CAGLIARI. "Adesso diteci la verità. Diteci cosa è successo. Diteci perché è morto. E diteci, se il caso non è stato, se ci sono responsabilità". Sono parole dure quelle di Josi Gerardo Della Ragione, sindaco di Bacoli, comune della città metropolitana di Napoli da dove era partito Giovanni Marchionni, il giovane skipper morto in Sardegna l'8 agosto scorso a bordo di uno yacht a Marina di Portisco. L'esito degli esami autoptico, istologico e tossicologico è arrivato dopo lunghi mesi di attesa: il ragazzo è morto per aver inalato acido solfidrico. Era in Sardegna per lavoro. Lo hanno trovato senza vita mentre dormiva nello stanzino riservato a chi fa lo skipper. "Lo hanno trovato senza vita, lì dove viene fatto dormire chi è chiamato su uno yatch per lavorare. Non per una gita di piacere", scrive con rabbia il sindaco di Bacoli, "Giovanni è morto così. Per aver respirato acido, veleno, in uno spazio angusto. È morto così, quella notte di agosto. Scoperto, al mattino, per l’odore acre che si diffondeva da quella barca, in tutto il porto di Marina di Portisco. A decretarlo è l’esito dell’autopsia. Non il chiacchiericcio. Non la rabbia degli amici. Per averla, si è dovuto attendere dall’8 agosto, fino ad oggi. Alla Procura di Tempio Pausania, adesso, il compito di mettere insieme i puzzle di questa storia tristissima, atroce. E di dirci la verità".
Il sindaco continua: "Non è stato il caso. Non è stato un malore. Non è stato il frutto di una notte sregolata. Perché anche questo fu detto in quelle ore di grande dolore collettivo. Anche questo qualcuno tentò di farci credere. Una vergogna assoluta. Noi però non lo dimentichiamo. È tutto a verbale. Adesso diteci la verità. Diteci cosa è successo. Diteci perché è morto. E diteci, se il caso non è stato, se ci sono responsabilità. Diteci perché Giovanni era lì sopra. Diteci se è una morte sul lavoro. Diteci se è una morte di lavoro, senza tutele. Diteci se è una morte di lavoro, senza contratto. Diteci se un angelo di 20 anni è morto di lavoro. Morto di lavoro nero".
Il primo cittadino assicura che il "Comune di Bacoli non resterà a guardare. Ma in questo processo, ci costituiremo parte civile al fianco della famiglia di Giovanni. Lo faremo senza esitazioni, per far sentire loro tutta la vicinanza del popolo bacolese, che ha perso un suo figlio. Lo faremo perché nessuno potrà può riportarci qui Giovanni Marchionni. Nessuno. Ma, con la stessa certezza, non consentiremo a nessuno di negare la verità. Nessuno. È una promessa, e la manterremo. Fino in fondo. Noi siamo qui. Vogliamo la verità. Verità per Giovanni".













