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CAGLIARI. Oggi è la giornata internazionale della danza. Ma mentre la si celebra, l'intero sistema dei danzatori in Italia vive una condizione estremamente precaria. Lo denuncia a gran voce il movimento "Danza Error System", che da tempo si batte per i diritti dei lavoratori del settore e che si è occupato più volte anche della situazione in Sardegna.
Nelle 14 fondazioni lirico-sinfoniche italiane ci sono solo 4 corpi di ballo stabili. "Questa realtà non può essere normalizzata", spiega il movimento in un video condiviso oggi in occasione della giornata internazionale, "È una riduzione progressiva dello spazio professionale della danza, che si è consolidata fino a diventare quasi invisibile. Le giornate come questa non dovrebbero essere solo celebrative, ma anche riflessive e critiche".
Abbiamo parlato recentemente della situazione italiana dei corpi di ballo e della precarietà, nel format YouTalk di YouTg, con la danzatrice sarda Carola Puddu, che aveva detto: "C'è così tanto talento qui ed è un peccato che proprio l'Italia non dia valore alla danza" (QUI L'INTERVISTA).
"Questa situazione", ricorda Danza Error System, "non è il risultato del caso, ma di scelte, di politiche, di processi che si sono susseguiti nel tempo. Precarizzazioni, riduzioni delle strutture stabile. Trent'anni di trasformazioni che hanno inciso gravemente sul sistema. La danza non è solo un contenuto da condividere sui social, è un lavoro, un sistema, una filiera e come tale riguarda una catena di soggetti che non può essere ignorata".
Dal 2020 gli esponenti del movimento in difesa dei corpi di ballo delle fondazioni lirico-sinfoniche organizzano manifestazioni in piazza ma anche interlocuzioni con la politica, in Senato e, a breve, anche con l'Europarlamento. "La riapertura dei corpi di ballo è raggiungibile solo attraverso la partecipazione e la pressione: il silenzio e l'indifferenza contribuiscono a mantenere lo stato delle cose. Tutto questo riguarda il valore che la società attribuisce alla cultura. Riguarda il futuro di chi è stato costretto a espatriare".











