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16:34

Anm, Giuseppe Tango nuovo presidente per acclamazione

(Adnkronos) - Giuseppe Tango è il nuovo presidente dell'Anm. Tango è stato eletto oggi sabato 28 marzo per acclamazione dal Comitato direttivo centrale dell'Associazione dove oggi l'ormai ex presidente Cesare Parodi aveva formalizzato le sue dimissioni. 

“Oggi lascio, sento il bisogno di tornare alla mia famiglia. Anm ha bisogno di un presidente a tempo pieno”, sono state le parole di Parodi, intervenendo alla riunione del Comitato direttivo centrale, la prima seduta dopo la vittoria del No al referendum e dopo che ha annunciato le sue dimissioni da presidente. 

Parodi - che ha lasciato "per gravi ragioni familiari"- ha confermato che resterà nel Cdc, ha spiegato che “quest’anno e’ stata un’esperienza straordinaria” ma ha ricordato il problema familiare per il quale ha deciso di fare un passo indietro parlando di una scelta che e’ “un passaggio obbligato”. Alle parole di Parodi i colleghi del Cdc si sono alzati in piedi e gli hanno tributato un lungo applauso. 

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Categoria: politica

16:26

Salute, Celano (Apmarr): "Serve cultura One health che coinvolga pazienti, ambiente, comunità"

(Adnkronos) - "La prevenzione non è solo diagnosi precoce o corretti stili di vita: è anche uso consapevole dei farmaci, aderenza appropriata alle terapie e attenzione al loro impatto complessivo, compreso lo smaltimento. È un percorso che chiama in causa pazienti, cittadini e sistema sanitario, perché la salute non è mai un fatto isolato". Così Antonella Celano, presidente dell'Associazione nazionale persone con malattie reumatologiche e rare (Apmarr), intervenendo al talk 'Un'unica salute', che si è tenuto a Milano nell'ambito del Festival della Prevenzione, promosso dalla Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori (Lilt) nella Settimana nazionale per la prevenzione oncologica. 

"Come associazione - ha spiegato Celano - riteniamo fondamentale coinvolgere attivamente i pazienti in una cultura della prevenzione più ampia e consapevole. Non si tratta solo di evitare la malattia ma di prendersi cura della salute nel quotidiano, con scelte informate e responsabili. È in questa visione che si inserisce il nostro impegno in ottica One health, che trova una concreta espressione anche nel progetto 'Sosta' che mira a sensibilizzare sull'uso corretto delle cure, sul consumo consapevole dei farmaci e sul loro corretto smaltimento, contribuendo a ridurre sprechi e impatto ambientale", ha aggiunto. 

Sul tema del cambiamento degli stili di vita, la presidente di Apmarr ha sottolineato la dimensione culturale della sfida: "La reale disponibilità a modificare i propri comportamenti in favore di una salute 'collettiva' dipende soprattutto da un fattore culturale - ha osservato - Per troppo tempo la salute è stata interpretata come una questione individuale. Oggi sappiamo che è un bene condiviso, influenzato dall'ambiente, dalle scelte quotidiane e dalla sostenibilità dei sistemi di cura. Il passaggio decisivo è superare una visione centrata sull'individuo per adottare una prospettiva che tenga insieme persone, ambiente e comunità". Per questo, ha concluso la presidente di Apmarr, "il ruolo delle associazioni è anche quello di fare cultura sul paradigma One health, nell'interesse di tutti. Informare, rendere comprensibili questi temi e tradurli in comportamenti concreti è parte integrante della prevenzione". 

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Categoria: salute

15:46

Lavoro, così gap competenze frena la manifattura

(Adnkronos) - Il disallineamento delle competenze non è più soltanto un segnale d’allarme: è un freno reale allo sviluppo delle imprese che compromette la produttività, rallenta l’innovazione e genera un progressivo depauperamento del territorio. Lo ha sottolineato Luciana Ciceri, presidente di A.P.I., in apertura della tavola rotonda “PMI: il ruolo strategico delle competenze” che si è svolta presso la sede dell’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Milano, organizzata da A.P.I. – Associazione Piccole e Medie Industrie in partnership con l’Ordine degli Ingegneri. "A Milano e in Lombardia, dove la competizione corre più veloce, questo gap pesa ancora di più: le PMI associate ci segnalano quotidianamente il forte disallineamento tra le professionalità richieste e quelle offerte dal mercato del lavoro. E questo si traduce in mancata crescita, tempi di produzione più lunghi, difficoltà nel presidiare nuovi mercati e una minore capacità di cogliere le opportunità della trasformazione tecnologica e sostenibile. A questo si unisce la complessità di garantire la continuità di impresa, in molti casi a causa del mancato passaggio generazionale tra imprenditori o lavoratori". 

Nell'appuntamento - che ha riunito istituzioni, professionisti e imprenditori per analizzare il ruolo sempre più decisivo delle competenze in un sistema produttivo che opera in un contesto globale sempre più instabile - Elena Buscemi, Presidente del Consiglio Comunale di Milano, ha posto l’accento come "lavoro, persone e imprese, insieme alle competenze, sono i fattori chiave dello sviluppo della nostra città e del Paese". Per Carlotta Penati, Presidente Ordine degli Ingegneri della Provincia di Milano "in un’epoca di trasformazioni tecnologiche rapide e spesso dirompenti, il vero fattore competitivo, oggi, non è la tecnologia in sé, ma la capacità delle persone di comprenderla, governarla e integrarla nei processi produttivi. Il valore delle PMI risiede proprio nel capitale umano: esperienza, capacità di adattamento e quel “saper fare” che rende unico il modello lombardo. Le PMI sono chiamate ad affrontare sfide decisive su digitalizzazione e sostenibilità; senza un supporto adeguato, queste eccellenze rischiano di dover cedere il passo ai grandi gruppi multinazionali esteri, alimentando una pericolosa desertificazione industriale. L'Ordine degli Ingegneri di Milano si pone come soggetto di indirizzo e supporto alla collettività, promuovendo qualità, formazione e competenza nell’esercizio della professione; la partnership strategica con A.P.I. è finalizzata a creare una sinergia concreta a sostegno del nostro tessuto produttivo, per avviare e implementare quei processi di innovazione indispensabili affinché le aziende lombarde possano diventare più competitive, sostenibili e, soprattutto, protagoniste del proprio futuro». 

"Dall’incontro - ha concluso Ciceri - è emerso un messaggio inequivocabile: le imprese manifatturiere hanno bisogno di percorsi formativi mirati, agili e che permettano di cogliere le opportunità tecnologiche emergenti. Il 78% delle PMI coinvolte in una rilevazione flash di A.P.I. dichiara di avere difficoltà a selezionare figure professionali specifiche, mentre il 67% delle imprese prevede nuove assunzioni nei prossimi due anni. C’è voglia di investire, nonostante la situazione geopolitica e le oscillazioni dei mercati. Oggi cerchiamo professionisti che uniscano soft skill, tecnica, digitale e capacità gestionali. Ma soprattutto serve una collaborazione stabile e concreta tra imprese, istituzioni e professioni tecniche. Solo facendo squadra possiamo, infatti, affrontare davvero le transizioni in atto e trasformarle in opportunità di crescita. Per questo abbiamo iniziato la collaborazione con l’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Milano". 

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Categoria: economia

15:38

Lombardia, Regione sempre più interlocutore del dibattito manifatturiero europeo

(Adnkronos) - La Lombardia si conferma locomotiva industriale e politica dell’Europa, un territorio capace di decidere, coordinare e influenzare le scelte strategiche del Continente. Grazie all’azione dell’assessore allo Sviluppo economico Guido Guidesi, il territorio lombardo diventa il cuore pulsante di un asse che unisce industria, innovazione e lobbying istituzionale. Negli ultimi cinque anni, la Regione ha infatti puntato molto sulle ‘reti istituzionali’, si pensi a tutto il lavoro fatto all’interno delle realtà europee come l’Automotive regions alliance (Ara), l’European chemical regions network (Ecrn) e l’European semiconductor regions alliance (Esra), passando poi dalla cabina economica del Nord-Ovest con Piemonte e Liguria fino agli accordi con Veneto ed Emilia-Romagna, Valencia, Baden-Württemberg e Baviera. 

Nel cuore della manifattura europea si consolida un asse sempre più strategico, quello tra Lombardia e Catalunya. Due regioni leader per produzione industriale, densità di imprese e capacità di innovazione che, negli ultimi mesi, hanno trasformato la collaborazione storica sancita all’interno dei ‘Quattro Motori’ in una vera e propria alleanza strutturata per il sostegno in settori strategici, come ad esempio quello chimico, pilastro trasversale dei due sistemi manifatturieri. La collaborazione con la Catalunya si inserisce perfettamente nella strategia lombarda di costruzione di una lobby europea sempre più autorevole; l’obiettivo è costruire un blocco europeo di regioni ad alta intensità produttiva, capace di difendere filiere strategie manifatturiere. 

Negli ultimi anni la Lombardia ha guidato l’European chemical regions network (Ecrn), raddoppiando i membri e attivando progetti per quasi 20 milioni di euro. Oggi, con la Catalunya alla presidenza, la Lombardia mantiene la vicepresidenza alle alleanze strategiche e partnership, rappresentando l'Associazione nella Critical chemicals alliance. Questa leadership permette alla Lombardia e alle regioni alleate di pesare sulle decisioni di Bruxelles, definendo le politiche energetiche, industriali e di transizione ecologica in linea con le esigenze del tessuto produttivo. In Lombardia, il 98% dei prodotti manifatturieri dipende dalla chimica, infrastruttura invisibile ma vitale per l’innovazione e la competitività europea: dalla farmaceutica all’Automotive, dall’edilizia sostenibile alla chimica fine, la Lombardia è motore industriale e centro di know-how europeo. 

L’alleanza lombardo-catalana segue tre direttrici chiave: innovazione e ricerca, con progetti comuni su chimica verde, materiali avanzati e tecnologie industriali sostenibili, con programmi europei Horizon ed Erasmus+; formazione e capitale umano, con percorsi condivisi e mobilità dei talenti tra università, centri di ricerca e imprese, rafforzando la competitività del tessuto produttivo lombardo; transizione ecologica, con sperimentazioni di modelli industriali decarbonizzati e riciclo chimico, posizionando la Lombardia come laboratorio europeo della chimica sostenibile e competitiva. 

L’incontro lombardo con la Catalunya non è solo industriale, ma certamente anche politico; Guidesi è la voce della Lombardia nei tavoli economici, assicurando che il territorio non solo venga ascoltato, ma pesi davvero nelle decisioni continentali. La collaborazione con Catalunya, quella con le Regioni appartenenti ai ‘Quattro Motori’, con le Regioni del Nord del Paese e le regioni tedesche fa parte di un disegno più ampio: fare della Lombardia il cuore decisionale e operativo della manifattura europea, guidando politicamente e industrialmente l’intero asse continentale. 

La Lombardia oggi oltre ad essere un territorio industriale, è motore e voce autorevole dell’Europa manifatturiera. Un modello che dimostra come le regioni possano fare sistema, influenzare le decisioni europee e difendere le filiere strategiche. 

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Categoria: economia

15:18

Maxi furto di KitKat, rubato camion con 12 tonnellate di barrette

(Adnkronos) - Maxifurto di KitKat. Un camion con un carico del celebre snack, per 12 tonnellate complessive, è stato rubato in Europa. Sono sparite 413.793 confezioni, come spiega un portavoce del brand - che appartiene al colosso Nestle - all'agenzia Afp. Il camion è stato rubato la scorsa settimana durante il viaggio tra una fabbrica in Italia in cui viene prodotto il KitKat e le strutture per la distribuzione in Polonia. 

"Abbiamo semprre incoraggiato le persone a spezzare con KitKat", dice il portavoce utilizzando lo slogan reso noto dagli spot e dalle pubblicità. "Qualcuno sembra aver preso il messaggio troppo alla lettera con oltre 12 tonnellate del nostro cioccolato", aggiunge. Dopo diversi giorni, ancora nessuna traccia del camion e del dolcissimo carico. Le indagini proseguono, intanto però scatta l'allarme a pochi giorni da Pasqua: il maxifurto mette a rischio la disponibilità di prodotto nei giorni di festa. Non è escluso che le centinaia di migliaia di confezioni possano finire ugualmente sul mercato in Europa attraverso canali non ufficiali. I lotti rubati sono comunque identificabili con il codice a barre: "Se c'è una corrispondenza, lo scanner fornirà indicazioni chiare per contattare KitKat", fa sapere il portavoce. 

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Categoria: internazionale/esteri

13:48

Telemarketing, stop ai contratti luce e gas al telefono senza autorizzazione degli utenti

(Adnkronos) - Arriva lo stop ai contratti di luce e gas al telefono senza l'autorizzazione degli utenti. Ma non solo. Diverse le novità 'salva-consumatori' dal telemarketing selvaggio contenute in alcuni emendamenti al Dl Bollette, approvati giovedì scorso durante la seduta della X Commissione della Camera dei Deputati - Attività produttive, commercio e turismo. 

 

 

Come spiega Consumerismo No Profit, gli emendamenti approvati rappresentano "uno tsunami su tutto il comparto del teleselling". Saranno infatti legalmente nulli i contratti per forniture di luce e gas siglati al telefono se l’utente non ha espresso formale consenso all’utilizzo dei propri dati per fini commerciali.  

Le società energetiche, poi, dovranno avere una identificabilità telefonica obbligatoria e l’Agcom potrà ordinare il blocco delle linee telefoniche usate dai professionisti per chiamate indesiderate. Prevista anche l’inversione dell'onere della prova: spetterà al venditore dimostrare il consenso preventivo fornito dall’utente contattato. 

Gli emendamenti approvati – a firma di Alberto Gusmeroli (Lega), Silvio Giovine (Fratelli d'Italia), Luca Squeri (Forza Italia), Alberto Luigi Barabotti (Lega), Carmen Letizia Giorgianni (Fratelli d'Italia) e Massimo Milani (Fratelli d'Italia) - prevedono infatti che “è fatto divieto di effettuare sollecitazioni commerciali per telefono, anche attraverso l'invio di messaggi a consumatori, finalizzate alla proposta e conclusione di contratti di fornitura di energia elettrica e gas. Il professionista potrà contattare il consumatore per telefono, anche attraverso l'invio di messaggi, qualora vi sia stata una richiesta effettuata direttamente al professionista attraverso interfacce informatiche di quest'ultimo oppure nel caso in cui il contatto sia stato effettuato nei confronti dei propri clienti di energia elettrica e gas che abbiano espresso specifico consenso per ricevere proposte commerciali. È onere del professionista dimostrare la validità del contatto […] I contatti telefonici dovranno essere effettuati dal professionista da un numero che lo identifichi univocamente. I contratti stipulati a seguito di contatto effettuato in violazione di quanto previsto al comma 8-bis e al presente comma sono nulli”. 

“Gli utenti possono segnalare al Garante privacy e all'Agcom i casi di chiamata effettuata in violazione dei commi 8-bis e 8-ter indicando il numero dal quale proviene la chiamata. Ove Agcom nell'ambito dell'attività istruttoria svolta d'ufficio o a seguito della predetta segnalazione, accerta che la chiamata proviene da numeri diversi da quelli assegnati al professionista, ordina al gestore telefonico l'immediata sospensione dell'utilizzo delle linee allo stesso assegnate. Il Garante privacy, nell'ambito dell'attività istruttoria può chiedere ad Agcom, in presenza di un numero significativo di segnalazioni di chiamate senza previo consenso, di procedere alla sospensione di cui al precedente periodo”. 

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Categoria: economia

13:10

Inwit, Galli: "Nostra rete irreplicabile e prezzi in linea con standard"

(Adnkronos) - "La nostra rete, composta da circa 26 mila siti, è il risultato di 40 anni di lavoro di Tim, Vodafone e Inwit, che hanno potuto beneficiare del vantaggio del first-mover per costruire siti di massima qualità nelle migliori posizioni disponibili. Il 35% dei nostri siti si trova in posizioni uniche, come nel cuore delle grandi città, così come aree montane e borghi, più in generale circa il 75% della nostra rete non è replicabile. Uscire dalla rete Inwit vuol dire avere piano di rete alternativa con la costruzione di almeno 15 mila nuove torri che con un roll-out medio di 500 torri, richiederebbe 30 anni, con impatti sulla qualità del servizio e con un costo di ulteriori 2 miliardi. Ma anche con impatti ambientali notevoli con l’emissione di oltre 500.000 tonnellate di CO2. La duplicazione delle reti infrastrutturali non ha senso industriale, economico ed ambientale". Lo ha detto il direttore generale di Inwit, Diego Galli, nel corso di una conference call straordinaria con gli analisti per fare chiarezza su alcune informazioni e dichiarazioni riguardanti il Master Service Agreement (Msa) e il rapporto i clienti 'anchor', Tim e Fastweb+Vodafone. 

"A ciò - ha ricordato - si aggiunge un tema di densificazione che sarebbe più rapida se i nostri anchor tenant si affidassero a Inwit che garantisce la migliore qualità ed estensione. In questi anni siamo diventati una macchina operativa efficiente realizzando 800 torri nuove ogni anno: è il processo migliore per la densificazione ma anche per la gestione finanziaria". 

Per Galli "è importante chiarire che, tutti i nostri prezzi sono in linea con il mercato. Sono anzi più vantaggiosi, e ben al di sotto della media europea perchè il canone Msa include anche diritti esclusivi a beneficio degli 'anchor', come il diritto di veto e spazi riservati extra sui siti esistenti, che non rientrano nei termini standard degli Msa nei benchmark internazionali. Precisiamo anche che "nel caso in cui un 'anchor' dovesse recedere, l'altro continuerà a beneficiare delle medesime condizioni economiche. Sottoscrivere un accordo per poi recedere dall'Msa dopo otto anni equivale a contrarre un mutuo ventennale con una banca per poi smettere di rimborsarlo dopo otto anni". Dopo la call il titolo Inwit ha chiuso con un rialzo del +3,26%. 

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Categoria: economia

11:44

'SMYL', su Prime Video serie con protagonisti veri professionisti della comunicazione

(Adnkronos) - Su Prime Video è sbarcata 'SMYL – Show Me Your Life', la serie diretta da Luca Secci che, in collaborazione con Digitalia 21, porta sul piccolo schermo non attori di professione, ma i professionisti che ogni giorno, nel silenzio delle sale riunioni e dietro le quinte delle aziende, risolvono crisi di comunicazione, smontano reputazioni compromesse e ne ricostruiscono di nuove. 'SMYL' non somiglia a nulla di già visto. Non è un documentario aziendale nobilitato dalla fotografia cinematografica, né un reality travestito da fiction. È qualcosa di diverso e, per certi versi, di più coraggioso: una storia che attinge al vissuto quotidiano di chi lavora nella consulenza strategica, nel branding, nella gestione della reputazione digitale, e la porta su un terreno narrativo dove il confine tra realtà e rappresentazione si assottiglia fino a scomparire. La prima puntata - presentata in anteprima il 13 marzo a Roma - racconta la vicenda di un attore intrappolato nell'immagine del 'cattivo' - dentro e fuori dallo schermo - che si rivolge a un team di specialisti per ricostruire la propria identità pubblica. Ci sono un coordinatore, Max Calore, che orchestra il lavoro come un direttore d'orchestra sartoriale; un esperto di brand positioning, Marco Lutzu, che ragiona come un allenatore di calcio davanti a una squadra in crisi; uno stratega della comunicazione digitale, Giando Santamaria, capace di riscrivere la narrazione di una persona sui motori di ricerca e sull'intelligenza artificiale; un maestro delle pubbliche relazioni, Gio Talente, che tesse reti invisibili; e un tecnico della comunicazione online, Michel Sainville, che trasforma i dati in percezione.  

Nessuno di loro recita. Tutti interpretano sé stessi, con la naturalezza e la competenza di chi quel mestiere lo fa davvero, ogni giorno, per aziende grandi e piccole. Il risultato è un prodotto che parla una lingua contemporanea con un'autenticità che il pubblico percepisce immediatamente. Le dinamiche che si sviluppano davanti alla camera – il brainstorming serrato, le idee scartate senza complimenti, la tensione tra creatività e pragmatismo, la ricerca di un 'gancio' narrativo capace di ribaltare una percezione radicata – appartengono alla realtà del lavoro invisibile che sostiene la comunicazione professionale. 'SMYL' ha il merito di rendere visibile questo mondo e di farlo con un ritmo e una cura formale che non hanno nulla da invidiare alle produzioni più blasonate. L'intuizione del regista Luca Secci sta tutta qui: dimostrare che per realizzare un prodotto cinematografico di qualità non servono necessariamente budget faraonici, ma servono ingegno, visione e soprattutto storie vere, storie vicine alle persone che ogni mattina si alzano e vanno a lavorare, storie che valga la pena portare sul grande e sul piccolo schermo.  

In un'epoca in cui l'industria dell'intrattenimento insegue algoritmi e format replicabili, 'SMYL' sceglie la strada opposta: parte dal reale, dal competente, dall'umano, e ne fa spettacolo senza tradirne la sostanza. "Il mercato cinematografico italiano, salvo alcuni casi, si è fatto ripetitivo, non perché manchino i creativi, ma perché produttori e ministeri hanno perso coraggio. Per andare avanti, serve perdere l'equilibrio, almeno un istante, ma è il solo modo per progredire e camminare. E si sa, quando stai fermo, vengono fuori tutti gli acciacchi", afferma Luca Secci. La serie entra con precisione chirurgica nei temi più urgenti del presente: il peso della reputazione digitale in un mondo dove il 40% delle persone chiede all'intelligenza artificiale un parere su chi siamo, la salute mentale nel mondo dello spettacolo, lo stigma che circonda l'alcolismo e le dipendenze tra i professionisti dell'entertainment, il coraggio di trasformare una caduta personale in un progetto imprenditoriale a impatto sociale. Lo fa senza retorica, senza l'insopportabile pedagogia di certo cinema a tesi, ma con la precisione chirurgica di chi quelle dinamiche le conosce dall'interno. 'SMYL' è, in definitiva, un atto di fiducia: nel pubblico, nella capacità delle storie ordinarie di diventare straordinarie quando sono raccontate con rispetto e mestiere, e nella possibilità che il cinema italiano sappia ancora sorprendere uscendo dai percorsi tracciati. 

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Categoria: spettacoli

11:37

La Direzione Nazionale di Meritocrazia Italia a Milano, 'L'Ordinamento sportivo alla luce art. 33 Costituzione'

(Adnkronos) - Si è chiusa presso l’NH Machiavelli di Milano la prima Direzione Nazionale di Meritocrazia Italia del 2026, che è anche la prima in assoluto nel capoluogo lombardo. Il titolo è L’ordinamento sportivo dopo l’art. 33 Cost. - il trionfo del merito anche a livello costituzionale. L’introduzione del riferimento al valore educativo, sociale e di promozione del benessere psicofisico dell’attività sportiva in tutte le sue forme all’art. 33 della Costituzione, che ha segnato un passaggio decisivo ai fini del riconoscimento dell’importanza dello sport sotto il profilo della formazione, della tutela della salute e del suo potenziale inclusivo. Moderato dal giornalista di Rai Sport Saverio Montingelli, l’evento è stato aperto dalla Coordinatrice nazionale di Meritocrazia Italia Paola Panza, che ha ricordato come questa riflessione sullo sport serva a riflettere sulla coesistenza di libertà, qualità e responsabilità in un sistema che favorisca la partecipazione di tutti. "Meritocrazia Italia nasce con l’ambizione di contribuire al dibattito pubblico con idee, competenze e capacità di proposta: un banco di prova che ci spinge a interrogarci su come orientare le scelte secondo criteri di merito e competenza". 

Gabriella Squitieri, che in Meritocrazia Italia ricopre il ruolo di Ministro per Merito, Turismo, Cultura, Impresa e Territorio, ha aggiunto che "Lo sport non è settore specifico che riguarda solo alcuni, riguarda tutti, ha valenza generale ai fini del benessere e della formazione dell’individuo, e il riconoscimento costituzionale avvenuto nel 2003 lo ha sancito. Lo sport è strettamente legato al merito, ma il riconoscimento costituzionale implica che il merito per essere riconosciuto vada organizzato. Per cui il lavoro più grande deve consistere oggi nel far ruotare alla perfezione ogni apparato del settore". Il tema del convegno è stato presentato dal Consigliere responsabile della struttura attuativa ed esecutiva di Meritocrazia Italia Alessandro Serrao. "Amo lo sport, e quando ho iniziato a fare sport c’era il piacere di giocare, di stare insieme, di crescere, gli idoli si vedevano per la competenza, non per quanto guadagnavano. Oggi i ragazzi non giocano a pallone col piacere e l’amore, con la voglia e la rinuncia – sì, rinuncia, lo sport è rinuncia, è sacrificio, è quello che abbiamo visto nelle paralimpiadi. Sono gli atleti paralimpici che incarnano il merito. Il riconoscimento costituzionale è il punto di partenza a che lo sport diventi un diritto, per tutti e di tutti, e istituendo un’altra istituzione educativa dopo famiglia e scuola, cioè appunto lo sport, incoraggia la formazione di sportivi e cittadini moralmente superiori. Se visto come mezzo di inclusione, lo sport fa crescere dal punto di vista fisico e ancor più morale ed etico". 

Da remoto, l’Avvocato dello Stato Paolo Del Vecchio, che si è occupato nella sua vita professionale anche di casi molto delicati come Calciopoli, ha osservato che la Costituzione dà un «riconoscimento, non qualcosa di nuovo, non penso che dobbiamo lavorare affinché lo sport divenga un diritto, perché lo sport diritto lo è di per sé. Il diritto allo sport è già previsto negli articoli 2 e 3 della Costituzione, quelli fondamentali. Di recente con la Curia e varie associazioni abbiamo messo in campo un comitato che si chiama Sport per Napoli e ha il compito di combattere la dispersione scolastica e fare in modo che lo sport sia leva sociale, per i ragazzi che in famiglia non trovano nessuno sbocco positivo. Andiamo anche nelle scuole, con Patrizio Oliva, gli schermidori, anche i calciatori, e propugniamo il merito sia come esempio sia come anelito, finalità". 

 

Il Presidente del Comitato Italiano Fair Play Ruggero Alcanterini ha affermato che c’è parecchio da fare sul fair play. "Non l’abbiamo inventato noi ma Shakespeare, visionario che di fronte al dramma della diaspora religiosa introdusse il tema nelle sue commedie. Lo stesso termine sport è letterario, deriva da diporto e l’autore ne è nientemeno che il Boccaccio, nel Decameron. La soluzione dunque credo sia quella di fare mente locale sul concetto di meritocrazia. Siamo condizionati dal merito travisato. Occorre essere razionali nelle scelte gestionali. Utilizziamo quello che c’è, che è tanto, lo Stadio Flaminio versa in stato d’abbandono ma non è colpa sua. Possiamo introdurre soluzioni con un minimo d’impegno. Scegliere significa anche rompere gli schemi. Non basta arrivare primi ma occorre l’idea del rispetto e della partecipazione". 

La responsabile nazionale di Meritocrazia Italia Alessia Fachechi ha apprezzato il fatto che il nuovo articolo 33 della Costituziona è stato passo importante "capace di riportare l’attenzione di tutta la comunità sul ruolo dello sport nella promozione della persona. Fu riforma votata all’unanimità. Oggi non posso non notare che le battaglie di riforma sono molto più difficili. Larga parte dell’ultima campagna è stata improntata al non toccare la costituzione, e fa strano che questo provenisse dalla parte politica che volle il taglio dei parlamentari. Evolvere richiede a volte scelte impopolari. Ricercare l’effettività dei diritti fondamentali solo nel testo scritto non porta da nessuna parte. In questo formalismo perbenista di oggi più diritti proclamiamo e meno ne abbiamo. La partita del merito si gioca tutta sul modo in cui la politica sarà in grado davvero di portare al centro lo sport. Fino a quando non saremo in grado di creare spazi nelle periferie a rischio di devianza, fino a quando non sarà inclusione culturale, fino a quando il calcio sarà business e non valorizzazione di talenti, ecco, hai voglia a parlare di promozione della salute". 

È poi intervenuto il già Consigliere di Stato ed ex giudice FIGC Carlo Buonauro, Buonauro: "Merito è parola impegnativa e meritocrazia, fusione di merito e potere, lo è ancor di più. Meritocrazia Italia ha il merito di averla compresa e divulgata nella valenza positiva. Il merito compare nell’art 34 della Costituzione, sull’istruzione da garantire a tutti (primo comma), più l’aggiunta del terzo comma, dove si dice che i capaci e meritevoli pur privi di risorse economiche devono accedere agli studi più alti. La Repubblica riconosce l’attività sportiva, come diritto naturale di cui l’ordinamento prende atto". 

 

Il Professore ordinario di Diritto sportivo e giudice FIGC Andrea Lepore, da remoto, ha dichiarato di non ritenere «che la riforma dell’articolo 33 abbia inciso moltissimo nel nostro ordinamento. Si parla di valore educativo e sociale, ma questi valori sono già inseriti nella Carta in vari articoli, fra cui il 3, dedicato all’eguaglianza sostanziale, o l’art 32 sul diritto alla salute. Il legislatore costituzionale ha insomma colto lo sport come valore strumentale, e oggi l’articolo 33 può essere un ottimo amplificatore. Ma va raffrontato con la realtà. Lo sport è molto diverso da cinquant’anni fa. Va raggiunto un nuovo equilibrio nell’applicazione dei principi. Una squalifica può essere commutata in disposizione rieducativa? Le sanzioni sono brutalmente concrete già se un atleta è dilettante, e se sono contrarie ai principi della Carta Europea dello Sport possono essere annullate. Che succede al giocatore che non ha potuto gareggiare e il suo club ha perso il campionato? Si rigiocano le partite? È bellissimo parlare di valori nello sport ma qui abbiamo problemi concreti". 

La Manager dello sport e rapporti istituzionali nonché Presidente della XVIII Commissione intergruppo parlamentare Sviluppo Sud, isole minori e aree fragili Michela Macalli ha specificato che "esiste un fondo dote famiglia che nel 2025 il governo aveva stanziato per 30 milioni di euro onde incentivare l’attività motoria e uno stile di vita sano per i minori in condizioni non agiate. E società di serie A lavorano in zone disagiate come le carceri minorili facendo attività di coinvolgimento e di inclusione di cui non si parla perché non fanno clamore, ma usano a fini positivi i numeri che rendono il calcio bacino d’utenza sociale importante, specie per gli stranieri. L’Italia – e ne sono orgogliosa – è ricca di volontari sportivi, lo sport è cultura. Poi c’è tutto il problema delle infrastrutture, che meriterebbe un convegno a parte".  

Il Presidente nazionale dell’ente di promozione sportiva Opes Juri Morico, da remoto, ha ricordato che «negli anni Ottanta lo sport era pop: oratori, giochi della gioventù ecc. Questo nonostante che nella Costituzione all’articolo 33 non ci fosse la parola sport e nello statuto del Coni non ci fosse la parola scuola. Noi di Opes abbiamo deciso di essere risorsa. Risorsa che genera valore, ma per questo bisogna avere il coraggio di giocare la partita del proprio tempo. Un buon proposito non garantisce il riconoscimento del merito. Parliamo della nostra res publica, parliamo di patrimonio condiviso, di beni mobili e immobilili, di generazioni e se abbiamo problemi all’interno dobbiamo ragionare su politiche di sistema". 

 

Il Professor Fabio Iudica, del corso integrativo in Diritto sportivo e contratti sportivi presso l’Università degli Studi di Milano, ha affermato che è basilare «riflettere su cosa significa merito nel calcio. Nei contratti il merito riguarda la prestazione. Ma oltre ai valori tecnici ci sono anche quelli umani. La strada è lastricata di eventualità negative. Gli abusi più diffusi sono quelli psicologici. Pensate alle federazioni della ginnastica artistica: diete pesanti, offese, vessazioni. Specie nei confronti dei minori si crea un rapporto quasi morboso fra allenatore e atleta, che all’allenatore è molto legato e dunque tace, così innescando un circolo pericolosissimo. Anche perché la prescrizione di questi reati è di soli quattro anni. Quali minori entro quattro anni vanno a denunciare il proprio istruttore, che può essere persino radiato? Merito è concedere anche la possibilità di sbagliare. Non dobbiamo essere tutti bravi. Diamo a questi giovani la possibilità di sbagliare". 

Simone Alberici, Presidente della Lega Nazionale Dilettanti Emilia Romagna, intervenendo da remoto ha illustrato come "da volontari sviluppiamo un’attività dilettantistica in un territorio che altrimenti si riempirebbe di ragazzi di strada. Abbiamo visto l’aumento di terapie psichiatriche infantili per questi giovanissimi che non si parlavano più. Credo che le società dilettantistiche abbiano il compito fondamentale di aggregare al fine di migliorare la socialità e la stessa società". Ha concluso la sessione un’intervista al Presidente nazionale di Meritocrazia Italia Walter Mauriello. "La sentenza Bosman che ha dato il via alla libera circolazione dei calciatori ha creato in Italia più che altrove un problema di fondo: ci sono alcune squadre italiane che non hanno un solo italiano fra i titolari. La media è fra i due e i tre. Ovvio che chi fa poi il selezionatore della nazionale ha difficoltà. Ci sono talenti italiani che però non hanno lo stesso appeal degli stranieri, i quali a loro volta non hanno necessariamente qualità superiore a quelle dei nostri. Non ci meravigliamo se l’Italia non ha partecipato agli ultimi due mondiali. Nel 1982 era una nazionale di qualità. Lo sport è parte della natura umana, nasce per rispondere al bisogno di caccia e sopravvivenza, e si sviluppa come fattore salutistico, che stimola una vita sana".  

Stimolato dal moderatore, Mauriello si è poi espresso ad ampio raggio illustrando la scelta post-ideologica di Meritocrazia Italia, "che non vuole essere né di destra né di sinistra, bensì apportatrice di intelligenza e cultura. E proprio in questo senso facciamo notare la grande affluenza alle urne nell’ultimo referendum, in controtendenza rispetto all’astensionismo, dovuta precisamente al fatto che stavolta nella scheda non c’erano simboli di partiti in cui la gente non si riconosce più. Insomma, la carta vincente per attrarre è la cultura. Semmai notiamo come aprirci alle altre culture ci abbia fatto perdere la nostra identità. Il professor Rodotà diceva che l’importante è la struttura che un paese dà alla propria identità culturale, per potersi interfacciare con gli altri. Rinforziamo dunque la nostra". 

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Categoria: sport

11:24

Anm, Parodi formalizza le dimissioni: "Lascio, serve presidente a tempo pieno"

(Adnkronos) - “Oggi lascio, sento il bisogno di tornare alla mia famiglia. Anm ha bisogno di un presidente a tempo pieno”. Così il presidente dimissionario dell’Associazione nazionale magistrati Cesare Parodi, intervenendo alla riunione del Comitato direttivo centrale della stessa associazione, la prima seduta dopo la vittoria del No al referendum e dopo che Parodi ha annunciato le sue dimissioni. 

Parodi ha confermato che resterà nel Cdc, ha spiegato che “quest’anno e’ stata un’esperienza straordinaria” ma ha ricordato il problema familiare per il quale ha deciso di fare un passo indietro parlando di una scelta che e’ “un passaggio obbligato”. Alle parole di Parodi i colleghi del Cdc si sono alzati in piedi e gli hanno tributato un lungo applauso. 

Con la vittoria del No al referendum dai cittadini è arrivata una “delega forte ma non in bianco. Abbiamo chiesto fiducia, ci è stata concessa ma dobbiamo meritarla”, ha poi aggiunto Parodi. "Se dopo il voto passa il messaggio che andava tutto bene allora la fiducia è destinata presto a venire meno, le fasi di vittoria sono le uniche in cui il cambiamento è veramente possibile", continua. "La storia delle istituzioni ci insegna che le riforme credibili si fanno quando non sono imposte ma scelte - spiega -. Dopo un simile risultato la magistratura non è sulla difensiva, non è costretta a reagire per paura quindi è il solo momento in cui il rinnovamento può apparire autonomo e non eterodiretto". 

“La nostra Carta è stata riconosciuta come casa comune, anche se tante persone hanno votato a favore (alla riforma ndr), e ciò è un segnale importantissimo e dice molto della fiducia che i cittadini continuano a riporre in questi valori”, ha detto ancora, aggiungendo: “Il dialogo con il Paese non è un episodio, deve diventare un metodo". Qualcuno, secondo Parodi, non è d'accordo perché si tratterebbe di un ruolo politico: "Noi non avremo mai un ruolo politico, che non ci compete e rifugiamo - continua - ma dobbiamo garantire la credibilità della giustizia e fare in modo che sia metabolizzata dalla società in senso corretto perché troppe persone operano in senso contrario per dare un’immagine della giustizia che non corrisponde a quella che veramente è". 

"Vorrei dire basta a tutte queste sciocchezze", ha poi detto a margine della riunione, rispondendo a una domanda su eventuali aspirazioni per il Csm. Parodi sottolinea di aver letto che c'è "il Pd che mi aspetta o che vado al Csm: io non ho mai neanche lontanamente avuto idee di questo tipo - sottolinea -. Mi ero candidato al Cdc per un obiettivo molto semplice: difendere la Costituzione". "Incredibilmente ci siamo riusciti, adesso torno alla mia famiglia che ha molto bisogno di me e al mio lavoro ad Alessandria che io amo ancora tantissimo - conclude riferendosi alle sue dimissioni -. Non ho nessun'altra aspirazione". 

 

"Mi dimetto sabato per gravi ragioni familiari", aveva anticipato all'Adnkronos il presidente dimissionario dell'Anm nel secondo giorno del referendum sulla giustizia. Una decisione che non aveva però nessun collegamento con la campagna referendaria o lo spoglio . "Assolutamente no", si era limitato a replicare in merito il presidente. 

La scelta di Parodi di comunicare pochi minuti prima delle 15 di lunedì scorso al Comitato direttivo dell'Anm le sue dimissioni da presidente, a quanto si apprendeva, sarebbe stata legata alla volontà di non collegare questa decisione all'esito del referendum. 

 

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Categoria: politica

11:20

Sport, Fachechi (Meritocrazia Italia): "Modifica Costituzione ha riacceso attenzione, ora servono azioni concrete"

(Adnkronos) - “La modifica dell'articolo 33 della Costituzione con l'inserimento dello sport ha avuto un valore culturale e politico molto importante perché ha riportato l'attenzione di tutta la comunità sul ruolo dello sport, sia dal punto di vista della promozione della persona, sia sul piano dell'aggregazione sociale, dell'inclusione e dell'integrazione a beneficio anche, ma non solo, delle persone più vulnerabili e in stato di difficoltà”. Sono le dichiarazioni di Alessia Fachechi, responsabile nazionale di Meritocrazia Italia, intervenuta alla prima giornata della consueta Direzione Nazionale che Meritocrazia Italia tiene ogni anno tra fine inverno e inizio primavera. “Dall'altro lato, però, cercare l'effettività dei diritti solo nel testo scritto non è sufficiente e in Italia ha portato una stratificazione normativa che ha affaticato l'amministrazione della giustizia e ha reso più difficile garantire quei diritti per cui tanto si combatte - spiega - Quindi, da questo punto di vista, il trionfo del merito è una battaglia che si gioca sul piano della concretezza e sarà un obiettivo raggiunto solo se l'azione politica sarà in grado di riportare lo sport al centro della scena, con riforme adeguate”. 

“Meritocrazia Italia ha portato all'attenzione delle istituzioni una serie di proposte sul piano del recupero infrastrutturale, della valorizzazione dello sport negli istituti scolastici, della valorizzazione delle attività sportive, soprattutto nei piccoli centri e nelle periferie, per il supporto alle aggregazioni sociali a rischio di devianza, per la valorizzazione e il miglior trattamento del lavoratore sportivo professionista - continua Fachechi - e per fare in modo che il calcio, ad esempio, che è lo sport nazionale, non sia più un business, ma esplichi al meglio la propria funzione sociale e si faccia strumento di valorizzazione dei giovani talenti”.  

“Lo sport insegna che il talento non basta per vincere, ma serve anche sacrificio. Allo stesso modo, per realizzare l'obiettivo di valorizzare lo sport e di raggiungere il traguardo del trionfo del merito, non è sufficiente proclamare diritti, ma è necessario intervenire sul piano dell'effettività, con serietà e sacrificio. L'incontro di oggi non vuole essere un momento celebrativo, ma un momento di assunzione di responsabilità, perché lo sport è una cosa seria”, conclude. 

  

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Categoria: sport

11:17

Sport, magistrato Buonauro: "Costituzione riconosce valore individuale e sociale dal 2023"

(Adnkronos) - “La Costituzione repubblicana, anche per ragioni storiche, non conosceva il fenomeno sportivo. Con la riforma del 2023 lo sport è entrato nella Costituzione, all'ultimo comma dell'articolo 33: ‘La Repubblica riconosce la pratica sportiva come valore individuale e sociale per il benessere fisico e psicologico delle persone’. Il tema centrale, oggi, è che la Costituzione prevede già il merito, assieme alla capacità, come criterio per far avanzare l'intera società italiana, ne parla a proposito dell'istruzione. Ora è necessario coniugare questi due elementi”. Così Carlo Buonauro, magistrato, giudice sportivo ed esperto di diritto sportivo, durante la prima giornata della consueta Direzione Nazionale che Meritocrazia Italia tiene ogni anno tra fine inverno e inizio primavera. 

“Anche nello sport, infatti, la meritocrazia deve trovare pieno fondamento. Sport non significa solo record o prestazioni straordinarie, ma anche che ciascuno possa raggiungere e superare i propri limiti, in condizioni di parità. Lo sport, per definizione, conosce la parità delle armi, il vinca il migliore, il fair play. Occorre tradurre questi valori in regole, sia nella pratica sportiva sia nella giustizia sportiva. Il merito, inteso come realizzazione della persona umana a pieno titolo, è necessario che entri nello sport”, conclude. 

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Categoria: sport

11:15

Controllo di polizia per Ilaria Salis in hotel, l'europarlamentare: "Segnalazione da Paese estero? In discussione la democrazia"

(Adnkronos) - A poche ore dal corteo 'No Kings' a Roma scoppia il caso Ilaria Salis, con l'eurodeputata Avs che ha denunciato sui social di essere stata sottoposta a un "controllo preventivo" in albergo in vista della manifestazione di oggi, sabato 28 marzo. Controllo effettuato, secondo quanto affermato dalla Questura di Roma come "atto dovuto" in adempimento a una "segnalazione proveniente da un Paese terzo del panorama europeo". Particolare che secondo Salis rende la vicenda ancora più grave "perché mette in discussione la democrazia in Europa".  

"L’Italia è ormai un regime", le parole scritte da Salis in mattinata sui social annunciando il controllo di polizia. "Questa mattina la polizia si è presentata all’alba nella mia stanza d’albergo a Roma per un CONTROLLO PREVENTIVO durato oltre un’ora in vista della manifestazione di oggi. A quanto pare - scrive l'eurodeputata -, effetto del Decreto Sicurezza. Rendiamoci conto a che punto siamo arrivati con il governo Meloni al potere…viviamo già in uno Stato di polizia. Ma non dobbiamo lasciarci intimidire. Manifestare è un diritto e lo dobbiamo difendere con tutte le nostre forze", la conclusione del post. 

 

"In merito al controllo che nelle prime ore della mattina ha interessato l’eurodeputata Ilaria Salis in una struttura ricettiva della capitale", spiega tuttavia la questura di Roma, si precisa che l'attività origina, "quale atto dovuto, da una segnalazione proveniente da un paese terzo del panorama europeo, che non consente margine di discrezionalità negli adempimenti richiesti alle autorità italiane". 

"Il personale intervenuto - spiega ancora la Questura - si è limitato a richiedere i documenti a lei e alla persona in sua compagnia. Nel momento in cui il personale si è reso conto che si trattava dell'europarlamentare ogni verifica è stata interrotta senza fare accesso alla stanza d'albergo; pertanto nessuna perquisizione e nessuno atto è stato compiuto. In nessun caso e in nessun modo l’identificazione può essere messa in correlazione con le recenti normative approvate sull’ordine pubblico. L’intervento della volante infatti è avvenuto su richiesta di un paese estero e sulla base di un sistema di collaborazione internazionale tra forze di polizia che è immutato da anni. Si esclude pertanto categoricamente che possa essere stato un controllo preventivo effettuato in relazione alla manifestazione di oggi, bensi di un atto dovuto in base agli obblighi internazionali". 

 

Sarebbe la Germania, a quanto si apprende, il Paese da cui è partita la segnalazione che ha portato al controllo dell'eurodeputata. L'alert è scattato nell'ambito del sistema di segnalazioni Schengen. 

"Ho appreso dalla stampa - afferma poi Saòlis arrivando al corteo del movimento No Kings - che si tratta di una segnalazione da parte di un paese estero e questo fatto rende la vicenda ancora più grave perché appunto sarebbe uno Stato estero a mettere in discussione il mandato che mi è stato conferito dagli elettori e le mie prerogative parlamentari. E' assolutamente gravissimo e si tratta proprio di una questione che mette in discussione la democrazia in Europa, perché oggi questo controllo lo subisco io, ma potrebbe subirlo qualunque parlamentare europeo senza nemmeno sapere le motivazioni". 

Dopo la denuncia di Salis, arriva intanto la protesta di Avs. "Questa mattina Ilaria Salis, nostra eurodeputata, ha denunciato di essere stata svegliata da due agenti di Polizia che si sono presentati nella sua camera d’albergo a Roma per effettuare un ‘controllo preventivo’. Nonostante lei si sia qualificata subito gli agenti hanno atteso quasi un’ora prima di andare via. Si tratta di una vicenda di una gravità inaudita, ancora peggiore perché avvenuta a poche ora dalla grande manifestazione di oggi pomeriggio", le parole dei leader Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni. 

"Ė inaccettabile che in Italia - proseguono i leader rossoverdi - una parlamentare sia sottoposta a controlli preventivi. Il Governo Meloni ha deciso di sottoporre a controlli i parlamentari di opposizione ? Non siamo ancora diventati l’Ungheria di Orban e non intendiamo diventarlo. Su questa vicenda - concludono Bonelli e Fratoianni - pretendiamo parole di chiarezza dal ministro Piantedosi". 

 

 

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Categoria: politica

11:14

Sport, Mauriello (Meritocrazia Italia): "Merito sia parte integrante dell'azione sportiva"

(Adnkronos) - “Con il pacchetto di riforme, che presenteremo al Presidente del Consiglio Giorgia Meloni e al Ministro per lo Sport e i Giovani Andrea Abodi, così come a tutti gli organi istituzionali che regolano lo sport in Italia, cercheremo di dare una spinta forte affinché il merito sia parte integrante dell'azione sportiva”. Così Walter Mauriello, presidente nazionale di Meritocrazia Italia in occasione della consueta Direzione Nazionale che il Movimento organizza ogni anno tra fine inverno e inizio primavera e che quest’anno, per la prima volta, raduna tutta la dirigenza nel capoluogo lombardo. Il titolo dell’evento che ha preso il via a Milano è “L’ordinamento sportivo dopo l’art. 33 Cost. – il trionfo del merito anche a livello costituzionale" e fa riferimento alla riforma del 2023 con cui la pratica sportiva è entrata a far parte della Costituzione italiana come ‘valore individuale e sociale per il benessere fisico e psicologico delle persone’. 

“Nello sport italiano c'è meritocrazia, ma non ovunque. Nel tennis ce n’è tanta, nel calcio no. Bisogna trovare un punto di equilibrio. Inoltre, lo sport italiano non sta vivendo il suo momento di massimo splendore, alcuni sport ci stanno dando tante soddisfazioni, come lo sci e il tennis, ma il calcio no. - spiega - Anno dopo anno, credo che le istituzioni si stiano allontanando dal concetto di sport, sportivi e tifosi. Lo dimostra, ad esempio, il fatto che sono state organizzate competizioni sportive a Pasqua, perché il dio denaro vale di più della Passione, della famiglia, dello stare insieme”. 

“La scelta del tema di questa edizione è ricaduta sullo sport perché non vogliamo che esso sia una nicchia, una lobby, in cui conta solo la valutazione economica - conclude - ma desideriamo che sia ciò che insegna: l’essere amici pur essendo in competizione e l’avere un progetto comune alla società. Questo vuole essere un momento per creare una discussione e un’integrazione di contenuti che” stimoli “la collettività ad interessarsi dello sport, anche a livello istituzionale”. 

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Categoria: sport

11:08

Depositata lista nuovo Cda Fiera Milano, confermati Bonomi presidente e Conci ad

(Adnkronos) - Il comitato esecutivo di Fondazione Fiera Milano si è riunito per definire le proposte di corporate governance di Fiera Milano Spa che verranno portate in approvazione all’assemblea ordinaria della società, convocata per il prossimo 22 aprile. Il comitato esecutivo di Fondazione Fiera Milano, azionista di maggioranza con il 63,82% del capitale ordinario di Fiera Milano Spa, ha ringraziato il presidente, l’attuale amministratore delegato e i consiglieri per il lavoro svolto durante il loro mandato e ha deliberato all'unanimità la presentazione della nuova lista di amministratori.  

La proposta per il Consiglio di amministrazione per gli esercizi 2026/2027/2028 sarà così composta:: Carlo Bonomi, Francesco Conci, Maurizio Dallocchio, Michaela Castelli, Veronica Squinzi, Matteo Bruno Lunelli, Ferruccio Resta, Costanza Esclapon De Villeneuve e Maria Luisa Mosconi. Per il ruolo di presidente sarà indicato Carlo Bonomi, mentre verrà proposto al nuovo Cda di Fiera Milano Spa di conferire, in sede di assemblea, la carica di ad al consigliere Francesco Conci.  

“Con il deposito della lista, costituita da figure di altissimo profilo professionale, rinnoviamo l’impegno di Fondazione Fiera Milano a garantire una governance solida e in continuità con il percorso avviato -spiega il presidente di Fondazione Fiera Milano, Giovanni Bozzetti-. Desidero ringraziare i componenti del Consiglio uscente e augurare buon lavoro ai nuovi. La conferma di Carlo Bonomi e Francesco Conci dà continuità a un percorso che ha rafforzato il posizionamento di Fiera Milano Spa. Il sistema fieristico è una leva strategica per il Paese: dobbiamo continuare a fare sistema per sostenere le imprese, valorizzare il Made in Italy e competere sui mercati globali”.  

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Categoria: economia

11:05

Online il terzo episodio di 'Amazing', il podcast Ama-Adnkronos per una vita più green

(Adnkronos) - È online il terzo episodio di "Amazing - idee e buone pratiche per una città sostenibile", il podcast realizzato da Ama e Adnkronos per una vita più green. Nel terzo episodio della serie, "Sicurezza e decoro urbano: l'evoluzione del presidio del territorio", si parlerà di quello che si nasconde dietro al degrado urbano: un sistema complesso, che va dalla semplice disattenzione fino a vere e proprie reti criminali che lucrano sullo smaltimento illecito. Verranno analizzate le strategie messe in campo da Ama e perché il decoro urbano è il primo pilastro per il controllo e la sicurezza del territorio. 

Gli ospiti di questo terzo episodio sono il direttore comunicazione, relazioni istituzionali e regolatorio di Ama Spa, Patrizio Caligiuri, e il primo dirigente della Polizia di Stato, dirigente del commissariato Viminale, Fabio Germani, che dialogheranno con Lorenzo Capezzuoli Ranchi, host del podcast. 

"Amazing", un progetto Ama e Adnkronos. Disponibile su tutte le piattaforme, su podcast.adnkronos.com e amaroma.it. 

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Categoria: sostenibilita

10:45

Lady Gaga, i 40 anni dell'artista che ha insegnato al mondo ad essere sé stesso

(Adnkronos) - Ha insegnato al mondo a essere sé stesso. 'Born This Way' non è solo una canzone da cantare e ballare, ma un manifesto di libertà contro ogni gabbia sociale. Con quel brano, Lady Gaga - che oggi compie 40 anni - non ha semplicemente parlato: ha liberato. In un’industria che spesso chiede conformità, la cantante, al secolo Stefani Joanne Angelina Germanotta, ha scelto la strada opposta, trasformando la diversità in un valore e l’autenticità in un atto politico. Classe 1986, è nata a New York, nell’Upper West Side, ma nelle sue vene scorre sangue italiano: suo nonno paterno emigrò da Naso, in provincia di Messina, per raggiungere gli Stati Uniti. La musica entra presto nella sua vita, grazie allo studio del pianoforte alla Convent of the Sacred Heart, un ambiente rigido e cattolico che però le stava stretto. In quegli anni si divide tra la disciplina musicale e quel sentirsi fuori posto che diventerà il suo marchio di fabbrica e l’ispirazione dei suoi 'Little Monsters', la fanbase nata dal brano 'Monster'.  

La fama mondiale arriva con 'The Fame', trainato dai singoli multiplatino 'Poker Face', 'Paparazzi' e 'Just Dance', seguito da 'The Fame Monster' e dalle hit 'Bad Romance', 'Alejandro' e 'Telephone' con Beyoncé. Brani accompagnati da look eccentrici - dalle armadillo shoes di Alexander McQueen alle parrucche e al trucco marcato - quasi una barriera tra lei e il mondo. Dietro quella maschera, però, c’era una verità più profonda: la sua vulnerabilità. È lì che riaffiora la bambina presa in giro per il suo aspetto, per il naso, per il modo di vestire. "Mi chiamavano strana, mi dicevano che non sarei mai stata nessuno", ha raccontato più volte l'artista pluripremiata. Anche gli abiti di scena non erano solo provocazioni. L’iconico vestito di carne cruda indossato agli Mtv Music Awards del 2010 attirò critiche, ma dietro quella scelta controversa c’era un messaggio preciso: senza diritti, il corpo rischia di essere trattato come un pezzo di carne.  

La carriera di Gaga non è fatta solo di musica, ma anche di attivismo. Si batte – e continua a farlo – per i diritti della comunità Lgbtqia+, per la salute mentale, per l’ambiente e per la giustizia sociale. Di recente ha preso posizione contro l’Ice, l’agenzia federale per l’immigrazione, all’indomani delle violenze di Minneapolis. "Quando intere comunità perdono il senso di sicurezza e appartenenza, qualcosa si rompe dentro ognuno di noi [...] Dobbiamo tornare a un luogo di sicurezza, pace e responsabilità", aveva detto a gennaio durante il concerto al Tokyo Dome, tappa del Mayhem Ball Tour. La pop star non teme di esporsi nemmeno quando si tratta della malattia che la accompagna da anni. Nel docu‑film Netflix 'Five Foot Two', Gaga rivela di soffrire di fibromialgia, "una malattia cronica con cui faccio i conti. Spero che la mia testimonianza aiuti a sensibilizzare e a unire chi vive la stessa condizione", afferma Germanotta. 

Questa apertura verso il mondo, forse, è iniziata quando la sua strada ha incrociato quella di Bradley Cooper. L’attore l’ha voluta come co‑protagonista di 'A Star Is Born', suo debutto alla regia e remake del classico del 1937 È nata una stella. Il film - presentato alla Mostra del Cinema di Venezia e candidato a otto Oscar nel 2019, con una vittoria per 'Shallow' - segna una svolta nella carriera di Gaga. Proprio a Venezia, Cooper raccontò di essersi presentato a casa della cantante con dei dischetti struccanti, un gesto semplice ma rivelatore dell’autenticità che cercava da lei. Nonostante paure e insicurezze, Gaga accettò di spogliarsi delle barriere che fino a quel momento la separavano dal mondo. Da lì non è nata solo una stella del cinema, ma anche - e soprattutto - una nuova Gaga, più consapevole e più libera. Senza filtri. Questo distacco dall’eccesso emerge con forza anche in 'Joanne', l’album che segna una svolta estetica ed emotiva.  

Gira il mondo con la sua musica, ma trova anche il tempo per l’amore. In molti hanno sperato – e sognato – di vederla insieme a Bradley Cooper, che all’epoca di A Star Is Born era legato alla top model russa Irina Shayk. Qualche anno più tardi, grazie a mamma Cynthia, Gaga conosce l’imprenditore Michael Polansky, che lei stessa definisce "l’amore della mia vita". Nel 2024 la coppia si fidanza ufficialmente: Polansky le regala un solitario da otto carati a forma di cuore, dal valore di oltre mezzo milione di euro, impossibile da non notare. Un anello che Gaga sfoggia sul red carpet della Mostra del Cinema di Venezia 2024, dove presenta 'Joker: Folie à Deux' insieme all'attore Joaquin Phoenix. E oggi, mentre si divide tra la musica e il cinema conquistando riconoscimenti e successi, Lady Gaga continua a ricordare al mondo che essere sé stessi non è solo possibile: è rivoluzionario. (di Lucrezia Leombruni) 

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Categoria: spettacoli

10:29

Dario Fo e l’attivismo politico nel '74, il fotografo Bordoni: "Nei miei scatti la sua magia" - Le immagini inedite

(Adnkronos) - Era il 1974 e un Dario Fo, allora 48enne, parlava in un'aula dell’Università di Architettura di Roma. Erano i tempi delle contestazioni giovanili, delle occupazioni e del forte attivismo politico del futuro premio Nobel. In delle foto in bianco e nero che l’Adnkronos ha potuto visionare in esclusiva, si vedono striscioni e simboli della falce e martello, e Dario Fo che arringa una platea di giovani rapiti dalla sua dialettica (FOTOGALLERY). Ad immortalare quel momento fu Enrico Bordoni, all’epoca foto reporter di Paese Sera, che oggi riapre il cassetto dei ricordi. Prima ancora del racconto, sono le fotografie stesse a parlare. Documenti storici che catturano il fermento politico dell'Italia degli anni '70. Scattate all'interno di un'aula universitaria occupata, le immagini sono dense di simboli: uno striscione che recita "Liberiamo i compagni arrestati", un richiamo tipico dei movimenti extraparlamentari dell'epoca, da Potere Operaio a Lotta Continua, la scritta "Comunismo" e il simbolo della falce e martello non lasciano dubbi sull'orientamento politico dell'assemblea. Le foto, insomma, raccontano un'Italia divisa e in rivolta, dove i luoghi della cultura si trasformavano in centri della lotta politica (VIDEO). 

"Sì, quelle foto l'ho fatta io”, confida Bordoni all’Adnkronos. "Lavoravo per Paese Sera e quello era l'anno delle occupazioni. Fui mandato alla facoltà di Architettura a Valle Giulia, che era occupata". Gli scatti non sono solo il ritratto di un grande artista, ma la fotografia di un'intera epoca. "Era un periodo molto movimentato," spiega il fotografo. "C'erano proteste quasi tutti i giorni, in varie facoltà. Era il periodo delle contestazioni per il Vietnam, il periodo dopo l'Autunno Caldo". Dettagli che emergono chiari anche dalle immagini, con i suoi manifesti di lotta. Ma il 1974 fu anche un anno tragico: "Ci fu la strage del treno Italicus - ricorda Bordoni - e proprio in quegli anni cominciavano già a farsi sentire le Brigate Rosse, si cominciava a sparare, purtroppo". 

Al centro di quel fermento, c'era Dario Fo. Ma cosa diceva in quel discorso? "Lui era un tipo particolare", racconta Bordoni. "Faceva un discorso che alla fine era anche politico, ma partiva da lontano. Parlava un po' di tutto per poi arrivare alla politica. Essendo di sinistra, quello era il suo orientamento". 

Ciò che più colpì il fotografo, però, non fu tanto il contenuto politico, quanto la straordinaria capacità di Fo di tenere il palco. "La cosa bella è che, una volta fatte le foto, mi sono fermato ad ascoltarlo. Era uno che sapeva catturare l'attenzione. Se ci fa caso nelle foto, si vede che il pubblico dei ragazzi prestava molta attenzione. Riusciva a captare l'interesse, al di là del concetto che esprimeva. Era molto teatrale". Un magnetismo tale che lo stesso Bordoni, pur dovendo tornare in redazione, rimase ad ascoltare. "Anche io, che allora ero giovane, mi sono messo insieme a loro ad ascoltare tutto quello che diceva". 

Secondo Bordoni, qualche eco di quegli anni risuona ancora oggi. "In certi casi trovo delle similitudini. Per esempio, allora c'erano gli anarchici e anche adesso stanno tornando, così come certe proteste studentesche. È un periodo per certi versi simile, e c'è da stare molto attenti". Tuttavia, manca una figura come quella di Fo. "È vero che anche adesso molti personaggi pubblici si espongono, ma non come lui. Dario Fo era unico. Aveva questa capacità incredibile di parlare per ore, toccando vari argomenti. Non sempre c'era un filo logico, ma alla fine concludeva. Era affascinante". 

Quelle foto furono l'unica occasione in cui Bordoni incrociò Fo per lavoro. "Lui non veniva spesso a Roma. Fu un caso eccezionale". Dopo gli scatti, non ci fu tempo per le presentazioni. "Dovevo rientrare al giornale. A quei tempi facevamo tre edizioni, mattino, pomeriggio e notte, e servivano le foto. Si sviluppava il rullino, si stampavano le foto, si asciugavano e si portavano al caporedattore. Erano altri tempi”. 

"Un po' di nostalgia c'è", ammette infine Bordoni. Ma non è solo il rimpianto per la gioventù. È la nostalgia per un mondo che concedeva il lusso del tempo: il tempo per sviluppare una fotografia a mano, per ascoltare un discorso per ore, per far sedimentare un pensiero. Oggi, a decenni di distanza, quelle foto continuano a parlare. Parlano di Fo, dei ragazzi che lo ascoltavano, degli striscioni e delle speranze di un'intera generazione. (di Loredana Errico) 

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Categoria: cultura

10:01

Roma blindata per il corteo No Kings, attesi almeno in 15mila

(Adnkronos) - Massima allerta e Roma blindata, oggi, per il corteo del movimento No Kings Italia nell'ambito della mobilitazione globale 'Together-Contro i re e le loro guerre', che scenderà strada dalle 14, partendo da piazza della Repubblica direzione piazza San Giovanni. Si attendono, come da preavviso in questura, almeno 15mila persone. Ma il numero - a pochi giorni dalla vittoria del no al referendum sulla giustizia - potrebbe essere anche superiore. 

La manifestazione attraverserà via Luigi Einaudi, piazza dei Cinquecento, via Cavour, quindi piazza dell'Esquilino, via Liberiana, piazza Santa Maria Maggiore, via Merulana per poi raggiungere San Giovanni. 

 

Il lavoro della digos di Roma e del Nucleo informativo dei carabinieri è ormai già inziato da giori e sotto la lente c'è proprio il corteo. La manifestazione è stata già al centro di alcune riunioni in prefettura, nel corso delle quali è stata fatta un'analisi approfondita. 

L'attenzione è massima. La data del 28 marzo, infatti, era nota da tempo ed era stata scelta dagli attivisti di Askatasuna nell'ambito di una serie di mobilitazioni avviate dopo lo sgombero, che risale al 18 dicembre scorso, e da subito era stato considerato un appuntamento delicato sul fronte della sicurezza. Ora dopo l'esplosione nel casolare al parco degli Acquedotti di Roma, dove i due anarchici Sara Ardizzone e Alessandro Mecogliano sono morti costruendo un ordigno, il livello di attenzione, a quanto apprende l'Adnkronos, è stato elevato anche se, dal monitoraggio degli investigatori, al momento non emergono allarmi particolari. Il timore è legato alla possibilità che frange estreme possano infiltrarsi al corteo. In particolare saranno monitorati gli arrivi da fuori regione, con controlli negli snodi principali, come stazioni di treni e pullman, ma anche ai caselli autostradali, che si faranno sempre più stringenti, a ridosso dell'evento. 

 

Intanto, nei giorni scorsi, i No Kings italiani hanno respinto "fortemente ogni strumentalizzazione che in queste ore sta arrivando intestando questo corteo a quel centro sociale, a quell'organizzazione, a quell'area più o meno anarchica. Sono tutte baggianate. Questa qui è una grande marcia popolare, radicale nei contenuti, che ha l'obiettivo di portare in piazza centinaia di migliaia di persone". A dirlo è stato Luca Blasi, uno dei promotori del movimento No Kings Italia, nel corso della conferenza stampa di presentazione del corteo, in riferimento anche alla coincidenza sulla data del 28 marzo con la manifestazione annunciata da Askatasun. E sul rischio infiltrati chiarisce: “Se c’è qualcuno che viene a portare pratiche che non sono in linea con le nostre, non fa parte della nostra manifestazione che si svolgerà nelle modalità che abbiamo espresso. Tutto il resto non appartiene alle nostre intenzioni. Non vogliamo essere accostati a realtà con cui non abbiamo nulla a che fare''.  

 

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Categoria: cronaca

09:28

Domenico morto dopo il trapianto, il legale della famiglia: "Da Monaldi no risposte su risarcimento"

(Adnkronos) - Dall'ospedale Monaldi di Napoli ancora nessuna risposta sul risarcimento alla famiglia del piccolo Domenico. E' questo il tema della lunga lettera firmata da Francesco Petruzzi, legale della famiglia del bimbo morto a febbraio all'ospedale dopo il trapianto di cuore fallito il 23 dicembre.  

"Scrivo nell’interesse della famiglia Caliendo Mercolino. Lo faccio perché ciò che questa famiglia sta subendo — anche ora, anche dopo la morte di Domenico — non può restare confinato nelle aule di giustizia. Deve essere conosciuto. Questa lettera non riguarda il merito del procedimento penale in corso: riguarda il comportamento della dirigenza del Monaldi verso i genitori di un bambino che non c’è più", si legge nella missiva. 

"La famiglia Caliendo Mercolino apprende con rinnovato dolore — un dolore che avrebbe il diritto di non essere ulteriormente aggravato da condotte istituzionali — che il pattern comunicativo totalmente carente, privo di linearità e del tutto alieno a qualsivoglia forma di umanità che ha caratterizzato il rapporto tra il Monaldi e i genitori di Domenico durante tutta la fase clinica della vicenda, si sta purtroppo protraendo anche ora che Domenico non è più in vita. Il comportamento della struttura non è mutato con la morte del piccolo paziente: è rimasto quello che era sempre stato, indifferente, opaco, istituzionalmente sordo", prosegue la letter.  

"Nel tentativo di evitare alla famiglia l’ulteriore devastazione psicologica di un giudizio civile sovrapposto al procedimento penale in corso — e senza neppure procedere alla previa notifica di una formale messa in mora, proprio per non caricare inutilmente i signori Caliendo Mercolino del peso di un’escalation legale — questa difesa ha trasmesso all’Azienda Ospedaliera dei Colli, via posta elettronica certificata, una proposta di bonario componimento in sede stragiudiziale della componente risarcitoria della vicenda. Una proposta di dialogo, non una dichiarazione di guerra. Un invito a sedersi attorno a un tavolo, nel rispetto della dignità delle parti, per trovare una soluzione che consentisse alla famiglia di voltare pagina senza dover affrontare anni di contenzioso civile. Il Monaldi non ha risposto. Non ha risposto con un diniego motivato. Non ha risposto con una controproposta. Non ha risposto con un semplice atto di accuse ricevute. Ha semplicemente eliso la comunicazione, come se quella PEC non fosse mai stata trasmessa, come se la famiglia Caliendo Mercolino non esistesse, come se la morte di Domenico fosse un fatto del quale l’Azienda non avvertisse il peso di una risposta istituzionale minima". 

"La famiglia Caliendo Mercolino sente il dovere di dichiarare pubblicamente, senza esitazione e senza alcuna remora, di non avere il benché minimo motivo di vergognarsi per aver avanzato una richiesta risarcitoria. Non vi è nulla di cui vergognarsi. La legge — lo Stato italiano, attraverso le norme che regolano la responsabilità civile delle strutture sanitarie — riconosce espressamente il diritto delle vittime di gravi errori medici a essere risarcite in via equitativa per il danno non patrimoniale subito: il danno biologico, il danno morale, il danno da perdita del rapporto parentale. Questi istituti esistono perché il legislatore ha voluto affermare, con tutta la chiarezza che il diritto consente, che chi ha sofferto ha diritto a una risposta economica dallo Stato e dalle istituzioni responsabili. Nessuna famiglia che abbia perso un figlio in circostanze come queste dovrebbe sentirsi in colpa per aver rivendicato ciò che la legge le attribuisce", si legge ancora nella lettera, "quella pecuniaria non è, né potrà mai essere, giustizia. Non lenisce il dolore. Non riconsegna Domenico ai suoi genitori. Non rende dignitoso un Natale trascorso senza di lui, né un Capodanno vissuto nell’assenza di chi avrebbe dovuto essere lì. Per la giustizia — per quella vera, quella che restituisce un senso alle cose, che riequilibra ciò che è stato stravolto, che sancisce la responsabilità di chi ha sbagliato — questa famiglia si rivolge alla magistratura, nella piena fiducia che essa saprà fare il proprio dovere. Ma il risarcimento è un’altra cosa: è un diritto autonomo, riconosciuto dalla legge, che spetta alla famiglia indipendentemente dall’esito del procedimento penale. E il Monaldi, rifiutandosi persino di aprire un dialogo su questo punto, sta sottraendo alla famiglia Caliendo Mercolino un ulteriore diritto che le appartiene. Come già le è stato sottratto il diritto di vedere Domenico crescere. Come già le è stato sottratto il diritto di passare il Natale e il Capodanno con il proprio figlio. Ancora una volta, il Monaldi sta togliendo a questa famiglia qualcosa che le spettava". 

Il legale aggiunge: "Eppure, nel medesimo periodo nel quale l’Azienda sceglieva il silenzio sulla proposta di componimento stragiudiziale, la dirigenza del Monaldi si faceva viva con i genitori di Domenico per tutt’altra ragione: per invitarli a piantare un albero all’interno del presidio in memoria del loro figlio. La famiglia ha appreso questa proposta con sgomento e con la giusta indignazione che tale iniziativa merita. Un albero. Mentre la richiesta formale di risarcimento giaceva inevasa, mentre i genitori attendevano una risposta che non è arrivata, la dirigenza riteneva opportuno proporre un gesto simbolico di quelli che, con tutta la buona volontà interpretativa possibile, non può che leggersi come un’operazione di maquillage istituzionale: un tentativo di riabilitare l’immagine pubblica del Monaldi attraverso un gesto di facciata, senza che vi fosse — né vi sia tuttora — la minima traccia di autentica volontà di farsi carico delle proprie responsabilità verso questa famiglia". 

"Questa difesa è nella condizione di affermare con piena cognizione di causa che, al di là delle responsabilità penali individuali che la Procura della Repubblica sta accertando nei confronti dei singoli professionisti indagati, la responsabilità civile della struttura Monaldi nel decesso di Domenico Caliendo Mercolino è solida, incontrovertibile e destinata a essere affermata nelle sedi competenti. Si tratta di una responsabilità che trova il suo fondamento nell’art. 7 della Legge 24/2017 (c.d. Legge Gelli-Bianco), che configura la responsabilità contrattuale della struttura sanitaria a prescindere dall’accertamento della colpa individuale dei singoli operatori. Su questo punto, la posizione giuridica della famiglia è cristallizzata. Questa difesa rappresenta infine che, qualora si dovesse procedere in sede giudiziale — come appare a questo punto inevitabile — e il risarcimento riconosciuto dalla Corte dovesse risultare superiore alla somma che la famiglia aveva proposto in via stragiudiziale al solo fine di definire bonariamente la vicenda, non mancherà di segnalare la circostanza alla Corte dei Conti, affinché valuti se il rifiuto di addivenire a un accordo stragiudiziale equo abbia determinato un ulteriore e ingiustificato aggravio di spesa pubblica". 

Secondo il legale, "la vicenda è resa ancora più grave dalla conduzione della riunione di partecipazione alla cura — la c.d. PCC — tenutasi durante le fasi più drammatiche della malattia di Domenico. Quella riunione, che avrebbe dovuto svolgersi nel pieno rispetto delle prescrizioni normative vigenti e dei fondamentali canoni di umanità verso dei genitori in una condizione di strazio assoluto, è stata condotta in modo gravemente carente: erano assenti le figure professionali previste dalla legge per la sua corretta tenuta, tra cui il bioeticista e la figura psicologica di supporto alla famiglia. Solo la determinazione della madre di Domenico e la presenza del consulente medico-legale di parte hanno consentito di portarla a termine, evitando che si arenasse. Il Monaldi non ha saputo — o non ha voluto — convocarla con le modalità che la normativa e l’elementare umanità avrebbero imposto. È in questo contesto che questa difesa si rivolge pubblicamente al Presidente della Regione Campania, Roberto Fico, affinché eserciti i poteri di vigilanza e di controllo che l’ordinamento gli attribuisce sull’operato delle aziende sanitarie regionali, e affinché valuti con urgenza la posizione della dirigenza generale attualmente alla guida dell’Azienda Ospedaliera dei Colli – Presidio Monaldi. Una dirigenza che ha dimostrato, in successione e senza soluzione di continuità: di non aver saputo prevenire le condizioni che hanno condotto alla morte di Domenico; di non aver saputo comunicare con la sua famiglia nei momenti di maggiore necessità; di non aver saputo garantire lo svolgimento di una PCC conforme alla legge; di non saper oggi gestire le conseguenze istituzionali di quanto accaduto, riducendosi a non rispondere alle interlocuzioni formali dei propri interlocutori giuridici e a proporre iniziative simboliche del tutto inadeguate alla gravità della situazione. Chiediamo formalmente e pubblicamente le dimissioni della dirigenza del Monaldi. Non per spirito di rivalsa, ma perché la continuità di una gestione dimostratasi strutturalmente inadeguata tanto nella fase della crisi quanto nella fase degli strascichi costituisce, a nostro avviso, un elemento di rischio istituzionale per i pazienti, le famiglie e gli operatori sanitari onesti che operano quotidianamente in quella struttura. Il Monaldi è un presidio di eccellenza della sanità campana: non merita una dirigenza che lo ha portato in queste condizioni. I pazienti del Monaldi non meritano questa dirigenza. La famiglia Caliendo Mercolino non merita questo silenzio", si legge ancora. 

"Domenico Caliendo Mercolino meritava di vivere. Meritava di essere curato con perizia, con rispetto dei protocolli e con l’attenzione dovuta a un bambino. La sua famiglia merita giustizia, risarcimento e il rispetto istituzionale minimo che ogni vittima ha diritto di ricevere. Non un albero. Giustizia", si chiude la lettera del legale. 

 

"In merito a quanto scritto dall’avvocato Francesco Petruzzi, è opportuno chiarire che l’Azienda ha ricevuto una proposta stragiudiziale, il giorno dopo il funerale del piccolo Domenico, espressamente qualificata come riservata, contenente una richiesta risarcitoria di 3.000.000 di euro e formulata in termini dichiaratamente non negoziabili. La vicenda cui la proposta si riferisce è, come noto, attualmente all’esame dell’Autorità giudiziaria nella fase delle indagini preliminari". Lo riferisce in una nota Anna Iervolino, direttore generale dell'Azienda Ospedaliera dei Colli in relazione alla lettera aperta dell'avvocato Petruzzi. 

"La valutazione della richiesta risarcitoria impone lo svolgimento di approfondite valutazioni tecnico-legali, anche alla luce degli accertamenti in corso e, per loro natura, non possono essere compresse entro i rigidi termini unilaterali indicati dalla controparte. Non può pertanto parlarsi di mancata apertura di una trattativa, in assenza di un effettivo spazio negoziale nella proposta ricevuta", si legge nella replica, "Sorprende, inoltre, che una comunicazione qualificata come strettamente riservata venga oggi utilizzata in sede pubblica, con modalità che non appaiono coerenti con la natura dell’interlocuzione stragiudiziale e che non favoriscono un confronto sereno nelle sedi proprie con l’avvocatura dell’Azienda. Solo martedì 24 marzo è pervenuta una richiesta di incontro della controparte, che l’Ufficio Legale ha immediatamente preso in carico, avviando le necessarie attività organizzative. Tale iniziativa è stata tuttavia preceduta da una evidente strategia di esposizione mediatica della vicenda, che rischia di sovrapporre il piano della comunicazione a quello, ben diverso, del corretto confronto tecnico-giuridico", si legge ancora. 

"Il percorso transattivo, dunque, si svolge nel rispetto delle procedure e delle norme a tutela dell’interesse pubblico, secondo l’istruttoria degli uffici competenti. Con l’occasione si precisa che la piantumazione dell’ulivo è un’iniziativa che il personale tutto dell’Azienda ha maturato spontaneamente, è stata apprezzata dalla signora Patrizia e dal signor Antonio che – ancora una volta - hanno riferito di non nutrire sentimenti di rancore verso i medici e gli infermieri, pur chiedendo legittimamente giustizia per quanto accaduto. Una richiesta di giustizia alla quale ci siamo sempre associati e che tutti noi vogliamo con determinazione". 

 

All'Azienda controreplica ancora una volta il legale della famiglia. "La proposta stragiudiziale era riservata. Questo Studio ha rispettato quel vincolo: la lettera aperta pubblicata nell'interesse della famiglia Caliendo Mercolino non conteneva alcun riferimento agli aspetti tecnici, economici o negoziali della proposta — nessuna cifra, nessuna condizione, nessun termine. Ciò che questa difesa ha scelto di rendere pubblico, decorso inutilmente il termine assegnato, non è il contenuto della proposta: è il silenzio dell'Azienda. È stata la stessa Azienda, nella nota odierna, a violare unilateralmente il vincolo di riservatezza che ora invoca, rendendo pubblicamente noti quantum richiesto, data di ricezione e qualificazione negoziale della comunicazione. Il vincolo di riservatezza è stato infranto dal Monaldi, non da questa difesa", scrive l'avvocato Petruzzi. 

"La ricostruzione cronologica offerta dall'Azienda è inesatta e va rettificata. Questo Studio ha trasmesso la proposta di bonario componimento via PEC, assegnando un termine di quindici giorni. Decorso inutilmente quel termine — senza che l'Azienda producesse alcun riscontro, nemmeno formale, nemmeno interlocutorio — il giorno successivo alla scadenza questo Studio ha trasmesso una seconda PEC, datata 24 marzo 2026, sollecitando nuovamente un incontro. È questa la PEC che l'Azienda presenta nella propria nota come una richiesta "pervenuta dalla controparte", omettendo che si trattava del secondo sollecito di questo Studio a fronte di un silenzio assoluto. Non vi è stata alcuna apertura dell'Azienda: vi è stato un ulteriore silenzio, interrotto soltanto dalla presente nota stampa", prosegue la replica, "Il procedimento penale in fase di indagini preliminari non ha ad oggetto la vicenda di Domenico nella sua interezza: ha ad oggetto la posizione di alcuni professionisti sanitari nei loro specifici profili di responsabilità penale individuale. È un piano radicalmente distinto dalla responsabilità civile della struttura ex art. 7 L. 24/2017, che è autonoma, non dipende dall'esito penale e non può essere paralizzata da esso. Invocare le indagini a carico di singoli sanitari per non rispondere a una proposta transattiva civile non è una giustificazione giuridica: è una confusione concettuale — o una scelta deliberata". 

"Il passaggio più grave della nota aziendale riguarda le dichiarazioni asseritamente rese dai signori Caliendo Mercolino. È fatto noto a questo Studio che la Direzione Generale del Monaldi ha contattato direttamente la signora Patrizia, madre di Domenico, bypassando il difensore e in assenza di qualsiasi comunicazione a questo Studio. Tale interlocuzione è avvenuta parallelamente alla corrispondenza legale in corso. Quando l'Azienda ha scelto di non dare seguito alla trattativa, la famiglia — nel pieno e confermato rapporto di fiducia con il proprio legale — ha coerentemente scelto di non proseguire nemmeno sul piano dell'interlocuzione diretta. Il tentativo operato nella nota odierna di scindere la posizione dei genitori da quella del loro difensore, utilizzando a fini pubblici dichiarazioni ottenute in una interlocuzione dalla quale il difensore era stato deliberatamente escluso, appare una condotta artata e strategicamente orientata a delegittimare il mandato difensivo", prosegue la replica dell'avvocato della famiglia Caliendo.  

"Questo Studio la rappresenterà nelle sedi deontologiche e giuridiche competenti. Il mandato conferito dalla famiglia Caliendo Mercolino è stato conferito liberamente, consapevolmente, e rimane pienamente operativo. Questo Studio ha cercato il dialogo. Lo ha cercato con la proposta originaria. Lo ha cercato con la seconda PEC a scadenza del termine. Lo ha cercato con la richiesta del 24 marzo. In tre occasioni documentate, l'Azienda non ha risposto. Non è questa difesa a dover giustificare la propria condotta", conclude la nota. 

 

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Categoria: cronaca

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16:26

Salute, Celano (Apmarr): "Serve cultura One health che coinvolga pazienti, ambiente, comunità"

(Adnkronos) - "La prevenzione non è solo diagnosi precoce o corretti stili di vita: è anche uso consapevole dei farmaci, aderenza appropriata alle terapie e attenzione al loro impatto complessivo, compreso lo smaltimento. È un percorso che chiama in causa pazienti, cittadini e sistema sanitario, perché la salute non è mai un fatto isolato". Così Antonella Celano, presidente dell'Associazione nazionale persone con malattie reumatologiche e rare (Apmarr), intervenendo al talk 'Un'unica salute', che si è tenuto a Milano nell'ambito del Festival della Prevenzione, promosso dalla Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori (Lilt) nella Settimana nazionale per la prevenzione oncologica. 

"Come associazione - ha spiegato Celano - riteniamo fondamentale coinvolgere attivamente i pazienti in una cultura della prevenzione più ampia e consapevole. Non si tratta solo di evitare la malattia ma di prendersi cura della salute nel quotidiano, con scelte informate e responsabili. È in questa visione che si inserisce il nostro impegno in ottica One health, che trova una concreta espressione anche nel progetto 'Sosta' che mira a sensibilizzare sull'uso corretto delle cure, sul consumo consapevole dei farmaci e sul loro corretto smaltimento, contribuendo a ridurre sprechi e impatto ambientale", ha aggiunto. 

Sul tema del cambiamento degli stili di vita, la presidente di Apmarr ha sottolineato la dimensione culturale della sfida: "La reale disponibilità a modificare i propri comportamenti in favore di una salute 'collettiva' dipende soprattutto da un fattore culturale - ha osservato - Per troppo tempo la salute è stata interpretata come una questione individuale. Oggi sappiamo che è un bene condiviso, influenzato dall'ambiente, dalle scelte quotidiane e dalla sostenibilità dei sistemi di cura. Il passaggio decisivo è superare una visione centrata sull'individuo per adottare una prospettiva che tenga insieme persone, ambiente e comunità". Per questo, ha concluso la presidente di Apmarr, "il ruolo delle associazioni è anche quello di fare cultura sul paradigma One health, nell'interesse di tutti. Informare, rendere comprensibili questi temi e tradurli in comportamenti concreti è parte integrante della prevenzione". 

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Categoria: salute

15:46

Lavoro, così gap competenze frena la manifattura

(Adnkronos) - Il disallineamento delle competenze non è più soltanto un segnale d’allarme: è un freno reale allo sviluppo delle imprese che compromette la produttività, rallenta l’innovazione e genera un progressivo depauperamento del territorio. Lo ha sottolineato Luciana Ciceri, presidente di A.P.I., in apertura della tavola rotonda “PMI: il ruolo strategico delle competenze” che si è svolta presso la sede dell’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Milano, organizzata da A.P.I. – Associazione Piccole e Medie Industrie in partnership con l’Ordine degli Ingegneri. "A Milano e in Lombardia, dove la competizione corre più veloce, questo gap pesa ancora di più: le PMI associate ci segnalano quotidianamente il forte disallineamento tra le professionalità richieste e quelle offerte dal mercato del lavoro. E questo si traduce in mancata crescita, tempi di produzione più lunghi, difficoltà nel presidiare nuovi mercati e una minore capacità di cogliere le opportunità della trasformazione tecnologica e sostenibile. A questo si unisce la complessità di garantire la continuità di impresa, in molti casi a causa del mancato passaggio generazionale tra imprenditori o lavoratori". 

Nell'appuntamento - che ha riunito istituzioni, professionisti e imprenditori per analizzare il ruolo sempre più decisivo delle competenze in un sistema produttivo che opera in un contesto globale sempre più instabile - Elena Buscemi, Presidente del Consiglio Comunale di Milano, ha posto l’accento come "lavoro, persone e imprese, insieme alle competenze, sono i fattori chiave dello sviluppo della nostra città e del Paese". Per Carlotta Penati, Presidente Ordine degli Ingegneri della Provincia di Milano "in un’epoca di trasformazioni tecnologiche rapide e spesso dirompenti, il vero fattore competitivo, oggi, non è la tecnologia in sé, ma la capacità delle persone di comprenderla, governarla e integrarla nei processi produttivi. Il valore delle PMI risiede proprio nel capitale umano: esperienza, capacità di adattamento e quel “saper fare” che rende unico il modello lombardo. Le PMI sono chiamate ad affrontare sfide decisive su digitalizzazione e sostenibilità; senza un supporto adeguato, queste eccellenze rischiano di dover cedere il passo ai grandi gruppi multinazionali esteri, alimentando una pericolosa desertificazione industriale. L'Ordine degli Ingegneri di Milano si pone come soggetto di indirizzo e supporto alla collettività, promuovendo qualità, formazione e competenza nell’esercizio della professione; la partnership strategica con A.P.I. è finalizzata a creare una sinergia concreta a sostegno del nostro tessuto produttivo, per avviare e implementare quei processi di innovazione indispensabili affinché le aziende lombarde possano diventare più competitive, sostenibili e, soprattutto, protagoniste del proprio futuro». 

"Dall’incontro - ha concluso Ciceri - è emerso un messaggio inequivocabile: le imprese manifatturiere hanno bisogno di percorsi formativi mirati, agili e che permettano di cogliere le opportunità tecnologiche emergenti. Il 78% delle PMI coinvolte in una rilevazione flash di A.P.I. dichiara di avere difficoltà a selezionare figure professionali specifiche, mentre il 67% delle imprese prevede nuove assunzioni nei prossimi due anni. C’è voglia di investire, nonostante la situazione geopolitica e le oscillazioni dei mercati. Oggi cerchiamo professionisti che uniscano soft skill, tecnica, digitale e capacità gestionali. Ma soprattutto serve una collaborazione stabile e concreta tra imprese, istituzioni e professioni tecniche. Solo facendo squadra possiamo, infatti, affrontare davvero le transizioni in atto e trasformarle in opportunità di crescita. Per questo abbiamo iniziato la collaborazione con l’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Milano". 

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Categoria: economia

15:38

Lombardia, Regione sempre più interlocutore del dibattito manifatturiero europeo

(Adnkronos) - La Lombardia si conferma locomotiva industriale e politica dell’Europa, un territorio capace di decidere, coordinare e influenzare le scelte strategiche del Continente. Grazie all’azione dell’assessore allo Sviluppo economico Guido Guidesi, il territorio lombardo diventa il cuore pulsante di un asse che unisce industria, innovazione e lobbying istituzionale. Negli ultimi cinque anni, la Regione ha infatti puntato molto sulle ‘reti istituzionali’, si pensi a tutto il lavoro fatto all’interno delle realtà europee come l’Automotive regions alliance (Ara), l’European chemical regions network (Ecrn) e l’European semiconductor regions alliance (Esra), passando poi dalla cabina economica del Nord-Ovest con Piemonte e Liguria fino agli accordi con Veneto ed Emilia-Romagna, Valencia, Baden-Württemberg e Baviera. 

Nel cuore della manifattura europea si consolida un asse sempre più strategico, quello tra Lombardia e Catalunya. Due regioni leader per produzione industriale, densità di imprese e capacità di innovazione che, negli ultimi mesi, hanno trasformato la collaborazione storica sancita all’interno dei ‘Quattro Motori’ in una vera e propria alleanza strutturata per il sostegno in settori strategici, come ad esempio quello chimico, pilastro trasversale dei due sistemi manifatturieri. La collaborazione con la Catalunya si inserisce perfettamente nella strategia lombarda di costruzione di una lobby europea sempre più autorevole; l’obiettivo è costruire un blocco europeo di regioni ad alta intensità produttiva, capace di difendere filiere strategie manifatturiere. 

Negli ultimi anni la Lombardia ha guidato l’European chemical regions network (Ecrn), raddoppiando i membri e attivando progetti per quasi 20 milioni di euro. Oggi, con la Catalunya alla presidenza, la Lombardia mantiene la vicepresidenza alle alleanze strategiche e partnership, rappresentando l'Associazione nella Critical chemicals alliance. Questa leadership permette alla Lombardia e alle regioni alleate di pesare sulle decisioni di Bruxelles, definendo le politiche energetiche, industriali e di transizione ecologica in linea con le esigenze del tessuto produttivo. In Lombardia, il 98% dei prodotti manifatturieri dipende dalla chimica, infrastruttura invisibile ma vitale per l’innovazione e la competitività europea: dalla farmaceutica all’Automotive, dall’edilizia sostenibile alla chimica fine, la Lombardia è motore industriale e centro di know-how europeo. 

L’alleanza lombardo-catalana segue tre direttrici chiave: innovazione e ricerca, con progetti comuni su chimica verde, materiali avanzati e tecnologie industriali sostenibili, con programmi europei Horizon ed Erasmus+; formazione e capitale umano, con percorsi condivisi e mobilità dei talenti tra università, centri di ricerca e imprese, rafforzando la competitività del tessuto produttivo lombardo; transizione ecologica, con sperimentazioni di modelli industriali decarbonizzati e riciclo chimico, posizionando la Lombardia come laboratorio europeo della chimica sostenibile e competitiva. 

L’incontro lombardo con la Catalunya non è solo industriale, ma certamente anche politico; Guidesi è la voce della Lombardia nei tavoli economici, assicurando che il territorio non solo venga ascoltato, ma pesi davvero nelle decisioni continentali. La collaborazione con Catalunya, quella con le Regioni appartenenti ai ‘Quattro Motori’, con le Regioni del Nord del Paese e le regioni tedesche fa parte di un disegno più ampio: fare della Lombardia il cuore decisionale e operativo della manifattura europea, guidando politicamente e industrialmente l’intero asse continentale. 

La Lombardia oggi oltre ad essere un territorio industriale, è motore e voce autorevole dell’Europa manifatturiera. Un modello che dimostra come le regioni possano fare sistema, influenzare le decisioni europee e difendere le filiere strategiche. 

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Categoria: economia

15:18

Maxi furto di KitKat, rubato camion con 12 tonnellate di barrette

(Adnkronos) - Maxifurto di KitKat. Un camion con un carico del celebre snack, per 12 tonnellate complessive, è stato rubato in Europa. Sono sparite 413.793 confezioni, come spiega un portavoce del brand - che appartiene al colosso Nestle - all'agenzia Afp. Il camion è stato rubato la scorsa settimana durante il viaggio tra una fabbrica in Italia in cui viene prodotto il KitKat e le strutture per la distribuzione in Polonia. 

"Abbiamo semprre incoraggiato le persone a spezzare con KitKat", dice il portavoce utilizzando lo slogan reso noto dagli spot e dalle pubblicità. "Qualcuno sembra aver preso il messaggio troppo alla lettera con oltre 12 tonnellate del nostro cioccolato", aggiunge. Dopo diversi giorni, ancora nessuna traccia del camion e del dolcissimo carico. Le indagini proseguono, intanto però scatta l'allarme a pochi giorni da Pasqua: il maxifurto mette a rischio la disponibilità di prodotto nei giorni di festa. Non è escluso che le centinaia di migliaia di confezioni possano finire ugualmente sul mercato in Europa attraverso canali non ufficiali. I lotti rubati sono comunque identificabili con il codice a barre: "Se c'è una corrispondenza, lo scanner fornirà indicazioni chiare per contattare KitKat", fa sapere il portavoce. 

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Categoria: internazionale/esteri

13:48

Telemarketing, stop ai contratti luce e gas al telefono senza autorizzazione degli utenti

(Adnkronos) - Arriva lo stop ai contratti di luce e gas al telefono senza l'autorizzazione degli utenti. Ma non solo. Diverse le novità 'salva-consumatori' dal telemarketing selvaggio contenute in alcuni emendamenti al Dl Bollette, approvati giovedì scorso durante la seduta della X Commissione della Camera dei Deputati - Attività produttive, commercio e turismo. 

 

 

Come spiega Consumerismo No Profit, gli emendamenti approvati rappresentano "uno tsunami su tutto il comparto del teleselling". Saranno infatti legalmente nulli i contratti per forniture di luce e gas siglati al telefono se l’utente non ha espresso formale consenso all’utilizzo dei propri dati per fini commerciali.  

Le società energetiche, poi, dovranno avere una identificabilità telefonica obbligatoria e l’Agcom potrà ordinare il blocco delle linee telefoniche usate dai professionisti per chiamate indesiderate. Prevista anche l’inversione dell'onere della prova: spetterà al venditore dimostrare il consenso preventivo fornito dall’utente contattato. 

Gli emendamenti approvati – a firma di Alberto Gusmeroli (Lega), Silvio Giovine (Fratelli d'Italia), Luca Squeri (Forza Italia), Alberto Luigi Barabotti (Lega), Carmen Letizia Giorgianni (Fratelli d'Italia) e Massimo Milani (Fratelli d'Italia) - prevedono infatti che “è fatto divieto di effettuare sollecitazioni commerciali per telefono, anche attraverso l'invio di messaggi a consumatori, finalizzate alla proposta e conclusione di contratti di fornitura di energia elettrica e gas. Il professionista potrà contattare il consumatore per telefono, anche attraverso l'invio di messaggi, qualora vi sia stata una richiesta effettuata direttamente al professionista attraverso interfacce informatiche di quest'ultimo oppure nel caso in cui il contatto sia stato effettuato nei confronti dei propri clienti di energia elettrica e gas che abbiano espresso specifico consenso per ricevere proposte commerciali. È onere del professionista dimostrare la validità del contatto […] I contatti telefonici dovranno essere effettuati dal professionista da un numero che lo identifichi univocamente. I contratti stipulati a seguito di contatto effettuato in violazione di quanto previsto al comma 8-bis e al presente comma sono nulli”. 

“Gli utenti possono segnalare al Garante privacy e all'Agcom i casi di chiamata effettuata in violazione dei commi 8-bis e 8-ter indicando il numero dal quale proviene la chiamata. Ove Agcom nell'ambito dell'attività istruttoria svolta d'ufficio o a seguito della predetta segnalazione, accerta che la chiamata proviene da numeri diversi da quelli assegnati al professionista, ordina al gestore telefonico l'immediata sospensione dell'utilizzo delle linee allo stesso assegnate. Il Garante privacy, nell'ambito dell'attività istruttoria può chiedere ad Agcom, in presenza di un numero significativo di segnalazioni di chiamate senza previo consenso, di procedere alla sospensione di cui al precedente periodo”. 

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Categoria: economia

13:10

Inwit, Galli: "Nostra rete irreplicabile e prezzi in linea con standard"

(Adnkronos) - "La nostra rete, composta da circa 26 mila siti, è il risultato di 40 anni di lavoro di Tim, Vodafone e Inwit, che hanno potuto beneficiare del vantaggio del first-mover per costruire siti di massima qualità nelle migliori posizioni disponibili. Il 35% dei nostri siti si trova in posizioni uniche, come nel cuore delle grandi città, così come aree montane e borghi, più in generale circa il 75% della nostra rete non è replicabile. Uscire dalla rete Inwit vuol dire avere piano di rete alternativa con la costruzione di almeno 15 mila nuove torri che con un roll-out medio di 500 torri, richiederebbe 30 anni, con impatti sulla qualità del servizio e con un costo di ulteriori 2 miliardi. Ma anche con impatti ambientali notevoli con l’emissione di oltre 500.000 tonnellate di CO2. La duplicazione delle reti infrastrutturali non ha senso industriale, economico ed ambientale". Lo ha detto il direttore generale di Inwit, Diego Galli, nel corso di una conference call straordinaria con gli analisti per fare chiarezza su alcune informazioni e dichiarazioni riguardanti il Master Service Agreement (Msa) e il rapporto i clienti 'anchor', Tim e Fastweb+Vodafone. 

"A ciò - ha ricordato - si aggiunge un tema di densificazione che sarebbe più rapida se i nostri anchor tenant si affidassero a Inwit che garantisce la migliore qualità ed estensione. In questi anni siamo diventati una macchina operativa efficiente realizzando 800 torri nuove ogni anno: è il processo migliore per la densificazione ma anche per la gestione finanziaria". 

Per Galli "è importante chiarire che, tutti i nostri prezzi sono in linea con il mercato. Sono anzi più vantaggiosi, e ben al di sotto della media europea perchè il canone Msa include anche diritti esclusivi a beneficio degli 'anchor', come il diritto di veto e spazi riservati extra sui siti esistenti, che non rientrano nei termini standard degli Msa nei benchmark internazionali. Precisiamo anche che "nel caso in cui un 'anchor' dovesse recedere, l'altro continuerà a beneficiare delle medesime condizioni economiche. Sottoscrivere un accordo per poi recedere dall'Msa dopo otto anni equivale a contrarre un mutuo ventennale con una banca per poi smettere di rimborsarlo dopo otto anni". Dopo la call il titolo Inwit ha chiuso con un rialzo del +3,26%. 

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Categoria: economia

11:44

'SMYL', su Prime Video serie con protagonisti veri professionisti della comunicazione

(Adnkronos) - Su Prime Video è sbarcata 'SMYL – Show Me Your Life', la serie diretta da Luca Secci che, in collaborazione con Digitalia 21, porta sul piccolo schermo non attori di professione, ma i professionisti che ogni giorno, nel silenzio delle sale riunioni e dietro le quinte delle aziende, risolvono crisi di comunicazione, smontano reputazioni compromesse e ne ricostruiscono di nuove. 'SMYL' non somiglia a nulla di già visto. Non è un documentario aziendale nobilitato dalla fotografia cinematografica, né un reality travestito da fiction. È qualcosa di diverso e, per certi versi, di più coraggioso: una storia che attinge al vissuto quotidiano di chi lavora nella consulenza strategica, nel branding, nella gestione della reputazione digitale, e la porta su un terreno narrativo dove il confine tra realtà e rappresentazione si assottiglia fino a scomparire. La prima puntata - presentata in anteprima il 13 marzo a Roma - racconta la vicenda di un attore intrappolato nell'immagine del 'cattivo' - dentro e fuori dallo schermo - che si rivolge a un team di specialisti per ricostruire la propria identità pubblica. Ci sono un coordinatore, Max Calore, che orchestra il lavoro come un direttore d'orchestra sartoriale; un esperto di brand positioning, Marco Lutzu, che ragiona come un allenatore di calcio davanti a una squadra in crisi; uno stratega della comunicazione digitale, Giando Santamaria, capace di riscrivere la narrazione di una persona sui motori di ricerca e sull'intelligenza artificiale; un maestro delle pubbliche relazioni, Gio Talente, che tesse reti invisibili; e un tecnico della comunicazione online, Michel Sainville, che trasforma i dati in percezione.  

Nessuno di loro recita. Tutti interpretano sé stessi, con la naturalezza e la competenza di chi quel mestiere lo fa davvero, ogni giorno, per aziende grandi e piccole. Il risultato è un prodotto che parla una lingua contemporanea con un'autenticità che il pubblico percepisce immediatamente. Le dinamiche che si sviluppano davanti alla camera – il brainstorming serrato, le idee scartate senza complimenti, la tensione tra creatività e pragmatismo, la ricerca di un 'gancio' narrativo capace di ribaltare una percezione radicata – appartengono alla realtà del lavoro invisibile che sostiene la comunicazione professionale. 'SMYL' ha il merito di rendere visibile questo mondo e di farlo con un ritmo e una cura formale che non hanno nulla da invidiare alle produzioni più blasonate. L'intuizione del regista Luca Secci sta tutta qui: dimostrare che per realizzare un prodotto cinematografico di qualità non servono necessariamente budget faraonici, ma servono ingegno, visione e soprattutto storie vere, storie vicine alle persone che ogni mattina si alzano e vanno a lavorare, storie che valga la pena portare sul grande e sul piccolo schermo.  

In un'epoca in cui l'industria dell'intrattenimento insegue algoritmi e format replicabili, 'SMYL' sceglie la strada opposta: parte dal reale, dal competente, dall'umano, e ne fa spettacolo senza tradirne la sostanza. "Il mercato cinematografico italiano, salvo alcuni casi, si è fatto ripetitivo, non perché manchino i creativi, ma perché produttori e ministeri hanno perso coraggio. Per andare avanti, serve perdere l'equilibrio, almeno un istante, ma è il solo modo per progredire e camminare. E si sa, quando stai fermo, vengono fuori tutti gli acciacchi", afferma Luca Secci. La serie entra con precisione chirurgica nei temi più urgenti del presente: il peso della reputazione digitale in un mondo dove il 40% delle persone chiede all'intelligenza artificiale un parere su chi siamo, la salute mentale nel mondo dello spettacolo, lo stigma che circonda l'alcolismo e le dipendenze tra i professionisti dell'entertainment, il coraggio di trasformare una caduta personale in un progetto imprenditoriale a impatto sociale. Lo fa senza retorica, senza l'insopportabile pedagogia di certo cinema a tesi, ma con la precisione chirurgica di chi quelle dinamiche le conosce dall'interno. 'SMYL' è, in definitiva, un atto di fiducia: nel pubblico, nella capacità delle storie ordinarie di diventare straordinarie quando sono raccontate con rispetto e mestiere, e nella possibilità che il cinema italiano sappia ancora sorprendere uscendo dai percorsi tracciati. 

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Categoria: spettacoli

11:37

La Direzione Nazionale di Meritocrazia Italia a Milano, 'L'Ordinamento sportivo alla luce art. 33 Costituzione'

(Adnkronos) - Si è chiusa presso l’NH Machiavelli di Milano la prima Direzione Nazionale di Meritocrazia Italia del 2026, che è anche la prima in assoluto nel capoluogo lombardo. Il titolo è L’ordinamento sportivo dopo l’art. 33 Cost. - il trionfo del merito anche a livello costituzionale. L’introduzione del riferimento al valore educativo, sociale e di promozione del benessere psicofisico dell’attività sportiva in tutte le sue forme all’art. 33 della Costituzione, che ha segnato un passaggio decisivo ai fini del riconoscimento dell’importanza dello sport sotto il profilo della formazione, della tutela della salute e del suo potenziale inclusivo. Moderato dal giornalista di Rai Sport Saverio Montingelli, l’evento è stato aperto dalla Coordinatrice nazionale di Meritocrazia Italia Paola Panza, che ha ricordato come questa riflessione sullo sport serva a riflettere sulla coesistenza di libertà, qualità e responsabilità in un sistema che favorisca la partecipazione di tutti. "Meritocrazia Italia nasce con l’ambizione di contribuire al dibattito pubblico con idee, competenze e capacità di proposta: un banco di prova che ci spinge a interrogarci su come orientare le scelte secondo criteri di merito e competenza". 

Gabriella Squitieri, che in Meritocrazia Italia ricopre il ruolo di Ministro per Merito, Turismo, Cultura, Impresa e Territorio, ha aggiunto che "Lo sport non è settore specifico che riguarda solo alcuni, riguarda tutti, ha valenza generale ai fini del benessere e della formazione dell’individuo, e il riconoscimento costituzionale avvenuto nel 2003 lo ha sancito. Lo sport è strettamente legato al merito, ma il riconoscimento costituzionale implica che il merito per essere riconosciuto vada organizzato. Per cui il lavoro più grande deve consistere oggi nel far ruotare alla perfezione ogni apparato del settore". Il tema del convegno è stato presentato dal Consigliere responsabile della struttura attuativa ed esecutiva di Meritocrazia Italia Alessandro Serrao. "Amo lo sport, e quando ho iniziato a fare sport c’era il piacere di giocare, di stare insieme, di crescere, gli idoli si vedevano per la competenza, non per quanto guadagnavano. Oggi i ragazzi non giocano a pallone col piacere e l’amore, con la voglia e la rinuncia – sì, rinuncia, lo sport è rinuncia, è sacrificio, è quello che abbiamo visto nelle paralimpiadi. Sono gli atleti paralimpici che incarnano il merito. Il riconoscimento costituzionale è il punto di partenza a che lo sport diventi un diritto, per tutti e di tutti, e istituendo un’altra istituzione educativa dopo famiglia e scuola, cioè appunto lo sport, incoraggia la formazione di sportivi e cittadini moralmente superiori. Se visto come mezzo di inclusione, lo sport fa crescere dal punto di vista fisico e ancor più morale ed etico". 

Da remoto, l’Avvocato dello Stato Paolo Del Vecchio, che si è occupato nella sua vita professionale anche di casi molto delicati come Calciopoli, ha osservato che la Costituzione dà un «riconoscimento, non qualcosa di nuovo, non penso che dobbiamo lavorare affinché lo sport divenga un diritto, perché lo sport diritto lo è di per sé. Il diritto allo sport è già previsto negli articoli 2 e 3 della Costituzione, quelli fondamentali. Di recente con la Curia e varie associazioni abbiamo messo in campo un comitato che si chiama Sport per Napoli e ha il compito di combattere la dispersione scolastica e fare in modo che lo sport sia leva sociale, per i ragazzi che in famiglia non trovano nessuno sbocco positivo. Andiamo anche nelle scuole, con Patrizio Oliva, gli schermidori, anche i calciatori, e propugniamo il merito sia come esempio sia come anelito, finalità". 

 

Il Presidente del Comitato Italiano Fair Play Ruggero Alcanterini ha affermato che c’è parecchio da fare sul fair play. "Non l’abbiamo inventato noi ma Shakespeare, visionario che di fronte al dramma della diaspora religiosa introdusse il tema nelle sue commedie. Lo stesso termine sport è letterario, deriva da diporto e l’autore ne è nientemeno che il Boccaccio, nel Decameron. La soluzione dunque credo sia quella di fare mente locale sul concetto di meritocrazia. Siamo condizionati dal merito travisato. Occorre essere razionali nelle scelte gestionali. Utilizziamo quello che c’è, che è tanto, lo Stadio Flaminio versa in stato d’abbandono ma non è colpa sua. Possiamo introdurre soluzioni con un minimo d’impegno. Scegliere significa anche rompere gli schemi. Non basta arrivare primi ma occorre l’idea del rispetto e della partecipazione". 

La responsabile nazionale di Meritocrazia Italia Alessia Fachechi ha apprezzato il fatto che il nuovo articolo 33 della Costituziona è stato passo importante "capace di riportare l’attenzione di tutta la comunità sul ruolo dello sport nella promozione della persona. Fu riforma votata all’unanimità. Oggi non posso non notare che le battaglie di riforma sono molto più difficili. Larga parte dell’ultima campagna è stata improntata al non toccare la costituzione, e fa strano che questo provenisse dalla parte politica che volle il taglio dei parlamentari. Evolvere richiede a volte scelte impopolari. Ricercare l’effettività dei diritti fondamentali solo nel testo scritto non porta da nessuna parte. In questo formalismo perbenista di oggi più diritti proclamiamo e meno ne abbiamo. La partita del merito si gioca tutta sul modo in cui la politica sarà in grado davvero di portare al centro lo sport. Fino a quando non saremo in grado di creare spazi nelle periferie a rischio di devianza, fino a quando non sarà inclusione culturale, fino a quando il calcio sarà business e non valorizzazione di talenti, ecco, hai voglia a parlare di promozione della salute". 

È poi intervenuto il già Consigliere di Stato ed ex giudice FIGC Carlo Buonauro, Buonauro: "Merito è parola impegnativa e meritocrazia, fusione di merito e potere, lo è ancor di più. Meritocrazia Italia ha il merito di averla compresa e divulgata nella valenza positiva. Il merito compare nell’art 34 della Costituzione, sull’istruzione da garantire a tutti (primo comma), più l’aggiunta del terzo comma, dove si dice che i capaci e meritevoli pur privi di risorse economiche devono accedere agli studi più alti. La Repubblica riconosce l’attività sportiva, come diritto naturale di cui l’ordinamento prende atto". 

 

Il Professore ordinario di Diritto sportivo e giudice FIGC Andrea Lepore, da remoto, ha dichiarato di non ritenere «che la riforma dell’articolo 33 abbia inciso moltissimo nel nostro ordinamento. Si parla di valore educativo e sociale, ma questi valori sono già inseriti nella Carta in vari articoli, fra cui il 3, dedicato all’eguaglianza sostanziale, o l’art 32 sul diritto alla salute. Il legislatore costituzionale ha insomma colto lo sport come valore strumentale, e oggi l’articolo 33 può essere un ottimo amplificatore. Ma va raffrontato con la realtà. Lo sport è molto diverso da cinquant’anni fa. Va raggiunto un nuovo equilibrio nell’applicazione dei principi. Una squalifica può essere commutata in disposizione rieducativa? Le sanzioni sono brutalmente concrete già se un atleta è dilettante, e se sono contrarie ai principi della Carta Europea dello Sport possono essere annullate. Che succede al giocatore che non ha potuto gareggiare e il suo club ha perso il campionato? Si rigiocano le partite? È bellissimo parlare di valori nello sport ma qui abbiamo problemi concreti". 

La Manager dello sport e rapporti istituzionali nonché Presidente della XVIII Commissione intergruppo parlamentare Sviluppo Sud, isole minori e aree fragili Michela Macalli ha specificato che "esiste un fondo dote famiglia che nel 2025 il governo aveva stanziato per 30 milioni di euro onde incentivare l’attività motoria e uno stile di vita sano per i minori in condizioni non agiate. E società di serie A lavorano in zone disagiate come le carceri minorili facendo attività di coinvolgimento e di inclusione di cui non si parla perché non fanno clamore, ma usano a fini positivi i numeri che rendono il calcio bacino d’utenza sociale importante, specie per gli stranieri. L’Italia – e ne sono orgogliosa – è ricca di volontari sportivi, lo sport è cultura. Poi c’è tutto il problema delle infrastrutture, che meriterebbe un convegno a parte".  

Il Presidente nazionale dell’ente di promozione sportiva Opes Juri Morico, da remoto, ha ricordato che «negli anni Ottanta lo sport era pop: oratori, giochi della gioventù ecc. Questo nonostante che nella Costituzione all’articolo 33 non ci fosse la parola sport e nello statuto del Coni non ci fosse la parola scuola. Noi di Opes abbiamo deciso di essere risorsa. Risorsa che genera valore, ma per questo bisogna avere il coraggio di giocare la partita del proprio tempo. Un buon proposito non garantisce il riconoscimento del merito. Parliamo della nostra res publica, parliamo di patrimonio condiviso, di beni mobili e immobilili, di generazioni e se abbiamo problemi all’interno dobbiamo ragionare su politiche di sistema". 

 

Il Professor Fabio Iudica, del corso integrativo in Diritto sportivo e contratti sportivi presso l’Università degli Studi di Milano, ha affermato che è basilare «riflettere su cosa significa merito nel calcio. Nei contratti il merito riguarda la prestazione. Ma oltre ai valori tecnici ci sono anche quelli umani. La strada è lastricata di eventualità negative. Gli abusi più diffusi sono quelli psicologici. Pensate alle federazioni della ginnastica artistica: diete pesanti, offese, vessazioni. Specie nei confronti dei minori si crea un rapporto quasi morboso fra allenatore e atleta, che all’allenatore è molto legato e dunque tace, così innescando un circolo pericolosissimo. Anche perché la prescrizione di questi reati è di soli quattro anni. Quali minori entro quattro anni vanno a denunciare il proprio istruttore, che può essere persino radiato? Merito è concedere anche la possibilità di sbagliare. Non dobbiamo essere tutti bravi. Diamo a questi giovani la possibilità di sbagliare". 

Simone Alberici, Presidente della Lega Nazionale Dilettanti Emilia Romagna, intervenendo da remoto ha illustrato come "da volontari sviluppiamo un’attività dilettantistica in un territorio che altrimenti si riempirebbe di ragazzi di strada. Abbiamo visto l’aumento di terapie psichiatriche infantili per questi giovanissimi che non si parlavano più. Credo che le società dilettantistiche abbiano il compito fondamentale di aggregare al fine di migliorare la socialità e la stessa società". Ha concluso la sessione un’intervista al Presidente nazionale di Meritocrazia Italia Walter Mauriello. "La sentenza Bosman che ha dato il via alla libera circolazione dei calciatori ha creato in Italia più che altrove un problema di fondo: ci sono alcune squadre italiane che non hanno un solo italiano fra i titolari. La media è fra i due e i tre. Ovvio che chi fa poi il selezionatore della nazionale ha difficoltà. Ci sono talenti italiani che però non hanno lo stesso appeal degli stranieri, i quali a loro volta non hanno necessariamente qualità superiore a quelle dei nostri. Non ci meravigliamo se l’Italia non ha partecipato agli ultimi due mondiali. Nel 1982 era una nazionale di qualità. Lo sport è parte della natura umana, nasce per rispondere al bisogno di caccia e sopravvivenza, e si sviluppa come fattore salutistico, che stimola una vita sana".  

Stimolato dal moderatore, Mauriello si è poi espresso ad ampio raggio illustrando la scelta post-ideologica di Meritocrazia Italia, "che non vuole essere né di destra né di sinistra, bensì apportatrice di intelligenza e cultura. E proprio in questo senso facciamo notare la grande affluenza alle urne nell’ultimo referendum, in controtendenza rispetto all’astensionismo, dovuta precisamente al fatto che stavolta nella scheda non c’erano simboli di partiti in cui la gente non si riconosce più. Insomma, la carta vincente per attrarre è la cultura. Semmai notiamo come aprirci alle altre culture ci abbia fatto perdere la nostra identità. Il professor Rodotà diceva che l’importante è la struttura che un paese dà alla propria identità culturale, per potersi interfacciare con gli altri. Rinforziamo dunque la nostra". 

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Categoria: sport

11:24

Anm, Parodi formalizza le dimissioni: "Lascio, serve presidente a tempo pieno"

(Adnkronos) - “Oggi lascio, sento il bisogno di tornare alla mia famiglia. Anm ha bisogno di un presidente a tempo pieno”. Così il presidente dimissionario dell’Associazione nazionale magistrati Cesare Parodi, intervenendo alla riunione del Comitato direttivo centrale della stessa associazione, la prima seduta dopo la vittoria del No al referendum e dopo che Parodi ha annunciato le sue dimissioni. 

Parodi ha confermato che resterà nel Cdc, ha spiegato che “quest’anno e’ stata un’esperienza straordinaria” ma ha ricordato il problema familiare per il quale ha deciso di fare un passo indietro parlando di una scelta che e’ “un passaggio obbligato”. Alle parole di Parodi i colleghi del Cdc si sono alzati in piedi e gli hanno tributato un lungo applauso. 

Con la vittoria del No al referendum dai cittadini è arrivata una “delega forte ma non in bianco. Abbiamo chiesto fiducia, ci è stata concessa ma dobbiamo meritarla”, ha poi aggiunto Parodi. "Se dopo il voto passa il messaggio che andava tutto bene allora la fiducia è destinata presto a venire meno, le fasi di vittoria sono le uniche in cui il cambiamento è veramente possibile", continua. "La storia delle istituzioni ci insegna che le riforme credibili si fanno quando non sono imposte ma scelte - spiega -. Dopo un simile risultato la magistratura non è sulla difensiva, non è costretta a reagire per paura quindi è il solo momento in cui il rinnovamento può apparire autonomo e non eterodiretto". 

“La nostra Carta è stata riconosciuta come casa comune, anche se tante persone hanno votato a favore (alla riforma ndr), e ciò è un segnale importantissimo e dice molto della fiducia che i cittadini continuano a riporre in questi valori”, ha detto ancora, aggiungendo: “Il dialogo con il Paese non è un episodio, deve diventare un metodo". Qualcuno, secondo Parodi, non è d'accordo perché si tratterebbe di un ruolo politico: "Noi non avremo mai un ruolo politico, che non ci compete e rifugiamo - continua - ma dobbiamo garantire la credibilità della giustizia e fare in modo che sia metabolizzata dalla società in senso corretto perché troppe persone operano in senso contrario per dare un’immagine della giustizia che non corrisponde a quella che veramente è". 

"Vorrei dire basta a tutte queste sciocchezze", ha poi detto a margine della riunione, rispondendo a una domanda su eventuali aspirazioni per il Csm. Parodi sottolinea di aver letto che c'è "il Pd che mi aspetta o che vado al Csm: io non ho mai neanche lontanamente avuto idee di questo tipo - sottolinea -. Mi ero candidato al Cdc per un obiettivo molto semplice: difendere la Costituzione". "Incredibilmente ci siamo riusciti, adesso torno alla mia famiglia che ha molto bisogno di me e al mio lavoro ad Alessandria che io amo ancora tantissimo - conclude riferendosi alle sue dimissioni -. Non ho nessun'altra aspirazione". 

 

"Mi dimetto sabato per gravi ragioni familiari", aveva anticipato all'Adnkronos il presidente dimissionario dell'Anm nel secondo giorno del referendum sulla giustizia. Una decisione che non aveva però nessun collegamento con la campagna referendaria o lo spoglio . "Assolutamente no", si era limitato a replicare in merito il presidente. 

La scelta di Parodi di comunicare pochi minuti prima delle 15 di lunedì scorso al Comitato direttivo dell'Anm le sue dimissioni da presidente, a quanto si apprendeva, sarebbe stata legata alla volontà di non collegare questa decisione all'esito del referendum. 

 

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Categoria: politica

11:20

Sport, Fachechi (Meritocrazia Italia): "Modifica Costituzione ha riacceso attenzione, ora servono azioni concrete"

(Adnkronos) - “La modifica dell'articolo 33 della Costituzione con l'inserimento dello sport ha avuto un valore culturale e politico molto importante perché ha riportato l'attenzione di tutta la comunità sul ruolo dello sport, sia dal punto di vista della promozione della persona, sia sul piano dell'aggregazione sociale, dell'inclusione e dell'integrazione a beneficio anche, ma non solo, delle persone più vulnerabili e in stato di difficoltà”. Sono le dichiarazioni di Alessia Fachechi, responsabile nazionale di Meritocrazia Italia, intervenuta alla prima giornata della consueta Direzione Nazionale che Meritocrazia Italia tiene ogni anno tra fine inverno e inizio primavera. “Dall'altro lato, però, cercare l'effettività dei diritti solo nel testo scritto non è sufficiente e in Italia ha portato una stratificazione normativa che ha affaticato l'amministrazione della giustizia e ha reso più difficile garantire quei diritti per cui tanto si combatte - spiega - Quindi, da questo punto di vista, il trionfo del merito è una battaglia che si gioca sul piano della concretezza e sarà un obiettivo raggiunto solo se l'azione politica sarà in grado di riportare lo sport al centro della scena, con riforme adeguate”. 

“Meritocrazia Italia ha portato all'attenzione delle istituzioni una serie di proposte sul piano del recupero infrastrutturale, della valorizzazione dello sport negli istituti scolastici, della valorizzazione delle attività sportive, soprattutto nei piccoli centri e nelle periferie, per il supporto alle aggregazioni sociali a rischio di devianza, per la valorizzazione e il miglior trattamento del lavoratore sportivo professionista - continua Fachechi - e per fare in modo che il calcio, ad esempio, che è lo sport nazionale, non sia più un business, ma esplichi al meglio la propria funzione sociale e si faccia strumento di valorizzazione dei giovani talenti”.  

“Lo sport insegna che il talento non basta per vincere, ma serve anche sacrificio. Allo stesso modo, per realizzare l'obiettivo di valorizzare lo sport e di raggiungere il traguardo del trionfo del merito, non è sufficiente proclamare diritti, ma è necessario intervenire sul piano dell'effettività, con serietà e sacrificio. L'incontro di oggi non vuole essere un momento celebrativo, ma un momento di assunzione di responsabilità, perché lo sport è una cosa seria”, conclude. 

  

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Categoria: sport

11:17

Sport, magistrato Buonauro: "Costituzione riconosce valore individuale e sociale dal 2023"

(Adnkronos) - “La Costituzione repubblicana, anche per ragioni storiche, non conosceva il fenomeno sportivo. Con la riforma del 2023 lo sport è entrato nella Costituzione, all'ultimo comma dell'articolo 33: ‘La Repubblica riconosce la pratica sportiva come valore individuale e sociale per il benessere fisico e psicologico delle persone’. Il tema centrale, oggi, è che la Costituzione prevede già il merito, assieme alla capacità, come criterio per far avanzare l'intera società italiana, ne parla a proposito dell'istruzione. Ora è necessario coniugare questi due elementi”. Così Carlo Buonauro, magistrato, giudice sportivo ed esperto di diritto sportivo, durante la prima giornata della consueta Direzione Nazionale che Meritocrazia Italia tiene ogni anno tra fine inverno e inizio primavera. 

“Anche nello sport, infatti, la meritocrazia deve trovare pieno fondamento. Sport non significa solo record o prestazioni straordinarie, ma anche che ciascuno possa raggiungere e superare i propri limiti, in condizioni di parità. Lo sport, per definizione, conosce la parità delle armi, il vinca il migliore, il fair play. Occorre tradurre questi valori in regole, sia nella pratica sportiva sia nella giustizia sportiva. Il merito, inteso come realizzazione della persona umana a pieno titolo, è necessario che entri nello sport”, conclude. 

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Categoria: sport

11:15

Controllo di polizia per Ilaria Salis in hotel, l'europarlamentare: "Segnalazione da Paese estero? In discussione la democrazia"

(Adnkronos) - A poche ore dal corteo 'No Kings' a Roma scoppia il caso Ilaria Salis, con l'eurodeputata Avs che ha denunciato sui social di essere stata sottoposta a un "controllo preventivo" in albergo in vista della manifestazione di oggi, sabato 28 marzo. Controllo effettuato, secondo quanto affermato dalla Questura di Roma come "atto dovuto" in adempimento a una "segnalazione proveniente da un Paese terzo del panorama europeo". Particolare che secondo Salis rende la vicenda ancora più grave "perché mette in discussione la democrazia in Europa".  

"L’Italia è ormai un regime", le parole scritte da Salis in mattinata sui social annunciando il controllo di polizia. "Questa mattina la polizia si è presentata all’alba nella mia stanza d’albergo a Roma per un CONTROLLO PREVENTIVO durato oltre un’ora in vista della manifestazione di oggi. A quanto pare - scrive l'eurodeputata -, effetto del Decreto Sicurezza. Rendiamoci conto a che punto siamo arrivati con il governo Meloni al potere…viviamo già in uno Stato di polizia. Ma non dobbiamo lasciarci intimidire. Manifestare è un diritto e lo dobbiamo difendere con tutte le nostre forze", la conclusione del post. 

 

"In merito al controllo che nelle prime ore della mattina ha interessato l’eurodeputata Ilaria Salis in una struttura ricettiva della capitale", spiega tuttavia la questura di Roma, si precisa che l'attività origina, "quale atto dovuto, da una segnalazione proveniente da un paese terzo del panorama europeo, che non consente margine di discrezionalità negli adempimenti richiesti alle autorità italiane". 

"Il personale intervenuto - spiega ancora la Questura - si è limitato a richiedere i documenti a lei e alla persona in sua compagnia. Nel momento in cui il personale si è reso conto che si trattava dell'europarlamentare ogni verifica è stata interrotta senza fare accesso alla stanza d'albergo; pertanto nessuna perquisizione e nessuno atto è stato compiuto. In nessun caso e in nessun modo l’identificazione può essere messa in correlazione con le recenti normative approvate sull’ordine pubblico. L’intervento della volante infatti è avvenuto su richiesta di un paese estero e sulla base di un sistema di collaborazione internazionale tra forze di polizia che è immutato da anni. Si esclude pertanto categoricamente che possa essere stato un controllo preventivo effettuato in relazione alla manifestazione di oggi, bensi di un atto dovuto in base agli obblighi internazionali". 

 

Sarebbe la Germania, a quanto si apprende, il Paese da cui è partita la segnalazione che ha portato al controllo dell'eurodeputata. L'alert è scattato nell'ambito del sistema di segnalazioni Schengen. 

"Ho appreso dalla stampa - afferma poi Saòlis arrivando al corteo del movimento No Kings - che si tratta di una segnalazione da parte di un paese estero e questo fatto rende la vicenda ancora più grave perché appunto sarebbe uno Stato estero a mettere in discussione il mandato che mi è stato conferito dagli elettori e le mie prerogative parlamentari. E' assolutamente gravissimo e si tratta proprio di una questione che mette in discussione la democrazia in Europa, perché oggi questo controllo lo subisco io, ma potrebbe subirlo qualunque parlamentare europeo senza nemmeno sapere le motivazioni". 

Dopo la denuncia di Salis, arriva intanto la protesta di Avs. "Questa mattina Ilaria Salis, nostra eurodeputata, ha denunciato di essere stata svegliata da due agenti di Polizia che si sono presentati nella sua camera d’albergo a Roma per effettuare un ‘controllo preventivo’. Nonostante lei si sia qualificata subito gli agenti hanno atteso quasi un’ora prima di andare via. Si tratta di una vicenda di una gravità inaudita, ancora peggiore perché avvenuta a poche ora dalla grande manifestazione di oggi pomeriggio", le parole dei leader Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni. 

"Ė inaccettabile che in Italia - proseguono i leader rossoverdi - una parlamentare sia sottoposta a controlli preventivi. Il Governo Meloni ha deciso di sottoporre a controlli i parlamentari di opposizione ? Non siamo ancora diventati l’Ungheria di Orban e non intendiamo diventarlo. Su questa vicenda - concludono Bonelli e Fratoianni - pretendiamo parole di chiarezza dal ministro Piantedosi". 

 

 

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Categoria: politica

11:14

Sport, Mauriello (Meritocrazia Italia): "Merito sia parte integrante dell'azione sportiva"

(Adnkronos) - “Con il pacchetto di riforme, che presenteremo al Presidente del Consiglio Giorgia Meloni e al Ministro per lo Sport e i Giovani Andrea Abodi, così come a tutti gli organi istituzionali che regolano lo sport in Italia, cercheremo di dare una spinta forte affinché il merito sia parte integrante dell'azione sportiva”. Così Walter Mauriello, presidente nazionale di Meritocrazia Italia in occasione della consueta Direzione Nazionale che il Movimento organizza ogni anno tra fine inverno e inizio primavera e che quest’anno, per la prima volta, raduna tutta la dirigenza nel capoluogo lombardo. Il titolo dell’evento che ha preso il via a Milano è “L’ordinamento sportivo dopo l’art. 33 Cost. – il trionfo del merito anche a livello costituzionale" e fa riferimento alla riforma del 2023 con cui la pratica sportiva è entrata a far parte della Costituzione italiana come ‘valore individuale e sociale per il benessere fisico e psicologico delle persone’. 

“Nello sport italiano c'è meritocrazia, ma non ovunque. Nel tennis ce n’è tanta, nel calcio no. Bisogna trovare un punto di equilibrio. Inoltre, lo sport italiano non sta vivendo il suo momento di massimo splendore, alcuni sport ci stanno dando tante soddisfazioni, come lo sci e il tennis, ma il calcio no. - spiega - Anno dopo anno, credo che le istituzioni si stiano allontanando dal concetto di sport, sportivi e tifosi. Lo dimostra, ad esempio, il fatto che sono state organizzate competizioni sportive a Pasqua, perché il dio denaro vale di più della Passione, della famiglia, dello stare insieme”. 

“La scelta del tema di questa edizione è ricaduta sullo sport perché non vogliamo che esso sia una nicchia, una lobby, in cui conta solo la valutazione economica - conclude - ma desideriamo che sia ciò che insegna: l’essere amici pur essendo in competizione e l’avere un progetto comune alla società. Questo vuole essere un momento per creare una discussione e un’integrazione di contenuti che” stimoli “la collettività ad interessarsi dello sport, anche a livello istituzionale”. 

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Categoria: sport

11:08

Depositata lista nuovo Cda Fiera Milano, confermati Bonomi presidente e Conci ad

(Adnkronos) - Il comitato esecutivo di Fondazione Fiera Milano si è riunito per definire le proposte di corporate governance di Fiera Milano Spa che verranno portate in approvazione all’assemblea ordinaria della società, convocata per il prossimo 22 aprile. Il comitato esecutivo di Fondazione Fiera Milano, azionista di maggioranza con il 63,82% del capitale ordinario di Fiera Milano Spa, ha ringraziato il presidente, l’attuale amministratore delegato e i consiglieri per il lavoro svolto durante il loro mandato e ha deliberato all'unanimità la presentazione della nuova lista di amministratori.  

La proposta per il Consiglio di amministrazione per gli esercizi 2026/2027/2028 sarà così composta:: Carlo Bonomi, Francesco Conci, Maurizio Dallocchio, Michaela Castelli, Veronica Squinzi, Matteo Bruno Lunelli, Ferruccio Resta, Costanza Esclapon De Villeneuve e Maria Luisa Mosconi. Per il ruolo di presidente sarà indicato Carlo Bonomi, mentre verrà proposto al nuovo Cda di Fiera Milano Spa di conferire, in sede di assemblea, la carica di ad al consigliere Francesco Conci.  

“Con il deposito della lista, costituita da figure di altissimo profilo professionale, rinnoviamo l’impegno di Fondazione Fiera Milano a garantire una governance solida e in continuità con il percorso avviato -spiega il presidente di Fondazione Fiera Milano, Giovanni Bozzetti-. Desidero ringraziare i componenti del Consiglio uscente e augurare buon lavoro ai nuovi. La conferma di Carlo Bonomi e Francesco Conci dà continuità a un percorso che ha rafforzato il posizionamento di Fiera Milano Spa. Il sistema fieristico è una leva strategica per il Paese: dobbiamo continuare a fare sistema per sostenere le imprese, valorizzare il Made in Italy e competere sui mercati globali”.  

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Categoria: economia

11:05

Online il terzo episodio di 'Amazing', il podcast Ama-Adnkronos per una vita più green

(Adnkronos) - È online il terzo episodio di "Amazing - idee e buone pratiche per una città sostenibile", il podcast realizzato da Ama e Adnkronos per una vita più green. Nel terzo episodio della serie, "Sicurezza e decoro urbano: l'evoluzione del presidio del territorio", si parlerà di quello che si nasconde dietro al degrado urbano: un sistema complesso, che va dalla semplice disattenzione fino a vere e proprie reti criminali che lucrano sullo smaltimento illecito. Verranno analizzate le strategie messe in campo da Ama e perché il decoro urbano è il primo pilastro per il controllo e la sicurezza del territorio. 

Gli ospiti di questo terzo episodio sono il direttore comunicazione, relazioni istituzionali e regolatorio di Ama Spa, Patrizio Caligiuri, e il primo dirigente della Polizia di Stato, dirigente del commissariato Viminale, Fabio Germani, che dialogheranno con Lorenzo Capezzuoli Ranchi, host del podcast. 

"Amazing", un progetto Ama e Adnkronos. Disponibile su tutte le piattaforme, su podcast.adnkronos.com e amaroma.it. 

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Categoria: sostenibilita

10:45

Lady Gaga, i 40 anni dell'artista che ha insegnato al mondo ad essere sé stesso

(Adnkronos) - Ha insegnato al mondo a essere sé stesso. 'Born This Way' non è solo una canzone da cantare e ballare, ma un manifesto di libertà contro ogni gabbia sociale. Con quel brano, Lady Gaga - che oggi compie 40 anni - non ha semplicemente parlato: ha liberato. In un’industria che spesso chiede conformità, la cantante, al secolo Stefani Joanne Angelina Germanotta, ha scelto la strada opposta, trasformando la diversità in un valore e l’autenticità in un atto politico. Classe 1986, è nata a New York, nell’Upper West Side, ma nelle sue vene scorre sangue italiano: suo nonno paterno emigrò da Naso, in provincia di Messina, per raggiungere gli Stati Uniti. La musica entra presto nella sua vita, grazie allo studio del pianoforte alla Convent of the Sacred Heart, un ambiente rigido e cattolico che però le stava stretto. In quegli anni si divide tra la disciplina musicale e quel sentirsi fuori posto che diventerà il suo marchio di fabbrica e l’ispirazione dei suoi 'Little Monsters', la fanbase nata dal brano 'Monster'.  

La fama mondiale arriva con 'The Fame', trainato dai singoli multiplatino 'Poker Face', 'Paparazzi' e 'Just Dance', seguito da 'The Fame Monster' e dalle hit 'Bad Romance', 'Alejandro' e 'Telephone' con Beyoncé. Brani accompagnati da look eccentrici - dalle armadillo shoes di Alexander McQueen alle parrucche e al trucco marcato - quasi una barriera tra lei e il mondo. Dietro quella maschera, però, c’era una verità più profonda: la sua vulnerabilità. È lì che riaffiora la bambina presa in giro per il suo aspetto, per il naso, per il modo di vestire. "Mi chiamavano strana, mi dicevano che non sarei mai stata nessuno", ha raccontato più volte l'artista pluripremiata. Anche gli abiti di scena non erano solo provocazioni. L’iconico vestito di carne cruda indossato agli Mtv Music Awards del 2010 attirò critiche, ma dietro quella scelta controversa c’era un messaggio preciso: senza diritti, il corpo rischia di essere trattato come un pezzo di carne.  

La carriera di Gaga non è fatta solo di musica, ma anche di attivismo. Si batte – e continua a farlo – per i diritti della comunità Lgbtqia+, per la salute mentale, per l’ambiente e per la giustizia sociale. Di recente ha preso posizione contro l’Ice, l’agenzia federale per l’immigrazione, all’indomani delle violenze di Minneapolis. "Quando intere comunità perdono il senso di sicurezza e appartenenza, qualcosa si rompe dentro ognuno di noi [...] Dobbiamo tornare a un luogo di sicurezza, pace e responsabilità", aveva detto a gennaio durante il concerto al Tokyo Dome, tappa del Mayhem Ball Tour. La pop star non teme di esporsi nemmeno quando si tratta della malattia che la accompagna da anni. Nel docu‑film Netflix 'Five Foot Two', Gaga rivela di soffrire di fibromialgia, "una malattia cronica con cui faccio i conti. Spero che la mia testimonianza aiuti a sensibilizzare e a unire chi vive la stessa condizione", afferma Germanotta. 

Questa apertura verso il mondo, forse, è iniziata quando la sua strada ha incrociato quella di Bradley Cooper. L’attore l’ha voluta come co‑protagonista di 'A Star Is Born', suo debutto alla regia e remake del classico del 1937 È nata una stella. Il film - presentato alla Mostra del Cinema di Venezia e candidato a otto Oscar nel 2019, con una vittoria per 'Shallow' - segna una svolta nella carriera di Gaga. Proprio a Venezia, Cooper raccontò di essersi presentato a casa della cantante con dei dischetti struccanti, un gesto semplice ma rivelatore dell’autenticità che cercava da lei. Nonostante paure e insicurezze, Gaga accettò di spogliarsi delle barriere che fino a quel momento la separavano dal mondo. Da lì non è nata solo una stella del cinema, ma anche - e soprattutto - una nuova Gaga, più consapevole e più libera. Senza filtri. Questo distacco dall’eccesso emerge con forza anche in 'Joanne', l’album che segna una svolta estetica ed emotiva.  

Gira il mondo con la sua musica, ma trova anche il tempo per l’amore. In molti hanno sperato – e sognato – di vederla insieme a Bradley Cooper, che all’epoca di A Star Is Born era legato alla top model russa Irina Shayk. Qualche anno più tardi, grazie a mamma Cynthia, Gaga conosce l’imprenditore Michael Polansky, che lei stessa definisce "l’amore della mia vita". Nel 2024 la coppia si fidanza ufficialmente: Polansky le regala un solitario da otto carati a forma di cuore, dal valore di oltre mezzo milione di euro, impossibile da non notare. Un anello che Gaga sfoggia sul red carpet della Mostra del Cinema di Venezia 2024, dove presenta 'Joker: Folie à Deux' insieme all'attore Joaquin Phoenix. E oggi, mentre si divide tra la musica e il cinema conquistando riconoscimenti e successi, Lady Gaga continua a ricordare al mondo che essere sé stessi non è solo possibile: è rivoluzionario. (di Lucrezia Leombruni) 

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Categoria: spettacoli

10:29

Dario Fo e l’attivismo politico nel '74, il fotografo Bordoni: "Nei miei scatti la sua magia" - Le immagini inedite

(Adnkronos) - Era il 1974 e un Dario Fo, allora 48enne, parlava in un'aula dell’Università di Architettura di Roma. Erano i tempi delle contestazioni giovanili, delle occupazioni e del forte attivismo politico del futuro premio Nobel. In delle foto in bianco e nero che l’Adnkronos ha potuto visionare in esclusiva, si vedono striscioni e simboli della falce e martello, e Dario Fo che arringa una platea di giovani rapiti dalla sua dialettica (FOTOGALLERY). Ad immortalare quel momento fu Enrico Bordoni, all’epoca foto reporter di Paese Sera, che oggi riapre il cassetto dei ricordi. Prima ancora del racconto, sono le fotografie stesse a parlare. Documenti storici che catturano il fermento politico dell'Italia degli anni '70. Scattate all'interno di un'aula universitaria occupata, le immagini sono dense di simboli: uno striscione che recita "Liberiamo i compagni arrestati", un richiamo tipico dei movimenti extraparlamentari dell'epoca, da Potere Operaio a Lotta Continua, la scritta "Comunismo" e il simbolo della falce e martello non lasciano dubbi sull'orientamento politico dell'assemblea. Le foto, insomma, raccontano un'Italia divisa e in rivolta, dove i luoghi della cultura si trasformavano in centri della lotta politica (VIDEO). 

"Sì, quelle foto l'ho fatta io”, confida Bordoni all’Adnkronos. "Lavoravo per Paese Sera e quello era l'anno delle occupazioni. Fui mandato alla facoltà di Architettura a Valle Giulia, che era occupata". Gli scatti non sono solo il ritratto di un grande artista, ma la fotografia di un'intera epoca. "Era un periodo molto movimentato," spiega il fotografo. "C'erano proteste quasi tutti i giorni, in varie facoltà. Era il periodo delle contestazioni per il Vietnam, il periodo dopo l'Autunno Caldo". Dettagli che emergono chiari anche dalle immagini, con i suoi manifesti di lotta. Ma il 1974 fu anche un anno tragico: "Ci fu la strage del treno Italicus - ricorda Bordoni - e proprio in quegli anni cominciavano già a farsi sentire le Brigate Rosse, si cominciava a sparare, purtroppo". 

Al centro di quel fermento, c'era Dario Fo. Ma cosa diceva in quel discorso? "Lui era un tipo particolare", racconta Bordoni. "Faceva un discorso che alla fine era anche politico, ma partiva da lontano. Parlava un po' di tutto per poi arrivare alla politica. Essendo di sinistra, quello era il suo orientamento". 

Ciò che più colpì il fotografo, però, non fu tanto il contenuto politico, quanto la straordinaria capacità di Fo di tenere il palco. "La cosa bella è che, una volta fatte le foto, mi sono fermato ad ascoltarlo. Era uno che sapeva catturare l'attenzione. Se ci fa caso nelle foto, si vede che il pubblico dei ragazzi prestava molta attenzione. Riusciva a captare l'interesse, al di là del concetto che esprimeva. Era molto teatrale". Un magnetismo tale che lo stesso Bordoni, pur dovendo tornare in redazione, rimase ad ascoltare. "Anche io, che allora ero giovane, mi sono messo insieme a loro ad ascoltare tutto quello che diceva". 

Secondo Bordoni, qualche eco di quegli anni risuona ancora oggi. "In certi casi trovo delle similitudini. Per esempio, allora c'erano gli anarchici e anche adesso stanno tornando, così come certe proteste studentesche. È un periodo per certi versi simile, e c'è da stare molto attenti". Tuttavia, manca una figura come quella di Fo. "È vero che anche adesso molti personaggi pubblici si espongono, ma non come lui. Dario Fo era unico. Aveva questa capacità incredibile di parlare per ore, toccando vari argomenti. Non sempre c'era un filo logico, ma alla fine concludeva. Era affascinante". 

Quelle foto furono l'unica occasione in cui Bordoni incrociò Fo per lavoro. "Lui non veniva spesso a Roma. Fu un caso eccezionale". Dopo gli scatti, non ci fu tempo per le presentazioni. "Dovevo rientrare al giornale. A quei tempi facevamo tre edizioni, mattino, pomeriggio e notte, e servivano le foto. Si sviluppava il rullino, si stampavano le foto, si asciugavano e si portavano al caporedattore. Erano altri tempi”. 

"Un po' di nostalgia c'è", ammette infine Bordoni. Ma non è solo il rimpianto per la gioventù. È la nostalgia per un mondo che concedeva il lusso del tempo: il tempo per sviluppare una fotografia a mano, per ascoltare un discorso per ore, per far sedimentare un pensiero. Oggi, a decenni di distanza, quelle foto continuano a parlare. Parlano di Fo, dei ragazzi che lo ascoltavano, degli striscioni e delle speranze di un'intera generazione. (di Loredana Errico) 

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Categoria: cultura

10:01

Roma blindata per il corteo No Kings, attesi almeno in 15mila

(Adnkronos) - Massima allerta e Roma blindata, oggi, per il corteo del movimento No Kings Italia nell'ambito della mobilitazione globale 'Together-Contro i re e le loro guerre', che scenderà strada dalle 14, partendo da piazza della Repubblica direzione piazza San Giovanni. Si attendono, come da preavviso in questura, almeno 15mila persone. Ma il numero - a pochi giorni dalla vittoria del no al referendum sulla giustizia - potrebbe essere anche superiore. 

La manifestazione attraverserà via Luigi Einaudi, piazza dei Cinquecento, via Cavour, quindi piazza dell'Esquilino, via Liberiana, piazza Santa Maria Maggiore, via Merulana per poi raggiungere San Giovanni. 

 

Il lavoro della digos di Roma e del Nucleo informativo dei carabinieri è ormai già inziato da giori e sotto la lente c'è proprio il corteo. La manifestazione è stata già al centro di alcune riunioni in prefettura, nel corso delle quali è stata fatta un'analisi approfondita. 

L'attenzione è massima. La data del 28 marzo, infatti, era nota da tempo ed era stata scelta dagli attivisti di Askatasuna nell'ambito di una serie di mobilitazioni avviate dopo lo sgombero, che risale al 18 dicembre scorso, e da subito era stato considerato un appuntamento delicato sul fronte della sicurezza. Ora dopo l'esplosione nel casolare al parco degli Acquedotti di Roma, dove i due anarchici Sara Ardizzone e Alessandro Mecogliano sono morti costruendo un ordigno, il livello di attenzione, a quanto apprende l'Adnkronos, è stato elevato anche se, dal monitoraggio degli investigatori, al momento non emergono allarmi particolari. Il timore è legato alla possibilità che frange estreme possano infiltrarsi al corteo. In particolare saranno monitorati gli arrivi da fuori regione, con controlli negli snodi principali, come stazioni di treni e pullman, ma anche ai caselli autostradali, che si faranno sempre più stringenti, a ridosso dell'evento. 

 

Intanto, nei giorni scorsi, i No Kings italiani hanno respinto "fortemente ogni strumentalizzazione che in queste ore sta arrivando intestando questo corteo a quel centro sociale, a quell'organizzazione, a quell'area più o meno anarchica. Sono tutte baggianate. Questa qui è una grande marcia popolare, radicale nei contenuti, che ha l'obiettivo di portare in piazza centinaia di migliaia di persone". A dirlo è stato Luca Blasi, uno dei promotori del movimento No Kings Italia, nel corso della conferenza stampa di presentazione del corteo, in riferimento anche alla coincidenza sulla data del 28 marzo con la manifestazione annunciata da Askatasun. E sul rischio infiltrati chiarisce: “Se c’è qualcuno che viene a portare pratiche che non sono in linea con le nostre, non fa parte della nostra manifestazione che si svolgerà nelle modalità che abbiamo espresso. Tutto il resto non appartiene alle nostre intenzioni. Non vogliamo essere accostati a realtà con cui non abbiamo nulla a che fare''.  

 

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Categoria: cronaca

09:28

Domenico morto dopo il trapianto, il legale della famiglia: "Da Monaldi no risposte su risarcimento"

(Adnkronos) - Dall'ospedale Monaldi di Napoli ancora nessuna risposta sul risarcimento alla famiglia del piccolo Domenico. E' questo il tema della lunga lettera firmata da Francesco Petruzzi, legale della famiglia del bimbo morto a febbraio all'ospedale dopo il trapianto di cuore fallito il 23 dicembre.  

"Scrivo nell’interesse della famiglia Caliendo Mercolino. Lo faccio perché ciò che questa famiglia sta subendo — anche ora, anche dopo la morte di Domenico — non può restare confinato nelle aule di giustizia. Deve essere conosciuto. Questa lettera non riguarda il merito del procedimento penale in corso: riguarda il comportamento della dirigenza del Monaldi verso i genitori di un bambino che non c’è più", si legge nella missiva. 

"La famiglia Caliendo Mercolino apprende con rinnovato dolore — un dolore che avrebbe il diritto di non essere ulteriormente aggravato da condotte istituzionali — che il pattern comunicativo totalmente carente, privo di linearità e del tutto alieno a qualsivoglia forma di umanità che ha caratterizzato il rapporto tra il Monaldi e i genitori di Domenico durante tutta la fase clinica della vicenda, si sta purtroppo protraendo anche ora che Domenico non è più in vita. Il comportamento della struttura non è mutato con la morte del piccolo paziente: è rimasto quello che era sempre stato, indifferente, opaco, istituzionalmente sordo", prosegue la letter.  

"Nel tentativo di evitare alla famiglia l’ulteriore devastazione psicologica di un giudizio civile sovrapposto al procedimento penale in corso — e senza neppure procedere alla previa notifica di una formale messa in mora, proprio per non caricare inutilmente i signori Caliendo Mercolino del peso di un’escalation legale — questa difesa ha trasmesso all’Azienda Ospedaliera dei Colli, via posta elettronica certificata, una proposta di bonario componimento in sede stragiudiziale della componente risarcitoria della vicenda. Una proposta di dialogo, non una dichiarazione di guerra. Un invito a sedersi attorno a un tavolo, nel rispetto della dignità delle parti, per trovare una soluzione che consentisse alla famiglia di voltare pagina senza dover affrontare anni di contenzioso civile. Il Monaldi non ha risposto. Non ha risposto con un diniego motivato. Non ha risposto con una controproposta. Non ha risposto con un semplice atto di accuse ricevute. Ha semplicemente eliso la comunicazione, come se quella PEC non fosse mai stata trasmessa, come se la famiglia Caliendo Mercolino non esistesse, come se la morte di Domenico fosse un fatto del quale l’Azienda non avvertisse il peso di una risposta istituzionale minima". 

"La famiglia Caliendo Mercolino sente il dovere di dichiarare pubblicamente, senza esitazione e senza alcuna remora, di non avere il benché minimo motivo di vergognarsi per aver avanzato una richiesta risarcitoria. Non vi è nulla di cui vergognarsi. La legge — lo Stato italiano, attraverso le norme che regolano la responsabilità civile delle strutture sanitarie — riconosce espressamente il diritto delle vittime di gravi errori medici a essere risarcite in via equitativa per il danno non patrimoniale subito: il danno biologico, il danno morale, il danno da perdita del rapporto parentale. Questi istituti esistono perché il legislatore ha voluto affermare, con tutta la chiarezza che il diritto consente, che chi ha sofferto ha diritto a una risposta economica dallo Stato e dalle istituzioni responsabili. Nessuna famiglia che abbia perso un figlio in circostanze come queste dovrebbe sentirsi in colpa per aver rivendicato ciò che la legge le attribuisce", si legge ancora nella lettera, "quella pecuniaria non è, né potrà mai essere, giustizia. Non lenisce il dolore. Non riconsegna Domenico ai suoi genitori. Non rende dignitoso un Natale trascorso senza di lui, né un Capodanno vissuto nell’assenza di chi avrebbe dovuto essere lì. Per la giustizia — per quella vera, quella che restituisce un senso alle cose, che riequilibra ciò che è stato stravolto, che sancisce la responsabilità di chi ha sbagliato — questa famiglia si rivolge alla magistratura, nella piena fiducia che essa saprà fare il proprio dovere. Ma il risarcimento è un’altra cosa: è un diritto autonomo, riconosciuto dalla legge, che spetta alla famiglia indipendentemente dall’esito del procedimento penale. E il Monaldi, rifiutandosi persino di aprire un dialogo su questo punto, sta sottraendo alla famiglia Caliendo Mercolino un ulteriore diritto che le appartiene. Come già le è stato sottratto il diritto di vedere Domenico crescere. Come già le è stato sottratto il diritto di passare il Natale e il Capodanno con il proprio figlio. Ancora una volta, il Monaldi sta togliendo a questa famiglia qualcosa che le spettava". 

Il legale aggiunge: "Eppure, nel medesimo periodo nel quale l’Azienda sceglieva il silenzio sulla proposta di componimento stragiudiziale, la dirigenza del Monaldi si faceva viva con i genitori di Domenico per tutt’altra ragione: per invitarli a piantare un albero all’interno del presidio in memoria del loro figlio. La famiglia ha appreso questa proposta con sgomento e con la giusta indignazione che tale iniziativa merita. Un albero. Mentre la richiesta formale di risarcimento giaceva inevasa, mentre i genitori attendevano una risposta che non è arrivata, la dirigenza riteneva opportuno proporre un gesto simbolico di quelli che, con tutta la buona volontà interpretativa possibile, non può che leggersi come un’operazione di maquillage istituzionale: un tentativo di riabilitare l’immagine pubblica del Monaldi attraverso un gesto di facciata, senza che vi fosse — né vi sia tuttora — la minima traccia di autentica volontà di farsi carico delle proprie responsabilità verso questa famiglia". 

"Questa difesa è nella condizione di affermare con piena cognizione di causa che, al di là delle responsabilità penali individuali che la Procura della Repubblica sta accertando nei confronti dei singoli professionisti indagati, la responsabilità civile della struttura Monaldi nel decesso di Domenico Caliendo Mercolino è solida, incontrovertibile e destinata a essere affermata nelle sedi competenti. Si tratta di una responsabilità che trova il suo fondamento nell’art. 7 della Legge 24/2017 (c.d. Legge Gelli-Bianco), che configura la responsabilità contrattuale della struttura sanitaria a prescindere dall’accertamento della colpa individuale dei singoli operatori. Su questo punto, la posizione giuridica della famiglia è cristallizzata. Questa difesa rappresenta infine che, qualora si dovesse procedere in sede giudiziale — come appare a questo punto inevitabile — e il risarcimento riconosciuto dalla Corte dovesse risultare superiore alla somma che la famiglia aveva proposto in via stragiudiziale al solo fine di definire bonariamente la vicenda, non mancherà di segnalare la circostanza alla Corte dei Conti, affinché valuti se il rifiuto di addivenire a un accordo stragiudiziale equo abbia determinato un ulteriore e ingiustificato aggravio di spesa pubblica". 

Secondo il legale, "la vicenda è resa ancora più grave dalla conduzione della riunione di partecipazione alla cura — la c.d. PCC — tenutasi durante le fasi più drammatiche della malattia di Domenico. Quella riunione, che avrebbe dovuto svolgersi nel pieno rispetto delle prescrizioni normative vigenti e dei fondamentali canoni di umanità verso dei genitori in una condizione di strazio assoluto, è stata condotta in modo gravemente carente: erano assenti le figure professionali previste dalla legge per la sua corretta tenuta, tra cui il bioeticista e la figura psicologica di supporto alla famiglia. Solo la determinazione della madre di Domenico e la presenza del consulente medico-legale di parte hanno consentito di portarla a termine, evitando che si arenasse. Il Monaldi non ha saputo — o non ha voluto — convocarla con le modalità che la normativa e l’elementare umanità avrebbero imposto. È in questo contesto che questa difesa si rivolge pubblicamente al Presidente della Regione Campania, Roberto Fico, affinché eserciti i poteri di vigilanza e di controllo che l’ordinamento gli attribuisce sull’operato delle aziende sanitarie regionali, e affinché valuti con urgenza la posizione della dirigenza generale attualmente alla guida dell’Azienda Ospedaliera dei Colli – Presidio Monaldi. Una dirigenza che ha dimostrato, in successione e senza soluzione di continuità: di non aver saputo prevenire le condizioni che hanno condotto alla morte di Domenico; di non aver saputo comunicare con la sua famiglia nei momenti di maggiore necessità; di non aver saputo garantire lo svolgimento di una PCC conforme alla legge; di non saper oggi gestire le conseguenze istituzionali di quanto accaduto, riducendosi a non rispondere alle interlocuzioni formali dei propri interlocutori giuridici e a proporre iniziative simboliche del tutto inadeguate alla gravità della situazione. Chiediamo formalmente e pubblicamente le dimissioni della dirigenza del Monaldi. Non per spirito di rivalsa, ma perché la continuità di una gestione dimostratasi strutturalmente inadeguata tanto nella fase della crisi quanto nella fase degli strascichi costituisce, a nostro avviso, un elemento di rischio istituzionale per i pazienti, le famiglie e gli operatori sanitari onesti che operano quotidianamente in quella struttura. Il Monaldi è un presidio di eccellenza della sanità campana: non merita una dirigenza che lo ha portato in queste condizioni. I pazienti del Monaldi non meritano questa dirigenza. La famiglia Caliendo Mercolino non merita questo silenzio", si legge ancora. 

"Domenico Caliendo Mercolino meritava di vivere. Meritava di essere curato con perizia, con rispetto dei protocolli e con l’attenzione dovuta a un bambino. La sua famiglia merita giustizia, risarcimento e il rispetto istituzionale minimo che ogni vittima ha diritto di ricevere. Non un albero. Giustizia", si chiude la lettera del legale. 

 

"In merito a quanto scritto dall’avvocato Francesco Petruzzi, è opportuno chiarire che l’Azienda ha ricevuto una proposta stragiudiziale, il giorno dopo il funerale del piccolo Domenico, espressamente qualificata come riservata, contenente una richiesta risarcitoria di 3.000.000 di euro e formulata in termini dichiaratamente non negoziabili. La vicenda cui la proposta si riferisce è, come noto, attualmente all’esame dell’Autorità giudiziaria nella fase delle indagini preliminari". Lo riferisce in una nota Anna Iervolino, direttore generale dell'Azienda Ospedaliera dei Colli in relazione alla lettera aperta dell'avvocato Petruzzi. 

"La valutazione della richiesta risarcitoria impone lo svolgimento di approfondite valutazioni tecnico-legali, anche alla luce degli accertamenti in corso e, per loro natura, non possono essere compresse entro i rigidi termini unilaterali indicati dalla controparte. Non può pertanto parlarsi di mancata apertura di una trattativa, in assenza di un effettivo spazio negoziale nella proposta ricevuta", si legge nella replica, "Sorprende, inoltre, che una comunicazione qualificata come strettamente riservata venga oggi utilizzata in sede pubblica, con modalità che non appaiono coerenti con la natura dell’interlocuzione stragiudiziale e che non favoriscono un confronto sereno nelle sedi proprie con l’avvocatura dell’Azienda. Solo martedì 24 marzo è pervenuta una richiesta di incontro della controparte, che l’Ufficio Legale ha immediatamente preso in carico, avviando le necessarie attività organizzative. Tale iniziativa è stata tuttavia preceduta da una evidente strategia di esposizione mediatica della vicenda, che rischia di sovrapporre il piano della comunicazione a quello, ben diverso, del corretto confronto tecnico-giuridico", si legge ancora. 

"Il percorso transattivo, dunque, si svolge nel rispetto delle procedure e delle norme a tutela dell’interesse pubblico, secondo l’istruttoria degli uffici competenti. Con l’occasione si precisa che la piantumazione dell’ulivo è un’iniziativa che il personale tutto dell’Azienda ha maturato spontaneamente, è stata apprezzata dalla signora Patrizia e dal signor Antonio che – ancora una volta - hanno riferito di non nutrire sentimenti di rancore verso i medici e gli infermieri, pur chiedendo legittimamente giustizia per quanto accaduto. Una richiesta di giustizia alla quale ci siamo sempre associati e che tutti noi vogliamo con determinazione". 

 

All'Azienda controreplica ancora una volta il legale della famiglia. "La proposta stragiudiziale era riservata. Questo Studio ha rispettato quel vincolo: la lettera aperta pubblicata nell'interesse della famiglia Caliendo Mercolino non conteneva alcun riferimento agli aspetti tecnici, economici o negoziali della proposta — nessuna cifra, nessuna condizione, nessun termine. Ciò che questa difesa ha scelto di rendere pubblico, decorso inutilmente il termine assegnato, non è il contenuto della proposta: è il silenzio dell'Azienda. È stata la stessa Azienda, nella nota odierna, a violare unilateralmente il vincolo di riservatezza che ora invoca, rendendo pubblicamente noti quantum richiesto, data di ricezione e qualificazione negoziale della comunicazione. Il vincolo di riservatezza è stato infranto dal Monaldi, non da questa difesa", scrive l'avvocato Petruzzi. 

"La ricostruzione cronologica offerta dall'Azienda è inesatta e va rettificata. Questo Studio ha trasmesso la proposta di bonario componimento via PEC, assegnando un termine di quindici giorni. Decorso inutilmente quel termine — senza che l'Azienda producesse alcun riscontro, nemmeno formale, nemmeno interlocutorio — il giorno successivo alla scadenza questo Studio ha trasmesso una seconda PEC, datata 24 marzo 2026, sollecitando nuovamente un incontro. È questa la PEC che l'Azienda presenta nella propria nota come una richiesta "pervenuta dalla controparte", omettendo che si trattava del secondo sollecito di questo Studio a fronte di un silenzio assoluto. Non vi è stata alcuna apertura dell'Azienda: vi è stato un ulteriore silenzio, interrotto soltanto dalla presente nota stampa", prosegue la replica, "Il procedimento penale in fase di indagini preliminari non ha ad oggetto la vicenda di Domenico nella sua interezza: ha ad oggetto la posizione di alcuni professionisti sanitari nei loro specifici profili di responsabilità penale individuale. È un piano radicalmente distinto dalla responsabilità civile della struttura ex art. 7 L. 24/2017, che è autonoma, non dipende dall'esito penale e non può essere paralizzata da esso. Invocare le indagini a carico di singoli sanitari per non rispondere a una proposta transattiva civile non è una giustificazione giuridica: è una confusione concettuale — o una scelta deliberata". 

"Il passaggio più grave della nota aziendale riguarda le dichiarazioni asseritamente rese dai signori Caliendo Mercolino. È fatto noto a questo Studio che la Direzione Generale del Monaldi ha contattato direttamente la signora Patrizia, madre di Domenico, bypassando il difensore e in assenza di qualsiasi comunicazione a questo Studio. Tale interlocuzione è avvenuta parallelamente alla corrispondenza legale in corso. Quando l'Azienda ha scelto di non dare seguito alla trattativa, la famiglia — nel pieno e confermato rapporto di fiducia con il proprio legale — ha coerentemente scelto di non proseguire nemmeno sul piano dell'interlocuzione diretta. Il tentativo operato nella nota odierna di scindere la posizione dei genitori da quella del loro difensore, utilizzando a fini pubblici dichiarazioni ottenute in una interlocuzione dalla quale il difensore era stato deliberatamente escluso, appare una condotta artata e strategicamente orientata a delegittimare il mandato difensivo", prosegue la replica dell'avvocato della famiglia Caliendo.  

"Questo Studio la rappresenterà nelle sedi deontologiche e giuridiche competenti. Il mandato conferito dalla famiglia Caliendo Mercolino è stato conferito liberamente, consapevolmente, e rimane pienamente operativo. Questo Studio ha cercato il dialogo. Lo ha cercato con la proposta originaria. Lo ha cercato con la seconda PEC a scadenza del termine. Lo ha cercato con la richiesta del 24 marzo. In tre occasioni documentate, l'Azienda non ha risposto. Non è questa difesa a dover giustificare la propria condotta", conclude la nota. 

 

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Categoria: cronaca

09:21

Immobiliare, Baglieri (Sda Bocconi): "73% del pil italiano composto da economia dei servizi"

(Adnkronos) - "La servitizzazione dell'economia oggi si traduce in un semplice numero: l'Italia ha un prodotto interno lordo che per oltre il 73% è composto proprio da questo tipo di economia dei servizi e solo per il 20-23% da economia del prodotto. Si tratta di una dinamica comune a tutte le economie sviluppate e impone una trasformazione sull’arricchimento di prodotti e servizi per chi fa prodotti, e sull'aumento del valore creato attraverso la relazione per chi fa servizi”. Lo ha spiegato Enzo Baglieri, PhD - Associate Dean for Masters Division - Sda Bocconi School of Management, intervenendo al panel ‘La servitizzazione dell'economia: ripensare il modello di business, anche nell'intermediazione immobiliare’, nell’ambito dei Real Estate Awards 2026, l’evento che celebra talento, innovazione ed eccellenza nel settore. A sostenere l’edizione di quest’anno in qualità di Title Sponsor è idealista, portale immobiliare N.1 in Italia. In questo scenario, continua Baglieri, le aziende, anche nell'intermediazione immobiliare, sono chiamate a fare una scelta strategica precisa: “decidere se vogliono essere delle service factory, cioè erogare volumi molto elevati di servizio in modo standardizzato, ma estremamente efficiente e replicabile - spiega - modalità comunque apprezzata dal cliente, in quanto riduce l'incertezza e garantisce una qualità costante nel servizio erogato o diventare, invece, delle service theater, in cui la competenza, la flessibilità, la personalizzazione e la qualità della relazione sono elementi determinanti nel processo di relazione tra cliente e fornitore”.  

“La servitizzazione dell'economia rappresenta il passaggio da un'economia basata sul prodotto, tradizionalmente prima quello agricolo e poi quello manifatturiero, a un'economia, invece, centrata sui servizi - afferma lo studioso - Si tratta di quel passaggio storico che viene definito da economia alle transazioni, in cui si creano dei prodotti che semplicemente si vendono al cliente, a un'economia delle relazioni, in cui siamo vicini al cliente, creiamo una comunicazione e gli offriamo un livello molto alto di servizio”.  

“Le nuove tecnologie, come la digitalizzazione e l'artificial intelligence offrono un'altra opportunità: far diventare le service factory più teatrali e il service theater più industrializzato. Questo non significa che i due modelli convergono in un’unica soluzione - sottolinea - ma che grazie alla tecnologia è possibile rendere” il modello “più efficiente e dedicarsi con maggiore attenzione alla qualità e alla relazione nei teatri, oppure essere più capaci di fornire personalizzazione e flessibilità pur all'interno di processi più rigidi”. “Nell'intermediazione immobiliare, ciò che accadrà, così come in altri settori, è che gli operatori si specializzeranno e collaboreranno lungo la filiera: alcuni opereranno in modalità factory e altri in modalità teatro, garantendo un miglior servizio grazie anche alla specializzazione tra gli operatori della filiera”, conclude. 

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Categoria: economia