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22:19

Umberto Bossi, da 'Roma ladrona' a 'La Lega ce l'ha duro': anatomia del linguaggio del Senatur

(Adnkronos) - C’è stato un tempo in cui la politica italiana si parlava addosso con il lessico felpato della Prima Repubblica, fatto di perifrasi, allusioni e prudenza. Poi arrivò Umberto Bossi, e la lingua cambiò di colpo: meno congiuntivi, più viscere. Meno retorica istituzionale, più slogan da stadio. Il Senatùr non si limitò a guidare il suo movimento, la Lega Nord: ne inventò la grammatica, costruendo un codice comunicativo che mescolava dialetto, provocazione e una dose calcolata di scurrilità. 

“Roma ladrona” non è stato soltanto uno slogan: per il Senatur è stata una formula magica per far breccia nell'opinione pubblica dell'Italia settentrionale, che per lui era la "Padania", altra parola resa un luogo metaforico del suo linguaggio. Tre sillabe e un’accusa, capaci di condensare un intero impianto ideologico. Nello slogan "Roma ladrona" (poi con l'aggiunta della piazza "La Lega non perdona"), si ritrova l’idea di uno Stato predatore, di un Nord produttivo contrapposto a un centro parassitario, di una rabbia che cerca un bersaglio semplice e riconoscibile. Non è un caso che proprio Roma - la città simbolo della nazione . venga trasformata nel nemico per eccellenza: non una critica amministrativa, ma una narrazione. 

E poi c’è l’altro slogan, quello che ha fatto più discutere: “la Lega ce l’ha duro”. Qui il linguaggio si fa corporeo, quasi tribale. Non è più solo politica, ma identità virile, appartenenza fisica. È una comunicazione che rifiuta deliberatamente il decoro, perché nel rifiuto del decoro trova la sua forza. La volgarità non è un incidente: è un messaggio. È la dichiarazione di guerra a un’élite percepita come distante, sofisticata, ipocrita. 

Bossi parlava come un militante, non come un leader. E forse proprio per questo riusciva a esserlo davvero. I suoi comizi non erano conferenze stampa, ma riti collettivi: urla, applausi, gesti teatrali. In un’epoca in cui la politica si affidava sempre più alla televisione, lui privilegiava la piazza, 'il pratone di Pontida', il contatto diretto, la parola gridata. Una scelta che lo avvicina, per certi versi, ai capi carismatici di altri movimenti populisti europei, ma con una peculiarità tutta italiana: l’uso spregiudicato della cultura popolare e dei simboli. 

Emblematico è il rapporto con gli inni. Il ricorso ossessivo al coro del 'Và pensiero' - tratto dall'opera lirica 'Nabucco' di Giuseppe Verdi - a scapito dell'inno nazionale, Il Canto degli Italiani di Goffredo Mameli, non è solo una scelta musicale. È un gesto politico: sostituire il simbolo dell’Unità nazionale con quello dell’esilio e della nostalgia. È la "Padania" immaginata come un popolo oppresso, in cerca di riscatto. Una narrazione potente, anche se storicamente fragile. 

Il linguaggio del Senatùr ha spesso superato i limiti del politicamente accettabile. Dalle offese personali - come il celebre “Monti vaffa…” rivolto al presidente del Consiglio e senatore a vita Mario Monti - alle invettive contro il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ('terùn") fino alle provocazioni sul Tricolore, “buono per pulirsi…”, ogni uscita contribuiva a costruire un personaggio. Un personaggio che viveva di eccessi, ma che proprio negli eccessi trovava visibilità e consenso. Eppure, ridurre Bossi a una caricatura sarebbe un errore. Dietro la rudezza c’era una strategia comunicativa precisa. Il suo linguaggio “povero” era in realtà estremamente efficace: accessibile, memorabile, replicabile. Non richiedeva mediazioni, non necessitava di interpretazioni. Era fatto per essere ripetuto, scritto sui muri, urlato nelle piazze, come ebbe ad annotare negli anni '90 il linguista Gian Carlo Oli, il celebre padre del Vocabolario della lingua italiana pubblicato da Le Monnier. (di Paolo Martini) 

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Categoria: politica

22:05

Giorgetti e la foto con il fondatore della Lega Nord, l'addio a Umberto Bossi

(Adnkronos) - Il ministro dell'Economia, Giancarlo Giorgetti, posta un foto con Umberto Bossi su X, entrambi sorridenti e giovani. Non ci sono commenti che accompagnano il ricordo. Il fondatore e leader storico della Lega è morto oggi, a Varese, all'età di 84 anni. 

La foto è stata scatta agli inizi della militanza politica nella Lega. Il titolare di via XX settembre rende così omaggio al fondatore del suo partito, scomparso oggi. 

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Categoria: economia

21:55

La 'Bossi-Fini', legge sull'immigrazione ancora in vigore: nasce nel 2002 con il secondo governo Berlusconi

(Adnkronos) - Porta la firma di Umberto Bossi, insieme a quella di Gianfranco Fini, la legge sull'immigrzione che è ancora in vigore. La Bossi-Fini risale al 2002 ed è sul piano legislativo una delle principali eredità del secondo governo Berlusconi. Da sempre contestata dalla sinistra, ha resistito negli anni senza subire modifiche sostanziali. In estrema sintesi, la legge istituisce un legame diretto tra permesso di soggiorno e contratto di lavoro, inasprisce le pene per il traffico di clandestini, introduce respingimenti immediati in mare e l'obbligo di impronte digitali. 

Di quel governo, e della maggioranza che lo sosteneva, la Lega di Umberto Bossi era un partito chiave, insieme a Forza Italia, ad Alleanza Nazionale, con Ccd-Cdu (poi Udc) e Nuovo Psi a completarla. Fini era vicepresidente del Consiglio e Bossi ministro delle Riforme istituzionali e della Devoluzione. E la legge che firmarono nasceva come risposta al crescente aumento degli sbarchi. Nel corso degli anni, è stata criticata per l'inefficacia nel gestire i flussi migratori e, talvolta, dallo stesso Fini. Ma è ancora la legge vigente. 

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Categoria: politica

21:44

Umberto Bossi, l'addio del figlio Renzo: "Sempre fedele ai suoi ideali"

(Adnkronos) - "Dopo una vita di battaglie, vissuta fino all’ultimo respiro con passione e fedeltà ai suoi ideali, oggi si è spento nell’abbraccio dei suoi cari". Renzo Bossi, all'Adnkronos, rende omaggio così al padre Umberto Bossi, morto oggi 19 marzo all'età di 84 anni. "Ci lascia la forza di non arrenderci mai, il coraggio di rialzarci dopo ogni caduta e l’amore profondo per la libertà e la nostra terra", dice il figlio del fondatore della Lega. "Questo - conclude- è ciò che porteremo avanti, ogni giorno".  

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Categoria: politica

21:43

Bossi, Mattarella: "Italia perde leader appassionato". Meloni: "Ha segnato fase importante della storia italiana"

(Adnkronos) - "Umberto Bossi, con la sua passione politica, ha segnato una fase importante della storia italiana e ha dato un fondamentale apporto alla formazione del primo centrodestra. In questo momento di grande dolore, sono vicina alla famiglia e alla sua comunità politica". Questo il messaggio postato sui social dalla premier Giorgia Meloni, dopo la morte del fondatore e leader storico della Lega a 84 anni oggi a Varese. 

Anche il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, esprime il suo “sincero cordoglio” per la scomparsa di Bossi. “Fondatore e animatore della Lega Nord -sottolinea il Capo dello Stato- è stata protagonista di una lunga stagione politica. L’Italia perde un leader politico appassionato e un sincero democratico. Il presidente della Repubblica manifesta vicinanza ai familiari e a tutti coloro che ne hanno condiviso l’impegno nel suo partito. 

"Con la scomparsa di Umberto Bossi perdo un amico, un pezzo della nostra storia politica. Non molto tempo fa lo avevo sentito e gli avevo promesso che sarei andato a trovarlo. Non ho fatto in tempo e per me è un cruccio. Non tocca a me ricordare l’incidenza che Bossi, fondatore della Lega, ha determinato nella politica italiana. Comunque lo si giudichi, è stato un gigante per la sua capacità di interpretare l’umore del nord e le scelte utili alla sua parte politica. Ho assistito di persona alle tante occasioni di intesa tra lui e Berlusconi che furono decisive, dal 2000 in poi, per convincerlo a fare della Lega un asse importante del centrodestra. Alla sua famiglia e a tutta la Lega rivolgo le più sentite condoglianze, mie personali e del Senato della Repubblica", scrive sui social il presidente del Senato, Ignazio La Russa. 

"È arrivata una notizia che non avremmo mai voluto sentire. Nel giorno della Festa del Papà è venuto a mancare il padre della Lega, per me un padre politico. La scomparsa di Umberto Bossi mi riempie di un dolore profondo e lacerante. È stato per me una figura decisiva: la ragione del mio approdo in politica. Fin da giovanissimo mi ha affascinato con le sue idee e il suo impegno, lasciando un segno indelebile nella storia del nostro Paese. Ci mancherà molto. Restano i suoi insegnamenti, i ricordi dei nostri incontri, delle conversazioni, dei suoi comizi: momenti che porto nel cuore e che non mi abbandoneranno mai. Alla sua famiglia rivolgo un abbraccio sincero e la mia più sentita vicinanza in questo momento così difficile". Così il presidente della Camera dei deputati, Lorenzo Fontana. 

 

 

Ed è lutto nel mondo politico per la scomparsa del Senatur. "Con tutta Forza Italia piango la scomparsa di Umberto Bossi, leader storico e fondatore della Lega. Grande amico di Silvio Berlusconi, politico di grande intelligenza, è stato un protagonista di primo piano del cambiamento in Italia. Alla sua famiglia un grande abbraccio ed una preghiera perché riposi in pace", scrive su X il ministro degli Esteri e leader di Fi, Antonio Tajani. 

"É morto Umberto Bossi. Ho avuto l’onore di conoscerlo, di lavorare con lui, di scherzare con lui, di confrontarmi e discutere con lui". Così, via social, il ministro della Difesa Guido Crosetto. "La prima volta - ripercorre il ministro - fu quando ero relatore alla legge di Bilancio e ci trovammo in un impasse perché il gruppo della Lega aveva fatto muro contro il finanziamento del fondo per i lavoratori socialmente utili di Palermo e Napoli e per un finanziamento per i dissalatori in Sicilia. Tutto si bloccò e, alle due del mattino, entrò nella stanza dove ci stavamo confrontando il capo supremo della Lega Nord. Lo vidi entrare e pensai: ok é finita ora lui dirà che non si può far nulla ed i deputati di An e di Forza Italia del sud faranno saltare il banco. Si zittirono tutti. 'Rocky (Marciano così gli piaceva chiamarmi) che succede?' Gli spiegai che avevo proposto un meccanismo virtuoso per cui avremmo finanziato gli Lsu ma prevedendo una riduzione obbligatoria negli anni fino ad arrivare a zero e che invece l’investimento nei dissalatori era secondo una cosa intelligente in una zona con poca acqua. Mi guardò, guardò i suoi e disse: 'Perché mi avete disturbato (fu un po’ più rude), se avete trovato una soluzione seria su Napoli e Palermo? L’unica mia preoccupazione è che poi li tengano in funzione i dissalatori, una volta fatti'. Ed uscì. Perché lui era così: di buonsenso, mai superficiale e molto realista. Avrei moltissimi altri ricordi di lui prima e dopo che l’ictus lo colpisse. L’ho sempre stimato e gli ho voluto bene. Addio Umberto". 

“Non è il Nord che deve dire grazie a Umberto Bossi ma tutto il Paese. Senza il suo contributo di visione, realismo e capacità politica la storia repubblicana sarebbe stata molto differente, priva di un grande interprete della necessità di dare risposte alle istanze dei cittadini delle regioni settentrionali e con esse soluzioni a tutta la società italiana. Nella sua grande abilità è certamente ricorso anche a gesti eclatanti, come ha quando ha proclamato la secessione del Nord, ma lo ha fatto sempre con l’intento di fissare un punto all’interno del quale l’obbiettivo rimaneva sempre e soltanto il federalismo. Politicamente è stato un padre straordinario per tutti noi, gli siamo profondamente grati”. Con queste parole il presidente del Consiglio Regionale del Veneto, Luca Zaia, ricorda lo storico leader della Lega Nord. “Lo chiamavano il Senatur – sottolinea il presidente Zaia - un soprannome che qualcuno voleva a tutti i costi connotare in senso dispregiativo ma che, nella realtà, da solo incarnava l’attenzione imposta nei palazzi romani per realtà territoriali fino ad allora incapaci di far sentire le proprie istanze in un ambiente condizionato dalla partitocrazia centralista. Se la politica ha dovuto affrontare una ‘questione settentrionale’, in buona parte è stato merito della voce roca di Umberto che ne è stato il megafono. Se oggi in Italia c’è una coscienza federalista diffusa, a cominciare da quella che si identifica nell’autonomia differenziata, è merito dell’impegno di chi come Bossi ha visto più lontano di altri”. “Ci lascia un grande leader - conclude Zaia - un vecchio leone a cui mi legano anni di amicizia e militanza nella Lega ma anche momenti di vita istituzionale condivisa come quando siamo stati chiamati nello stesso Consiglio dei Ministri, nel quarto governo Berlusconi, in cui c’erano anche Calderoli e Maroni. Ha sempre impiegato ogni su forza per interpretare la volontà degli elettori in cui vedeva il popolo a cui sentiva visceralmente di appartenere”. 

"Umberto Bossi è stato un grande leader politico, un visionario che ha dato centralità al federalismo per i territori. Ha costruito il partito più longevo presente in parlamento in Italia, a lui va il mio ringraziamento, a noi il compito di continuare con il credo della sua passione", dice all'Adnkronos Claudio Durigon, vicesegretario della Lega. 

"In questo momento non ci sono parole, c’è solo il dolore, c’è solo il vuoto, di tutta la grande famiglia della Lega Lombarda, la casa di Umberto, la sua Lombardia da dove tutto è iniziato negli anni Ottanta, arrivando a cambiare la storia di questo Paese. L’unica parola che viene, dal cuore, è grazie Umberto, per aver acceso la scintilla della passione politica in ognuno di noi, per aver scatenato la voglia di seguirti nella battaglia per l’autonomia e il federalismo dei nostri territori, prima, e poi in quella successiva, cambiando il mondo intorno a noi, per la difesa dei nostri valori, di quello che siamo. Stasera Umberto possiamo solo ringraziarti. E piangerti". Lo dichiara il segretario regionale della Lega Lombarda e capogruppo al Senato della Lega, Massimiliano Romeo. 

"Esprimo le condoglianze mie personali e di tutto il Pd alla famiglia, a chi è stato vicino e a chi ha lavorato con Umberto Bossi, venuto a mancare oggi". Così la segretaria del Pd, Elly Schlein. 

"Umberto Bossi. L’avversario più dignitoso che ho avuto in vita mia, e alla fine quello a cui ho voluto più bene". Lo scrive su X Pier Luigi Bersani. 

"Saluto con affetto e nostalgia Umberto Bossi, un indomito lottatore, un uomo rude e scomodo, ma anche profondamente buono. Ha segnato la storia della politica italiana: merita il rispetto non solo degli amici ma anche dei suoi oppositori", dice in una nota Pier Ferdinando Casini. 

"Le più sincere condoglianze per la scomparsa di Umberto Bossi. Avversari in anni intensi, quando entrambi guidavamo i nostri partiti, ma sempre nel rispetto reciproco e nel confronto vero della politica. Oggi resta il ricordo di una personalità importante della vita pubblica italiana e la vicinanza umana alla sua famiglia in questo momento di dolore", ha scritto su X Piero Fassino, già segretario dei Ds. 

"Addio a uno dei protagonisti più rilevanti, nel bene e nel male, della politica italiana degli ultimi trent’anni. Sia per chi lo ha amato, sia per chi lo ha avversato Bossi è stato un pezzo di storia repubblicana. L’ho conosciuto personalmente tardi, già malato ma ne ho apprezzato, pur da avversario, la tempra e la passione umana e politica. Che riposi in pace", la nota di Matteo Renzi, leader di Italia viva. 

Gianfranco Rotondi, presidente Dc e deputato di Fratelli d’Italia, ha scelto di rendere omaggio a Bossi postando sui social una immagine che li ritrae assieme ai banchi dell’ultimo governo Berlusconi, con la frase che Bossi amava ripetere: ‘mai mulàr’. E poi un semplice "ciao Umberto". 

"Esprimo cordoglio per la scomparsa di Umberto Bossi, protagonista della vita politica italiana e fondatore della Lega Nord. Al di là delle differenze politiche, resta il segno di un lungo impegno nelle istituzioni e nel dibattito pubblico. Alla famiglia e alla comunità politica della Lega le mie più sincere condoglianze". Lo scrive in una nota Beatrice Lorenzin, vice presidente dei senatori Pd. 

"È indubitabile che Umberto Bossi sia stato un protagonista della storia politica recente del nostro Paese. Esprimo il mio cordoglio, anche a nome del Movimento 5 stelle, ai suoi cari e alla comunità politica della Lega, che perde il suo storico fondatore e una personalità di assoluto riferimento", scrive in una nota Giuseppe Conte, presidente del Movimento 5 stelle. 

"Apprendo con grande dolore della scomparsa di Umberto Bossi. Uomo autentico e coraggioso, è stato innovatore e portatore di nuove istanze. Ha contribuito all’avvio di importanti stagioni. Ovviamente ci sono state scelte che abbiamo condiviso, altre che sono state base di confronto, a tratti complesso, ma sempre ricco di contenuti e di progetti di cambiamento. Aperti al protagonismo dei territori. Bossi resterà un protagonista storico della politica italiana. Alla famiglia, a tutto il popolo della Lega vicinanza e solidarietà in questo momento di comune tristezza". Lo dichiara il capogruppo di Forza Italia in Senato, Maurizio Gasparri. 

 

"L’intera comunità della Lega è profondamente scossa e addolorata per la scomparsa del fondatore Umberto Bossi e si stringe con affetto e commozione ai suoi familiari", si legge in una nota della Lega. Intanto Matteo Salvini ha cancellato tutti gli appuntamenti previsti per domani e tornerà a Milano con il primo volo. 

 

"Ho saputo dalla tv della scomparsa di Bossi, ma credo di essere stato l'ultimo a vederlo, una decina di giorni fa". Così all'AdnKronos, Giuseppe Leoni, tra i fondatori della Lega, con Bossi. "Mi aveva detto -racconta - 'attivati per rimettere tutti i movimenti autonomisti tutto sotto l'unica bandiera, la bandiera della Lega nord' e questo è il suo testamento politico". 

"L'avevo visto che non stava bene, eravamo a casa sua, guardava la televisione e avevamo parlato della Milano-Sanremo di ciclismo, dandoci appuntamento per vederla assieme". "Quella di Gemonio -racconta ancora- era una casa aperta, per me era il mio fratello maggiore. Manuela, la moglie, mi aveva fatto capire che c'era qualche problema, mi aveva detto di essere tanto impegnata con la famiglia...". Poi racconta: "Avevamo parlato anche della guerra, mi aveva detto, 'Giuseppe, la guerra non va bene...'" 

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Categoria: politica

21:39

Roma-Bologna, vantaggio rossoblù con Rowe tra le proteste. Cos'è successo in Europa League

(Adnkronos) - Il Bologna sblocca il ritorno degli ottavi di finale di Europa League oggi, giovedì 19 marzo, ma il gol di Rowe è accompagnato da una pioggia di proteste della panchina della Roma. Cos'è successo all'Olimpico? Il numero 11 rossoblù segna il gol del vantaggio nell'euroderby di coppa al minuto 22, con un gran destro all'incrocio dei pali. I giallorossi e il tecnico Gian Piero Gasperini protestano però per una trattenuta a inizio azione su Gianluca Mancini.  

Dopo il gol, check Var per valutare l'episodio ma tutto regolare sul gol del Bologna. Al minuto 32, il pari di testa di 'Ndicka rimette gli ottavi di Europa League in equilibrio. 

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Categoria: sport

21:07

E' morto Umberto Bossi, addio al fondatore della Lega: aveva 84 anni

(Adnkronos) - E' morto Umberto Bossi. Il fondatore e storico leader della Lega si è spento a Varese, aveva 84 anni. 

Nato il 19 settembre del 1941 a Cassano Magnago, un comune in provincia di Varese, Bossi - l'uomo che ideò il Carroccio con l'emblema di Alberto da Giussano, personaggio leggendario del XII secolo che avrebbe partecipato, da protagonista, alla battaglia di Legnano - ha inanellato una lunghissima serie di incarichi e si conquistò l'appellativo di Senatur che lo ha accompagnato per tutta la vita, in Parlamento, al governo e nel partito. E' stato rieletto per otto volte alla Camera dall'undicesima alla diciannovesima legislatura. Un filotto iniziato nel 1992, contrassegnato anche da tre mandati al Parlamento europeo. 

Il 2001 è l'anno del suo ingresso al governo, nel Berlusconi II con l'incarico di ministro per le Riforme Istituzionali e la devoluzione. Segretario ma soprattutto leader indiscusso della Lega dal 1989, è stato costretto a farsi da parte, anche sotto la spinta della generazione di politici che aveva 'svezzato' e fatto crescere sotto il simbolo del Carroccio, nell'aprile del 2012, a seguito dello scandalo della distrazione di fondi della Lega a favore della sua famiglia. Aveva dato le dimissioni ma aveva conservato la carica di presidente a vita.  

"Ho fatto l'operaio, il perito tecnico, ho lavorato nell'informatica, ho studiato medicina a Pavia, ho insegnato matematica e fisica", raccontava di sè Bossi, rimarcando le sue origini che non erano certo quelle di un politico di professione. Assodata e confermata è stata invece la sua militanza giovanile nei partiti della sinistra estraparlamentare e nel 1975 risulta iscritto al Pci. 

Quattro anni dopo incrocia quasi per caso l'autonomismo che poi, più avanti, anche sotto la spinta del politologo Gianfranco Miglio, uno dei più illustri scienziati della politica taliana con cattedra all'Università Cattolica di Milano, diventerà federalismo. Risolutivo in questo senso è stato prima l'incontro con Bruno Salvadori e Roberto Maroni. Oramai è sceso in campo, proprio accanto a Salvadori che, tuttavia, muore prematuramente nel 1980 in un incidente automobilistico.  

Passano due anni e insieme a Roberto Maroni e Giuseppe Leoni, Bossi fonda la Lega Autonomista Lombarda, ma viene bocciato alla elezioni politiche, alle quali si presenta per la prima volta nel 1983, raccogliendo - sotto il simbolo della Lista per Trieste, nelle circoscrizioni Varese-Como-Sondrio - meno di 200 voti. Non si perde d'animo. Nell'aprile del 1984 dà vita alla Lega Lombarda, assume la carica di segretario che conserverà fino al 1993.  

Nel 1987 si aprono le porte di palazzo Madama e in parallelo Bossi porta avanti il progetto di collegare le esperienze autonomiste, che si articolano nelle regioni del Nord. E' solo questione di tempo e alla fine del 1989, il Senatur fonda la Lega Nord. Al raduno di Pontida viene 'acclamato' segretario. Tangentopoli non è alle porte ma inesorabile si avvicina. Sotto le inchieste della magistratura di Milano, viene giù la Prima Repubblica. Siamo al 1992 il pentapartito si sgretola e Bossi viene eletto alla alla Camera, con 240.000 preferenze. 

Bossi dapprima appoggia il 'pool di Mani Pulite, ma la Lega non è immacolata e viene coinvolta per aver ricevuto un finanziamento di 200 milioni delle vecchie lire dalla Montedison finita nelle mani del finanziere Raul Gardini. Come segretario della Lega Umberto Bossi viene condannato a 8 mesi nel 1995 per violazione della legge sul finanziamento pubblico.  

Un anno prima Silvio Berlusconi ha fondato Forza Italia. Nasce la prima alleanza che prende il nome di Polo delle libertà. Un sodalizio che dura pochi mesi. Il 22 dicembre 1994, Berlusconi viene sfiduciato ed è proprio Bossi a presentare la mozione di sfiducia contro il suo ex alleato. 

Nel 1996 la Lega corre da sola e alle elezioni conquista il 10,8% a livello nazionale, ma in Veneto sfiora il 30%, il 26% in Lombardia e il 18% in Piemonte. Si tiene le mani libere e dall'opposizione coltiva il progetto della secessione delle regioni dell'Italia settentrionale, quella che insieme a Gianfranco Miglio, battezza come l'indipendenza della Padania. Dà vita al Parlamento del Nord che si riunisce periodicamente a Mantova, suscitando le critiche e le accuse di voler dividere in due l'Italia del centrosinistra 

Il centro sinistra è al governo con Romano Prodi (1996-1998); poi con Massimo D'Alema (1998-2000) e Giuliano Amato (2000-2001). Bossi tiene la Lega all'opposizione e dopo il gelo dei mesi precedenti riallaccia i rapporti con Berlusconi. Nel 2001 Forza Italia e Lega fondano la Casa delle Libertà che vince le elezioni politiche ma la Lega crolla dal 10 al 3,9%. Tuttavia Bossi entra al governo con l'incarico di ministro per le riforme istituzionali e la devoluzione. 

L'11 marzo 2004 è una data spartiacque. Bossi viene colpito da ictus celebrale e ricoverato in ospedale in gravi condizioni. Si salva ma la degenza e la riabilitazione sono molto lunghe e il senatur è costretto per diversi mesi a interrompere l'attività politica. Nel 2006 viene confermato alla Camera ma rifiuta il seggio per restare al Parlamento europeo. Due anni dopo viene rieletto alla Camera e nominato ministro delle Riforme istituzionali nel governo Berlusconi IV.  

Al declino fisico si aggiunge quello politico. Il 5 aprile 2012 sotto la spinta delle inchieste delle procure di Milano, Napoli e Reggio Calabria, è costretto a dimettersi, accusato di aver stornato una parte dei fondi della Lega Nord e averli dati alla sua famiglia. Il consiglio federale insedia un triumvirato composto da Roberto Maroni, Roberto Calderoli e Manuela Dal Lago.  

Nel maggio 2012 viene iscritto nel registro degli indagati dalla procura di Milano con l'accusa di truffa ai danni dello Stato, soldi dei rimborsi elettorali che veniva utilizzato per esigenze personali. Nel 10 luglio 2017 il tribunale di Milano lo condanna a due anni e tre mesi di reclusione per truffa ai danni dello Stato a causa dei rendiconti depositati in Parlamento tra il 2008 e il 2010 per ottenere indebitamente fondi pubblici. 

La parabola del senatur declina. Bossi si allontana dalla scena politica, ma nel 2013 si candida alle primarie che la Lega Nord ha indetto per nominare il nuovo segretario. Vince Salvini che ottiene l'82% dei voti e per la Lega si apre una nuova stagione politica, con un ricambio di classe dirigente e con una rivoluzione nei riferimenti politici e nel quadro delle alleanze. Con Salvini non mancano i dissapori, le polemiche e gli scontri. Ma al vecchio 'guerriero' viene riconosciuto l'onore delle armi e nel 2018 viene ricandidato e eletto al Senato. Alle elezioni politiche anticipate del 2022 viene ricandidato alla Camera, come capolista per la Lega per Salvini Premier nel collegio plurinominale Lombardia 2 - 01, venendo rieletto deputato per la XIX legislatura, risultando il deputato in carica più anziano. (di Paolo Martini) 

 

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Categoria: politica

21:03

Rakow-Fiorentina 1-2: viola ai quarti di Conference League con gol da centrocampo di Pongracic

(Adnkronos) - La Fiorentina avanza ai quarti di finale di Conference League per il quarto anno consecutivo. I viola si impongono 2-1 sul campo del Rakow Czestochowa oggi, giovedì 19 marzo, dopo aver vinto all'andata in casa con lo stesso punteggio. Al vantaggio dei polacchi al 46' di Struski replicano Ndour al 68' e Pongracic al 97'. 

Partita con poche emozioni nel primo tempo. L'occasione più netta arriva nel recupero. Parisi accelera a sinistra e al lato corto dell'area crossa in mezzo, basso e a rimorchio: Fagioli calcia di prima col sinistro e trova la respinta di Zych.  

In avvio di ripresa, i polacchi sbloccano la partita riportando in equilibrio le sorti del doppio confronto. Struski riceve palla in area, rientra sul destro, Ndour gli lascia troppo spazio, diagonale rasoterra che trova l'angolo basso con Christensen in leggero ritardo.  

Al 21' viola a un passo dal pari. Cross di Gosens da sinistra e stacco perentorio di Piccoli sul primo palo: pallone che sbatte contro il 'legno' a portiere battuto. Due minuti dopo la Fiorentina trova il pari. Splendida azione di Parisi da destra con sterzata a saltare un avversario e scarico al limite dell'area di rigore per Piccoli. Sponda all'indietro del centravanti per Ndour, che calcia e batte Zych grazie a una deviazione di Piccoli che però non modifica la traiettoria del tiro.  

Al 34' tiro di Parisi e palla fuori di un soffio. Al 40' l'arbitro prima assegna un rigore al Rakow poi lo revoca, dopo aver rivisto l'azione al Var. Palla in profondità per Brunes, che si allarga leggermente a sinistra, Christensen esce dai pali Brunes va giù ma fra i due non c'è contatto e il giocatore del Rakow si prende un giallo per simulazione. Prima del 90' arrivano gli ultimi cambi di Vanoli che prima inserisce Pongracic per Dodo passando alla difesa a tre e poi toglie Fagioli e Harrison per Mandragora e Gudmundsson. Negli ultimi minuti è arrembaggio Rakow ma la difesa viola tiene e anzi trova la vittoria al 97' grazie a Pongracic. Sull'ultimo angolo per il Rakow va a saltare anche il portiere Zych. La Fiorentina non solo allontana la minaccia, ma segna con un tiro da centrocampo del difensore che si infila nella porta vuota. 

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Categoria: sport

20:42

Referendum, non solo derby in musica Sal da Vinci-Vasco: nel '74 Eurovision in onda in ritardo per voto sul divorzio

(Adnkronos) - Da una parte Sal Da Vinci con la sua 'Per sempre sì', dall'altra 'C'è chi dice no' di Vasco Rossi: anche la musica si schiera per il referendum sulla giustizia di domenica e lunedì prossimi. Se la canzone vincitrice di Sanremo è diventata il jingle perfetto per scandire i tempi nel comizio finale di Fratelli d'Italia a Milano della settimana scorsa, la pluridecennale hit del rocker di Zocca ha aperto, in una nuova veste e con un altro artista, il palco dei comitati del no di ieri a piazza del Popolo, ma tanti altri brani potrebbero essere 'arruolati' in questa tornata referendaria. In una sorta di ipotetica playlist, in effetti, sono molte altre le hit che nel titolo, e poi nel ritornello, si 'schierano', inconsapevolmente sia chiaro, a favore di uno o dell'altro schieramento. Proviamo qui a fare una carrellata, pescando qua e là nei repertori di musica leggera, dagli anni '70 a oggi. 

Laura Pausini, per esempio, potrebbe andare bene tanto per chiudere un comizio referendario di Forza Italia, quanto per uno dei vari appuntamenti del campo largo in giro per l'Italia. La cantautrice romagnola intona, è vero, "Io sì", la canzone con cui ha vinto il Golden Globe nel 2021, ma nel 2008 cantava anche "Invece no". Dopo tutto, lei per prima aveva detto di non essere "dichiarata politicamente perché non sono in grado di gestire emozionalmente ma anche culturalmente quello che significa seguire un partito".  

Chi, invece, non va bene per tutti i gusti è senza dubbio "Sì", di Gigliola Cinquetti. Nel 1974, quando l'Ugola d'oro partecipò all'Eurovision portando sul palco di Brighton il brano, la Rai decise di rimandare la messa in onda del festival a dopo il 12 maggio, giorno in cui si votò per il referendum per l'abrogazione della legge sul divorzio, proprio per evitare che si potesse influenzare il voto degli italiani. 

Perentori e facilmente arruolabili, ma nello schieramento opposto, poi, ci sono Mina e Gianni Bella, con la loro "No". Sia per la Tigre di Cremona, sia per il cantautore di Catania il no è da rivolgere al proprio amato, non certamente a un referendum costituzionale, ma si tratta di una playlist, e tutto fa brodo. Anche Claudio Baglioni con la sua, manco a dirlo, "Noi no", e questa sì che andrebbe bene per festeggiare la vittoria, se arriverà, in un comitato per il no lunedì. Così come "Come no" di Baby K se si volessero coinvolgere i più giovani e farli ballare al ritmo di reggaeton. 

Più giovani che, ancora, potrebbero trovarsi in "Sì, ah" di Frah Quintale. Certo, la canzone del rapper bresciano dovrebbe essere 'zoomata' solo in quelle paroline magiche da spot elettorale, ma come sound, per tenere viva l'attenzione, ci siamo. A differenza di "Certo che sì" di Pierdavide Carone, più romantica, meno da jingle, ma pur sempre 'schierabile'. Infine, c'è "Dimmi di sì" dei Pooh, che con il suo ritmo trascinante sarebbe perfetta per essere canticchiata nel segreto dell'urna da chi questa riforma la vuole. 

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Categoria: politica

20:24

Europa League, oggi Roma-Bologna 1-3 - La diretta

(Adnkronos) - La Roma torna in campo in Europa League e affronta il Bologna allo stadio Olimpico oggi, giovedì 19 marzo, nel ritorno degli ottavi di finale. Si riparte dal pareggio per 1-1 della scorsa settimana, con i gol di Bernardeschi e Pellegrini. Calcio d'inizio alle 21.  

Dove vedere Roma-Bologna? La partita sarà visibile su Sky Sport, ai canali Sky Sport Uno (201) o Sky Sport (252). Partita disponibile anche in streaming su Sky Go e Now. 

Chi vincerà il derby europeo affronterà ai quarti la vincente della doppia sfida tra Lille e Aston Villa.  

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Categoria: sport

20:06

Frana sul massiccio del Monte Bianco, morto alpinista italiano

(Adnkronos) - Un alpinista italiano è morto e un altro è rimasto gravemente ferito a causa di una frana nel massiccio del Monte Bianco, in Alta Savoia, secondo quanto riferito dal Plotone di Gendarmeria d'Alta Montagna (Pghm). 

L'incidente è avvenuto poco prima delle 13.30 a un'altitudine di 3.400 metri nella zona di Grand Flambeau, vicino al confine italiano, cogliendo di sorpresa un gruppo di tre alpinisti italiani, tra cui una guida. "Uno dei tre uomini è morto sul colpo, mentre il secondo ha riportato fratture multiple. La guida è rimasta illesa", ha aggiunto il Pghm, senza fornire ulteriori dettagli sulle vittime. 

L'alpinista ferito, secondo la stessa fonte, è stato trasportato in elicottero all'ospedale di Annecy. 

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Categoria: internazionale/esteri

19:51

Imprese, Tasca (A2a): "Tre dimensioni per integrare cultura aziendale e just transition"

(Adnkronos) - "L’integrazione tra la cultura aziendale e strategica di A2a e la Just transition è avvenuta incrociando tre dimensioni, quella organizzativa, quella economico - finanziaria e quella culturale, in questo modo siamo riusciti a considerare la Just transition come un passaggio del nostro piano industriale nella valutazione dei nostri investimenti”. Lo ha detto ⁠Roberto Tasca, Presidente di A2a, intervenendo oggi a Roma a ‘Stakeholder engagement. Misurare l’impatto per creare valore’, l’evento del Gruppo - realizzato in collaborazione con Assonime e con il contributo di partner strategici quali The European House Ambrosetti e Sda Bocconi School of Management di Milano - dove è stato presentato l’Engagement Value Index report. 

Poi entra nel dettaglio: “In merito alla dimensione organizzativa, e successivamente a quella economico - finanziaria, ci siamo dotati di una funzione interna che si occupasse strettamente di declinare per noi questi temi con una visione e una rilevanza internazionale. Lo abbiamo fatto trasformando le nostre analisi degli investimenti in processi che tengono conto di questi elementi. Just transition vuol dire, fondamentalmente, occuparsi del futuro del nostro pianeta, delle nostre comunità e dei nostri territori, quindi abbiamo poi cercato di sintetizzare nel nostro piano, che è un piano decennale, quelle che sono le indicazioni”. 

“Quanto alla terza dimensione - prosegue ancora Tasca - è la dimensione culturale. Abbiamo operato a livello aziendale affinché questi temi fossero compresi, conosciuti e approfonditi e soprattutto affinchè si superasse quel grado di diffidenza che un po' li governa; ovvero: anche oggi, a seguito di quelli che sono i cambiamenti politici europei e internazionali e quelli che sono anche i fattori critici geopolitici del momento, vediamo come in realtà ci sia una resistenza psicologica, anche ad affrontare queste tematiche, legata soprattutto al fatto che si ritengono molto lontane da noi, ecco perché, anche con un passaggio culturale importante, abbiamo lavorato su questo” conclude. 

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Categoria: sostenibilita

19:50

Imprese, Ventura (A2a): "Con stakeholder engagement dialogo con attori coinvolti"

(Adnkronos) - "Lo stakeholder engagement significa avere relazioni continuative con tutti i territori e i diversi pubblici con cui un'azienda ha a che fare: dai clienti, ai fornitori, alle istituzioni, ai dipendenti, oltre alle varie comunità di riferimento”. Così Carlotta Ventura, Chief Communication, Sustainability e Regional Affairs in A2a, in occasione dell’evento ‘Stakeholder engagement. Misurare l’impatto per creare valore’ oggi a Roma. Realizzato da A2a in collaborazione con Assonime, l’incontro vede il contributo dei partner strategici The European House Ambrosetti e Sda Bocconi School of Management di Milano. Durante l’appuntamento è stato presentato l’Engagement Value Index report con cui il Gruppo ha misurato gli impatti generati sui territori. 

  

Per Ventura, "è necessario misurare tutto il lavoro che viene fatto sui territori perché è un importante investimento di risorse, in termini economici, di tempo, sia da parte dell'azienda che da parte degli interlocutori con cui siamo in contatto”, afferma. Poi aggiunge: “Si tratta di un beneficio concreto sia per le aziende che per le comunità. Dal dialogo con gli stakeholder nascono anche opportunità e si possono mitigare eventuali rischi che altrimenti non verrebbero intercettati”. 

  

Ma in che modo A2a ha sistematizzato lo stakeholder engagement? “Abbiamo delle riunioni fisse nel corso dell'anno in cui le proposte di dialogo vengono tradotte in attività concrete”, conclude Ventura. 

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Categoria: sostenibilita

19:36

Milano-Cortina, lo studio: Giochi hanno riportato al centro lo sport femminile

(Adnkronos) - Come sono state raccontate le Olimpiadi e le Paralimpiadi invernali Milano Cortina dai media televisivi italiani? Quali immagini, linguaggi e protagonisti emergono nella narrazione mainstream dei Giochi? Donne e uomini sono rappresentati allo stesso modo? A queste domande risponde la ricerca “Parità di genere e rappresentazione nei media: da Parigi 2024 a Milano Cortina 2026” promossa da Comitato Olimpico Internazionale e Fondazione Bracco, in collaborazione con Fondazione Milano Cortina 2026. 

Da sempre, i Giochi Olimpici e Paralimpici rappresentano una piattaforma globale, che contribuisce a plasmare il modo in cui lo sport viene raccontato e percepito. La ricerca, realizzata dall’Osservatorio di Pavia – istituto di ricerca indipendente specializzato nello studio dei contenuti dell’informazione – analizza come lo sport e i suoi protagonisti vengono raccontati nei telegiornali italiani, con un’attenzione specifica alla presenza e narrazione delle atlete nell’informazione sportiva. Concepito come un vero e proprio percorso di osservazione nel tempo, lo studio ha analizzato la copertura mediatica in diverse fasi, concentrandosi sulla rappresentazione televisiva nazionale tra luglio 2024 e marzo 2026: dai Giochi di Parigi, passando per un anno di informazione ordinaria, fino ai Giochi di Milano Cortina 2026. Ciò ha permesso di ottenere, per la prima volta, una visione organica e approfondita del racconto mediatico. Il risultato non è soltanto una fotografia accurata del presente, ma anche una preziosa eredità di conoscenze e buone pratiche, per contribuire a orientare le future edizioni dei Giochi Olimpici e Paralimpici. 

“Di queste Olimpiadi e Paralimpiadi di Milano e Cortina porterò sempre nel cuore soprattutto i volti delle tantissime atlete azzurre che hanno vinto con merito e impegno un numero straordinario di medaglie”, ha affermato Diana Bracco, Presidente di Fondazione Bracco. “È stata una grande emozione ammirare le gesta delle nostre campionesse a iniziare da Chiara Mazzel, sciatrice paralimpica che ha vinto 1 oro e 3 argenti, dando un contributo decisivo al record di podi della squadra italiana; ma naturalmente ho esultato anche per le straordinarie imprese di Federica Brignone, Francesca Lollobrigida, Sofia Goggia, Arianna Fontana e Lisa Vittozzi. Ragazze coraggiose, che con tenacia, grinta, sacrificio, determinazione hanno scritto pagine memorabili dello sport invernale italiano. E che, sostenute da una incrollabile passione, hanno saputo imporsi anche all’attenzione dei media”. 

 

“I Giochi Milano-Cortina 2026 hanno registrato uno dei più alti livelli di partecipazione femminile nelle Olimpiadi invernali: il 47,9% degli atleti erano donne, protagoniste assolute del medagliere”, ha ricordato il Sottosegretario allo Sport e ai Giovani, Federica Picchi. “La Lombardia esprime grande orgoglio per le atlete olimpiche e paralimpiche italiane, da Federica Brignone a Chiara Mazzel, da Francesca Lollobrigida ad Arianna Fontana. Proprio Fontana, pattinatrice di short track, donna, giovane, valtellinese, con 14 medaglie è tra i campioni – uomini e donne – più vincenti nella storia dei Giochi invernali. Un fenomeno anche la collega Lollobrigida che, con due ori a Milano-Cortina 2026 in tasca, e suo figlio in braccio durante la vittoria, ha raccontato il sostegno ricevuto dalla FISG durante la maternità, auspicando che tutte le Federazioni facciano lo stesso. Per questo, con Regione e CONI Lombardia stiamo creando un fondo per favorire la conciliazione tra carriera sportiva e maternità, lo stesso impegno che stiamo mettendo nella realizzazione di percorsi dual career con tutti i CUS Lombardi”. 

“Grazie all'insieme del movimento Olimpico, abbiamo raggiunto i Giochi Olimpici Invernali più equilibrati dal punto di vista di genere nella storia con oltre il 47% di atlete”, ha sottolineato Charlotte Groppo, Responsabile per l’uguaglianza di genere, la diversità e l’inclusione del Comitato Olimpico Internazionale. “Questo progresso è più di un semplice dato statistico: è il riflesso di opportunità che si ampliano, di barriere che continuano a cadere e di un futuro in cui ogni ragazza può vedersi sul campo di gioco.” 

“Abbiamo appena vissuto la straordinaria esperienza di Olimpiadi e Paralimpiadi, che Milano ha accolto con grande capacità di risposta, e portiamo negli occhi e nel cuore le immagini delle grandi atlete protagoniste di prove di talento”, ha dichiarato la delegata del Sindaco alle Pari opportunità di genere, Elena Lattuada. “Ci auguriamo che questa presenza venga mantenuta nel tempo, perché, come evidenziato dall’Osservatorio di Pavia, alla grande copertura mediatica durante le competizioni segue spesso il silenzio. Proprio per la capacità e il coraggio dimostrati, questo silenzio non deve più esserci”, sottolinea Lattuada. “Se le Olimpiadi hanno avuto ampio risalto, le Paralimpiadi hanno ricevuto minore attenzione, nonostante le storie di grande coraggio e determinazione. L’invito è a non dimenticare questo evento e a valorizzare chi fa dello sport espressione di talento, resilienza e forza, soprattutto tra atleti e atlete con disabilità.” 

 

“La Fondazione Milano Cortina 2026 fin dalla fase di candidatura ha deciso di profondere un forte impegno nella promozione della parità di genere all’interno dell’organizzazione e verso tutti gli stakeholder esterni, riconoscendola come una componente fondamentale di un cambiamento duraturo e significativo.”, ha affermato Diana Bianchedi, Chief Strategy Planning & Legacy Officer, Fondazione Milano Cortina 2026. “Sono stati sviluppati dei progetti lungo tutto il percorso di avvicinamento ai Giochi. Grazie anche al supporto del CIO, i Giochi Olimpici Invernali 2026 hanno segnato un record storico, con una partecipazione delle atlete più alta di sempre e il numero più alto di ufficiali e capi missione donne. Ci auguriamo che questi risultati possano fungere da ispirazione per le future generazioni. Solo lavorando tutti insieme potremo raggiungere obiettivi ancora più grandi e significativi.” 

I risultati dello studio sono stati presentati in anteprima presso la Sala Stampa di Palazzo Regione Lombardia alla presenza di Diana Bracco, Presidente di Fondazione Bracco, Charlotte Groppo, Responsabile per l’uguaglianza di genere, la diversità e l’inclusione del Comitato Olimpico Internazionale, Attilio Fontana, Presidente di Regione Lombardia, Federica Picchi, Sottosegretario con delega Sport e Giovani di Regione Lombardia, Elena Lattuada, Delegata del Sindaco del Comune di Milano alle Pari opportunità di genere, Andrea Monti, Chief Communications Officer, Fondazione Milano Cortina 2026, Greta Barbone, Human Rights Manager, Fondazione Milano Cortina 2026, Valentina Marchei, atleta olimpica, Head of Ambassador Programme di Fondazione Milano Cortina 2026, Presidente della Commissione Atleti del Coni, e Monia Azzalini, Responsabile settore Diversità, Equità e Inclusione dell’Osservatorio di Pavia. 

Realizzata dall’Osservatorio di Pavia, la ricerca analizza il racconto delle Olimpiadi e Paralimpiadi nelle principali testate televisive, esaminando immagini, linguaggi e voci coinvolte nelle notizie dedicate allo sport, da un punto di vista quantitativo e qualitativo. La ricerca indaga come il sistema mediatico contribuisca a modellare il racconto dello sport, valutando se e quanto le narrazioni televisive riescano a essere inclusive e sensibili al tema della parità di genere. Avviato in occasione dei Giochi di Parigi 2024 e sviluppato fino alle Olimpiadi e Paralimpiadi di Milano Cortina 2026, il monitoraggio traccia le principali tendenze nella copertura mediatica dello sport, evidenziando progressi, criticità e nuove prospettive. 

 

Durante i Giochi di Parigi 2024 la copertura dei telegiornali italiani (a cui sono dedicate il 75% delle notizie) ha mostrato un’attenzione relativamente equilibrata tra sport femminili e maschili e una presenza significativa delle atlete nella narrazione dell’evento. In quei giorni, discipline, storie e protagonisti che raramente trovano spazio nell’informazione sportiva quotidiana sono entrati nel racconto mediatico, contribuendo ad ampliare lo sguardo del pubblico sullo sport. Anche l’analisi dei Giochi Paralimpici di Parigi 2024 ha restituito indicazioni preziose su come lo sport venga rappresentato nei media. Pur in presenza di una copertura più limitata, l’attenzione dedicata alle Paralimpiadi 2024 ha permesso di osservare dinamiche narrative specifiche, tra cui la persistenza di stereotipi legati alla disabilità o al genere, che pongono con forza il tema della qualità del racconto mediatico. 

Nel cosiddetto tempo ordinario, cioè quando l’attenzione si sposta dai grandi eventi allo sport “ordinario”, il quadro cambia. L’analisi dell’anno successivo ai Giochi di Parigi ha mostrato come la copertura televisiva torni a concentrarsi su poche discipline dominanti e su protagonisti già consolidati nel sistema mediatico. In questo contesto specifico, la presenza dello sport femminile e delle sue protagoniste tende nuovamente a ridursi, segnalando come l’effetto di apertura e di maggiore visibilità generato dai Giochi non sempre riesca a tradursi in un cambiamento realmente strutturale nel modo in cui lo sport viene raccontato 

I Giochi Invernali Milano Cortina 2026 riportano al centro dell’attenzione lo sport femminile con un incremento della visibilità delle atlete (58% vs. il 42% degli atleti) e delle discipline sportive femminili all’interno dei telegiornali italiani. Inoltre Milano Cortina 2026 è stata l’edizione dei Giochi olimpici invernali più bilanciata di sempre, con il 47% di donne e il 53% di uomini e la rappresentanza femminile italiana è stata del 47%, perfettamente in linea con la quota internazionale. La copertura tra competizioni femminili e maschili è stata equilibrata. La maggior parte dei servizi analizzati ha raccontato le competizioni senza una netta prevalenza di genere: il 53% delle notizie ha coperto discipline sia maschili sia femminili, mentre il 24% ha riguardato competizioni femminili e il 23% competizioni maschili. Anche le voci femminili e maschili sono state bilanciate: 49% le donne intervistate vs. 51% degli uomini. 

 

Il linguaggio è stato correttamente declinato (84% delle notizie utilizza un linguaggio correttamente declinato secondo il genere) sebbene in alcuni casi la narrazione abbia insistito su elementi biografici o familiari (la maternità come chiave ricorrente). Si evidenziano metafore estranee al campo sportivo che finiscono per attribuire il successo a una dimensione simbolica piuttosto che alla competenza tecnica. Accanto a queste rappresentazioni, alcuni servizi televisivi hanno proposto anche narrazioni che mettono in discussione stereotipi tradizionali legati al genere. In particolare, alcune cronache hanno dato spazio alle emozioni degli atleti, mostrando momenti di commozione o di forte coinvolgimento personale dopo le gare. 

Diversamente il racconto dei Giochi Paralimpici di Milano Cortina 2026 si sviluppa all’interno di uno spazio informativo limitato e si caratterizza per una forte selettività nella costruzione dei contenuti. All’interno di questo quadro, la distribuzione della visibilità evidenzia la presenza di gerarchie marcate. Le atlete, che rappresentano solo il 26% dei partecipanti, vedono ulteriormente ridotta la loro presenza nel racconto mediatico, dove si fermano al 14% delle notizie. In questo contesto, la copertura delle competizioni si concentra in particolare su tre discipline - lo sci alpino, lo sci di fondo e lo snowboard - all’interno delle quali solo le prime due offrono spazio alle gare femminili. Ne deriva una rappresentazione in cui la presenza delle atlete risulta non solo limitata, ma anche fortemente dipendente dalla struttura stessa delle discipline più raccontate e dai risultati conseguiti. 

In sintesi, il percorso di osservazione ha messo in evidenza una dinamica ricorrente: la visibilità delle donne nello sport tende ad ampliarsi in coincidenza con i momenti di maggiore attenzione mediatica. In queste occasioni il racconto si apre a una maggiore pluralità di discipline, storie e protagoniste, contribuendo ad arricchire lo sguardo del pubblico sul mondo delle competizioni femminili. Una ultima nota di attenzione riguarda l’impostazione del racconto sportivo. In diversi casi l’attenzione si sposta infatti verso dimensioni collaterali alla prestazione agonistica, soffermandosi su elementi personali, estetici o simbolici che ridimensionano la centralità delle competenze e dei risultati sportivi. Le Olimpiadi hanno dimostrato che lo sport italiano, femminile e maschile, ha fatto importanti passi avanti. Ora la sfida è costruire una narrazione ancora più equa per chi racconta il mondo dello sport. 

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Categoria: sport

19:34

Milano-Cortina, Picchi (Regione Lombardia): "Olimpiadi virtuose, emersa forte parità di genere"

(Adnkronos) - “Da questo report emerge il particolare virtuosismo di queste Olimpiadi, con delle percentuali mai osservate prima. Nel dettaglio, si è osservata una particolare parità di genere, sia per la presenza delle atlete sia per un numero di eventi con protagoniste atlete, che equipara quelli maschili. In queste Olimpiadi, inoltre, abbiamo avuto modo di vedere anche l'eccellenza delle nostre atlete e valorizzarle dal punto di vista tecnico, oltre che da quello emotivo, osservando anche una parte atletica completa”. Lo ha detto Federica Picchi, Sottosegretario Sport e Giovani di Regione Lombardia alla presentazione da parte di Fondazione Bracco e Comitato Olimpico Internazionale, in collaborazione con Fondazione Milano Cortina 2026, dei risultati della ricerca “Parità di genere e rappresentazione nei media: da Parigi 2024 a Milano Cortina 2026” realizzata dall’Osservatorio di Pavia. “Abbiamo visto una Francesca Lollobrigida che, con la sua ricchezza e il messaggio di bellezza della maternità, ha arricchito il valore sportivo che già portava con sé. Abbiamo visto anche Arianna Fontana, la prima atleta più medagliata d'Italia nella storia. E’ stata, quindi, un'Olimpiade con una forte parità di genere e ricca di messaggi e argomenti, che hanno visto le donne al centro”, conclude. 

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Categoria: sport

19:32

Milano-Cortina, Fontana: "Ai Giochi presenza femminile pari se non superiore a quella maschile"

(Adnkronos) - “Dall’indagine presentata oggi abbiamo visto che la presenza femminile, anche nella comunicazione, è stata molto importante e pari, se non in alcuni casi anche superiore, alla presenza maschile”. E’ quanto affermato da Attilio Fontana, presidente di Regione Lombardia, intervenendo alla presentazione da parte di Fondazione Bracco e Comitato Olimpico Internazionale, in collaborazione con Fondazione Milano Cortina 2026, dei risultati della ricerca “Parità di genere e rappresentazione nei media: da Parigi 2024 a Milano Cortina 2026” realizzata dall’Osservatorio di Pavia. 

  

“Questa è un'ottima notizia anche perché le donne in queste Olimpiadi si sono distinte sia per i risultati sia per le storie che hanno saputo raccontare: Francesca Lollobrigida, ad esempio, che fra una medaglia d'oro e l'altra ha avuto un bambino - spiega Fontana - o la storia di Federica Brignone, che fino a sei mesi fa aveva le stampelle e che con un grande sacrificio è riuscita a vincere addirittura due medaglie d'oro. Pertanto, penso che la presenza femminile nello sport sia sempre più importante, presente e più riconosciuta dai nostri cittadini”. 

  

Il presidente Fontana, poi, racconta che avrebbe voluto vedere una maggior copertura mediatica per le Paralimpiadi: “Speravo ci fosse una maggior copertura, anche perché oggettivamente le Paralimpiadi sono importanti come le Olimpiadi o forse anche di più. Pertanto, è necessario lavorare in futuro, come si è lavorato per raggiungere la parità tra presenza femminile e maschile, per fare in modo che anche le Paralimpiadi possano avere la stessa presenza delle Olimpiadi”, conclude. 

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Categoria: sport

19:31

"Servo", "pavido", "gay fascista": insulti e minacce social a Diaco dopo l'endorsement per il 'Sì' al referendum

(Adnkronos) - “Servo”, “coglione”, "leccaculo”, “sempre stato una merda”, “ridicolo”, “imbarazzante”, “pavido”, “sei solo un aiutante dei corrotti, corruttori e malavitosi”, “prendilo nel c..”, “I gay fascisti come lui andrebbero…”. Il conduttore Rai Pierluigi Diaco è da ieri destinatario di una campagna di odio verbale, condito da velate minacce, dopo la dichiarazione che ha rilasciato in esclusiva all’Adnkronos.  

L’odio social è testimoniato anche dalla centinaia di messaggi violenti comparsi a commento della sua dichiarazione nei post pubblicati sui canali dell’agenzia. Contattato dall’Adnkronos, Diaco sottolinea: “Non commento i social. Che dicano quello che vogliono. Io ho detto pubblicamente la mia con educazione”. 

 

"Sono solidale con Pierluigi Diaco per le minacce e i gravi insulti, anche omofobi, che sta subendo soltanto per aver detto che voterà SÌ al referendum sulla giustizia. La libertà di espressione è l’essenza della democrazia, così come rispettare le opinioni altrui. Chi vota SÌ non deve aver paura di dirlo, anche questa è una forma di giustizia", commenta su X Antonio Tajani, vicepremier e leader di Forza Italia. 

"I soliti denigratori della sinistra ricoprono di insulti Diaco, con toni omofobi che la sinistra può permettersi perché sono cialtroni ipocriti, solo perché Diaco si è espresso per il SÌ al referendum. La sinistra è fatta di antidemocratici, di stalinisti, di odiatori. Sono dei nemici della democrazia, dei bugiardi. A cominciare da quelli dell'Anm per finire a tutti i vari Comitati. L'intolleranza che si scaglia contro Diaco è quella che noi sperimentiamo ogni giorno. La sinistra italiana educa all'odio, all'intolleranza, alla lotta contro la democrazia. Anche per questo devono vincere le idee liberali e democratiche, che soltanto il SÌ rappresenta. Solidarietà a Diaco. Disprezzo per gli odiatori della sinistra, guidata dai loro leader politici del Parlamento", dichiara il presidente dei senatori di Forza Italia, Maurizio Gasparri, in riferimento agli insulti che il conduttore della Rai ha ricevuto. 

"A Pierluigi Diaco, reo di aver espresso liberamente il suo Sì al referendum, va la nostra solidarietà totale e incondizionata. Gli insulti a lui rivolti fanno ribrezzo ed orrore e riferiscono di un clima che ha travalicato il confine della decenza. Vorremmo sapere che fino hanno fatto i tanti difensori della libertà che evidentemente lo sono soltanto a corrente alternata". Così in una nota Raffaele Nevi, portavoce nazionale di Forza Italia. 

"Piena solidarietà a Pierluigi Diaco, bersaglio di una vergognosa campagna di odio sui social da parte della sinistra. È inaccettabile che l’espressione di un’opinione, come il suo sì al referendum sulla giustizia, venga strumentalizzata per scatenare insulti, ancora più gravi quando assumono toni omofobi. Questa è la democrazia nella versione della sinistra! Le idee si discutono, non si attaccano le persone. Ogni forma di odio, discriminazione e violenza verbale impoverisce il dibattito pubblico e ferisce la dignità di tutti", dichiara il senatore e vice capogruppo di Forza Italia a palazzo Madama, Roberto Rosso. 

"La sinistra usa tutto in chiave di violenza politica declinata in mille forme. Può insultare. Può offendere. Può minacciare la gente perché voti no a una riforma di buon senso che offrirebbe ai magistrati strumenti per svolgere al meglio il loro ruolo in libertà e fuori dai giochi politici ai quali li ha 'abituati' il Csm. E gia’ questo somiglia moltissimo a una dittatura. Ma arrivare a colpire l'onore, la libertà di scelta, l’intelligenza, la professionalità di una persona come Pierluigi Diaco e' qualcosa che va oltre la decenza . E’ semplicemente orribile, e qualifica le sinistre per quello che sono. C'è da averne paura. Io comincio ad averne paura". Così in una nota Rita Dalla Chiesa, vicepresidente dei deputati di Forza Italia. 

“Piena solidarietà a Diaco, colpito da attacchi volgari e carichi di pregiudizio per la sola colpa di aver sostenuto il SÌ al referendum. Ancora una volta chi si professa paladino dei diritti mostra il suo vero volto: quello di una sinistra incapace di accettare il confronto democratico, pronta a ricorrere all’insulto e alla delegittimazione pur di zittire chi non si allinea. Non ci faremo intimidire dalle minacce. Andiamo avanti con ancora maggior convinzione nella nostra battaglia per cambiare la giustizia in Italia”. Così il senatore di Forza Italia Pierantonio Zanettin. 

“Desideriamo esprimere la nostra piena e convinta solidarietà a Pierluigi Diaco, fatto oggetto di una inaccettabile e volgare campagna di aggressione verbale. La libertà di pensiero e espressione, pilastro imprescindibile della vita democratica, non può e non deve degenerare in forme di violenza linguistica, condite tra l'altro da becera omofobia”. Così il Cda della Rai in una nota. “Pierluigi Diaco ha manifestato come sempre il proprio pensiero con misura e correttezza - prosegue il Cda- A lui l’auspicio di poter continuare a lavorare con la dovuta serenità al suo programma in Rai, con la professionalità che da sempre lo contraddistingue”. 

 

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Categoria: politica

19:26

Formazione, Silvestri (Fond. Consulenti per lavoro): "Bilancio non può che essere positivo"

(Adnkronos) - "Il bilancio dal punto di vista della formazione non può che essere positivo. E' un bilancio collegato anche al cosiddetto Programma Gol, attraverso il quale il Pnrr ha investito ben 5 miliardi di euro proprio sulle politiche attive e sulla formazione. Un programma molto complesso, con alti e bassi, elementi molto positivi e qualche chiaroscuro, ma complessivamente molto importante e anche esaltante, perché ha portato diverse innovazioni nel mercato del lavoro, nel modo di realizzare le politiche del lavoro nel nostro ordinamento; e soprattutto ha rotto il diaframma importantissimo che separava le attività di politiche attive vere e proprie dalla formazione. Ora non si può più prescindere da una sinergia tra queste due politiche perché oggi si è compreso che la formazione deve andare di pari passo con quello che è il cosiddetto assessment, cioè l'affiancamento dei disoccupati nel tentativo di trovare una migliore occupazione o un'occupazione a tutti gli effetti. Questo diaframma è stato appunto abbattuto, dunque il futuro non può che andare verso la direzione di rafforzare questo obiettivo. Tant'è vero che quei primi bandi che cominciamo a studiare sul cosiddetto 'dopo Gol', si veda ad esempio la Regione Veneto che continua a rappresentare un punto di riferimento da questo punto di vista, già si prevede una serie di iniziative che hanno sicuramente attinto da questa fondamentale innovazione apportata dal programma Gol". Lo ha detto Vincenzo Silvestri, Presidente della Fondazione Consulenti per il Lavoro, intervenuto in apertura dei lavori dell'assemblea dei consigli provinciali dei Consulenti del lavoro a Torino. 

 

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Categoria: economia

19:20

Referendum, Parodi: "Credo possa vincere il No, con riforma più difficile legge uguale per tutti"

(Adnkronos) - "Alla fine del 1700 il re Federico di Prussia il Grande si è costruito un palazzo molto bello per le vacanze, Palazzo Sanssouci, vicino al quale c'era un mulino di un mugnaio. Al re il mulino dava fastidio a causa del rumore e voleva assolutamente farlo abbattere prima con le buone poi con le cattive. Il mugnaio gli ha risposto: 'Guarda caro re, che c'è un giudice a Berlino' e il re non lo ha abbattuto. Ecco, io credo che se passerà la riforma sarà più difficile per il mugnaio e per tutte le persone semplici, per le persone vulnerabili, per i più deboli, avere la possibilità di dire al re che c'è un giudice a Berlino, che non ha il diritto di abbattere il mulino" e "che la legge è uguale per tutti". Lo afferma, in un'intervista all'Adnkronos, il presidente dell'Associazione nazionale magistrati (Anm) Cesare Parodi in vista del referendum sulla giustizia che si terrà domenica e lunedì prossimi.  

"È molto semplice la questione: chi è potente a livello politico, economico, sociale ha meno bisogno dell'indipendenza della magistratura - continua -. Sono i deboli economicamente e socialmente che hanno bisogno di poter contare su una magistratura in grado di dire, davanti e chiunque, che la legge viene applicata nello stesso modo per tutti".  

Secondo Parodi non basta che nella Costituzione ci sia scritto il principio di uguaglianza davanti alla legge perché esso va anche "garantito". "C'è scritto nella Costituzione anche il diritto alla salute ma se poi non vengono costruiti gli ospedali non conta niente", continua spiegando che i principi non devono restare astratti.  

 

"Io non faccio politica, non sono un oppositore del governo, mi occupo dell'Anm e quindi non mi piace l'idea che i cittadini pensino che i magistrati siano nemici del governo perché non lo siamo", continua Parodi. 

"Mi avvilisce che sono stati usati dei toni tipo 'con la riforma non ci saranno più errori e ingiuste detenzioni' o casi Garlasco - continua -. Le ingiuste detenzioni in Italia sono circa l'1% delle misure cautelari, in Francia sono il 4%. Ma in Francia nessuno pensa di denigrare la magistratura".  

"Io continuo a credere che potrà vincere il No, ma se non dovesse vincere il No mi spiacerebbe per l'immagine che è stata data della magistratura - sottolinea -. E questo secondo me ha condizionato molto l'opinione pubblica". 

Nessun "boicottaggio politico", i giudici applicano le leggi "nel loro contesto globale e alle volte i risultati sono diversi da quelli sperati, ma non per scelta dei magistrati", afferma Parodi. "L'altra sera ero a un convegno e c'era il professor Zagrebelsky che ha detto una cosa bellissima: la politica è il fiume che va avanti con le grandi scelte e che non deve essere in nessun modo fermato o deviato e la magistratura sono gli argini. E gli argini non deviano il fiume ma fanno in modo che questo fiume non possa, ogni tanto, debordare dal suo corso e travolgere i diritti dei cittadini da una parte e dall'altra - continua - Io non vorrei mai vivere in un Paese dove i giudici governano, voglio vivere in un Paese dove la politica governa, ma i giudici sono liberi di applicare la legge. Le sentenze si possono criticare, ma un conto è criticare una sentenza, un altro è dire, come è successo, che d'ora in poi la magistratura dovrà assecondare le linee del governo. Questo non vuol dire criticare, vuole dire condizionare". 

"Lasciamo perdere le frasi estreme, come bisogna togliere di mezzo la magistratura, che può anche essere una forzatura - prosegue Parodi - Io mi limito alle frasi che sono state dette invece con la massima tranquillità e ce ne è una impressionante scritta dal ministro Nordio nel suo libro: 'con la riforma la politica recupera la sua libertà di azione'. Cosa vuol dire questo? Chi ha mai impedito alla politica di fare le leggi?". 

"Una legge si inserisce in un contesto più ampio e deve essere coordinata con altre leggi dello Stato o, come spesso accade, con altre leggi europee. Un governo fa una legge e ha un obiettivo, poi quando i giudici la ricevono devono verificare se ci sono altre leggi o altre normative europee e internazionali che incidono su quella situazione e magari a quel punto il risultato finale è diverso da quello atteso ma non perché il magistrato ha disatteso la legge - conclude - Non è una questione di fare del boicottaggio politico, ma di applicare le leggi nel loro contesto globale e alle volte i risultati sono diversi da quelli sperati, ma non per scelta dei magistrati". 

 

"Io faccio il pubblico ministero da 36 anni e sentirmi dire che sono qua per liberare i pedofili, gli stupratori o per portare via i bambini dalle famiglie è qualcosa che mi umilia profondamente. Ci sono tantissimi magistrati, come me, che sono profondamente umiliati dall'essere indicati ai cittadini italiani, da una fonte così autorevole, come persone che sono qui per difendere i criminali. Ciò non corrisponde alla realtà che conosco, tanti magistrati sono avviliti da questa immagine che viene data", continua Parodi riferendosi alle parole della premier Giorgia Meloni sui rischi se al referendum non passasse il Sì. 

"Sia ben chiaro, i magistrati sbagliano e gli sbagli sono gravi per chi li subisce, ma qui si dimentica di dire una cosa di una banalità estrema: in tutti i sistemi giudiziari ci sono moltissimi sbagli e, numeri alla mano, in altri Paesi europei, anche solo in America o in Gran Bretagna, gli errori giudiziari sono più numerosi che in Italia. Ma nessuno in quei Paesi viene a pensare di limitare la libertà della magistratura perché ci sono degli sbagli", osserva. 

 

E ancora: "Sull'Anm assolutamente non avrà nessuna conseguenza, anche se qualcuno lo vorrebbe; l'associazione si chiama Associazione magistrati e siccome rimarremo magistrati con due carriere diverse non c'è nessuna ragione per cui l'associazione modifichi i suoi atteggiamenti e rimarrà sicuramente un momento importante della vita della giustizia".  

"Avrà un ruolo per certi aspetti ancora più rilevante - sottolinea - perché sarà l'unico luogo in cui i magistrati saranno rappresentati in base alle loro concrete sensibilità e non in base al caso", continua. 

Parodi infatti ritorna sul meccanismo del sorteggio previsto dalla riforma per Csm e Alta Corte ricordando che "in nessun Paese al mondo in un ruolo di responsabilità come può essere il Consiglio superiore della magistratura si viene scelti a caso". Secondo Parodi "il problema del correntismo non c'è stato solo nella magistratura italiana, si presenta in tutti i contesti umani organizzati dove a un certo punto qualcuno approfitta del ruolo che ha avuto per fini personali e non per l'interesse collettivo", sottolinea aggiungendo però che in nessun caso del genere si ricorre al sorteggio. 

"Nessuno ha mai pensato di utilizzare il sorteggio a fronte di criticità: si cercano uomini e donne migliori, si cercano metodi di individuazione migliori, ma sicuramente non ci si affida al caso che è il contrario della ricerca del merito", spiega. 

 

"La giustizia - continua il presidente dell'Anm - va avanti, non si è mai fermata. Io in questo periodo ho fatto campagna elettorale, ma ho lavorato comunque tutti i giorni. Quindi la giustizia non si è fermata oggi, non si fermerà domani. Vediamo che cosa accadrà, io credo che sia indispensabile un dialogo fra tutte le parti".  

"La giustizia che funziona non c'entra con questa riforma, io ho un ufficio dove ho il 50% del personale amministrativo; per me la giustizia che funziona è avere, non dico il 100%, ma il 70% del personale e poter quindi gestire in maniera più serena un ufficio importante come una procura della Repubblica - sottolinea -. L'informatica, la questione delle carceri, la geografia giudiziaria, il numero dei magistrati: questi sono i problemi che dovrebbero essere risolti per poter dire che abbiamo una giustizia efficiente. Invece purtroppo questi problemi sono spesso rimandati". 

 

"L'affluenza sarà un dato molto importante. Io credo che ci sarà un'affluenza consistente per quella che è la situazione italiana, sicuramente superiore al 50%", dice quindi Parodi sulla partecipazione attesa alle urne. 

 

"Auspico la vittoria del No, ma al di là degli esiti auspico che tutti quanti sappiano fare un passo indietro. Io mi sono sempre battuto in questo senso e seguo il presidente Mattarella che dice da mesi di stare tranquilli, civili, avere dei rapporti di dialogo, delle interlocuzioni assolutamente lineari e non espressivi di aggressività. Io sono contento di una cosa: sono riuscito a finire questa campagna senza aver mai avuto atteggiamenti aggressivi, senza mai insultare nessuno. E mi creda mi sono preso tanti di quegli insulti sui social...", continua sulla campagna referendaria. 

 

"I rapporti fra Anm e Csm sono minimali. Io mi prendo questa responsabilità: l'unico momento in cui ci può essere in qualche misura, per forza di cose, un rapporto è quando il Csm deve essere rinnovato e allora i meccanismi elettorali fanno sì che per forza di cose ci si aggreghi attorno a sensibilità comuni", spiega quindi Parodi, replicando alle parole del ministro della Giustizia Carlo Nordio secondo il quale con la vittoria del Sì l'associazione smetterebbe di essere "un centro di potere". 

"Ma è rarissimo il caso in cui c'è qualche contatto, qualche scambio di informazioni legato soprattutto a specifiche leggi", spiega facendo l'esempio del raggiungimento degli obiettivi del Pnrr. 

 

"La vicenda Palamara c'è stata e lo sappiamo tutti; la cosa che io trovo veramente fastidiosa e incredibile è che attraverso queste vicende, Palamara o simili, si faccia l'equazione che tutti i magistrati sono così", continua il presidente dell'Anm, ricordando che "in Italia ci sono 9.200 magistrati iscritti all'Anm su 9.500 e gli iscritti alle correnti sono 2000". 

"In Italia abbiamo un caso clamoroso: Nicola Gratteri, che pure è iscritto all'Anm anche se non è in straordinari rapporti con l'Associazione, ed è diventato procuratore di Catanzaro e di Napoli, ma non è iscritto a una corrente", conclude. 

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Categoria: politica

19:06

Welfare Day 2026, oltre 150 ospiti, tra professionisti del settore, hr director e manager

(Adnkronos) - Si è svolto oggi il Welfare Day 2026, l’appuntamento di Comunicazione Italiana dedicato al welfare development, realizzato in collaborazione con Pluxee Italia, azienda leader a livello globale nel settore dei benefit aziendali e dell’engagement dei dipendenti. Giunto alla sua quarta edizione, l’evento ha visto la partecipazione di oltre 150 ospiti, tra hr director, hr manager e professionisti del settore, in aggiunta a 100 collegati in streaming, con l’obiettivo di approfondire modelli, strumenti e prospettive per lo sviluppo di politiche di welfare sempre più efficaci e orientate al benessere delle persone. 

La giornata si è aperta con il talk show “Il benessere come leva strategica: dalla teoria alla pratica aziendale”. Con la partecipazione di realtà quali Asm Terni, Avio, Capgemini, Conserve Italia, Gruppo Bcc Iccrea, Inps e Nokia, il panel ha affrontato il passaggio da un approccio dichiarativo al benessere a un sistema strutturato di politiche e iniziative in grado di generare impatto concreto sulle persone e sulle organizzazioni, affrontando nodi cruciali come la misurazione dei risultati, il coordinamento interno e il rischio di interventi frammentati. A seguire, il Main Keynote della giornata, tenuto da Tommaso Palermo e Giuseppina Ardagna – rispettivamente Managing Director e Communication & PR Manager di Pluxee Italia – ha offerto una lettura data-driven del welfare aziendale, mettendo in relazione le scelte delle imprese, i comportamenti delle persone e gli impatti su attrattività, retention e benessere organizzativo. 

“Il Welfare Day si conferma come uno dei principali momenti di confronto sulle tematiche del benessere in azienda, dei benefit e dell’engagement delle persone. Siamo particolarmente orgogliosi di aver presentato nuovi dati e insight a sostegno di una visione del welfare come elemento strategico per le organizzazioni, e non più accessorio. Incrociando in modo sistematico il punto di vista dei lavoratori e quello delle imprese, emerge un welfare motore di crescita, interno ed esterno, che tocca attrazione, retention e produttività. Un welfare che crescerà ulteriormente dimostrando valore HR misurabile, concretezza e supporto alle esigenze quotidiane per i dipendenti, superando i gap di comunicazione che ancora oggi permangono tra aziende e dipendenti” ha dichiarato Anna Maria Mazzini, Marketing & Product Director Italy di Pluxee, a margine dell’evento. 

Altro momento di grande interesse è stata l’intervista a Carine Vitu, Hr Vice President Emeaa di Pluxee Group, che ha offerto una prospettiva internazionale sui trend emergenti in materia di benefit e welfare, evidenziando le differenze di interpretazione e le principali sfide e opportunità per le organizzazioni in un contesto globale. 

Nel corso della mattinata, i talk show hanno approfondito due direttrici centrali, con la partecipazione di speaker di primarie aziende italiane e internazionali: da un lato il tema del welfare inclusivo, inteso come capacità di rispondere a bisogni differenziati lungo le diverse fasi della vita e del lavoro; dall’altro il ruolo del welfare come leva di engagement, in un contesto in cui il lavoro è sempre più parte di un equilibrio più ampio tra tempo, relazioni e realizzazione personale. 

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Categoria: lavoro

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22:19

Umberto Bossi, da 'Roma ladrona' a 'La Lega ce l'ha duro': anatomia del linguaggio del Senatur

(Adnkronos) - C’è stato un tempo in cui la politica italiana si parlava addosso con il lessico felpato della Prima Repubblica, fatto di perifrasi, allusioni e prudenza. Poi arrivò Umberto Bossi, e la lingua cambiò di colpo: meno congiuntivi, più viscere. Meno retorica istituzionale, più slogan da stadio. Il Senatùr non si limitò a guidare il suo movimento, la Lega Nord: ne inventò la grammatica, costruendo un codice comunicativo che mescolava dialetto, provocazione e una dose calcolata di scurrilità. 

“Roma ladrona” non è stato soltanto uno slogan: per il Senatur è stata una formula magica per far breccia nell'opinione pubblica dell'Italia settentrionale, che per lui era la "Padania", altra parola resa un luogo metaforico del suo linguaggio. Tre sillabe e un’accusa, capaci di condensare un intero impianto ideologico. Nello slogan "Roma ladrona" (poi con l'aggiunta della piazza "La Lega non perdona"), si ritrova l’idea di uno Stato predatore, di un Nord produttivo contrapposto a un centro parassitario, di una rabbia che cerca un bersaglio semplice e riconoscibile. Non è un caso che proprio Roma - la città simbolo della nazione . venga trasformata nel nemico per eccellenza: non una critica amministrativa, ma una narrazione. 

E poi c’è l’altro slogan, quello che ha fatto più discutere: “la Lega ce l’ha duro”. Qui il linguaggio si fa corporeo, quasi tribale. Non è più solo politica, ma identità virile, appartenenza fisica. È una comunicazione che rifiuta deliberatamente il decoro, perché nel rifiuto del decoro trova la sua forza. La volgarità non è un incidente: è un messaggio. È la dichiarazione di guerra a un’élite percepita come distante, sofisticata, ipocrita. 

Bossi parlava come un militante, non come un leader. E forse proprio per questo riusciva a esserlo davvero. I suoi comizi non erano conferenze stampa, ma riti collettivi: urla, applausi, gesti teatrali. In un’epoca in cui la politica si affidava sempre più alla televisione, lui privilegiava la piazza, 'il pratone di Pontida', il contatto diretto, la parola gridata. Una scelta che lo avvicina, per certi versi, ai capi carismatici di altri movimenti populisti europei, ma con una peculiarità tutta italiana: l’uso spregiudicato della cultura popolare e dei simboli. 

Emblematico è il rapporto con gli inni. Il ricorso ossessivo al coro del 'Và pensiero' - tratto dall'opera lirica 'Nabucco' di Giuseppe Verdi - a scapito dell'inno nazionale, Il Canto degli Italiani di Goffredo Mameli, non è solo una scelta musicale. È un gesto politico: sostituire il simbolo dell’Unità nazionale con quello dell’esilio e della nostalgia. È la "Padania" immaginata come un popolo oppresso, in cerca di riscatto. Una narrazione potente, anche se storicamente fragile. 

Il linguaggio del Senatùr ha spesso superato i limiti del politicamente accettabile. Dalle offese personali - come il celebre “Monti vaffa…” rivolto al presidente del Consiglio e senatore a vita Mario Monti - alle invettive contro il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ('terùn") fino alle provocazioni sul Tricolore, “buono per pulirsi…”, ogni uscita contribuiva a costruire un personaggio. Un personaggio che viveva di eccessi, ma che proprio negli eccessi trovava visibilità e consenso. Eppure, ridurre Bossi a una caricatura sarebbe un errore. Dietro la rudezza c’era una strategia comunicativa precisa. Il suo linguaggio “povero” era in realtà estremamente efficace: accessibile, memorabile, replicabile. Non richiedeva mediazioni, non necessitava di interpretazioni. Era fatto per essere ripetuto, scritto sui muri, urlato nelle piazze, come ebbe ad annotare negli anni '90 il linguista Gian Carlo Oli, il celebre padre del Vocabolario della lingua italiana pubblicato da Le Monnier. (di Paolo Martini) 

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Categoria: politica

22:05

Giorgetti e la foto con il fondatore della Lega Nord, l'addio a Umberto Bossi

(Adnkronos) - Il ministro dell'Economia, Giancarlo Giorgetti, posta un foto con Umberto Bossi su X, entrambi sorridenti e giovani. Non ci sono commenti che accompagnano il ricordo. Il fondatore e leader storico della Lega è morto oggi, a Varese, all'età di 84 anni. 

La foto è stata scatta agli inizi della militanza politica nella Lega. Il titolare di via XX settembre rende così omaggio al fondatore del suo partito, scomparso oggi. 

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Categoria: economia

21:55

La 'Bossi-Fini', legge sull'immigrazione ancora in vigore: nasce nel 2002 con il secondo governo Berlusconi

(Adnkronos) - Porta la firma di Umberto Bossi, insieme a quella di Gianfranco Fini, la legge sull'immigrzione che è ancora in vigore. La Bossi-Fini risale al 2002 ed è sul piano legislativo una delle principali eredità del secondo governo Berlusconi. Da sempre contestata dalla sinistra, ha resistito negli anni senza subire modifiche sostanziali. In estrema sintesi, la legge istituisce un legame diretto tra permesso di soggiorno e contratto di lavoro, inasprisce le pene per il traffico di clandestini, introduce respingimenti immediati in mare e l'obbligo di impronte digitali. 

Di quel governo, e della maggioranza che lo sosteneva, la Lega di Umberto Bossi era un partito chiave, insieme a Forza Italia, ad Alleanza Nazionale, con Ccd-Cdu (poi Udc) e Nuovo Psi a completarla. Fini era vicepresidente del Consiglio e Bossi ministro delle Riforme istituzionali e della Devoluzione. E la legge che firmarono nasceva come risposta al crescente aumento degli sbarchi. Nel corso degli anni, è stata criticata per l'inefficacia nel gestire i flussi migratori e, talvolta, dallo stesso Fini. Ma è ancora la legge vigente. 

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Categoria: politica

21:44

Umberto Bossi, l'addio del figlio Renzo: "Sempre fedele ai suoi ideali"

(Adnkronos) - "Dopo una vita di battaglie, vissuta fino all’ultimo respiro con passione e fedeltà ai suoi ideali, oggi si è spento nell’abbraccio dei suoi cari". Renzo Bossi, all'Adnkronos, rende omaggio così al padre Umberto Bossi, morto oggi 19 marzo all'età di 84 anni. "Ci lascia la forza di non arrenderci mai, il coraggio di rialzarci dopo ogni caduta e l’amore profondo per la libertà e la nostra terra", dice il figlio del fondatore della Lega. "Questo - conclude- è ciò che porteremo avanti, ogni giorno".  

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Categoria: politica

21:43

Bossi, Mattarella: "Italia perde leader appassionato". Meloni: "Ha segnato fase importante della storia italiana"

(Adnkronos) - "Umberto Bossi, con la sua passione politica, ha segnato una fase importante della storia italiana e ha dato un fondamentale apporto alla formazione del primo centrodestra. In questo momento di grande dolore, sono vicina alla famiglia e alla sua comunità politica". Questo il messaggio postato sui social dalla premier Giorgia Meloni, dopo la morte del fondatore e leader storico della Lega a 84 anni oggi a Varese. 

Anche il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, esprime il suo “sincero cordoglio” per la scomparsa di Bossi. “Fondatore e animatore della Lega Nord -sottolinea il Capo dello Stato- è stata protagonista di una lunga stagione politica. L’Italia perde un leader politico appassionato e un sincero democratico. Il presidente della Repubblica manifesta vicinanza ai familiari e a tutti coloro che ne hanno condiviso l’impegno nel suo partito. 

"Con la scomparsa di Umberto Bossi perdo un amico, un pezzo della nostra storia politica. Non molto tempo fa lo avevo sentito e gli avevo promesso che sarei andato a trovarlo. Non ho fatto in tempo e per me è un cruccio. Non tocca a me ricordare l’incidenza che Bossi, fondatore della Lega, ha determinato nella politica italiana. Comunque lo si giudichi, è stato un gigante per la sua capacità di interpretare l’umore del nord e le scelte utili alla sua parte politica. Ho assistito di persona alle tante occasioni di intesa tra lui e Berlusconi che furono decisive, dal 2000 in poi, per convincerlo a fare della Lega un asse importante del centrodestra. Alla sua famiglia e a tutta la Lega rivolgo le più sentite condoglianze, mie personali e del Senato della Repubblica", scrive sui social il presidente del Senato, Ignazio La Russa. 

"È arrivata una notizia che non avremmo mai voluto sentire. Nel giorno della Festa del Papà è venuto a mancare il padre della Lega, per me un padre politico. La scomparsa di Umberto Bossi mi riempie di un dolore profondo e lacerante. È stato per me una figura decisiva: la ragione del mio approdo in politica. Fin da giovanissimo mi ha affascinato con le sue idee e il suo impegno, lasciando un segno indelebile nella storia del nostro Paese. Ci mancherà molto. Restano i suoi insegnamenti, i ricordi dei nostri incontri, delle conversazioni, dei suoi comizi: momenti che porto nel cuore e che non mi abbandoneranno mai. Alla sua famiglia rivolgo un abbraccio sincero e la mia più sentita vicinanza in questo momento così difficile". Così il presidente della Camera dei deputati, Lorenzo Fontana. 

 

 

Ed è lutto nel mondo politico per la scomparsa del Senatur. "Con tutta Forza Italia piango la scomparsa di Umberto Bossi, leader storico e fondatore della Lega. Grande amico di Silvio Berlusconi, politico di grande intelligenza, è stato un protagonista di primo piano del cambiamento in Italia. Alla sua famiglia un grande abbraccio ed una preghiera perché riposi in pace", scrive su X il ministro degli Esteri e leader di Fi, Antonio Tajani. 

"É morto Umberto Bossi. Ho avuto l’onore di conoscerlo, di lavorare con lui, di scherzare con lui, di confrontarmi e discutere con lui". Così, via social, il ministro della Difesa Guido Crosetto. "La prima volta - ripercorre il ministro - fu quando ero relatore alla legge di Bilancio e ci trovammo in un impasse perché il gruppo della Lega aveva fatto muro contro il finanziamento del fondo per i lavoratori socialmente utili di Palermo e Napoli e per un finanziamento per i dissalatori in Sicilia. Tutto si bloccò e, alle due del mattino, entrò nella stanza dove ci stavamo confrontando il capo supremo della Lega Nord. Lo vidi entrare e pensai: ok é finita ora lui dirà che non si può far nulla ed i deputati di An e di Forza Italia del sud faranno saltare il banco. Si zittirono tutti. 'Rocky (Marciano così gli piaceva chiamarmi) che succede?' Gli spiegai che avevo proposto un meccanismo virtuoso per cui avremmo finanziato gli Lsu ma prevedendo una riduzione obbligatoria negli anni fino ad arrivare a zero e che invece l’investimento nei dissalatori era secondo una cosa intelligente in una zona con poca acqua. Mi guardò, guardò i suoi e disse: 'Perché mi avete disturbato (fu un po’ più rude), se avete trovato una soluzione seria su Napoli e Palermo? L’unica mia preoccupazione è che poi li tengano in funzione i dissalatori, una volta fatti'. Ed uscì. Perché lui era così: di buonsenso, mai superficiale e molto realista. Avrei moltissimi altri ricordi di lui prima e dopo che l’ictus lo colpisse. L’ho sempre stimato e gli ho voluto bene. Addio Umberto". 

“Non è il Nord che deve dire grazie a Umberto Bossi ma tutto il Paese. Senza il suo contributo di visione, realismo e capacità politica la storia repubblicana sarebbe stata molto differente, priva di un grande interprete della necessità di dare risposte alle istanze dei cittadini delle regioni settentrionali e con esse soluzioni a tutta la società italiana. Nella sua grande abilità è certamente ricorso anche a gesti eclatanti, come ha quando ha proclamato la secessione del Nord, ma lo ha fatto sempre con l’intento di fissare un punto all’interno del quale l’obbiettivo rimaneva sempre e soltanto il federalismo. Politicamente è stato un padre straordinario per tutti noi, gli siamo profondamente grati”. Con queste parole il presidente del Consiglio Regionale del Veneto, Luca Zaia, ricorda lo storico leader della Lega Nord. “Lo chiamavano il Senatur – sottolinea il presidente Zaia - un soprannome che qualcuno voleva a tutti i costi connotare in senso dispregiativo ma che, nella realtà, da solo incarnava l’attenzione imposta nei palazzi romani per realtà territoriali fino ad allora incapaci di far sentire le proprie istanze in un ambiente condizionato dalla partitocrazia centralista. Se la politica ha dovuto affrontare una ‘questione settentrionale’, in buona parte è stato merito della voce roca di Umberto che ne è stato il megafono. Se oggi in Italia c’è una coscienza federalista diffusa, a cominciare da quella che si identifica nell’autonomia differenziata, è merito dell’impegno di chi come Bossi ha visto più lontano di altri”. “Ci lascia un grande leader - conclude Zaia - un vecchio leone a cui mi legano anni di amicizia e militanza nella Lega ma anche momenti di vita istituzionale condivisa come quando siamo stati chiamati nello stesso Consiglio dei Ministri, nel quarto governo Berlusconi, in cui c’erano anche Calderoli e Maroni. Ha sempre impiegato ogni su forza per interpretare la volontà degli elettori in cui vedeva il popolo a cui sentiva visceralmente di appartenere”. 

"Umberto Bossi è stato un grande leader politico, un visionario che ha dato centralità al federalismo per i territori. Ha costruito il partito più longevo presente in parlamento in Italia, a lui va il mio ringraziamento, a noi il compito di continuare con il credo della sua passione", dice all'Adnkronos Claudio Durigon, vicesegretario della Lega. 

"In questo momento non ci sono parole, c’è solo il dolore, c’è solo il vuoto, di tutta la grande famiglia della Lega Lombarda, la casa di Umberto, la sua Lombardia da dove tutto è iniziato negli anni Ottanta, arrivando a cambiare la storia di questo Paese. L’unica parola che viene, dal cuore, è grazie Umberto, per aver acceso la scintilla della passione politica in ognuno di noi, per aver scatenato la voglia di seguirti nella battaglia per l’autonomia e il federalismo dei nostri territori, prima, e poi in quella successiva, cambiando il mondo intorno a noi, per la difesa dei nostri valori, di quello che siamo. Stasera Umberto possiamo solo ringraziarti. E piangerti". Lo dichiara il segretario regionale della Lega Lombarda e capogruppo al Senato della Lega, Massimiliano Romeo. 

"Esprimo le condoglianze mie personali e di tutto il Pd alla famiglia, a chi è stato vicino e a chi ha lavorato con Umberto Bossi, venuto a mancare oggi". Così la segretaria del Pd, Elly Schlein. 

"Umberto Bossi. L’avversario più dignitoso che ho avuto in vita mia, e alla fine quello a cui ho voluto più bene". Lo scrive su X Pier Luigi Bersani. 

"Saluto con affetto e nostalgia Umberto Bossi, un indomito lottatore, un uomo rude e scomodo, ma anche profondamente buono. Ha segnato la storia della politica italiana: merita il rispetto non solo degli amici ma anche dei suoi oppositori", dice in una nota Pier Ferdinando Casini. 

"Le più sincere condoglianze per la scomparsa di Umberto Bossi. Avversari in anni intensi, quando entrambi guidavamo i nostri partiti, ma sempre nel rispetto reciproco e nel confronto vero della politica. Oggi resta il ricordo di una personalità importante della vita pubblica italiana e la vicinanza umana alla sua famiglia in questo momento di dolore", ha scritto su X Piero Fassino, già segretario dei Ds. 

"Addio a uno dei protagonisti più rilevanti, nel bene e nel male, della politica italiana degli ultimi trent’anni. Sia per chi lo ha amato, sia per chi lo ha avversato Bossi è stato un pezzo di storia repubblicana. L’ho conosciuto personalmente tardi, già malato ma ne ho apprezzato, pur da avversario, la tempra e la passione umana e politica. Che riposi in pace", la nota di Matteo Renzi, leader di Italia viva. 

Gianfranco Rotondi, presidente Dc e deputato di Fratelli d’Italia, ha scelto di rendere omaggio a Bossi postando sui social una immagine che li ritrae assieme ai banchi dell’ultimo governo Berlusconi, con la frase che Bossi amava ripetere: ‘mai mulàr’. E poi un semplice "ciao Umberto". 

"Esprimo cordoglio per la scomparsa di Umberto Bossi, protagonista della vita politica italiana e fondatore della Lega Nord. Al di là delle differenze politiche, resta il segno di un lungo impegno nelle istituzioni e nel dibattito pubblico. Alla famiglia e alla comunità politica della Lega le mie più sincere condoglianze". Lo scrive in una nota Beatrice Lorenzin, vice presidente dei senatori Pd. 

"È indubitabile che Umberto Bossi sia stato un protagonista della storia politica recente del nostro Paese. Esprimo il mio cordoglio, anche a nome del Movimento 5 stelle, ai suoi cari e alla comunità politica della Lega, che perde il suo storico fondatore e una personalità di assoluto riferimento", scrive in una nota Giuseppe Conte, presidente del Movimento 5 stelle. 

"Apprendo con grande dolore della scomparsa di Umberto Bossi. Uomo autentico e coraggioso, è stato innovatore e portatore di nuove istanze. Ha contribuito all’avvio di importanti stagioni. Ovviamente ci sono state scelte che abbiamo condiviso, altre che sono state base di confronto, a tratti complesso, ma sempre ricco di contenuti e di progetti di cambiamento. Aperti al protagonismo dei territori. Bossi resterà un protagonista storico della politica italiana. Alla famiglia, a tutto il popolo della Lega vicinanza e solidarietà in questo momento di comune tristezza". Lo dichiara il capogruppo di Forza Italia in Senato, Maurizio Gasparri. 

 

"L’intera comunità della Lega è profondamente scossa e addolorata per la scomparsa del fondatore Umberto Bossi e si stringe con affetto e commozione ai suoi familiari", si legge in una nota della Lega. Intanto Matteo Salvini ha cancellato tutti gli appuntamenti previsti per domani e tornerà a Milano con il primo volo. 

 

"Ho saputo dalla tv della scomparsa di Bossi, ma credo di essere stato l'ultimo a vederlo, una decina di giorni fa". Così all'AdnKronos, Giuseppe Leoni, tra i fondatori della Lega, con Bossi. "Mi aveva detto -racconta - 'attivati per rimettere tutti i movimenti autonomisti tutto sotto l'unica bandiera, la bandiera della Lega nord' e questo è il suo testamento politico". 

"L'avevo visto che non stava bene, eravamo a casa sua, guardava la televisione e avevamo parlato della Milano-Sanremo di ciclismo, dandoci appuntamento per vederla assieme". "Quella di Gemonio -racconta ancora- era una casa aperta, per me era il mio fratello maggiore. Manuela, la moglie, mi aveva fatto capire che c'era qualche problema, mi aveva detto di essere tanto impegnata con la famiglia...". Poi racconta: "Avevamo parlato anche della guerra, mi aveva detto, 'Giuseppe, la guerra non va bene...'" 

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Categoria: politica

21:39

Roma-Bologna, vantaggio rossoblù con Rowe tra le proteste. Cos'è successo in Europa League

(Adnkronos) - Il Bologna sblocca il ritorno degli ottavi di finale di Europa League oggi, giovedì 19 marzo, ma il gol di Rowe è accompagnato da una pioggia di proteste della panchina della Roma. Cos'è successo all'Olimpico? Il numero 11 rossoblù segna il gol del vantaggio nell'euroderby di coppa al minuto 22, con un gran destro all'incrocio dei pali. I giallorossi e il tecnico Gian Piero Gasperini protestano però per una trattenuta a inizio azione su Gianluca Mancini.  

Dopo il gol, check Var per valutare l'episodio ma tutto regolare sul gol del Bologna. Al minuto 32, il pari di testa di 'Ndicka rimette gli ottavi di Europa League in equilibrio. 

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Categoria: sport

21:07

E' morto Umberto Bossi, addio al fondatore della Lega: aveva 84 anni

(Adnkronos) - E' morto Umberto Bossi. Il fondatore e storico leader della Lega si è spento a Varese, aveva 84 anni. 

Nato il 19 settembre del 1941 a Cassano Magnago, un comune in provincia di Varese, Bossi - l'uomo che ideò il Carroccio con l'emblema di Alberto da Giussano, personaggio leggendario del XII secolo che avrebbe partecipato, da protagonista, alla battaglia di Legnano - ha inanellato una lunghissima serie di incarichi e si conquistò l'appellativo di Senatur che lo ha accompagnato per tutta la vita, in Parlamento, al governo e nel partito. E' stato rieletto per otto volte alla Camera dall'undicesima alla diciannovesima legislatura. Un filotto iniziato nel 1992, contrassegnato anche da tre mandati al Parlamento europeo. 

Il 2001 è l'anno del suo ingresso al governo, nel Berlusconi II con l'incarico di ministro per le Riforme Istituzionali e la devoluzione. Segretario ma soprattutto leader indiscusso della Lega dal 1989, è stato costretto a farsi da parte, anche sotto la spinta della generazione di politici che aveva 'svezzato' e fatto crescere sotto il simbolo del Carroccio, nell'aprile del 2012, a seguito dello scandalo della distrazione di fondi della Lega a favore della sua famiglia. Aveva dato le dimissioni ma aveva conservato la carica di presidente a vita.  

"Ho fatto l'operaio, il perito tecnico, ho lavorato nell'informatica, ho studiato medicina a Pavia, ho insegnato matematica e fisica", raccontava di sè Bossi, rimarcando le sue origini che non erano certo quelle di un politico di professione. Assodata e confermata è stata invece la sua militanza giovanile nei partiti della sinistra estraparlamentare e nel 1975 risulta iscritto al Pci. 

Quattro anni dopo incrocia quasi per caso l'autonomismo che poi, più avanti, anche sotto la spinta del politologo Gianfranco Miglio, uno dei più illustri scienziati della politica taliana con cattedra all'Università Cattolica di Milano, diventerà federalismo. Risolutivo in questo senso è stato prima l'incontro con Bruno Salvadori e Roberto Maroni. Oramai è sceso in campo, proprio accanto a Salvadori che, tuttavia, muore prematuramente nel 1980 in un incidente automobilistico.  

Passano due anni e insieme a Roberto Maroni e Giuseppe Leoni, Bossi fonda la Lega Autonomista Lombarda, ma viene bocciato alla elezioni politiche, alle quali si presenta per la prima volta nel 1983, raccogliendo - sotto il simbolo della Lista per Trieste, nelle circoscrizioni Varese-Como-Sondrio - meno di 200 voti. Non si perde d'animo. Nell'aprile del 1984 dà vita alla Lega Lombarda, assume la carica di segretario che conserverà fino al 1993.  

Nel 1987 si aprono le porte di palazzo Madama e in parallelo Bossi porta avanti il progetto di collegare le esperienze autonomiste, che si articolano nelle regioni del Nord. E' solo questione di tempo e alla fine del 1989, il Senatur fonda la Lega Nord. Al raduno di Pontida viene 'acclamato' segretario. Tangentopoli non è alle porte ma inesorabile si avvicina. Sotto le inchieste della magistratura di Milano, viene giù la Prima Repubblica. Siamo al 1992 il pentapartito si sgretola e Bossi viene eletto alla alla Camera, con 240.000 preferenze. 

Bossi dapprima appoggia il 'pool di Mani Pulite, ma la Lega non è immacolata e viene coinvolta per aver ricevuto un finanziamento di 200 milioni delle vecchie lire dalla Montedison finita nelle mani del finanziere Raul Gardini. Come segretario della Lega Umberto Bossi viene condannato a 8 mesi nel 1995 per violazione della legge sul finanziamento pubblico.  

Un anno prima Silvio Berlusconi ha fondato Forza Italia. Nasce la prima alleanza che prende il nome di Polo delle libertà. Un sodalizio che dura pochi mesi. Il 22 dicembre 1994, Berlusconi viene sfiduciato ed è proprio Bossi a presentare la mozione di sfiducia contro il suo ex alleato. 

Nel 1996 la Lega corre da sola e alle elezioni conquista il 10,8% a livello nazionale, ma in Veneto sfiora il 30%, il 26% in Lombardia e il 18% in Piemonte. Si tiene le mani libere e dall'opposizione coltiva il progetto della secessione delle regioni dell'Italia settentrionale, quella che insieme a Gianfranco Miglio, battezza come l'indipendenza della Padania. Dà vita al Parlamento del Nord che si riunisce periodicamente a Mantova, suscitando le critiche e le accuse di voler dividere in due l'Italia del centrosinistra 

Il centro sinistra è al governo con Romano Prodi (1996-1998); poi con Massimo D'Alema (1998-2000) e Giuliano Amato (2000-2001). Bossi tiene la Lega all'opposizione e dopo il gelo dei mesi precedenti riallaccia i rapporti con Berlusconi. Nel 2001 Forza Italia e Lega fondano la Casa delle Libertà che vince le elezioni politiche ma la Lega crolla dal 10 al 3,9%. Tuttavia Bossi entra al governo con l'incarico di ministro per le riforme istituzionali e la devoluzione. 

L'11 marzo 2004 è una data spartiacque. Bossi viene colpito da ictus celebrale e ricoverato in ospedale in gravi condizioni. Si salva ma la degenza e la riabilitazione sono molto lunghe e il senatur è costretto per diversi mesi a interrompere l'attività politica. Nel 2006 viene confermato alla Camera ma rifiuta il seggio per restare al Parlamento europeo. Due anni dopo viene rieletto alla Camera e nominato ministro delle Riforme istituzionali nel governo Berlusconi IV.  

Al declino fisico si aggiunge quello politico. Il 5 aprile 2012 sotto la spinta delle inchieste delle procure di Milano, Napoli e Reggio Calabria, è costretto a dimettersi, accusato di aver stornato una parte dei fondi della Lega Nord e averli dati alla sua famiglia. Il consiglio federale insedia un triumvirato composto da Roberto Maroni, Roberto Calderoli e Manuela Dal Lago.  

Nel maggio 2012 viene iscritto nel registro degli indagati dalla procura di Milano con l'accusa di truffa ai danni dello Stato, soldi dei rimborsi elettorali che veniva utilizzato per esigenze personali. Nel 10 luglio 2017 il tribunale di Milano lo condanna a due anni e tre mesi di reclusione per truffa ai danni dello Stato a causa dei rendiconti depositati in Parlamento tra il 2008 e il 2010 per ottenere indebitamente fondi pubblici. 

La parabola del senatur declina. Bossi si allontana dalla scena politica, ma nel 2013 si candida alle primarie che la Lega Nord ha indetto per nominare il nuovo segretario. Vince Salvini che ottiene l'82% dei voti e per la Lega si apre una nuova stagione politica, con un ricambio di classe dirigente e con una rivoluzione nei riferimenti politici e nel quadro delle alleanze. Con Salvini non mancano i dissapori, le polemiche e gli scontri. Ma al vecchio 'guerriero' viene riconosciuto l'onore delle armi e nel 2018 viene ricandidato e eletto al Senato. Alle elezioni politiche anticipate del 2022 viene ricandidato alla Camera, come capolista per la Lega per Salvini Premier nel collegio plurinominale Lombardia 2 - 01, venendo rieletto deputato per la XIX legislatura, risultando il deputato in carica più anziano. (di Paolo Martini) 

 

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Categoria: politica

21:03

Rakow-Fiorentina 1-2: viola ai quarti di Conference League con gol da centrocampo di Pongracic

(Adnkronos) - La Fiorentina avanza ai quarti di finale di Conference League per il quarto anno consecutivo. I viola si impongono 2-1 sul campo del Rakow Czestochowa oggi, giovedì 19 marzo, dopo aver vinto all'andata in casa con lo stesso punteggio. Al vantaggio dei polacchi al 46' di Struski replicano Ndour al 68' e Pongracic al 97'. 

Partita con poche emozioni nel primo tempo. L'occasione più netta arriva nel recupero. Parisi accelera a sinistra e al lato corto dell'area crossa in mezzo, basso e a rimorchio: Fagioli calcia di prima col sinistro e trova la respinta di Zych.  

In avvio di ripresa, i polacchi sbloccano la partita riportando in equilibrio le sorti del doppio confronto. Struski riceve palla in area, rientra sul destro, Ndour gli lascia troppo spazio, diagonale rasoterra che trova l'angolo basso con Christensen in leggero ritardo.  

Al 21' viola a un passo dal pari. Cross di Gosens da sinistra e stacco perentorio di Piccoli sul primo palo: pallone che sbatte contro il 'legno' a portiere battuto. Due minuti dopo la Fiorentina trova il pari. Splendida azione di Parisi da destra con sterzata a saltare un avversario e scarico al limite dell'area di rigore per Piccoli. Sponda all'indietro del centravanti per Ndour, che calcia e batte Zych grazie a una deviazione di Piccoli che però non modifica la traiettoria del tiro.  

Al 34' tiro di Parisi e palla fuori di un soffio. Al 40' l'arbitro prima assegna un rigore al Rakow poi lo revoca, dopo aver rivisto l'azione al Var. Palla in profondità per Brunes, che si allarga leggermente a sinistra, Christensen esce dai pali Brunes va giù ma fra i due non c'è contatto e il giocatore del Rakow si prende un giallo per simulazione. Prima del 90' arrivano gli ultimi cambi di Vanoli che prima inserisce Pongracic per Dodo passando alla difesa a tre e poi toglie Fagioli e Harrison per Mandragora e Gudmundsson. Negli ultimi minuti è arrembaggio Rakow ma la difesa viola tiene e anzi trova la vittoria al 97' grazie a Pongracic. Sull'ultimo angolo per il Rakow va a saltare anche il portiere Zych. La Fiorentina non solo allontana la minaccia, ma segna con un tiro da centrocampo del difensore che si infila nella porta vuota. 

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Categoria: sport

20:42

Referendum, non solo derby in musica Sal da Vinci-Vasco: nel '74 Eurovision in onda in ritardo per voto sul divorzio

(Adnkronos) - Da una parte Sal Da Vinci con la sua 'Per sempre sì', dall'altra 'C'è chi dice no' di Vasco Rossi: anche la musica si schiera per il referendum sulla giustizia di domenica e lunedì prossimi. Se la canzone vincitrice di Sanremo è diventata il jingle perfetto per scandire i tempi nel comizio finale di Fratelli d'Italia a Milano della settimana scorsa, la pluridecennale hit del rocker di Zocca ha aperto, in una nuova veste e con un altro artista, il palco dei comitati del no di ieri a piazza del Popolo, ma tanti altri brani potrebbero essere 'arruolati' in questa tornata referendaria. In una sorta di ipotetica playlist, in effetti, sono molte altre le hit che nel titolo, e poi nel ritornello, si 'schierano', inconsapevolmente sia chiaro, a favore di uno o dell'altro schieramento. Proviamo qui a fare una carrellata, pescando qua e là nei repertori di musica leggera, dagli anni '70 a oggi. 

Laura Pausini, per esempio, potrebbe andare bene tanto per chiudere un comizio referendario di Forza Italia, quanto per uno dei vari appuntamenti del campo largo in giro per l'Italia. La cantautrice romagnola intona, è vero, "Io sì", la canzone con cui ha vinto il Golden Globe nel 2021, ma nel 2008 cantava anche "Invece no". Dopo tutto, lei per prima aveva detto di non essere "dichiarata politicamente perché non sono in grado di gestire emozionalmente ma anche culturalmente quello che significa seguire un partito".  

Chi, invece, non va bene per tutti i gusti è senza dubbio "Sì", di Gigliola Cinquetti. Nel 1974, quando l'Ugola d'oro partecipò all'Eurovision portando sul palco di Brighton il brano, la Rai decise di rimandare la messa in onda del festival a dopo il 12 maggio, giorno in cui si votò per il referendum per l'abrogazione della legge sul divorzio, proprio per evitare che si potesse influenzare il voto degli italiani. 

Perentori e facilmente arruolabili, ma nello schieramento opposto, poi, ci sono Mina e Gianni Bella, con la loro "No". Sia per la Tigre di Cremona, sia per il cantautore di Catania il no è da rivolgere al proprio amato, non certamente a un referendum costituzionale, ma si tratta di una playlist, e tutto fa brodo. Anche Claudio Baglioni con la sua, manco a dirlo, "Noi no", e questa sì che andrebbe bene per festeggiare la vittoria, se arriverà, in un comitato per il no lunedì. Così come "Come no" di Baby K se si volessero coinvolgere i più giovani e farli ballare al ritmo di reggaeton. 

Più giovani che, ancora, potrebbero trovarsi in "Sì, ah" di Frah Quintale. Certo, la canzone del rapper bresciano dovrebbe essere 'zoomata' solo in quelle paroline magiche da spot elettorale, ma come sound, per tenere viva l'attenzione, ci siamo. A differenza di "Certo che sì" di Pierdavide Carone, più romantica, meno da jingle, ma pur sempre 'schierabile'. Infine, c'è "Dimmi di sì" dei Pooh, che con il suo ritmo trascinante sarebbe perfetta per essere canticchiata nel segreto dell'urna da chi questa riforma la vuole. 

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Categoria: politica

20:24

Europa League, oggi Roma-Bologna 1-3 - La diretta

(Adnkronos) - La Roma torna in campo in Europa League e affronta il Bologna allo stadio Olimpico oggi, giovedì 19 marzo, nel ritorno degli ottavi di finale. Si riparte dal pareggio per 1-1 della scorsa settimana, con i gol di Bernardeschi e Pellegrini. Calcio d'inizio alle 21.  

Dove vedere Roma-Bologna? La partita sarà visibile su Sky Sport, ai canali Sky Sport Uno (201) o Sky Sport (252). Partita disponibile anche in streaming su Sky Go e Now. 

Chi vincerà il derby europeo affronterà ai quarti la vincente della doppia sfida tra Lille e Aston Villa.  

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Categoria: sport

20:06

Frana sul massiccio del Monte Bianco, morto alpinista italiano

(Adnkronos) - Un alpinista italiano è morto e un altro è rimasto gravemente ferito a causa di una frana nel massiccio del Monte Bianco, in Alta Savoia, secondo quanto riferito dal Plotone di Gendarmeria d'Alta Montagna (Pghm). 

L'incidente è avvenuto poco prima delle 13.30 a un'altitudine di 3.400 metri nella zona di Grand Flambeau, vicino al confine italiano, cogliendo di sorpresa un gruppo di tre alpinisti italiani, tra cui una guida. "Uno dei tre uomini è morto sul colpo, mentre il secondo ha riportato fratture multiple. La guida è rimasta illesa", ha aggiunto il Pghm, senza fornire ulteriori dettagli sulle vittime. 

L'alpinista ferito, secondo la stessa fonte, è stato trasportato in elicottero all'ospedale di Annecy. 

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Categoria: internazionale/esteri

19:51

Imprese, Tasca (A2a): "Tre dimensioni per integrare cultura aziendale e just transition"

(Adnkronos) - "L’integrazione tra la cultura aziendale e strategica di A2a e la Just transition è avvenuta incrociando tre dimensioni, quella organizzativa, quella economico - finanziaria e quella culturale, in questo modo siamo riusciti a considerare la Just transition come un passaggio del nostro piano industriale nella valutazione dei nostri investimenti”. Lo ha detto ⁠Roberto Tasca, Presidente di A2a, intervenendo oggi a Roma a ‘Stakeholder engagement. Misurare l’impatto per creare valore’, l’evento del Gruppo - realizzato in collaborazione con Assonime e con il contributo di partner strategici quali The European House Ambrosetti e Sda Bocconi School of Management di Milano - dove è stato presentato l’Engagement Value Index report. 

Poi entra nel dettaglio: “In merito alla dimensione organizzativa, e successivamente a quella economico - finanziaria, ci siamo dotati di una funzione interna che si occupasse strettamente di declinare per noi questi temi con una visione e una rilevanza internazionale. Lo abbiamo fatto trasformando le nostre analisi degli investimenti in processi che tengono conto di questi elementi. Just transition vuol dire, fondamentalmente, occuparsi del futuro del nostro pianeta, delle nostre comunità e dei nostri territori, quindi abbiamo poi cercato di sintetizzare nel nostro piano, che è un piano decennale, quelle che sono le indicazioni”. 

“Quanto alla terza dimensione - prosegue ancora Tasca - è la dimensione culturale. Abbiamo operato a livello aziendale affinché questi temi fossero compresi, conosciuti e approfonditi e soprattutto affinchè si superasse quel grado di diffidenza che un po' li governa; ovvero: anche oggi, a seguito di quelli che sono i cambiamenti politici europei e internazionali e quelli che sono anche i fattori critici geopolitici del momento, vediamo come in realtà ci sia una resistenza psicologica, anche ad affrontare queste tematiche, legata soprattutto al fatto che si ritengono molto lontane da noi, ecco perché, anche con un passaggio culturale importante, abbiamo lavorato su questo” conclude. 

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Categoria: sostenibilita

19:50

Imprese, Ventura (A2a): "Con stakeholder engagement dialogo con attori coinvolti"

(Adnkronos) - "Lo stakeholder engagement significa avere relazioni continuative con tutti i territori e i diversi pubblici con cui un'azienda ha a che fare: dai clienti, ai fornitori, alle istituzioni, ai dipendenti, oltre alle varie comunità di riferimento”. Così Carlotta Ventura, Chief Communication, Sustainability e Regional Affairs in A2a, in occasione dell’evento ‘Stakeholder engagement. Misurare l’impatto per creare valore’ oggi a Roma. Realizzato da A2a in collaborazione con Assonime, l’incontro vede il contributo dei partner strategici The European House Ambrosetti e Sda Bocconi School of Management di Milano. Durante l’appuntamento è stato presentato l’Engagement Value Index report con cui il Gruppo ha misurato gli impatti generati sui territori. 

  

Per Ventura, "è necessario misurare tutto il lavoro che viene fatto sui territori perché è un importante investimento di risorse, in termini economici, di tempo, sia da parte dell'azienda che da parte degli interlocutori con cui siamo in contatto”, afferma. Poi aggiunge: “Si tratta di un beneficio concreto sia per le aziende che per le comunità. Dal dialogo con gli stakeholder nascono anche opportunità e si possono mitigare eventuali rischi che altrimenti non verrebbero intercettati”. 

  

Ma in che modo A2a ha sistematizzato lo stakeholder engagement? “Abbiamo delle riunioni fisse nel corso dell'anno in cui le proposte di dialogo vengono tradotte in attività concrete”, conclude Ventura. 

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Categoria: sostenibilita

19:36

Milano-Cortina, lo studio: Giochi hanno riportato al centro lo sport femminile

(Adnkronos) - Come sono state raccontate le Olimpiadi e le Paralimpiadi invernali Milano Cortina dai media televisivi italiani? Quali immagini, linguaggi e protagonisti emergono nella narrazione mainstream dei Giochi? Donne e uomini sono rappresentati allo stesso modo? A queste domande risponde la ricerca “Parità di genere e rappresentazione nei media: da Parigi 2024 a Milano Cortina 2026” promossa da Comitato Olimpico Internazionale e Fondazione Bracco, in collaborazione con Fondazione Milano Cortina 2026. 

Da sempre, i Giochi Olimpici e Paralimpici rappresentano una piattaforma globale, che contribuisce a plasmare il modo in cui lo sport viene raccontato e percepito. La ricerca, realizzata dall’Osservatorio di Pavia – istituto di ricerca indipendente specializzato nello studio dei contenuti dell’informazione – analizza come lo sport e i suoi protagonisti vengono raccontati nei telegiornali italiani, con un’attenzione specifica alla presenza e narrazione delle atlete nell’informazione sportiva. Concepito come un vero e proprio percorso di osservazione nel tempo, lo studio ha analizzato la copertura mediatica in diverse fasi, concentrandosi sulla rappresentazione televisiva nazionale tra luglio 2024 e marzo 2026: dai Giochi di Parigi, passando per un anno di informazione ordinaria, fino ai Giochi di Milano Cortina 2026. Ciò ha permesso di ottenere, per la prima volta, una visione organica e approfondita del racconto mediatico. Il risultato non è soltanto una fotografia accurata del presente, ma anche una preziosa eredità di conoscenze e buone pratiche, per contribuire a orientare le future edizioni dei Giochi Olimpici e Paralimpici. 

“Di queste Olimpiadi e Paralimpiadi di Milano e Cortina porterò sempre nel cuore soprattutto i volti delle tantissime atlete azzurre che hanno vinto con merito e impegno un numero straordinario di medaglie”, ha affermato Diana Bracco, Presidente di Fondazione Bracco. “È stata una grande emozione ammirare le gesta delle nostre campionesse a iniziare da Chiara Mazzel, sciatrice paralimpica che ha vinto 1 oro e 3 argenti, dando un contributo decisivo al record di podi della squadra italiana; ma naturalmente ho esultato anche per le straordinarie imprese di Federica Brignone, Francesca Lollobrigida, Sofia Goggia, Arianna Fontana e Lisa Vittozzi. Ragazze coraggiose, che con tenacia, grinta, sacrificio, determinazione hanno scritto pagine memorabili dello sport invernale italiano. E che, sostenute da una incrollabile passione, hanno saputo imporsi anche all’attenzione dei media”. 

 

“I Giochi Milano-Cortina 2026 hanno registrato uno dei più alti livelli di partecipazione femminile nelle Olimpiadi invernali: il 47,9% degli atleti erano donne, protagoniste assolute del medagliere”, ha ricordato il Sottosegretario allo Sport e ai Giovani, Federica Picchi. “La Lombardia esprime grande orgoglio per le atlete olimpiche e paralimpiche italiane, da Federica Brignone a Chiara Mazzel, da Francesca Lollobrigida ad Arianna Fontana. Proprio Fontana, pattinatrice di short track, donna, giovane, valtellinese, con 14 medaglie è tra i campioni – uomini e donne – più vincenti nella storia dei Giochi invernali. Un fenomeno anche la collega Lollobrigida che, con due ori a Milano-Cortina 2026 in tasca, e suo figlio in braccio durante la vittoria, ha raccontato il sostegno ricevuto dalla FISG durante la maternità, auspicando che tutte le Federazioni facciano lo stesso. Per questo, con Regione e CONI Lombardia stiamo creando un fondo per favorire la conciliazione tra carriera sportiva e maternità, lo stesso impegno che stiamo mettendo nella realizzazione di percorsi dual career con tutti i CUS Lombardi”. 

“Grazie all'insieme del movimento Olimpico, abbiamo raggiunto i Giochi Olimpici Invernali più equilibrati dal punto di vista di genere nella storia con oltre il 47% di atlete”, ha sottolineato Charlotte Groppo, Responsabile per l’uguaglianza di genere, la diversità e l’inclusione del Comitato Olimpico Internazionale. “Questo progresso è più di un semplice dato statistico: è il riflesso di opportunità che si ampliano, di barriere che continuano a cadere e di un futuro in cui ogni ragazza può vedersi sul campo di gioco.” 

“Abbiamo appena vissuto la straordinaria esperienza di Olimpiadi e Paralimpiadi, che Milano ha accolto con grande capacità di risposta, e portiamo negli occhi e nel cuore le immagini delle grandi atlete protagoniste di prove di talento”, ha dichiarato la delegata del Sindaco alle Pari opportunità di genere, Elena Lattuada. “Ci auguriamo che questa presenza venga mantenuta nel tempo, perché, come evidenziato dall’Osservatorio di Pavia, alla grande copertura mediatica durante le competizioni segue spesso il silenzio. Proprio per la capacità e il coraggio dimostrati, questo silenzio non deve più esserci”, sottolinea Lattuada. “Se le Olimpiadi hanno avuto ampio risalto, le Paralimpiadi hanno ricevuto minore attenzione, nonostante le storie di grande coraggio e determinazione. L’invito è a non dimenticare questo evento e a valorizzare chi fa dello sport espressione di talento, resilienza e forza, soprattutto tra atleti e atlete con disabilità.” 

 

“La Fondazione Milano Cortina 2026 fin dalla fase di candidatura ha deciso di profondere un forte impegno nella promozione della parità di genere all’interno dell’organizzazione e verso tutti gli stakeholder esterni, riconoscendola come una componente fondamentale di un cambiamento duraturo e significativo.”, ha affermato Diana Bianchedi, Chief Strategy Planning & Legacy Officer, Fondazione Milano Cortina 2026. “Sono stati sviluppati dei progetti lungo tutto il percorso di avvicinamento ai Giochi. Grazie anche al supporto del CIO, i Giochi Olimpici Invernali 2026 hanno segnato un record storico, con una partecipazione delle atlete più alta di sempre e il numero più alto di ufficiali e capi missione donne. Ci auguriamo che questi risultati possano fungere da ispirazione per le future generazioni. Solo lavorando tutti insieme potremo raggiungere obiettivi ancora più grandi e significativi.” 

I risultati dello studio sono stati presentati in anteprima presso la Sala Stampa di Palazzo Regione Lombardia alla presenza di Diana Bracco, Presidente di Fondazione Bracco, Charlotte Groppo, Responsabile per l’uguaglianza di genere, la diversità e l’inclusione del Comitato Olimpico Internazionale, Attilio Fontana, Presidente di Regione Lombardia, Federica Picchi, Sottosegretario con delega Sport e Giovani di Regione Lombardia, Elena Lattuada, Delegata del Sindaco del Comune di Milano alle Pari opportunità di genere, Andrea Monti, Chief Communications Officer, Fondazione Milano Cortina 2026, Greta Barbone, Human Rights Manager, Fondazione Milano Cortina 2026, Valentina Marchei, atleta olimpica, Head of Ambassador Programme di Fondazione Milano Cortina 2026, Presidente della Commissione Atleti del Coni, e Monia Azzalini, Responsabile settore Diversità, Equità e Inclusione dell’Osservatorio di Pavia. 

Realizzata dall’Osservatorio di Pavia, la ricerca analizza il racconto delle Olimpiadi e Paralimpiadi nelle principali testate televisive, esaminando immagini, linguaggi e voci coinvolte nelle notizie dedicate allo sport, da un punto di vista quantitativo e qualitativo. La ricerca indaga come il sistema mediatico contribuisca a modellare il racconto dello sport, valutando se e quanto le narrazioni televisive riescano a essere inclusive e sensibili al tema della parità di genere. Avviato in occasione dei Giochi di Parigi 2024 e sviluppato fino alle Olimpiadi e Paralimpiadi di Milano Cortina 2026, il monitoraggio traccia le principali tendenze nella copertura mediatica dello sport, evidenziando progressi, criticità e nuove prospettive. 

 

Durante i Giochi di Parigi 2024 la copertura dei telegiornali italiani (a cui sono dedicate il 75% delle notizie) ha mostrato un’attenzione relativamente equilibrata tra sport femminili e maschili e una presenza significativa delle atlete nella narrazione dell’evento. In quei giorni, discipline, storie e protagonisti che raramente trovano spazio nell’informazione sportiva quotidiana sono entrati nel racconto mediatico, contribuendo ad ampliare lo sguardo del pubblico sullo sport. Anche l’analisi dei Giochi Paralimpici di Parigi 2024 ha restituito indicazioni preziose su come lo sport venga rappresentato nei media. Pur in presenza di una copertura più limitata, l’attenzione dedicata alle Paralimpiadi 2024 ha permesso di osservare dinamiche narrative specifiche, tra cui la persistenza di stereotipi legati alla disabilità o al genere, che pongono con forza il tema della qualità del racconto mediatico. 

Nel cosiddetto tempo ordinario, cioè quando l’attenzione si sposta dai grandi eventi allo sport “ordinario”, il quadro cambia. L’analisi dell’anno successivo ai Giochi di Parigi ha mostrato come la copertura televisiva torni a concentrarsi su poche discipline dominanti e su protagonisti già consolidati nel sistema mediatico. In questo contesto specifico, la presenza dello sport femminile e delle sue protagoniste tende nuovamente a ridursi, segnalando come l’effetto di apertura e di maggiore visibilità generato dai Giochi non sempre riesca a tradursi in un cambiamento realmente strutturale nel modo in cui lo sport viene raccontato 

I Giochi Invernali Milano Cortina 2026 riportano al centro dell’attenzione lo sport femminile con un incremento della visibilità delle atlete (58% vs. il 42% degli atleti) e delle discipline sportive femminili all’interno dei telegiornali italiani. Inoltre Milano Cortina 2026 è stata l’edizione dei Giochi olimpici invernali più bilanciata di sempre, con il 47% di donne e il 53% di uomini e la rappresentanza femminile italiana è stata del 47%, perfettamente in linea con la quota internazionale. La copertura tra competizioni femminili e maschili è stata equilibrata. La maggior parte dei servizi analizzati ha raccontato le competizioni senza una netta prevalenza di genere: il 53% delle notizie ha coperto discipline sia maschili sia femminili, mentre il 24% ha riguardato competizioni femminili e il 23% competizioni maschili. Anche le voci femminili e maschili sono state bilanciate: 49% le donne intervistate vs. 51% degli uomini. 

 

Il linguaggio è stato correttamente declinato (84% delle notizie utilizza un linguaggio correttamente declinato secondo il genere) sebbene in alcuni casi la narrazione abbia insistito su elementi biografici o familiari (la maternità come chiave ricorrente). Si evidenziano metafore estranee al campo sportivo che finiscono per attribuire il successo a una dimensione simbolica piuttosto che alla competenza tecnica. Accanto a queste rappresentazioni, alcuni servizi televisivi hanno proposto anche narrazioni che mettono in discussione stereotipi tradizionali legati al genere. In particolare, alcune cronache hanno dato spazio alle emozioni degli atleti, mostrando momenti di commozione o di forte coinvolgimento personale dopo le gare. 

Diversamente il racconto dei Giochi Paralimpici di Milano Cortina 2026 si sviluppa all’interno di uno spazio informativo limitato e si caratterizza per una forte selettività nella costruzione dei contenuti. All’interno di questo quadro, la distribuzione della visibilità evidenzia la presenza di gerarchie marcate. Le atlete, che rappresentano solo il 26% dei partecipanti, vedono ulteriormente ridotta la loro presenza nel racconto mediatico, dove si fermano al 14% delle notizie. In questo contesto, la copertura delle competizioni si concentra in particolare su tre discipline - lo sci alpino, lo sci di fondo e lo snowboard - all’interno delle quali solo le prime due offrono spazio alle gare femminili. Ne deriva una rappresentazione in cui la presenza delle atlete risulta non solo limitata, ma anche fortemente dipendente dalla struttura stessa delle discipline più raccontate e dai risultati conseguiti. 

In sintesi, il percorso di osservazione ha messo in evidenza una dinamica ricorrente: la visibilità delle donne nello sport tende ad ampliarsi in coincidenza con i momenti di maggiore attenzione mediatica. In queste occasioni il racconto si apre a una maggiore pluralità di discipline, storie e protagoniste, contribuendo ad arricchire lo sguardo del pubblico sul mondo delle competizioni femminili. Una ultima nota di attenzione riguarda l’impostazione del racconto sportivo. In diversi casi l’attenzione si sposta infatti verso dimensioni collaterali alla prestazione agonistica, soffermandosi su elementi personali, estetici o simbolici che ridimensionano la centralità delle competenze e dei risultati sportivi. Le Olimpiadi hanno dimostrato che lo sport italiano, femminile e maschile, ha fatto importanti passi avanti. Ora la sfida è costruire una narrazione ancora più equa per chi racconta il mondo dello sport. 

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Categoria: sport

19:34

Milano-Cortina, Picchi (Regione Lombardia): "Olimpiadi virtuose, emersa forte parità di genere"

(Adnkronos) - “Da questo report emerge il particolare virtuosismo di queste Olimpiadi, con delle percentuali mai osservate prima. Nel dettaglio, si è osservata una particolare parità di genere, sia per la presenza delle atlete sia per un numero di eventi con protagoniste atlete, che equipara quelli maschili. In queste Olimpiadi, inoltre, abbiamo avuto modo di vedere anche l'eccellenza delle nostre atlete e valorizzarle dal punto di vista tecnico, oltre che da quello emotivo, osservando anche una parte atletica completa”. Lo ha detto Federica Picchi, Sottosegretario Sport e Giovani di Regione Lombardia alla presentazione da parte di Fondazione Bracco e Comitato Olimpico Internazionale, in collaborazione con Fondazione Milano Cortina 2026, dei risultati della ricerca “Parità di genere e rappresentazione nei media: da Parigi 2024 a Milano Cortina 2026” realizzata dall’Osservatorio di Pavia. “Abbiamo visto una Francesca Lollobrigida che, con la sua ricchezza e il messaggio di bellezza della maternità, ha arricchito il valore sportivo che già portava con sé. Abbiamo visto anche Arianna Fontana, la prima atleta più medagliata d'Italia nella storia. E’ stata, quindi, un'Olimpiade con una forte parità di genere e ricca di messaggi e argomenti, che hanno visto le donne al centro”, conclude. 

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Categoria: sport

19:32

Milano-Cortina, Fontana: "Ai Giochi presenza femminile pari se non superiore a quella maschile"

(Adnkronos) - “Dall’indagine presentata oggi abbiamo visto che la presenza femminile, anche nella comunicazione, è stata molto importante e pari, se non in alcuni casi anche superiore, alla presenza maschile”. E’ quanto affermato da Attilio Fontana, presidente di Regione Lombardia, intervenendo alla presentazione da parte di Fondazione Bracco e Comitato Olimpico Internazionale, in collaborazione con Fondazione Milano Cortina 2026, dei risultati della ricerca “Parità di genere e rappresentazione nei media: da Parigi 2024 a Milano Cortina 2026” realizzata dall’Osservatorio di Pavia. 

  

“Questa è un'ottima notizia anche perché le donne in queste Olimpiadi si sono distinte sia per i risultati sia per le storie che hanno saputo raccontare: Francesca Lollobrigida, ad esempio, che fra una medaglia d'oro e l'altra ha avuto un bambino - spiega Fontana - o la storia di Federica Brignone, che fino a sei mesi fa aveva le stampelle e che con un grande sacrificio è riuscita a vincere addirittura due medaglie d'oro. Pertanto, penso che la presenza femminile nello sport sia sempre più importante, presente e più riconosciuta dai nostri cittadini”. 

  

Il presidente Fontana, poi, racconta che avrebbe voluto vedere una maggior copertura mediatica per le Paralimpiadi: “Speravo ci fosse una maggior copertura, anche perché oggettivamente le Paralimpiadi sono importanti come le Olimpiadi o forse anche di più. Pertanto, è necessario lavorare in futuro, come si è lavorato per raggiungere la parità tra presenza femminile e maschile, per fare in modo che anche le Paralimpiadi possano avere la stessa presenza delle Olimpiadi”, conclude. 

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Categoria: sport

19:31

"Servo", "pavido", "gay fascista": insulti e minacce social a Diaco dopo l'endorsement per il 'Sì' al referendum

(Adnkronos) - “Servo”, “coglione”, "leccaculo”, “sempre stato una merda”, “ridicolo”, “imbarazzante”, “pavido”, “sei solo un aiutante dei corrotti, corruttori e malavitosi”, “prendilo nel c..”, “I gay fascisti come lui andrebbero…”. Il conduttore Rai Pierluigi Diaco è da ieri destinatario di una campagna di odio verbale, condito da velate minacce, dopo la dichiarazione che ha rilasciato in esclusiva all’Adnkronos.  

L’odio social è testimoniato anche dalla centinaia di messaggi violenti comparsi a commento della sua dichiarazione nei post pubblicati sui canali dell’agenzia. Contattato dall’Adnkronos, Diaco sottolinea: “Non commento i social. Che dicano quello che vogliono. Io ho detto pubblicamente la mia con educazione”. 

 

"Sono solidale con Pierluigi Diaco per le minacce e i gravi insulti, anche omofobi, che sta subendo soltanto per aver detto che voterà SÌ al referendum sulla giustizia. La libertà di espressione è l’essenza della democrazia, così come rispettare le opinioni altrui. Chi vota SÌ non deve aver paura di dirlo, anche questa è una forma di giustizia", commenta su X Antonio Tajani, vicepremier e leader di Forza Italia. 

"I soliti denigratori della sinistra ricoprono di insulti Diaco, con toni omofobi che la sinistra può permettersi perché sono cialtroni ipocriti, solo perché Diaco si è espresso per il SÌ al referendum. La sinistra è fatta di antidemocratici, di stalinisti, di odiatori. Sono dei nemici della democrazia, dei bugiardi. A cominciare da quelli dell'Anm per finire a tutti i vari Comitati. L'intolleranza che si scaglia contro Diaco è quella che noi sperimentiamo ogni giorno. La sinistra italiana educa all'odio, all'intolleranza, alla lotta contro la democrazia. Anche per questo devono vincere le idee liberali e democratiche, che soltanto il SÌ rappresenta. Solidarietà a Diaco. Disprezzo per gli odiatori della sinistra, guidata dai loro leader politici del Parlamento", dichiara il presidente dei senatori di Forza Italia, Maurizio Gasparri, in riferimento agli insulti che il conduttore della Rai ha ricevuto. 

"A Pierluigi Diaco, reo di aver espresso liberamente il suo Sì al referendum, va la nostra solidarietà totale e incondizionata. Gli insulti a lui rivolti fanno ribrezzo ed orrore e riferiscono di un clima che ha travalicato il confine della decenza. Vorremmo sapere che fino hanno fatto i tanti difensori della libertà che evidentemente lo sono soltanto a corrente alternata". Così in una nota Raffaele Nevi, portavoce nazionale di Forza Italia. 

"Piena solidarietà a Pierluigi Diaco, bersaglio di una vergognosa campagna di odio sui social da parte della sinistra. È inaccettabile che l’espressione di un’opinione, come il suo sì al referendum sulla giustizia, venga strumentalizzata per scatenare insulti, ancora più gravi quando assumono toni omofobi. Questa è la democrazia nella versione della sinistra! Le idee si discutono, non si attaccano le persone. Ogni forma di odio, discriminazione e violenza verbale impoverisce il dibattito pubblico e ferisce la dignità di tutti", dichiara il senatore e vice capogruppo di Forza Italia a palazzo Madama, Roberto Rosso. 

"La sinistra usa tutto in chiave di violenza politica declinata in mille forme. Può insultare. Può offendere. Può minacciare la gente perché voti no a una riforma di buon senso che offrirebbe ai magistrati strumenti per svolgere al meglio il loro ruolo in libertà e fuori dai giochi politici ai quali li ha 'abituati' il Csm. E gia’ questo somiglia moltissimo a una dittatura. Ma arrivare a colpire l'onore, la libertà di scelta, l’intelligenza, la professionalità di una persona come Pierluigi Diaco e' qualcosa che va oltre la decenza . E’ semplicemente orribile, e qualifica le sinistre per quello che sono. C'è da averne paura. Io comincio ad averne paura". Così in una nota Rita Dalla Chiesa, vicepresidente dei deputati di Forza Italia. 

“Piena solidarietà a Diaco, colpito da attacchi volgari e carichi di pregiudizio per la sola colpa di aver sostenuto il SÌ al referendum. Ancora una volta chi si professa paladino dei diritti mostra il suo vero volto: quello di una sinistra incapace di accettare il confronto democratico, pronta a ricorrere all’insulto e alla delegittimazione pur di zittire chi non si allinea. Non ci faremo intimidire dalle minacce. Andiamo avanti con ancora maggior convinzione nella nostra battaglia per cambiare la giustizia in Italia”. Così il senatore di Forza Italia Pierantonio Zanettin. 

“Desideriamo esprimere la nostra piena e convinta solidarietà a Pierluigi Diaco, fatto oggetto di una inaccettabile e volgare campagna di aggressione verbale. La libertà di pensiero e espressione, pilastro imprescindibile della vita democratica, non può e non deve degenerare in forme di violenza linguistica, condite tra l'altro da becera omofobia”. Così il Cda della Rai in una nota. “Pierluigi Diaco ha manifestato come sempre il proprio pensiero con misura e correttezza - prosegue il Cda- A lui l’auspicio di poter continuare a lavorare con la dovuta serenità al suo programma in Rai, con la professionalità che da sempre lo contraddistingue”. 

 

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Categoria: politica

19:26

Formazione, Silvestri (Fond. Consulenti per lavoro): "Bilancio non può che essere positivo"

(Adnkronos) - "Il bilancio dal punto di vista della formazione non può che essere positivo. E' un bilancio collegato anche al cosiddetto Programma Gol, attraverso il quale il Pnrr ha investito ben 5 miliardi di euro proprio sulle politiche attive e sulla formazione. Un programma molto complesso, con alti e bassi, elementi molto positivi e qualche chiaroscuro, ma complessivamente molto importante e anche esaltante, perché ha portato diverse innovazioni nel mercato del lavoro, nel modo di realizzare le politiche del lavoro nel nostro ordinamento; e soprattutto ha rotto il diaframma importantissimo che separava le attività di politiche attive vere e proprie dalla formazione. Ora non si può più prescindere da una sinergia tra queste due politiche perché oggi si è compreso che la formazione deve andare di pari passo con quello che è il cosiddetto assessment, cioè l'affiancamento dei disoccupati nel tentativo di trovare una migliore occupazione o un'occupazione a tutti gli effetti. Questo diaframma è stato appunto abbattuto, dunque il futuro non può che andare verso la direzione di rafforzare questo obiettivo. Tant'è vero che quei primi bandi che cominciamo a studiare sul cosiddetto 'dopo Gol', si veda ad esempio la Regione Veneto che continua a rappresentare un punto di riferimento da questo punto di vista, già si prevede una serie di iniziative che hanno sicuramente attinto da questa fondamentale innovazione apportata dal programma Gol". Lo ha detto Vincenzo Silvestri, Presidente della Fondazione Consulenti per il Lavoro, intervenuto in apertura dei lavori dell'assemblea dei consigli provinciali dei Consulenti del lavoro a Torino. 

 

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Categoria: economia

19:20

Referendum, Parodi: "Credo possa vincere il No, con riforma più difficile legge uguale per tutti"

(Adnkronos) - "Alla fine del 1700 il re Federico di Prussia il Grande si è costruito un palazzo molto bello per le vacanze, Palazzo Sanssouci, vicino al quale c'era un mulino di un mugnaio. Al re il mulino dava fastidio a causa del rumore e voleva assolutamente farlo abbattere prima con le buone poi con le cattive. Il mugnaio gli ha risposto: 'Guarda caro re, che c'è un giudice a Berlino' e il re non lo ha abbattuto. Ecco, io credo che se passerà la riforma sarà più difficile per il mugnaio e per tutte le persone semplici, per le persone vulnerabili, per i più deboli, avere la possibilità di dire al re che c'è un giudice a Berlino, che non ha il diritto di abbattere il mulino" e "che la legge è uguale per tutti". Lo afferma, in un'intervista all'Adnkronos, il presidente dell'Associazione nazionale magistrati (Anm) Cesare Parodi in vista del referendum sulla giustizia che si terrà domenica e lunedì prossimi.  

"È molto semplice la questione: chi è potente a livello politico, economico, sociale ha meno bisogno dell'indipendenza della magistratura - continua -. Sono i deboli economicamente e socialmente che hanno bisogno di poter contare su una magistratura in grado di dire, davanti e chiunque, che la legge viene applicata nello stesso modo per tutti".  

Secondo Parodi non basta che nella Costituzione ci sia scritto il principio di uguaglianza davanti alla legge perché esso va anche "garantito". "C'è scritto nella Costituzione anche il diritto alla salute ma se poi non vengono costruiti gli ospedali non conta niente", continua spiegando che i principi non devono restare astratti.  

 

"Io non faccio politica, non sono un oppositore del governo, mi occupo dell'Anm e quindi non mi piace l'idea che i cittadini pensino che i magistrati siano nemici del governo perché non lo siamo", continua Parodi. 

"Mi avvilisce che sono stati usati dei toni tipo 'con la riforma non ci saranno più errori e ingiuste detenzioni' o casi Garlasco - continua -. Le ingiuste detenzioni in Italia sono circa l'1% delle misure cautelari, in Francia sono il 4%. Ma in Francia nessuno pensa di denigrare la magistratura".  

"Io continuo a credere che potrà vincere il No, ma se non dovesse vincere il No mi spiacerebbe per l'immagine che è stata data della magistratura - sottolinea -. E questo secondo me ha condizionato molto l'opinione pubblica". 

Nessun "boicottaggio politico", i giudici applicano le leggi "nel loro contesto globale e alle volte i risultati sono diversi da quelli sperati, ma non per scelta dei magistrati", afferma Parodi. "L'altra sera ero a un convegno e c'era il professor Zagrebelsky che ha detto una cosa bellissima: la politica è il fiume che va avanti con le grandi scelte e che non deve essere in nessun modo fermato o deviato e la magistratura sono gli argini. E gli argini non deviano il fiume ma fanno in modo che questo fiume non possa, ogni tanto, debordare dal suo corso e travolgere i diritti dei cittadini da una parte e dall'altra - continua - Io non vorrei mai vivere in un Paese dove i giudici governano, voglio vivere in un Paese dove la politica governa, ma i giudici sono liberi di applicare la legge. Le sentenze si possono criticare, ma un conto è criticare una sentenza, un altro è dire, come è successo, che d'ora in poi la magistratura dovrà assecondare le linee del governo. Questo non vuol dire criticare, vuole dire condizionare". 

"Lasciamo perdere le frasi estreme, come bisogna togliere di mezzo la magistratura, che può anche essere una forzatura - prosegue Parodi - Io mi limito alle frasi che sono state dette invece con la massima tranquillità e ce ne è una impressionante scritta dal ministro Nordio nel suo libro: 'con la riforma la politica recupera la sua libertà di azione'. Cosa vuol dire questo? Chi ha mai impedito alla politica di fare le leggi?". 

"Una legge si inserisce in un contesto più ampio e deve essere coordinata con altre leggi dello Stato o, come spesso accade, con altre leggi europee. Un governo fa una legge e ha un obiettivo, poi quando i giudici la ricevono devono verificare se ci sono altre leggi o altre normative europee e internazionali che incidono su quella situazione e magari a quel punto il risultato finale è diverso da quello atteso ma non perché il magistrato ha disatteso la legge - conclude - Non è una questione di fare del boicottaggio politico, ma di applicare le leggi nel loro contesto globale e alle volte i risultati sono diversi da quelli sperati, ma non per scelta dei magistrati". 

 

"Io faccio il pubblico ministero da 36 anni e sentirmi dire che sono qua per liberare i pedofili, gli stupratori o per portare via i bambini dalle famiglie è qualcosa che mi umilia profondamente. Ci sono tantissimi magistrati, come me, che sono profondamente umiliati dall'essere indicati ai cittadini italiani, da una fonte così autorevole, come persone che sono qui per difendere i criminali. Ciò non corrisponde alla realtà che conosco, tanti magistrati sono avviliti da questa immagine che viene data", continua Parodi riferendosi alle parole della premier Giorgia Meloni sui rischi se al referendum non passasse il Sì. 

"Sia ben chiaro, i magistrati sbagliano e gli sbagli sono gravi per chi li subisce, ma qui si dimentica di dire una cosa di una banalità estrema: in tutti i sistemi giudiziari ci sono moltissimi sbagli e, numeri alla mano, in altri Paesi europei, anche solo in America o in Gran Bretagna, gli errori giudiziari sono più numerosi che in Italia. Ma nessuno in quei Paesi viene a pensare di limitare la libertà della magistratura perché ci sono degli sbagli", osserva. 

 

E ancora: "Sull'Anm assolutamente non avrà nessuna conseguenza, anche se qualcuno lo vorrebbe; l'associazione si chiama Associazione magistrati e siccome rimarremo magistrati con due carriere diverse non c'è nessuna ragione per cui l'associazione modifichi i suoi atteggiamenti e rimarrà sicuramente un momento importante della vita della giustizia".  

"Avrà un ruolo per certi aspetti ancora più rilevante - sottolinea - perché sarà l'unico luogo in cui i magistrati saranno rappresentati in base alle loro concrete sensibilità e non in base al caso", continua. 

Parodi infatti ritorna sul meccanismo del sorteggio previsto dalla riforma per Csm e Alta Corte ricordando che "in nessun Paese al mondo in un ruolo di responsabilità come può essere il Consiglio superiore della magistratura si viene scelti a caso". Secondo Parodi "il problema del correntismo non c'è stato solo nella magistratura italiana, si presenta in tutti i contesti umani organizzati dove a un certo punto qualcuno approfitta del ruolo che ha avuto per fini personali e non per l'interesse collettivo", sottolinea aggiungendo però che in nessun caso del genere si ricorre al sorteggio. 

"Nessuno ha mai pensato di utilizzare il sorteggio a fronte di criticità: si cercano uomini e donne migliori, si cercano metodi di individuazione migliori, ma sicuramente non ci si affida al caso che è il contrario della ricerca del merito", spiega. 

 

"La giustizia - continua il presidente dell'Anm - va avanti, non si è mai fermata. Io in questo periodo ho fatto campagna elettorale, ma ho lavorato comunque tutti i giorni. Quindi la giustizia non si è fermata oggi, non si fermerà domani. Vediamo che cosa accadrà, io credo che sia indispensabile un dialogo fra tutte le parti".  

"La giustizia che funziona non c'entra con questa riforma, io ho un ufficio dove ho il 50% del personale amministrativo; per me la giustizia che funziona è avere, non dico il 100%, ma il 70% del personale e poter quindi gestire in maniera più serena un ufficio importante come una procura della Repubblica - sottolinea -. L'informatica, la questione delle carceri, la geografia giudiziaria, il numero dei magistrati: questi sono i problemi che dovrebbero essere risolti per poter dire che abbiamo una giustizia efficiente. Invece purtroppo questi problemi sono spesso rimandati". 

 

"L'affluenza sarà un dato molto importante. Io credo che ci sarà un'affluenza consistente per quella che è la situazione italiana, sicuramente superiore al 50%", dice quindi Parodi sulla partecipazione attesa alle urne. 

 

"Auspico la vittoria del No, ma al di là degli esiti auspico che tutti quanti sappiano fare un passo indietro. Io mi sono sempre battuto in questo senso e seguo il presidente Mattarella che dice da mesi di stare tranquilli, civili, avere dei rapporti di dialogo, delle interlocuzioni assolutamente lineari e non espressivi di aggressività. Io sono contento di una cosa: sono riuscito a finire questa campagna senza aver mai avuto atteggiamenti aggressivi, senza mai insultare nessuno. E mi creda mi sono preso tanti di quegli insulti sui social...", continua sulla campagna referendaria. 

 

"I rapporti fra Anm e Csm sono minimali. Io mi prendo questa responsabilità: l'unico momento in cui ci può essere in qualche misura, per forza di cose, un rapporto è quando il Csm deve essere rinnovato e allora i meccanismi elettorali fanno sì che per forza di cose ci si aggreghi attorno a sensibilità comuni", spiega quindi Parodi, replicando alle parole del ministro della Giustizia Carlo Nordio secondo il quale con la vittoria del Sì l'associazione smetterebbe di essere "un centro di potere". 

"Ma è rarissimo il caso in cui c'è qualche contatto, qualche scambio di informazioni legato soprattutto a specifiche leggi", spiega facendo l'esempio del raggiungimento degli obiettivi del Pnrr. 

 

"La vicenda Palamara c'è stata e lo sappiamo tutti; la cosa che io trovo veramente fastidiosa e incredibile è che attraverso queste vicende, Palamara o simili, si faccia l'equazione che tutti i magistrati sono così", continua il presidente dell'Anm, ricordando che "in Italia ci sono 9.200 magistrati iscritti all'Anm su 9.500 e gli iscritti alle correnti sono 2000". 

"In Italia abbiamo un caso clamoroso: Nicola Gratteri, che pure è iscritto all'Anm anche se non è in straordinari rapporti con l'Associazione, ed è diventato procuratore di Catanzaro e di Napoli, ma non è iscritto a una corrente", conclude. 

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Categoria: politica

19:06

Welfare Day 2026, oltre 150 ospiti, tra professionisti del settore, hr director e manager

(Adnkronos) - Si è svolto oggi il Welfare Day 2026, l’appuntamento di Comunicazione Italiana dedicato al welfare development, realizzato in collaborazione con Pluxee Italia, azienda leader a livello globale nel settore dei benefit aziendali e dell’engagement dei dipendenti. Giunto alla sua quarta edizione, l’evento ha visto la partecipazione di oltre 150 ospiti, tra hr director, hr manager e professionisti del settore, in aggiunta a 100 collegati in streaming, con l’obiettivo di approfondire modelli, strumenti e prospettive per lo sviluppo di politiche di welfare sempre più efficaci e orientate al benessere delle persone. 

La giornata si è aperta con il talk show “Il benessere come leva strategica: dalla teoria alla pratica aziendale”. Con la partecipazione di realtà quali Asm Terni, Avio, Capgemini, Conserve Italia, Gruppo Bcc Iccrea, Inps e Nokia, il panel ha affrontato il passaggio da un approccio dichiarativo al benessere a un sistema strutturato di politiche e iniziative in grado di generare impatto concreto sulle persone e sulle organizzazioni, affrontando nodi cruciali come la misurazione dei risultati, il coordinamento interno e il rischio di interventi frammentati. A seguire, il Main Keynote della giornata, tenuto da Tommaso Palermo e Giuseppina Ardagna – rispettivamente Managing Director e Communication & PR Manager di Pluxee Italia – ha offerto una lettura data-driven del welfare aziendale, mettendo in relazione le scelte delle imprese, i comportamenti delle persone e gli impatti su attrattività, retention e benessere organizzativo. 

“Il Welfare Day si conferma come uno dei principali momenti di confronto sulle tematiche del benessere in azienda, dei benefit e dell’engagement delle persone. Siamo particolarmente orgogliosi di aver presentato nuovi dati e insight a sostegno di una visione del welfare come elemento strategico per le organizzazioni, e non più accessorio. Incrociando in modo sistematico il punto di vista dei lavoratori e quello delle imprese, emerge un welfare motore di crescita, interno ed esterno, che tocca attrazione, retention e produttività. Un welfare che crescerà ulteriormente dimostrando valore HR misurabile, concretezza e supporto alle esigenze quotidiane per i dipendenti, superando i gap di comunicazione che ancora oggi permangono tra aziende e dipendenti” ha dichiarato Anna Maria Mazzini, Marketing & Product Director Italy di Pluxee, a margine dell’evento. 

Altro momento di grande interesse è stata l’intervista a Carine Vitu, Hr Vice President Emeaa di Pluxee Group, che ha offerto una prospettiva internazionale sui trend emergenti in materia di benefit e welfare, evidenziando le differenze di interpretazione e le principali sfide e opportunità per le organizzazioni in un contesto globale. 

Nel corso della mattinata, i talk show hanno approfondito due direttrici centrali, con la partecipazione di speaker di primarie aziende italiane e internazionali: da un lato il tema del welfare inclusivo, inteso come capacità di rispondere a bisogni differenziati lungo le diverse fasi della vita e del lavoro; dall’altro il ruolo del welfare come leva di engagement, in un contesto in cui il lavoro è sempre più parte di un equilibrio più ampio tra tempo, relazioni e realizzazione personale. 

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Categoria: lavoro