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19:22
Futuro Nazionale, Vannacci registra il partito dal notaio: "Sarà lui il presidente"
(Adnkronos) - 'Futuro nazionale', la nuova creatura politica di Roberto Vannacci, non è più un'indiscrezione. L'associazione che fa capo dell'ex generale della Folgore, raccontano, sarebbe nata formalmente ieri sera, in Toscana, davanti a un notaio. Si sarebbero presentati in cinque a firmare l'atto costitutivo: oltre allo stesso Vannacci, il suo 'luogotenente' e fedelissimo della prima ora, Massimiliano Simoni (unico eletto in Consiglio regionale in Toscana), i due deputati Rossano Sasso ed Edoardo Ziello, che questa settimana hanno lasciato il Carroccio per passare al Misto, e Cristiano Romani, uno dei fondatori del 'Mondo Contrario'.
A quanto si apprende da ambienti vicini a Futuro nazionale, Vannacci sarà il presidente della neonata associazione e Simoni dovrebbe essere il coordinatore del movimento (non sarebbe prevista la figura del segretario). Vannacci continuerà, dunque, a usare il simbolo con la dicitura 'Futuro nazionale' in campo blu e caratterizzato da una fiamma tricolore stilizzata (depositato presso l’Ufficio brevetti dell'Unione europea il 24 gennaio scorso) nonostante le polemiche di questi giorni sulla titolarità del nome visto che lo stesso logo era stato registrato dieci anni fa dall'ex consigliere regionale M5S, Riccardo Mercante poi scomparso.
Oggi Vannacci ha ribadito che il suo partito orbiterà nel centrodestra e che l'obiettivo politico sono le prossime politiche: ''Sicuramente il primo step saranno le politiche del '27''.

Categoria: politica
18:40
Milano Cortina 2026, J.D. Vance portafortuna: arriva e il team Usa segna due punti
(Adnkronos) - Omrai è l'amuleto ufficiale. J.D. Vance, vicepresidente Usa, si conferma il portafortuna delle atlete americane. Da quando si è seduto in tribuna vip, felpa blu con scritto Usa, le giocatrici di hockey made in Usa hanno segnato due reti e sono in vantaggio 3 a 0 sulla Finlandia.
Nella partita, sempre di hockey femminile contro la Repubblica Ceca del 5 febbraio scorso, si era seduto in tribuna e le statunitensi erano andate in vantaggio, andando poi a valanga.

Categoria: sport
18:32
Potenza, 36enne partorisce all'ospedale di Lagonegro e poi muore: aperta un'inchiesta
(Adnkronos) - Una donna di 36 anni, della provincia di Cosenza, è morta nell'ospedale di Lagonegro (Potenza) dopo aver partorito. La neonata sta bene, secondo le prime informazioni. Da accertare le cause della tragedia avvenuta nella mattina di oggi, sabato 7 febbraio, si ipotizza un'emorragia.
Con il coordinamento della Procura di Lagonegro, sono in corso accertamenti da parte dei carabinieri che acquisiranno la cartella clinica nel punto nascita. L'ospedale di Lagonegro fa capo all'azienda ospedaliera San Carlo di Potenza che ha espresso "profondo cordoglio e la più sentita vicinanza ai familiari della donna deceduta durante il parto".
L'azienda "consapevole della gravità dell'evento" ha istituito un gruppo tecnico interno con lo scopo di fare chiarezza sull'accaduto, "a tutela di quanti si rivolgono quotidianamente al nosocomio per i propri bisogni di salute, nonché degli operatori, impegnati costantemente nelle attività ospedaliere. Il gruppo - riferisce una nota - potrà, altresì, fornire alle autorità competenti ogni elemento fattuale e documentale ritenuto utile per una trasparente definizione del triste evento occorso".

Categoria: cronaca
17:57
Tinto Brass: "Bloccati a Isola Farnese dalla frana, fate qualcosa sembra un nuovo lockdown"
(Adnkronos) - "Fate qualcosa per Isola Farnese. Siamo isolati, la scala che ci hanno dato non risolve i problemi di chi come me è impossibilitato a percorrere 141 gradini con le sue gambe. Così è difficile, sembra di rivivere un nuovo lockdown". A parlare telefonicamente con l'Adnkronos è il regista Tinto Brass, da 50 anni abitante di Isola Farnese, che lancia un appello alle istituzioni per liberare il borgo, isolato in seguito alle due frane di gennaio e da qualche giorno 'riaperto' attraverso una scala non per tutti così facile da percorrere. "Questa frana ha bloccato l'accesso all'isola - racconta il celebre regista - Ora stanno cercando di aprire un'altra strada che passa attraverso il parco di Veio ma sarà accessibile solo in casi di emergenza perché prima devono mettere in sicurezza un ponte. In alternativa, ci hanno messo a disposizione una scala che però conta 141 scalini".
La situazione del regista, celebre autore di capolavori del cinema erotico come 'La Chiave', 'Capriccio', 'Paprika' e tanti altri, è molto difficoltosa, dato che, spiega, "ormai da tempo ho dei problemi di deambulazione che mi rendono molto difficile camminare. Ora abbiamo saputo che vorrebbero fare un tunnel ma le notizie sono vaghe, e non si capisce quali siano i tempi. Attualmente non c'è un accesso al borgo e la fatica è immensa, come si può immaginare". La popolazione "non è abbandonata -sottolinea la moglie di Tinto Brass Caterina Varzi, che tiene strettamente al corrente il regista della situazione- La protezione civile e la Croce Rossa sono molto gentili e disponibili, ma questo non risolve i problemi di una quotidianità che non è una quotidianità normale. In caso di emergenza è previsto l'elisoccorso, ma non si può certo stare così".
Tinto Brass abita in questo borgo ormai da mezzo secolo, ultimo 'baluardo' cinematografico di un luogo poetico e storico che ha attraversato epoche ricche di aneddoti e ricordi: "Me lo ricordo quando ci vivevano tanti artisti, tra cui Philippe Leroy, poi mano mano si è spento -ricorda il regista- Quando ho fatto 'Salon Kitty' (pellicola del 1976, ndr) mi chiamavano dal bar, non avevo nemmeno il telefono in casa", sorride. Ora la sua Isola Farnese è in difficoltà insieme ai suoi abitanti: "Al momento siamo ancora bloccati, spero davvero facciano presto qualcosa", chiosa il regista.
"Domani sarò sul posto per l'ennesimo incontro con i cittadini, così da aggiornarli", dice all'Adnkronos Daniele Torquati, presidente del XV municipio.
"Noi non possiamo mettere a posto il costone - spiega - possiamo semplicemente cercare di fare in modo che ci sia un'opera di fotografia di quello che c'è, con reti e paramassi, e in questo caso, visto anche la fragilità e il crollo di due settimane fa, con molta probabilità faremo una sorta di galleria che protegga il percorso. Si parla in teoria di due mesi, perché ci vuole il progetto esecutivo e con molta probabilità lunedì uscirà un'ulteriore ordinanza che chiarisce l'utilizzo della scala, della strada che si apre e di nuovo gli interventi da fare".

Categoria: spettacoli
17:49
Dolci fritti a Carnevale? Il nutrizionista dice sì alle eccezioni: "Ecco il trucco salva-golosi"
(Adnkronos) - A una settimana dall'inizio ufficiale del Carnevale i dolci della tradizione - con nomi diversi lungo la penisola ma prevalentemente fritti - campeggiano in ogni pasticceria, panetteria e supermercato. Una tentazione non troppo salutare secondo i canoni della buona alimentazione. Ma dobbiamo davvero temere frappe, chiacchiere, castagnole e varie? "Il motto degli antichi 'semel in anno licet insanire' (una volta l'anno è lecito fare pazzie) si adatta bene a questa situazione. Il fritto mangiato in modo eccessivo può fare veramente male perché crea steatosi epatica, ma se noi lo mangiamo una volta ogni tanto, usando magari olio d'oliva per friggere, può addirittura essere vantaggioso", rassicura all'Adnkronos Salute il nutrizionista e divulgatore Ciro Vestita che ricorda "il problema non è mai il singolo alimento. Piccole dosi, in una persona sana, anche di prodotti calorici non sono dannose se inserite in una dieta equilibrata. Importante non esagerare con le quantità di cibo in generale".
Ci sono casi in cui "il fritto è persino un 'alleato' - spiega Vestita - perché stimola l'appetito. E questo è importante per gli anziani che faticano a mangiare e rischiano la malnutrizione. Bisogna inventarsi qualcosa per farli alimentare. Una frittura aiuta". E' un falso mito anche la 'pericolosità' dello strutto di maiale spesso presente nelle ricette di dolciumi tradizionali. "Molti credono che il grasso di maiale sia pericoloso. Ma non lo è, ovviamente se parliamo di piccolissime dosi. Perché il lardo è costituito per il 40% dall'acido oleico, che è l'acido presente nell'olio d'oliva. Contrariamente a quello che si crede, quindi, è ricco di grassi insaturi. Dunque ogni tanto una piccola frittura o l'uso in alcuni dolci non è un problema".
Ma come resistere ai dolcetti carnevaleschi senza esagerare? "Il trucco è nelle fibre - suggerisce Vestita - mangiare verdure o un po' di frutta prima di accedere a questi alimenti è una buona soluzione. Nel film 'Via col vento', Rossella O'Hara non vuole apparire troppo affamata alla cena dove l'hanno invitata e la Mami le suggerisce di mangiare due mele prima di andare a questa cena. Ed è un espediente che funziona: se vogliamo un dolcetto a fine pasto, prima una bella mela, magari di quelle verdi meno zuccherine. E poi mangiamo tranquillamente un piccolo dolce. Ci mancherebbe, sennò che vita è?".

Categoria: cronaca
17:35
Francesca Lollobrigida, chi è il primo oro azzurro alle Olimpiadi di Milano Cortina
(Adnkronos) - Francesca Lollobrigida regala all'Italia la prima medaglia d'oro nelle Olimpiadi invernali di Milano Cortina 2026. L'azzurra del pattinaggio velocità trionfa nei 3000 metri con il tempo di 3'54"28, nuovo record olimpico.
Lollobrigida è nata il 7 febbraio 1991 a Frascati, in provincia di Roma. È pronipote dell'attrice Gina Lollobrigida e vive tra Roma e Baselga di Piné per gli allenamenti. Ha un figlio di nome Tommaso, nato nel 2023, ed è tornata alle competizioni dopo la maternità puntando a Milano Cortina 2026. Ex campionessa mondiale di pattinaggio in linea con 16 titoli iridati, si è dedicata al pattinaggio di velocità su ghiaccio. Alle Olimpiadi di Pechino 2022 ha conquistato argento nei 3000 m e bronzo nella mass start; nel 2025 a Hamar è diventata la prima italiana con l'oro mondiale sui 5000 m e bronzo nella mass start. Ha vinto 8 medaglie europee, inclusa l'oro nella mass start nel 2018, e detiene record personali su diverse distanze.

Categoria: milano-cortina-2026
17:30
Milano Cortina, Francesca Lollobrigida oro nel pattinaggio di velocità: primo trionfo per l'Italia
(Adnkronos) - Una straordinaria Francesca Lollobrigida regala all'Italia la prima medaglia d’oro ai Giochi di Milano-Cortina 2026 e la terza complessiva per il nostro Paese. Oggi, 7 febbraio, nel pattinaggio di velocità femminile la campionessa romana, 35 anni appena compiuti, ha dominato i 3.000 metri femminili imponendo un tempo di 3'54"28, nuovo record olimpico. La festa nel giorno del suo compleanno: le lacrime, il figlio in braccio, il Tricolore che l'avvolge.
"Milano Cortina per me era un modo per mostrare alla gente che si può essere mamme e tornare più forti di prima: ho vinto una medaglia d'oro dopo essere diventata mamma quindi qualcosa è possibile", dice la nuova campionessa olimpica. "Volevo ritirarmi, poi mio marito, la mia famiglia e la federazione mi hanno chiesto di non mollare e non smettere, e ci sono riusciti. Quest'anno volevo una stagione perfetta e invece è stata la peggiore della mia vita. Ho pianto e ho pensato davvero di ritirarmi", aggiunge. "Onestamente volevo pattinare per il bronzo, il mio oro sarebbe stato quello: ma io sono una combattente". E rivela: "Prima penso a finire la stagione, ma poi vorrei avere un altro bimbo, non voglio lasciare da solo Tommaso".
È la prima volta nella storia che il pattinaggio di velocità femminile italiano conquista l'oro ai Giochi invernali. La medaglia d'argento è andata alla favorita norvegese Ragne Wiklund, staccata di 2"26, mentre il bronzo è andato alla canadese Valerie Maltais a +2"65. Tutte le olandesi, invece, sono rimaste fuori dal podio.
"È l'Olimpiade delle prime volte, è una grande emozione e mi viene da piangere", ha commentato il presidente del Coni, Luciano Buonfiglio.
Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha telefonato a Buonfiglio, per complimentarsi dopo la medaglia d'oro conquistata da Lollobrigida. "Ho seguito la gara - ha detto Mattarella al presidente del Coni - rallegramenti e felicitazioni. Le avevo parlato giovedì a pranzo al Villaggio Olimpico e l'avevo sentita molto carica. La prego di farle giungere i miei più vivi complimenti, da estendere ai tecnici e alle federazioni e agli altri atleti azzurri che hanno vinto medaglie oggi".
"Complimenti a Francesca Lollobrigida per uno straordinario oro olimpico, il primo per l'Italia, conquistato con un record olimpico nel giorno del suo compleanno. Orgoglio azzurro, talento e determinazione. Bravissima!", ha scritto su X la premier Giorgia Meloni.
"Il primo oro per l'Italia è sempre un'emozione. Ancora di più quando arriva da un'atleta della Difesa. Complimenti a Francesca Lollobrigida, Primo Aviere Scelto dell'Aeronautica Militare, che nel giorno del suo compleanno conquista un fantastico oro e firma il nuovo record olimpico. Orgoglio per la Difesa, orgoglio per l'Italia", il post su X del ministro della Difesa, Guido Crosetto.
E' stato un inizio da sogno per gli azzurri alle Olimpiadi. Per l'Italia Team questa mattina sono subito arrivate due medaglie dalla 'Stelvio' di Bormio, in discesa libera, la gara regina dei Giochi invernali. Giovanni Franzoni ha chiuso al secondo posto a 2 decimi dallo svizzero Franjo Von Allmen (oro in 1'51''61, con una discesa perfetta), festeggiando la sua prima esperienza ai Giochi con un argento scintillante. Dietro di lui l'eterno Dominik Paris, bronzo in 1'52''11, a mezzo secondo dall'oro. Per 'Domme', che al traguardo si è inchinato al pubblico, chiusura di un cerchio con la prima medaglia olimpica (unica mancante nel suo palmares) a 36 anni.

Categoria: sport
17:23
Travolti da valanga durante fuoripista in Valtellina: due morti
(Adnkronos) - Due sciatori hanno perso la vita oggi, sabato 7 febbraio, dopo che sono stati travolti da una valanga in Valtellina. Un'altra si trova in condizioni critiche. Sul luogo dell'incidente sono intervenuti rapidamente i soccorsi con tre elicotteri di Areu, guardia di finanza e vigili del fuoco. Restano in corso gli accertamenti per ricostruire la dinamica dell'accaduto.
Le operazioni di soccorso si sono svolte in condizioni ambientali particolarmente complesse con intervento coordinato via aria.

Categoria: cronaca
17:07
Ian Matteoli, chi è l'azzurro che fa sognare l'Italia dello snowboard a Milano Cortina
(Adnkronos) - Conquistate le prime medaglie a Milano Cortina 2026, l'Italia non ha voglia di fermarsi. In serata, gli atleti azzurri saranno ancora protagonisti a Livigno, con Ian Matteoli in finale nello snowboard big air maschile (qualificato con il secondo miglior punteggio e la miglior run). Ecco chi è lo snowboarder azzurro in finale oggi, sabato 7 febbraio 2026, alle Olimpiadi di Milano Cortina.
Ian Matteoli è un figlio d'arte. Suo padre è Andrea 'Matiu' Matteoli, ex snowboarder alpino con 17 podi in Coppa del Mondo ed ex allenatore (tra gli altri) di Ross Rebagliati (oro in slalom gigante a Nagano 1998). Nato il 30 dicembre 2005, Ian si è innamorato della tavola a due anni ed è cresciuto tra Nuova Zelanda, Francia e Stati Uniti (in base agli spostamenti dei genitori), diventando negli anni anche un forte skateboarder.
Per quanto riguarda i risultati, nel dicembre 2022 è arrivato terzo nel big air di Coppa del Mondo a Copper Mountain ed è diventato il primo azzurro di sempre a salire sul podio in questa specialità. A febbraio 2023, poi, una fase di stop legata alla rottura della milza (con intervento chirurgico d'urgenza) a complicare il suo percorso. Da lì, però, una grande ripartenza lo ha portato a conquistare un doppio secondo posto nella stagione 2024-25. A fine marzo 2025 è stato inoltre in gara ai Mondiali di Engadina, dove ha chiuso con un settimo posto. Una delusione da cancellare a Milano Cortina 2026.

Categoria: milano-cortina-2026/protagonisti
16:54
Africa, Meloni in Etiopia il 13-14 febbraio: 'tagliando' del governo al Piano Mattei
(Adnkronos) - Etiopia crocevia e spartiacque del Piano Mattei. A due anni dal lancio del progetto, il viaggio di Giorgia Meloni ad Addis Abeba del 13 e 14 febbraio si configura come una sorta di 'tagliando' politico e operativo della strategia italiana in Africa: una verifica, condotta insieme ai partner africani, dello stato di avanzamento del Piano, della sua capacità di mobilitare risorse e di tradurre gli impegni in risultati concreti. La missione dell'inquilina di Palazzo Chigi si articola su due appuntamenti. Venerdì 13 febbraio, alle ore 18:00, la presidente del Consiglio parteciperà al secondo vertice Italia-Africa - il primo ospitato nel continente - dedicato proprio al Piano Mattei e al coordinamento delle iniziative avviate dall'Italia. Sabato 14 febbraio Meloni prenderà invece parte, in qualità di ospite d'onore, alla riunione plenaria della 39ª sessione ordinaria dell'Assemblea dei Capi di Stato e di governo dell'Unione Africana, massimo organo politico dell'organizzazione continentale.
Per Roma, Addis Abeba rappresenta anche un punto di continuità politica. Proprio nella capitale etiope, nell'aprile 2023, Meloni aveva avviato un dialogo strutturato su migrazioni e stabilità nel Corno d'Africa. Un percorso che ha avuto un'ulteriore tappa nel luglio 2025 con la co-presidenza del vertice Onu sui Sistemi Alimentari e la visita a Jimma. Il doppio appuntamento di febbraio è quindi chiamato a misurare il passaggio dalla fase di impostazione a quella di consolidamento del Piano ispirato alla figura del fondatore dell'Eni, Enrico Mattei.
Il bilancio che la premier presenterà ai partner africani indica che nel 2025 sono stati mobilitati tra 1,3 e 1,4 miliardi di euro, stando a quanto riferito da fonti diplomatiche. Le risorse provengono dal Fondo Italiano per il Clima, dal Plafond Africa di Cassa Depositi e Prestiti e, in misura determinante, da una linea multi-donor attivata con la Banca Africana di Sviluppo. In questo schema l'Italia punta a svolgere un ruolo di catalizzatore: a ogni euro investito da Roma corrisponde un cofinanziamento dell'istituzione africana, generando un effetto leva che ha già attirato contributi di partner internazionali come Emirati Arabi Uniti e Danimarca.
Secondo le stesse fonti, il rafforzamento finanziario e operativo ha determinato un cambio di scala nella presenza italiana in Africa, "oggi più strutturata e continuativa rispetto al passato", sia per numero di Paesi coinvolti sia per ampiezza dei settori di intervento. L'impostazione perseguita dal governo "non si limita a progetti spot", viene spiegato. In parallelo è cresciuto anche il perimetro geografico del Piano: dai 9 Paesi individuati nel 2024 si è passati agli attuali 14, con la prospettiva di un ulteriore ampliamento nel 2026.
Sul piano operativo, il Piano Mattei si sta traducendo in una serie di cantieri settoriali. Dal confronto con i leader africani è emersa come prioritaria la dimensione idrica, indicata come la principale variabile per la sicurezza alimentare e la stabilità sociale. In Marocco, per esempio, l'Italia è capofila di un ambizioso progetto sull'acqua insieme a Francia, Germania e Commissione europea, segno dell'integrazione del Piano Mattei nel quadro del Global Gateway dell'Unione europea. In Tunisia e Algeria sono già attivi progetti di irrigazione e agricoltura in aree desertiche, mentre in Mozambico e Tanzania proseguono interventi nel settore energetico.
Un esempio emblematico è la partecipazione italiana al Corridoio di Lobito, che collegherà l'Africa occidentale e orientale dall'Angola allo Zambia, passando per la Repubblica Democratica del Congo. Un pilastro centrale resta quello della formazione. Nel 2026 è prevista l'apertura, nel sud dell'Algeria, di un centro di eccellenza per la formazione di tecnici locali, in linea con l'obiettivo dichiarato di trasferire competenze e ridurre la dipendenza da assistenza esterna.
Il Piano Mattei non ha progetti specificamente dedicati all'immigrazione. Tuttavia, osserva chi lavora da vicino al dossier, "se riusciamo a migliorare l'accesso all'energia, creare lavoro, rafforzare la formazione e la qualità dei servizi essenziali, questo consente alle persone di scegliere se restare nel proprio Paese o migrare legalmente. È una conseguenza indiretta, non l'obiettivo principale". Un esempio è la Tunisia: il memorandum siglato col Paese nordafricano "ha prodotto anche una significativa riduzione degli arrivi irregolari", viene sottolineato. Analogamente, progetti in Senegal e Costa d'Avorio, realizzati con l'Ifad in aree particolarmente fragili, contribuiscono a stabilizzare territori esposti a forti pressioni migratorie.
Non mancano tuttavia le 'dolenti note'. Le difficoltà legate ai tempi di attuazione - in particolare per quanto riguarda le procedure amministrative e le ratifiche parlamentari nei Paesi partner - restano un nodo irrisolto. La struttura di missione del Piano è al lavoro su una semplificazione dei passaggi normativi, con l'obiettivo di rendere più rapida l'erogazione delle risorse a partire dal 2026.
La presenza ad Addis Abeba di oltre venti capi di Stato e di governo africani, insieme al segretario generale dell'Onu António Guterres, viene letta dalle fonti italiane come un indicatore della credibilità politica del Piano Mattei, che il governo punta a consolidare come strumento di politica estera di lungo periodo. Il Piano, rimarcano le stesse fonti, non è legato a una singola persona o a un singolo governo: "Mai come in questo momento l'Italia è stata interlocutrice centrale per i leader africani. Disperdere questo patrimonio sarebbe un errore". (di Antonio Atte)

Categoria: politica
16:52
Epstein files, su un volo del finanziere pedofilo anche il segretario alla Marina Usa Phelan
(Adnkronos) - Anche il segretario alla Marina degli Stati Uniti, John Phelan, compare nella lista passeggeri di un volo effettuato nel 2006 a bordo dell'aereo privato di Jeffrey Epstein, il finanziere condannato per reati sessuali. Il documento, svela la Cnn, è emerso tra i milioni di file legati al caso Epstein diffusi negli ultimi mesi.
Secondo l'emittente, il volo è partito da Londra diretto a New York nel pomeriggio del 3 marzo 2006. Phelan risulta indicato insieme ad altri 12 passeggeri, tra cui lo stesso Epstein e probabilmente Jean-Luc Brunel, ex agente di top model francese e stretto collaboratore di Epstein, morto nel 2022 in carcere mentre era detenuto in attesa di processo per accuse di violenza sessuale e stupro di una minorenne. Il nome di Brunel risulta però scritto in modo errato come "Jean Luk Brunnel". Sei nomi presenti nella lista sono oscurati.
Phelan non ha commentato la notizia, ma un amico stretto del segretario alla Marina ha confermato alla Cnn che si trovava effettivamente a bordo del volo, sottolineando però che si sarebbe trattato dell'unica occasione in cui avrebbe avuto a che fare con Epstein. Secondo la stessa fonte, Phelan sarebbe stato invitato a volare dall'allora amministratore delegato di Bear Stearns, Jimmy Cayne, morto nel 2021, e avrebbe scoperto soltanto al momento dell'imbarco che l'aereo apparteneva a Epstein.

Categoria: internazionale/esteri
16:35
Lucca, donna trovata morta in un ruscello a Capannori
(Adnkronos) - Una donna è stata trovata morta nell'acqua di un ruscello a Vorno, frazione del comune di Capannori (Lucca). L'allarme è scattato intorno alle ore 13 di oggi, quando due escursionisti hanno visto un corpo in posizione prona nell'acqua del torrente, chiamando immediatamente i soccorsi.
Sul posto sono arrivati i carabinieri, i vigili del fuoco, l’automedica di Lucca e operatori del soccorso alpino. Sono stati proprio questi ultimi ad arrivare fino al corpo della donna, in una zona impervia. Era stato attivato anche l'elisoccorso Pegaso, che però è stato rimandato indietro quando i sanitari hanno capito che per la donna non c'era nulla da fare. Al momento non si conoscono l'identità della donna e le cause della morte.

Categoria: cronaca
16:28
Juve, Yildiz rinnova il contratto: firma fino al 2030
(Adnkronos) - La Juventus ufficializza il rinnovo del contratto di Kenan Yildiz. L'attaccante turco ha firmato fino al 2030, come rende noto la società bianconera. Yildiz, 20 anni, è approdato alla Juventus nell'estate 2022 dopo l'addio al Bayern Monaco. In bianconero, l'attuale numero 10 ha già collezionato 115 presenze in cui ha messo a segno 25 gol e distribuito 19 assist.
Su Yildiz, alla vigilia del match casalingo con la Lazio, si esprime l'allenatore Luciano Spalletti: "Avere un leader di 20 anni significa che riesce a dare forza a tutti, perché la valutazione passa da quanto fai brillare la squadra. Essere collegati agli altri è fondamentale e solo così si diventa tutti più forti: Kenan ha lo strappo e crea enormi vantaggi, è veramente tanta roba Yildiz".
Il talento turco, prosegue Spalletti, "sa stare con gli altri e sa capire chi lo circonda, sa stare in un contesto come questo anche se è giovane: merito del lavoro fatto dalla sua famiglia. Kenan sa adattarsi e farsi apprezzare, è una qualità assoluta".

Categoria: sport
16:22
Ghali e la cerimonia di Milano Cortina: "Non c'era pace"
(Adnkronos) - "Pace? Armonia? Umanità? Non ho sentito niente di tutto questo ieri sera, ma l'ho sentito attraverso i vostri messaggi". Ghali, in un nuovo post pubblicato su Instagram, torna sulla sua partecipazione alla cerimonia di apertura delle Olimpiadi di Milano-Cortina che ha sollevato numerose critiche sui social. Diversi utenti hanno fatto notare come il rapper sia stato "censurato", mai nominato dai commentatori e mai inquadrato da vicino in tv durante la lettura della poesia di Gianni Rodari 'Promemoria' dedicata alla pace.
"Le persone - prosegue il cantante - sono ciò che conta davvero e in un momento di così tanto odio vi prego di non giocare il loro gioco e di rispondere sempre come vorremmo che il mondo fosse". Quindi conclude il messaggio con il verso finale della poesia di Rodari: "Ci sono cose da non fare mai".
Nei giorni precedenti alla cerimonia, Ghali aveva pubblicato una lunga lettera sui social denunciando di sentirsi limitato nella propria partecipazione e di essere stato escluso da alcuni momenti ufficiali dell'evento come l'inno italiano. L'artista, che in questi giorni ha lanciato un nuovo brano, ha anche evidenziato che gli è stata negata la possibilità di recitare la poesia in lingua araba nella cerimonia. Di norma, il protocollo olimpico prevede che le lingue ufficiali - oltre a quella del paese ospitante - siano inglese e francese.

Categoria: spettacoli
15:36
Milano Cortina, dalle polemiche su Ghali ai fischi per Vance: il day after
(Adnkronos) - Ghali censurato? I fischi a J.D Vance e l'assenza - ampiamente prevista - di Jannik Sinner. Nel day after, Andrea Varnier, amministratore delegato della Fondazione Milano Cortina 2026, risponde alle domande sui casi - veri o presunti - che hanno caratterizzato la cerimonia d'apertura dei Giochi andata in scena a San Siro. "Io ho visto le immagini e ho trovato le immagini veramente molto belle del segmento di Ghali", dice in conferenza stampa sulle polemiche social sul cantante, che - secondo utenti e telespettatori - sarebbe stato quasi 'censurato' dopo le polemiche legate ad un post pubblicato alla vigilia dell'evento. Ghali si è lamentato in particolare per la mancata autorizzazione a recitare la poesia di Gianni Rodari anche in arabo.
"Il segmento di Ghali era una coreografia molto poetica, di ragazzi che danzavano e che poi hanno formato una colonna olimpica. Credo che l'idea della regia televisiva fosse quella di vedere insieme piuttosto che singolo, per cui io l'ho trovato un segmento molto poetico e che ha dato un contributo importante all'intera cerimonia", dice Varnier.
Capitolo fischi e buuu: nella serata, il pubblico ha sonoramente fischiato la delegazione israeliana e il vice presidente americano J.D. Vance, presente sugli spalti. "Ieri non ho sentito i fischi a JD Vance, ho letto in seguito i commenti e le polemiche", dice Varnier. "Non posso dire di essere un sostenitore di questo tipo di manifestazioni, posso dire che dallo stadio ho sentito solo il supporto per gli atleti statunitensi e tantissimi applausi per loro".
Una battuta sull'assenza di Jannik Sinner: "Non era previsto che partecipasse alla cerimonia d'apertura". Varnier spiega che "Sinner è stato il nostro primo volontario. Ha partecipato alla preparazione dei Giochi, dando la sua disponibilità per lanciare il programma volontari, che ha avuto un successo incredibile. Ci ha dato un contributo fenomenale nella fase iniziale", conclude.

Categoria: sport
15:22
Marco Travaglio derubato di pc e tablet a Latina: "Non ci troveranno alcun segreto"
(Adnkronos) - Marco Travaglio è stato derubato mentre era impegnato nel suo spettacolo in teatro a Latina. Giovedì scorso, mentre il giornalista si esibiva sul palco, dal suo camerino sono spariti il suo tablet e il pc.
"Sono entrati nel camerino, hanno preso il mio computer e quello della mia segretaria" racconta all'Adnnkronos il direttore del 'Fatto Quotidiano' Marco Travaglio. "Il teatro non ha telecamere, non hanno vigilanza, quindi al momento non abbiamo idea di chi possa essersi infilato lì per rubarli".
Giovedì sera, il giornalista era in scena con il suo spettacolo 'Cornuti e Contenti'. Al termine, tornando in camerino, si è accorto della mancanza della 'refurtiva', notando un dettaglio particolare: "Curiosamente non hanno preso il portafogli - dice il giornalista -. Però hanno portato via il borsellino dove c'era qualche cent, un tagliaunghie e un po' di documenti". Mancante all'appello anche "un cardigan di cachemire", ricostruisce Travaglio.
Non è dunque chiaro se si sia trattato di un gesto mirato o semplicemente di un colpo molto maldestro. "Cosa volevano scoprire? Intanto dovrebbero scoprire la password del pc, che dopo tre tentativi si impalla - dice Travaglio con ironia-. E, comunque, abbiamo già bloccato tutto".
Certo è che se i ladri pensavano di scoprire qualche 'segreto' del direttore del 'Fatto', cascano male: "Se cercavano dei segreti non troveranno nulla, io nel mio pc non ho nulla, ho solo i miei pezzi e un po' di roba di archivio mia, tutta roba già edita e nulla di segreto", spiega. "Se sono riusciti ad entrare, ma non so nemmeno quello, possono farsi una cultura, glielo auguro", ironizza Travaglio. A quanto si apprende non sarebbero stati trovati segni di effrazione o di scasso. Sul caso indaga la polizia della Questura di Latina.
Che sottolinea che "la sindaca di Latina (Matilde Celentano, ndr.) mi ha scritto per rammaricarsi e scusarsi. E' un mistero - conclude il giornalista- Vediamo se le indagini portano a qualcosa".

Categoria: cronaca
15:19
Dai 'ragionevoli dubbi’ su Garlasco a 'l’uomo che sfidò Mussolini', le novità in libreria
(Adnkronos) - Ecco una selezione delle novità in libreria, tra romanzi, saggi, libri d'inchiesta e reportage, presentata questa settimana dall'AdnKronos.
Arriva in libreria il 12 febbraio 'Dimmi di te', il nuovo libro di Chiara Gamberale. Chiara si ritrova madre quasi per caso e trapiantata in un quartiere che non sente suo. La sua inquietudine esplode: non lavora, non ama, non sogna più. Finché l’incontro con un vecchio amico la spinge a contattare chi da ragazza aveva idealizzato - l’amore disperato, la più desiderata della scuola, il rivoluzionario, il bravo ragazzo - per domandare: "Ce l’hai fatta a crescere, senza perderti?" Inizia cosí un viaggio nel passato e dentro di sé, in cui ogni incontro è uno specchio e una prova. Portavoce dei nostri segreti piú profondi, Chiara Gamberale ci regala un’indagine in forma di romanzo sul modo impacciato, tenace o incosciente con cui rimaniamo in bilico fra i sogni che avevamo e la vita che facciamo. E inventa per tutti la possibilità di trasformare una palude nel mare aperto.
E' in libreria con Mondadori 'Uomini a pezzi' di Alessandro Bongiorni, libro pubblicato nella collana 'Il Giallo Mondadori'. Il vicecommissario Rudi Carrera ha perso tutto: la compagna, il suo più caro amico e tante anime fragili che lui non ha saputo proteggere. L’ultima, in ordine di tempo, è un’informatrice di nome Teresa, una ragazza madre con un passato di droga e il sogno di diventare musicista, stroncata da un’overdose proprio la notte in cui Carrera era troppo distratto per rispondere alla sua richiesta di aiuto. Distrutto dal senso di colpa, Rudi si getta anima e corpo nel mondo ambiguo della scena trapper, che Teresa stava spiando per lui, ma presto le indagini si trasformano in qualcos’altro: nel cimitero di Lambrate, periferia di Milano, viene ritrovato il cadavere di un giovane immigrato, probabilmente clandestino, e l’autopsia rivela che prima di morire gli sono stati espiantati i reni e il fegato con una tecnica da chirurgo professionista.
In un universo costellato di personaggi sull’orlo del baratro, dove la giustizia, la violenza e l’etica assumono contorni sfocati, Rudi cerca la verità, rendendosi presto conto di essere inciampato in un angolo buio del mondo: quello di chi, per disperazione, per sopravvivere alle lunghe liste d’attesa, è disposto anche a comprare organi al mercato nero… Figlio adottivo di Don Winslow e James Ellroy, Alessandro Bongiorni confeziona un noir dal ritmo sfrenato e carico di un’umanità dolente che racconta senza sconti i peccati più indicibili della nostra società.
Rizzoli manda in libreria 'I guerrieri d’inverno' di Olivier Norek. Finlandia, 1939. L’apparente silenzio della foresta è in realtà un coro di suoni e di voci. Il giovane Simo ha imparato dal padre a non trascurare alcun dettaglio. È un cacciatore esperto e conosce il respiro della volpe, sa adattare il proprio a quello dell’animale, prima di colpire. Sa valutare le distanze e quanta differenza può fare un errore di calcolo. Ciò che ancora non sa è che presto la sua precisione infallibile si misurerà in vite umane, tolte e salvate. Nell’autunno di quell’anno l’Unione Sovietica si appresta ad aggredire la Carelia, un’area apparentemente innocua, ma strategica per la sua posizione di ponte tra il fronte tedesco e quello russo.
L’attacco non è immediato, passano mesi di incertezza, e in questo tempo di attesa, mentre l’inverno inizia a stringere la sua morsa, un milione di finlandesi viene reclutato. Sono giovani inesperti della guerra, un popolo pacifico che viene condotto lungo le linee di confine, senza attrezzature adatte, spesso senza preparazione. E così, nel freddo più spietato, nel cuore del conflitto più violento della sua storia, il popolo intero di un piccolo Stato si solleverà contro il nemico e, tra i suoi soldati, nascerà una leggenda: Simo Häyhä, che grazie alle insuperate doti di tiratore diventa la Morte Bianca, il fantasma inespugnabile per la schiacciante Armata rossa, il simbolo di un’incredibile resistenza, fonte d’ispirazione per i compagni in trincea. Con sguardo lucido Norek ci avvicina a Simo, ma anche a Toivo, Viktor, Leena e tanti altri, protagonisti di un destino che non hanno scelto ma di cui sono inevitabilmente gli eroi. I guerrieri d’inverno è un romanzo sulla durezza e sull’umanità che si confrontano durante le guerre, uno studio attentissimo a quanto è successo ed è stato dimenticato. Un romanzo che ci parla, ancora oggi, di quei luoghi in cui la Storia irrompe come una tempesta, e dove la lotta per la propria libertà si accende, senza filtri.
Olivier Norek ha partecipato ai soccorsi umanitari durante la guerra nella ex Jugoslavia prima di entrare nella polizia giudiziaria, dove è rimasto per diciotto anni. È autore di quattro romanzi polizieschi con il commissario Coste, tutti tra i primi posti delle classifiche francesi. 'Tra due mondi' (Rizzoli 2018) è il suo primo libro pubblicato in Italia. Tradotti in 14 lingue, i libri di Norek hanno venduto due milioni di copie nel mondo, ottenendo numerosi premi letterari, tra cui il Prix “Le Point” du Polar Européen nel 2016, il Grand Prix des Lectrices de “Elle” nel 2017, il Prix Maison de la Presse, il Prix Relay e il Prix Babelio per Superficie.
Laterza manda in libreria 'L'uomo che sfidò Mussolini. Giovanni Amendola, antifascista liberale' di Antonio Carioti. Giovanni Amendola era per Mussolini "il più forte avversario che il paese potesse proporci". Per questo fu aggredito dai fascisti e cento anni fa morì per le conseguenze del pestaggio: un omicidio che, assieme a quello di Giacomo Matteotti, ha segnato la storia d’Italia. Liberale e antifascista, leader dell’Aventino e aperto alle istanze sociali, la sua figura ha ancora molto insegnarci.
Siamo nel luglio del 1925. Giovanni Amendola è in viaggio verso Pistoia da Montecatini, che ha dovuto lasciare perché una folla di camicie nere ha posto sotto assedio il suo albergo. Per Amendola, questi attacchi non sono una novità. Ha già subito nel 1923 un pestaggio a Roma, dove ora è il leader principale dell’Aventino, la coalizione dei deputati antifascisti sorta dopo il delitto Matteotti. Improvvisamente, a una svolta, l’auto è costretta a fermarsi e Amendola viene assalito dai fascisti che, dopo avergli garantito l’incolumità, avevano preparato l’agguato. Lo picchiano brutalmente a colpi di bastone. Le ferite sono gravi e lo condurranno alla morte pochi mesi dopo, nell’aprile del 1926. A cento anni dalla scomparsa, Antonio Carioti parte da questo drammatico episodio per ricostruire la biografia del più acuto e coraggioso oppositore liberal-democratico del Duce.
Autodidatta di origini modeste, Amendola si afferma ai primi del Novecento nell’ambiente delle riviste fiorentine, per poi passare al Corriere della Sera di Luigi Albertini. Eletto deputato nel 1919, figlio del Mezzogiorno di cui reclama il riscatto, è uno spirito religioso, animato da una fede profonda nella libertà. Ostile al fascismo e al comunismo, si batte per trasformare l’Italia in una democrazia moderna e capisce in anticipo su molti altri il pericolo costituito dal sorgere di un partito armato agli ordini di Mussolini. Denuncia per primo nel 1923 lo «spirito totalitario» del regime nascente e avanza la proposta di creare una Corte costituzionale per tutelare le regole del gioco dagli abusi del potere. Un nemico troppo pericoloso perché il fascismo potesse tollerarlo.
Il 19 febbraio saranno dieci anni dalla scomparsa di Umberto Eco, filosofo, narratore, intellettuale critico, che ha segnato la cultura del nostro tempo, nonché socio fondatore della casa editrice La Nave di Teseo. La casa editrice ricorda l'autore del romanzo bestseller "Nome della rosa" con la pubblicazione del volume 'L'umana sete di prefazioni. Testi liminari 1956-2015' (a cura di Leo Liberti).
Umberto Eco è noto come scrittore di romanzi e saggi di estetica, critica letteraria, semiotica, e filosofia. Sono famose le sue Bustine di Minerva e si ricordano i suoi articoli sui quotidiani. Questa raccolta propone per la prima volta l’Eco scrittore di prefazioni e scritti introduttivi o conclusivi, una intensa produzione che ha accompagnato incessantemente la sua attività culturale e accademica. Questo volume di “scritti liminari” copre un arco temporale che va dal 1956 al 2015, attraversando diversi campi di intervento a cui Eco si è dedicato: prefazioni di ambito letterario, di attualità e costume, sui fumetti e una selezione di testi di carattere filosofico e semiotico.
Il volume ci restituisce così tutta l’ampiezza di una personalità fuori dal comune, che attraverso i suoi interventi osserva, e spesso anticipa, i cambiamenti del mondo in questi sessant’anni. “Ci sono solo due casi in cui la prefazione non fa male. Il primo caso è prefazione da Vivente a Defunto, il secondo è prefazione da Grande Vecchio a Fanciullo. Tutti gli altri casi vibrano un colpo mortale al prefato", scrive Eco.
E' in libreria con Solferino 'Il prezzo della libertà' di Valentina Petrini. Sibilla e Anna appartengono a due generazioni diverse: una è nata nel 1963, l’altra nel 1945. Anche i loro mondi sono differenti, la buona borghesia intellettuale e la classe operaia. Eppure, sebbene nemmeno si conoscano, hanno qualcosa in comune: una malattia che le costringe a soffrire di un dolore invalidante e insopportabile, e poco tempo davanti.
Sibilla è un’attivista nella battaglia per la piena attuazione della legge sul suicidio assistito e soprattutto, a differenza di Anna, è benestante: sa che non è tenuta a sopportare all’infinito il suo calvario, potendosi permettere la prospettiva di una fine dignitosa in Svizzera. Anna, al contrario, figlia del dopoguerra, ha svolto lavori umili per tutta la vita, la possibilità di studiare le è stata negata e non ha risorse economiche, né la consapevolezza piena dei suoi diritti. Così, mentre Sibilla fa di tutto per ribellarsi, Anna finisce per non poter disporre nemmeno del suo stesso corpo, perché sono altri a decidere per lei. E la sua tenace e generosa sorella Gabriella si troverà da sola a districarsi tra le inefficienze e le ingiustizie di un Servizio sanitario sempre meno pubblico.
Raccontando con il passo di un romanzo la storia dell’ultimo tempo di vita di queste due donne che ha incontrato e a cui è stata vicina, Valentina Petrini parla di tutti noi: dei nostri cari, del nostro futuro, dei nostri diritti. Illumina l’ipocrisia e l’ingiustizia di una società che chiude un occhio – o entrambi – quando le disuguaglianze economiche e culturali incidono sulla nostra carne viva e ci rendono cittadini di serie A o di serie B anche di fronte alle scelte più cruciali. Se non siamo liberi di decidere se e come curarci, come vivere e come morire, quanto vale veramente la nostra libertà?
Ci sono fatti di cronaca destinati a rimanere per sempre nell'immaginario collettivo, storie capaci di dividere l'opinione pubblica e toccare corde insospettate. Il caso Garlasco è uno di questi: un delitto che ha segnato il Paese, una storia giudiziaria solo apparentemente conclusa e che oggi torna con nuovi interrogativi e nuove ombre. Per anni l'unico indagato è Alberto Stasi, compagno della vittima, il 'biondino dagli occhi di ghiaccio'. Viene condannato a sedici anni di carcere, eppure manca il movente, le testimonianze vanno in un'altra direzione, il suo alibi viene accertato. Si può dire che sia colpevole oltre ogni ragionevole dubbio? La risposta è no.
Da qui parte 'Il ragionevole dubbio di Garlasco' (Piemme), il racconto di Stefano Vitelli e Giuseppe Legato, il magistrato che nel 2009 assolse Stasi in primo grado, in un libro che ripercorre - umanamente e giudiziariamente, con elementi del processo mai raccontati al grande pubblico - tutta la vicenda: dalla telefonata al 118 alle analisi informatiche compromesse, dalle macchie di sangue alle nuove perizie che riscrivono ciò che si credeva acquisito, fino al movente fantasma e all'assunto per cui 'meglio un colpevole fuori che un innocente dentro'. Dubbi, verifiche, domande senza risposta, ma anche la responsabilità di chi deve giudicare sapendo che non si può scommettere sulla colpevolezza dell'imputato: la posta in gioco è troppo alta, un errore simile potrebbe segnare per sempre la vita di un innocente. Una narrazione immersiva, che dal caso di cronaca più discusso di sempre si apre a una riflessione universale sul potere, la conoscenza e il limite umano.
Esce il 10 febbraio con Feltrinelli 'U Maxi. Dentro il processo a Cosa Nostra' di Pietro Grasso. Questo libro entra nell’aula bunker di Palermo e ci fa sedere in prima fila, là dove l’Italia ha smesso di tacere. Il Maxiprocesso non è stato soltanto un evento giudiziario: è un romanzo nazionale di sangue e denaro, paure e resistenze, in cui la lingua delle carte si accende in scene, volti, voci.
Pietro Grasso, uno dei suoi protagonisti, ricostruisce - con prosa limpida e rigore assoluto - la trama fittissima che lega la guerra di mafia alle rotte internazionali dell’eroina, la provincia contadina alle alleanze con New York, gli sportelli bancari di Lugano ai cantieri del cemento palermitano. La narrazione segue il ritmo del dibattimento: l’ingresso dei parenti delle vittime, le deposizioni che si incrinano in silenzi, la dignità ferita di chi chiede solo giustizia. Rivediamo gli investigatori che hanno pagato con la vita (Boris Giuliano, Emanuele Basile) e grandi magistrati come Falcone e Borsellino; ascoltiamo la voce delle vedove e il coraggio delle donne che si sono costituite parte civile. Davanti, nelle gabbie, l’altra faccia del Paese: i Corleonesi, i grandi trafficanti, i pentiti Buscetta e Contorno, gli insospettabili dei salotti buoni, le minacce a microfono aperto.
Atti, rogatorie, intercettazioni diventano racconto vivo: laboratori sotterranei, pescherecci carichi di droga, navi fermate a Suez, conti cifrati in Svizzera, valigie di dollari sporchi arrivati dalle pizzerie del Bronx, affari con industriali e faccendieri. Intorno, una borghesia che spesso finge di non vedere, e talvolta tiene il registro. Qui la storia non cerca scorciatoie: distingue, scava, mette in fila i fatti e le parole, mostrando il punto esatto in cui la verità processuale incontra (o manca) la verità storica. Questo è il racconto di come, in un’aula verde come un’astronave, l’Italia ha imparato a chiamare le cose con il loro nome. E di come quelle parole – finalmente dette – hanno cominciato a cambiare il corso della nostra storia. Il 10 febbraio 1986, dentro l’aula bunker di Palermo, il Paese impara a pronunciare la parola 'mafia' guardandola in faccia: voci, carte, corpi, denaro. Il Maxiprocesso non chiede di scegliere da che parte stare: porta dove le scelte sono già costate tutto. “Ho visto lo Stato vincere non solo arrestando i mafiosi, ma rispettando la legge anche con chi ne era stato il nemico”, racconta Grasso.
Dal 10 febbraio sarà in libreria 'Qualcuno da odiare' di Ilaria Rossetti. Nel 1937 Abele ha diciott’anni ed è un soldato nell’impresa coloniale fascista: il regime per lui rappresenta la speranza di poter aprire un suo forno e diventare panettiere come suo padre. L’Etiopia è la terra dell’avventura e della conquista, e quando tutto finisce e si ritorna a casa, sconfitti, Abele si scontra con la realtà: il Novecento corre e bisogna stare al passo, è una freccia lanciata verso il boom economico, i supermercati che arrivano anche in provincia, la legge sul divorzio e le donne che reclamano la parità dei diritti.
Il tempo passa e Abele invecchia coltivando un astio profondo verso un mondo che non ha mantenuto nessuna delle sue promesse: la rabbia è il suo modo per sopravvivere, l’ideologia l’unica lettura della realtà in grado di spiegargli di chi è la colpa. Così è anche per Ludovica, trentenne che si trascina in un presente faticoso, sentendosi invisibile e tradita dalle generazioni precedenti. Finché non incontra Abele, ormai centenario, grazie a Idea Sociale, un gruppo neofascista che sembra prendersi cura di coloro che stanno ai margini, che sa comprendere e indirizzare il rancore, la solitudine. Ma è proprio in questo inaspettato legame che si apre una possibilità per fare i conti con sé stessi, con la propria memoria e le proprie paure, e forse per mettere finalmente tutto in discussione.
Ilaria Rossetti è nata a Lodi nel 1987. Nel 2007 ha vinto il Premio Campiello Giovani con il racconto 'La leggerezza del rumore'. Ha scritto i romanzi 'Tu che te ne andrai ovunque' (2009), 'Happy Italy' (2011), 'Le cose da salvare' (2020, Premio Neri Pozza, Premio Salerno Libro d’Europa e Premio Lugnano), 'La fabbrica delle ragazze' (2024, Premio Acqui Storia e finalista al Premio Biella Letteratura e Industria), e i saggi 'Stig Dagerman. Il cuore intelligente' (2021) e 'Parole. Dire la cosa giusta, o l’arte dell’esattezza' (2023). Tiene corsi e laboratori di scrittura e narrazione, e dal 2022 insegna alla Scuola Holden di Torino.

Categoria: cultura
15:08
'Paris Jet-man' e 'Franzoni grandioso': festa a Bormio per le prime medaglie azzurre di Milano Cortina
(Adnkronos) - Il sole bacia la neve di Bormio e dà il suo benvenuto alle Olimpiadi italiane. Poi, gli azzurri fanno il resto. Il ‘debutto’ dell’Italia a Milano Cortina 2026 è uno spettacolo. Un trionfo. La mitica ‘Stelvio’ è una meraviglia: si presenta al grande appuntamento a cinque cerchi in condizioni perfette e Giovanni Franzoni e Dominik Paris non deludono le attese. Sono tutte loro le prime due medaglie italiane e arrivano nella discesa libera. La prova più iconica dei Giochi invernali. Un argento e un bronzo memorabili (dietro allo svizzero Franjo Von Allmen), per coronare il grande sogno.
L'inizio della discesa è fissato alle 11:30, ma pubblico popola lo Ski Centre di Bormio dalle prime ore del mattino. Le strade si riempiono di delegazioni: dominano giacche e cappellini azzurri e il tricolore. In gara 4 italiani: oltre a Dominik Paris (sei successi in discesa sulla Stelvio) e Giovanni Franzoni (vittorioso nell’ultimo mese su piste leggendarie come Wengen, in SuperG, e Kitzbuhel, discesa) i più attesi, anche Mattia Casse e Florian Schieder.
L’evento è sold out e i circa 7mila spettatori che man mano arrivano allo Ski Centre alzano i decibel con il passare dei minuti. “Italia, Italia” canticchiano alcuni nelle lunghe file all’ingresso dell’impianto, sventolando qua e là cartelloni per dare un boost di energia ai protagonisti. Da “Forza Jet-Man" per Paris a “Giovanni, tocca a te” per Franzoni, sono loro a dominare sugli spalti.
Giovanni e Dominik scendono come undicesimo e dodicesimo, dopo le grandi prove messe in fila dagli svizzeri Monney, Odermatt e Von Allmen. Tre discese pulite, che fino alle 11:58 mettono insieme un podio tutto elvetico. “Per la medaglia sarà dura” sussurra qualcuno tra gli spettatori. Qualcun altro, invece, ci crede: “Abbiate fede, calma. Tra poco tocca ai nostri”. Che fanno il loro, alla grande: Franzoni, accolto da un boato, chiude in 1'51''81, a 20 centesimi dall’oro. Bene anche Paris, sicuro su una pista che conosce come le sue tasche. 'Domme' domina nei settori centrali, ma perde un po' nel finale e alla fine affianca Von Allmen e il compagno di squadra sul gradino più basso del podio. Con un 1'52''11 che vale un bronzo inseguito una vita. A 36 anni, la prima medaglia olimpica per ‘Domme’, che ringrazia i tifosi con un inchino. Con i migliori già arrivati al traguardo, si intuisce la portata della classifica parziale, poi confermata.
Il boato dello stadio, tutto azzurro, è solo una conferma. Centinaia di svizzeri presenti rendono il giusto merito al nuovo campione olimpico, Franjo Von Allmen, ma per l’Italia è una prima da incorniciare. Accompagnato, fino al podio, da una pioggia di applausi. Paris e Franzoni, anche un po’ commossi, sorridono.
A un certo punto, il colpo di scena: in zona mista, spunta un ragazzo identico a Giovanni. È Alessandro, il suo gemello, che si ferma e mostra con orgoglio la maglietta del fan club: "Lo sapevo, è un campione. Gli ho scritto un messaggio stamattina, ho detto che avrebbe avuto due minuti per passare alla storia. Non è arrivato l’oro purtroppo, ma è un argento olimpico e siamo tutti felicissimi". Il fratello dell'azzurro, che ha assistito alla prova accanto a mamma Irene e al resto della famiglia, ha poi aggiunto: "Sente molta pressione in questo periodo, quindi dico 'Chapeau'. Fare questa prova su una pista del genere, in casa, è fantastico".
Per Paris, è la chiusura di un cerchio. Per Franzoni, un risultato pazzesco alla prima gara olimpica della vita. Ricevuta la medaglia, i due si danno un ‘pugnetto’ d’intesa quasi increduli, guardando (e mordendo) il frutto di tanti sacrifici. Le Olimpiadi italiane sono iniziate. E l’Italia c’è. (di Michele Antonelli, inviato a Bormio)

Categoria: milano-cortina-2026/eventi
14:03
Due valanghe in Trentino, un morto sulla Marmolada
(Adnkronos) - Tragedia sulle montagne del Trentino. Un uomo è morto travolto da una valanga sulla Marmolada, mentre altri due sono rimasti feriti in un altro incidente lungo il canale che scende da Forcella Ceremana verso il lago di Paneveggio.
La prima valanga ha travolto quattro scialpinisti lungo il canale che scende da Forcella Ceremana verso il lago di Paneveggio. L'incidente è avvenuto alle 12.30 nella zona al confine tra la Val di Fiemme e San Martino. Due i feriti, trasportati all'ospedale Santa Chiara di Trento e di Cavalese, mentre altri due sono rimasti illesi.
Dagli esiti più gravi la seconda valanga, che ha travolto altri quattro sciatori italiani, anche loro quarantenni, attorno alle 16, mentre facevano un fuoripista. Uno di loro è morto sulla Marmolada vicino a Punta Serauta. La chiamata al 112 è arrivata intorno alle 16.30 da uno dei coinvolti. L'intervento dei soccorritori oltre le piste da sci di Punta Rocca.

Categoria: cronaca
13:34
Federica Torzullo, i funerali ad Anguillara. La sorella in lacrime: "Hanno spento la tua luce"
(Adnkronos) - Si sono celebrati oggi, sabato 7 febbraio, i funerali di Federica Torzullo, la donna uccisa ad Anguillara Sabazia dal marito Claudio Carlomagno. "È il giorno dell'ultimo saluto a Federica, a cui sono legato da tanti anni, per aver condiviso con lei l'esperienza scout nel nostro gruppo" ricorda don Paolo Quatrini nell'omelia. "In quel contesto abbiamo vissuto tempi e anni piacevoli, spensierati,contraddistinti da quella voglia di vivere l'avventura di affrontare le sfide che la vita ci poneva di fronte. Già allora si intravedeva la forza del suo carattere, la sua determinazione, il suo coraggio, la sua intraprendenza, anche se mirabilmente mescolata con la sua dolcezza e delicatezza del suo tratto gentile. E quell'arma in più che non ha mai risparmiato a nessuno: il suo sorriso".
Lo stesso sacerdote ricorda di aver avuto "anche la gioia e il dono di benedire le sue nozze in questa chiesa a noi tanto cara". "In questi giorni - prosegue - non c'è foto che circoli che non ritragga Federica con questo suo volto luminoso e sorridente, capace di rivelare la persona che è stata. Chiunque abbia avuto il privilegio di conoscere ed esserle accanto ha apprezzato non solo la sua bellezza esteriore, ancor più quella interiore. Federica si è sempre dimostrata determinata e audace, con il coraggio di crescere umanamente e professionalmente, di non accontentarsi ma tendere sempre verso sfide nuove. Tutto questo è accaduto costantemente fino alla dolorosa data del 9 gennaio scorso, quando l'incredibile notizia della sua scomparsa ha gettato la sua famiglia e tutta la nostra comunità nel dolore, nell'incredulità fino al drammatico giorno del suo ritrovamento". "Durante tutto questo lungo tempo in noi si sono alternati sentimenti e vissuti diversificati: paura, angoscia, attesa, speranza, nella piena consapevolezza che Federica non poteva essersi allontanata volontariamente, deliberatamente e senza lasciare traccia di sé. Altri lunghissimi giorni sono trascorsi prima che il suo ritrovamento ci mettesse di fronte alla più dolorosa e ingiusta delle realtà. E oggi siamo qui, addolorati, sgomenti. Non c'è persona presente, e non solo, che non porti dentro di sé il dolore e lo strazio per questa vicenda, a partire dalle persone a lei più care".
“Ora è tempo di spegnere le luci sulla scena di questo doloroso evento. Ne va della sopravvivenza della nostra specie umana, ce lo implora il buon senso, ce lo impone la compassione umana e la carità cristiana. Lasciamo agli inquirenti, agli investigatori, l'opportunità di fare quanto in loro potere, senza interferenze, senza ingerenze, o semplice curiosità mascherata da un diritto di cronaca che non può oltraggiare tutti gli altri inalienabili diritti della persona. Sarà difficile rimuovere e dimenticare anche solo piccole porzioni di questa nostra grande sofferenza, ma vogliamo e dobbiamo provarci nella speranza che tragedie simili non avvengano più”.
"Quanti psicologi, quanti giuristi, quanti criminologi, quanti comunicatori, quanti consulenti forensi, quanti avvocati. E quanto male abbiamo provocato con le nostre parole, quanto poco rispetto abbiamo manifestato per il dolore altrui, unicamente animati dal bisogno di dire la nostra opinione", prosegue il sacerdote, chiedendo "di mettere via quegli abiti che ognuno di noi ha indossato in queste settimane". "Il signore ci perdoni se abbiamo offeso Federica, se abbiamo mancato di rispetto a lei e alle persone care. Quanto tempo ancora dovrà passare prima di riuscire a comprendere che il male produce altro male, e solo controvertendo questa tendenza possiamo sperare in un mondo migliore? Già in questa settimana, fonte di tanto dolore, grazie a Dio - conclude - non sono mancati gesti e azioni di bene, scelte positive e comportamenti capaci di favorire la ripresa, per quanto faticosa, di quella quotidianità che non potrà più essere quella di prima".
Tanti i fiori e le corone deposte davanti all'altare, come tanti, cinque, gli applausi tributati durante la cerimonia funebre. Durante la funzione, il figlio di Federica, i suoi compagni di scuola e della scuola calcio hanno deposto una rosa ciascuno vicino alla bara della donna. All'uscita del feretro dalla chiesa i colleghi di Federica hanno lasciato volare decine di palloncini gialli e blu, oltre a uno rosso a forma di cuore.
"Ti sarebbe piaciuto vedere tutte queste persone venire verso di te" comincia così la lettera, letta dalla sorella Stefania Torzullo, letta durante la funzione. "Avresti inclinato la testa, fatto un sorriso, avresti detto: 'Hai visto quanti mi vogliono bene?' Tanti hanno goduto tutto della tua energia, del tuo sorriso e della tua bellezza. Ma chissà se sapevano davvero tutto di te".
"Se sapevano - prosegue - che ti chiamavamo Terminator, perché con la tua delicatezza riuscivi a rompere tutto. Se sapevano quanto eri severa, di quanto eri puntigliosa e precisa, un ingegnere gestionale dalla nascita, di quanto sapevi essere pressante e sfibrante. Io lo sapevo bene. Chi mi conosce sa di quanto mi lamentavo di te, di tutte le volte che alzavo gli occhi al cielo, quando mi chiamavi: 'Oddio, adesso che gli serve?' Ma quest'oggi non te l’hanno più permesso, non te l'hanno più concesso. Si sono permessi di spegnere la tua luce, di spegnere quel sorriso". "E allora oggi sono qui perché ti prometto che sarò io a litigare con papà e a farlo innervosire, ma soprattutto sarò io a insegnare il bello della vita al tuo bimbo bellissimo. Una cosa però non la saprò fare: farmi amare come riuscivi a fare tu, a portare tutta quell’energia nella vita delle persone anche appena conosciute, ad essere sempre così allegra e piena di vita, ad avere sempre il sorriso stampato in faccia, anche quando, io lo so, dentro di te tutto era cupo. E allora sai che c'è - conclude la donna fra i singhiozzi - che forse non è vero che non ti sopportavo, perché adesso darei di tutto per alzare nuovamente gli occhi al cielo. Saremo sempre io e te su quella transenna, a un concerto dei Subsonica".
Il sindaco della città, Angelo Pizzigallo, ha proclamato per oggi il "lutto cittadino". "Oggi siamo tutti uniti da un dolore che non ha bisogno di spiegazioni, un dolore che chiede silenzio, rispetto, ascolto" ha detto. "La perdita di Federica ci ha colpito nel profondo, come una ferita aperta nel cuore della nostra comunità. Davanti alla morte,soprattutto quando arriva in modo così violento, improvviso,incomprensibile, le parole sembrano sempre insufficienti e forse la cosa più onesta è riconoscerlo. Non abbiamo risposte, ma abbiamo una presenza. Non abbiamo certezze, ma abbiamo una preghiera". "Non abbiamo spiegazioni, ma abbiamo la speranza. Federica oggi viene affidata a Dio", prosegue il sindaco, parlando di "un amore che supera ogni limite umano, ogni fragilità, ogni dolore. A quel Dio che conosce il cuore di ciascuno di noi, molto più di quanto noi stessi lo possiamo conoscere, e che accoglie senza giudicare, senza chiedere spiegazioni, ma solo con misericordia. Ai suoi affetti più cari voglio dire, a nome di tutta la comunità di Anguillara Sabazia, che il vostro dolore è il nostro dolore. In questo momento di buio, la comunità vi è accanto, con una luce discreta che non acceca ma accompagna".
"La vita di Federica, anche nel mistero della sua conclusione, ci lascia un messaggio profondo: ci ricorda quanto siamo fragili, quanto abbiamo bisogno gli uni degli altri, quanto è importante non dare mai per scontata una presenza, una parola, un gesto d’amore. E questo momento ci renda una comunità più attenta, più compassionevole, che ci aiuti ad imparare a guardarci con occhi nuovi, a riconoscere il dolore nascosto. Ciao Federica - conclude Pizzigallo - riposa nella pace del Signore, e dona a tutti noi un cuore capace di amare di più".
"Di Federica ricordo il suo grande sorriso" racconta una collega della vittima Elisabetta Misiano. "Giovedì 8 gennaio abbiamo preso insieme il caffè e abbiamo parlato di lavoro, delle vacanze e del Natale. Venerdì mattina avevamo appuntamento: eravamo amiche, colleghe e parte di un sindacato. Avevamo un lavoro da svolgere insieme: venerdì la aspettavamo ma non l'abbiamo vista. Non ci siamo preoccupati lì per lì, mentre invece alle 12 ci hanno avvertito che Federica non si trovava. Non pensavamo una tragedia del genere".
Federica, prosegue la donna, "non parlava della sua sfera privata, parlavamo del figlio, di come ha gestito la sua carriera ma non ha mai parlato del marito né in bene né in male. Non sapevamo nulla nemmeno della separazione: lei era molto riservata, allegra, sensibile ma allo stesso tempo ha trattenuto questo suo segreto”. Infine un invito: “Parlarne. Con colleghi, con la famiglia, dire tutto. Non serve nascondersi, perché poi queste sono le conseguenze. In quei momenti qualcuno, anche il meno sospettabile, può aiutare".

Categoria: cronaca
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Futuro Nazionale, Vannacci registra il partito dal notaio: "Sarà lui il presidente"
(Adnkronos) - 'Futuro nazionale', la nuova creatura politica di Roberto Vannacci, non è più un'indiscrezione. L'associazione che fa capo dell'ex generale della Folgore, raccontano, sarebbe nata formalmente ieri sera, in Toscana, davanti a un notaio. Si sarebbero presentati in cinque a firmare l'atto costitutivo: oltre allo stesso Vannacci, il suo 'luogotenente' e fedelissimo della prima ora, Massimiliano Simoni (unico eletto in Consiglio regionale in Toscana), i due deputati Rossano Sasso ed Edoardo Ziello, che questa settimana hanno lasciato il Carroccio per passare al Misto, e Cristiano Romani, uno dei fondatori del 'Mondo Contrario'.
A quanto si apprende da ambienti vicini a Futuro nazionale, Vannacci sarà il presidente della neonata associazione e Simoni dovrebbe essere il coordinatore del movimento (non sarebbe prevista la figura del segretario). Vannacci continuerà, dunque, a usare il simbolo con la dicitura 'Futuro nazionale' in campo blu e caratterizzato da una fiamma tricolore stilizzata (depositato presso l’Ufficio brevetti dell'Unione europea il 24 gennaio scorso) nonostante le polemiche di questi giorni sulla titolarità del nome visto che lo stesso logo era stato registrato dieci anni fa dall'ex consigliere regionale M5S, Riccardo Mercante poi scomparso.
Oggi Vannacci ha ribadito che il suo partito orbiterà nel centrodestra e che l'obiettivo politico sono le prossime politiche: ''Sicuramente il primo step saranno le politiche del '27''.

Categoria: politica
18:40
Milano Cortina 2026, J.D. Vance portafortuna: arriva e il team Usa segna due punti
(Adnkronos) - Omrai è l'amuleto ufficiale. J.D. Vance, vicepresidente Usa, si conferma il portafortuna delle atlete americane. Da quando si è seduto in tribuna vip, felpa blu con scritto Usa, le giocatrici di hockey made in Usa hanno segnato due reti e sono in vantaggio 3 a 0 sulla Finlandia.
Nella partita, sempre di hockey femminile contro la Repubblica Ceca del 5 febbraio scorso, si era seduto in tribuna e le statunitensi erano andate in vantaggio, andando poi a valanga.

Categoria: sport
18:32
Potenza, 36enne partorisce all'ospedale di Lagonegro e poi muore: aperta un'inchiesta
(Adnkronos) - Una donna di 36 anni, della provincia di Cosenza, è morta nell'ospedale di Lagonegro (Potenza) dopo aver partorito. La neonata sta bene, secondo le prime informazioni. Da accertare le cause della tragedia avvenuta nella mattina di oggi, sabato 7 febbraio, si ipotizza un'emorragia.
Con il coordinamento della Procura di Lagonegro, sono in corso accertamenti da parte dei carabinieri che acquisiranno la cartella clinica nel punto nascita. L'ospedale di Lagonegro fa capo all'azienda ospedaliera San Carlo di Potenza che ha espresso "profondo cordoglio e la più sentita vicinanza ai familiari della donna deceduta durante il parto".
L'azienda "consapevole della gravità dell'evento" ha istituito un gruppo tecnico interno con lo scopo di fare chiarezza sull'accaduto, "a tutela di quanti si rivolgono quotidianamente al nosocomio per i propri bisogni di salute, nonché degli operatori, impegnati costantemente nelle attività ospedaliere. Il gruppo - riferisce una nota - potrà, altresì, fornire alle autorità competenti ogni elemento fattuale e documentale ritenuto utile per una trasparente definizione del triste evento occorso".

Categoria: cronaca
17:57
Tinto Brass: "Bloccati a Isola Farnese dalla frana, fate qualcosa sembra un nuovo lockdown"
(Adnkronos) - "Fate qualcosa per Isola Farnese. Siamo isolati, la scala che ci hanno dato non risolve i problemi di chi come me è impossibilitato a percorrere 141 gradini con le sue gambe. Così è difficile, sembra di rivivere un nuovo lockdown". A parlare telefonicamente con l'Adnkronos è il regista Tinto Brass, da 50 anni abitante di Isola Farnese, che lancia un appello alle istituzioni per liberare il borgo, isolato in seguito alle due frane di gennaio e da qualche giorno 'riaperto' attraverso una scala non per tutti così facile da percorrere. "Questa frana ha bloccato l'accesso all'isola - racconta il celebre regista - Ora stanno cercando di aprire un'altra strada che passa attraverso il parco di Veio ma sarà accessibile solo in casi di emergenza perché prima devono mettere in sicurezza un ponte. In alternativa, ci hanno messo a disposizione una scala che però conta 141 scalini".
La situazione del regista, celebre autore di capolavori del cinema erotico come 'La Chiave', 'Capriccio', 'Paprika' e tanti altri, è molto difficoltosa, dato che, spiega, "ormai da tempo ho dei problemi di deambulazione che mi rendono molto difficile camminare. Ora abbiamo saputo che vorrebbero fare un tunnel ma le notizie sono vaghe, e non si capisce quali siano i tempi. Attualmente non c'è un accesso al borgo e la fatica è immensa, come si può immaginare". La popolazione "non è abbandonata -sottolinea la moglie di Tinto Brass Caterina Varzi, che tiene strettamente al corrente il regista della situazione- La protezione civile e la Croce Rossa sono molto gentili e disponibili, ma questo non risolve i problemi di una quotidianità che non è una quotidianità normale. In caso di emergenza è previsto l'elisoccorso, ma non si può certo stare così".
Tinto Brass abita in questo borgo ormai da mezzo secolo, ultimo 'baluardo' cinematografico di un luogo poetico e storico che ha attraversato epoche ricche di aneddoti e ricordi: "Me lo ricordo quando ci vivevano tanti artisti, tra cui Philippe Leroy, poi mano mano si è spento -ricorda il regista- Quando ho fatto 'Salon Kitty' (pellicola del 1976, ndr) mi chiamavano dal bar, non avevo nemmeno il telefono in casa", sorride. Ora la sua Isola Farnese è in difficoltà insieme ai suoi abitanti: "Al momento siamo ancora bloccati, spero davvero facciano presto qualcosa", chiosa il regista.
"Domani sarò sul posto per l'ennesimo incontro con i cittadini, così da aggiornarli", dice all'Adnkronos Daniele Torquati, presidente del XV municipio.
"Noi non possiamo mettere a posto il costone - spiega - possiamo semplicemente cercare di fare in modo che ci sia un'opera di fotografia di quello che c'è, con reti e paramassi, e in questo caso, visto anche la fragilità e il crollo di due settimane fa, con molta probabilità faremo una sorta di galleria che protegga il percorso. Si parla in teoria di due mesi, perché ci vuole il progetto esecutivo e con molta probabilità lunedì uscirà un'ulteriore ordinanza che chiarisce l'utilizzo della scala, della strada che si apre e di nuovo gli interventi da fare".

Categoria: spettacoli
17:49
Dolci fritti a Carnevale? Il nutrizionista dice sì alle eccezioni: "Ecco il trucco salva-golosi"
(Adnkronos) - A una settimana dall'inizio ufficiale del Carnevale i dolci della tradizione - con nomi diversi lungo la penisola ma prevalentemente fritti - campeggiano in ogni pasticceria, panetteria e supermercato. Una tentazione non troppo salutare secondo i canoni della buona alimentazione. Ma dobbiamo davvero temere frappe, chiacchiere, castagnole e varie? "Il motto degli antichi 'semel in anno licet insanire' (una volta l'anno è lecito fare pazzie) si adatta bene a questa situazione. Il fritto mangiato in modo eccessivo può fare veramente male perché crea steatosi epatica, ma se noi lo mangiamo una volta ogni tanto, usando magari olio d'oliva per friggere, può addirittura essere vantaggioso", rassicura all'Adnkronos Salute il nutrizionista e divulgatore Ciro Vestita che ricorda "il problema non è mai il singolo alimento. Piccole dosi, in una persona sana, anche di prodotti calorici non sono dannose se inserite in una dieta equilibrata. Importante non esagerare con le quantità di cibo in generale".
Ci sono casi in cui "il fritto è persino un 'alleato' - spiega Vestita - perché stimola l'appetito. E questo è importante per gli anziani che faticano a mangiare e rischiano la malnutrizione. Bisogna inventarsi qualcosa per farli alimentare. Una frittura aiuta". E' un falso mito anche la 'pericolosità' dello strutto di maiale spesso presente nelle ricette di dolciumi tradizionali. "Molti credono che il grasso di maiale sia pericoloso. Ma non lo è, ovviamente se parliamo di piccolissime dosi. Perché il lardo è costituito per il 40% dall'acido oleico, che è l'acido presente nell'olio d'oliva. Contrariamente a quello che si crede, quindi, è ricco di grassi insaturi. Dunque ogni tanto una piccola frittura o l'uso in alcuni dolci non è un problema".
Ma come resistere ai dolcetti carnevaleschi senza esagerare? "Il trucco è nelle fibre - suggerisce Vestita - mangiare verdure o un po' di frutta prima di accedere a questi alimenti è una buona soluzione. Nel film 'Via col vento', Rossella O'Hara non vuole apparire troppo affamata alla cena dove l'hanno invitata e la Mami le suggerisce di mangiare due mele prima di andare a questa cena. Ed è un espediente che funziona: se vogliamo un dolcetto a fine pasto, prima una bella mela, magari di quelle verdi meno zuccherine. E poi mangiamo tranquillamente un piccolo dolce. Ci mancherebbe, sennò che vita è?".

Categoria: cronaca
17:35
Francesca Lollobrigida, chi è il primo oro azzurro alle Olimpiadi di Milano Cortina
(Adnkronos) - Francesca Lollobrigida regala all'Italia la prima medaglia d'oro nelle Olimpiadi invernali di Milano Cortina 2026. L'azzurra del pattinaggio velocità trionfa nei 3000 metri con il tempo di 3'54"28, nuovo record olimpico.
Lollobrigida è nata il 7 febbraio 1991 a Frascati, in provincia di Roma. È pronipote dell'attrice Gina Lollobrigida e vive tra Roma e Baselga di Piné per gli allenamenti. Ha un figlio di nome Tommaso, nato nel 2023, ed è tornata alle competizioni dopo la maternità puntando a Milano Cortina 2026. Ex campionessa mondiale di pattinaggio in linea con 16 titoli iridati, si è dedicata al pattinaggio di velocità su ghiaccio. Alle Olimpiadi di Pechino 2022 ha conquistato argento nei 3000 m e bronzo nella mass start; nel 2025 a Hamar è diventata la prima italiana con l'oro mondiale sui 5000 m e bronzo nella mass start. Ha vinto 8 medaglie europee, inclusa l'oro nella mass start nel 2018, e detiene record personali su diverse distanze.

Categoria: milano-cortina-2026
17:30
Milano Cortina, Francesca Lollobrigida oro nel pattinaggio di velocità: primo trionfo per l'Italia
(Adnkronos) - Una straordinaria Francesca Lollobrigida regala all'Italia la prima medaglia d’oro ai Giochi di Milano-Cortina 2026 e la terza complessiva per il nostro Paese. Oggi, 7 febbraio, nel pattinaggio di velocità femminile la campionessa romana, 35 anni appena compiuti, ha dominato i 3.000 metri femminili imponendo un tempo di 3'54"28, nuovo record olimpico. La festa nel giorno del suo compleanno: le lacrime, il figlio in braccio, il Tricolore che l'avvolge.
"Milano Cortina per me era un modo per mostrare alla gente che si può essere mamme e tornare più forti di prima: ho vinto una medaglia d'oro dopo essere diventata mamma quindi qualcosa è possibile", dice la nuova campionessa olimpica. "Volevo ritirarmi, poi mio marito, la mia famiglia e la federazione mi hanno chiesto di non mollare e non smettere, e ci sono riusciti. Quest'anno volevo una stagione perfetta e invece è stata la peggiore della mia vita. Ho pianto e ho pensato davvero di ritirarmi", aggiunge. "Onestamente volevo pattinare per il bronzo, il mio oro sarebbe stato quello: ma io sono una combattente". E rivela: "Prima penso a finire la stagione, ma poi vorrei avere un altro bimbo, non voglio lasciare da solo Tommaso".
È la prima volta nella storia che il pattinaggio di velocità femminile italiano conquista l'oro ai Giochi invernali. La medaglia d'argento è andata alla favorita norvegese Ragne Wiklund, staccata di 2"26, mentre il bronzo è andato alla canadese Valerie Maltais a +2"65. Tutte le olandesi, invece, sono rimaste fuori dal podio.
"È l'Olimpiade delle prime volte, è una grande emozione e mi viene da piangere", ha commentato il presidente del Coni, Luciano Buonfiglio.
Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha telefonato a Buonfiglio, per complimentarsi dopo la medaglia d'oro conquistata da Lollobrigida. "Ho seguito la gara - ha detto Mattarella al presidente del Coni - rallegramenti e felicitazioni. Le avevo parlato giovedì a pranzo al Villaggio Olimpico e l'avevo sentita molto carica. La prego di farle giungere i miei più vivi complimenti, da estendere ai tecnici e alle federazioni e agli altri atleti azzurri che hanno vinto medaglie oggi".
"Complimenti a Francesca Lollobrigida per uno straordinario oro olimpico, il primo per l'Italia, conquistato con un record olimpico nel giorno del suo compleanno. Orgoglio azzurro, talento e determinazione. Bravissima!", ha scritto su X la premier Giorgia Meloni.
"Il primo oro per l'Italia è sempre un'emozione. Ancora di più quando arriva da un'atleta della Difesa. Complimenti a Francesca Lollobrigida, Primo Aviere Scelto dell'Aeronautica Militare, che nel giorno del suo compleanno conquista un fantastico oro e firma il nuovo record olimpico. Orgoglio per la Difesa, orgoglio per l'Italia", il post su X del ministro della Difesa, Guido Crosetto.
E' stato un inizio da sogno per gli azzurri alle Olimpiadi. Per l'Italia Team questa mattina sono subito arrivate due medaglie dalla 'Stelvio' di Bormio, in discesa libera, la gara regina dei Giochi invernali. Giovanni Franzoni ha chiuso al secondo posto a 2 decimi dallo svizzero Franjo Von Allmen (oro in 1'51''61, con una discesa perfetta), festeggiando la sua prima esperienza ai Giochi con un argento scintillante. Dietro di lui l'eterno Dominik Paris, bronzo in 1'52''11, a mezzo secondo dall'oro. Per 'Domme', che al traguardo si è inchinato al pubblico, chiusura di un cerchio con la prima medaglia olimpica (unica mancante nel suo palmares) a 36 anni.

Categoria: sport
17:23
Travolti da valanga durante fuoripista in Valtellina: due morti
(Adnkronos) - Due sciatori hanno perso la vita oggi, sabato 7 febbraio, dopo che sono stati travolti da una valanga in Valtellina. Un'altra si trova in condizioni critiche. Sul luogo dell'incidente sono intervenuti rapidamente i soccorsi con tre elicotteri di Areu, guardia di finanza e vigili del fuoco. Restano in corso gli accertamenti per ricostruire la dinamica dell'accaduto.
Le operazioni di soccorso si sono svolte in condizioni ambientali particolarmente complesse con intervento coordinato via aria.

Categoria: cronaca
17:07
Ian Matteoli, chi è l'azzurro che fa sognare l'Italia dello snowboard a Milano Cortina
(Adnkronos) - Conquistate le prime medaglie a Milano Cortina 2026, l'Italia non ha voglia di fermarsi. In serata, gli atleti azzurri saranno ancora protagonisti a Livigno, con Ian Matteoli in finale nello snowboard big air maschile (qualificato con il secondo miglior punteggio e la miglior run). Ecco chi è lo snowboarder azzurro in finale oggi, sabato 7 febbraio 2026, alle Olimpiadi di Milano Cortina.
Ian Matteoli è un figlio d'arte. Suo padre è Andrea 'Matiu' Matteoli, ex snowboarder alpino con 17 podi in Coppa del Mondo ed ex allenatore (tra gli altri) di Ross Rebagliati (oro in slalom gigante a Nagano 1998). Nato il 30 dicembre 2005, Ian si è innamorato della tavola a due anni ed è cresciuto tra Nuova Zelanda, Francia e Stati Uniti (in base agli spostamenti dei genitori), diventando negli anni anche un forte skateboarder.
Per quanto riguarda i risultati, nel dicembre 2022 è arrivato terzo nel big air di Coppa del Mondo a Copper Mountain ed è diventato il primo azzurro di sempre a salire sul podio in questa specialità. A febbraio 2023, poi, una fase di stop legata alla rottura della milza (con intervento chirurgico d'urgenza) a complicare il suo percorso. Da lì, però, una grande ripartenza lo ha portato a conquistare un doppio secondo posto nella stagione 2024-25. A fine marzo 2025 è stato inoltre in gara ai Mondiali di Engadina, dove ha chiuso con un settimo posto. Una delusione da cancellare a Milano Cortina 2026.

Categoria: milano-cortina-2026/protagonisti
16:54
Africa, Meloni in Etiopia il 13-14 febbraio: 'tagliando' del governo al Piano Mattei
(Adnkronos) - Etiopia crocevia e spartiacque del Piano Mattei. A due anni dal lancio del progetto, il viaggio di Giorgia Meloni ad Addis Abeba del 13 e 14 febbraio si configura come una sorta di 'tagliando' politico e operativo della strategia italiana in Africa: una verifica, condotta insieme ai partner africani, dello stato di avanzamento del Piano, della sua capacità di mobilitare risorse e di tradurre gli impegni in risultati concreti. La missione dell'inquilina di Palazzo Chigi si articola su due appuntamenti. Venerdì 13 febbraio, alle ore 18:00, la presidente del Consiglio parteciperà al secondo vertice Italia-Africa - il primo ospitato nel continente - dedicato proprio al Piano Mattei e al coordinamento delle iniziative avviate dall'Italia. Sabato 14 febbraio Meloni prenderà invece parte, in qualità di ospite d'onore, alla riunione plenaria della 39ª sessione ordinaria dell'Assemblea dei Capi di Stato e di governo dell'Unione Africana, massimo organo politico dell'organizzazione continentale.
Per Roma, Addis Abeba rappresenta anche un punto di continuità politica. Proprio nella capitale etiope, nell'aprile 2023, Meloni aveva avviato un dialogo strutturato su migrazioni e stabilità nel Corno d'Africa. Un percorso che ha avuto un'ulteriore tappa nel luglio 2025 con la co-presidenza del vertice Onu sui Sistemi Alimentari e la visita a Jimma. Il doppio appuntamento di febbraio è quindi chiamato a misurare il passaggio dalla fase di impostazione a quella di consolidamento del Piano ispirato alla figura del fondatore dell'Eni, Enrico Mattei.
Il bilancio che la premier presenterà ai partner africani indica che nel 2025 sono stati mobilitati tra 1,3 e 1,4 miliardi di euro, stando a quanto riferito da fonti diplomatiche. Le risorse provengono dal Fondo Italiano per il Clima, dal Plafond Africa di Cassa Depositi e Prestiti e, in misura determinante, da una linea multi-donor attivata con la Banca Africana di Sviluppo. In questo schema l'Italia punta a svolgere un ruolo di catalizzatore: a ogni euro investito da Roma corrisponde un cofinanziamento dell'istituzione africana, generando un effetto leva che ha già attirato contributi di partner internazionali come Emirati Arabi Uniti e Danimarca.
Secondo le stesse fonti, il rafforzamento finanziario e operativo ha determinato un cambio di scala nella presenza italiana in Africa, "oggi più strutturata e continuativa rispetto al passato", sia per numero di Paesi coinvolti sia per ampiezza dei settori di intervento. L'impostazione perseguita dal governo "non si limita a progetti spot", viene spiegato. In parallelo è cresciuto anche il perimetro geografico del Piano: dai 9 Paesi individuati nel 2024 si è passati agli attuali 14, con la prospettiva di un ulteriore ampliamento nel 2026.
Sul piano operativo, il Piano Mattei si sta traducendo in una serie di cantieri settoriali. Dal confronto con i leader africani è emersa come prioritaria la dimensione idrica, indicata come la principale variabile per la sicurezza alimentare e la stabilità sociale. In Marocco, per esempio, l'Italia è capofila di un ambizioso progetto sull'acqua insieme a Francia, Germania e Commissione europea, segno dell'integrazione del Piano Mattei nel quadro del Global Gateway dell'Unione europea. In Tunisia e Algeria sono già attivi progetti di irrigazione e agricoltura in aree desertiche, mentre in Mozambico e Tanzania proseguono interventi nel settore energetico.
Un esempio emblematico è la partecipazione italiana al Corridoio di Lobito, che collegherà l'Africa occidentale e orientale dall'Angola allo Zambia, passando per la Repubblica Democratica del Congo. Un pilastro centrale resta quello della formazione. Nel 2026 è prevista l'apertura, nel sud dell'Algeria, di un centro di eccellenza per la formazione di tecnici locali, in linea con l'obiettivo dichiarato di trasferire competenze e ridurre la dipendenza da assistenza esterna.
Il Piano Mattei non ha progetti specificamente dedicati all'immigrazione. Tuttavia, osserva chi lavora da vicino al dossier, "se riusciamo a migliorare l'accesso all'energia, creare lavoro, rafforzare la formazione e la qualità dei servizi essenziali, questo consente alle persone di scegliere se restare nel proprio Paese o migrare legalmente. È una conseguenza indiretta, non l'obiettivo principale". Un esempio è la Tunisia: il memorandum siglato col Paese nordafricano "ha prodotto anche una significativa riduzione degli arrivi irregolari", viene sottolineato. Analogamente, progetti in Senegal e Costa d'Avorio, realizzati con l'Ifad in aree particolarmente fragili, contribuiscono a stabilizzare territori esposti a forti pressioni migratorie.
Non mancano tuttavia le 'dolenti note'. Le difficoltà legate ai tempi di attuazione - in particolare per quanto riguarda le procedure amministrative e le ratifiche parlamentari nei Paesi partner - restano un nodo irrisolto. La struttura di missione del Piano è al lavoro su una semplificazione dei passaggi normativi, con l'obiettivo di rendere più rapida l'erogazione delle risorse a partire dal 2026.
La presenza ad Addis Abeba di oltre venti capi di Stato e di governo africani, insieme al segretario generale dell'Onu António Guterres, viene letta dalle fonti italiane come un indicatore della credibilità politica del Piano Mattei, che il governo punta a consolidare come strumento di politica estera di lungo periodo. Il Piano, rimarcano le stesse fonti, non è legato a una singola persona o a un singolo governo: "Mai come in questo momento l'Italia è stata interlocutrice centrale per i leader africani. Disperdere questo patrimonio sarebbe un errore". (di Antonio Atte)

Categoria: politica
16:52
Epstein files, su un volo del finanziere pedofilo anche il segretario alla Marina Usa Phelan
(Adnkronos) - Anche il segretario alla Marina degli Stati Uniti, John Phelan, compare nella lista passeggeri di un volo effettuato nel 2006 a bordo dell'aereo privato di Jeffrey Epstein, il finanziere condannato per reati sessuali. Il documento, svela la Cnn, è emerso tra i milioni di file legati al caso Epstein diffusi negli ultimi mesi.
Secondo l'emittente, il volo è partito da Londra diretto a New York nel pomeriggio del 3 marzo 2006. Phelan risulta indicato insieme ad altri 12 passeggeri, tra cui lo stesso Epstein e probabilmente Jean-Luc Brunel, ex agente di top model francese e stretto collaboratore di Epstein, morto nel 2022 in carcere mentre era detenuto in attesa di processo per accuse di violenza sessuale e stupro di una minorenne. Il nome di Brunel risulta però scritto in modo errato come "Jean Luk Brunnel". Sei nomi presenti nella lista sono oscurati.
Phelan non ha commentato la notizia, ma un amico stretto del segretario alla Marina ha confermato alla Cnn che si trovava effettivamente a bordo del volo, sottolineando però che si sarebbe trattato dell'unica occasione in cui avrebbe avuto a che fare con Epstein. Secondo la stessa fonte, Phelan sarebbe stato invitato a volare dall'allora amministratore delegato di Bear Stearns, Jimmy Cayne, morto nel 2021, e avrebbe scoperto soltanto al momento dell'imbarco che l'aereo apparteneva a Epstein.

Categoria: internazionale/esteri
16:35
Lucca, donna trovata morta in un ruscello a Capannori
(Adnkronos) - Una donna è stata trovata morta nell'acqua di un ruscello a Vorno, frazione del comune di Capannori (Lucca). L'allarme è scattato intorno alle ore 13 di oggi, quando due escursionisti hanno visto un corpo in posizione prona nell'acqua del torrente, chiamando immediatamente i soccorsi.
Sul posto sono arrivati i carabinieri, i vigili del fuoco, l’automedica di Lucca e operatori del soccorso alpino. Sono stati proprio questi ultimi ad arrivare fino al corpo della donna, in una zona impervia. Era stato attivato anche l'elisoccorso Pegaso, che però è stato rimandato indietro quando i sanitari hanno capito che per la donna non c'era nulla da fare. Al momento non si conoscono l'identità della donna e le cause della morte.

Categoria: cronaca
16:28
Juve, Yildiz rinnova il contratto: firma fino al 2030
(Adnkronos) - La Juventus ufficializza il rinnovo del contratto di Kenan Yildiz. L'attaccante turco ha firmato fino al 2030, come rende noto la società bianconera. Yildiz, 20 anni, è approdato alla Juventus nell'estate 2022 dopo l'addio al Bayern Monaco. In bianconero, l'attuale numero 10 ha già collezionato 115 presenze in cui ha messo a segno 25 gol e distribuito 19 assist.
Su Yildiz, alla vigilia del match casalingo con la Lazio, si esprime l'allenatore Luciano Spalletti: "Avere un leader di 20 anni significa che riesce a dare forza a tutti, perché la valutazione passa da quanto fai brillare la squadra. Essere collegati agli altri è fondamentale e solo così si diventa tutti più forti: Kenan ha lo strappo e crea enormi vantaggi, è veramente tanta roba Yildiz".
Il talento turco, prosegue Spalletti, "sa stare con gli altri e sa capire chi lo circonda, sa stare in un contesto come questo anche se è giovane: merito del lavoro fatto dalla sua famiglia. Kenan sa adattarsi e farsi apprezzare, è una qualità assoluta".

Categoria: sport
16:22
Ghali e la cerimonia di Milano Cortina: "Non c'era pace"
(Adnkronos) - "Pace? Armonia? Umanità? Non ho sentito niente di tutto questo ieri sera, ma l'ho sentito attraverso i vostri messaggi". Ghali, in un nuovo post pubblicato su Instagram, torna sulla sua partecipazione alla cerimonia di apertura delle Olimpiadi di Milano-Cortina che ha sollevato numerose critiche sui social. Diversi utenti hanno fatto notare come il rapper sia stato "censurato", mai nominato dai commentatori e mai inquadrato da vicino in tv durante la lettura della poesia di Gianni Rodari 'Promemoria' dedicata alla pace.
"Le persone - prosegue il cantante - sono ciò che conta davvero e in un momento di così tanto odio vi prego di non giocare il loro gioco e di rispondere sempre come vorremmo che il mondo fosse". Quindi conclude il messaggio con il verso finale della poesia di Rodari: "Ci sono cose da non fare mai".
Nei giorni precedenti alla cerimonia, Ghali aveva pubblicato una lunga lettera sui social denunciando di sentirsi limitato nella propria partecipazione e di essere stato escluso da alcuni momenti ufficiali dell'evento come l'inno italiano. L'artista, che in questi giorni ha lanciato un nuovo brano, ha anche evidenziato che gli è stata negata la possibilità di recitare la poesia in lingua araba nella cerimonia. Di norma, il protocollo olimpico prevede che le lingue ufficiali - oltre a quella del paese ospitante - siano inglese e francese.

Categoria: spettacoli
15:36
Milano Cortina, dalle polemiche su Ghali ai fischi per Vance: il day after
(Adnkronos) - Ghali censurato? I fischi a J.D Vance e l'assenza - ampiamente prevista - di Jannik Sinner. Nel day after, Andrea Varnier, amministratore delegato della Fondazione Milano Cortina 2026, risponde alle domande sui casi - veri o presunti - che hanno caratterizzato la cerimonia d'apertura dei Giochi andata in scena a San Siro. "Io ho visto le immagini e ho trovato le immagini veramente molto belle del segmento di Ghali", dice in conferenza stampa sulle polemiche social sul cantante, che - secondo utenti e telespettatori - sarebbe stato quasi 'censurato' dopo le polemiche legate ad un post pubblicato alla vigilia dell'evento. Ghali si è lamentato in particolare per la mancata autorizzazione a recitare la poesia di Gianni Rodari anche in arabo.
"Il segmento di Ghali era una coreografia molto poetica, di ragazzi che danzavano e che poi hanno formato una colonna olimpica. Credo che l'idea della regia televisiva fosse quella di vedere insieme piuttosto che singolo, per cui io l'ho trovato un segmento molto poetico e che ha dato un contributo importante all'intera cerimonia", dice Varnier.
Capitolo fischi e buuu: nella serata, il pubblico ha sonoramente fischiato la delegazione israeliana e il vice presidente americano J.D. Vance, presente sugli spalti. "Ieri non ho sentito i fischi a JD Vance, ho letto in seguito i commenti e le polemiche", dice Varnier. "Non posso dire di essere un sostenitore di questo tipo di manifestazioni, posso dire che dallo stadio ho sentito solo il supporto per gli atleti statunitensi e tantissimi applausi per loro".
Una battuta sull'assenza di Jannik Sinner: "Non era previsto che partecipasse alla cerimonia d'apertura". Varnier spiega che "Sinner è stato il nostro primo volontario. Ha partecipato alla preparazione dei Giochi, dando la sua disponibilità per lanciare il programma volontari, che ha avuto un successo incredibile. Ci ha dato un contributo fenomenale nella fase iniziale", conclude.

Categoria: sport
15:22
Marco Travaglio derubato di pc e tablet a Latina: "Non ci troveranno alcun segreto"
(Adnkronos) - Marco Travaglio è stato derubato mentre era impegnato nel suo spettacolo in teatro a Latina. Giovedì scorso, mentre il giornalista si esibiva sul palco, dal suo camerino sono spariti il suo tablet e il pc.
"Sono entrati nel camerino, hanno preso il mio computer e quello della mia segretaria" racconta all'Adnnkronos il direttore del 'Fatto Quotidiano' Marco Travaglio. "Il teatro non ha telecamere, non hanno vigilanza, quindi al momento non abbiamo idea di chi possa essersi infilato lì per rubarli".
Giovedì sera, il giornalista era in scena con il suo spettacolo 'Cornuti e Contenti'. Al termine, tornando in camerino, si è accorto della mancanza della 'refurtiva', notando un dettaglio particolare: "Curiosamente non hanno preso il portafogli - dice il giornalista -. Però hanno portato via il borsellino dove c'era qualche cent, un tagliaunghie e un po' di documenti". Mancante all'appello anche "un cardigan di cachemire", ricostruisce Travaglio.
Non è dunque chiaro se si sia trattato di un gesto mirato o semplicemente di un colpo molto maldestro. "Cosa volevano scoprire? Intanto dovrebbero scoprire la password del pc, che dopo tre tentativi si impalla - dice Travaglio con ironia-. E, comunque, abbiamo già bloccato tutto".
Certo è che se i ladri pensavano di scoprire qualche 'segreto' del direttore del 'Fatto', cascano male: "Se cercavano dei segreti non troveranno nulla, io nel mio pc non ho nulla, ho solo i miei pezzi e un po' di roba di archivio mia, tutta roba già edita e nulla di segreto", spiega. "Se sono riusciti ad entrare, ma non so nemmeno quello, possono farsi una cultura, glielo auguro", ironizza Travaglio. A quanto si apprende non sarebbero stati trovati segni di effrazione o di scasso. Sul caso indaga la polizia della Questura di Latina.
Che sottolinea che "la sindaca di Latina (Matilde Celentano, ndr.) mi ha scritto per rammaricarsi e scusarsi. E' un mistero - conclude il giornalista- Vediamo se le indagini portano a qualcosa".

Categoria: cronaca
15:19
Dai 'ragionevoli dubbi’ su Garlasco a 'l’uomo che sfidò Mussolini', le novità in libreria
(Adnkronos) - Ecco una selezione delle novità in libreria, tra romanzi, saggi, libri d'inchiesta e reportage, presentata questa settimana dall'AdnKronos.
Arriva in libreria il 12 febbraio 'Dimmi di te', il nuovo libro di Chiara Gamberale. Chiara si ritrova madre quasi per caso e trapiantata in un quartiere che non sente suo. La sua inquietudine esplode: non lavora, non ama, non sogna più. Finché l’incontro con un vecchio amico la spinge a contattare chi da ragazza aveva idealizzato - l’amore disperato, la più desiderata della scuola, il rivoluzionario, il bravo ragazzo - per domandare: "Ce l’hai fatta a crescere, senza perderti?" Inizia cosí un viaggio nel passato e dentro di sé, in cui ogni incontro è uno specchio e una prova. Portavoce dei nostri segreti piú profondi, Chiara Gamberale ci regala un’indagine in forma di romanzo sul modo impacciato, tenace o incosciente con cui rimaniamo in bilico fra i sogni che avevamo e la vita che facciamo. E inventa per tutti la possibilità di trasformare una palude nel mare aperto.
E' in libreria con Mondadori 'Uomini a pezzi' di Alessandro Bongiorni, libro pubblicato nella collana 'Il Giallo Mondadori'. Il vicecommissario Rudi Carrera ha perso tutto: la compagna, il suo più caro amico e tante anime fragili che lui non ha saputo proteggere. L’ultima, in ordine di tempo, è un’informatrice di nome Teresa, una ragazza madre con un passato di droga e il sogno di diventare musicista, stroncata da un’overdose proprio la notte in cui Carrera era troppo distratto per rispondere alla sua richiesta di aiuto. Distrutto dal senso di colpa, Rudi si getta anima e corpo nel mondo ambiguo della scena trapper, che Teresa stava spiando per lui, ma presto le indagini si trasformano in qualcos’altro: nel cimitero di Lambrate, periferia di Milano, viene ritrovato il cadavere di un giovane immigrato, probabilmente clandestino, e l’autopsia rivela che prima di morire gli sono stati espiantati i reni e il fegato con una tecnica da chirurgo professionista.
In un universo costellato di personaggi sull’orlo del baratro, dove la giustizia, la violenza e l’etica assumono contorni sfocati, Rudi cerca la verità, rendendosi presto conto di essere inciampato in un angolo buio del mondo: quello di chi, per disperazione, per sopravvivere alle lunghe liste d’attesa, è disposto anche a comprare organi al mercato nero… Figlio adottivo di Don Winslow e James Ellroy, Alessandro Bongiorni confeziona un noir dal ritmo sfrenato e carico di un’umanità dolente che racconta senza sconti i peccati più indicibili della nostra società.
Rizzoli manda in libreria 'I guerrieri d’inverno' di Olivier Norek. Finlandia, 1939. L’apparente silenzio della foresta è in realtà un coro di suoni e di voci. Il giovane Simo ha imparato dal padre a non trascurare alcun dettaglio. È un cacciatore esperto e conosce il respiro della volpe, sa adattare il proprio a quello dell’animale, prima di colpire. Sa valutare le distanze e quanta differenza può fare un errore di calcolo. Ciò che ancora non sa è che presto la sua precisione infallibile si misurerà in vite umane, tolte e salvate. Nell’autunno di quell’anno l’Unione Sovietica si appresta ad aggredire la Carelia, un’area apparentemente innocua, ma strategica per la sua posizione di ponte tra il fronte tedesco e quello russo.
L’attacco non è immediato, passano mesi di incertezza, e in questo tempo di attesa, mentre l’inverno inizia a stringere la sua morsa, un milione di finlandesi viene reclutato. Sono giovani inesperti della guerra, un popolo pacifico che viene condotto lungo le linee di confine, senza attrezzature adatte, spesso senza preparazione. E così, nel freddo più spietato, nel cuore del conflitto più violento della sua storia, il popolo intero di un piccolo Stato si solleverà contro il nemico e, tra i suoi soldati, nascerà una leggenda: Simo Häyhä, che grazie alle insuperate doti di tiratore diventa la Morte Bianca, il fantasma inespugnabile per la schiacciante Armata rossa, il simbolo di un’incredibile resistenza, fonte d’ispirazione per i compagni in trincea. Con sguardo lucido Norek ci avvicina a Simo, ma anche a Toivo, Viktor, Leena e tanti altri, protagonisti di un destino che non hanno scelto ma di cui sono inevitabilmente gli eroi. I guerrieri d’inverno è un romanzo sulla durezza e sull’umanità che si confrontano durante le guerre, uno studio attentissimo a quanto è successo ed è stato dimenticato. Un romanzo che ci parla, ancora oggi, di quei luoghi in cui la Storia irrompe come una tempesta, e dove la lotta per la propria libertà si accende, senza filtri.
Olivier Norek ha partecipato ai soccorsi umanitari durante la guerra nella ex Jugoslavia prima di entrare nella polizia giudiziaria, dove è rimasto per diciotto anni. È autore di quattro romanzi polizieschi con il commissario Coste, tutti tra i primi posti delle classifiche francesi. 'Tra due mondi' (Rizzoli 2018) è il suo primo libro pubblicato in Italia. Tradotti in 14 lingue, i libri di Norek hanno venduto due milioni di copie nel mondo, ottenendo numerosi premi letterari, tra cui il Prix “Le Point” du Polar Européen nel 2016, il Grand Prix des Lectrices de “Elle” nel 2017, il Prix Maison de la Presse, il Prix Relay e il Prix Babelio per Superficie.
Laterza manda in libreria 'L'uomo che sfidò Mussolini. Giovanni Amendola, antifascista liberale' di Antonio Carioti. Giovanni Amendola era per Mussolini "il più forte avversario che il paese potesse proporci". Per questo fu aggredito dai fascisti e cento anni fa morì per le conseguenze del pestaggio: un omicidio che, assieme a quello di Giacomo Matteotti, ha segnato la storia d’Italia. Liberale e antifascista, leader dell’Aventino e aperto alle istanze sociali, la sua figura ha ancora molto insegnarci.
Siamo nel luglio del 1925. Giovanni Amendola è in viaggio verso Pistoia da Montecatini, che ha dovuto lasciare perché una folla di camicie nere ha posto sotto assedio il suo albergo. Per Amendola, questi attacchi non sono una novità. Ha già subito nel 1923 un pestaggio a Roma, dove ora è il leader principale dell’Aventino, la coalizione dei deputati antifascisti sorta dopo il delitto Matteotti. Improvvisamente, a una svolta, l’auto è costretta a fermarsi e Amendola viene assalito dai fascisti che, dopo avergli garantito l’incolumità, avevano preparato l’agguato. Lo picchiano brutalmente a colpi di bastone. Le ferite sono gravi e lo condurranno alla morte pochi mesi dopo, nell’aprile del 1926. A cento anni dalla scomparsa, Antonio Carioti parte da questo drammatico episodio per ricostruire la biografia del più acuto e coraggioso oppositore liberal-democratico del Duce.
Autodidatta di origini modeste, Amendola si afferma ai primi del Novecento nell’ambiente delle riviste fiorentine, per poi passare al Corriere della Sera di Luigi Albertini. Eletto deputato nel 1919, figlio del Mezzogiorno di cui reclama il riscatto, è uno spirito religioso, animato da una fede profonda nella libertà. Ostile al fascismo e al comunismo, si batte per trasformare l’Italia in una democrazia moderna e capisce in anticipo su molti altri il pericolo costituito dal sorgere di un partito armato agli ordini di Mussolini. Denuncia per primo nel 1923 lo «spirito totalitario» del regime nascente e avanza la proposta di creare una Corte costituzionale per tutelare le regole del gioco dagli abusi del potere. Un nemico troppo pericoloso perché il fascismo potesse tollerarlo.
Il 19 febbraio saranno dieci anni dalla scomparsa di Umberto Eco, filosofo, narratore, intellettuale critico, che ha segnato la cultura del nostro tempo, nonché socio fondatore della casa editrice La Nave di Teseo. La casa editrice ricorda l'autore del romanzo bestseller "Nome della rosa" con la pubblicazione del volume 'L'umana sete di prefazioni. Testi liminari 1956-2015' (a cura di Leo Liberti).
Umberto Eco è noto come scrittore di romanzi e saggi di estetica, critica letteraria, semiotica, e filosofia. Sono famose le sue Bustine di Minerva e si ricordano i suoi articoli sui quotidiani. Questa raccolta propone per la prima volta l’Eco scrittore di prefazioni e scritti introduttivi o conclusivi, una intensa produzione che ha accompagnato incessantemente la sua attività culturale e accademica. Questo volume di “scritti liminari” copre un arco temporale che va dal 1956 al 2015, attraversando diversi campi di intervento a cui Eco si è dedicato: prefazioni di ambito letterario, di attualità e costume, sui fumetti e una selezione di testi di carattere filosofico e semiotico.
Il volume ci restituisce così tutta l’ampiezza di una personalità fuori dal comune, che attraverso i suoi interventi osserva, e spesso anticipa, i cambiamenti del mondo in questi sessant’anni. “Ci sono solo due casi in cui la prefazione non fa male. Il primo caso è prefazione da Vivente a Defunto, il secondo è prefazione da Grande Vecchio a Fanciullo. Tutti gli altri casi vibrano un colpo mortale al prefato", scrive Eco.
E' in libreria con Solferino 'Il prezzo della libertà' di Valentina Petrini. Sibilla e Anna appartengono a due generazioni diverse: una è nata nel 1963, l’altra nel 1945. Anche i loro mondi sono differenti, la buona borghesia intellettuale e la classe operaia. Eppure, sebbene nemmeno si conoscano, hanno qualcosa in comune: una malattia che le costringe a soffrire di un dolore invalidante e insopportabile, e poco tempo davanti.
Sibilla è un’attivista nella battaglia per la piena attuazione della legge sul suicidio assistito e soprattutto, a differenza di Anna, è benestante: sa che non è tenuta a sopportare all’infinito il suo calvario, potendosi permettere la prospettiva di una fine dignitosa in Svizzera. Anna, al contrario, figlia del dopoguerra, ha svolto lavori umili per tutta la vita, la possibilità di studiare le è stata negata e non ha risorse economiche, né la consapevolezza piena dei suoi diritti. Così, mentre Sibilla fa di tutto per ribellarsi, Anna finisce per non poter disporre nemmeno del suo stesso corpo, perché sono altri a decidere per lei. E la sua tenace e generosa sorella Gabriella si troverà da sola a districarsi tra le inefficienze e le ingiustizie di un Servizio sanitario sempre meno pubblico.
Raccontando con il passo di un romanzo la storia dell’ultimo tempo di vita di queste due donne che ha incontrato e a cui è stata vicina, Valentina Petrini parla di tutti noi: dei nostri cari, del nostro futuro, dei nostri diritti. Illumina l’ipocrisia e l’ingiustizia di una società che chiude un occhio – o entrambi – quando le disuguaglianze economiche e culturali incidono sulla nostra carne viva e ci rendono cittadini di serie A o di serie B anche di fronte alle scelte più cruciali. Se non siamo liberi di decidere se e come curarci, come vivere e come morire, quanto vale veramente la nostra libertà?
Ci sono fatti di cronaca destinati a rimanere per sempre nell'immaginario collettivo, storie capaci di dividere l'opinione pubblica e toccare corde insospettate. Il caso Garlasco è uno di questi: un delitto che ha segnato il Paese, una storia giudiziaria solo apparentemente conclusa e che oggi torna con nuovi interrogativi e nuove ombre. Per anni l'unico indagato è Alberto Stasi, compagno della vittima, il 'biondino dagli occhi di ghiaccio'. Viene condannato a sedici anni di carcere, eppure manca il movente, le testimonianze vanno in un'altra direzione, il suo alibi viene accertato. Si può dire che sia colpevole oltre ogni ragionevole dubbio? La risposta è no.
Da qui parte 'Il ragionevole dubbio di Garlasco' (Piemme), il racconto di Stefano Vitelli e Giuseppe Legato, il magistrato che nel 2009 assolse Stasi in primo grado, in un libro che ripercorre - umanamente e giudiziariamente, con elementi del processo mai raccontati al grande pubblico - tutta la vicenda: dalla telefonata al 118 alle analisi informatiche compromesse, dalle macchie di sangue alle nuove perizie che riscrivono ciò che si credeva acquisito, fino al movente fantasma e all'assunto per cui 'meglio un colpevole fuori che un innocente dentro'. Dubbi, verifiche, domande senza risposta, ma anche la responsabilità di chi deve giudicare sapendo che non si può scommettere sulla colpevolezza dell'imputato: la posta in gioco è troppo alta, un errore simile potrebbe segnare per sempre la vita di un innocente. Una narrazione immersiva, che dal caso di cronaca più discusso di sempre si apre a una riflessione universale sul potere, la conoscenza e il limite umano.
Esce il 10 febbraio con Feltrinelli 'U Maxi. Dentro il processo a Cosa Nostra' di Pietro Grasso. Questo libro entra nell’aula bunker di Palermo e ci fa sedere in prima fila, là dove l’Italia ha smesso di tacere. Il Maxiprocesso non è stato soltanto un evento giudiziario: è un romanzo nazionale di sangue e denaro, paure e resistenze, in cui la lingua delle carte si accende in scene, volti, voci.
Pietro Grasso, uno dei suoi protagonisti, ricostruisce - con prosa limpida e rigore assoluto - la trama fittissima che lega la guerra di mafia alle rotte internazionali dell’eroina, la provincia contadina alle alleanze con New York, gli sportelli bancari di Lugano ai cantieri del cemento palermitano. La narrazione segue il ritmo del dibattimento: l’ingresso dei parenti delle vittime, le deposizioni che si incrinano in silenzi, la dignità ferita di chi chiede solo giustizia. Rivediamo gli investigatori che hanno pagato con la vita (Boris Giuliano, Emanuele Basile) e grandi magistrati come Falcone e Borsellino; ascoltiamo la voce delle vedove e il coraggio delle donne che si sono costituite parte civile. Davanti, nelle gabbie, l’altra faccia del Paese: i Corleonesi, i grandi trafficanti, i pentiti Buscetta e Contorno, gli insospettabili dei salotti buoni, le minacce a microfono aperto.
Atti, rogatorie, intercettazioni diventano racconto vivo: laboratori sotterranei, pescherecci carichi di droga, navi fermate a Suez, conti cifrati in Svizzera, valigie di dollari sporchi arrivati dalle pizzerie del Bronx, affari con industriali e faccendieri. Intorno, una borghesia che spesso finge di non vedere, e talvolta tiene il registro. Qui la storia non cerca scorciatoie: distingue, scava, mette in fila i fatti e le parole, mostrando il punto esatto in cui la verità processuale incontra (o manca) la verità storica. Questo è il racconto di come, in un’aula verde come un’astronave, l’Italia ha imparato a chiamare le cose con il loro nome. E di come quelle parole – finalmente dette – hanno cominciato a cambiare il corso della nostra storia. Il 10 febbraio 1986, dentro l’aula bunker di Palermo, il Paese impara a pronunciare la parola 'mafia' guardandola in faccia: voci, carte, corpi, denaro. Il Maxiprocesso non chiede di scegliere da che parte stare: porta dove le scelte sono già costate tutto. “Ho visto lo Stato vincere non solo arrestando i mafiosi, ma rispettando la legge anche con chi ne era stato il nemico”, racconta Grasso.
Dal 10 febbraio sarà in libreria 'Qualcuno da odiare' di Ilaria Rossetti. Nel 1937 Abele ha diciott’anni ed è un soldato nell’impresa coloniale fascista: il regime per lui rappresenta la speranza di poter aprire un suo forno e diventare panettiere come suo padre. L’Etiopia è la terra dell’avventura e della conquista, e quando tutto finisce e si ritorna a casa, sconfitti, Abele si scontra con la realtà: il Novecento corre e bisogna stare al passo, è una freccia lanciata verso il boom economico, i supermercati che arrivano anche in provincia, la legge sul divorzio e le donne che reclamano la parità dei diritti.
Il tempo passa e Abele invecchia coltivando un astio profondo verso un mondo che non ha mantenuto nessuna delle sue promesse: la rabbia è il suo modo per sopravvivere, l’ideologia l’unica lettura della realtà in grado di spiegargli di chi è la colpa. Così è anche per Ludovica, trentenne che si trascina in un presente faticoso, sentendosi invisibile e tradita dalle generazioni precedenti. Finché non incontra Abele, ormai centenario, grazie a Idea Sociale, un gruppo neofascista che sembra prendersi cura di coloro che stanno ai margini, che sa comprendere e indirizzare il rancore, la solitudine. Ma è proprio in questo inaspettato legame che si apre una possibilità per fare i conti con sé stessi, con la propria memoria e le proprie paure, e forse per mettere finalmente tutto in discussione.
Ilaria Rossetti è nata a Lodi nel 1987. Nel 2007 ha vinto il Premio Campiello Giovani con il racconto 'La leggerezza del rumore'. Ha scritto i romanzi 'Tu che te ne andrai ovunque' (2009), 'Happy Italy' (2011), 'Le cose da salvare' (2020, Premio Neri Pozza, Premio Salerno Libro d’Europa e Premio Lugnano), 'La fabbrica delle ragazze' (2024, Premio Acqui Storia e finalista al Premio Biella Letteratura e Industria), e i saggi 'Stig Dagerman. Il cuore intelligente' (2021) e 'Parole. Dire la cosa giusta, o l’arte dell’esattezza' (2023). Tiene corsi e laboratori di scrittura e narrazione, e dal 2022 insegna alla Scuola Holden di Torino.

Categoria: cultura
15:08
'Paris Jet-man' e 'Franzoni grandioso': festa a Bormio per le prime medaglie azzurre di Milano Cortina
(Adnkronos) - Il sole bacia la neve di Bormio e dà il suo benvenuto alle Olimpiadi italiane. Poi, gli azzurri fanno il resto. Il ‘debutto’ dell’Italia a Milano Cortina 2026 è uno spettacolo. Un trionfo. La mitica ‘Stelvio’ è una meraviglia: si presenta al grande appuntamento a cinque cerchi in condizioni perfette e Giovanni Franzoni e Dominik Paris non deludono le attese. Sono tutte loro le prime due medaglie italiane e arrivano nella discesa libera. La prova più iconica dei Giochi invernali. Un argento e un bronzo memorabili (dietro allo svizzero Franjo Von Allmen), per coronare il grande sogno.
L'inizio della discesa è fissato alle 11:30, ma pubblico popola lo Ski Centre di Bormio dalle prime ore del mattino. Le strade si riempiono di delegazioni: dominano giacche e cappellini azzurri e il tricolore. In gara 4 italiani: oltre a Dominik Paris (sei successi in discesa sulla Stelvio) e Giovanni Franzoni (vittorioso nell’ultimo mese su piste leggendarie come Wengen, in SuperG, e Kitzbuhel, discesa) i più attesi, anche Mattia Casse e Florian Schieder.
L’evento è sold out e i circa 7mila spettatori che man mano arrivano allo Ski Centre alzano i decibel con il passare dei minuti. “Italia, Italia” canticchiano alcuni nelle lunghe file all’ingresso dell’impianto, sventolando qua e là cartelloni per dare un boost di energia ai protagonisti. Da “Forza Jet-Man" per Paris a “Giovanni, tocca a te” per Franzoni, sono loro a dominare sugli spalti.
Giovanni e Dominik scendono come undicesimo e dodicesimo, dopo le grandi prove messe in fila dagli svizzeri Monney, Odermatt e Von Allmen. Tre discese pulite, che fino alle 11:58 mettono insieme un podio tutto elvetico. “Per la medaglia sarà dura” sussurra qualcuno tra gli spettatori. Qualcun altro, invece, ci crede: “Abbiate fede, calma. Tra poco tocca ai nostri”. Che fanno il loro, alla grande: Franzoni, accolto da un boato, chiude in 1'51''81, a 20 centesimi dall’oro. Bene anche Paris, sicuro su una pista che conosce come le sue tasche. 'Domme' domina nei settori centrali, ma perde un po' nel finale e alla fine affianca Von Allmen e il compagno di squadra sul gradino più basso del podio. Con un 1'52''11 che vale un bronzo inseguito una vita. A 36 anni, la prima medaglia olimpica per ‘Domme’, che ringrazia i tifosi con un inchino. Con i migliori già arrivati al traguardo, si intuisce la portata della classifica parziale, poi confermata.
Il boato dello stadio, tutto azzurro, è solo una conferma. Centinaia di svizzeri presenti rendono il giusto merito al nuovo campione olimpico, Franjo Von Allmen, ma per l’Italia è una prima da incorniciare. Accompagnato, fino al podio, da una pioggia di applausi. Paris e Franzoni, anche un po’ commossi, sorridono.
A un certo punto, il colpo di scena: in zona mista, spunta un ragazzo identico a Giovanni. È Alessandro, il suo gemello, che si ferma e mostra con orgoglio la maglietta del fan club: "Lo sapevo, è un campione. Gli ho scritto un messaggio stamattina, ho detto che avrebbe avuto due minuti per passare alla storia. Non è arrivato l’oro purtroppo, ma è un argento olimpico e siamo tutti felicissimi". Il fratello dell'azzurro, che ha assistito alla prova accanto a mamma Irene e al resto della famiglia, ha poi aggiunto: "Sente molta pressione in questo periodo, quindi dico 'Chapeau'. Fare questa prova su una pista del genere, in casa, è fantastico".
Per Paris, è la chiusura di un cerchio. Per Franzoni, un risultato pazzesco alla prima gara olimpica della vita. Ricevuta la medaglia, i due si danno un ‘pugnetto’ d’intesa quasi increduli, guardando (e mordendo) il frutto di tanti sacrifici. Le Olimpiadi italiane sono iniziate. E l’Italia c’è. (di Michele Antonelli, inviato a Bormio)

Categoria: milano-cortina-2026/eventi
14:03
Due valanghe in Trentino, un morto sulla Marmolada
(Adnkronos) - Tragedia sulle montagne del Trentino. Un uomo è morto travolto da una valanga sulla Marmolada, mentre altri due sono rimasti feriti in un altro incidente lungo il canale che scende da Forcella Ceremana verso il lago di Paneveggio.
La prima valanga ha travolto quattro scialpinisti lungo il canale che scende da Forcella Ceremana verso il lago di Paneveggio. L'incidente è avvenuto alle 12.30 nella zona al confine tra la Val di Fiemme e San Martino. Due i feriti, trasportati all'ospedale Santa Chiara di Trento e di Cavalese, mentre altri due sono rimasti illesi.
Dagli esiti più gravi la seconda valanga, che ha travolto altri quattro sciatori italiani, anche loro quarantenni, attorno alle 16, mentre facevano un fuoripista. Uno di loro è morto sulla Marmolada vicino a Punta Serauta. La chiamata al 112 è arrivata intorno alle 16.30 da uno dei coinvolti. L'intervento dei soccorritori oltre le piste da sci di Punta Rocca.

Categoria: cronaca
13:34
Federica Torzullo, i funerali ad Anguillara. La sorella in lacrime: "Hanno spento la tua luce"
(Adnkronos) - Si sono celebrati oggi, sabato 7 febbraio, i funerali di Federica Torzullo, la donna uccisa ad Anguillara Sabazia dal marito Claudio Carlomagno. "È il giorno dell'ultimo saluto a Federica, a cui sono legato da tanti anni, per aver condiviso con lei l'esperienza scout nel nostro gruppo" ricorda don Paolo Quatrini nell'omelia. "In quel contesto abbiamo vissuto tempi e anni piacevoli, spensierati,contraddistinti da quella voglia di vivere l'avventura di affrontare le sfide che la vita ci poneva di fronte. Già allora si intravedeva la forza del suo carattere, la sua determinazione, il suo coraggio, la sua intraprendenza, anche se mirabilmente mescolata con la sua dolcezza e delicatezza del suo tratto gentile. E quell'arma in più che non ha mai risparmiato a nessuno: il suo sorriso".
Lo stesso sacerdote ricorda di aver avuto "anche la gioia e il dono di benedire le sue nozze in questa chiesa a noi tanto cara". "In questi giorni - prosegue - non c'è foto che circoli che non ritragga Federica con questo suo volto luminoso e sorridente, capace di rivelare la persona che è stata. Chiunque abbia avuto il privilegio di conoscere ed esserle accanto ha apprezzato non solo la sua bellezza esteriore, ancor più quella interiore. Federica si è sempre dimostrata determinata e audace, con il coraggio di crescere umanamente e professionalmente, di non accontentarsi ma tendere sempre verso sfide nuove. Tutto questo è accaduto costantemente fino alla dolorosa data del 9 gennaio scorso, quando l'incredibile notizia della sua scomparsa ha gettato la sua famiglia e tutta la nostra comunità nel dolore, nell'incredulità fino al drammatico giorno del suo ritrovamento". "Durante tutto questo lungo tempo in noi si sono alternati sentimenti e vissuti diversificati: paura, angoscia, attesa, speranza, nella piena consapevolezza che Federica non poteva essersi allontanata volontariamente, deliberatamente e senza lasciare traccia di sé. Altri lunghissimi giorni sono trascorsi prima che il suo ritrovamento ci mettesse di fronte alla più dolorosa e ingiusta delle realtà. E oggi siamo qui, addolorati, sgomenti. Non c'è persona presente, e non solo, che non porti dentro di sé il dolore e lo strazio per questa vicenda, a partire dalle persone a lei più care".
“Ora è tempo di spegnere le luci sulla scena di questo doloroso evento. Ne va della sopravvivenza della nostra specie umana, ce lo implora il buon senso, ce lo impone la compassione umana e la carità cristiana. Lasciamo agli inquirenti, agli investigatori, l'opportunità di fare quanto in loro potere, senza interferenze, senza ingerenze, o semplice curiosità mascherata da un diritto di cronaca che non può oltraggiare tutti gli altri inalienabili diritti della persona. Sarà difficile rimuovere e dimenticare anche solo piccole porzioni di questa nostra grande sofferenza, ma vogliamo e dobbiamo provarci nella speranza che tragedie simili non avvengano più”.
"Quanti psicologi, quanti giuristi, quanti criminologi, quanti comunicatori, quanti consulenti forensi, quanti avvocati. E quanto male abbiamo provocato con le nostre parole, quanto poco rispetto abbiamo manifestato per il dolore altrui, unicamente animati dal bisogno di dire la nostra opinione", prosegue il sacerdote, chiedendo "di mettere via quegli abiti che ognuno di noi ha indossato in queste settimane". "Il signore ci perdoni se abbiamo offeso Federica, se abbiamo mancato di rispetto a lei e alle persone care. Quanto tempo ancora dovrà passare prima di riuscire a comprendere che il male produce altro male, e solo controvertendo questa tendenza possiamo sperare in un mondo migliore? Già in questa settimana, fonte di tanto dolore, grazie a Dio - conclude - non sono mancati gesti e azioni di bene, scelte positive e comportamenti capaci di favorire la ripresa, per quanto faticosa, di quella quotidianità che non potrà più essere quella di prima".
Tanti i fiori e le corone deposte davanti all'altare, come tanti, cinque, gli applausi tributati durante la cerimonia funebre. Durante la funzione, il figlio di Federica, i suoi compagni di scuola e della scuola calcio hanno deposto una rosa ciascuno vicino alla bara della donna. All'uscita del feretro dalla chiesa i colleghi di Federica hanno lasciato volare decine di palloncini gialli e blu, oltre a uno rosso a forma di cuore.
"Ti sarebbe piaciuto vedere tutte queste persone venire verso di te" comincia così la lettera, letta dalla sorella Stefania Torzullo, letta durante la funzione. "Avresti inclinato la testa, fatto un sorriso, avresti detto: 'Hai visto quanti mi vogliono bene?' Tanti hanno goduto tutto della tua energia, del tuo sorriso e della tua bellezza. Ma chissà se sapevano davvero tutto di te".
"Se sapevano - prosegue - che ti chiamavamo Terminator, perché con la tua delicatezza riuscivi a rompere tutto. Se sapevano quanto eri severa, di quanto eri puntigliosa e precisa, un ingegnere gestionale dalla nascita, di quanto sapevi essere pressante e sfibrante. Io lo sapevo bene. Chi mi conosce sa di quanto mi lamentavo di te, di tutte le volte che alzavo gli occhi al cielo, quando mi chiamavi: 'Oddio, adesso che gli serve?' Ma quest'oggi non te l’hanno più permesso, non te l'hanno più concesso. Si sono permessi di spegnere la tua luce, di spegnere quel sorriso". "E allora oggi sono qui perché ti prometto che sarò io a litigare con papà e a farlo innervosire, ma soprattutto sarò io a insegnare il bello della vita al tuo bimbo bellissimo. Una cosa però non la saprò fare: farmi amare come riuscivi a fare tu, a portare tutta quell’energia nella vita delle persone anche appena conosciute, ad essere sempre così allegra e piena di vita, ad avere sempre il sorriso stampato in faccia, anche quando, io lo so, dentro di te tutto era cupo. E allora sai che c'è - conclude la donna fra i singhiozzi - che forse non è vero che non ti sopportavo, perché adesso darei di tutto per alzare nuovamente gli occhi al cielo. Saremo sempre io e te su quella transenna, a un concerto dei Subsonica".
Il sindaco della città, Angelo Pizzigallo, ha proclamato per oggi il "lutto cittadino". "Oggi siamo tutti uniti da un dolore che non ha bisogno di spiegazioni, un dolore che chiede silenzio, rispetto, ascolto" ha detto. "La perdita di Federica ci ha colpito nel profondo, come una ferita aperta nel cuore della nostra comunità. Davanti alla morte,soprattutto quando arriva in modo così violento, improvviso,incomprensibile, le parole sembrano sempre insufficienti e forse la cosa più onesta è riconoscerlo. Non abbiamo risposte, ma abbiamo una presenza. Non abbiamo certezze, ma abbiamo una preghiera". "Non abbiamo spiegazioni, ma abbiamo la speranza. Federica oggi viene affidata a Dio", prosegue il sindaco, parlando di "un amore che supera ogni limite umano, ogni fragilità, ogni dolore. A quel Dio che conosce il cuore di ciascuno di noi, molto più di quanto noi stessi lo possiamo conoscere, e che accoglie senza giudicare, senza chiedere spiegazioni, ma solo con misericordia. Ai suoi affetti più cari voglio dire, a nome di tutta la comunità di Anguillara Sabazia, che il vostro dolore è il nostro dolore. In questo momento di buio, la comunità vi è accanto, con una luce discreta che non acceca ma accompagna".
"La vita di Federica, anche nel mistero della sua conclusione, ci lascia un messaggio profondo: ci ricorda quanto siamo fragili, quanto abbiamo bisogno gli uni degli altri, quanto è importante non dare mai per scontata una presenza, una parola, un gesto d’amore. E questo momento ci renda una comunità più attenta, più compassionevole, che ci aiuti ad imparare a guardarci con occhi nuovi, a riconoscere il dolore nascosto. Ciao Federica - conclude Pizzigallo - riposa nella pace del Signore, e dona a tutti noi un cuore capace di amare di più".
"Di Federica ricordo il suo grande sorriso" racconta una collega della vittima Elisabetta Misiano. "Giovedì 8 gennaio abbiamo preso insieme il caffè e abbiamo parlato di lavoro, delle vacanze e del Natale. Venerdì mattina avevamo appuntamento: eravamo amiche, colleghe e parte di un sindacato. Avevamo un lavoro da svolgere insieme: venerdì la aspettavamo ma non l'abbiamo vista. Non ci siamo preoccupati lì per lì, mentre invece alle 12 ci hanno avvertito che Federica non si trovava. Non pensavamo una tragedia del genere".
Federica, prosegue la donna, "non parlava della sua sfera privata, parlavamo del figlio, di come ha gestito la sua carriera ma non ha mai parlato del marito né in bene né in male. Non sapevamo nulla nemmeno della separazione: lei era molto riservata, allegra, sensibile ma allo stesso tempo ha trattenuto questo suo segreto”. Infine un invito: “Parlarne. Con colleghi, con la famiglia, dire tutto. Non serve nascondersi, perché poi queste sono le conseguenze. In quei momenti qualcuno, anche il meno sospettabile, può aiutare".

Categoria: cronaca











































