In Sardegna

Lingua Blu, allarme nel Sulcis e in Gallura: "Sireotipo 3 molto più aggressivo, non esistono vaccini"

Linguablu-eo

IGLESIAS. "Cresce la preoccupazione per l’aumento dei casi di Lingua bBlu in Sardegna e, in particolare, nel Sulcis dove si stanno registrando già decine di focolai".

A lanciare l'allarme è Coldiretti Cagliari che su una nota scrive: "Un problema molto forte in questi giorni e tanto sentito dagli allevatori per un fenomeno che può mettere a rischio il comparto nelle aree più colpite e perché si somma ai problemi legati alla siccità". 

 

COLDIRETTI. “Siamo fortemente preoccupati soprattutto perché si tratta del Sireotipo 3, molto più virulento e sul quale non esistono vaccini - sottolineano Giorgio Demurtas e Luca Saba, presidente e direttore Coldiretti Cagliari - per tamponare il fenomeno è necessario che si attivino in fretta tutte le procedure per sostenere gli allevatori per l’acquisto e somministrazione degli antiparassitari - continuano - bisogna fare tutto il possibile per limitare i contagi sperando di non dover fare la conta dei danni nelle prossime settimane”. Anche perché con i focolai in azione già a inizio agosto (statisticamente i casi si diffondono più a fine mese) il rischio è che proprio i danni aumentino in attesa dei freddi autunnali.

IL GRIDO DEGLI ALLEVATORI. “Abbiamo già subito perdite di capi e constatiamo l’aumento dei casi di aborto. Dopo la siccità che ci sta mettendo in crisi questa esplosione dei casi di lingua blu sta mettendo seriamente a rischio i nostro lavoro - dice Mattia Montalbano, allevatore di Fluminimaggiore - i sintomi sono stati evidenti da subito, purtroppo li conosciamo da anni e abbiamo subito allertato le Asl che sono venute e hanno constatato la positività dei capi. La situazione si sta aggravando perchè siamo da settimane senz'acqua e siamo costretti a portarla con le autocisterne - aggiunge - veder perdere il frutto del proprio lavoro è davvero deprimente e con gli aborti in atto il tutto si aggrava un ulteriore perdita. Il nostro futuro produttivo è a rischio perché si sta compromettendo la nuova campagna”.

GRAVI PERDITE. Non c’è pace nemmeno a Iglesias. “Da una settimana l’epidemia ha ripreso a viaggiare e con il stereotipo 3 purtroppo non si scherza perchè è molto contagioso. Abbiamo registrato capi morti e altri sono malati, siamo molto preoccupati - aggiunge Salvatore Peddis, allevatore di Iglesias - chiediamo che ci possano venire incontro con antiparassitari e poi cerchiamo di capire i danni reali che avremo. Bisogna tamponare con le forniture oggi perché i costi che stiamo sostenendo sono alti e si sommano agli altri problemi che abbiamo come la siccità - conclude - con l’epidemia già oggi vediamo a rischio tutta la stagione prossima, sia sugli angeli che sul latte e per il mancato reddito. La velocità di intervento è tutto, noi stiamo tamponando ma i prodotti sono costosi e speriamo in un aiuto”.  

Lo stesso appello arriva anche da Confagricoltura. "Come quasi ogni estate, in una tragica ricorrenza che si ripete da inizio anni 2000, la lingua blu si ripresenta in Sardegna", scrive su una nota.

"La febbre catarrale degli ovini è un incubo che attanaglia le aziende di tutta l’Isola, con alti e bassi tra i vari sierotipi che ogni stagione si manifestano nei diversi territori regionali. A oggi risultano segnalati quindici focolai tra la Gallura, con il sierotipo 8, e il Sulcis, con il sierotipo 3. Il timore è che nelle prossime settimane, anche perché le vaccinazioni sono partite neanche due mesi fa, l’epidemia si possa espandere pericolosamente da un allevamento all’altro aiutata dalle alte temperature che favoriscono il propagarsi dei culicoidi, i piccoli insetti vettori, con cui si muove la blue tongue. La sanità animale regionale è in allerta e proprio questa mattina si è tenuta a Sassari una riunione dove sono emerse due novità rispetto al passato: i focolai di quest’anno sono partiti un mese prima del 2023 e, a oggi, i vaccini per i bovini, animali portatori della malattia, non sono ancora stati messi in disponibilità dalla Regione. Proprio la movimentazione di bovini dalle zone infette è condizionata dal controllo Pcr", si legge.

Il presidente provinciale. “Il quadro attuale palesa, ancora una volta, una mancata programmazione delle istituzioni rispetto a un’emergenza che di anno in anno va ripetendosi”. Così il presidente di Confagricoltura Sassari Olbia-Tempio, Stefano Taras, che ha aggiunto: “Ci appelliamo agli allevatori affinché seguano le poche buone pratiche di biosicurezza esistenti per fronteggiare le condizioni di propagazione: dall’uso corretto degli insetto-repellenti alla riduzione delle pozze d’acqua in prossimità dei luoghi dove sostano o si muovono le pecore. Chiediamo inoltre ai veterinari delle Asl di accelerare le vaccinazioni, così da assicurare una maggior copertura sanitaria e quel controllo virologico di gregge che contribuisce a ridurre i contagi”, ha concluso Taras.