NUORO. C'è anche la classica formula "non sono razzista ma...". Poi gli "zingari (come li devo chiamare?)" e pure il riferimento al ritornello del 35 euro agli immigrati, "che commettono reati: se lo facessimo noi ci arresterebbero, loro tornano a bivaccare". Una dichiarazione raccolta a margine del comizio di Cagliari di Matteo Salvini? Un comunicato stampa di CasaPound sezione Sardegna? No: sono i contenuti dell'editoriale pubblicato sulla prima pagina de L'Ortobene, il settimanale della diocesi di Nuoro. Il giornale della Chiesa barbaricina. Chiesa cattolica. Quella delle tre virtù teologali: fede, speranza. E carità. Quella che chiedevano i questuanti all'esterno della chiesa dove si stava celebrando la novena delle Grazie alla quale voleva partecipare l'autore dell'articolo di fondo, don Francesco Mariani, storico direttore di Radio Barbagia e ex direttore della Caritas nuorese. Ma a lui tutti quegli accattoni non sono piaciuti. Anzi.
"Non so voi", attacca, "io ho provato grande disagio, in questi giorni della novena dele Grazie, ad entrare in chiesa dovendo passare attraverso un cordone di questuanti dislocati sul sagrato, sul portone, dentro la bussola e anche nella chiesa stessa". Disagio, quindi. Ma non solo. Perché si parla di paura, e c'è un'invettiva contro gli zingari: "Sono rimasto intimorito dalla loro apparente gentilezza e nel contempo dallo sguardo feroce per non aver versato loro il “dovuto”. Tralascio i commenti, non certo benevoli, espressi in idiomi che non conosco. Ho visto il ritorno alla grande di un clan di zingari (come li debbo chiamare?) che dopo aver devastato il campo di accoglienza a Pratorsardo, realizzato dal Comune di Nuoro con i nostri soldi, trasformandolo in una discarica inquinata ed inquinante, avevano ricevuto il foglio di via, viste anche le diverse denunce per furto inanellate negli anni. Si è speso un bel po’ per garantire la frequenza scolastica ai loro figli, per fargli fare la doccia dentro gli istituti scolastici (avendo distrutto quelle realizzate sempre a Prato), per nutrirli e vestirli: invano. Erano lì, davanti alla chiesa de Le Grazie a piatire e strattonare anziani e malati arrivati da ogni parte della diocesi per la giornata loro dedicata. Ma si può?". Secondo Mariani no, a quanto pare.
L'intervista a don Francesco Mariani
Ma questi accattoni fastidiosi non sono solo all'esterno delle chiese. Perché Mariani ha vissuto anche un'altra brutta esperienza al supermercato. E lì c'erano gli altri, i temibili extracomunitari: "Sono entrato in un supermercato e puntuale più della morte mi si è avvicinato l’extracomunitario che mi chiedeva di cedergli il carrello della spesa per parcheggiarlo. Mi sono guardato lo scontrino appena rilasciatomi, erano le dieci del mattino, e mi sono reso conto che aveva il numero 403. Un euro per ogni carrello fa una bella cifra, superiore alla paga giornaliera percepita da otto operai. Mi dicono ci siano istituti bancari che hanno chiuso i conti correnti di extracomunitari ospiti di centri di accoglienza perché non era garantita la provenienza e la tracciabilità delle diverse migliaia di euro versati. Accattonaggio, droga e prostituzione c’entrano, eccome!".
Pubblichiamo anche il resto dell'editoriale.
Si espellono ospiti dai centri di accoglienza dei paesi vicini e lontani, per risse ed altri reati pure gravi che al cittadino qualunque costerebbero la carcerazione; e poi ce li troviamo a bivaccare a Nuoro. Lo Stato, cioè pantalone, noios direbbe Totò, spende 35 euro al giorno per alloggio, vitto, vestiario, ricariche telefoniche e sigarette: poi li incontriamo a fare gli accattoni e chiedere da mangiare alle mense della Caritas. Non sono razzista ma provo rabbia per l’anziana che va in banca, alle poste, e subito si trova davanti all’uscio un giovanottone (qualche sardo ed altri di qualsiasi etnia) che chiede soldi, pretende, insiste.
Cerco volontari per andare a fare “sos pidores” nell’atrio del Comune, della Questura e della Prefettura. Vedremo come reagiranno queste istituzioni facenti finta di non sapere che una chiesa, un sagrato, non sono un marciapiede, una più o meno libera area di commercio ed accattonaggio. Saremo denunciati, certo, perché secondo la loro filosofia i bisogni fisiologi vanno espletati in casa d’altri. La sfida però vale la pena. Farebbe cadere tante ipocrisie, a cominciare da quella più evidente: nessuno va a lavorare se con l’accattonaggio guadagna di più, se il lavoro non c’è e si preferisce il sussidio elettorale.