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CAGLIARI. Mancano poche settimane alla scadenza dei contratti dei medici a gettone e la preoccupazione è quella di vedere vuoti i turni dei presidi sanitari della Sardegna.
Dal 28 febbraio, infatti, finiscono gli incarichi per i codici verdi, quelli minori, e intanto centinaia di comuni isolani sono costretti a fare i conti con la carenza di medici di base e pediatri.
Per il Coordinamento dei comitati sardi per la sanità pubblica il rischio è quello di entrare nella situazione di emergenza già dal primo marzo. “La situazione dei pronto soccorso in Sardegna ormai la conosciamo tutti da anni. Queste difficoltà ora le possiamo riscontrare anche a Cagliari, nei grandi ospedali. Questo a causa della mancanza di quasi la metà di medici di medicina generale in Sardegna, ne mancano circa 500. Quindi molti cittadini sono senza medici di medicina generale – continua Alessandro Rosas, portavoce del Coordinamento – come sappiamo i gettonisti a contratto seguono i codici meno gravi e se vengono a mancare anche queste figure ci troveranno in una situazione molto seria”.
Secondo Rosas questa situazione porta anche ad un inevitabile sovraffollamento dei pronto soccorso. Chi, infatti, non trova una risposta nei propri comuni si sposta in altri presidi ospedalieri anche per codici meno gravi. Nel peggiore dei casi rinunciano alle cure. “Circa 450mila sardi sono senza il medico di medicina generale, ma mancano anche pediatri. Per cui, anche per una banale influenza, se manca quella figura, si va al pronto soccorso”, spiega Rosas.
Sulla questione urgenze è intervenuta anche la consigliera regionale di Fdi Francesca Masala, spiegando che “stabilire il grado dell’emergenza spetta solamente ad un medico”. A tal proposito, nell’interrogazione presentata in Consiglio regionale, Masala ha chiesto chiarimenti su chi si assume la responsabilità della valutazione delle urgenze e quali misure sono previste per evitare ritardi nelle cure.
Intanto, il Coordinamento dei comitati sardi per la sanità annuncia una manifestazione con un corteo verso la sede del Consiglio Regionale, prevista per il 7 marzo. “Scenderemo in piazza non contro qualcuno, ma in difesa del servizio sanitario pubblico. Invitiamo tutti i comitati e le associazioni a partecipare e soprattutto i cittadini e amministratori locali, perché conoscono bene la situazione dei propri paesi”, conclude Rosas.












