CAGLIARI. Una donna, domenica mattina, ha lasciato suo figlio neonato nella “Culla per la vita” a Bergamo, con un biglietto in cui ha scritto: “Ti auguro tanta gioia e serenità che non siamo in grado di darti. Ti abbiamo amato dal primo istante”. Un ultimo atto d’amore che fa però riflettere sul sistema di queste strutture in Italia.
Le “culle per la vita” sono nate a partire dal 1995 e sono quello spazio sicuro che permette alle mamme in difficoltà di lasciare nell'anonimato, totalmente protetti, i neonati. Il sistema è semplice: si preme un pulsante, si apre la finestrella, si adagia il neonato e si attende la chiusura.
Ce ne sono circa 60 in Italia, ma con grosse differenze tra regioni. La Lombardia per esempio ne ha 11, la Sicilia 9, la Sardegna non ne ha neanche una.
È importante precisare che esistono alternative legali e sicure per mamma e neonato: si può scegliere di partorire in totale anonimato, in ospedale, anche qui in Sardegna.
Resta però il fatto che la culla si affianca a questa opzione, intercettando magari chi non conosce la normativa: in Italia non c’è una legge specifica che regolamenti le culle per la vita e, su questo, tante associazioni da anni chiedono una svolta affinché siano rese disponibili in ogni punto nascita e accessibili a chi si trova in questa dolorosa situazione di dover o voler lasciare il proprio figlio.












