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Nascono ma non possono respirare per una rarissima malformazione: due bimbe salvate a Sassari

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SASSARI. Una malformazione impediva loro di respirare: la morte sarebbe stata certa se due piccole non fossero state operate nel reparto di Otorinolaringoiatria dell'Aou di Sassari, dal primario Francesco Bussu. Le neonate erano affette da atresia delle coane nasali, una malformazione che colpisce un bimbo su 25mila: si tratta di una malformazione che "tappa" la parte posteriore del naso, impedendo il collegamento delle narici con le vie respiratorie inferiori. Una condizione incompatibile con la vita perché il neonato, che respira prevalentemente con il naso, va in distress respiratorio ogni volta che prova a mangiare. Nonostante le statistiche, a Sassari si sono registrati due casi in appena undici mesi: il primo a settembre 2018 e il secondo ad agosto scorso. Il  piccolo paziente, se l'ostruzione è bilaterale come i casi sassaresi, deve essere operato alcuni giorni dopo la nascita, con l’asportazione della membrana e di parte del setto nasale, e l'apposizione di piccoli stent (tubicini) che mantengono il passaggio dell'aria fino all'avvenuta cicatrizzazione. E così è successo. 

A fare la prima diagnosi sulle due neonatine è stata la Neonatologia-Tin-Nido diretta da Giorgio Olzai. «Appena i neonati entrano al nido – spiega il direttore della struttura – verifichiamo la pervietà delle coane nasali con dei sondini che ci consentono di capire se queste siano o meno libere. In questi due casi abbiamo riscontrato questa situazione anormale. Una anomalia che – aggiunge – non avevamo trattato a Sassari da circa 30 anni». Da qui la richiesta di intervento degli otorini durante il ricovero delle neonate nel reparto al primo piano del Materno infantile. «Le piccole – prosegue Giorgio Olzai – nel periodo pre-operatorio sono state alimentate con sondino, per evitare un aggravarsi del distress respiratorio durante la suzione. Dopo l'operazione le piccole sono state tenute in osservazione nel nostro reparto sino alle loro dimissioni».

A operare le piccole è stato il direttore dell'Otorinolaringoiatria Francesco Bussu e anche lui conferma la rarità del caso. «Nella mia esperienza – afferma lo specialista – avevo visto solo pochi casi in 20 anni di lavoro all'interno di un ospedale ad alto volume di prestazioni come il “Gemelli” di Roma. Adesso, invece, qui a Sassari mi sono trovato a operare due casi nell'arco di meno di un anno».

Gli interventi sono durati circa due ore con l'utilizzo della tecnica endoscopica. «Si abbatte l'osso ispessito in maniera anormale che – spiega Francesco Bussu – chiude le fosse nasali». Vengono utilizzate delle piccole frese che risparmiano le mucose e le strutture anatomiche. «In questi due casi – riprende , viste le dimensioni esigue del naso delle due neonate, abbiamo impiegato strumentazione adeguata per l'anatomia dei piccoli. L'anatomia di un bimbo con meno di una settimana rende, infatti, impossibile operare con strumenti che, solitamente, vengono utilizzati negli adulti».

Le due neonate, dopo l'intervento, sono state monitorate per venti giorni, quindi sono stati rimossi gli stent che, in precedenza, erano stati posizionati in sede per garantire la pervietà delle fosse nasali. Le piccole, la prima a ottobre 2018 e la seconda a fine settembre scorso, vivono una vita completamente normale a casa con i loro genitori.

La più piccola delle due questa mattina ha partecipato nel reparto sassarese, con la mamma e il papà, alla messa in onore del patrono degli otorini, San Biagio, ed ha ricevuto la benedizione dell'arcivescovo con la reliquia del santo. «Una storia a lieto fine di cui essere grati», conclude Francesco Bussu.


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