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CAGLIARI. "Dall'indagine non è emersa alcuna riconducibilità del profilo genetico all'indagato, ma per quale ragione si avverte la necessità di ridimensionare o mettere in discussione l'ipotesi di violenza sessuale subita da Manuela?". Questo l'interrogativo della famiglia Murgia a seguito dell'incidente probatorio di stamattina. Sotto la lente d'ingrandimento i risultati sui vestiti che la giovane Manuela portava nel giorno della sua morte, nel 1995.
La violenza sessuale rimane al centro del dibattito: se anche non ci sono tracce sugli indumenti della vittima del dna di Enrico Astero, ex fidanzato e indagato, per la famiglia Murgia non c'è ragione di scartare l'ipotesi della violenza sessuale, non ancora almeno. "La domanda è posta in termini esclusivamente tecnici e metodologici, poiché la valutazione di un’ipotesi di violenza sessuale dovrebbe fondarsi su un’analisi medico-legale completa e specialistica, condotta da chi ne ha titolo e competenza, e non essere esclusa o attenuata in via interpretativa o indiretta", scrivono ancora dalla famiglia.
E ancora si legge nella nota: "È importante ricordare, senza spirito polemico ma per chiarezza, che i consulenti tecnici operano nell’interesse dell’Autorità Giudiziaria, in questo caso del Gip, e non assumono il ruolo di consulenti di parte. Il loro compito è quello di fornire un’analisi scientifica oggettiva, completa e imparziale, lasciando alla sede giudiziaria ogni valutazione di natura giuridica".
La famiglia Murgia, che negli ultimi 30 anni si è battuta per la riapertura del caso di Tuvixeddu e per mantenere alta l'attenzione sulla vicenda, aggiunge che non è ancora il momento di entrare nei dettagli tecnici della questione. "Lo faremo non appena avremo a disposizione i verbali in mano", assicurano. Certo è che la famiglia si è fatta invece un'idea del clima che un'udienza dovrebbe avere: "Il clima complessivo è apparso, in alcuni momenti, non pienamente coerente con la solennità e il rigore che un’aula di giustizia richiede, soprattutto mentre venivano esposte valutazioni tecniche complesse e documentate. Dalla posizione in cui ci trovavamo, era possibile cogliere non solo gli interventi formali, ma anche scambi e commenti e battute che, per contesto e tempistica, potevano risultare poco consoni al momento".
Intanto il professor Emiliano Giardina, genetista incaricato dalla famiglia di Manuela, ha raccontato ai microfoni dell'Unione Sarda come, pur non avendo trovato corrispondenza con il Dna di Astero, sarebbero stati recuperati dei profili genetici "utili ad una comparazione", come ha dichiarato al giornalista Francesco Pinna.










