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CAGLIARI. “Rinunciare a una terapia salvavita non può e non deve essere l’unico strumento con cui un paziente riesce a farsi ascoltare. Siamo di fronte ad un segnale di allarme gravissimo che chiama in causa l’organizzazione e l’umanizzazione delle cure in uno dei presidi più importanti della Sardegna”. La denuncia parte a prima firma da Cristina Usai, consigliera di Fratelli d’Italia, sostenuta da tutto il Gruppo. Il riferimento è al caso del paziente che avrebbe rinunciato alle cure, allo stremo della forza nei giorni scorsi.
“I pazienti oncologici non richiedono corsie preferenziali o privilegi straordinari, ma trasparenza e sicurezza. Il diritto a curarsi a volte sembra essere un optional per coloro che sono in una condizione di fragilità psicofisica”, continua Usai. Nel comunicato si legge inoltre: "I pazienti immunodepressi sarebbero costretti a lunghe permanenze in sale d’attesa affollate e a rischio infezioni da agenti esterni, più volte sono state segnalate criticità nella gestione dei venosi centrali e comportamenti non consoni al contesto sanitario, ma ogni lamentela è stata inevasa".
Si parla di pura disperazione in riferimento al paziente affetto da mielofibrosi che lo ha portato a rinunciare a una trasfusione salvavita come gesto estremo di protesta. "Cos’altro deve richiamare l’attenzione dell’assessore Todde? La morte del paziente?. Con questa interrogazione chiediamo chiarezza, verifiche immediate e correttivi urgenti, affinché nessuno sia più costretto a scegliere tra la propria salute o la propria dignità”, conclude Usai.













