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Usa-Iran, Vance annuncia fumata nera: "Non c'è accordo"

(Adnkronos) - "Non abbiamo raggiunto un accordo". JD Vance, vicepresidente degli Stati Uniti, annuncia la fumata nera nei colloqui con l'Iran a Islamabad. Vance fa il punto dopo 21 ore di colloqui in Pakistan. "Abbiamo avuto discussioni sostanziali con gli iraniani. Ed è una buona notizia", dice oggi, all'alba di domenica 12 aprile, riferendosi al confronto per consolidare la tregua che ha congelato la guerra. "La brutta notizia è che non abbiamo raggiunto un accordo. E credo sia una notizia negativa per l'Iran molto più di quanto lo sia per gli Stati Uniti. Quindi, torniamo negli Usa senza avere un'intesa", dice il numero 2 dell'amministrazione. 

"Siamo stati accomodanti, il presidente" Donald Trump "ci ha detto 'dovete negoziare in buona fede e fare il massimo sforzo per ottenere un accordo'. Lo abbiamo fatto, purtroppo non siamo riusciti a compiere nessun progresso. L'Iran non ha accettato i nostri termini. Ce ne andiamo da qui con una proposta molto semplice", dice facendo riferimento ad una imprecisata "offerta finale e migliore". "Vedremo se gli iraniani l'accetteranno", afferma, auspicando una risposta positiva che sinora non c'è stata. 

L'Iran, dice Vance rispondendo alle domande, non è disposto a rinunciare al proprio programma nucleare: "Il fatto è che dobbiamo vedere un impegno concreto da parte loro, non devono cercare di dotarsi di un'arma nucleare e non devono cercare gli strumenti che consentirebbero loro di farlo rapidamente". Teheran ad oggi dispone di circa 440 chili di uranio arricchito al 60%, una base che consentirebbe rapidamente di arrivare a disporre di materiale utile per la produzione di armi atomiche. "La domanda è: “'Vediamo un impegno fondamentale da parte degli iraniani a non sviluppare un'arma nucleare, non solo ora, non solo tra due anni, ma a lungo termine?'. Non l'abbiamo ancora visto, speriamo di vederlo". 

Trump, dice Vance, è stato continuamente aggiornato sugli sviluppi. "Ovviamente abbiamo parlato costantemente con il presidente. Non so quante volte l'abbiamo sentito, una mezza dozzina nelle ultime 21 ore", dice il vicepresidente, che ha avuto contatti anche con il segretario di Stato, Marco Rubio, con il segretario alla Difesa, Pete Hegseth, con il segretario al Tesoro Scott Bessent e con l'ammiraglio Brad Cooper, comandante del Centcom, il comando centrale degli Usa. "Siamo stati on contatto costante con il team perché abbiamo negoziato in buona fede".  

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00:07

Usa-Iran, negoziati fiume: Stretto di Hormuz è il nodo

(Adnkronos) - E' lo Stretto di Hormuz il nodo più difficile ancora da sciogliere tra Iran e Usa, al tavolo dei negoziati fiume in Pakistan. L'ultimo tentativo di scongiurare una escalation nella guerra che va avanti ormai da sei settimane sembra infatti essersi arenato sul controllo dello Stretto, che Teheran insiste a voler mantenere ritenendo "eccessive" le pretese della controparte americana al tavolo. Tra le condizioni per la fine del conflitto, congelato per ora dalla tregua, gli Usa pongono invece la riapertura della via fondamentale per il commercio del 20% del petrolio mondiale.  

Da Islamabad, continuano intanto a rincorrersi le indiscrezioni dei media sui negoziati. Se fonti del Pakistan ostentano ottimismo parlando di colloqui "in gran parte positivi", fonti della sicurezza di Teheran assicurano alla Cnn che lo status dello Stretto rimarrà invariato fino a quando Iran e Stati Uniti non raggiungeranno un "quadro comune" per la prosecuzione del dialogo. 

La fonte afferma che le "richieste eccessive" avanzate dalla parte americana su diverse questioni, tra cui la vitale via navigabile, hanno finora impedito alle due parti di concordare una base comune per far progredire i colloqui. "L'Iran non ha fretta", aggiunge la fonte, precisando che Teheran ha inoltre comunicato agli Stati Uniti che, fino al raggiungimento di un quadro comune, "nemmeno il numero di navi concordato potrà transitare". 

La fonte avverte quindi che, se i negoziatori statunitensi non adotteranno quello che ha definito un "approccio realistico", lo Stretto rimarrà chiuso. 

La fonte inoltre spiega che l'Iran ha dimostrato la sua capacità di imporre tale chiusura, definendo la situazione "la ripetizione di un errore di valutazione" che sarebbe "a danno dell'America". 

 

Se da parte americana, almeno finora, non è trapelata nessuna notizia diretta dal tavolo delle trattative, a parlare a chilometri e chilometri di distanza è come sempre il presidente Donald Trump.  

"Hanno discusso per molte ore... Vedremo cosa succede. In ogni caso, vinciamo... Forse raggiungeranno un accordo, forse no. Non importa. Dal punto di vista dell’America, vinciamo", le parole del tycoon ai giornalisti mentre in Pakistan si apre un nuovo round di colloqui trilaterali. 

"Siamo in negoziati molto approfonditi con l’Iran. Vinciamo comunque. Li abbiamo sconfitti militarmente... Che si raggiunga o meno un accordo, per me non fa alcuna differenza. E questo perché abbiamo vinto, che ascoltiate o meno le fake news", ha poi rincarato la dose. Per il leader americano infatti gli iraniani "non hanno una marina, non hanno radar, non hanno un’aviazione. I loro leader sono tutti morti. Khamenei non c’è più. Per molti anni ha governato; non c’è più. Con tutto questo, vedremo cosa succede ma - ha tagliato corto il presidente Usa - non mi interessa". 

 

Dal canto suo, il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica agirà con fermezza contro qualsiasi tentativo di navi militari di attraversare Hormuz, riferisce intanto la tv di Stato iraniana Irib. "Qualsiasi tentativo di navi militari di attraversare lo Stretto - sottolineano i Pasdaran - sarà oggetto di una risposta severa. La marina delle Guardie della Rivoluzione dispone della piena autorità per gestire in modo intelligente lo Stretto di Hormuz". Il passaggio nello Stretto, aggiungono, sarà "concesso solo alle navi civili in condizioni specifiche". 

Questa dichiarazione arriva dopo l’annuncio del Comando Centrale statunitense secondo cui due navi da guerra della Us Navy avevano attraversato questa via marittima strategica per neutralizzare mine piazzate da Teheran. Una versione smentita "fermamente" dall'Iran, che ha minimizzato parlando di una sola nave, poi tornata indietro dopo che le forze iraniane avevano minacciato un attacco entro 30 minuti dall'attraversamento. 

 

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Categoria: internazionale/esteri

00:06

Usa-Iran trattano in Pakistan, blitz di Trump: navi per sminare Stretto di Hormuz

(Adnkronos) - Donald Trump piazza la mossa a sorpresa nello Stretto di Hormuz mentre Stati Uniti e Iran parlano a Islamabad, in Pakistan, per consolidare la tregua che ha interrotto la guerra. I colloqui vanno in scena con il confronto tra le due delegazioni, intanto due navi della marina americana avviano l'operazione di sminamento dello Stretto di Hormuz, da settimane bloccato dall'Iran. 

Il braccio di mare, essenziale per il 20% del commercio mondiale del petrolio, è 'ostaggio' di Teheran da settimane con effetti sull'aumento del prezzo del greggio e dei carburanti in molti paesi, Italia compresa. La riapertura dello Stretto, per gli Usa una condizione essenziale alla base della tregua, non si materializza. Secondo il New York Times, Teheran non riesce a localizzare o rimuovere tutte le mine navali disseminate in mare. La Repubblica islamica avrebbe utilizzato piccole imbarcazioni per posare le mine, ma senza una mappatura precisa delle loro posizioni. 

Lo Stretto rappresenta il nodo principale nelle trattative di Islamabad e rischia di trasformarsi in uno scoglio insormontabile. Gli Stati Uniti, secondo i media iraniani, avanzano "richieste eccessive" su Hormuz. L'agenzia di stampa Fars afferma che la delegazione a stelle e strisce - guidata dal vicepresidente JD Vance - presenta "richieste inaccettabili su diverse questioni". Secondo l'agenzia di stampa Tasmin "la delegazione americana ha ostacolato il progresso dei negoziati con le sue consuete richieste eccessive", sottolineando che la questione dello Stretto di Hormuz "è uno degli argomenti che suscitano forti divergenze". 

Per provare a scardinare lo stallo, gli Stati Uniti prendono l'iniziativa. "Stiamo iniziando il processo di bonifica dello Stretto di Hormuz come favore a Paesi di tutto il mondo, tra cui Cina, Giappone, Corea del Sud, Francia, Germania e molti altri. Incredibilmente, non hanno il coraggio o la volontà di fare questo lavoro da soli", annuncia Trump con un post sul social Truth. "È molto interessante notare, tuttavia, che petroliere vuote provenienti da molte nazioni si stanno dirigendo verso gli Stati Uniti d'America per caricare petrolio", aggiunge. 

L'affermazione del presidente arriva mentre filtrano le indiscrezioni relative all'ingresso di un numero imprecisato di navi americane nello Stretto. Le news piovono sul tavolo dei negoziati, con un effetto potenzialmente dirompente per l'Iran, che vuole vedere riconosciuta la propria autorità nella gestione del braccio di mare. Teheran smentisce la presenza di navi Usa, i media della Repubblica islamica rilanciano la versione secondo cui un cacciatorpediniere americano, in procinto di attraversare lo Stretto, avrebbe fatto dietrofront dopo aver ricevuto un avvertimento di una unità della marina iraniana. 

 

"Abbiamo il migliore, il più sofisticato equipaggiamento di sminamento del mondo, lo sappiamo, lo stiamo solo mettendo in posizione", ribatte Trump. Gli Stati Uniti prendono l'iniziativa per uscire dall'angolo e contrastare la narrativa secondo cui l'Iran sarebbe in grado di dettare l'agenda. "I fake news media sono pazzi o semplicemente corrotti", tuona il presidente in uno dei numerosi post. "Gli Stati Uniti hanno completamente distrutto l'esercito iraniano, compresa l'intera Marina e l'Aeronautica. La leadership è morta. Lo Stretto di Hormuz sarà presto aperto e le navi vuote si stanno dirigendo a tutta velocità verso gli Stati Uniti per caricare petrolio. Ma se date retta alle fake news, stiamo perdendo!", scrive il presidente. 

A completare il quadro, ecco la nota del Comando centrale americano (Centcom). "Oggi abbiamo iniziato il processo di apertura di un nuovo passaggio e condivideremo presto questa rotta sicura con la navigazione commerciale per incoraggiare il flusso del libero commercio", dichiara l'ammiraglio Brad Cooper. Nella dichiarazione si precisa che le navi che hanno attraversato lo Stretto sono i cacciatorpediniere Uss Frank E. Peterson e Uss Michael Murphy, che hanno iniziato a "stabilire le condizioni" per le attività di sminamento. Altre risorse, compresi droni sottomarini, si uniranno alla missione "nei prossimi giorni", conclude il comunicato del Centcom. Nello Stretto, quindi, non sono stati inviati cacciamine o dragamine. L'impiego di cacciatorpediniere alimenta discussioni: gli Usa conoscono già la rotta 'sicura'? 

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Categoria: internazionale/esteri

23:31

Elettra Lamborghini in ospedale: prima il forfait a Canzonissima, poi la sorpresa

(Adnkronos) - Problema di salute per Elettra Lamborghini. La cantante ha rivelato sui social di essere finita al pronto socccorso a causa di una forte cistite. Con una foto condivisa su Instagram, Lamborghini è apparsa sdraiata su un letto d'ospedale attaccata ad una flebo. "Non so se riuscirò a farcela stasera ma grazie al team del Policlinico Gemelli per avermi aiutata", ha scritto la cantante che stasera, con un colpo di scena, è poi riuscita a partecipare ugualmente a Canzonissima, il programma in diretta su Rai1 condotto da Milly Carlucci.  

Proprio la conduttrice, all'inizio della puntata, ha spiegato che la cantante ha avuto un imprevisto: "Elettra Lamborghini è stata poco bene oggi pomeriggio. Purtroppo sta facendo di tutto per essere qui stasera e noi le auguriamo di farcela. Forza Elettra, ti aspettiamo, capita a tutti di avere un momento di difficoltà". La cantante, che ha definito questo episodio come una delle cistiti più forti che abbia mai avuto, ha però sfidato la sorte e - a sorpresa - è arrivata in studio per una cover all'insegna della tenerezza, 'I bambini fanno oh' di Povia. 

 

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Categoria: spettacoli

23:30

Gigi D'Alessio contro Anna Pettinelli, botta e risposta ad Amici: cosa è successo

(Adnkronos) - Nuova puntata di Amici, nuovo botta e risposta tra Gigi D’Alessio e Anna Pettinelli. Anche nella puntata del talent show andata in onda stasera, sabato 11 aprile, si è consumato tra il giurato e la professoressa un ennesimo scontro verbale.  

Il diverbio è nato durante la sfida tra Riccardo e Alex. Dopo un commento pungente di Anna Pettinelli che ha messo in discussione il talento di Riccardo, D’Alessio è intervenuto per difenderlo attaccando duramente la professoressa di canto. Ne è seguito un acceso botta e risposta, al termine del quale il cantautore napoletano ha dichiarato: “Un vincente trova sempre una strada, un perdente sempre una scusa”. 

La reazione di Anna Pettinelli non si è fatta attendere: "Vediamo questa strada dove va a finire", ha detto accusando poi D'Alessio di presentarsi in studio con una serie di frasi fatte per ottenere gli applausi dal pubblico. 

Gigi D'Alessio ha replicato poi stuzzicando la professoressa: "Questa l'ho trovata nei Baci Perugina", concludendo con una nota di ironia.  

 

Il rapporto 'complicato' tra i due affonderebbe le radici nel 2021, quando LDA, figlio di Gigi D’Alessio, partecipò come concorrente ad Amici. In quell'occasione Anna Pettinelli si mostrò spesso critica con il giovane artista, criticando il suo stile e paragonando spesso la sua scrittura a quella dei bambini. La docente mise in sfida più volte LDA, scontrandosi spesso con Rudy Zerbi, che all'epoca seguiva il cantante.  

Secondo i telespettaori, il comportamento di D'Alessio sarebbe un risposta alle critiche rivolte in passato al figlio da Anna Pettinelli.  

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Categoria: spettacoli

22:07

Forza Italia, l'invito dei fratelli Berlusconi e di Tajani all'unità: Costa capogruppo di mediazione

(Adnkronos) - Ora è il momento dell'unità. Vanno messe da parte le divisioni e stop alle polemiche perché bisogna guardare al futuro e rilanciare il partito. Questo l'input che sarebbe emerso con forza ieri dal vertice fiume nella sede di Mediaset tra Antonio Tajani e i figli di Silvio Berlusconi, Marina e Pier Silvio, di fronte ai malumori emersi negli ultimi giorni sulla sostituzione di Paolo Barelli alla guida del gruppo alla Camera e il nodo dei congressi locali per il controllo del partito attraverso la sfida delle tessere.  

Un richiamo al senso di responsabilità di tutti, apprende l'Adnkronos da fonti parlamentari azzurre qualificate, sarebbe arrivato anche oggi da parte della famiglia Berlusconi, d'intesa con Antonio Tajani, tramite la mediazione di Gianni Letta, per superare le resistenze di chi nel partito avrebbe continuato a esprimere riserve su Enrico Costa come nuovo presidente dei deputati forzisti, nome indicato al summit di Cologno Monzese.  

Costa rappresenta un punto di mediazione e di incontro, sarebbe stato il messaggio recapitato in mattinata attraverso una serie di contatti, soprattutto telefonici, per rasserenare gli animi. Ora però bisognerà aspettare la prossima settimana per l'ufficializzazione delle dimissioni di Barelli (per il quale i boatos continuano a ipotizzare un futuro da sottosegretario nel governo Meloni ma tutto dipenderà anche dagli esiti dei prossimi contatti tra Tajani e gli alleati, in primis Giorgia Meloni). Allo stato, non è stata convocata l'assemblea del gruppo azzurro alla Camera dove bisognerà procedere alla nomina di Costa ed, eventualmente, dei suoi vice. Oltre alla exit strategy per Barelli (si starebbe studiando un modo per superare il nodo dell'eventuale incompatibilità legata alla presidenza di Federnuoto), si tratterà di risolvere la questione di tempi e modalità della nuova stagione congressuale: su questo tema, raccontano, potrebbero concentrarsi adesso i malumori.  

La prossima settimana, secondo qualificate fonti azzurre, il governatore piemontese Alberto Cirio, d'accordo con Tajani, sarebbe atteso a Milano per incontrare Marina Berlusconi e per calendarizzare i congressi: si tratterebbe di verificare quali si possono fare o meno, perché l'intenzione sarebbe quella di celebrarli solo dove il partito è unitario. 

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Categoria: politica

21:10

Superenalotto, numeri e combinazione vincente di oggi 11 aprile

(Adnkronos) - Nessun '6' né '5+1' al concorso del Superenalotto di oggi, sabato 11 aprile 2026. Centrati invece cinque punti '5' che vincono 42.156 euro ciascuno. Il jackpot per il prossimo concorso sale a 149,2 milioni di euro. 

 

 

Al SuperEnalotto si vince con punteggi da 2 a 6, passando anche per il 5+. L'entità dei premi è legata anche al jackpot complessivo. In linea di massima: 

- con 2 numeri indovinati, si vincono orientativamente 5 euro; 

- con 3 numeri indovinati, si vincono orientativamente 25 euro; 

- con 4 numeri indovinati, si vincono orientativamente 300 euro; 

- con 5 numeri indovinati, si vincono orientativamente 32mila euro; 

- con 5 numeri indovinati + 1 si vincono orientativamente 620mila euro. 

 

 

La schedina minima nel concorso del SuperEnalotto prevede 1 colonna (1 combinazione di 6 numeri). La giocata massima invece comprende 27.132 colonne ed è attuabile con i sistemi a caratura, in cui sono disponibili singole quote per 5 euro, con la partecipazione di un numero elevato di giocatori che hanno diritto a una quota dell'eventuale vincita. In ciascuna schedina, ogni combinazione costa 1 euro. L'opzione per aggiungere il numero Superstar costa 0,50 centesimi. 

La giocata minima della schedina è 1 colonna che con Superstar costa quindi 1,5 euro. Se si giocano più colonne basta moltiplicare il numero delle colonne per 1,5 per sapere quanto costa complessivamente la giocata. 

 

E' possibile verificare eventuali vincite attraverso l'App del SuperEnalotto. Per controllare eventuali schedine giocate in passato e non verificate, è disponibile on line un archivio con i numeri e i premi delle ultime 30 estrazioni. 

 

 

Questa la combinazione vincente del concorso di oggi del SuperEnalotto: 19, 28, 38, 48, 77, 85. Numero Jolly: 59. Numero SuperStar: 57. 

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Categoria: cronaca

21:00

Firenze, 17enne in gita scolastica accusa un malore e muore

(Adnkronos) - Uno studente di 17 anni, arrivato a Firenze dalla Sicilia in gita scolastica, è morto a causa di un malore. Secondo le prime informazioni, il giovane – di Adrano, in provincia di Catania – si sarebbe sentito male mentre stava facendo un giro su una bici elettrica, e dopo aver perso conoscenza non si sarebbe più ripreso. La procura di Firenze ha disposto il sequestro della salma per l'esame autoptico previsto per martedì 14 aprile. 

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Categoria: cronaca

20:56

Milano, madre e figlia trovate morte in casa: corpi in avanzato stato di decomposizione

(Adnkronos) - I corpi di due donne, madre e figlia, di 82 e 50 anni, in avanzato stato di decomposizione sono stati trovati dal nucleo Saf dei vigili del fuoco di Milano in un appartamento al quarto piano di uno stabile in via Rovani 118 a Sesto San Giovanni.  

L'allarme è stato lanciato verso le 17.30 dai condomini preoccupati per i forti odori che provenivano dall'abitazione. Dopo aver forzato la porta di ingresso, i vigili del fuoco non hanno potuto che constatare, insieme a carabinieri e 118, il decesso delle due donne, per le cui cause si dovrà attendere il responso degli esami autoptici disposti dalla magistratura. 

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Categoria: cronaca

19:43

Bimbo di 18 mesi cade da finestra a Civita Castellana, è grave

(Adnkronos) - Un bimbo di un anno e mezzo si trova ricoverato in gravi condizioni al Policlinico Gemelli dopo essere caduto dalla finestra di una palazzo a Civita Castellana, nel Viterbese. Il piccolo, di origine marocchina, nella caduta ha riportato un grave trauma cranico e si trova ora in prognosi riservata nella terapia intensiva pediatrica, intubato e ventilato meccanicamente in sedazione farmacologica. 

 

È intanto morto oggi in ospedale il bambino di poco più di un anno che giovedì pomeriggio, attorno alle 17, era caduto da una finestra al secondo piano di un palazzo in via Ada Negri a Bologna. Il bambino era ricoverato all’ospedale Maggiore. Sul posto erano intervenuti il 118 e la Polizia. 

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Categoria: cronaca

19:23

L'appello del Papa ai potenti del mondo: "Stop a riarmo e follia della guerra, chi prega non uccide"

(Adnkronos) - “Chi prega ha coscienza del proprio limite, non uccide e non minaccia la morte. Invece, alla morte è asservito chi ha voltato le spalle al Dio vivente”. Papa Leone XIV utilizza parole nette presiedendo la veglia di preghiera per la pace a San Pietro. 

“Viene trascinato nei discorsi di morte persino il Nome santo di Dio, il Dio della vita. Scompare allora un mondo di fratelli e sorelle con un solo Padre nei cieli e, come in un incubo notturno, la realtà si popola di nemici. Ovunque si avvertono minacce, invece di chiamate all’ascolto e all’incontro. Fratelli e sorelle, - scandisce Leone - chi prega ha coscienza del proprio limite, non uccide e non minaccia la morte. Invece, alla morte è asservito chi ha voltato le spalle al Dio vivente, per fare di sé stesso e del proprio potere l’idolo muto, cieco e sordo, cui sacrificare ogni valore e pretendere che il mondo intero pieghi il ginocchio”. Da qui il potente monito: “Basta con l’idolatria di sé stessi e del denaro! Basta con l’esibizione della forza! Basta con la guerra!”. 

“La vera forza - dice Leone - si manifesta nel servire la vita. San Giovanni XXIII, con semplicità evangelica, scrisse: ‘Dalla pace tutti traggono vantaggi: individui, famiglie, popoli, l’intera famiglia umana’. E ripetendo le parole lapidarie di Pio XII aggiungeva: ‘Nulla è perduto con la pace. Tutto può essere perduto con la guerra’”. Il Pontefice sferza i fedeli: “Uniamo le energie morali e spirituali di milioni, miliardi di uomini e donne, di anziani e di giovani che oggi credono nella pace, che oggi scelgono la pace, che curano le ferite e riparano i danni lasciati della follia della guerra”. 

"Cari fratelli e sorelle, certo vi sono inderogabili responsabilità dei governanti delle Nazioni. A loro gridiamo: fermatevi! È il tempo della pace! Sedete ai tavoli del dialogo e della mediazione, non ai tavoli dove si pianifica il riarmo e si deliberano azioni di morte!”, l’accorato appello del Papa ai potenti del mondo. Il Pontefice si rivolge a quanti ripudiano la guerra: “Vi è però, non meno grande, la responsabilità di tutti noi, uomini e donne di tanti Paesi diversi: un’immensa moltitudine che ripudia la guerra, coi fatti, non solo a parole. La preghiera ci impegna a convertire ciò che resta di violento nei nostri cuori e nelle nostre menti: convertiamoci a un Regno di pace che si edifica giorno per giorno, nelle case, nelle scuole, nei quartieri, nelle comunità civili e religiose, rubando terreno alla polemica e alla rassegnazione con l’amicizia e la cultura dell’incontro. Torniamo a credere nell’amore, nella moderazione, nella buona politica. Formiamoci e giochiamoci in prima persona, ciascuno rispondendo alla propria vocazione. Ognuno ha il suo posto nel mosaico della pace!”. 

“San Giovanni Paolo II, instancabile testimone di pace, con commozione disse nel contesto della crisi irachena nel 2003: ‘Io appartengo a quella generazione che ha vissuto la Seconda Guerra Mondiale ed è sopravvissuta. Ho il dovere di dire a tutti i giovani, a quelli più giovani di me, che non hanno avuto quest’esperienza: ‘Mai più la guerra!’, come disse Paolo VI nella sua prima visita alle Nazioni Unite. Dobbiamo fare tutto il possibile! Sappiamo bene che non è possibile la pace ad ogni costo. Ma sappiamo tutti quanto è grande questa responsabilità’”, dice il Papa che fa proprio “questa sera il suo appello, tanto attuale”. 

Stop alla “follia della guerra”. La veglia presieduta dal Papa si conclude con la supplica a Gesù: “Signore Gesù, tu hai vinto la morte senza armi né violenza: hai dissolto il suo potere con la forza della pace. Donaci la tua pace, come alle donne incerte nel mattino di Pasqua, come ai discepoli nascosti e spaventati. Manda il tuo Spirito, respiro che dà vita, che riconcilia, che rende fratelli e sorelle gli avversari e i nemici. Ispiraci la fiducia di Maria, tua madre, che col cuore straziato stava sotto la tua croce, salda nella fede che saresti risorto. La follia della guerra abbia termine e la Terra sia curata e coltivata da chi ancora sa generare, sa custodire, sa amare la vita. Ascoltaci, Signore della vita!”. 

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Categoria: cronaca

19:02

Ungheria, decine di migliaia al mega evento contro Orban alla vigilia del voto

(Adnkronos) - Decine di migliaia di giovani ungheresi, centomila secondo alcune stime, hanno affollato la Piazza degli Eroi di Budapest, e tutte le vie circostanti, per assistere al mega concerto "per smantellare il regime". Un 'concertone' di sette ore, a cui hanno partecipato oltre 50 artisti e band, alla vigilia delle elezioni di domani che, per la prima volta in 16 anni, potrebbero mettere fine al governo di Viktor Orban, sfidato da Peter Magyar.  

"Lo sento nelle mie ossa che qualcosa cambierà, non credo che io voterei per Magyar in una situazione ideale, ma questa è la nostra unica chance", ha detto alla Bbc Fanni, una ragazza al primo voto che è stata accompagnata al concerto della madre, riferendosi a Peter Magyar, l'ex insider di Fidesz che due anni fa ha clamorosamente rotto con Orban ed ora guida Tisza, formazione di centro destra che promette una politica più europeista e anti-corruzone che i sondaggi danno in vantaggio. Non a caso, uno degli slogan scanditi dai giovani durante il concerto è stato “Ruszkik haza!”, Russi, tornate a casa', la frase simbolo della rivoluzione antisovietica del '56 ora usata contro l'ingerenza della Russia di Vladimir Putin, alleato di ferro di Orban.  

La grande partecipazione al concerto, che è stato anche seguito da 100mila persone in streaming, è una nuova conferma del forte sostegno che il 45enne Magyar raccoglie tra i più giovani, con un recente sondaggio che indica che il 65% degli under 30 sono per Tisza, contro appena il 14% che appoggia il premier nazionalista. Oggi sono previsti gli ultimi comizi, quello di Magyar a Debrecen, nel nord est del Paese, e quello di Orban nella piazza della capitale che ieri notte era piena dei giovani che chiedono il cambiamento.  

 

Intanto Trump ha lanciato il suo endorsement a Orban. "Il giorno delle elezioni è domenica 12 aprile 2026. Ungheria: andate a votare per Viktor Orban . E' un vero amico, un combattente e un vincente che ha il mio pieno e incondizionato sostegno nella sua lotta per la rielezione a primo ministro dell'Ungheria", ha scritto il presidente degli Stati Uniti, sottolineando che "Viktor Orban non deluderà mai il grande popolo ungherese. Sarò con lui fino alla fine!". Nel sostenerlo, Trump ha aggiunto che "Viktor Orban è un leader davvero forte e influente, con una comprovata esperienza nel raggiungimento di risultati eccezionali", ha scritto. 

Secondo il presidente statunitense Orban "combatte instancabilmente per il suo grande Paese e il suo popolo e li ama, proprio come io amo gli Stati Uniti". Inoltre, ha aggiunto Trump, "Viktor si sta impegnando a fondo per proteggere l'Ungheria, far crescere l'economia, creare posti di lavoro, sostenere il commercio, fermare l'immigrazione clandestina e garantire l'ordine pubblico". 

Il presidente americano ha poi parlato delle "relazioni tra l'Ungheria e gli Stati Uniti" che a suo avviso "hanno raggiunto nuovi livelli di cooperazione e importanti traguardi durante il mio mandato, in gran parte grazie al primo ministro Orban". Per questo, ha continuato Trump, "non vedo l'ora di continuare a lavorare a stretto contatto con lui affinché entrambi i nostri Paesi possano proseguire su questo eccellente percorso di sviluppo e cooperazione". 

 

Tutta l’Europa guarda all’Ungheria e alle elezioni di domenica, che potrebbero segnare la fine di 16 anni di governo di Vitkor Orban. I sondaggi indipendenti, danno in netto vantaggio il leader dell’opposizione Péter Magyar, ma la strada rimane in salita. Come ha spiegato a Eurofocus di Adnkronos Zsuzsanna Végh, analista politica ungherese del German Marshall Fund degli Stati Uniti e ricercatrice associata dell’European Council on Foreign Relations, gli apparati del potere sono stati rimodellati dagli orbaniani: una vittoria del partito rivale Tisza sarebbe solo l’inizio di una battaglia ben più lunga. 

Magyar sembra aver fatto tesoro dei tentativi fallimentari di sconfiggere Orbán, rileva l’esperta. L’ex politico di Fidész si è posizionato per parlare direttamente allo storico elettorato ungherese di centrodestra, si è dedicato intensamente alla campagna elettorale sul terreno e promette così bene che la maggior parte dei partiti di opposizione ha ritirato i propri candidati dalla corsa elettorale per dargli la migliore possibilità contro il premier in carica. Una situazione ben diversa dalla scorsa tornata elettorale, quella del 2022, quando naufragò la coalizione di convenienza guidata da Péter Márki-Záy, lasciando Fidész con una supermaggioranza al Parlamento. 

“In definitiva, la situazione è diversa ora e i protagonisti sono diversi - riassume l’analista - Nel 2022, dopo diversi tentativi falliti, era diventato chiaro per l’opposizione che nel sistema costruito da Fidész è impossibile sfidare il partito più forte se si corre separatamente“. Così i partiti di opposizione si sono uniti in un matrimonio di convivenza, pur mantenendo orientamenti ideologici molto diversi, con rivalità e conflitti interni alla coalizione evidenti. “Ma non c’era un messaggio unificante chiaro al di là di ‘vota contro Orbán'”. Negli ultimi due anni, dopo aver sfiorato il 30% alle elezioni europee, Magyar è emerso come “un nuovo leader che ha messo tutto questo da parte e non si è assolutamente confrontato con la vecchia opposizione, perché nella sua percezione gli elettori erano stanchi non solo del regime di Orbán, ma anche della vecchia opposizione”. Per due anni ha percorso il Paese in lungo e in largo, costruendo un movimento dal basso, senza compromessi e senza alleanze, e creando “un partito che sembra essere forte quanto Fidész”, anche se fondato su “una base elettorale ideologicamente molto diversificata e molto basata sul voto di protesta”. A ogni modo, “è riuscito a unire una coalizione di elettori anti-regime, non una coalizione di partiti. Ed è una distinzione importante“. 

In caso di vittoria, cosa cambierebbe nel rapporto tra Budapest e Bruxelles? “Il punto di partenza di Péter Magyar è il rilancio dell’impegno dell’Ungheria verso l’Unione Europea“, spiega Végh, avvertendo che non si tratta in alcun modo di un convinto euro-federalista, ma un politico nazionalista, conservatore, “il cui punto di riferimento è ancora la sovranità del Paese e l’interesse della nazione”. Il cambio di passo rispetto a Orbán sarebbe comunque netto: Magyar adotterebbe un “tono più collaborativo” e “molto probabilmente si allontanerebbe dalla politica del veto, che in molti casi non era guidata dagli interessi nazionali ungheresi, ma, come vediamo sempre più chiaramente, dalla rappresentanza degli interessi russi”. 

È lecito aspettarsi che Magyar porti avanti battaglie in Ue sulla migrazione, sui fondi per l’Ungheria nel prossimo bilancio 2028-2034, specialmente per quanto riguarda l’agricoltura, e sui punti di frizione bilaterali con l’Ucraina riguardanti la minoranza ungherese, aggiunge l’esperta. I diritti delle minoranze sono state identificate come priorità dalla candidata ministra degli Esteri di Tisza, Anita Orbán, che ha portato l’esempio polacco e rumeno come modello su come gestire il tema. “Ma ora abbiamo anche il problema energetico, quello relativo all’oleodotto Druzhba. Questo sarà all’ordine del giorno per qualsiasi governo perché per ora l’Ungheria dipende ancora da quella fornitura. Ma vedremmo più apertura da un governo Tisza per quanto riguarda la diversificazione e l’allontanamento dalla dipendenza dalla Russia”. 

Sul fronte ucraino, la posizione di Magyar è sfumata: probabilmente il suo governo sarebbe più aperto a sostenere il Paese, almeno finché il farlo non impatta negativamente sull’Ungheria. “Mi aspetto più apertura verso il sostegno finanziario, ma non tanto su quello militare“, puntualizza l’analista. Quanto all’adesione di Kiev all’Ue, Magyar non è contrario in linea di principio, ma si oppone alla corsia preferenziale: “Deve essere un processo basato sul merito. Il percorso accelerato sta trasformando l’adesione dell’Ucraina in una questione geopolitica piuttosto che nel processo standard di europeizzazione”. E vuole rimettere la questione agli ungheresi tramite referendum, mossa complicata, “visto quanto questi ultimi siano stati soggetti a così tanta propaganda anti-ucraina dal governo negli ultimi quattro anni”. 

Al di là del rapporto con Bruxelles, Magyar ha indicato il rafforzamento della cooperazione regionale con i Paesi dell’Europa centrale come seconda priorità di politica estera. L’ambizione è riportare l’Ungheria al centro del Gruppo di Visegrád (V4), di cui fa parte insieme a Polonia, Repubblica Ceca e Slovacchia, e che sotto Orbán si era progressivamente trasformato da piattaforma di cooperazione a fronte comune anti-Ue. Con la Polonia di Donald Tusk, spiega Végh, i margini di collaborazione sono ampi. Con il premier ceco Andrej Babiš ci si potrebbe aspettare “una cooperazione pragmatica”. Diverso il caso di Robert Fico in Slovacchia, dove la controversia sui decreti di espulsione che colpiscono la minoranza ungherese ha già creato attriti. 

Uno degli aspetti più visibili della campagna elettorale in corso è stato l’endorsement esterno a favore di Orbán — quello di JD Vance in visita a Budapest — mentre Magyar si è deliberatamente tenuto lontano da qualsiasi appoggio internazionale, anche per difendersi dalle accuse di essere un fantoccio di interessi stranieri. “L’esatto contrario di ciò che Orbán ha fatto nella sua strategia di campagna, sebbene sia lui a posizionarsi come sovranista e difensore dell’interesse nazionale: un paradosso interessante”, osserva Végh. L’opposizione vede l’ironia della posizione del leader di Fidész, ma non gli elettori pro-governo, aggiuge. 

Tuttavia, l’esperta non si aspetta che il sostegno di Washington influenzi la campagna elettorale, visto quanto è polarizzante l’amministrazione Usa. Lo stesso Vance non ha una forte presa sul pubblico ungherese, e il fatto che sia andato a fare campagna a fianco del premier “non influenza più la scelta degli elettori a questo punto. È troppo tardi“. L’esperta ravvisa nella visita del vicepresidente un messaggio più simbolico rivolto alle istituzioni Ue, che ha criticato apertamente accusandole di ingerenza straniera, e agli attori sovranisti affini in Ue, per assicurarli del sostegno del movimento Maga. 

L’influenza russa, invece, “è molto più sottile e a lungo termine”, prosegue l’analista, ricordando che gli “stretti legami” tra il governo ungherese e il Cremlino spiegano perché Mosca sarebbe molto interessata a mantenere Orbán al potere: “W stato un asset molto importante per la Russia nell’Ue”. La Russia opera “dietro le quinte, attraverso la costruzione di narrazioni. Abbiamo prove che testate filogovernative abbiano di fatto ripreso propaganda di fabbricazione russa e l’abbiano adattata al pubblico di lettori ungheresi”. E ci sono anche indicazioni di cooperazione sul fronte elettorale, con segnalazioni di funzionari del Gru, l’intelligence militare russa, “coinvolti come consiglieri del governo ungherese”. Anche se non è chiaro quanto tutto questo sia realmente necessario, dato il sistema politico costruito da Orbán, aggiunge l’esperta. 

Il recente episodio degli zaini pieni di esplosivi trovati in prossimità di un gasdotto in Serbia è “ampiamente visto come un’operazione false flag andata storta”, afferma Végh. “Le autorità serbe non hanno fornito una narrativa che avrebbe in alcun modo aiutato. Il governo serbo ha apertamente affermato che non c’era alcun collegamento con l’Ucraina. Se era davvero un’operazione false flag, non è stata un’operazione di successo: ha interferito solo con il weekend di Pasqua”. 

Che l’opinione pubblica abbia sospettato subito della versione del governo dice molto sul lavoro svolto da giornalisti e analisti indipendenti, in un Paese dove Fidesz “controlla i media pubblici — che a questo punto non dovremmo considerare come media di servizio pubblico, ma come un canale di propaganda — e la quota preponderante dei media privati“. Gli organi di informazione indipendenti sopravvivono, ma “operano sotto una pressione crescente” da parte delle autorità: attacchi a pagine social, siti web, webshop, ossia le principali fonti di introiti per le piccole attività. Il risultato, tuttavia, è visibile: “Quando accade qualcosa, il governo non ha automaticamente il dominio narrativo. È molto più difficile ingannare le persone che sono state rese consapevoli della possibilità di uno scenario come quello”. 

L’ipotesi di un mancato riconoscimento della sconfitta da parte del premier è nell’aria. Végh delinea una serie di scenari possibili, a partire dalla contestazione legale di singoli collegi, con riconteggi e possibile ripetizione del voto in caso di irregolarità, ossia la via meno destabilizzante, seppur in grado di ritardare i risultati definitivi. Ma ci sono scenari più estremi: se Fidész non accettasse il risultato e non trasferisse il potere in linea con la propria Costituzione, potrebbe decidere di rimanere al potere illegittimamente. 

Le conseguenze sarebbero pesanti. In primo luogo, “l’Ue non può permettere a un leader che non è legittimamente in carica di rappresentare il proprio Paese”, evidenzia l’esperta. Sul piano economico, “i mercati ne risentirebbero, il rating dell’Ungheria crollerebbe, il fiorino collasserebbe”. Dato che l’Ungheria “non è un Paese con molte risorse che può fare da sé, non sarebbe praticabile per un governo rimanere al potere contro la volontà popolare”. L’analista non esclude il rischio di proteste in piazza, caso in cui sarebbe nell’interesse di Tisza mantenere le manifestazioni non violente, con “provocatori infiltrati dal regime tra i manifestanti per causare violenza“. Lo scenario rimane improbabile, aggiunge. Anche perché ci sono altri modi di ostacolare un possibile governo Magyar. 

Il vero nodo, in caso di vittoria di Tisza, è cosa succederebbe il giorno dopo. Il parallelo è la Polonia di Donald Tusk, dove il governo riformista sta facendo i conti con istituzioni colonizzate dal partito uscente. Se Magyar vincesse una maggioranza semplice e non costituzionale “si troverebbe di fronte a una serie di attori di veto incorporati nel sistema: la presidenza, la Corte Costituzionale, il pubblico ministero, la Banca Nazionale, la Corte dei Conti”. La soglia critica è di 133 seggi su 199, i due terzi necessari per la maggioranza costituzionale. Al di sotto di quella soglia, Magyar potrebbe dare seguito alla sua promessa di sbloccare i fondi Ue congelati e avviare alcune riforme”, ma probabilmente non sarebbe in grado di invertire l’erosione democratica del sistema”, avverte l’esperta. 

Il banco di prova più immediato sarebbe l’approvazione del bilancio, che deve avvenire entro marzo 2027. “Il consiglio fiscale che deve dare il via libera è composto da tre membri: il presidente nominato dal partito di governo, il governatore della Banca Nazionale, ex ministro delle finanze di Fidész, e il presidente della Corte dei Conti, anch’esso un fedelissimo di Fidész». Se il bilancio non venisse approvato, il presidente della Repubblica avrebbe il diritto di sciogliere il Parlamento e indire nuove elezioni. “Quindi il primo anno sarà davvero cruciale“, conclude Végh. “Se invece c’è la maggioranza costituzionale, allora tecnicamente Magyar può fare quello che vuole”. 

E se Orbán vincesse ancora? Nessun cambio di traiettoria, in caso di un quinto mandato: “Questo governo si è sempre radicalizzato dopo ogni singola elezione, anche in politica estera“, sottolinea Végh. Difficile anche un semplice rimpasto: “Con le rivelazioni sugli stretti legami con la Russia, che è il punto dolente particolare, una rimozione del ministro degli Esteri sarebbe l’ammissione di evidenti comportamenti scorretti. Non credo che il governo Orbán possa farlo. Non sono nemmeno sicuro che la Russia permetterebbe al governo ungherese di farlo. Il che mostrerebbe che ci sono dipendenze piuttosto significative e solleverebbe di nuovo domande sulla sovranità”. 

La prospettiva europea sarebbe quella di un isolamento crescente, prosegue, spiegando di non vedere come possa continuare la collaborazione con i partner europei se Péter Szijjártó ricomparisse davanti al Consiglio europeo dopo le sue ammissioni sulla collaborazione attiva con il Cremlino. “È molto difficile cooperare con un governo che non nega nemmeno di aver fatto trapelare informazioni dalle riunioni del Consiglio a una terza parte che i partecipanti considerano un nemico e una minaccia”. Non si esclude, dunque, il ricorso all’articolo 7 dei Trattati per privare Budapest del diritto di veto, opzione che finora Bruxelles si è ben guardata dal considerare per non fornire munizioni alla campagna anti-Ue di Orbán. 

In questo ambito, l’esperta crede che la Commissione europea, in linea di massima, “abbia navigato bene” il periodo elettorale. “Non è intervenuta in alcun modo nella campagna. Ed è l’approccio giusto: non dovrebbe”. Nemmeno quando il governo ungherese ha colto l’Ue in contropiede rifiutandosi di appoggiare all’ultimo momento il pacchetto da 90 miliardi di euro per l’Ucraina. “Non riesco davvero a biasimare l’Ue per aver rinviato il confronto e aver cercato di aspettare. Allo stesso tempo, questo mette l’Ucraina in una posizione molto vulnerabile, e trovarsi in quella posizione ha ovviamente contribuito anche all’escalation dei rapporti tra Ungheria e Ucraina che il governo ungherese ha potuto sfruttare“. 

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Categoria: internazionale/esteri

18:59

Milan, Leao prima punta non piace ai tifosi: "Perché gioca lì?"

(Adnkronos) - Rafa Leao nel mirino dei tifosi del Milan. Oggi, sabato 11 aprile, l'attaccante portoghese è impegnato in Milan-Udinese, valida per la 32esima giornata di Serie A, ma protagonista di un primo tempo decisamente negativo e terminato sotto 2-0 tra i fischi di San Siro. Il numero 10 rossonero è stato schierato ancora una volta prima punta da Massimiliano Allegri, con Pulisic e Saelemaekers esterni ai suoi lati. 

Una scelta tattica che non è piaciuta ai tifosi del Milan e che Leao in primis, viste le prestazioni, ha già mostrato di non gradire particolarmente in stagione: "Non sa cosa fare in campo, va a destra e sinistra senza sapere cosa fare", è l'analisi di un tifoso su X. Un'analisi largamente condivisa: "Leao con Allegri va venduto, non ci sono prospettive: è giusto separarsi. Oggi siamo al peggio del peggio", "Mister, questi fischi sono anche per te. Non si può iniziare senza punta", ha scritto un utente riferendosi ai sonori fischi che hanno accompagnato il Milan negli spogliatoi. 

"Perché sta giocando punta?", è il pensiero largamente condiviso su X dai tifosi rossoneri, che non hanno condiviso, forse proprio come Leao, la scelta di schierare il portoghese come centravanti. 

 

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Categoria: sport

18:36

Stefania Orlando: "A 18 anni ho subito una molestia, credevo di essere sbagliata"

(Adnkronos) - Stefania Orlando ha parlato pubblicamente per la prima volta di aver subito una molestia quando aveva 18 anni. La showgil ospite oggi a Verissimo ha ricordato, con la voce rotta dal pianto, che in quel periodo stava cercando di farsi strada nel mondo della moda: "Facevo la modella e avevo un agente. Una volta mi ha chiesto di andare a Milano per un provino".  

Orlando ha raccontato di essere stata ingannata dall'uomo che le avea proposto di dormire a casa sua per risparmiare sulle spese dell'hotel: "Mi sembrava una persona molto seria, mi fidavo. E aveva detto che non sarei stata da sola, ma che ci sarebbero state altre ragazze in casa". 

Ma arrivata nel suo appartamento si è ritrovata da sola con lui: "Mi ha detto che non mi dovevo preoccupare e che le altre avevano trovato un'altra sistemazione". La showgirl ha poi aggiunto: "Sono andata a dormire e durante la notte mi sono svegliata perché lui si era infilato nel mio letto. Mi ha messo le mani addosso, frugando tra le parti intime. Io sono rimasta paralizzata, solo dopo qualche secondo ho capito cosa stesse succedendo, mi sono subito agitata e gli ho chiesto cosa stesse facendo".  

L'uomo, ha raccontato Orlando, ha cominciato ad insultarla dicendole che "in questo mondo funziona così". "Io mi sono sentita in colpa per essere rimasta lì. Ero profondamente umiliata", ha aggiunto.  

Il giorno dopo l'agente l'ha accompagnata in stazione, congedandola senza portarla a nessun provino: "Mi ha detto che con questo carattere non sarei mai andata da nessuna parte e io gli ho creduto". 

Orlando ha confessato di non aver mai denunciato l'uomo: "Non l’ho mai raccontato nemmeno ai miei genitori. Avevo paura che mio papà si potesse arrabbiare. Lui non l’ho mai più visto, io ho lasciato immediatamente quel mondo, non volevo più farne parte".  

Inevitabilmente, questa esperienza ha cambiato il suo rapporto con gli uomini: "Sono diventata molto più diffidente, ho sempre avuto paura di essere trattata male, tradita, o che mi potessero fare del male. Ero giovane, ingenua".  

E in conclusione, la showgirl ha lanciato un appello al coraggio rivolto a tutte le donne: "Bisogna denuciare, raccontare e mai vergognarsi perché la colpa non è mai la nostra".  

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Categoria: spettacoli

18:26

Casellati: "Intelligenza artificiale per semplificare e dare certezze, burocrazia è stalker quotidiano"

(Adnkronos) - "Sono stata la prima a lanciare il tema della Ia applicata alla semplificazione normativa perché è uno strumento straordinario. Semplificare significa dare possibilità e certezza dei propri diritti e doveri ai cittadini e all'impresa". "La semplificazione normativa è una straordinaria leva economica a costo zero", che porta "sviluppo e competitività". Lo dice la ministra per le Riforme istituzionali e la semplificazione normativa, Maria Elisabetta Alberti Casellati, intervistata dal direttore dell'Adnkronos Davide Desario alla Scuola di Formazione Politica della Lega in corso a Roma, a Palazzo Rospigliosi. 

"Abbiamo eliminato 40 km di norme, regi decreti che si ritrovano nei richiami delle varie leggi", equivalenti a "trentamila mila atti" ed "istituito la legge di semplificazione normativa come legge annuale perché fino ad oggi il carattere delle semplificazioni è stato occasionale. Ma io voglio sia sistematico". "Noi oggi spesso non sappiamo neanche che tipo di diritti abbiamo a causa delle varie disposizioni sparse nei tanti provvedimenti. Grazie all'Intelligenza artificiale invece facciamo raccolte, eliminando sovrapposizioni e dando certezza dei diritti ai cittadini e semplicità di percorso agli imprenditori". 

Avete pensato ad eliminare il burocratese per rendere più comprensibili le norme? "Sì, rendere le norme chiare e semplici è un aspetto a cui stiamo guardando. Nel 2023 - ricorda Casellati - c'è stata una sentenza della Corte Costituzionale che ha dichiarato illegittima una norma per oscurità, perché non si capiva nulla. Io penso che la burocrazia sia uno stalker che ci accompagna tutti i giorni". 

"Sul premierato siamo in seconda lettura alla Camera, abbiamo bisogno di 4 letture trattandosi di una legge costituzionale. C'è stato un momento di stallo per provvedimenti urgenti accavallati in Commissione. Io spero che la riforma sia definita entro la fine della legislatura. Se non otterrà il consenso si andrà a referendum nella prossima legislatura", dice Casellati. 

"Il premierato è una legge preziosissima, che intende garantire stabilità - prosegue - Noi abbiamo finora avuto governi che si sono succeduti senza passare dal voto dei cittadini. Io ho vissuto due Conte e Draghi nella legislatura 2018 - 2022 da presidente del Senato e mi son trovata in grande difficoltà per aggregazioni inedite ed improbabili che non andavano d'accordo su niente. Oggi il Pd sta pensando al campo largo, lo trovo impossibile. Non andavano d'accordo su niente. E' caduto il governo per la questione dei termovalorizzatori a Roma. Si fermerebbe tutto". 

"Roma Capitale d'Italia ha lo stesso trattamento di tutti i comuni. Altre capitali europee e non europee hanno poteri particolari... Ma Roma è la culla della civiltà, della cultura, la sede di organi istituzionali e del Papato, con una storia millenaria per cui merita un'attenzione particolare. Per questo vogliamo attribuire a Roma Capitale alcuni poteri legislativi che riguardano le esigenze di questo territorio, come il patrimonio artistico, la polizia locale... non tante materie ma alcune legate alle esigenze dei nostri cittadini", spiega Casellati. 

Cosa dice ai giovani del centrodestra per il futuro? "Noi abbiamo pensato a loro. Ho introdotto nella legge di semplificazione un principio già in vigore, la Vig, valutazione dell'impatto generazionale, che valuta l'effetto delle norme sulle future generazioni. Questo è un cambio di paradigma culturale: i giovani potranno programmarsi esprimendo i loro talenti qui nel loro Paese, non essendo costretti a cercare fortuna altrove. Il principio è già legge, stiamo facendo il regolamento di attuazione. Il termine ultimo è maggio", dice la ministra Casellati intervistata dal direttore Desario. 

In una università le consentirebbero di spiegarlo? "Molte delle nostre leggi non sono conosciute. A Bruxelles proporrò che Vig diventi un principio europeo. Tra l'altro mi hanno invitato perché in Italia siamo i capofila. Sono stata invitata per parlarne anche all'Ocse e a scrivere un articolo nell'università americana della Pennsylvania, la quarta negli Usa per importanza e autorevolezza", conclude.  

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Categoria: politica

17:51

Stefano Corti, la separazione da Bianca Atzei: "Periodo difficile, il dolore è ancora vivo"

(Adnkronos) - "Il dolore non è ancora passato". Stefano Corti, ospite oggi a Verissimo, ha parlato per la prima volta pubblicamente della separazione da Bianca Atzei.  

Il conduttore televisivo e inviato de 'Le Iene' ha raccontato di star attraversando un periodo complesso, fatto di alti e bassi: "Sono passati ancora pochi mesi dalla nostra separazione ma il tempo guarisce tutte le ferite". Secondo quanto aveva rivelato Bianca Atzei, sempre ospite a Verissimo, i due avevano deciso di intraprendere strade diverse lo scorso settembre.  

La guarigione, però, non è un percorso lineare: "Non è ancora passato il dolore. Soprattutto quando ci sono bambini in mezzo, il dispiacere è immenso", ha aggiunto Corti, papà di Noa Alexander, nato dall'amore con Atzei nel 2023. "La nostra sarà una famiglia allargata e sarà bellissimo così", ha concluso. 

Corti ha provato a spiegare i motivi che hanno portato alla separazione della coppia: "Il tempo ha fatto venir fuori il carattere vero, non siamo stati in grado di adattarci ai caratteri dell'altro. Probabilmente non ho lavorato abbastanza, la felicità di coppia è un lavoro costante". Il suo più grande dispiacere rimane per il figlio: "Mi spiace tanto per l'idea che ho di famiglia, per Noa che oggi capisce la situazione, non è facile". 

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Categoria: spettacoli

17:44

Violenta lite tra due rider in centro a Milano, coltellate e un arresto per tentato omicidio

(Adnkronos) - Una violenta lite in centro tra rider, di fronte ai locali in attesa di ricevere il cibo da consegnare. E' accaduto ieri sera a Milano, dove un ragazzo di 29 anni di origine pakistana, irregolare sul territorio nazionale, è stato arrestato per tentato omicidio. 

Il fatto è avvenuto intorno alle 21. Gli agenti della sesta sezione della squadra mobile di Milano, impegnati in un servizio di controllo in abiti civili, transitando in piazza Oberdan hanno notato i due rider litigare tra loro e in forte stato di agitazione. Uno dei due, un cittadino afghano di 28 anni, visti gli agenti ha chiesto aiuto mostrando loro alcune ferite e indicando il 29enne pakistano, che stringeva in mano un coltello. I poliziotti hanno immediatamente allertato i soccorsi e messo in sicurezza la zona, bloccando il presunto aggressore che, nel frattempo, aveva lasciato l'arma all’interno del portavivande della sua bicicletta. 

Gli accertamenti svolti nell’immediatezza dal personale della squadra mobile con l’ausilio della polizia scientifica e la visione delle immagini riprese dai sistemi di videosorveglianza hanno permesso di ricostruire la dinamica dell’aggressione. Le ferite, risultate compatibili con l’arma gettata dal 29enne, hanno trovato riscontro sui capi di vestiario, indossati dalla vittima al momento dell’aggressione. Al termine degli accertamenti, il giovane è stato accompagnato al carcere di San Vittore. La vittima è stata trasportata in codice giallo all'ospedale Niguarda con ferite sul torace, alla schiena e al gluteo. 

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Categoria: cronaca

17:27

Bassetti: "Trump blocca report su effetti vaccino covid"

(Adnkronos) - "I Cdc degli Usa hanno nascosto all'opinione pubblica americana dati che dimostrano i benefici dei vaccini Covid su ricoveri e complicanze, ritardando per ordine di Trump la pubblicazione di articoli scientifici". Il professor Matteo Bassetti critica la linea dell'amministrazione del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump. Negli Usa, come riferisce il Washington Post, è stata bloccata la pubblicazione di un report che dimostrerebbe l'efficacia dei vaccini contro il covid, con effetti evidenti sul calo di ricoveri. "Quando a comandare la sanità ci metti no-vax e complottisti, questi sono i risultati. E' censura scientifica, ormai sono alla frutta", dice il direttore del reparto malattie infettive del Policlinico San Martino di Genova. 

Secondo il Washington Post, che cita come fonte due scienziati a conoscenza della decisione, i Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie hanno posticipato la pubblicazione di un rapporto che dimostra come il vaccino contro il Covid abbia dimezzato la probabilità di accessi al pronto soccorso e ricoveri ospedalieri per gli adulti sani lo scorso inverno. La decisione ha suscitato preoccupazioni tra funzionari attuali e non: il timore è che le informazioni sui benefici del vaccino vengano minimizzate perché in contrasto con le posizioni del Segretario alla Salute Robert F. Kennedy Jr., da sempre critico nei confronti delle vaccinazioni. Il rapporto avrebbe dovuto essere diffuso il 19 marzo sulla principale pubblicazione scientifica di punta del CDC, il Morbidity and Mortality Weekly Report. 

Secondo il report, tra settembre e dicembre 2025 gli adulti sani che hanno ricevuto il vaccino hanno ridotto del 50% la probabilità di recarsi al pronto soccorso o in una struttura di assistenza urgente e del 55% il rischio di essere ricoverati in ospedale per Covid rispetto a coloro che non hanno ricevuto la dose di vaccino prevista per il periodo 2025-2026. 

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Categoria: internazionale/esteri

17:26

Iran, due cacciatorpedinieri Usa hanno attraversato Hormuz. Ma Teheran smentisce

(Adnkronos) - Sarebbero due cacciatorpedinieri lanciamissili le navi della Marina Usa che oggi hanno passato lo Stretto di Hormuz, secondo tre fonti Usa citate dal Wall Street Journal, segnando il primo passaggio di navi da guerra americane dall'inizio del conflitto con l'Iran sei settimane fa. Secondo le fonti non ci sarebbero stati problemi per quella che viene descritta come una missione per la libertà di navigazione, dal momento che le navi non scortavano navi commerciali. In precedenza Axios aveva diffuso la notizia del passaggio delle navi americane, specificando che questo non era stato coordinato con le autorità di Teheran.  

Mentre le fonti diffondevano queste notizie, Donald Trump ha pubblicato su Truth un post in cui annuncia che "stiamo avviando il processo di sgombro dello stretto di Hormuz", sottolineando che si tratta di "un favore" a Paesi come la Cina, il Giappone e la Francia "che non hanno il coraggio o la volontà di fare da soli questo lavoro". Nello stesso post, pubblicato praticamente mentre le delegazioni americane ed iraniane si stavano per sedere per il primo faccia a faccia in decenni, Trump ha insistito nel dire che l'Iran "sta perdendo alla grande", riconoscendo però la minaccia delle mine iraniane nello Stretto. "L'unica cosa che hanno è la minaccia che una nave possa incappare in una delle loro mine sottomarine", ha scritto.  

Intanto, però, i media iraniani hanno negato che le navi Usa abbiano attraversato lo Stretto, riferendo di un episodio in cui una nave sarebbe ritornata indietro dopo che le forze di teheran avevano minacciato un attacco entro 30 minuti dall'attraversamento. Ma le fonti americane citate da Axios negano di aver ricevuto questo avvertimento.  

 

Se Teheran smentisce, a confermare la notizia è invece la dichiarazione diffusa dal comandante del Centcom, il comando militare centrale Usa competente per le operazioni in Medio Oriente, che parla di una "operazione di sminamento".  

"Oggi abbiamo iniziato il processo di apertura di un nuovo passaggio e condivideremo presto questa rotta sicura con la navigazione commerciale per incoraggiare il flusso del libero commercio", ha dichiarato l'ammiraglio Brad Cooper. 

Nella dichiarazione si precisa che le navi che hanno attraversato lo stretto sono i cacciatorpediniere Uss Frank E. Peterson e Uss Michael Murphy, che hanno inziato a "stabilire le condizioni" per le attività di sminamento. Altre risorse, compresi droni sottomarini, si uniranno alla missione "nei prossimi giorni", conclude il comunicato del Centcom. 

 

 

Poco dopo la nota del Centcom, arriva la controreplica di Teheran, che respinge "fermamente" le affermazioni americane. "La decisione in merito al passaggio di qualsiasi nave spetta alle forze armate della Repubblica Islamica dell'Iran", ha affermato il portavoce delle forze armate iraniane, Ebrahim Zolfaghari, citato dalla televisione di Stato. 

 

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Categoria: internazionale/esteri

15:56

Cinturrino, dichiarazioni spontanee in aula: "Mai usato violenza, sempre agito nel pieno della legalità". Testimoni ribadiscono le accuse

(Adnkronos) - Da un lato i testimoni che ribadiscono le accuse contro Carmelo Cinturrino, dall'altro lato l'assistente capo del commissariato Mecenate che conferma di aver agito sempre con correttezza. La due giorni di incidente probatorio - al terzo piano del Palazzo di Giustizia di Milano - non cambia il quadro, ma cristallizza quelle che sono le plurime accuse contro l'agente accusato dell'omicidio volontario di Abderrahim Mansouri e di una trentina di capi d'imputazione che vanno dalle minacce allo spaccio. 

Per l'intera giornata i testimoni, sei in tutto tra ieri e oggi, ribadiscono le minacce subite durante i controlli nel boschetto di Rogoredo, nota area di spaccio, raccontano di 'Luca martello' impegnato a usare un'arma contro consumatori o pusher, di un agente che teneva per sé droga e soldi. Accuse che sono costate a tutti una denuncia per calunnia da parte degli avvocati di Cinturrino. 

Uno dei testimoni - tutti uomini giovani con fragilità - ribadisce di essere stato colpito durante un controllo al commissariato, un altro conferma che è stato stilato un falso verbale per il suo arresto nel quartiere Corvetto e c'è anche chi, a lungo, ricostruisce le presunte minacce del poliziotto ora in carcere contro Mansouri per gli equilibri nella piazza di spaccio di Rogoredo. Parole la cui attendibilità è certa per la difesa della vittima e che, invece, viene messa in dubbio dai difensori di Cinturrino. Le domande del giudice Domenico Santoro si mescolano a quelle del pubblico ministero Giovanni Tarzia e dei legali e restituiscono in due giorni oltre 20 ore di intensi botta e risposta. 

"Sono sempre stato un poliziotto corretto, ho sempre lavorato nell'interesse della giustizia, la divisa è sempre stata la mia passione. Non ho mai usato violenza contro nessuno, non ho mai sottratto droga o soldi, ho sempre agito nel pieno della legalità". E' il senso delle dichiarazioni spontanee rese da Cinturrino nell'aula a porte chiuse del terzo piano del Palazzo di Giustizia. L'assistente capo del commissariato Mecenate si mostra sicuro, rivendica i "riconoscimenti" di una carriera lunga quasi 20 anni, segnati da pochi giorni di malattia, e dall'amore per la divisa.  

"Sono enormemente dispiaciuto per la fine che ha fatto questo ragazzo e per la fine che ho fatto io", è uno dei passaggi delle dichiarazioni spontanee rese dal poliziotto. L'assistente capo del commissariato Mecenate arrestato e in carcere per l'omicidio volontario del 28enne, colpito con un colpo di pistola alla testa la sera del 26 gennaio scorso nel boschetto di Rogoredo durante un controllo antidroga, ribadisce nell'aula a porte chiuse del Tribunale di Milano di aver sparato "perché ho avuto paura". Un timore nato dal fatto che il giovane si sarebbe chinato e quel movimento sospetto avrebbe portato alla reazione fatale.  

Per circa 45 minuti, Cinturrino difende sé stesso e lo fa ricordando la passione per la divisa - "il primo in famiglia a vestirla" - gli encomi ricevuti, una dedizione che si traduce "in 25 giorni di malattia in 18 anni di servizio". Un amore che diventa commozione quando ricorda il padre e il loro incontro in carcere. Le scuse per la vittima non occupano molto spazio nelle dichiarazioni spontanee, e il suo essere "enormemente dispiaciuto" per Mansouri si lega allo stesso dispiacere che prova per sé stesso. 

Il suo racconto si traduce nell'orgoglio per gli arresti fatti - tutti svolti "nella massima legalità" - rimarca di non aver mai torto un capello a nessuno ("non ho mai picchiato nessuno, a maggior ragione un invalido"), respinge chi lo accusa di aver tenuto per sé droga o soldi, ma restituisce quasi l'immagine di un buon samaritano che portava "abiti e medicine" a chi era in difficoltà nel boschetto di Rogoredo. 

Davanti al giudice Santoro, al pubblico ministero Giovanni Polizzi e alle parti, ribatte (episodio su episodio) alle accuse dei testimoni sentiti nella prima giornata dell'incidente probatorio. Nega di conoscere la vittima, conferma che un ragazzo afghano era presente al momento dello sparo esploso "per paura" ma non fa cenno alla pistola finta messa accanto a Mansouri o alle dichiarazioni dei suoi stessi colleghi che lo accusano. 

"Ha spiegato e respinto le accuse, ha spiegato che aveva il martello per cercare lo stupefacente e non per colpire, ha negato di aver mai proferito minacce di morte. I testimoni sono stati denunciati per calunnia", spiegano gli avvocati Marco Bianucci e Davide Giuseppe Giugno, difensori del poliziotto. "Non lo conosceva Mansouri, lo aveva visto dalle foto segnaletiche" per un'indagine condotta da altri pochi mesi prima. "Per l'ennesima volta si è detto dispiaciuto, un profondo e autentico dispiacere" ed ha ribadito che non voleva uccidere. 

"Da chi dice che ha ucciso senza volere uccidere mi aspettavo una disperazione che non è emersa nelle dichiarazioni spontanee", il commento dell'avvocato Marco Romagnoli che insieme alla collega Debora Piazza difende la famiglia di Mansouri.  

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Categoria: cronaca

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04:04

"Non c'è accordo", Vance annuncia fumata nera tra Usa e Iran

(Adnkronos) - "Non abbiamo raggiunto un accordo". JD Vance, vicepresidente degli Stati Uniti, annuncia la fumata nera nei colloqui con l'Iran a Islamabad. Vance fa il punto dopo 21 ore di colloqui in Pakistan. "Abbiamo avuto discussioni sostanziali con gli iraniani. Ed è una buona notizia", dice oggi, all'alba di domenica 12 aprile, riferendosi al confronto per consolidare la tregua che ha congelato la guerra. "La brutta notizia è che non abbiamo raggiunto un accordo. E credo sia una notizia negativa per l'Iran molto più di quanto lo sia per gli Stati Uniti. Quindi, torniamo negli Usa senza avere un'intesa", dice il numero 2 dell'amministrazione. 

"Siamo stati accomodanti, il presidente" Donald Trump "ci ha detto 'dovete negoziare in buona fede e fare il massimo sforzo per ottenere un accordo'. Lo abbiamo fatto, purtroppo non siamo riusciti a compiere nessun progresso. L'Iran non ha accettato i nostri termini. Ce ne andiamo da qui con una proposta molto semplice", dice facendo riferimento ad una imprecisata "offerta finale e migliore". "Vedremo se gli iraniani l'accetteranno", afferma, auspicando una risposta positiva che sinora non c'è stata. 

 

L'Iran, dice Vance rispondendo alle domande, non è disposto a rinunciare al proprio programma nucleare: "Il fatto è che dobbiamo vedere un impegno concreto da parte loro, non devono cercare di dotarsi di un'arma nucleare e non devono cercare gli strumenti che consentirebbero loro di farlo rapidamente". Teheran ad oggi dispone di circa 440 chili di uranio arricchito al 60%, una base che consentirebbe rapidamente di arrivare a disporre di materiale utile per la produzione di armi atomiche. "La domanda è: “'Vediamo un impegno fondamentale da parte degli iraniani a non sviluppare un'arma nucleare, non solo ora, non solo tra due anni, ma a lungo termine?'. Non l'abbiamo ancora visto, speriamo di vederlo". 

Trump, dice Vance, è stato continuamente aggiornato sugli sviluppi. "Ovviamente abbiamo parlato costantemente con il presidente. Non so quante volte l'abbiamo sentito, una mezza dozzina nelle ultime 21 ore", dice il vicepresidente, che ha avuto contatti anche con il segretario di Stato, Marco Rubio, con il segretario alla Difesa, Pete Hegseth, con il segretario al Tesoro Scott Bessent e con l'ammiraglio Brad Cooper, comandante del Centcom, il comando centrale degli Usa. "Siamo stati on contatto costante con il team perché abbiamo negoziato in buona fede".  

Il vicepresidente va via senza rispondere alle domande sullo Stretto di Hormuz: cosa faranno ora gli Stati Uniti? Lo Stretto, vitale per il 20% del commercio mondiale di petrolio, è sostanzialmente paralizzato da settimane. L'Iran, anche al tavolo negoziale, ha rivendicato un ruolo di gestione del braccio di mare. Nelle ultime ore gli Stati Uniti hanno reso noto che due navi - i cacciatorpediniere Uss Frank E. Peterson e Uss Michael Murphy - hanno attraversato lo Stretto e hanno iniziato a "stabilire le condizioni" per le attività di sminamento. Altre risorse, compresi droni sottomarini, si uniranno alla missione "nei prossimi giorni". "Qualsiasi tentativo di navi militari di attraversare lo Stretto sarà oggetto di una risposta severa. La marina delle Guardie della Rivoluzione dispone della piena autorità per gestire in modo intelligente lo Stretto di Hormuz", la replica di Pasdaran. 

L'assenza di un'intesa non dovrebbe sorprendere né 'turbare' Trump, a giudicare dalle dichiarazioni rilasciate dal presidente mentre erano in corso i negoziati: "In ogni caso, vinciamo... Forse raggiungeranno un accordo, forse no. Non importa. Dal punto di vista dell’America, vinciamo. Vinciamo comunque. Li abbiamo sconfitti militarmente... Che si raggiunga o meno un accordo, per me non fa alcuna differenza. Non hanno una marina, non hanno radar, non hanno un’aviazione. I loro leader sono tutti morti. Khamenei non c’è più. Per molti anni ha governato; non c’è più. Con tutto questo, vedremo cosa succede ma non mi interessa", le parole del presidente degli Stati Uniti che, nel corso della giornata di sabato, ha più volte annunciato l'imminente riapertura dello Stretto di Hormuz. 

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00:07

Usa-Iran, negoziati fiume: Stretto di Hormuz è il nodo

(Adnkronos) - E' lo Stretto di Hormuz il nodo più difficile ancora da sciogliere tra Iran e Usa, al tavolo dei negoziati fiume in Pakistan. L'ultimo tentativo di scongiurare una escalation nella guerra che va avanti ormai da sei settimane sembra infatti essersi arenato sul controllo dello Stretto, che Teheran insiste a voler mantenere ritenendo "eccessive" le pretese della controparte americana al tavolo. Tra le condizioni per la fine del conflitto, congelato per ora dalla tregua, gli Usa pongono invece la riapertura della via fondamentale per il commercio del 20% del petrolio mondiale.  

Da Islamabad, continuano intanto a rincorrersi le indiscrezioni dei media sui negoziati. Se fonti del Pakistan ostentano ottimismo parlando di colloqui "in gran parte positivi", fonti della sicurezza di Teheran assicurano alla Cnn che lo status dello Stretto rimarrà invariato fino a quando Iran e Stati Uniti non raggiungeranno un "quadro comune" per la prosecuzione del dialogo. 

La fonte afferma che le "richieste eccessive" avanzate dalla parte americana su diverse questioni, tra cui la vitale via navigabile, hanno finora impedito alle due parti di concordare una base comune per far progredire i colloqui. "L'Iran non ha fretta", aggiunge la fonte, precisando che Teheran ha inoltre comunicato agli Stati Uniti che, fino al raggiungimento di un quadro comune, "nemmeno il numero di navi concordato potrà transitare". 

La fonte avverte quindi che, se i negoziatori statunitensi non adotteranno quello che ha definito un "approccio realistico", lo Stretto rimarrà chiuso. 

La fonte inoltre spiega che l'Iran ha dimostrato la sua capacità di imporre tale chiusura, definendo la situazione "la ripetizione di un errore di valutazione" che sarebbe "a danno dell'America". 

 

Se da parte americana, almeno finora, non è trapelata nessuna notizia diretta dal tavolo delle trattative, a parlare a chilometri e chilometri di distanza è come sempre il presidente Donald Trump.  

"Hanno discusso per molte ore... Vedremo cosa succede. In ogni caso, vinciamo... Forse raggiungeranno un accordo, forse no. Non importa. Dal punto di vista dell’America, vinciamo", le parole del tycoon ai giornalisti mentre in Pakistan si apre un nuovo round di colloqui trilaterali. 

"Siamo in negoziati molto approfonditi con l’Iran. Vinciamo comunque. Li abbiamo sconfitti militarmente... Che si raggiunga o meno un accordo, per me non fa alcuna differenza. E questo perché abbiamo vinto, che ascoltiate o meno le fake news", ha poi rincarato la dose. Per il leader americano infatti gli iraniani "non hanno una marina, non hanno radar, non hanno un’aviazione. I loro leader sono tutti morti. Khamenei non c’è più. Per molti anni ha governato; non c’è più. Con tutto questo, vedremo cosa succede ma - ha tagliato corto il presidente Usa - non mi interessa". 

 

Dal canto suo, il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica agirà con fermezza contro qualsiasi tentativo di navi militari di attraversare Hormuz, riferisce intanto la tv di Stato iraniana Irib. "Qualsiasi tentativo di navi militari di attraversare lo Stretto - sottolineano i Pasdaran - sarà oggetto di una risposta severa. La marina delle Guardie della Rivoluzione dispone della piena autorità per gestire in modo intelligente lo Stretto di Hormuz". Il passaggio nello Stretto, aggiungono, sarà "concesso solo alle navi civili in condizioni specifiche". 

Questa dichiarazione arriva dopo l’annuncio del Comando Centrale statunitense secondo cui due navi da guerra della Us Navy avevano attraversato questa via marittima strategica per neutralizzare mine piazzate da Teheran. Una versione smentita "fermamente" dall'Iran, che ha minimizzato parlando di una sola nave, poi tornata indietro dopo che le forze iraniane avevano minacciato un attacco entro 30 minuti dall'attraversamento. 

 

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00:06

Usa-Iran trattano in Pakistan, blitz di Trump: navi per sminare Stretto di Hormuz

(Adnkronos) - Donald Trump piazza la mossa a sorpresa nello Stretto di Hormuz mentre Stati Uniti e Iran parlano a Islamabad, in Pakistan, per consolidare la tregua che ha interrotto la guerra. I colloqui vanno in scena con il confronto tra le due delegazioni, intanto due navi della marina americana avviano l'operazione di sminamento dello Stretto di Hormuz, da settimane bloccato dall'Iran. 

Il braccio di mare, essenziale per il 20% del commercio mondiale del petrolio, è 'ostaggio' di Teheran da settimane con effetti sull'aumento del prezzo del greggio e dei carburanti in molti paesi, Italia compresa. La riapertura dello Stretto, per gli Usa una condizione essenziale alla base della tregua, non si materializza. Secondo il New York Times, Teheran non riesce a localizzare o rimuovere tutte le mine navali disseminate in mare. La Repubblica islamica avrebbe utilizzato piccole imbarcazioni per posare le mine, ma senza una mappatura precisa delle loro posizioni. 

Lo Stretto rappresenta il nodo principale nelle trattative di Islamabad e rischia di trasformarsi in uno scoglio insormontabile. Gli Stati Uniti, secondo i media iraniani, avanzano "richieste eccessive" su Hormuz. L'agenzia di stampa Fars afferma che la delegazione a stelle e strisce - guidata dal vicepresidente JD Vance - presenta "richieste inaccettabili su diverse questioni". Secondo l'agenzia di stampa Tasmin "la delegazione americana ha ostacolato il progresso dei negoziati con le sue consuete richieste eccessive", sottolineando che la questione dello Stretto di Hormuz "è uno degli argomenti che suscitano forti divergenze". 

Per provare a scardinare lo stallo, gli Stati Uniti prendono l'iniziativa. "Stiamo iniziando il processo di bonifica dello Stretto di Hormuz come favore a Paesi di tutto il mondo, tra cui Cina, Giappone, Corea del Sud, Francia, Germania e molti altri. Incredibilmente, non hanno il coraggio o la volontà di fare questo lavoro da soli", annuncia Trump con un post sul social Truth. "È molto interessante notare, tuttavia, che petroliere vuote provenienti da molte nazioni si stanno dirigendo verso gli Stati Uniti d'America per caricare petrolio", aggiunge. 

L'affermazione del presidente arriva mentre filtrano le indiscrezioni relative all'ingresso di un numero imprecisato di navi americane nello Stretto. Le news piovono sul tavolo dei negoziati, con un effetto potenzialmente dirompente per l'Iran, che vuole vedere riconosciuta la propria autorità nella gestione del braccio di mare. Teheran smentisce la presenza di navi Usa, i media della Repubblica islamica rilanciano la versione secondo cui un cacciatorpediniere americano, in procinto di attraversare lo Stretto, avrebbe fatto dietrofront dopo aver ricevuto un avvertimento di una unità della marina iraniana. 

 

"Abbiamo il migliore, il più sofisticato equipaggiamento di sminamento del mondo, lo sappiamo, lo stiamo solo mettendo in posizione", ribatte Trump. Gli Stati Uniti prendono l'iniziativa per uscire dall'angolo e contrastare la narrativa secondo cui l'Iran sarebbe in grado di dettare l'agenda. "I fake news media sono pazzi o semplicemente corrotti", tuona il presidente in uno dei numerosi post. "Gli Stati Uniti hanno completamente distrutto l'esercito iraniano, compresa l'intera Marina e l'Aeronautica. La leadership è morta. Lo Stretto di Hormuz sarà presto aperto e le navi vuote si stanno dirigendo a tutta velocità verso gli Stati Uniti per caricare petrolio. Ma se date retta alle fake news, stiamo perdendo!", scrive il presidente. 

A completare il quadro, ecco la nota del Comando centrale americano (Centcom). "Oggi abbiamo iniziato il processo di apertura di un nuovo passaggio e condivideremo presto questa rotta sicura con la navigazione commerciale per incoraggiare il flusso del libero commercio", dichiara l'ammiraglio Brad Cooper. Nella dichiarazione si precisa che le navi che hanno attraversato lo Stretto sono i cacciatorpediniere Uss Frank E. Peterson e Uss Michael Murphy, che hanno iniziato a "stabilire le condizioni" per le attività di sminamento. Altre risorse, compresi droni sottomarini, si uniranno alla missione "nei prossimi giorni", conclude il comunicato del Centcom. Nello Stretto, quindi, non sono stati inviati cacciamine o dragamine. L'impiego di cacciatorpediniere alimenta discussioni: gli Usa conoscono già la rotta 'sicura'? 

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Categoria: internazionale/esteri

23:31

Elettra Lamborghini in ospedale: prima il forfait a Canzonissima, poi la sorpresa

(Adnkronos) - Problema di salute per Elettra Lamborghini. La cantante ha rivelato sui social di essere finita al pronto socccorso a causa di una forte cistite. Con una foto condivisa su Instagram, Lamborghini è apparsa sdraiata su un letto d'ospedale attaccata ad una flebo. "Non so se riuscirò a farcela stasera ma grazie al team del Policlinico Gemelli per avermi aiutata", ha scritto la cantante che stasera, con un colpo di scena, è poi riuscita a partecipare ugualmente a Canzonissima, il programma in diretta su Rai1 condotto da Milly Carlucci.  

Proprio la conduttrice, all'inizio della puntata, ha spiegato che la cantante ha avuto un imprevisto: "Elettra Lamborghini è stata poco bene oggi pomeriggio. Purtroppo sta facendo di tutto per essere qui stasera e noi le auguriamo di farcela. Forza Elettra, ti aspettiamo, capita a tutti di avere un momento di difficoltà". La cantante, che ha definito questo episodio come una delle cistiti più forti che abbia mai avuto, ha però sfidato la sorte e - a sorpresa - è arrivata in studio per una cover all'insegna della tenerezza, 'I bambini fanno oh' di Povia. 

 

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Categoria: spettacoli

23:30

Gigi D'Alessio contro Anna Pettinelli, botta e risposta ad Amici: cosa è successo

(Adnkronos) - Nuova puntata di Amici, nuovo botta e risposta tra Gigi D’Alessio e Anna Pettinelli. Anche nella puntata del talent show andata in onda stasera, sabato 11 aprile, si è consumato tra il giurato e la professoressa un ennesimo scontro verbale.  

Il diverbio è nato durante la sfida tra Riccardo e Alex. Dopo un commento pungente di Anna Pettinelli che ha messo in discussione il talento di Riccardo, D’Alessio è intervenuto per difenderlo attaccando duramente la professoressa di canto. Ne è seguito un acceso botta e risposta, al termine del quale il cantautore napoletano ha dichiarato: “Un vincente trova sempre una strada, un perdente sempre una scusa”. 

La reazione di Anna Pettinelli non si è fatta attendere: "Vediamo questa strada dove va a finire", ha detto accusando poi D'Alessio di presentarsi in studio con una serie di frasi fatte per ottenere gli applausi dal pubblico. 

Gigi D'Alessio ha replicato poi stuzzicando la professoressa: "Questa l'ho trovata nei Baci Perugina", concludendo con una nota di ironia.  

 

Il rapporto 'complicato' tra i due affonderebbe le radici nel 2021, quando LDA, figlio di Gigi D’Alessio, partecipò come concorrente ad Amici. In quell'occasione Anna Pettinelli si mostrò spesso critica con il giovane artista, criticando il suo stile e paragonando spesso la sua scrittura a quella dei bambini. La docente mise in sfida più volte LDA, scontrandosi spesso con Rudy Zerbi, che all'epoca seguiva il cantante.  

Secondo i telespettaori, il comportamento di D'Alessio sarebbe un risposta alle critiche rivolte in passato al figlio da Anna Pettinelli.  

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Categoria: spettacoli

22:07

Forza Italia, l'invito dei fratelli Berlusconi e di Tajani all'unità: Costa capogruppo di mediazione

(Adnkronos) - Ora è il momento dell'unità. Vanno messe da parte le divisioni e stop alle polemiche perché bisogna guardare al futuro e rilanciare il partito. Questo l'input che sarebbe emerso con forza ieri dal vertice fiume nella sede di Mediaset tra Antonio Tajani e i figli di Silvio Berlusconi, Marina e Pier Silvio, di fronte ai malumori emersi negli ultimi giorni sulla sostituzione di Paolo Barelli alla guida del gruppo alla Camera e il nodo dei congressi locali per il controllo del partito attraverso la sfida delle tessere.  

Un richiamo al senso di responsabilità di tutti, apprende l'Adnkronos da fonti parlamentari azzurre qualificate, sarebbe arrivato anche oggi da parte della famiglia Berlusconi, d'intesa con Antonio Tajani, tramite la mediazione di Gianni Letta, per superare le resistenze di chi nel partito avrebbe continuato a esprimere riserve su Enrico Costa come nuovo presidente dei deputati forzisti, nome indicato al summit di Cologno Monzese.  

Costa rappresenta un punto di mediazione e di incontro, sarebbe stato il messaggio recapitato in mattinata attraverso una serie di contatti, soprattutto telefonici, per rasserenare gli animi. Ora però bisognerà aspettare la prossima settimana per l'ufficializzazione delle dimissioni di Barelli (per il quale i boatos continuano a ipotizzare un futuro da sottosegretario nel governo Meloni ma tutto dipenderà anche dagli esiti dei prossimi contatti tra Tajani e gli alleati, in primis Giorgia Meloni). Allo stato, non è stata convocata l'assemblea del gruppo azzurro alla Camera dove bisognerà procedere alla nomina di Costa ed, eventualmente, dei suoi vice. Oltre alla exit strategy per Barelli (si starebbe studiando un modo per superare il nodo dell'eventuale incompatibilità legata alla presidenza di Federnuoto), si tratterà di risolvere la questione di tempi e modalità della nuova stagione congressuale: su questo tema, raccontano, potrebbero concentrarsi adesso i malumori.  

La prossima settimana, secondo qualificate fonti azzurre, il governatore piemontese Alberto Cirio, d'accordo con Tajani, sarebbe atteso a Milano per incontrare Marina Berlusconi e per calendarizzare i congressi: si tratterebbe di verificare quali si possono fare o meno, perché l'intenzione sarebbe quella di celebrarli solo dove il partito è unitario. 

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Categoria: politica

21:10

Superenalotto, numeri e combinazione vincente di oggi 11 aprile

(Adnkronos) - Nessun '6' né '5+1' al concorso del Superenalotto di oggi, sabato 11 aprile 2026. Centrati invece cinque punti '5' che vincono 42.156 euro ciascuno. Il jackpot per il prossimo concorso sale a 149,2 milioni di euro. 

 

 

Al SuperEnalotto si vince con punteggi da 2 a 6, passando anche per il 5+. L'entità dei premi è legata anche al jackpot complessivo. In linea di massima: 

- con 2 numeri indovinati, si vincono orientativamente 5 euro; 

- con 3 numeri indovinati, si vincono orientativamente 25 euro; 

- con 4 numeri indovinati, si vincono orientativamente 300 euro; 

- con 5 numeri indovinati, si vincono orientativamente 32mila euro; 

- con 5 numeri indovinati + 1 si vincono orientativamente 620mila euro. 

 

 

La schedina minima nel concorso del SuperEnalotto prevede 1 colonna (1 combinazione di 6 numeri). La giocata massima invece comprende 27.132 colonne ed è attuabile con i sistemi a caratura, in cui sono disponibili singole quote per 5 euro, con la partecipazione di un numero elevato di giocatori che hanno diritto a una quota dell'eventuale vincita. In ciascuna schedina, ogni combinazione costa 1 euro. L'opzione per aggiungere il numero Superstar costa 0,50 centesimi. 

La giocata minima della schedina è 1 colonna che con Superstar costa quindi 1,5 euro. Se si giocano più colonne basta moltiplicare il numero delle colonne per 1,5 per sapere quanto costa complessivamente la giocata. 

 

E' possibile verificare eventuali vincite attraverso l'App del SuperEnalotto. Per controllare eventuali schedine giocate in passato e non verificate, è disponibile on line un archivio con i numeri e i premi delle ultime 30 estrazioni. 

 

 

Questa la combinazione vincente del concorso di oggi del SuperEnalotto: 19, 28, 38, 48, 77, 85. Numero Jolly: 59. Numero SuperStar: 57. 

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Categoria: cronaca

21:00

Firenze, 17enne in gita scolastica accusa un malore e muore

(Adnkronos) - Uno studente di 17 anni, arrivato a Firenze dalla Sicilia in gita scolastica, è morto a causa di un malore. Secondo le prime informazioni, il giovane – di Adrano, in provincia di Catania – si sarebbe sentito male mentre stava facendo un giro su una bici elettrica, e dopo aver perso conoscenza non si sarebbe più ripreso. La procura di Firenze ha disposto il sequestro della salma per l'esame autoptico previsto per martedì 14 aprile. 

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Categoria: cronaca

20:56

Milano, madre e figlia trovate morte in casa: corpi in avanzato stato di decomposizione

(Adnkronos) - I corpi di due donne, madre e figlia, di 82 e 50 anni, in avanzato stato di decomposizione sono stati trovati dal nucleo Saf dei vigili del fuoco di Milano in un appartamento al quarto piano di uno stabile in via Rovani 118 a Sesto San Giovanni.  

L'allarme è stato lanciato verso le 17.30 dai condomini preoccupati per i forti odori che provenivano dall'abitazione. Dopo aver forzato la porta di ingresso, i vigili del fuoco non hanno potuto che constatare, insieme a carabinieri e 118, il decesso delle due donne, per le cui cause si dovrà attendere il responso degli esami autoptici disposti dalla magistratura. 

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Categoria: cronaca

19:43

Bimbo di 18 mesi cade da finestra a Civita Castellana, è grave

(Adnkronos) - Un bimbo di un anno e mezzo si trova ricoverato in gravi condizioni al Policlinico Gemelli dopo essere caduto dalla finestra di una palazzo a Civita Castellana, nel Viterbese. Il piccolo, di origine marocchina, nella caduta ha riportato un grave trauma cranico e si trova ora in prognosi riservata nella terapia intensiva pediatrica, intubato e ventilato meccanicamente in sedazione farmacologica. 

 

È intanto morto oggi in ospedale il bambino di poco più di un anno che giovedì pomeriggio, attorno alle 17, era caduto da una finestra al secondo piano di un palazzo in via Ada Negri a Bologna. Il bambino era ricoverato all’ospedale Maggiore. Sul posto erano intervenuti il 118 e la Polizia. 

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Categoria: cronaca

19:23

L'appello del Papa ai potenti del mondo: "Stop a riarmo e follia della guerra, chi prega non uccide"

(Adnkronos) - “Chi prega ha coscienza del proprio limite, non uccide e non minaccia la morte. Invece, alla morte è asservito chi ha voltato le spalle al Dio vivente”. Papa Leone XIV utilizza parole nette presiedendo la veglia di preghiera per la pace a San Pietro. 

“Viene trascinato nei discorsi di morte persino il Nome santo di Dio, il Dio della vita. Scompare allora un mondo di fratelli e sorelle con un solo Padre nei cieli e, come in un incubo notturno, la realtà si popola di nemici. Ovunque si avvertono minacce, invece di chiamate all’ascolto e all’incontro. Fratelli e sorelle, - scandisce Leone - chi prega ha coscienza del proprio limite, non uccide e non minaccia la morte. Invece, alla morte è asservito chi ha voltato le spalle al Dio vivente, per fare di sé stesso e del proprio potere l’idolo muto, cieco e sordo, cui sacrificare ogni valore e pretendere che il mondo intero pieghi il ginocchio”. Da qui il potente monito: “Basta con l’idolatria di sé stessi e del denaro! Basta con l’esibizione della forza! Basta con la guerra!”. 

“La vera forza - dice Leone - si manifesta nel servire la vita. San Giovanni XXIII, con semplicità evangelica, scrisse: ‘Dalla pace tutti traggono vantaggi: individui, famiglie, popoli, l’intera famiglia umana’. E ripetendo le parole lapidarie di Pio XII aggiungeva: ‘Nulla è perduto con la pace. Tutto può essere perduto con la guerra’”. Il Pontefice sferza i fedeli: “Uniamo le energie morali e spirituali di milioni, miliardi di uomini e donne, di anziani e di giovani che oggi credono nella pace, che oggi scelgono la pace, che curano le ferite e riparano i danni lasciati della follia della guerra”. 

"Cari fratelli e sorelle, certo vi sono inderogabili responsabilità dei governanti delle Nazioni. A loro gridiamo: fermatevi! È il tempo della pace! Sedete ai tavoli del dialogo e della mediazione, non ai tavoli dove si pianifica il riarmo e si deliberano azioni di morte!”, l’accorato appello del Papa ai potenti del mondo. Il Pontefice si rivolge a quanti ripudiano la guerra: “Vi è però, non meno grande, la responsabilità di tutti noi, uomini e donne di tanti Paesi diversi: un’immensa moltitudine che ripudia la guerra, coi fatti, non solo a parole. La preghiera ci impegna a convertire ciò che resta di violento nei nostri cuori e nelle nostre menti: convertiamoci a un Regno di pace che si edifica giorno per giorno, nelle case, nelle scuole, nei quartieri, nelle comunità civili e religiose, rubando terreno alla polemica e alla rassegnazione con l’amicizia e la cultura dell’incontro. Torniamo a credere nell’amore, nella moderazione, nella buona politica. Formiamoci e giochiamoci in prima persona, ciascuno rispondendo alla propria vocazione. Ognuno ha il suo posto nel mosaico della pace!”. 

“San Giovanni Paolo II, instancabile testimone di pace, con commozione disse nel contesto della crisi irachena nel 2003: ‘Io appartengo a quella generazione che ha vissuto la Seconda Guerra Mondiale ed è sopravvissuta. Ho il dovere di dire a tutti i giovani, a quelli più giovani di me, che non hanno avuto quest’esperienza: ‘Mai più la guerra!’, come disse Paolo VI nella sua prima visita alle Nazioni Unite. Dobbiamo fare tutto il possibile! Sappiamo bene che non è possibile la pace ad ogni costo. Ma sappiamo tutti quanto è grande questa responsabilità’”, dice il Papa che fa proprio “questa sera il suo appello, tanto attuale”. 

Stop alla “follia della guerra”. La veglia presieduta dal Papa si conclude con la supplica a Gesù: “Signore Gesù, tu hai vinto la morte senza armi né violenza: hai dissolto il suo potere con la forza della pace. Donaci la tua pace, come alle donne incerte nel mattino di Pasqua, come ai discepoli nascosti e spaventati. Manda il tuo Spirito, respiro che dà vita, che riconcilia, che rende fratelli e sorelle gli avversari e i nemici. Ispiraci la fiducia di Maria, tua madre, che col cuore straziato stava sotto la tua croce, salda nella fede che saresti risorto. La follia della guerra abbia termine e la Terra sia curata e coltivata da chi ancora sa generare, sa custodire, sa amare la vita. Ascoltaci, Signore della vita!”. 

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Categoria: cronaca

19:02

Ungheria, decine di migliaia al mega evento contro Orban alla vigilia del voto

(Adnkronos) - Decine di migliaia di giovani ungheresi, centomila secondo alcune stime, hanno affollato la Piazza degli Eroi di Budapest, e tutte le vie circostanti, per assistere al mega concerto "per smantellare il regime". Un 'concertone' di sette ore, a cui hanno partecipato oltre 50 artisti e band, alla vigilia delle elezioni di domani che, per la prima volta in 16 anni, potrebbero mettere fine al governo di Viktor Orban, sfidato da Peter Magyar.  

"Lo sento nelle mie ossa che qualcosa cambierà, non credo che io voterei per Magyar in una situazione ideale, ma questa è la nostra unica chance", ha detto alla Bbc Fanni, una ragazza al primo voto che è stata accompagnata al concerto della madre, riferendosi a Peter Magyar, l'ex insider di Fidesz che due anni fa ha clamorosamente rotto con Orban ed ora guida Tisza, formazione di centro destra che promette una politica più europeista e anti-corruzone che i sondaggi danno in vantaggio. Non a caso, uno degli slogan scanditi dai giovani durante il concerto è stato “Ruszkik haza!”, Russi, tornate a casa', la frase simbolo della rivoluzione antisovietica del '56 ora usata contro l'ingerenza della Russia di Vladimir Putin, alleato di ferro di Orban.  

La grande partecipazione al concerto, che è stato anche seguito da 100mila persone in streaming, è una nuova conferma del forte sostegno che il 45enne Magyar raccoglie tra i più giovani, con un recente sondaggio che indica che il 65% degli under 30 sono per Tisza, contro appena il 14% che appoggia il premier nazionalista. Oggi sono previsti gli ultimi comizi, quello di Magyar a Debrecen, nel nord est del Paese, e quello di Orban nella piazza della capitale che ieri notte era piena dei giovani che chiedono il cambiamento.  

 

Intanto Trump ha lanciato il suo endorsement a Orban. "Il giorno delle elezioni è domenica 12 aprile 2026. Ungheria: andate a votare per Viktor Orban . E' un vero amico, un combattente e un vincente che ha il mio pieno e incondizionato sostegno nella sua lotta per la rielezione a primo ministro dell'Ungheria", ha scritto il presidente degli Stati Uniti, sottolineando che "Viktor Orban non deluderà mai il grande popolo ungherese. Sarò con lui fino alla fine!". Nel sostenerlo, Trump ha aggiunto che "Viktor Orban è un leader davvero forte e influente, con una comprovata esperienza nel raggiungimento di risultati eccezionali", ha scritto. 

Secondo il presidente statunitense Orban "combatte instancabilmente per il suo grande Paese e il suo popolo e li ama, proprio come io amo gli Stati Uniti". Inoltre, ha aggiunto Trump, "Viktor si sta impegnando a fondo per proteggere l'Ungheria, far crescere l'economia, creare posti di lavoro, sostenere il commercio, fermare l'immigrazione clandestina e garantire l'ordine pubblico". 

Il presidente americano ha poi parlato delle "relazioni tra l'Ungheria e gli Stati Uniti" che a suo avviso "hanno raggiunto nuovi livelli di cooperazione e importanti traguardi durante il mio mandato, in gran parte grazie al primo ministro Orban". Per questo, ha continuato Trump, "non vedo l'ora di continuare a lavorare a stretto contatto con lui affinché entrambi i nostri Paesi possano proseguire su questo eccellente percorso di sviluppo e cooperazione". 

 

Tutta l’Europa guarda all’Ungheria e alle elezioni di domenica, che potrebbero segnare la fine di 16 anni di governo di Vitkor Orban. I sondaggi indipendenti, danno in netto vantaggio il leader dell’opposizione Péter Magyar, ma la strada rimane in salita. Come ha spiegato a Eurofocus di Adnkronos Zsuzsanna Végh, analista politica ungherese del German Marshall Fund degli Stati Uniti e ricercatrice associata dell’European Council on Foreign Relations, gli apparati del potere sono stati rimodellati dagli orbaniani: una vittoria del partito rivale Tisza sarebbe solo l’inizio di una battaglia ben più lunga. 

Magyar sembra aver fatto tesoro dei tentativi fallimentari di sconfiggere Orbán, rileva l’esperta. L’ex politico di Fidész si è posizionato per parlare direttamente allo storico elettorato ungherese di centrodestra, si è dedicato intensamente alla campagna elettorale sul terreno e promette così bene che la maggior parte dei partiti di opposizione ha ritirato i propri candidati dalla corsa elettorale per dargli la migliore possibilità contro il premier in carica. Una situazione ben diversa dalla scorsa tornata elettorale, quella del 2022, quando naufragò la coalizione di convenienza guidata da Péter Márki-Záy, lasciando Fidész con una supermaggioranza al Parlamento. 

“In definitiva, la situazione è diversa ora e i protagonisti sono diversi - riassume l’analista - Nel 2022, dopo diversi tentativi falliti, era diventato chiaro per l’opposizione che nel sistema costruito da Fidész è impossibile sfidare il partito più forte se si corre separatamente“. Così i partiti di opposizione si sono uniti in un matrimonio di convivenza, pur mantenendo orientamenti ideologici molto diversi, con rivalità e conflitti interni alla coalizione evidenti. “Ma non c’era un messaggio unificante chiaro al di là di ‘vota contro Orbán'”. Negli ultimi due anni, dopo aver sfiorato il 30% alle elezioni europee, Magyar è emerso come “un nuovo leader che ha messo tutto questo da parte e non si è assolutamente confrontato con la vecchia opposizione, perché nella sua percezione gli elettori erano stanchi non solo del regime di Orbán, ma anche della vecchia opposizione”. Per due anni ha percorso il Paese in lungo e in largo, costruendo un movimento dal basso, senza compromessi e senza alleanze, e creando “un partito che sembra essere forte quanto Fidész”, anche se fondato su “una base elettorale ideologicamente molto diversificata e molto basata sul voto di protesta”. A ogni modo, “è riuscito a unire una coalizione di elettori anti-regime, non una coalizione di partiti. Ed è una distinzione importante“. 

In caso di vittoria, cosa cambierebbe nel rapporto tra Budapest e Bruxelles? “Il punto di partenza di Péter Magyar è il rilancio dell’impegno dell’Ungheria verso l’Unione Europea“, spiega Végh, avvertendo che non si tratta in alcun modo di un convinto euro-federalista, ma un politico nazionalista, conservatore, “il cui punto di riferimento è ancora la sovranità del Paese e l’interesse della nazione”. Il cambio di passo rispetto a Orbán sarebbe comunque netto: Magyar adotterebbe un “tono più collaborativo” e “molto probabilmente si allontanerebbe dalla politica del veto, che in molti casi non era guidata dagli interessi nazionali ungheresi, ma, come vediamo sempre più chiaramente, dalla rappresentanza degli interessi russi”. 

È lecito aspettarsi che Magyar porti avanti battaglie in Ue sulla migrazione, sui fondi per l’Ungheria nel prossimo bilancio 2028-2034, specialmente per quanto riguarda l’agricoltura, e sui punti di frizione bilaterali con l’Ucraina riguardanti la minoranza ungherese, aggiunge l’esperta. I diritti delle minoranze sono state identificate come priorità dalla candidata ministra degli Esteri di Tisza, Anita Orbán, che ha portato l’esempio polacco e rumeno come modello su come gestire il tema. “Ma ora abbiamo anche il problema energetico, quello relativo all’oleodotto Druzhba. Questo sarà all’ordine del giorno per qualsiasi governo perché per ora l’Ungheria dipende ancora da quella fornitura. Ma vedremmo più apertura da un governo Tisza per quanto riguarda la diversificazione e l’allontanamento dalla dipendenza dalla Russia”. 

Sul fronte ucraino, la posizione di Magyar è sfumata: probabilmente il suo governo sarebbe più aperto a sostenere il Paese, almeno finché il farlo non impatta negativamente sull’Ungheria. “Mi aspetto più apertura verso il sostegno finanziario, ma non tanto su quello militare“, puntualizza l’analista. Quanto all’adesione di Kiev all’Ue, Magyar non è contrario in linea di principio, ma si oppone alla corsia preferenziale: “Deve essere un processo basato sul merito. Il percorso accelerato sta trasformando l’adesione dell’Ucraina in una questione geopolitica piuttosto che nel processo standard di europeizzazione”. E vuole rimettere la questione agli ungheresi tramite referendum, mossa complicata, “visto quanto questi ultimi siano stati soggetti a così tanta propaganda anti-ucraina dal governo negli ultimi quattro anni”. 

Al di là del rapporto con Bruxelles, Magyar ha indicato il rafforzamento della cooperazione regionale con i Paesi dell’Europa centrale come seconda priorità di politica estera. L’ambizione è riportare l’Ungheria al centro del Gruppo di Visegrád (V4), di cui fa parte insieme a Polonia, Repubblica Ceca e Slovacchia, e che sotto Orbán si era progressivamente trasformato da piattaforma di cooperazione a fronte comune anti-Ue. Con la Polonia di Donald Tusk, spiega Végh, i margini di collaborazione sono ampi. Con il premier ceco Andrej Babiš ci si potrebbe aspettare “una cooperazione pragmatica”. Diverso il caso di Robert Fico in Slovacchia, dove la controversia sui decreti di espulsione che colpiscono la minoranza ungherese ha già creato attriti. 

Uno degli aspetti più visibili della campagna elettorale in corso è stato l’endorsement esterno a favore di Orbán — quello di JD Vance in visita a Budapest — mentre Magyar si è deliberatamente tenuto lontano da qualsiasi appoggio internazionale, anche per difendersi dalle accuse di essere un fantoccio di interessi stranieri. “L’esatto contrario di ciò che Orbán ha fatto nella sua strategia di campagna, sebbene sia lui a posizionarsi come sovranista e difensore dell’interesse nazionale: un paradosso interessante”, osserva Végh. L’opposizione vede l’ironia della posizione del leader di Fidész, ma non gli elettori pro-governo, aggiuge. 

Tuttavia, l’esperta non si aspetta che il sostegno di Washington influenzi la campagna elettorale, visto quanto è polarizzante l’amministrazione Usa. Lo stesso Vance non ha una forte presa sul pubblico ungherese, e il fatto che sia andato a fare campagna a fianco del premier “non influenza più la scelta degli elettori a questo punto. È troppo tardi“. L’esperta ravvisa nella visita del vicepresidente un messaggio più simbolico rivolto alle istituzioni Ue, che ha criticato apertamente accusandole di ingerenza straniera, e agli attori sovranisti affini in Ue, per assicurarli del sostegno del movimento Maga. 

L’influenza russa, invece, “è molto più sottile e a lungo termine”, prosegue l’analista, ricordando che gli “stretti legami” tra il governo ungherese e il Cremlino spiegano perché Mosca sarebbe molto interessata a mantenere Orbán al potere: “W stato un asset molto importante per la Russia nell’Ue”. La Russia opera “dietro le quinte, attraverso la costruzione di narrazioni. Abbiamo prove che testate filogovernative abbiano di fatto ripreso propaganda di fabbricazione russa e l’abbiano adattata al pubblico di lettori ungheresi”. E ci sono anche indicazioni di cooperazione sul fronte elettorale, con segnalazioni di funzionari del Gru, l’intelligence militare russa, “coinvolti come consiglieri del governo ungherese”. Anche se non è chiaro quanto tutto questo sia realmente necessario, dato il sistema politico costruito da Orbán, aggiunge l’esperta. 

Il recente episodio degli zaini pieni di esplosivi trovati in prossimità di un gasdotto in Serbia è “ampiamente visto come un’operazione false flag andata storta”, afferma Végh. “Le autorità serbe non hanno fornito una narrativa che avrebbe in alcun modo aiutato. Il governo serbo ha apertamente affermato che non c’era alcun collegamento con l’Ucraina. Se era davvero un’operazione false flag, non è stata un’operazione di successo: ha interferito solo con il weekend di Pasqua”. 

Che l’opinione pubblica abbia sospettato subito della versione del governo dice molto sul lavoro svolto da giornalisti e analisti indipendenti, in un Paese dove Fidesz “controlla i media pubblici — che a questo punto non dovremmo considerare come media di servizio pubblico, ma come un canale di propaganda — e la quota preponderante dei media privati“. Gli organi di informazione indipendenti sopravvivono, ma “operano sotto una pressione crescente” da parte delle autorità: attacchi a pagine social, siti web, webshop, ossia le principali fonti di introiti per le piccole attività. Il risultato, tuttavia, è visibile: “Quando accade qualcosa, il governo non ha automaticamente il dominio narrativo. È molto più difficile ingannare le persone che sono state rese consapevoli della possibilità di uno scenario come quello”. 

L’ipotesi di un mancato riconoscimento della sconfitta da parte del premier è nell’aria. Végh delinea una serie di scenari possibili, a partire dalla contestazione legale di singoli collegi, con riconteggi e possibile ripetizione del voto in caso di irregolarità, ossia la via meno destabilizzante, seppur in grado di ritardare i risultati definitivi. Ma ci sono scenari più estremi: se Fidész non accettasse il risultato e non trasferisse il potere in linea con la propria Costituzione, potrebbe decidere di rimanere al potere illegittimamente. 

Le conseguenze sarebbero pesanti. In primo luogo, “l’Ue non può permettere a un leader che non è legittimamente in carica di rappresentare il proprio Paese”, evidenzia l’esperta. Sul piano economico, “i mercati ne risentirebbero, il rating dell’Ungheria crollerebbe, il fiorino collasserebbe”. Dato che l’Ungheria “non è un Paese con molte risorse che può fare da sé, non sarebbe praticabile per un governo rimanere al potere contro la volontà popolare”. L’analista non esclude il rischio di proteste in piazza, caso in cui sarebbe nell’interesse di Tisza mantenere le manifestazioni non violente, con “provocatori infiltrati dal regime tra i manifestanti per causare violenza“. Lo scenario rimane improbabile, aggiunge. Anche perché ci sono altri modi di ostacolare un possibile governo Magyar. 

Il vero nodo, in caso di vittoria di Tisza, è cosa succederebbe il giorno dopo. Il parallelo è la Polonia di Donald Tusk, dove il governo riformista sta facendo i conti con istituzioni colonizzate dal partito uscente. Se Magyar vincesse una maggioranza semplice e non costituzionale “si troverebbe di fronte a una serie di attori di veto incorporati nel sistema: la presidenza, la Corte Costituzionale, il pubblico ministero, la Banca Nazionale, la Corte dei Conti”. La soglia critica è di 133 seggi su 199, i due terzi necessari per la maggioranza costituzionale. Al di sotto di quella soglia, Magyar potrebbe dare seguito alla sua promessa di sbloccare i fondi Ue congelati e avviare alcune riforme”, ma probabilmente non sarebbe in grado di invertire l’erosione democratica del sistema”, avverte l’esperta. 

Il banco di prova più immediato sarebbe l’approvazione del bilancio, che deve avvenire entro marzo 2027. “Il consiglio fiscale che deve dare il via libera è composto da tre membri: il presidente nominato dal partito di governo, il governatore della Banca Nazionale, ex ministro delle finanze di Fidész, e il presidente della Corte dei Conti, anch’esso un fedelissimo di Fidész». Se il bilancio non venisse approvato, il presidente della Repubblica avrebbe il diritto di sciogliere il Parlamento e indire nuove elezioni. “Quindi il primo anno sarà davvero cruciale“, conclude Végh. “Se invece c’è la maggioranza costituzionale, allora tecnicamente Magyar può fare quello che vuole”. 

E se Orbán vincesse ancora? Nessun cambio di traiettoria, in caso di un quinto mandato: “Questo governo si è sempre radicalizzato dopo ogni singola elezione, anche in politica estera“, sottolinea Végh. Difficile anche un semplice rimpasto: “Con le rivelazioni sugli stretti legami con la Russia, che è il punto dolente particolare, una rimozione del ministro degli Esteri sarebbe l’ammissione di evidenti comportamenti scorretti. Non credo che il governo Orbán possa farlo. Non sono nemmeno sicuro che la Russia permetterebbe al governo ungherese di farlo. Il che mostrerebbe che ci sono dipendenze piuttosto significative e solleverebbe di nuovo domande sulla sovranità”. 

La prospettiva europea sarebbe quella di un isolamento crescente, prosegue, spiegando di non vedere come possa continuare la collaborazione con i partner europei se Péter Szijjártó ricomparisse davanti al Consiglio europeo dopo le sue ammissioni sulla collaborazione attiva con il Cremlino. “È molto difficile cooperare con un governo che non nega nemmeno di aver fatto trapelare informazioni dalle riunioni del Consiglio a una terza parte che i partecipanti considerano un nemico e una minaccia”. Non si esclude, dunque, il ricorso all’articolo 7 dei Trattati per privare Budapest del diritto di veto, opzione che finora Bruxelles si è ben guardata dal considerare per non fornire munizioni alla campagna anti-Ue di Orbán. 

In questo ambito, l’esperta crede che la Commissione europea, in linea di massima, “abbia navigato bene” il periodo elettorale. “Non è intervenuta in alcun modo nella campagna. Ed è l’approccio giusto: non dovrebbe”. Nemmeno quando il governo ungherese ha colto l’Ue in contropiede rifiutandosi di appoggiare all’ultimo momento il pacchetto da 90 miliardi di euro per l’Ucraina. “Non riesco davvero a biasimare l’Ue per aver rinviato il confronto e aver cercato di aspettare. Allo stesso tempo, questo mette l’Ucraina in una posizione molto vulnerabile, e trovarsi in quella posizione ha ovviamente contribuito anche all’escalation dei rapporti tra Ungheria e Ucraina che il governo ungherese ha potuto sfruttare“. 

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Categoria: internazionale/esteri

18:59

Milan, Leao prima punta non piace ai tifosi: "Perché gioca lì?"

(Adnkronos) - Rafa Leao nel mirino dei tifosi del Milan. Oggi, sabato 11 aprile, l'attaccante portoghese è impegnato in Milan-Udinese, valida per la 32esima giornata di Serie A, ma protagonista di un primo tempo decisamente negativo e terminato sotto 2-0 tra i fischi di San Siro. Il numero 10 rossonero è stato schierato ancora una volta prima punta da Massimiliano Allegri, con Pulisic e Saelemaekers esterni ai suoi lati. 

Una scelta tattica che non è piaciuta ai tifosi del Milan e che Leao in primis, viste le prestazioni, ha già mostrato di non gradire particolarmente in stagione: "Non sa cosa fare in campo, va a destra e sinistra senza sapere cosa fare", è l'analisi di un tifoso su X. Un'analisi largamente condivisa: "Leao con Allegri va venduto, non ci sono prospettive: è giusto separarsi. Oggi siamo al peggio del peggio", "Mister, questi fischi sono anche per te. Non si può iniziare senza punta", ha scritto un utente riferendosi ai sonori fischi che hanno accompagnato il Milan negli spogliatoi. 

"Perché sta giocando punta?", è il pensiero largamente condiviso su X dai tifosi rossoneri, che non hanno condiviso, forse proprio come Leao, la scelta di schierare il portoghese come centravanti. 

 

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Categoria: sport

18:36

Stefania Orlando: "A 18 anni ho subito una molestia, credevo di essere sbagliata"

(Adnkronos) - Stefania Orlando ha parlato pubblicamente per la prima volta di aver subito una molestia quando aveva 18 anni. La showgil ospite oggi a Verissimo ha ricordato, con la voce rotta dal pianto, che in quel periodo stava cercando di farsi strada nel mondo della moda: "Facevo la modella e avevo un agente. Una volta mi ha chiesto di andare a Milano per un provino".  

Orlando ha raccontato di essere stata ingannata dall'uomo che le avea proposto di dormire a casa sua per risparmiare sulle spese dell'hotel: "Mi sembrava una persona molto seria, mi fidavo. E aveva detto che non sarei stata da sola, ma che ci sarebbero state altre ragazze in casa". 

Ma arrivata nel suo appartamento si è ritrovata da sola con lui: "Mi ha detto che non mi dovevo preoccupare e che le altre avevano trovato un'altra sistemazione". La showgirl ha poi aggiunto: "Sono andata a dormire e durante la notte mi sono svegliata perché lui si era infilato nel mio letto. Mi ha messo le mani addosso, frugando tra le parti intime. Io sono rimasta paralizzata, solo dopo qualche secondo ho capito cosa stesse succedendo, mi sono subito agitata e gli ho chiesto cosa stesse facendo".  

L'uomo, ha raccontato Orlando, ha cominciato ad insultarla dicendole che "in questo mondo funziona così". "Io mi sono sentita in colpa per essere rimasta lì. Ero profondamente umiliata", ha aggiunto.  

Il giorno dopo l'agente l'ha accompagnata in stazione, congedandola senza portarla a nessun provino: "Mi ha detto che con questo carattere non sarei mai andata da nessuna parte e io gli ho creduto". 

Orlando ha confessato di non aver mai denunciato l'uomo: "Non l’ho mai raccontato nemmeno ai miei genitori. Avevo paura che mio papà si potesse arrabbiare. Lui non l’ho mai più visto, io ho lasciato immediatamente quel mondo, non volevo più farne parte".  

Inevitabilmente, questa esperienza ha cambiato il suo rapporto con gli uomini: "Sono diventata molto più diffidente, ho sempre avuto paura di essere trattata male, tradita, o che mi potessero fare del male. Ero giovane, ingenua".  

E in conclusione, la showgirl ha lanciato un appello al coraggio rivolto a tutte le donne: "Bisogna denuciare, raccontare e mai vergognarsi perché la colpa non è mai la nostra".  

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Categoria: spettacoli

18:26

Casellati: "Intelligenza artificiale per semplificare e dare certezze, burocrazia è stalker quotidiano"

(Adnkronos) - "Sono stata la prima a lanciare il tema della Ia applicata alla semplificazione normativa perché è uno strumento straordinario. Semplificare significa dare possibilità e certezza dei propri diritti e doveri ai cittadini e all'impresa". "La semplificazione normativa è una straordinaria leva economica a costo zero", che porta "sviluppo e competitività". Lo dice la ministra per le Riforme istituzionali e la semplificazione normativa, Maria Elisabetta Alberti Casellati, intervistata dal direttore dell'Adnkronos Davide Desario alla Scuola di Formazione Politica della Lega in corso a Roma, a Palazzo Rospigliosi. 

"Abbiamo eliminato 40 km di norme, regi decreti che si ritrovano nei richiami delle varie leggi", equivalenti a "trentamila mila atti" ed "istituito la legge di semplificazione normativa come legge annuale perché fino ad oggi il carattere delle semplificazioni è stato occasionale. Ma io voglio sia sistematico". "Noi oggi spesso non sappiamo neanche che tipo di diritti abbiamo a causa delle varie disposizioni sparse nei tanti provvedimenti. Grazie all'Intelligenza artificiale invece facciamo raccolte, eliminando sovrapposizioni e dando certezza dei diritti ai cittadini e semplicità di percorso agli imprenditori". 

Avete pensato ad eliminare il burocratese per rendere più comprensibili le norme? "Sì, rendere le norme chiare e semplici è un aspetto a cui stiamo guardando. Nel 2023 - ricorda Casellati - c'è stata una sentenza della Corte Costituzionale che ha dichiarato illegittima una norma per oscurità, perché non si capiva nulla. Io penso che la burocrazia sia uno stalker che ci accompagna tutti i giorni". 

"Sul premierato siamo in seconda lettura alla Camera, abbiamo bisogno di 4 letture trattandosi di una legge costituzionale. C'è stato un momento di stallo per provvedimenti urgenti accavallati in Commissione. Io spero che la riforma sia definita entro la fine della legislatura. Se non otterrà il consenso si andrà a referendum nella prossima legislatura", dice Casellati. 

"Il premierato è una legge preziosissima, che intende garantire stabilità - prosegue - Noi abbiamo finora avuto governi che si sono succeduti senza passare dal voto dei cittadini. Io ho vissuto due Conte e Draghi nella legislatura 2018 - 2022 da presidente del Senato e mi son trovata in grande difficoltà per aggregazioni inedite ed improbabili che non andavano d'accordo su niente. Oggi il Pd sta pensando al campo largo, lo trovo impossibile. Non andavano d'accordo su niente. E' caduto il governo per la questione dei termovalorizzatori a Roma. Si fermerebbe tutto". 

"Roma Capitale d'Italia ha lo stesso trattamento di tutti i comuni. Altre capitali europee e non europee hanno poteri particolari... Ma Roma è la culla della civiltà, della cultura, la sede di organi istituzionali e del Papato, con una storia millenaria per cui merita un'attenzione particolare. Per questo vogliamo attribuire a Roma Capitale alcuni poteri legislativi che riguardano le esigenze di questo territorio, come il patrimonio artistico, la polizia locale... non tante materie ma alcune legate alle esigenze dei nostri cittadini", spiega Casellati. 

Cosa dice ai giovani del centrodestra per il futuro? "Noi abbiamo pensato a loro. Ho introdotto nella legge di semplificazione un principio già in vigore, la Vig, valutazione dell'impatto generazionale, che valuta l'effetto delle norme sulle future generazioni. Questo è un cambio di paradigma culturale: i giovani potranno programmarsi esprimendo i loro talenti qui nel loro Paese, non essendo costretti a cercare fortuna altrove. Il principio è già legge, stiamo facendo il regolamento di attuazione. Il termine ultimo è maggio", dice la ministra Casellati intervistata dal direttore Desario. 

In una università le consentirebbero di spiegarlo? "Molte delle nostre leggi non sono conosciute. A Bruxelles proporrò che Vig diventi un principio europeo. Tra l'altro mi hanno invitato perché in Italia siamo i capofila. Sono stata invitata per parlarne anche all'Ocse e a scrivere un articolo nell'università americana della Pennsylvania, la quarta negli Usa per importanza e autorevolezza", conclude.  

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Categoria: politica

17:51

Stefano Corti, la separazione da Bianca Atzei: "Periodo difficile, il dolore è ancora vivo"

(Adnkronos) - "Il dolore non è ancora passato". Stefano Corti, ospite oggi a Verissimo, ha parlato per la prima volta pubblicamente della separazione da Bianca Atzei.  

Il conduttore televisivo e inviato de 'Le Iene' ha raccontato di star attraversando un periodo complesso, fatto di alti e bassi: "Sono passati ancora pochi mesi dalla nostra separazione ma il tempo guarisce tutte le ferite". Secondo quanto aveva rivelato Bianca Atzei, sempre ospite a Verissimo, i due avevano deciso di intraprendere strade diverse lo scorso settembre.  

La guarigione, però, non è un percorso lineare: "Non è ancora passato il dolore. Soprattutto quando ci sono bambini in mezzo, il dispiacere è immenso", ha aggiunto Corti, papà di Noa Alexander, nato dall'amore con Atzei nel 2023. "La nostra sarà una famiglia allargata e sarà bellissimo così", ha concluso. 

Corti ha provato a spiegare i motivi che hanno portato alla separazione della coppia: "Il tempo ha fatto venir fuori il carattere vero, non siamo stati in grado di adattarci ai caratteri dell'altro. Probabilmente non ho lavorato abbastanza, la felicità di coppia è un lavoro costante". Il suo più grande dispiacere rimane per il figlio: "Mi spiace tanto per l'idea che ho di famiglia, per Noa che oggi capisce la situazione, non è facile". 

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Categoria: spettacoli

17:44

Violenta lite tra due rider in centro a Milano, coltellate e un arresto per tentato omicidio

(Adnkronos) - Una violenta lite in centro tra rider, di fronte ai locali in attesa di ricevere il cibo da consegnare. E' accaduto ieri sera a Milano, dove un ragazzo di 29 anni di origine pakistana, irregolare sul territorio nazionale, è stato arrestato per tentato omicidio. 

Il fatto è avvenuto intorno alle 21. Gli agenti della sesta sezione della squadra mobile di Milano, impegnati in un servizio di controllo in abiti civili, transitando in piazza Oberdan hanno notato i due rider litigare tra loro e in forte stato di agitazione. Uno dei due, un cittadino afghano di 28 anni, visti gli agenti ha chiesto aiuto mostrando loro alcune ferite e indicando il 29enne pakistano, che stringeva in mano un coltello. I poliziotti hanno immediatamente allertato i soccorsi e messo in sicurezza la zona, bloccando il presunto aggressore che, nel frattempo, aveva lasciato l'arma all’interno del portavivande della sua bicicletta. 

Gli accertamenti svolti nell’immediatezza dal personale della squadra mobile con l’ausilio della polizia scientifica e la visione delle immagini riprese dai sistemi di videosorveglianza hanno permesso di ricostruire la dinamica dell’aggressione. Le ferite, risultate compatibili con l’arma gettata dal 29enne, hanno trovato riscontro sui capi di vestiario, indossati dalla vittima al momento dell’aggressione. Al termine degli accertamenti, il giovane è stato accompagnato al carcere di San Vittore. La vittima è stata trasportata in codice giallo all'ospedale Niguarda con ferite sul torace, alla schiena e al gluteo. 

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Categoria: cronaca

17:27

Bassetti: "Trump blocca report su effetti vaccino covid"

(Adnkronos) - "I Cdc degli Usa hanno nascosto all'opinione pubblica americana dati che dimostrano i benefici dei vaccini Covid su ricoveri e complicanze, ritardando per ordine di Trump la pubblicazione di articoli scientifici". Il professor Matteo Bassetti critica la linea dell'amministrazione del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump. Negli Usa, come riferisce il Washington Post, è stata bloccata la pubblicazione di un report che dimostrerebbe l'efficacia dei vaccini contro il covid, con effetti evidenti sul calo di ricoveri. "Quando a comandare la sanità ci metti no-vax e complottisti, questi sono i risultati. E' censura scientifica, ormai sono alla frutta", dice il direttore del reparto malattie infettive del Policlinico San Martino di Genova. 

Secondo il Washington Post, che cita come fonte due scienziati a conoscenza della decisione, i Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie hanno posticipato la pubblicazione di un rapporto che dimostra come il vaccino contro il Covid abbia dimezzato la probabilità di accessi al pronto soccorso e ricoveri ospedalieri per gli adulti sani lo scorso inverno. La decisione ha suscitato preoccupazioni tra funzionari attuali e non: il timore è che le informazioni sui benefici del vaccino vengano minimizzate perché in contrasto con le posizioni del Segretario alla Salute Robert F. Kennedy Jr., da sempre critico nei confronti delle vaccinazioni. Il rapporto avrebbe dovuto essere diffuso il 19 marzo sulla principale pubblicazione scientifica di punta del CDC, il Morbidity and Mortality Weekly Report. 

Secondo il report, tra settembre e dicembre 2025 gli adulti sani che hanno ricevuto il vaccino hanno ridotto del 50% la probabilità di recarsi al pronto soccorso o in una struttura di assistenza urgente e del 55% il rischio di essere ricoverati in ospedale per Covid rispetto a coloro che non hanno ricevuto la dose di vaccino prevista per il periodo 2025-2026. 

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Categoria: internazionale/esteri

17:26

Iran, due cacciatorpedinieri Usa hanno attraversato Hormuz. Ma Teheran smentisce

(Adnkronos) - Sarebbero due cacciatorpedinieri lanciamissili le navi della Marina Usa che oggi hanno passato lo Stretto di Hormuz, secondo tre fonti Usa citate dal Wall Street Journal, segnando il primo passaggio di navi da guerra americane dall'inizio del conflitto con l'Iran sei settimane fa. Secondo le fonti non ci sarebbero stati problemi per quella che viene descritta come una missione per la libertà di navigazione, dal momento che le navi non scortavano navi commerciali. In precedenza Axios aveva diffuso la notizia del passaggio delle navi americane, specificando che questo non era stato coordinato con le autorità di Teheran.  

Mentre le fonti diffondevano queste notizie, Donald Trump ha pubblicato su Truth un post in cui annuncia che "stiamo avviando il processo di sgombro dello stretto di Hormuz", sottolineando che si tratta di "un favore" a Paesi come la Cina, il Giappone e la Francia "che non hanno il coraggio o la volontà di fare da soli questo lavoro". Nello stesso post, pubblicato praticamente mentre le delegazioni americane ed iraniane si stavano per sedere per il primo faccia a faccia in decenni, Trump ha insistito nel dire che l'Iran "sta perdendo alla grande", riconoscendo però la minaccia delle mine iraniane nello Stretto. "L'unica cosa che hanno è la minaccia che una nave possa incappare in una delle loro mine sottomarine", ha scritto.  

Intanto, però, i media iraniani hanno negato che le navi Usa abbiano attraversato lo Stretto, riferendo di un episodio in cui una nave sarebbe ritornata indietro dopo che le forze di teheran avevano minacciato un attacco entro 30 minuti dall'attraversamento. Ma le fonti americane citate da Axios negano di aver ricevuto questo avvertimento.  

 

Se Teheran smentisce, a confermare la notizia è invece la dichiarazione diffusa dal comandante del Centcom, il comando militare centrale Usa competente per le operazioni in Medio Oriente, che parla di una "operazione di sminamento".  

"Oggi abbiamo iniziato il processo di apertura di un nuovo passaggio e condivideremo presto questa rotta sicura con la navigazione commerciale per incoraggiare il flusso del libero commercio", ha dichiarato l'ammiraglio Brad Cooper. 

Nella dichiarazione si precisa che le navi che hanno attraversato lo stretto sono i cacciatorpediniere Uss Frank E. Peterson e Uss Michael Murphy, che hanno inziato a "stabilire le condizioni" per le attività di sminamento. Altre risorse, compresi droni sottomarini, si uniranno alla missione "nei prossimi giorni", conclude il comunicato del Centcom. 

 

 

Poco dopo la nota del Centcom, arriva la controreplica di Teheran, che respinge "fermamente" le affermazioni americane. "La decisione in merito al passaggio di qualsiasi nave spetta alle forze armate della Repubblica Islamica dell'Iran", ha affermato il portavoce delle forze armate iraniane, Ebrahim Zolfaghari, citato dalla televisione di Stato. 

 

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Categoria: internazionale/esteri

15:56

Cinturrino, dichiarazioni spontanee in aula: "Mai usato violenza, sempre agito nel pieno della legalità". Testimoni ribadiscono le accuse

(Adnkronos) - Da un lato i testimoni che ribadiscono le accuse contro Carmelo Cinturrino, dall'altro lato l'assistente capo del commissariato Mecenate che conferma di aver agito sempre con correttezza. La due giorni di incidente probatorio - al terzo piano del Palazzo di Giustizia di Milano - non cambia il quadro, ma cristallizza quelle che sono le plurime accuse contro l'agente accusato dell'omicidio volontario di Abderrahim Mansouri e di una trentina di capi d'imputazione che vanno dalle minacce allo spaccio. 

Per l'intera giornata i testimoni, sei in tutto tra ieri e oggi, ribadiscono le minacce subite durante i controlli nel boschetto di Rogoredo, nota area di spaccio, raccontano di 'Luca martello' impegnato a usare un'arma contro consumatori o pusher, di un agente che teneva per sé droga e soldi. Accuse che sono costate a tutti una denuncia per calunnia da parte degli avvocati di Cinturrino. 

Uno dei testimoni - tutti uomini giovani con fragilità - ribadisce di essere stato colpito durante un controllo al commissariato, un altro conferma che è stato stilato un falso verbale per il suo arresto nel quartiere Corvetto e c'è anche chi, a lungo, ricostruisce le presunte minacce del poliziotto ora in carcere contro Mansouri per gli equilibri nella piazza di spaccio di Rogoredo. Parole la cui attendibilità è certa per la difesa della vittima e che, invece, viene messa in dubbio dai difensori di Cinturrino. Le domande del giudice Domenico Santoro si mescolano a quelle del pubblico ministero Giovanni Tarzia e dei legali e restituiscono in due giorni oltre 20 ore di intensi botta e risposta. 

"Sono sempre stato un poliziotto corretto, ho sempre lavorato nell'interesse della giustizia, la divisa è sempre stata la mia passione. Non ho mai usato violenza contro nessuno, non ho mai sottratto droga o soldi, ho sempre agito nel pieno della legalità". E' il senso delle dichiarazioni spontanee rese da Cinturrino nell'aula a porte chiuse del terzo piano del Palazzo di Giustizia. L'assistente capo del commissariato Mecenate si mostra sicuro, rivendica i "riconoscimenti" di una carriera lunga quasi 20 anni, segnati da pochi giorni di malattia, e dall'amore per la divisa.  

"Sono enormemente dispiaciuto per la fine che ha fatto questo ragazzo e per la fine che ho fatto io", è uno dei passaggi delle dichiarazioni spontanee rese dal poliziotto. L'assistente capo del commissariato Mecenate arrestato e in carcere per l'omicidio volontario del 28enne, colpito con un colpo di pistola alla testa la sera del 26 gennaio scorso nel boschetto di Rogoredo durante un controllo antidroga, ribadisce nell'aula a porte chiuse del Tribunale di Milano di aver sparato "perché ho avuto paura". Un timore nato dal fatto che il giovane si sarebbe chinato e quel movimento sospetto avrebbe portato alla reazione fatale.  

Per circa 45 minuti, Cinturrino difende sé stesso e lo fa ricordando la passione per la divisa - "il primo in famiglia a vestirla" - gli encomi ricevuti, una dedizione che si traduce "in 25 giorni di malattia in 18 anni di servizio". Un amore che diventa commozione quando ricorda il padre e il loro incontro in carcere. Le scuse per la vittima non occupano molto spazio nelle dichiarazioni spontanee, e il suo essere "enormemente dispiaciuto" per Mansouri si lega allo stesso dispiacere che prova per sé stesso. 

Il suo racconto si traduce nell'orgoglio per gli arresti fatti - tutti svolti "nella massima legalità" - rimarca di non aver mai torto un capello a nessuno ("non ho mai picchiato nessuno, a maggior ragione un invalido"), respinge chi lo accusa di aver tenuto per sé droga o soldi, ma restituisce quasi l'immagine di un buon samaritano che portava "abiti e medicine" a chi era in difficoltà nel boschetto di Rogoredo. 

Davanti al giudice Santoro, al pubblico ministero Giovanni Polizzi e alle parti, ribatte (episodio su episodio) alle accuse dei testimoni sentiti nella prima giornata dell'incidente probatorio. Nega di conoscere la vittima, conferma che un ragazzo afghano era presente al momento dello sparo esploso "per paura" ma non fa cenno alla pistola finta messa accanto a Mansouri o alle dichiarazioni dei suoi stessi colleghi che lo accusano. 

"Ha spiegato e respinto le accuse, ha spiegato che aveva il martello per cercare lo stupefacente e non per colpire, ha negato di aver mai proferito minacce di morte. I testimoni sono stati denunciati per calunnia", spiegano gli avvocati Marco Bianucci e Davide Giuseppe Giugno, difensori del poliziotto. "Non lo conosceva Mansouri, lo aveva visto dalle foto segnaletiche" per un'indagine condotta da altri pochi mesi prima. "Per l'ennesima volta si è detto dispiaciuto, un profondo e autentico dispiacere" ed ha ribadito che non voleva uccidere. 

"Da chi dice che ha ucciso senza volere uccidere mi aspettavo una disperazione che non è emersa nelle dichiarazioni spontanee", il commento dell'avvocato Marco Romagnoli che insieme alla collega Debora Piazza difende la famiglia di Mansouri.  

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Categoria: cronaca