CAGLIARI. Confermato l'ergastolo, ma esclusa l'aggravante della crudeltà. Così ha deciso la Corte d'assise di Cagliari nel processo d'appello a Igor Sollai, l'autotrasportatore di Assemini che nel 2024 uccise la moglie Francesca Deidda a San Sperate e poi nascose il corpo in un borsone lasciato in campagna lungo la vecchia Orientale Sarda. L'aggravante della crudeltà avrebbe implicato che Sollai si fosse accanito sul corpo di Deidda causandole sofferenze aggiuntive.
Sarebbero stati otto i colpi di massetta inflitti al capo e al volto della vittima da Sollai. Almeno uno dei colpi, secondo le ricostruzioni, aveva raggiunto la mano implicando che lei potesse aver cercato di difendersi.
L'impianto difensivo mirava a smontare, più di tutte, proprio questa tesi. Per la difesa il numero di colpi inferti non sarebbe stato un tentativo di accanimento e la dimostrazione si troverebbe nelle ricerche sul web dello stesso reo confesso: Sollai avrebbe cercato la "t-zone" in modo da uccidere con un solo colpo la moglie. Anche la tesi del possibile tentativo di difesa è rimasta tale: le ferite alla mano potevano essere state procurate in altro modo.
Di seguito le interviste agli avvocati, Carlo Demurtas alla difesa di sollai e Gianfranco Piscitelli rappresentante del fratello della vittima, Andrea Deidda. Solo quest'ultimo, sempre su decisione della corte d'appello, potrà ricevere il risarcimento. Esclusi invece gli zii.









