CAGLIARI. C'è un dato sardo, diffuso recentemente da Istat e pubblicato nell'ultimo Censimento della popolazione, che spesso passa in sordina ma che racconta tanto della realtà di oggi nell'Isola: è l'esodo costante dei giovani, che lasciano la Sardegna per motivi di studio o lavoro. La maggior parte di loro ha un profilo altamente qualificato.
È uno dei fattori che influisce sulla crisi demografica che oggi l'Isola è costretta ad affrontare e che, secondo la Cisl, è "una vera crisi di prospettiva", un "fenomeno strutturale che assume ormai i contorni di un’emergenza per il futuro economico e sociale dell’Isola".
I numeri sui giovani sono chiari: fra quelli che emigrano, il 30-35% è laureato, mentre tra il 45% e il 50% possiede un diploma di scuola secondaria superiore: complessivamente, oltre il 70% di chi va via dall'Isola ha almeno un diploma. Si sono formati qui, in Sardegna, ma cercano opportunità fuori.
"Non è solo una questione demografica. È una questione di sviluppo", afferma Pier Luigi Ledda, segretario generale della Cisl Sardegna, "Perché a partire non sono solo persone, ma competenze, lavoro qualificato e capitale umano".
Secondo il sindacato, dietro questo fenomeno ci sono fattori strutturali evidenti: salari inferiori alla media nazionale, diffusa precarietà occupazionale, minore presenza di lavoro stabile e qualificato, debolezza del sistema produttivo regionale.
"Una regione che perde popolazione perde forza lavoro, domanda interna, presidio dei territori, capacità produttiva e sostenibilità del welfare", prosegue Ledda, "Senza persone non c’è sviluppo. La priorità è trattenere e attrarre lavoro, giovani e competenze".
La situazione appare ancora più grave nei piccoli comuni: nei centri con meno di mille abitanti l’età media supera i 52 anni e l’indice di vecchiaia si avvicina a 400, con un concreto rischio di desertificazione sociale. "Non possiamo trattare la demografia come un capitolo separato dalle politiche pubbliche", sottolinea il segretario. "La natalità non si sostiene con misure isolate, ma costruendo le condizioni affinché una giovane coppia possa restare in Sardegna: lavoro dignitoso, casa, servizi educativi, sanità territoriale, trasporti efficienti e opportunità di crescita professionale".
La Cisl Sardegna propone quindi di inserire la questione demografica dentro una strategia regionale integrata, a partire da Agenda Sardegna e da un Patto per lo sviluppo, il lavoro e la formazione, finalizzato alla costruzione di un vero e proprio Piano per la rinascita della Sardegna. "La Sardegna deve scegliere se limitarsi a registrare il declino o governare una nuova fase di sviluppo", conclude Ledda, "Senza persone non c’è sviluppo. Ma senza lavoro stabile, salari adeguati e un sistema produttivo più forte non ci saranno persone".












