
CAGLIARI. Giornata di perquisizioni, quella di ieri, in alcune città italiane e anche a Cagliari nell’ambito dell’inchiesta, già aperta nel 2023, sui conti della Fondazione Mont’e Prama e sulla sua gestione. Undici le persone che sarebbero iscritte nel registro degli indagati. Ieri gli investigatori della Guardia di finanza hanno effettuato alcune perquisizioni anche nel capoluogo sardo alla ricerca di documenti utili all’indagine.
A rompere il silenzio, ancor prima della diffusione della notizia sui giornali, è uno degli indagati, l’imprenditore Raimondo Schiavone, che sul suo blog firma un articolo dal titolo ‘Prima che parli la carta straccia, parlo io’ e conferma le perquisizioni: “Da circa due anni sono sottoposto ad indagine per una questione legata ad alcuni servizi che la mia società ha prestato alla Fondazione Monte Prama - scrive lo stesso Schiavone - È giusto dirlo con chiarezza: sono indagato. Ed è altrettanto giusto dire che credo fermamente di non aver commesso nulla di illegale. Ma non sarò io a stabilirlo. La magistratura farà il suo corso, come deve essere in uno Stato di diritto. Mi aspettavo che prima o poi arrivasse una perquisizione. Chi fa impresa e si trova sotto indagine sa che è un passaggio possibile, spesso inevitabile. Un atto dovuto, direbbe qualcuno. Hanno acquisito alcuni computer, materiale di lavoro, strumenti che fanno parte della quotidianità di qualsiasi azienda. Nulla di più, nulla di meno. La cosa più importante è che la vita non si ferma”.
Affida ai social il suo commento anche un altro degli indagati, il giornalista e attuale presidente della Fondazione Mont'e Prama Anthony Muroni: "Fiducia nella magistratura e coscienza serena. Affronto questa fase con la massima serenità e con la piena disponibilità verso l'autorità giudiziaria, con la quale collaboro attivamente sin dall'inizio del mio incarico nel luglio 2021. Sono certo che la compiutezza delle indagini permetterà di chiarire rapidamente la mia totale correttezza e l'integrità del mio operato. L'iscrizione nel registro degli indagati è un passaggio tecnico necessario per garantire il diritto alla difesa e accertare la verità dei fatti. Serve però una tutela della reputazione e del patrimonio collettivo. La mia storia professionale, lunga 30 anni, si fonda su reputazione e relazioni costruite con impegno quotidiano. È fondamentale che l'eco mediatica di queste ore non comprometta l'onorabilità di chi lavora nel progetto della Fondazione o la qualità del prodotto informativo che assicuriamo con la nostra redazione. La gestione di un patrimonio pubblico richiede trasparenza, la stessa che ho sempre garantito e che continuerò a offrire in ogni sede".












