CAGLIARI. Dai banchi del centrosinistra, settore Pd, ha votato sì alla variante del piano per Sant'Elia proposta dal centrodestra guidato dal sindaco Paolo Truzzu. Una scelta controcorrente rispetto alla posizione del suo schieramento, quella di Camilla Soru. Ieri i Progressisti, astenuti sull'atto che dovrebbe sbloccare la realizzazione del nuovo stadio, hanno elencato le criticità della pianificazione: troppo cemento, tempi di realizzazione triplicati, finanziamenti a rischio e un rione, Sant'Elia, che nonostante le dichiarazioni d'intenti rimarrà comunque isolato rispetto al resto di Cagliari.
La Soru non la vede così. Meglio, concorda sulle lungaggini, ma spiega la sua posizione e il suo voto a favore. Perché, sostiene, con la mole di fondi nazionali che si sta per muovere "ci troviamo davanti alla più grande stagione di programmi finanziati con risorse pubbliche che l’Italia abbia mai visto e vedrà. Quindi se c’è un momento storico in cui osare con progetti più complessi ma migliori è esattamente questo. Includere a pieno titolo il quartiere Sant’Elia nella vita della città merita ogni sforzo". E aggiunge che no, non è previsto più cemento. Anzi: con la variante le cubature potenziali si sono ridotte.
Qualcuno ha detto di non aver capito le ragioni del mio voto sullo stadio di Sant’Elia. Dunque cercherò di essere più chiara e di fornire tutte le informazioni nel modo più semplice possibile, così che chiunque fosse interessato alla questione possa farsi un’idea e capire la mia posizione.
Partiamo da un paio di concetti base base.
Il PUC (piano urbanistico comunale) è quello strumento che ti dice dove, quanto e cosa puoi costruire in città. Idealmente tutta Cagliari è divisa in zone più o meno grandi e su ognuna di queste si può costruire un numero di metri cubi.
L’immagine 1 sotto rappresenta il PUC vigente, cioè lo stato attuale nell’area di Sant’Elia e San Bartolomeo. Su ognuna di quelle zone, distinte per colore, si può costruire un numero preciso di metri cubi.
A me sono sempre piaciuti i numeri, sono facili, chiari e non mentono mai. Facciamo parlare i numeri dunque.
Oggi si possono costruire su quell’intera area un totale di 1.180.167 metri cubi.
Con la variante urbanistica che abbiamo votato in consiglio comunale i metri cubi edificabili sull’intera area diventano 1.067.336. 112.831 metri cubi in meno. Il 10% in meno. Per darvi un’immagine più efficace è il volume di circa 417 case da 80 metri quadrati di superficie.
Perché allora si continua a dire che questa variante “scarica” nuove volumetrie? Che è una variante cementificatrice?
La variante prevede nella “zona” che comprende lo stadio e i parcheggi (evidenziata nel disegno) la possibilità di costruire un po’ di più rispetto ad oggi, ma per costruire un po’ di più in quel punto si è deciso che in altre zone dove prima si poteva costruire non lo si potrà più fare e che quelle zone verranno destinate a parcheggi e verde.
Quindi la variante rimodula e sposta volumi che erano già previsti e – ripetiamolo bene – nel farlo rinuncia a 112.831 metri cubi. Questa variante non aggiunge, ma semmai toglie. Dire il contrario è come minimo prova di disattenzione o di mancanza di informazione.
Ma entriamo nel merito delle critiche che vengono mosse alla variante approvata dal Consiglio comunale.
Questa variante aumenterà i costi!
E’ vero, ma non accetto di scegliere in base al costo. Soprattutto in questo momento, nel quale ci troviamo davanti alla più grande stagione di programmi finanziati con risorse pubbliche che l’Italia abbia mai visto e vedrà. Quindi se c’è un momento storico in cui osare con progetti più complessi ma migliori è esattamente questo. Includere a pieno titolo il quartiere Sant’Elia nella vita della città merita ogni sforzo.
Questa variante è lo stravolgimento del nostro progetto originario!
Sì, ma non lo ha deciso Truzzu. Il progetto presentato dal Cagliari Calcio aveva una serie di criticità ben note alla scorsa giunta ed è proprio per questo che decisero di affidare allo studio Peretti, che già lavorava alla rigenerazione del Corviale di Roma, lo studio della variante che abbiamo votato il primo giugno. La variante era già pronta ai tempi delle ultime elezioni e tutte le persone coinvolte la conoscevano e la apprezzavano, altrimenti avrebbero dato diverse indicazioni a chi la stava realizzando.
Questa variante rischia di avere tempi di realizzazione molto più lunghi!
Ecco, questo è vero ed è l’unico punto su cui concordo. Qui si giocherà davvero la partita ed è su questo che servirà un grosso sforzo da parte dell’amministrazione, di questa e forse di quella che succederà a questa.
Questo progetto non ci piace! Vogliono fare uffici! Non ci servono nuovi edifici!
Questo progetto non è un progetto. Non esiste un progetto di costruzione di nulla, questa è solo una variante che rimodula le possibilità di costruire. Ogni azione andrà progettata e dovrà passare due volte al voto in consiglio comunale. Su ogni singolo progetto servirà parlare e confrontarsi con chi quel quartiere lo abita. Gli uffici magari non saranno uffici ma ristoranti, servizi per i cittadini, asili o luoghi di arte. I disegni che abbiamo oggi sono solamente semplificazioni che spiegano la variante. Sarà compito nostro, come opposizione, vigilare, proporre e pretendere idee vincenti, sostenibili ed efficaci.
I volumi non ricuciono i quartieri periferici!
Questo è il punto per me più criptico. Tutta l’urbanistica moderna dice esattamente il contrario. Is Mirrionis era una lontanissima periferia di Cagliari finché la città non è scivolata verso il quartiere, lo ha inglobato, le commistioni hanno eliminato il ghetto e gli universitari hanno concluso il cammino.
Su Sant’Elia e San Bartolomeo esistono due studi di rigenerazione.
Uno è stato fatto nel 2008 da Rem Koolhaas dello studio OMA, uno dei teorici più studiati sulla città contemporanea (vi consiglio di dare un’occhiata al suo sito e ai sui lavori https://www.oma.com/projects) e uno è questo, fatto dallo studio di Laura Peretti, che ha ripreso la filosofia dello stesso progetto OMA.
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