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CAGLIARI. Meno di un figlio per donna: la Sardegna è la regione con il tasso di natalità più basso d’Italia. Il dato allarmate è emerso questa mattina in occasione della 14esima edizione del convegno “Nascere in Sardegna”, organizzato al Caesar’s Hotel dal reparto di Neonatologia del Brotzu di Cagliari.
I numeri spiegano come ogni anno la popolazione sarda diminuisce, invecchia e di conseguenza intere comunità rischiano lentamente di svuotarsi. “La situazione è drammatica, nel senso che siamo scesi sotto la soglia critica dei 10mila nati già nel 2010 e adesso siamo a poco più di metà: nel 2025 abbiamo registrato solo 6.500 bambini. Il numero di figli per donna in età fertile dovrebbe essere almeno due per la sopravvivenza della specie, invece, in Italia siamo poco sopra l’uno. In Sardegna registriamo il più basso indice di fecondità e siamo a 0,89”, spiega Manuel Scaranu, responsabile della struttura di Neonatologia al Brotzu e organizzatore del convegno.
Per il responsabile della struttura di Neonatologia del Brotzu Manuel Scarnau, le cause che hanno portato la Sardegna ad avere un basso indice di natalità sono molteplici: dall’insufficienza dei servizi fino al fattore economico. “Le donne aspettano giustamente una stabilità economica prima di iniziare ad intraprendere il percorso della gravidanza e poi, però, quando ci arrivano solitamente è tardi, proprio da un punto di vista crono-biologico”, fa sapere Scarnau.
Nel corso della mattinata è stato dato spazio anche alle patologie più diffuse tra i bambini sardi, come il diabete mellito. “Il diabete di tipo 1, purtroppo, in Sardegna ha un’incidenza altissima. Abbiamo questo triste primato di essere la regione con più casi al mondo e purtroppo abbiamo un’incidenza che è superiore a 70 nuovi casi per 100mila bambini all’anno. Questo dato è tre volte superiore a quello della media nazionale. Ciò che ci preoccupa, soprattutto dai dati del 2025, è un aumento notevolissimo della frequenza della chetoacidosi che è già una complicanza del diabete di tipo 1, che poi ha un impatto elevatissimo sul compenso metabolico negli anni successivi. Da qui la necessità di implementare anche in Sardegna lo screening, il cui obiettivo è quello della prevenzione della chetoacidosi diabetica”, ha detto Carlo Ripoli, responsabile del reparto di Diabetologia pediatrica del microcitemico.













