CAGLIARI. "Saviano mica sta dicendo che tutti sardi sono criminali". A parlare è don Gaetano Galia, cappellano del carcere di Bancali, a Sassari, che sui social commenta l'analisi di Roberto Saviano sull'assalto ai portavalori in Toscana (QUI LA NOTIZIA). Dopo il commento dello scrittore - che ha parlato dell'assalto in un video - è polemica. Sono decine sui social i commenti contro di lui. "Lavoro in carcere so dirvi di cosa parlo. Io non devo difendere nessuno. Il pensiero dice una realtà molto ovvia. In Sardegna non si è mai sviluppata l’organizzazione di tipo criminale mafiosa, camorristica, ‘ndranghetistica , tipica del sud Italia. E lo spiega. Noi sardi non siamo facili a farci mettere sotto da un capo. (In questo mi sento orgoglioso) Siamo un po’ lupi solitari. Lo possiamo fare per un obiettivo specifico, tipo una rapina o i vecchi sequestri di persona, ma non sopportiamo a lungo un capo che decide per noi. Cosa ci sarà di male in questa affermazione", scrive don Gaetano Galia.
"Dai impariamo a leggere ciò che dice l’altra persona, invece che partire in quarta in maniera istintiva. Siamo permalosi, ma cresciamo Dio mio. Mi ricordo alcune battute sui sardi del comico Pucci che avevano sollevato un polverone di persone che non sanno ridere di se stessi. E soprattutto facciamo attenzione a non abbassare la guardia sulle mafie, perché dove ci sono soldi, vedi Nord Italia (Lombardia) le mafie arrivano in picchiata. E per esempio, dai dati, non lo dico io, Olbia rischia molto. Un abbraccio a tutti, soprattutto a chi deve offendere per esprimere il proprio parere", conclude.
La replica del sindaco di Desulo
E arriva anche la replica del sindaco di Desulo che sempre sui social scrive: "Un noto giornalista d'inchiesta, sedicente romanziere, ha iscritto 'Desulo e Sassari' nel registro degli indagati sui social per la rapina ai portavalori di qualche giorno fa, in provincia di Livorno. L'accusa è affidata ad alcuni video, postati sui social più noti. Attendiamo di conoscere gli elementi d'indagine a carico. Poi proveremo a difenderci. Spiace che si voglia fare sensazione e cronaca sociale (con malcelata base razzista) basandosi su una presunta inflessione dialettale che sarebbe una prova di colpevolezza per i sardi, in specie per Desulesi e Sssaresi. Assisto da tempo, quasi rassegnato, alla deriva che sta imperversando sui social. Dove le illazioni diventano elementi d'accusa, il sospetto una prova su cui costruire una gogna mediatica per processare migliaia di persone perfettamente oneste. E soprattutto penalmente innocenti. Sto imparando a mie spese che non conta ciò che si è ma ciò che altri pensano di te. O, ancora peggio, ciò di cui ti si accusa davanti alla corte Vehmica riunita sui social. È una brutta deriva. E se coinvolge anche certa classe intellettuale (e politica) allora diventa allarmante".