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Il Tribunale amministrativo regionale della Sardegna boccia in parte calendario venatorio 2025-2026 approvato dalla Regione. Con una sentenza pubblicata oggi gennaio, i giudici hanno accolto in parte il ricorso presentato dall’associazione ambientalista Earth Odv, annullando la possibilità di cacciare la cornacchia grigia fino all’8 febbraio 2026.
La vicenda nasce dal decreto con cui, lo scorso agosto, l’assessorato regionale all’Ambiente aveva fissato le regole della stagione di caccia. Secondo Earth, alcune scelte andavano oltre i limiti stabiliti dalla legge nazionale, in particolare per quanto riguarda le date di chiusura della caccia a cornacchia grigia, gazza e ghiandaia.
Il Tar ha dato ragione agli ambientalisti su un punto preciso: la Regione non poteva prolungare la caccia alla cornacchia grigia fino a febbraio senza il via libera dell’Ispra, l’istituto scientifico nazionale che si occupa di tutela ambientale. E quel parere c’era ed era negativo. Secondo l’Ispra, continuare a cacciare oltre gennaio avrebbe potuto disturbare altre specie già in fase riproduttiva e rendere più difficile l’attività di controllo sul territorio.
Diversa invece la decisione su gazza e ghiandaia. Qui il Tar ha respinto il ricorso, ritenendo legittime sia le due giornate di preapertura a inizio settembre, sia la chiusura della caccia fissata al 29 gennaio. Per i giudici, queste scelte rispettano comunque i limiti complessivi previsti dalla legge.
La Regione ha quindici giorni di tempo per modificare il calendario venatorio, eliminando la possibilità di cacciare la cornacchia grigia fino all’8 febbraio e riportando la chiusura entro i limiti indicati dalla legge e dal parere dell’Ispra.















