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CARBONIA. Spaccate nei supermercati e in altri negozi di Carbonia e San Giovanni Suergiu, furti in tutto il basso Sulcis con auto rubate che poi venivano date alle fiamme per cancellare ogni traccia che potesse ricondurre a loro. Era il modus operandi della banda che è stata sgominata questa mattina al termine di un'indagine dei carabinieri della compagnia di Carbonia: cinque sono finiti in carcere - un 24eenne di Carbonia, un 23enne di Alghero, un 34enne di Carbonia, un 29enne di Alghero e un 26enne di Carbonia - un altro è ai domiciliari (un 42 enne di Carbonia) e un altro ancora sottoposto all’obbligo di presentazione alla P.G. (24enne, cameriere del luogo).
Tutto è iniziato nel novembre del 2023: una fitta serie di furti ai danni di esercizi commerciali aveva suscitato nella città di Carbonia e in tutta la provincia del Sud Sardegna un forte allarme sociale tra i cittadini e crescente inquietudine tra gli esercenti.
Le indagini, sviluppate in una prima fase con il metodo tradizionale e poi integrate da indispensabili accorgimenti tecnico-scientifici, hanno consentito di acquisire indizi sull’esistenza di una associazione a delinquere finalizzata alla commissione di reati contro il patrimonio. Secondo l’ipotesi allo stato formulata, questa presunta organizzazione avrebbe visto ai vertici soggetti di etnia Rom, domiciliati nel campo nomadi della località Caput d’Acquas, che sarebbero stati coadiuvati e supportati da alcuni giovani del posto già noti alle forze dell'ordine.
Altri quattro soggetti sono stati denunciati in stato di libertà con l’accusa di avere, a vario titolo, cooperato collateralmente all’associazione, nel ruolo di “basista” e/o “ricettatore”; per loro il Gip del Tribunale di Cagliari non ha inteso emettere alcun provvedimento cautelare, ritenendo il loro coinvolgimento di minor rilevanza.
Sono complessivamente 36 i capi d’accusa contestati agli indagati, tra i quali spiccano le cosiddette "spaccate" in supermercati e in attività commerciali di Carbonia e San Giovanni Suergiu, furti in diverse aree di servizio del basso Sulcis oltre che i furti di auto rubate da una nota concessionaria sulcitana e, inoltre, quello di un’auto della Polizia Penitenziaria in sosta a Cagliari.
L'incendio appiccato sulle auto rubate ha rappresentato il tentativo sistematico di garantirsi l'impunità. Tuttavia, di particolare utilità si sono rivelate le immagini estrapolate dai sistemi di videosorveglianza, che, nonostante i tentativi di manomissione attuati danneggiando le telecamere con mazze e bastoni, hanno permesso di ricostruire i movimenti e di confermare l’abitudine di celare l'identità con guanti e travisamenti in testa.
L’attività condotta dai militari della Stazione di Carbonia con il supporto nel Nucleo Operativo e Radiomobile si è caratterizzata per un’azione investigativa che ha richiesto pazienza e attenzione costanti. I Carabinieri hanno monitorato e ricostruito minuziosamenteogni spostamento del gruppo attraverso mirati servizi di osservazione e pedinamento. È proprio l’attività investigativa tradizionale, supportata dalla capillare presenza dell'Arma sul territorio, che si è rivelata decisiva non solo per la raccolta delle prove ma, anche, per scongiurare e prevenire numerosi e analoghi fatti delittuosi che, potenzialmente, sarebbero potuti degenerare anche in fatti più gravi.
Nonostante le dichiarazioni rese da alcuni indagati nel corso dell’interrogatorio preventivo, il Gip, riconoscendo l’allarme sociale e il pericolo per la sicurezza pubblica derivante dai numerosi furti commessi, ha ritenuto necessario disporre l'emissione della misura cautelare nei confronti degli indagati. Le operazioni, oltre ai Carabinieri della Compagnia di Carbonia, hanno visto impegnati anche i Carabinieri della Compagnia di Alghero, dello Squadrone Eliportato Cacciatori Sardegna, dei Cinofili CC e di un elicottero dell’11° NEC di Elmas.













