CAGLIARI. Vietare la macellazione di carne di cavallo in Italia. È la prima volta che se ne discute nel concreto in Parlamento: le tre proposte di legge - una delle quali porta la firma di una deputata sarda, la pentastellata Susanna Cherchi - sono entrate nella fase operativa dell’iter. Una battaglia, quella di una revisione di questo tipo sul consumo di carne equina, che passa anche attraverso il riconoscimento degli equidi come “animali da affezione” e che in questi giorni sta dividendo letteralmente l'Italia in due: da un lato gli animalisti, dall'altro chi con la carne di cavallo ci lavora e guadagna, dai macellai ai ristoratori, soprattutto in Sardegna. L'Italia, tra l'altro, è tra i principali consumatori di carne equina al mondo e in alcune regioni è già partita la rivolta.
"Trovo questa proposta di legge ingiusta perché allora dovrebbero togliere anche tutti gli altri animali", contesta ai microfoni di YouTg Marco Mameli, titolare di Su Spuntinu, locale di panini e street food a Cagliari, "in città come Cagliari ma non solo il cavallo è una carne che mangiamo come si mangia il manzo al nord, se fosse vietata la macellazione per i commercianti e i macellai sarebbe un problema serio perché è una delle più richieste, anche nel mio locale chi arriva da fuori, da Londra o anche dalla Germania, vuole assaggiarla. Per noi è una grossa perdita, anche morale".
C'è poi chi, tra gli animalisti, guarda a queste proposte di legge "senza facili entusiasmi”. Nadia Zurlo, responsabile area Equidi di Lav - Lega Anti Vivisezione, commenta: “Il divieto di macellazione è un passo importante ma riguarda solo una parte del problema perché la vita dei cavalli in Italia è segnata da molte altre forme di sfruttamento sportive, ricreative, lavorative di vario genere. Queste proposte le affrontano solo in modo marginale o con formulazioni troppo generiche per produrre un cambiamento reale, chiediamo che l’intervento sia strutturale. Per noi la vera sfida è andare oltre e riconoscere non solo i cavalli, gli equidi, ma tutti gli animali non umani come individui e non sulla base dell’utilizzo che ne fa l’uomo”.









