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CAGLIARI. Costi dei trasporti merci in aumento e imprese sarde sempre meno competitive: per questo motivo, questa mattina nel palazzo del Consiglio Regionale a Cagliari, il gruppo Riformatori Sardi, con primo firmatario il consigliere Umberto Ticca, ha presentato una mozione che punta a riconoscere il trasporto merci come essenziale e ad attuare il principio di insularità, come nel caso di altri modelli europei.
Il sistema di trasporto merci è arrivato ad un punto critico: costi in forte aumento, spazi insufficienti sulle navi e incertezza sui tempi di imbarco stanno mettendo in seria difficoltà l’autotrasporto e, di conseguenza, il sistema produttivo dell’isola. “Chiediamo che venga data pari dignità al trasporto merci rispetto al trasporto persone. Dietro il trasporto merci c’è un aumento dei costi che colpisce tutta la filiera produttiva e che alla fine si aggrava sulle tasche delle persone - continua Ticca – ci sono altre regioni insulari, come la Corsica che è riuscita ad ottenere un impegno dal Governo, infatti riceve 850milioni per sette anni. Noi chiediamo che anche il Governo italiano possa fare lo stesso”.
A rendere la situazione ancora più difficile è l’Ets, sistema europeo legato alla riduzione delle emissioni. Oggi può arrivare a rappresentare circa il 40% del costo del biglietto nave, diventato una tassa sull’insularità. “Si grava il trasporto, e gli operatori, di un costo aggiuntivo sull’insularità. L’Ets colpisce in questo caso il trasporto navale e vivendo in un’isola non abbiamo alternative, come sistema di trasporto”, spiega Ticca.
La situazione in Sardegna si complica con l’arrivo dell’estate, quando la richiesta delle merci aumento e il numero delle navi rimane lo stesso. “Gli operatori per tutta la stagione turistica vivono con l’incertezza di poter effettuare o meno i trasporti. Loro non possono prenotarsi, devono presentarsi in banchina e provare ad imbarcarsi, a volte ci riescono a volte no. Allora devono ovviare a questo problema con costi aggiuntivi, magari organizzandosi con dei magazzini a Roma. Vivono nell’incertezza di svolgere il loro lavoro e chi deve ricevere le merci vive nell’incertezza di potersi approvvigionare o meno”, conclude Ticca.













