazione positiva. I giovani sono abbastanza fiduciosi di trovare un lavoro coerente con le proprie aspettative. Il 49% esprime una valutazione positiva, ma il dato nasconde forti differenze di genere: la fiducia riguarda il 59% dei giovani uomini, mentre scende al 38% tra le giovani donne. Intorno ai trent’anni la fiducia femminile crolla, per poi risalire negli anni successivi. Penalizzati risultano anche i giovani che vivono nei piccoli centri, mentre il Sud mostra livelli di fiducia in linea con le altre aree del Paese.
I problemi dei giovani nel mercato del lavoro: le basse retribuzioni sono indicate come il problema più grave dal 60% del campione. I giovani denunciano anche precarietà e incertezza (46%), poca meritocrazia (41%), cultura manageriale arretrata (23%) e difficoltà di relazione e la competizione con i colleghi adulti (16%). La fiducia dei giovani nel mercato del lavoro è limitata: solo il 45% dichiara di riporvi una fiducia medio-alta. Le basse retribuzioni sono indicate come il problema più grave dal 60% del campione, ma non l’unico. I giovani denunciano anche precarietà e incertezza (46%), poca meritocrazia (41%), cultura manageriale arretrata (23%) e difficoltà di relazione e la competizione con i colleghi adulti (16%). L’immagine dei giovani nel mercato del lavoro: giovani si percepiscono come più attrezzati sul piano tecnologico (61%), più innovativi (58%) e più adattabili (50%), mentre riconoscono agli adulti maggiore solidità (35%), esperienza (32%) e resilienza (41%). I giovani si percepiscono come più attrezzati sul piano tecnologico (61%), più innovativi (58%) e più adattabili (50%), mentre riconoscono agli adulti maggiore solidità (35%), esperienza (32%) e resilienza (41%). Anche gli adulti condividono in larga misura questa rappresentazione, segno di una consapevolezza diffusa dei punti di forza e di debolezza reciproci.
Nel lavoro i giovani hanno ridefinito le priorità. Al primo posto non c’è più la carriera, ma il benessere complessivo: equilibrio tra vita e lavoro, salute e qualità della vita sono considerati molto importanti da oltre l’80% dei giovani. Segue l’autorealizzazione (70-80%), mentre ambizione e competizione risultano meno centrali. Tra le aspettative dei giovani rispetto al lavoro, la retribuzione netta ritenuta adeguata si colloca intorno ai 2.000 euro al mese. Per l’equilibrio tra vita e lavoro conta il diritto al tempo libero: orari flessibili (56%), weekend e festivi liberi (48%) e limiti al lavoro fuori orario (42%). Le aspettative si concentrano su pochi elementi chiave: una retribuzione adeguata, l’equilibrio tra vita privata e lavoro, un ambiente positivo e la stabilità e sicurezza del posto. La retribuzione netta ritenuta adeguata dai giovani si colloca intorno ai 2.000 euro al mese.
Per l’equilibrio tra vita e lavoro la priorità non è lo smart working, ma il diritto al tempo libero: orari flessibili (56%), weekend e festivi liberi (48%) e limiti al lavoro fuori orario (42%). Il 34% dei giovani è disposto a rinunciare alla carriera e il 27% a uno stipendio elevato pur di migliorare l’equilibrio complessivo. Un ambiente di lavoro ideale è collaborativo, sereno e intergenerazionale e la stabilità non coincide più con il solo contratto a tempo indeterminato: i giovani chiedono garanzie anche in caso di crisi. E quando si valuta un cambio di lavoro, la priorità va alla retribuzione (54%) e all’equilibrio vita-lavoro (40%), seguite dalle opportunità di crescita (33%) e dalla qualità dell’ambiente (32%)
Nel complesso la maggioranza dei giovani è moderatamente soddisfatta delle diverse caratteristiche del lavoro attuale: il 66% esprime giudizi positivi su sicurezza, equilibrio vita-lavoro (63%) e ambiente (63%). Le principali criticità riguardano invece la retribuzione, giudicata insufficiente, lo sviluppo delle competenze e le opportunità di crescita professionale. Quando si valuta un cambio di lavoro, la priorità va alla retribuzione (54%) e all’equilibrio vita-lavoro (40%), seguite dalle opportunità di crescita (33%) e dalla qualità dell’ambiente (32%). Gli stessi fattori guidano anche la fidelizzazione: per convincere un giovane a restare, la leva decisiva resta il riconoscimento economico. Data la loro posizione di partenza, una retribuzione adeguata è un fattore decisivo ancor più importante per le giovani donne.
Vittorio Verdone, Chief Human Resources & Internal Communication Officer del Gruppo Unipol, ha commentato: "Il focus sul lavoro restituisce l’immagine di una generazione tutt’altro che disimpegnata, ma estremamente esigente. I giovani non cercano scorciatoie, bensì condizioni eque: una retribuzione adeguata, sicurezza, rispetto del tempo personale e opportunità di crescita reali. Il lavoro resta centrale, ma deve essere sostenibile e di qualità. Si percepisce anche la ricerca di aziende che esprimano valori in cui potersi riconoscere. Se queste condizioni non ci sono, il cambiamento diventa una scelta razionale, non una fuga. Comprendere queste aspettative è oggi fondamentale per qualsiasi organizzazione che voglia attrarre e trattenere giovani talenti".

Categoria: lavoro
18:04
Glovo, gip convalida commissariamento: "Regolarizzi 40mila rider"
(Adnkronos) - Il giudice di Milano Roberto Crepaldi ha convalidato il provvedimento di controllo giudiziario emesso, in via d'urgenza, dal pubblico ministero Paolo Storari, ha disposto il controllo giudiziario della società Foodinho, srl che gestisce operativamente la piattaforma di delivery Glovo, e ha confermato Andrea Adriano Romano come amministratore giudiziario.
Al centro dell'inchiesta, il presunto caporalato messo in atto contro i rider, oltre 40mila impiegati in tutta Italia, ai quali sarebbero state corrisposte paghe "sotto la soglia di povertà", in particolare "inferiori fino al 81,62% rispetto alla contrattazione collettiva". Una paga di 2,50 euro a consegna per una somma mensile "sicuramente non proporzionata né alla qualità, né alla quantità del lavoro prestato al fine di garantire una esistenza libera e dignitosa e palesemente difforme dai contratti collettivi nazionali".
Per il giudice la misura d'urgenza chiesta dalla Procura appare "adeguata e proporzionata" e tra i compiti affidati all'amministratore giudiziario c'è anche che "proceda alla regolarizzazione dei lavoratori".

Categoria: cronaca
18:02
Referendum, avvocati contro magistrati: 'Nei tribunali non si fa campagna elettorale'
(Adnkronos) - La campagna referendaria entra nella fase più accesa e, con essa, crescono tensioni e polemiche nel mondo della giustizia. A esprimere forte preoccupazione è Francesco Greco, presidente del Consiglio Nazionale Forense, che richiama la necessità di separare nettamente il confronto politico dall’attività giudiziaria.
Secondo Greco, che ha parlato con il 'Riformista', la presenza del Presidente della Repubblica al Consiglio Superiore della Magistratura rappresenta un segnale chiaro: "Uno stimolo ad abbassare i toni". Il presidente del Cnf rivendica la postura dell’Avvocatura, che – spiega – ha evitato di trasformare sedi istituzionali in palcoscenici politici. "Nelle aule di giustizia si parla di diritti, non di campagne referendarie".
Nel mirino di Greco finiscono i comitati referendari nati all’interno dei palazzi di giustizia. Una scelta che il presidente del Cnf giudica problematica. "Suona male che i comitati per il No siano stati costituiti dentro i tribunali". Da qui la richiesta di coerenza: "Lasciamo fuori la politica dai tribunali".
Greco respinge anche l’idea che l’Avvocatura abbia assunto un atteggiamento militante. "Il Cnf non ha costituito né aderito a comitati per il sì". Una linea che punta a preservare l’equilibrio del dibattito, pur nella pluralità delle posizioni individuali.
Le critiche si fanno più nette quando il discorso si sposta sull’Associazione Nazionale Magistrati. Greco parla di un’associazione che "ormai si muove come un partito politico", accusando parte della magistratura associata di aver alimentato "una campagna d’odio e disinformazione".
Il tema si intreccia con la composizione del Csm, che Greco descrive come già attraversata da dinamiche politiche: una componente eletta dal Parlamento e correnti togati che "si comportano come partiti".
Un passaggio delicato riguarda le dichiarazioni del procuratore Nicola Gratteri. Greco non nasconde lo stupore: "Dire che tra chi vota sì ci sono mafiosi significa fare una generalizzazione inaccettabile". Parole che, secondo il presidente del Cnf, rischiano di aggravare ulteriormente il clima. Analoga la replica sulle critiche al sorteggio per il Csm. "Parlare di bacino ristretto è falso". Greco ricorda i numeri dell’Avvocatura, sottolineando che la platea di professionisti con requisiti adeguati è ampia.
L’intervista affronta anche il nodo dei finanziamenti ai comitati referendari. Greco solleva interrogativi legati all’opportunità e alla trasparenza, evidenziando possibili implicazioni sul piano della percezione pubblica e dell’equilibrio istituzionale.
Al di là delle singole polemiche, il timore espresso dal presidente del Cnf riguarda il dopo-referendum. "Temo un clima di contrapposizione permanente". Da qui l’appello finale: "Siamo avversari, non nemici. Nei tribunali deve restare solo la giustizia".

Categoria: politica
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21:43
Trump e il rimprovero a Obama: "Ha rivelato informazioni sugli alieni"
(Adnkronos) - Barack Obama "ha rivelato informazioni classificate" sugli alieni, e "non deve farlo". Donald Trump, rispondendo a una domanda dall'Air Force One, si esprime così sulle dichiarazioni dell'ex presidente circa la possibile esistenza degli alieni. "Ha commesso un grave errore, ha fornito informazioni classificate. Non so se sono veri o no, non ho un'opinione. Non ne parlo mai, molti ne parlano. Molti ci credono", dice il presidente degli Stati Uniti.
Obama è stato protagonista di un 'caso' dopo la partecipazione ad un podcast. All'intervistatore che gli chiedeva "quale fosse la prima domanda alla quale volevi una risposta quando sei diventato presidente", aveva risposto ridendo "dove sono gli alieni?". E poi parlando sempre degli alieni aveva aggiunto: "Sono reali ma non li ho visti, e non sono conservati nell'area 51, non c'è una struttura sotterranea a meno che non vi sia un'enorme cospirazione per tenerla nascosta al presidente degli Usa".
Nel giro di poche ore, le parole di Obama sono rimbalzate sui social e hanno alimentato un dibattito frenetico, costringendo l'ex presidente a correggere il tiro. "Non ho mai visto prove durante la mia presidenza di contatti con noi da parte degli extraterrestri. Veramente!", ha detto Obama.
"Stavo cercando di rispettare lo spirito del botta e risposta, ma siccome ho attirato l'attenzione fatemi chiarire, statisticamente, l'universo è così vasto che ci sono buone possibilità che vi sia la vita lì fuori", ha scritto l'ex presidente su Instagram dopo aver postato la clip della sua dichiarazione originaria. "Ma le distanze tra i sistemi solari sono così grandi che la possibilità che noi veniamo visitati dagli alieni è molto bassa e non ho visto prove durante la mia presidenza che gli extraterrestri abbiamo avuti contatti con noi. Veramente!", ha concluso.
Durante l'intervista, Obama

Categoria: internazionale/esteri
21:02
Superenalotto, numeri combinazione vincente oggi 19 febbraio
(Adnkronos) - Nessun '6' né '5+1' al concorso del Superenalotto di oggi, giovedì 19 febbraio. Centrato invece un '5' da 179.653,22 euro. La schedina vincente è stata giocata al bar di piazza Castello ad Avezzano (L'Aquila). Il jackpot per il prossimo concorso sale a 123,5 milioni di euro.
La schedina minima nel concorso del SuperEnalotto prevede 1 colonna (1 combinazione di 6 numeri). La giocata massima invece comprende 27.132 colonne ed è attuabile con i sistemi a caratura, in cui sono disponibili singole quote per 5 euro, con la partecipazione di un numero elevato di giocatori che hanno diritto a una quota dell'eventuale vincita. In ciascuna schedina, ogni combinazione costa 1 euro. L'opzione per aggiungere il numero Superstar costa 0,50 centesimi.
La giocata minima della schedina è 1 colonna che con Superstar costa quindi 1,5 euro. Se si giocano più colonne basta moltiplicare il numero delle colonne per 1,5 per sapere quanto costa complessivamente la giocata.
Al SuperEnalotto si vince con punteggi da 2 a 6, passando anche per il 5+. L'entità dei premi è legata anche al jackpot complessivo. In linea di massima:
- con 2 numeri indovinati, si vincono orientativamente 5 euro;
- con 3 numeri indovinati, si vincono orientativamente 25 euro;
- con 4 numeri indovinati, si vincono orientativamente 300 euro;
- con 5 numeri indovinati, si vincono orientativamente 32mila euro;
- con 5 numeri indovinati + 1 si vincono orientativamente 620mila euro.
E' possibile verificare eventuali vincite attraverso l'App del SuperEnalotto. Per controllare eventuali schedine giocate in passato e non verificate, è disponibile on line un archivio con i numeri e i premi delle ultime 30 estrazioni.
La combinazione vincente del concorso di oggi è: 20, 39, 40, 43, 76, 90. Numero Jolly: 53. Numero SuperStar: 53

Categoria: cronaca
20:42
Giornalista italiano fermato in Turchia, consolato si attiva per Andrea Lucidi
(Adnkronos) - Il Consolato Generale d’Italia a Istanbul sta seguendo la vicenda del giornalista italiano Andrea Lucidi che è stato fermato nel pomeriggio dalla polizia turca insieme ad altri colleghi di diverse nazionalità e condotto presso un centro di espulsione nei pressi di Istanbul, dove si troverebbe tuttora. Lo si apprende da una nota della Farnesina.
La Farnesina, in costante raccordo con il Consolato Generale a Istanbul, è in contatto con le autorità locali per acquisire ogni elemento utile sulla situazione e garantire al connazionale la necessaria assistenza consolare.
Lucidi, noto sui social per le sue posizioni filorusse, su X si presenta come "giornalista e corrispondente dalle aree di crisi" e su Linkedin appare come corrispondente di guerra di International Reporters, sito che secondo Reporter Without Borders (RSF) sarebbe finanziato dal Cremlino e sarebbe uno strumento utilizzato dalla Russia per giustificare l'invasione dell'Ucraina.
Il canale Telegram Donbass Italia riferisce che Lucidi faceva parte di una "delegazione internazionale" che "è stata arrestata in Turchia durante una missione di raccolta di informazioni. I membri della delegazione internazionale, che sono arrivati in Turchia il 18 febbraio 2026 con l'obiettivo di raccogliere informazioni sulle prigioni di isolamento di tipo S, R, Y, sono stati arrestati a Istanbul. Oggi (19 febbraio) al mattino, i membri della delegazione, composta da avvocati, giornalisti, attivisti per i diritti umani e politici, hanno incontrato gli avvocati del Halkın Hukuk Bürosu (Ufficio Legale del Popolo), dopo di che sono stati arrestati per strada e portati all'Ufficio per le Migrazioni per la deportazione". Si profila, quindi, l'espulsione.

Categoria: internazionale/esteri
20:27
Meloni: "Giuste parole Mattarella su Csm. Referendum? Non è voto su governo, si parli del merito, no a lotta nel fango"
(Adnkronos) - Dal referendum sulla giustizia alle parole del presidente francese Macron, dal Board of Peace all'Iran. Molti i temi toccati dalla premier Giorgia Meloni durante un'intervista.
"A me fa molto sorridere 'il governo se perde il referendum va a casa'…Allora, io ho già chiarito ma interessa agli altri, perché chi non può parlare del merito della riforma per cercare portare i suoi sostenitori a votare deve spostare l'obiettivo. Se l'obiettivo non è la riforma, ma è mandare a casa Meloni.... Noi votiamo per le elezioni politiche fra un anno, quando gli italiani mi vogliono mandare a casa fra un anno hanno un'enorme occasione di mandarci a casa", ha detto Meloni a Sky Tg24, riferendosi all'esito del referendum sulla giustizia.
"Io - ha continuato la premier - a differenza di altri, non sono una che rimane abbarbicata al potere se gli italiani non vogliono che io continui a governare questa nazione. Quindi fra un anno gli italiani ci giudicheranno, chiaramente dopo tutto il lavoro che è stato fatto, io credo che sia giusto che ci giudichino sul complesso del lavoro fatto: la riforma della giustizia è importantissima, ma è una delle 500 cose che abbiamo fatto. Vorrei che fossimo giudicati sul complesso. Il 22 e il 23 marzo si vota sulla giustizia non sul governo e qualsiasi decisione prenderanno inciderà sulle loro vite molto oltre la durata di questo governo, perché una riforma costituzionale così importante incide sulla tua vita e su quella dei tuoi figli".
"Un consiglio agli italiani: andate a votare, ma votate con coscienza, guardando a quello a cui state votando. E votate per voi, non per me, contro di me, perché non c'entra niente", dice ancora Meloni.
"Io penso che sia molto importante che questa campagna referendaria rimanga sul merito di quello di cui stiamo parlando - ha quindi sottolineato - Vedo un tentativo di trascinarla in una sorta di lotta nel fango, mi pare che sia più un tentativo di quelli che hanno difficoltà ad attaccare una riforma che in passato, in vario modo, hanno sostenuto e proposto. Credo che non convenga a chi, come noi, ha fatto banalmente una riforma di buon senso: non è una riforma di destra o di sinistra, lo dimostra proprio il fatto che è stata negli anni e nei decenni proposta dalle più svariate componenti politiche", ha detto ancora meloni.
"E’ una riforma di buon senso – ha ribadito - che consente di avere una giustizia più giusta, di liberare il merito dei magistrati anche dal giogo delle correnti e che stabilisce un principio banale ma anche molto importante, che anche il magistrato qualora dovesse sbagliare viene giudicato da un organismo terzo".
"Io penso che sia importante stare sul contenuto di questa riforma e non cercare di trasformarla in altro: una polarizzazione, un referendum sul governo. Questo interessa a chi non vuole stare nel merito, non interessa noi perché io penso che questa riforma e la sua conferma possano fare del bene all'Italia", ha affermato.
"Non personalizzo un tema che è così importante per la vita dei cittadini. Io penso che migliorare lo stato della giustizia italiana non sia qualcosa che si fa per il governo o contro, lo si fa per sé stessi, per l’Italia, per avere una nazione più moderna. Ogni volta che si cerca di far qualcosa per migliorare lo stato della giustizia i toni diventano apocalittici. Perché tutto in Italia si può migliorare tranne che la giustizia? E’ così perfetta?" Serve "migliorarla vale anche per i magistrati, questa non è una riforma contro i giudici. Si può non essere d'accordo, ma non capisco i toni apocalittici, da fine del mondo, che si stanno utilizzando", ha detto ancora.
"Non ho sentito il presidente della Repubblica in queste ore, ci eravamo visti la sera prima" che andasse alla riunione del Csm "nel tradizionale incontro dell’anniversario dei Patti lateranensi. Ho trovato le parole del presidente giuste e anche doverose. Penso che sia giusto il richiamo il rispetto delle istituzioni e penso sia stato giusto il passaggio in cui il presidente dice anche che è un’istituzione come il Csm si mantenga estranea dalle diatribe di natura politica", ha detto ancora.
"Niscemi l'abbiamo trattata a parte, anche se nello stesso decreto, con un investimento di 150 milioni di euro che è destinato prevalentemente a demolire le case che devono essere demolite, a mettere in sicurezza il territorio e a dare risposte a chi ha perso la casa. Insieme al ripristino delle infrastrutture, bisogna combattere un isolamento a Niscemi", ha affermato ancora Meloni riferendosi alla frana nel comune siciliano in provincia di Caltanissetta.
"Oltre alle misure che valgono per tutte e tre le regioni colpite "nel caso specifico di Niscemi abbiamo deciso di nominare un commissario straordinario nella figura del capo della Protezione civile, così è immediatamente operativo. Perché per me la cosa più importante a Niscemi è che non accada di nuovo quello che è accaduto alla fine degli anni '90. Quando gli indennizzi per alcuni dei cittadini che appunto erano stati coinvolti in una analoga frana sono arrivati anche dopo 14 o 18 anni".
"Mi ha molto colpito questa dichiarazione di Macron, non me l'aspettavo. Punto primo, perché la mia riflessione non è nello specifico della Francia, io ho fatto una riflessione nella quale credo, su come si sta polarizzando nelle grandi democrazie occidentali particolarmente lo scontro politico. Io vedo un clima che non mi piace, lo vedo in Italia, lo vedo in Francia, lo vedo negli Stati Uniti", ha detto la premier.
Il presidente francese ha esortato Meloni a smettere di "commentare ciò che sta accadendo in altri Paesi", in seguito alle dichiarazioni sull'omicidio dell'attivista di destra Quentin Deranque, picchiato a morte da oppositori politici a Lione.
"Ho commentato anche l'omicidio di Charlie Kirk quando fu, e non perché diciamo ci sia volontà di ingerire, ma perché credo che sia una riflessione che le classi dirigenti devono fare su come si combatte un clima che può riportarci indietro di qualche decennio, una storia che l'Italia ha vissuto molto bene e che tra l'altro la Francia conosce molto bene, avendo dato asilo politico a fior fiore di brigatisti rossi per qualche decennio", ha sottolineato aggiungendo: "Quindi io non l'ho vissuta come un'ingerenza. Mi dispiace che Macron la viva come un'ingerenza. Penso che l'ingerenza sia un'altra cosa. Penso che l'ingerenza sia, ad esempio, quando un leader viene eletto a capo del governo dai propri cittadini, sentire uno Stato straniero che dice 'vigileremo sull'applicazione dello Stato di diritto', quella è ingerenza. Intervenire tra l'altro esprimendo solidarietà al popolo francese su una materia che chiaramente riguarda tutti quanti non è ingerenza. Quindi mi dispiace che Macron non l'abbia capito".
Quello per la pace in Medio Oriente "è sicuramente un lavoro molto lungo, ho parlato con il ministro Tajani, che rappresentava l’Italia come Paese osservatore in questa riunione e mi riferiva di una riunione concreta, costruita su come implementare i vari punti del piano di pace. Noi sappiamo che la tregua è fragile e che il lavoro che serve per stabilizzare il cessate fuoco e la prospettiva dei due Stati, quindi una stabilizzazione definitiva del Medio Oriente, è un lavoro complesso", ha detto quindi la premier riferendosi al Board of Peace per Gaza.
"Oggi c’erano a Washington la maggioranza dei Paesi europei, tutti gli attori coinvolti nella regione e interessati alla pace in Medio Oriente e anche diversi altri attori. Io credo che sia molto importante un contributo coeso da parte della comunità internazionale sulla questione, che è particolarmente delicata e importante per i Paesi mediterranei e quindi anche per l’Italia, ed è la ragione per la quale ho considerato importante esserci. Ma – ha aggiunto – è ancora lungo".
"L’Italia sta offrendo la disponibilità su diversi fronti, uno di questi è la formazione delle forze di sicurezza palestinesi ed è condivisa trasversalmente in Parlamento, e poi vedremo quali sono le altre forme di partecipazione richieste", conclude sul tema Meloni.
"Vedo importanti passi in avanti" per la guerra in Ucraina. "Nei documenti c’è un lavoro molto buono fatto sul tema delle garanzie di sicurezza per Kiev, che tra l'altro muove da una proposta italiana che era quella di disegnarle sul modello dell'articolo 5 del Patto Atlantico. C'è un lavoro sulla ricostruzione dell'Ucraina che pure è a buon punto, e c'è un piano di pace nel quale pure ci sono molte questioni che sulla carta sono state risolte. Salvo che siamo molto lontani dal risolvere la questione principale che è quella dei territori, dove la Russia continua ad avere delle pretese che secondo me sono assolutamente irragionevoli. E credo che sia, come ho detto molte volte, importante che noi riusciamo a raggiungere la pace, ma anche che riusciamo a raggiungere una pace giusta. Perché quando saltano le regole del diritto internazionale si costruisce una situazione che può essere sempre solo più caotica, e non è nel nostro interesse un mondo di questo genere".
Quelli su un eventuale intervento Usa in Iran "sono anche miei timori, chiaramente da una parte noi dobbiamo assicurarci che l'Iran non si doti dell'arma nucleare, sappiamo quali sono i rischi connessi, dall'altra parte io penso che sarebbe importante in questa fase riuscire a trovare un accordo ed evitare elementi che possono essere ulteriormente esplosivi in una situazione che è già abbastanza fragile. Dopodiché bisogna vedere se c'è la buona volontà per farlo".
"L'Italia già in passato - ha aggiunto Meloni - ha dato su questo il suo sostegno, il suo contributo. Noi abbiamo anche ospitato qui in Italia due turni di negoziazioni, e siamo disponibili a farlo ancora, e stiamo cercando di far passare messaggi in questo senso".

Categoria: politica
20:25
Board of Peace , Tajani: "Proposta interessante ma Italia membro permanente è impossibile"
(Adnkronos) - "Crediamo fortemente nel ruolo dell'Onu" ma "il Board of Peace è una proposta interessante". Così il ministro degli Ester Antonio Tajani che oggi, giovedì 19 febbraio, ha preso parte come osservatore alla prima riunione a Washington insieme a rappresentanti dell'Unione europea.
"Se c'è la possibilità di rinforzare la presenza internazionale portatrice di pace con le Nazioni Unite e con il Board of Peace, mi pare che sia un fatto positivo. Nessuno vuole escludere nessuno e le parole di Trump vanno nella giusta direzione, almeno per quanto pensiamo noi", ha affermato in un punto stampa al termine della prima riunione del Board.
"Mi pare che sia una proposta interessante da seguire e da valutare insieme agli altri Paesi europei, se sarà il caso - ha aggiunto Tajani - ne parleremo anche al prossimo Consiglio degli Affari Esteri a Bruxelles, io dirò quello che pensiamo, quello che pensa l'Italia, io ho ricevuto un mandato parlamentare per essere qui", ha aggiunto.
Quella americana "è l'unica reale proposta che c'è sul tavolo per costruire la pace in Medio Oriente, se ce ne fossero altre si valuterebbero, ma adesso c'è soltanto questa come proposta completa".
"Mi pare che tutte le grandi protagoniste della situazione in Medio Oriente, Arabia Saudita, Qatar, Emirati, Egitto, Giordania, sono tutti lì a partecipare, a dire la loro, quindi mi pare che sia giusto che anche l'Italia sia presente", ha rivendicato il titolare della Farnesina.
Quanto all'ipotesi che il nostro Paese diventi membro permanente del board "non è possibile - ha chiarito il ministro - perché l'articolo 11 della nostra Costituzione ci impedisce di far parte di organismi internazionali nei quali non c'è una parità tra tutte le parti".
Quanto ai venti di guerra che soffiano sull'Iran, "vediamo cosa accadrà in occasione dei colloqui che ci sono tra iraniani e americani. Speriamo che l'Iran non voglia continuare nel percorso di costruzione della bomba atomica", ha affermato Tajani perché in quel caso sarà "difficile trovare un accordo. Se persegue quest'obiettivo rappresenta una minaccia", ha affermato il ministro degli Esteri. "Se l'Iran è quello che strappa la fotografia di Mattarella e degli altri capi di Stato europei è un Iran che ci preoccupa. Mi auguro invece che l'Iran diventi più ragionevole e faccia la scelta del dialogo e del confronto e non persegua la via di un armamento atomico", ha aggiunto Tajani.
A una domanda di Adnkronos sul possibile attacco americano contro Teheran, già questo weekend, il ministro degli Esteri ha preferito non commentare: "I periodi ipotetici non vanno mai commentati, bisogna sempre commentare le cose quando accadono. Io mi auguro che si possano trovare accordi senza ricominciare una guerra nell'area. Mi auguro che i colloqui in corso possano arrivare a buon fine".
Quanto alla reazione di oggi del presidente francese Emmanuel Macron, alle dichiarazioni della premier, Giorgia Meloni, sull'omicidio a Lione dell'attivista di destra, Quentin Deranque, Tajani ha chiarito che "non c'è nessuna interferenza nella politica francese, non capisco perché sia stata fatta questa dichiarazione".
"Qui nessuno si occupa degli affari interni degli altri - ha sottolienato -. Quando esplode la violenza politica esplode non soltanto in Francia. E' giusto dire: attenzione l'Occidente non può diventare un luogo dove l'avversario si trasforma in un nemico da abbattere", ha proseguito Tajani, secondo cui "questo coincide perfettamente con i valori dell'Unione Europea. Non c'è nessun male a parlare di una questione che riguarda la Francia, lo abbiamo detto anche quando è successo in America".

Categoria: internazionale/esteri
19:46
Comuni, sindaco Roccascalegna: "In tanti in disaccordo su Legge sulla Montagna"
(Adnkronos) - "Questo incontro mi fa molto piacere, anche nell’ottica” del confronto “sulla legge della Montagna, che sta facendo storcere il naso a parecchi sindaci, oltre che a me. Oggi, qui, ho trovato parecchi spunti e parlando con altri sindaci vedo che siamo d'accordo: non è una legge giusta". Così Domenico Giangiordano, sindaco di Roccascalegna, in provincia di Chieti, agli Stati generali dei piccoli comuni, in svolgimento fino al 20 febbraio presso il Centro Congressi la Nuvola a Roma.
"Ho lottato per 14 anni per trasformare il mio paese da un piccolo paese che aveva 5.000 turisti all'anno, ad uno che ne ha 45mila. Abbiamo lottato, abbiamo mantenuto le scuole, che sono la spina dorsale dei nostri paesi. Chi investe nei piccoli centri sono coloro che vogliono restarci - prosegue - Questi incontri devono avvenire sempre più spesso perché così si incontrano anche le idee".
"Queste leggi andrebbero scritte" in seguito ad un "confronto con i territori. Questa di certo è una legge scritta soprattutto per le Alpi e non per gli Appennini, dove non abbiamo grandi cime ma abbiamo aree collinari disagiate, dove è difficile mantenere le scuole e dove non abbiamo ospedali vicini - aggiunge il primo cittadino di Roccascalegna - dobbiamo scrivere le leggi avvicinandoci ai territori, si deve venire a vedere il livello di vita, perché lo spopolamento sta avvenendo dappertutto e soprattutto da noi".

Categoria: cronaca
19:19
Arbitro gli rifila un warning, Alcaraz si infuria: la lite a Doha
(Adnkronos) - Carlos Alcaraz furioso a Doha. Oggi, giovedì 19 febbraio, il tennista spagnolo sfida il russo Karen Khachanov nei quarti dell'Atp 500 qatariota, in una partita segnata da un nervosismo crescente. Alcaraz infatti ha avuto una discussione piuttosto accesa con il giudice di sedia, dopo che lo stesso gli aveva rifilato un time violation che non ha trovato d'accordo il numero uno.
"Non hai fermato il tempo", ha detto Alcaraz avvicinandosi all'arbitro, "l'ho fatto. Ho fermato il tempo a 25 secondi dall'inizio. Poi hai preso l'asciugamano e ho riavviato l'orologio". La discussione si accende: "Quanto tempo hai fermato l'orologio? Dimmi", "Carlos, ho smesso di contare finché non sei arrivato. Ho smesso di farlo a 25 secondi dal momento in cui hai raggiunto l'asciugamano".
"Quindi non mi è permesso prendere l'asciugamano", ha ribattuto stizzito Alcaraz. "Ho fermato il tempo finché non hai raggiunto la zona in cui hai chiesto al raccattapalle di prendere l'asciugamano. Non posso annullarlo", è stata la ferma replica del giudice di sedia. Lo spagnolo è quindi tornato a servire continuando a 'borbottare' "non mi è permesso andare all'asciugamano, non mi è permesso".
Andando avanti con il match, il nervosismo di Alcaraz è aumentato: "Le regole dell'Atp sono una m***a", ha urlato verso il suo angolo, trovando, anche in questo caso, la pronta risposta dell'arbitro: "Abbiamo capito".

Categoria: sport
19:01
Comuni, Dota (Anci): "Rafforziamo la capacità amministrativa dei piccoli comuni"
(Adnkronos) - "Stati generali dei piccoli comuni è un evento molto importante e la grandissima affluenza oggi dimostra che ancora una volta Anci nazionale ha colto nel segno. Attraverso questo progetto abbiamo rafforzato, sulle tematiche che saranno oggetto di laboratori specifici, la capacità amministrativa dei piccoli comuni". Così Stefania Dota, vice segretario generale di Anci nazionale, agli Stati generali dei piccoli comuni, in svolgimento fino al 20 febbraio presso il Centro Congressi La Nuvola di Roma, due giornate di confronto dedicate alla capacità amministrativa e alle sfide quotidiane degli enti di minore dimensione demografica.
Dota ha sottolineato come le realtà più piccole abbiano necessità maggiori di strumenti operativi e competenze: "Le piccole realtà hanno più bisogno di un rafforzamento della propria capacità di azione amministrativa. Anci nazionale ha fatto uno sforzo enorme insieme al Dipartimento della Funzione pubblica, tentando, attraverso laboratori sul campo, di assistere e accompagnare i piccoli comuni che hanno aderito al progetto nella realizzazione di soluzioni innovative per i loro enti". Tra gli esempi concreti citati, quello relativo alla gestione del personale. "Penso alla possibilità di attuare una contrattazione decentrata integrativa che da anni non veniva fatta, proprio per mancanza di capacità amministrativa o di figure chiave come il segretario comunale. Su questo l’Anci, anche dal punto di vista politico-istituzionale e attraverso proposte normative, sta tentando di valorizzarne il ruolo e la competenza professionale all’interno di queste piccole realtà".
Secondo la vice segretaria generale dell’associazione dei Comuni, l’iniziativa rientra in una strategia più ampia di sostegno ai territori minori: "È un evento che si inserisce nel solco di tutta l’azione politica e istituzionale che Anci ha dedicato, dedica e dedicherà sempre ai piccoli comuni e alle realtà minori".

Categoria: cronaca
18:58
Comuni, sindaco Casalbore: "Piccoli hanno stessi problemi dei grandi ma meno risorse"
(Adnkronos) - "È importante la presenza a questo evento decisivo organizzato. Con il progetto 'piccoli Comuni' ci ha infatti dato la possibilità di poter intervenire in settori di cui, altrimenti, da soli non ci saremmo mai potuti occupare. Grazie ad Anci siamo stati messi nelle condizioni di poter operare. Il Comune di Casalbore ha deliberato di aprire l’ufficio Europa, del quale ora stiamo strutturando la sede fisica: un ufficio a disposizione della cittadinanza che faccia da intermediatore tra Europa e piccoli Comuni”. Lo ha detto Emilio Salvatore, sindaco di Casalbore, in provincia di Avellino, agli Stati generali dei piccoli comuni, in svolgimento fino al 20 febbraio presso il Centro Congressi la Nuvola a Roma.
Essere il sindaco di un piccolo comune, spiega Salvatore, porta con sé "molte criticità perché abbiamo le stesse problematiche, incombenze e responsabilità dei sindaci dei grandi Comuni ma abbiamo poche possibilità di affrontarle, sia dal punto di vista di bilancio che di personale".
"Essere invece messi nelle condizioni di poter interagire con l'Europa, che è un punto di riferimento importante anche per noi, e non solo per i ministeri - conclude - ci permette di avere un po’ di ossigeno in più per lavorare meglio per le nostre comunità".

Categoria: cronaca
18:56
Comuni, sindaco Minervino di Lecce: "Con progetti Anci formazione e arricchimento"
(Adnkronos) - "Trovarsi qui, tutti i piccoli Comuni italiani riuniti, è stata una bellissima sorpresa, perché ci dà la possibilità di portare all'attenzione non solo di Anci ma anche della Presidenza del Consiglio dei Ministri tutte le problematiche che riguardano la gestione dei piccoli comuni. Il progetto ‘Piccoli’ di Anci ad essi dedicato è un contributo, offrendo la formazione e l’arricchimento che ci servivano per migliorare le prestazioni e i servizi a livello comunale". Lo afferma Antonio Marte, sindaco di Minervino di Lecce, agli Stati generali dei piccoli comuni di Anci, in svolgimento fino al 20 febbraio presso il Centro Congressi la Nuvola a Roma.
"Le problematiche sono spesso legate alla mancanza di risorse e personale e all’impossibilità di poter assumere le persone necessarie ad espletare i servizi che Regione e Province delegano ai Comuni. A noi mancano ovviamente le competenze e le professionalità idonee per farlo - sottolinea - si fanno i salti mortali, ma non sempre il risultato è dei migliori. Si potrebbe fare molto meglio con qualche presenza in più. L'idea di togliere i segretari comunali dal tetto di spesa era ottima, spero che il governo ci ripensi e la estenda anche ai Comuni fino a 5000 abitanti, ora vale per i comuni con 3000 abitanti. Per noi sarebbe una grossa boccata di ossigeno che ci permetterebbe di rimpinguare un po’ il personale di cui abbiamo tanto bisogno".

Categoria: cronaca
18:48
L'inchiesta horror sulle violenze iraniane: 'Manifestanti uccisi e colpiti nelle parti vitali'
(Adnkronos) - Il Guardian, quotidiano britannico da anni impegnato nel documentare violazioni dei diritti umani, ha pubblicato un’inchiesta che aggiunge un tassello crudo e difficilmente contestabile alla comprensione della repressione delle proteste in Iran. Non si tratta di testimonianze verbali, non di racconti filtrati dalla distanza o dalla propaganda, ma di immagini mediche: radiografie e Tac. Fotografie in scala di grigi che mostrano, letteralmente, la violenza impressa nei corpi.
Il volto di Anahita – nome di fantasia, poco più che ventenne – appare come un cielo notturno attraversato da punti luminosi. Piccole sfere metalliche, da 2 a 5 millimetri, disseminate sul viso, nelle orbite oculari, persino nella massa scura del cervello. Sono proiettili “birdshot”, pallini da caccia sparati da un fucile a pompa. A distanza ravvicinata, spiegano gli esperti, non sono affatto “meno letali”: possono frantumare ossa, devastare tessuti molli, perforare facilmente un bulbo oculare. Anahita ha perso almeno un occhio, forse entrambi.
Quell’immagine non è un caso isolato. Fa parte di oltre 75 set di esami diagnostici provenienti da un singolo ospedale di una grande città iraniana, raccolti nel corso di una sola serata, durante la stretta repressiva di gennaio. Una concentrazione temporale che, già di per sé, racconta una dinamica da “mass casualty”, evento con numerose vittime simultanee, tipico degli scenari di guerra o dei grandi disastri.
Le scansioni mostrano ferite che i medici definiscono “catastrofiche”. Vahid – altro nome modificato – presenta un proiettile di grosso calibro conficcato nel collo. La trachea è spinta lateralmente, il sangue si accumula, i tessuti gonfi e danneggiati comprimono le strutture vitali. In un altro caso, un uomo di mezza età ha un proiettile sospeso nel cervello, accompagnato da una bolla di gas intracranica: segno di trauma devastante, al quale verosimilmente non si può sopravvivere. Due giovani uomini mostrano pallottole ad alto calibro alloggiate accanto alla colonna vertebrale. Una giovane donna presenta un proiettile deformato che sembra aver attraversato la gabbia toracica, lesionato il polmone e arrestato la sua corsa vicino alla spina dorsale.
Le valutazioni, condotte congiuntamente dal Guardian e dalla piattaforma di fact-checking Factnameh, sono state affidate a un panel indipendente di specialisti internazionali: medici d’urgenza, radiologi, esperti di trauma imaging e balistica. Un ex medico iraniano di pronto soccorso, anch’egli consultato, ha confermato la coerenza del software utilizzato per gli esami e l’assenza di segni di manomissione. Gli esperti precisano che, senza cartelle cliniche complete, non è possibile formulare diagnosi definitive sui singoli pazienti. Ma il quadro complessivo, spiegano, è inequivocabile.
“Se spari con armi di quel tipo contro delle persone, stai cercando di ucciderle.” La frase di uno degli specialisti di imaging traumatico riassume la sostanza tecnica dell’inchiesta. Le immagini mostrano proiettili full metal jacket, tipicamente utilizzati nei fucili d’assalto come AK-47 o KL-133, armi in dotazione ai Pasdaran, il Corpo delle guardie rivoluzionarie islamiche (IRGC). Non strumenti di controllo della folla, ma armamenti progettati per la guerra.
Accanto ai colpi di grosso calibro, emerge con forza un altro elemento: l’uso sistematico dei pallini metallici. L’Iran è tra i pochi Paesi in cui le forze di sicurezza impiegano birdshot metallico. A lunga distanza, i pallini si disperdono e colpiscono indiscriminatamente. A distanza ravvicinata, diventano devastanti: decine, talvolta centinaia di micro-proiettili che penetrano simultaneamente nei tessuti.
Le radiografie raccontano questa brutalità in modo quasi didascalico. Il torace di Ali – anche qui, nome di fantasia – contiene oltre 174 pallini metallici concentrati nella cavità destra. Il polmone parzialmente collassato, circondato da sangue e gas. Secondo gli esperti consultati, anche con un intervento chirurgico immediato e massiccio, il rischio di morte rimane altissimo.
“Molti pensano che i pallini siano meno letali dei proiettili veri. Non è così,” spiega Rohini Haar, medico d’urgenza e consulente di Physicians for Human Rights. “A distanza ravvicinata, quelle sfere metalliche sono come cento piccoli proiettili.”
Ma non è solo la gravità delle ferite a colpire. Caso dopo caso, le immagini mostrano corpi colpiti al volto, al torace, ai genitali. Ventinove pazienti risultano feriti al viso da birdshot. Almeno nove presentano lesioni nell’area genitale o pelvica, provocate sia da pallini sia, in alcuni casi, da fucili ad alto calibro.
Una donna di mezza età ha quasi 200 pallini distribuiti tra cosce e pelvi. Un uomo di 35 anni mostra ferite analoghe. Le conseguenze cliniche, secondo le analisi mediche, includono sfigurazioni gravi, danni permanenti agli organi genitali, possibili esiti a lungo termine come incontinenza, sterilità, impotenza.
Colpire gli occhi. Colpire il torace. Colpire i genitali. Non una casualità balistica, ma una tendenza che diversi medici iraniani descrivono come ricorrente. Ahmad – identità verificata dal Guardian – riferisce le parole di un collega chirurgo oculista: decine di interventi per rimuovere occhi irreparabilmente danneggiati, inclusi quelli di adolescenti.
Il paziente più giovane, racconta, era una ragazza di 14 anni. Portata in ospedale dai genitori e dal fratello. Colpita direttamente all’occhio sinistro mentre la famiglia si trovava a una manifestazione. Le forze di sicurezza, secondo il racconto, sparavano dal tetto di un edificio civile. Il danno era tale che il bulbo oculare non ha potuto essere salvato.
Ahmad parla di uno schema che “suggerisce fortemente un intento di causare disabilità permanenti piuttosto che danni accidentali”. Lesioni agli occhi, al cuore, meno frequentemente ai genitali. Organi vitali e parti del corpo simbolicamente cariche, la cui distruzione produce non solo sofferenza fisica, ma devastazione psicologica e sociale.
Un altro medico, anch’egli verificato, descrive una casistica che attraversa tutte le età: “dai nonni ai bambini piccoli”. Ferite da pistole, da AK-47, da fucili a pompa. Tra i pazienti anziani, una donna di circa 65 anni, colpita a distanza ravvicinata mentre cercava di recuperare la nipote. I tentativi di rianimazione non sono bastati.
“Sto ancora cercando di farci i conti,” confessa il medico. “Puoi sopportare solo fino a un certo punto.”
Le immagini analizzate rappresentano, sottolineano gli esperti, solo una frazione del totale. In situazioni con numerosi feriti, gli ospedali sono costretti a triage severi. Le scansioni CT vengono riservate ai casi ritenuti salvabili. Molti colpiti alla testa con armi ad alto calibro, osservano i medici, “non arrivano nemmeno alla TAC”. È proprio questo aspetto a rendere l’inchiesta ancora più inquietante. Le radiografie non mostrano l’intera dimensione della violenza, ma soltanto il segmento dei sopravvissuti immediati. Coloro che, nonostante ferite devastanti, sono arrivati vivi abbastanza da essere sottoposti a esami diagnostici.
Nel loro insieme, queste immagini compongono un racconto visivo che travalica la retorica politica. Sono prove cliniche di una repressione che, secondo i medici consultati, presenta caratteristiche più vicine a un conflitto armato che a operazioni di ordine pubblico. In assenza di osservatori internazionali sul campo, la medicina diventa archivio involontario della storia. Ogni pallino visibile in una radiografia, ogni proiettile incastonato in una vertebra o in un cranio, non è soltanto un dato clinico. È la traccia materiale di una scelta: quella di usare armi da guerra contro civili, manifestanti, passanti.

Categoria: internazionale/esteri
18:47
Donna decapitata a Scandicci, c'è un sospettato
(Adnkronos) - Non c'è ancora un arrestato ma solo un sospettato per l'omicidio di Silke Sauer, la cittadina tedesca di 44 anni, senza fissa dimora, trovata morta e decapitata nell'area abbandonata dell’ex Cnr a Scandicci, in provincia di Firenze, nella mattina di mercoledì 18 febbraio. A precisarlo sono la Procura di Firenze e i carabinieri, che smentiscono le notizie circolate in precedenza su un presunto fermo.
Un uomo di origini nordafricane, già noto alle forze dell’ordine e sottoposto all’obbligo di firma presso la caserma di Scandicci, sarebbe il sospettato nell’ambito delle indagini. L’uomo si troverebbe piantonato in ospedale, ma allo stato non sarebbe stato formalizzato alcun provvedimento di fermo nei suoi confronti. Secondo quanto emerso dalle prime ricostruzioni investigative, il sospettato avrebbe frequentato la vittima negli ultimi tempi. Il giorno precedente al ritrovamento del corpo avrebbe anche infastidito un passante, minacciandolo con un cane, poi rinvenuto nei pressi del cadavere dai militari intervenuti per i rilievi.
Gli inquirenti stanno verificando diversi elementi raccolti nelle prime fasi dell’inchiesta: tra questi, alcune immagini di telecamere di sorveglianza che lo collocherebbero nei pressi dell’edificio in orari compatibili con il delitto e alcuni indumenti ritrovati vicino al corpo, sui quali sono in corso accertamenti tecnici. È stato inoltre recuperato un machete, oggetto di analisi da parte della scientifica. Le indagini proseguono per chiarire l’esatta dinamica e l’eventuale movente dell’omicidio, maturato in un contesto di degrado e bivacchi nell’area dismessa. Disposta anche l’autopsia sul corpo della donna, che dovrà fornire ulteriori elementi utili agli investigatori, diretti dal pubblico ministero Alessandra Falcone.

Categoria: cronaca
18:42
Mottini, il pioniere azzurro del freestyle: "Da Albertville a Milano Cortina, così lo sci acrobatico ha conquistato le Olimpiadi"
(Adnkronos) - Milano Cortina 2026 è anche l’Olimpiade del freestyle. E per Simone Mottini, 55 anni, pioniere dello sci acrobatico italiano, il cerchio si chiude in modo naturale. “Quando gareggiavamo decenni fa – racconta all’Adnkronos - ci lamentavamo della neve troppo dura, delle gobbe, dei salti. Non avevamo idea di cosa ci fosse dietro ai Giochi Olimpici”. Oggi è chief of race office di Fondazione Milano Cortina per le competizioni di moguls e aerials a Livigno. E la prospettiva è rovesciata. Questione di sicurezza, regia televisiva, logistica, attenzione a procedure di vario tipo. “Le Olimpiadi sono un organismo complesso e potente. Ogni dettaglio va messo a punto, certificato e condiviso. Veder funzionare dall’interno la macchina è impressionante. E quando tutto gira come deve, è entusiasmante”.
Il freestyle olimpico ha una storia tutto sommato giovane. Dopo l’edizione dimostrativa di Calgary 1988, l’ingresso ufficiale arrivò quattro anni dopo. All’inizio si cercava di garantire rappresentanza alle nazioni emergenti, poi la selezione divenne pura meritocrazia. Mottini fece il suo esordio olimpico ad Albertville ‘92, nella gara di gobbe. Ma il suo percorso cominciò molto prima sulle nevi di Livigno. Papà Sandro, tra i primi maestri di sci del paese e fondatore di una mitica scuola di sci, aveva una visione diversa: meno accademia, più creatività. “Sognava uno sci più libero, espressivo. Noi figli siamo cresciuti così”. A pane e sci acrobatico, dalla mattina alla sera. Dai Mondiali Juniores del 1988 alla Coppa del Mondo, fino alle Olimpiadi.
“Rispetto ad allora – sottolinea Mottini - il freestyle è cambiato in modo radicale. Nel ’94, per esempio, gareggiavo senza casco. E non potevamo fare salti mortali con la testa sotto gli sci. Oggi le rotazioni sono multiple, gli avvitamenti spettacolari, la preparazione millimetrica. È cambiata la tecnica, ma anche l’esposizione mediatica. Lo sport è diventato più sicuro e più televisivo”. Si è globalizzato.
Francia e Italia sono state nazioni pionieristiche, ma oggi lo scenario è molto più ampio. “Nazioni come l’Australia investono nel freestyle in modo massiccio. Anche più che nello sci alpino. E raccolgono medaglie a ripetizione”. La dimostrazione che il livello tecnico è salito ovunque. “Una volta si cercava la cunetta giusta per staccare, oggi ogni salto è progettato nei minimi dettagli”.
In questo contesto, il bronzo di Flora Tabanelli nel big air, prima medaglia olimpica italiana nello sci acrobatico, ha un peso enorme. Per una ragazza giovane e istintiva. “Aveva sciato pochissimo prima delle Olimpiadi, ma ha una naturalezza incredibile. Il freestyle le appartiene”. Fotografia di un presente che può regalare all’Italia tante soddisfazioni. E che Simone osserva da vicino nel suo ruolo, tra mille responsabilità. A cominciare dalle procedure da rispettare. Perché per far funzionare le Olimpiadi, in primis, serve metodo. “La ricompensa arriva a fine gara, quando gli atleti dicono che la pista è perfetta e che la neve è quella giusta. Lì ti fermi a pensare, capisci che ne vale davvero la pena”.
Da atleta, Simone aveva vissuto due Olimpiadi inseguendo un sogno personale. Oggi quel sogno prova a regalarlo a tanti ragazzi di talento. "Per me è come chiudere un cerchio. Sono nato a Livigno, stiamo vivendo le Olimpiadi. E come capo ufficio per le gare del mio sport, nella mia specialità, sto facendo di tutto per far sì che ogni cosa sia al suo posto”. La cartolina più potente? “Livigno protagonista nell’introduzione storica del dual moguls. Un nuovo capitolo olimpico, fatto di immagini spettacolari e adrenalina pura. In questa novità c’è un territorio pronto, uno sport che cresce giorno dopo giorno”. E una storia che continua. (di Michele Antonelli, inviato a Livigno)

Categoria: milano-cortina-2026/protagonisti
18:40
Anci, domani sessione plenaria degli Stati generali dei piccoli Comuni
(Adnkronos) - Sono in svolgimento a Roma alla 'Nuvola' gli Stati generali dei piccoli Comuni dell’Anci, due giornate dedicate alle sfide quotidiane dei Comuni di minore dimensione demografica. Dalle 17 di oggi sono pubblicate sul sito Anci le sintesi e i dossier dei quattro tavoli tematici (numeri dei Piccoli, Bilanci, Personale, Gestioni associate) sui quali si stanno confrontando oltre 1500 sindaci e amministratori provenienti da tutta Italia. Domani si terrà la sessione plenaria, in cui le proposte emerse verranno discusse alla presenza dei vertici dell’Anci, del Dipartimento della Funzione Pubblica e dei rappresentanti del Governo che saranno presenti.
Dopo i saluti istituzionali di Roberto Gualtieri, sindaco di Roma, gli interventi di Roberto Pella, vicepresidente Anci e delegato alle Aree interne, Susanna Cenni, sindaca di Poggibonsi e coordinatrice Anci regionali e Alessandro Santoni, coordinatore Anci Piccoli Comuni. Saranno quindi illustrate le conclusioni dei tavoli di lavoro.
Per il Governo sono previsti gli interventi di Wanda Ferro, sottosegretario al ministero dell’Interno, e di Tommaso Foti, ministro per gli Affari europei, il Pnrr e le politiche di Coesione (contributo video). La chiusura dei lavori sarà affidata a Gaetano Manfredi, presidente Anci e sindaco di Napoli, e al ministro per la Pubblica Amministrazione Paolo Zangrillo. E’ previsto alle 12 un punto stampa del presidente Manfredi e del ministro Zangrillo.

Categoria: cronaca
18:36
Blanco è pronto a tornare, l'annuncio: "Ho ancora voglia di spaccare tutto"
(Adnkronos) - Blanco sta tornando. Il cantante ha annunciato sui social l'arrivo di un nuovo album: "Sono emozionato, sta arrivando un disco importante", ha scritto a corredo di tre scatti che potrebbero anticipare un nuovo videoclip.
"Sono felice, vuoto e leggero. Vi ho detto tutto in maniera estremamente sincera, 1 pezzo in particolare mi fa male e non so come sarà cantarlo davanti ad altre persone. Mi fa paura però serve. Altri non vedo l’ora di saltare come un bastardo e lanciarmi in mezzo alle mamme. Ridendo ma non scherzando. Ho voglia di vedervi. Sono 3 anni di stop, sono 3 anni che non salgo su un palco, e nonostante gli errori ho ancora voglia di spaccare tutto", ha scritto Blanco, con un riferimento velato con all'episodio avvenuto al Festival di Sanremo il 7 febbraio del 2023 quando distrusse la scenografia floreale sul palco dopo la sua esibizione con il singolo 'L'isola delle rose'. Un episodio che ha suscitato tante critiche e che lo ha portato ad allontanarsi dalle scene.
Solo poche settimane fa, Blanco si è mostrato sui social con una foto che ha sollevato diversi dubbi: completamente nudo, ma pixelato, con il corpo contratto in un urlo in una stanza d'ospedale. Condizione che ha allarmato i fan e che ha sollevato domande sullo stato di salute del cantante. Già negli scorsi mesi il cantante aveva accusato problemi di salute, tanto da saltare alcuni concerti nel mese di settembre. Blanco aveva parlato proprio di "problemi di salute", non specificandone la natura, ma aggiungendo che non fossero "niente di grave".

Categoria: spettacoli
18:35
Atp Doha, Sinner-Mensik 6-7, 6-2 - Diretta
(Adnkronos) - Jannik Sinner di nuovo protagonista a Doha. Oggi, giovedì 19 febbraio, il tennista azzurro sfida il ceco Jakub Mensik - in diretta tv e streaming - nei quarti di finale dell'Atp 500 qatariota. Sinner arriva all'appuntamento dopo aver battuto all'esordio nel torneo un altro ceco, Tomas Machac, e agli ottavi l'australiano Alexei Popyrin, superato in due set con il punteggio di 6-3, 7-5.
In caso di passaggio del turno, Sinner sfiderebbe in semifinale il francese Arthur Fils, che ha battuto un altro ceco, Jiri Lehecka, in due set.

Categoria: sport
18:20
Anci, Santoni: "Le proposte sui piccoli Comuni per futuro Paese, Agenda arricchita dal confronto"
(Adnkronos) - "Porteremo avanti le nostre proposte cercando di dare voce ai piccoli Comuni sulla base della nostra Agenda Controesodo che arricchiremo con il confronto di questa due giorni. La nostra non è una battaglia di categoria, ma una scelta strategica per il futuro dei piccoli Comuni dove risiede il 16,4% della popolazione su un territorio pari a più della metà della superficie del Paese". Lo ha detto Alessandro Santoni, sindaco di San Benedetto Val di Sambro e coordinatore della Consulta piccoli Comuni Anci, nel suo indirizzo di saluto ai lavori degli Stati Generali dei piccoli Comuni che si sono aperti oggi a Roma al centro Congressi "La Nuvola".
"È importante ritrovarsi insieme dopo qualche anno a confrontarci sui temi dei piccoli comuni ma anche per parlare dei progetti e delle sfide quotidiane che siamo chiamati ad affrontare", ha aggiunto Santoni. Che ha accennato all'Agenda controesodo "elaborata in questi mesi dall'Associazione con un confronto continuo, una piattaforma che ora si è arricchita con il percorso avviato con il progetto ‘Piccoli’, promosso dal Dipartimento della Funzione Pubblica e attuato da Anci. Un percorso che ci ha permesso di costruire un modello di accompagnamento strutturato e capillare, coinvolgendo oltre 1.500 enti su tutto il territorio". E grazie al quale "abbiamo nuovi elementi di conoscenza sui piccoli Comuni in settori specifici, come il personale e la finanza locale".
Da parte sua Veronica Nicotra, segretario generale, ha ricordato che "Anci vuole continuare a dare il proprio supporto ai Comuni con attività di supporto mirate, sia sul versante degli investimenti che sul grande tema della strategia delle aree interne. Un tema di cui si parla da troppi anni con troppa convegnistica, mentre ora bisogna fare le cose". Come Anci ogni giorno "rappresentiamo una complessità, che ovviamente è ovvia tra il Comune medio grande e il piccolo comune, ma che sussiste anche tra i 5400 enti minori che hanno caratteristiche diverse che noi vediamo. Sentiamo il peso di rappresentare tale complessità e lo facciamo ovviamente nel rapporto quotidiano con i ministeri che colgo anche quest’occasione per ringraziare", ha evidenziato.
Il segretario generale ha poi indicato due temi chiave per i piccoli Comuni, da portare avanti nel confronto con il governo. Sul personale "i Comuni non hanno soltanto la difficoltà di reclutare ma soprattutto di mantenere i dipendenti assunti: c'è un grande problema di scarsa attrattività dei livelli retributivi rispetto al resto della P.a. Un segnale è arrivato dal governo con il fondo statale di 150 milioni attivabile dal 2027 per provare a colmare il gap, ma è una goccia nel mare, resto convinta -ha aggiunto – che bisogna modellizzare gli organigramma dei Comuni per categorie demografiche per capire le esatte esigenze di ogni ente".
Infine, sul versante dei bilanci: "Tutti i Comuni sono stati bravissimi nello spendere le risorse del PNRR e i piccoli Comuni hanno sostenuto il 27 per cento degli investimenti comunali, con una dinamica particolarmente significativa nei centri sotto i 1.000 abitanti. Dobbiamo dare continuità a questo modello in modo che si possa continuare ad investire sul territorio. Capisco i vincoli internazionali di finanza pubblica del nostro Paese, ma l’azzeramento del fondo per i piccoli Comuni è un grande errore cui per Anci bisogna porre rimedio", ha concluso. Infine, il capo Dipartimento della Funzione Pubblica Paolo Vicchiarello ha sottolineato il valore del progetto Piccoli che ha segnato un momento di forte collaborazione con Anci e che ha coinvolto circa mille enti. "I Comuni, in particolare quelli di minore dimensione sono la porta di accesso dei cittadini e rappresentano la parte centrale della nostra mission. Con questo progetto -ha spiegato – abbiamo provato a dare risposte concrete alle loro specifiche esigenze. Ma questo non è il momento di chiusura di un ciclo ma l’avvio di un confronto su temi con cui vogliamo rinsaldare la nostra collaborazione con Anci".

Categoria: cronaca
18:17
Cresce occupazione under 35 ma non la qualità, un terzo dei giovani è precario
(Adnkronos) - Negli ultimi anni l’occupazione in Italia ha raggiunto il suo massimo storico, ma questo aumento non si è tradotto in un analogo incremento della produttività e dei redditi. La precarietà, per gli under 35, resta il tratto distintivo. Il 34% dei giovani lavoratori dipendenti ha un contratto non standard, una quota significativamente superiore a quella degli adulti (15%). Fra le giovani lavoratrici dipendenti i contratti atipici rappresentano oltre il 40% del totale, fra i coetanei maschi solo il 28%. La fragilità contrattuale si riflette sui redditi: il 44% dei giovani percepisce meno di 1.500 euro netti al mese e solo il 27% supera la soglia dei 2.000 euro. Nel complesso, un giovane su quattro non è economicamente autosufficiente e deve contare sul supporto della famiglia. Emerge dal focus 'giovani e lavoro' dell’Osservatorio Generationship 2025 di Changes Unipol, a cura di Kkienn connecting people and companies.
La situazione è particolarmente critica per le giovani donne. Il 56% guadagna meno di 1.500 euro netti mensili (contro il 35% dei coetanei maschi) e un terzo non riesce a mantenersi senza aiuti esterni. Le ragazze risultano inoltre più spesso impiegate nelle piccole imprese (47% vs 33% degli uomini), un contesto che tende a offrire minori tutele, percorsi di crescita meno strutturati e livelli retributivi più bassi. Rispetto agli adulti, i giovani risultano meno soddisfatti e sicuri del proprio lavoro e sono più attivi nella ricerca di alternative. Il 46% dei giovani occupati sta cercando attivamente un nuovo impiego, confermando che la ricerca di un lavoro è diventata una condizione permanente e non più una fase circoscritta all’ingresso nel mercato. Tra gli adulti la quota scende al 36%, a conferma di una diversa relazione con la stabilità lavorativa.
Le giovani donne sono in media meno soddisfatte e cambiano lavoro più spesso. I giovani uomini, invece, sono più propensi a valutare opportunità di mobilità all’estero (47%). Nel complesso, tuttavia, è diminuita la quota di giovani che prende in considerazione l’idea di trasferirsi (dal 58% del 2023 al 41% del 2025), a dimostrazione del fatto che l’emigrazione giovanile non è causata dalla mancanza di occupazione 'tout court', quanto piuttosto di un lavoro percepito come interessante, qualificato e retribuito in modo adeguato. La ricerca del lavoro e i canali utilizzati: per la ricerca di lavoro oggi i giovani consultano molto di più gli annunci online (52%), i social (33%) e le app (21%). Crescono il passaparola (32%) e i contatti da parte dalle agenzie del lavoro e specialisti di recruiting (24%). Dopo gli studi, cambiare lavoro è un’esperienza comune. Pur avendo un’anzianità lavorativa inferiore, la quota di giovani (61%) che ha già cambiato almeno una volta impiego è pari a quella degli adulti (62%).
Per la ricerca di lavoro oggi i giovani consultano molto di più gli annunci online (52%), i social (33%) e le app (21%). Crescono il passaparola (32%) e i contatti da parte dalle agenzie del lavoro e specialisti di recruiting (24%). L’online diventa il canale dominante (da 35% a 73%), mentre arretra l’offline (da 77% a 70%). La fiducia di trovare un lavoro all’altezza delle attese: i giovani sono abbastanza fiduciosi di trovare un lavoro coerente con le proprie aspettative. Il 49% esprime una valutazione positiva. I giovani sono abbastanza fiduciosi di trovare un lavoro coerente con le proprie aspettative. Il 49% esprime una valutazione positiva, ma il dato nasconde forti differenze di genere: la fiducia riguarda il 59% dei giovani uomini, mentre scende al 38% tra le giovani donne. Intorno ai trent’anni la fiducia femminile crolla, per poi risalire negli anni successivi. Penalizzati risultano anche i giovani che vivono nei piccoli centri, mentre il Sud mostra livelli di fiducia in linea con le altre aree del Paese.
I problemi dei giovani nel mercato del lavoro: le basse retribuzioni sono indicate come il problema più grave dal 60% del campione. I giovani denunciano anche precarietà e incertezza (46%), poca meritocrazia (41%), cultura manageriale arretrata (23%) e difficoltà di relazione e la competizione con i colleghi adulti (16%). La fiducia dei giovani nel mercato del lavoro è limitata: solo il 45% dichiara di riporvi una fiducia medio-alta. Le basse retribuzioni sono indicate come il problema più grave dal 60% del campione, ma non l’unico. I giovani denunciano anche precarietà e incertezza (46%), poca meritocrazia (41%), cultura manageriale arretrata (23%) e difficoltà di relazione e la competizione con i colleghi adulti (16%). L’immagine dei giovani nel mercato del lavoro: giovani si percepiscono come più attrezzati sul piano tecnologico (61%), più innovativi (58%) e più adattabili (50%), mentre riconoscono agli adulti maggiore solidità (35%), esperienza (32%) e resilienza (41%). I giovani si percepiscono come più attrezzati sul piano tecnologico (61%), più innovativi (58%) e più adattabili (50%), mentre riconoscono agli adulti maggiore solidità (35%), esperienza (32%) e resilienza (41%). Anche gli adulti condividono in larga misura questa rappresentazione, segno di una consapevolezza diffusa dei punti di forza e di debolezza reciproci.
Nel lavoro i giovani hanno ridefinito le priorità. Al primo posto non c’è più la carriera, ma il benessere complessivo: equilibrio tra vita e lavoro, salute e qualità della vita sono considerati molto importanti da oltre l’80% dei giovani. Segue l’autorealizzazione (70-80%), mentre ambizione e competizione risultano meno centrali. Tra le aspettative dei giovani rispetto al lavoro, la retribuzione netta ritenuta adeguata si colloca intorno ai 2.000 euro al mese. Per l’equilibrio tra vita e lavoro conta il diritto al tempo libero: orari flessibili (56%), weekend e festivi liberi (48%) e limiti al lavoro fuori orario (42%). Le aspettative si concentrano su pochi elementi chiave: una retribuzione adeguata, l’equilibrio tra vita privata e lavoro, un ambiente positivo e la stabilità e sicurezza del posto. La retribuzione netta ritenuta adeguata dai giovani si colloca intorno ai 2.000 euro al mese.
Per l’equilibrio tra vita e lavoro la priorità non è lo smart working, ma il diritto al tempo libero: orari flessibili (56%), weekend e festivi liberi (48%) e limiti al lavoro fuori orario (42%). Il 34% dei giovani è disposto a rinunciare alla carriera e il 27% a uno stipendio elevato pur di migliorare l’equilibrio complessivo. Un ambiente di lavoro ideale è collaborativo, sereno e intergenerazionale e la stabilità non coincide più con il solo contratto a tempo indeterminato: i giovani chiedono garanzie anche in caso di crisi. E quando si valuta un cambio di lavoro, la priorità va alla retribuzione (54%) e all’equilibrio vita-lavoro (40%), seguite dalle opportunità di crescita (33%) e dalla qualità dell’ambiente (32%)
Nel complesso la maggioranza dei giovani è moderatamente soddisfatta delle diverse caratteristiche del lavoro attuale: il 66% esprime giudizi positivi su sicurezza, equilibrio vita-lavoro (63%) e ambiente (63%). Le principali criticità riguardano invece la retribuzione, giudicata insufficiente, lo sviluppo delle competenze e le opportunità di crescita professionale. Quando si valuta un cambio di lavoro, la priorità va alla retribuzione (54%) e all’equilibrio vita-lavoro (40%), seguite dalle opportunità di crescita (33%) e dalla qualità dell’ambiente (32%). Gli stessi fattori guidano anche la fidelizzazione: per convincere un giovane a restare, la leva decisiva resta il riconoscimento economico. Data la loro posizione di partenza, una retribuzione adeguata è un fattore decisivo ancor più importante per le giovani donne.
Vittorio Verdone, Chief Human Resources & Internal Communication Officer del Gruppo Unipol, ha commentato: "Il focus sul lavoro restituisce l’immagine di una generazione tutt’altro che disimpegnata, ma estremamente esigente. I giovani non cercano scorciatoie, bensì condizioni eque: una retribuzione adeguata, sicurezza, rispetto del tempo personale e opportunità di crescita reali. Il lavoro resta centrale, ma deve essere sostenibile e di qualità. Si percepisce anche la ricerca di aziende che esprimano valori in cui potersi riconoscere. Se queste condizioni non ci sono, il cambiamento diventa una scelta razionale, non una fuga. Comprendere queste aspettative è oggi fondamentale per qualsiasi organizzazione che voglia attrarre e trattenere giovani talenti".

Categoria: lavoro
18:04
Glovo, gip convalida commissariamento: "Regolarizzi 40mila rider"
(Adnkronos) - Il giudice di Milano Roberto Crepaldi ha convalidato il provvedimento di controllo giudiziario emesso, in via d'urgenza, dal pubblico ministero Paolo Storari, ha disposto il controllo giudiziario della società Foodinho, srl che gestisce operativamente la piattaforma di delivery Glovo, e ha confermato Andrea Adriano Romano come amministratore giudiziario.
Al centro dell'inchiesta, il presunto caporalato messo in atto contro i rider, oltre 40mila impiegati in tutta Italia, ai quali sarebbero state corrisposte paghe "sotto la soglia di povertà", in particolare "inferiori fino al 81,62% rispetto alla contrattazione collettiva". Una paga di 2,50 euro a consegna per una somma mensile "sicuramente non proporzionata né alla qualità, né alla quantità del lavoro prestato al fine di garantire una esistenza libera e dignitosa e palesemente difforme dai contratti collettivi nazionali".
Per il giudice la misura d'urgenza chiesta dalla Procura appare "adeguata e proporzionata" e tra i compiti affidati all'amministratore giudiziario c'è anche che "proceda alla regolarizzazione dei lavoratori".

Categoria: cronaca
18:02
Referendum, avvocati contro magistrati: 'Nei tribunali non si fa campagna elettorale'
(Adnkronos) - La campagna referendaria entra nella fase più accesa e, con essa, crescono tensioni e polemiche nel mondo della giustizia. A esprimere forte preoccupazione è Francesco Greco, presidente del Consiglio Nazionale Forense, che richiama la necessità di separare nettamente il confronto politico dall’attività giudiziaria.
Secondo Greco, che ha parlato con il 'Riformista', la presenza del Presidente della Repubblica al Consiglio Superiore della Magistratura rappresenta un segnale chiaro: "Uno stimolo ad abbassare i toni". Il presidente del Cnf rivendica la postura dell’Avvocatura, che – spiega – ha evitato di trasformare sedi istituzionali in palcoscenici politici. "Nelle aule di giustizia si parla di diritti, non di campagne referendarie".
Nel mirino di Greco finiscono i comitati referendari nati all’interno dei palazzi di giustizia. Una scelta che il presidente del Cnf giudica problematica. "Suona male che i comitati per il No siano stati costituiti dentro i tribunali". Da qui la richiesta di coerenza: "Lasciamo fuori la politica dai tribunali".
Greco respinge anche l’idea che l’Avvocatura abbia assunto un atteggiamento militante. "Il Cnf non ha costituito né aderito a comitati per il sì". Una linea che punta a preservare l’equilibrio del dibattito, pur nella pluralità delle posizioni individuali.
Le critiche si fanno più nette quando il discorso si sposta sull’Associazione Nazionale Magistrati. Greco parla di un’associazione che "ormai si muove come un partito politico", accusando parte della magistratura associata di aver alimentato "una campagna d’odio e disinformazione".
Il tema si intreccia con la composizione del Csm, che Greco descrive come già attraversata da dinamiche politiche: una componente eletta dal Parlamento e correnti togati che "si comportano come partiti".
Un passaggio delicato riguarda le dichiarazioni del procuratore Nicola Gratteri. Greco non nasconde lo stupore: "Dire che tra chi vota sì ci sono mafiosi significa fare una generalizzazione inaccettabile". Parole che, secondo il presidente del Cnf, rischiano di aggravare ulteriormente il clima. Analoga la replica sulle critiche al sorteggio per il Csm. "Parlare di bacino ristretto è falso". Greco ricorda i numeri dell’Avvocatura, sottolineando che la platea di professionisti con requisiti adeguati è ampia.
L’intervista affronta anche il nodo dei finanziamenti ai comitati referendari. Greco solleva interrogativi legati all’opportunità e alla trasparenza, evidenziando possibili implicazioni sul piano della percezione pubblica e dell’equilibrio istituzionale.
Al di là delle singole polemiche, il timore espresso dal presidente del Cnf riguarda il dopo-referendum. "Temo un clima di contrapposizione permanente". Da qui l’appello finale: "Siamo avversari, non nemici. Nei tribunali deve restare solo la giustizia".

Categoria: politica












































