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Pirri, la Fois lascia la maggioranza: "Dagli alleati nefandezze contro di me"

 Municipalita-Pirri

CAGLIARI. Se in Comune la maggioranza di centrodestra che sostiene Paolo Truzzu fa i conti (facili) con la fuoriuscita della Lega, non ride la Municipalità di Pirri dove a governare è il centrosinistra guidato da Maria Laura Manca: la consigliera indipendentista Enrica Fois, presidentessa della commissione Politiche sociali della Municipalità, esce dal gruppo e passa al Misto. E nell'assemblea l'opposizione "conta più consiglieri della maggioranza". 

La Fois spiega le ragioni della sua decisione - che segue quella di altri sette eletti nel parlamentino pirrese - in una lunga lettera inviata ai colleghi. E parla di emarginazione per troppo attivismo. In sintesi, sostiene: gli alleati l'hanno attaccata perché lavora troppo sul territorio. "Ma è per questo che sono stata votata", ricorda. Ecco il testo integrale. 

Questa è una comunicazione che mai avrei voluto fare. Per me dolorosa ma necessaria, per tutelare la mia integrità, sia politica che personale.

Da quando siamo seduti su questi banchi, spesso ho cercato di stimolare la maggioranza e tutti noi consiglieri verso un maggiore impegno nelle tematiche sociali che affrontano quotidianamente i nostri concittadini di Pirri.

Da uno schieramento di centro sinistra mi sarei aspettata i valori altisonanti di rispetto della persona che spesso compaiono in dichiarazioni alla stampa e in discorsi ufficiali si traducessero in atti politici concreti e, soprattutto, in un modus operandi, politico e personale, molto diverso da quello che ho visto e vissuto finora nella Municipalità.

Il bilancio di questi due anni di amministrazione è per me deficitario. Avremmo dovuto essere maggiormente presenti quando il Comune elaborava progetti. Questo non è mai stato fatto perché non siamo stati capaci di sviluppare una collegialità delle proposte, anche a causa di un interesse eccessivo di qualcuno nel voler apparire immeritatamente a scapito di chi invece le proposte le proponeva, progettava, realizzava. Una pratica spinta fino al parossismo che per questo ha trasceso l’aspetto politico per entrare in quello personale.

Una pratica che ha riguardato diverse persone ma qui porto giusto qualche esempio che riguarda solo me, perché tutti possano avere contezza di quanto è successo in questi due anni.

Più volte è stata convocata la capigruppo di maggioranza in cui l’argomenti di discussione non era il miglioramento di una pratica, la discussione di una nuova iniziativa, un modo nuovo di incidere nei progetti comunali o come migliorare la vita dei pirresi.

No. L’oggetto di discussione erano invece le mie iniziative politiche, che ho intrapreso sia come libera cittadina, sia in qualità di consigliera della Municipalità. Non nel merito, come qualcuno potrebbe essere tentato di pensare, bensì sull’opportunità a prescindere dalla loro giustezza: se volevo farle, dovevo “donarle” alla maggioranza, in alternativa sarei stata additata come scorretta.

E infatti ho ricevuto messaggi, anche nel cuore della notte, per ricordarmi quanto fossi scorretta perché avevo creato un comitato con altri cittadini e organizzavo manifestazioni per la mia comunità. Pensavo che il mio ruolo fosse anche questo. In ogni caso è un mio diritto in quanto cittadina. E non credo che un consigliere di Municipalità abbia meno diritti di altri cittadini. O sbaglio?

Avrei voluto difendermi nelle sedi politiche opportune: mi è stata negata anche questa opportunità. Infatti Non ho mai avuto il diritto di replica, perché semplicemente non ero invitata alla capigruppo dove si parlava di me. Riunioni in cui venivo messa in cattiva luce per il mio attivismo, per la mia tensione, quasi fretta – lo ammetto – di voler mettere in campo politiche e azioni che avessero come fine migliorare la vita dei pirresi. Perché io sono stata eletta per questo, vorrei ricordarlo.

Non va bene non ricevere la documentazione di Commissione, per poi invece ricevere pressioni per votarla senza fare “inutili polemiche”.

Non va bene nemmeno essere messa in cattiva luce con alcuni funzionari e dirigenti comunali che, puta caso, da un momento all’altro hanno iniziato a negarsi al telefono. E io chiamavo nel mio ruolo di presidente della Commissione Politiche sociali, per risolvere problemi generali dei cittadini.

Da donne e uomini che predicano valori femministi e lotta all’emarginazione l’ultima azione che mi sarei aspettata è quella di essere messa ai margini usando concetti e luoghi comuni legati a presunti aspetti negativi della femminilità.

Speravo che il livello delle nefandezze si fermasse qui, invece ci si è spinti fino a inviare un messaggio a tutto il Consiglio Comunale di Cagliari, affermando che il Consiglio della Municipalità sarebbe caduto per la mia voglia di “emergere”, in sostanza perché “lavoravo troppo”.

Vi auguro di non sentirvi mai come mi avete fatto sentire.

Se queste vicende riguardassero soltanto me e non avessero altre conseguenze e risvolti si potrebbero chiudere qui. E invece i risvolti ce le hanno, eccome.

Pensiamo solamente al fatto che in due anni, nella sola maggioranza, si sono dimessi ben 7 consiglieri. Siamo “scesi” così tanto nel ripescaggio nelle liste che oggi la somma dei voti dei singoli consiglieri di maggioranza è inferiore a quella dei loro colleghi di opposizione.

Se fossi nei vertici dei partiti e delle liste espressione di questa maggioranza lo considererei un campanello d’allarme. Invece sembra che tutto vada bene.

Invece no, non va bene per niente.

Ed è per questo che da oggi, da questa maggioranza io esco.

Esco perché non siamo stati messi in grado di sviluppare proposte in senso collegiale, e per questo l’azione politica è stata scarsa e incostante.

Esco perché se non vengono prodotti risultati, viene squalificata tutta l’istituzione. E io non voglio prestarmi a questo gioco.

Esco ma non andrò automaticamente all’opposizione. Mi riserverò di valutare e giudicare ogni proposta volta per volta. Così sarò libera di portare le mie proposte in questa assemblea, senza dover passare dalle “forche caudine” di una valutazione che ha a che fare con la visibilità di chi questa istituzione rappresenta, invece che con il merito di quanto avanzato.

Esco per avere un’agibilità politica che non ho mai avuto nella maggioranza, rispetto a temi e proposte che considero valide per la mia comunità.

Esco ma non mi dimetto. Perché penso che sedere in questi banchi sia un onore, per rispetto verso quei pirresi che mi hanno votato e per tutti coloro che hanno appoggiato le mie azioni, fuori da queste mura.