Seguici anche sul nostro canale Whatsapp
CAGLIARI. “Abbiamo dei dati epidemiologici che abbiamo raccolto 15 anni fa e il primo dato riportava che il 15% della popolazione sarda aveva una malattia renale cronica e mediamente per tutto il globo siamo attorno al 10%. Una percentuale in più che ci ha colpito”. Sono le parole di Antonello Pani, professore di nefrologia all’università di Cagliari e direttore del reparto al Brotzu in merito all’incidenza della malattia cronica renale in Sardegna. Dato che emerge in occasione della giornata mondiale del rene. Tra le principali conseguenze della malattia ci sono problemi cardio vascolari, riduzione della qualità della vita e insufficienza renale. “Il rene perde gradualmente la sua funzione renale che porta a delle conseguenze negative sul nostro organismo. Piano piano la perdita di questa funzione arriva ad un certo punto a fine corsa che chiamiamo end-stage renal disease, cioè malattia renale cronica terminale. Il passo successivo a quel punto è il trapianto o la dialisi”, spiega Pani.
Tra le cause principali che determinano la malattia nell’isola ci sono anche la genetica e l’impatto ambientale. “Il clima caldo, la disidratazione cronica, il basso livello socio-economico e probabilmente anche fattori genetici incidono maggiormente sulla popolazione sarda. Tanto che la Sardegna è al secondo posto in Italia per numero di idealizzati per milione di abitanti”, ha detto Pani.
I soggetti più a rischio sono quelle persone che soffrono di pressione alta, diabete, ma anche obesità e malattie cardiovascolari (oltre che parenti con malattie renali, per questo motivo entra in gioco la genetica). A tal proposito è fondamentale l’attività di prevenzione, attraverso gli screening anche perché la malattia cornica renale è spesso definita come “silenziosa”. “In fase molto iniziale di malattia, ma anche in fase medio-avanzata, i disturbi non sono così palesi e quindi non ci sono segnali così palesi che attirano l’attenzione, ma questo non vuol dire che il rene non stia perdendo forza ed efficienza”, conclude il primario.














