ILBONO. È passato più di un mese dall'omicidio di Marco Mameli, il giovane di Ilbono ucciso a coltellate durante il carnevale di Bari Sardo. Ancora non c'è il nome dell'assassino, per questo amici, parenti e conoscenti hanno deciso di organizzare per stasera una fiaccolata per chiedere giustizia.
L'appuntamento è per stasera, sabato 5 aprile in piazza Andrea Lussu alle 19,30. Intanto sono decine i messaggi e gli appelli pubblicati sui social da parte di chi conosceva bene Marco Mameli.
"Com’è possibile? Continuo a chiedermi com’è possibile che tu non ci sia più, che ti è stata strappata la vita, proprio a te che l’ amavi così tanto da farla amare agli altri", scrive Gaia Argiolas in un lungo e commovente post pubblicato su Facebook.
"Tu, da sempre il mio migliore amico, anima buona e pura, tu che ci sei sempre stato e so che in un modo o nell’ altro sei sempre con me, come posso accettare di dover vivere con il peso della tua assenza? Noi che abbiamo passato questi 22 anni insieme (anzi ventuno e mezzo come dicevamo) in cui abbiamo condiviso tutto", prosegue.
"Come posso accettare che non ci sei più per colpa di una mano feroce e vigliacca, che sei stato circondato dall’omertà perché da un mese continua a prevalere il silenzio alle grida del nostro dolore, Marco noi non ci arrenderemo mai, continueremo a chiedere giustizia, perché tu non meritavi questo, meritavi di realizzare tutti i tuoi sogni, meritavi di stare abbracciato nell’ affetto della tua meravigliosa famiglia, meritavi di stare con i tuoi amici, meritavi di continuare a galoppare spensierato con Ebano, meritavi tutto il meglio dalla vita, perché tu sei sempre stato il migliore per tutti noi. Chissà se ora stai leggendo, chissà se ci stai guardando".
Tra i tanti messaggi c'è anche quello di Silvia Mereu, che racconta di essere stata presente la notte dell'omicidio.
"Non c'è un solo giorno in cui le immagini di quella maledetta sera non mi tornino in mente. Rivivo ogni giorno minuto per minuto quei momenti che sembravano interminabili. Ero lì a guardare pietrificata con le gambe tremanti quel corpo disteso a terra ormai privo di vita. Ricordo gli occhi increduli degli amici, la disperazione del figlioccio. Ricordo tutto. Cercavo a modo mio di fare qualcosa ma purtroppo era troppo tardi. I sensi di colpa per essere arrivata troppo tardi mi lacerano l'anima ogni giorno. Ma mai neanche per un secondo mi è passato per la testa di abbandonare chi era li. Nonostante la paura sono rimasta. Eppure qualcuno il coraggio di scappare lo ha avuto. Qualcuno ha avuto il coraggio di lasciare Marco solo in quella maledetta stradina. Quel qualcuno che ancora oggi non ha trovato il coraggio di parlare. Come fate? Non vi fate schifo da soli? Per fortuna però Marco ha tante persone intorno che gli vogliono bene e che continuano a chiedere giustizia. Quella giustizia che ancora tarda ad arrivare. Noi non molliamo. Noi continuiamo a chiedere", conclude.