In Sardegna

Cagliari, pubblici esercizi a congresso: "Stiamo ancora aspettando i ristori"

Emanuele-Frongia-Fipe-Cagliari

CAGLIARI. L’estate si avvicina e la pandemia non è ancora un brutto ricordo. Qual è il futuro del turismo in Sardegna? Se ne è parlato nel corso del primo congresso regionale della Fipe Confcommercio al teatro Doglio di Cagliari. L’evento, al quale hanno partecipato anche gli assessori regionali Gianni Chessa (Turismo) e Alessandra Zedda (Lavoro), e il direttore nazionale della Fipe Roberto Calugi, è stato organizzato dall’associazione di categoria per capire quali possono essere le prospettive del settore turismo dell’Isola per l’estate 2022.

I dati. Oggi l’Isola conta un’economia dei pubblici esercizi che sfiora i 2 miliardi di euro e crea circa 22mila posti di lavoro. Sono oltre 11mila i ristoranti, bar, mense, catering, sale da ballo, stabilimenti balneari e mezzi per la ristorazione mobile che, malgrado l’emergenza sanitaria, resistono.  La Sardegna è la seconda regione d’Italia per numero di pubblici esercizi in base alla densità della popolazione (7,03 ogni 1000 abitanti), prima c’è solo la Liguria. Il 50,5 per cento delle imprese è a carattere individuale e il 25,3 per cento società di persone.

Alla fine del 2020 si è registrato un saldo negativo di 412 aziende e si attende ancora il dato del 2021.

“Sono stati due anni difficili. Non abbiamo avuto tregua e ancora oggi dopo una stagione estiva 2021 che sembrava allontanare l'incubo e le paure di un anno e mezzo di rinunce e sacrifici e per molti di noi anche di gravi perdite non solo economiche”, spiega il coordinatore regionale della Fipe Emanuele Frongia, “ci troviamo ad affrontare un inizio 2022 con alle spalle un novembre e dicembre disastrosi. Spesso tra colleghi abbiamo la sensazione di essere ancora in lockdown. A queste difficoltà si aggiungono i costi delle materie prime, che aumentano almeno del 10 per cento e quelli delle utenze, che toccano incrementi del 60 per cento”.

Investimenti strutturali e formativi. “Il 90 per cento di noi si è indebitato”, aggiunge Frongia, “ciò che ci ha dato lo Stato copre il 10 per cento delle nostre perdite. Molte aziende non hanno ancora visto accreditarsi quanto previsto nel fondo Resisto e Destinazione Lavoro. Il nostro comparto ha bisogno di essere finanziato perché se vogliamo che il nostro ruolo sia fondamentale allora dobbiamo essere pronti e ora non siamo pronti. Le nostre aziende devono avere la capacità di fare investimenti. Per farlo serve necessariamente l'apertura di una nuova linea di credito. Non possiamo affrontare una stagione estiva in queste condizioni”. Ma non solo.

 La Fipe chiede investimenti nella formazione. “Se c’è una cosa che più ci ha spaventato nel 2021, oltre la pandemia, è il disastro che abbiamo vissuto riguardo le risorse umane. Come non mai è stato praticamente impossibile trovare figure professionali da inserire in azienda, tanto meno quelle meno esperte.

Ben il 64 per cento dei nostri collaboratori ha meno di 40 anni e siamo anche tra i più rosa perché ben il 50 per cento sono figure femminili. Primati tutti invidiabili per un'Isola che spesso vede i più giovani e le donne tra le interminabili file dei disoccupati”, dice Frongia.

I trasporti. “Pesa anche essere lontani geograficamente dai centri. Tanto è fatto ma tanto è ancora da fare”, precisa Frongia, "certo a Cagliari e Alghero ci lamentiamo della continuità e del fatto che ad oggi non esiste una vera e propria continuità territoriale a meno che ci permetta di prenotare a giugno. Ad oggi è più veloce fare un Cagliari Roma in aereo piuttosto che un Cagliari Nuoro in auto e forse in certi casi costa anche meno”.