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CAGLIARI. “Quest’anno le autonomie scolastiche in Sardegna sono 223. Negli ultimi tre anni ne sono state tagliate trentotto e quest’anno ne sono state tagliate altre nove, in particolare cinque in provincia di Nuoro, tre in provincia di Sassari e una in provincia di Cagliari. I numeri totali sono devastanti: vent’anni fa gli istituti autonomi nell’isola erano 425 ciò vuol dire che in questo arco di tempo sono dimezzate e non si sono sicuramente dimezzati i numeri di studenti e studentesse”. Sono le parole del rappresentante legale di Cobas Sardegna Nicola Giua sul dimensionamento scolastico in Sardegna. Per il sindacato non si tratta di un provvedimento di “razionalizzazione”, ma di una misura che causa desertificazione nei territori isolani, soprattutto in quelli già poco popolati. “Non è la stessa cosa mettere centinaia di addetti tutti assieme e trasformare mega istituti quelle che prima erano funzionanti comunità scolastiche con relazioni e rapporti. Gli alunni non sono polli in batteria da mettere in enormi capannoni, così come non lo sono gli addetti”, fa sapere Giancarlo Della Corte di Cobas Sardegna.
Gli accorpamenti degli istituti, oltre a creare disagi tra gli alunni, che a seconda del territorio sono costretti a viaggiare per andare a scuola, come spiega il sindacato, taglia anche posti di lavoro. “Alla chiusura di dieci plessi tutto il personale, uno immagina, dovrebbe confluire nella sede centrale. Non è così. Non è una somma algebrica di quelli che prima erano da una parte e arrivano tutti nella sede centrale. Significa perdita di posti di lavoro”, spiega Della Corte.
Intanto per il 12 febbraio Cobas Sardegna ha indetto uno sciopero contro il dimensionamento scolastico, con una manifestazione a Nuoro. E l’appello è rivolto anche alla Regione. “Non basta dire ‘non faccio i tagli, li faccia lo Stato con il commissario’. Noi chiediamo alla presidente e a tutta la Regione di mettersi, se vogliono, alla testa di un movimento di lotta contro questa devastazione”. Ha detto Giua.









