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CAGLIARI. Il bando di Ares per medici di base nel carcere di Uta è andato deserto: in elenco c'è solo il personale già in servizio da tanti anni, tutti in scadenza di contratto il prossimo 15 luglio. A denunciare la situazione e lanciare l'allarme è Maria Grazia Caligaris, presidente dell’associazione “Socialismo Diritti Riforme", che racconta di come il bando sia stato pensato per "rimpolpare il personale medico degli Istituti Penitenziari della Sardegna e garantire una migliore e più adeguata continuità terapeutica a chi sconta una pena". Ma la medicina generale nelle carceri, a quanto pare, non ha riscosso particolare interesse. Soprattutto nella casa circondariale di Cagliari-Uta, appunto. "Una pessima notizia", sottolinea Caligaris, che fa osservare anche come “la crisi in cui versa la sanità penitenziaria si è acuita in questi ultimi anni ma è un tema mai affrontato con serio impegno negli ultimi 10 anni. Bisogna anche interrogarsi sul perché i bandi vanno deserti”.
Caligaris cita provvedimenti "tampone" che hanno portato avanti la riforma del trasferimento della sanità penitenziaria da Ministero della Giustizia a quello della Sanità, attuata in Sardegna nel 2012, che - attacca in una nota - "non è stata supportata da adeguate iniziative".
L'associazione spiega che i medici di medicina generale in carcere sono il punto di riferimento dei pazienti-detenuti nelle sezioni cui spetta la prima cura. E "in una realtà complessa come quella di Cagliari, in cui il sovraffollamento non ha determinato un aumento degli operatori sanitari, la situazione diventa molto difficile, ciò anche in vista dei 92 detenuti della massima sicurezza (41 bis) ormai prossimi che porteranno a circa 850 le persone ristrette”.
Grande preoccupazione quindi, aggiunge Caligaris, per "il grave disagio a cui andranno incontro persone che in carcere stanno scontando la pena ma devono essere messi nelle condizioni di pari diritti e dignità rispetto alla salute". La richiesta è quella di trovare una soluzione specifica a questa problematica, evitando ulteriori provvedimenti tampone che non risolvono situazioni ormai compromessa. "L’unico modo per affrontare seriamente il problema", dice Caligaris, "è chiamare a raccolta e condividere esperienze per agire in modo strutturale, prima che sia troppo tardi”.












