Seguici anche sul nostro canale Whatsapp
CAGLIARI. “La presenza nella Casa Circondariale di Cagliari-Uta di 747 detenuti, tra cui 30 donne e 196 stranieri, per 550 posti effettivi, sta provocando non poche difficoltà nella gestione delle attività trattamentali. A incidere pesantemente sugli equilibri del sistema dell’”Ettore Scalas” sono tre questioni: le gravi carenze del personale penitenziario della sicurezza, quella dei Sanitari (Medici e Infermieri) e l’arrivo dei detenuti destinati al Padiglione 41bis”. Lo sostiene Maria Grazia Caligaris, presidente dell’associazione “Socialismo Diritti Riforme”, facendosi portavoce di alcune situazioni di grave disagio segnalate dai familiari dei detenuti.
Secondo alcuni parenti delle persone private della libertà della Casa Circondariale, in particolare nelle ultime settimane, le attività trattamentali sono state ridotte e invece si sono moltiplicati gli episodi di grave disagio psichico dentro le celle a cui non sempre la struttura sanitaria e/o quella della sicurezza sono state in grado di dare risposte adeguate alla complessità delle situazioni con persone-pazienti che necessitano di figure professionali dedicate in Comunità Terapeutiche. Anche le visite specialistiche negli ospedali vengono spesso rinviate. Sono aumentate le aggressioni tra detenuti, che si sono feriti vicendevolmente, altre volte, come è accaduto spesso, ma anche quelle contro gli Agenti e i Sanitari.
“Lo scarso personale della Sicurezza e Sanitario può addirittura portare, in certi casi, a sovrapposizione di ruoli. Quando una persona detenuta manifesta comportamenti e/o reazioni aggressive, spesso dovute a disturbi della sfera psichiatrica anche gravi, gli agenti – sottolinea Caligaris – si rivolgono ai Sanitari per chiedere interventi tampone farmaco-terapeutici. Quando il/la paziente mostra segni inequivocabili di alterazione psichica, una soluzione farmacologica può non essere quella più utile. In altri casi può accadere che nonostante si presenti la necessità di un ricovero urgente per un accertamento diagnostico non sia possibile garantire con immediatezza la scorta con inevitabili contrapposizioni”.
“La situazione rischia di precipitare con l’arrivo dei ristretti al 41bis – osserva ancora la presidente di Sdr – non solo perché il Villaggio penitenziario di Cagliari-Uta registrerà complessivamente 840 detenuti ma soprattutto perché le due figure professionali più importanti (agenti penitenziari e sanitari) in assenza di un’integrazione numericamente significativa non potranno garantire i servizi né ai boss né alle detenute e ai detenuti “comuni. L'area trattamentale inoltre, con l'applicazione della circolare del Ministero sulle iniziative culturali, che ha moltiplicato i passaggi burocratici per effettuarle, fatica non poco a garantire la realizzazione di progetti rieducativi. La presenza della Polizia Penitenziaria è infatti indispensabile per ogni attività".
“Scaricare su un personale numericamente inadeguato la responsabilità di gestire criticità, soprattutto quelle legate alle tossicodipendenze e ai disturbi psichiatrici, non risponde alla funzione del carcere nel rispetto della Costituzione, rispecchia invece un’idea della detenzione finalizzata a contenere e nascondere – conclude Caligaris – problemi sociali e sanitari che ricadono sulle Istituzioni, a partire dai Ministeri competenti”.













