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CAGLIARI. In Italia mancano oltre 5.700 medici di medicina generale e la Sardegna registra il calo più marcato, con un -40,3% in soli sei anni. Lo dice la Fondazione Gimbe, sulla base dei dati della Struttura interregionale sanitari convenzionati (Sisac), che documenta una progressiva riduzione dei medici di base in tutte le regioni, con il picco massimo proprio nell'Isola.
Tra il 2019 e il 2024 il numero di medici di medicina generale è diminuito di ben 5.197 unità. E nelle regioni più popolose i cittadini faticano addirittura a trovarne uno. Una riduzione che si colloca in un contesto demografico dove la popolazione invecchia e aumentano i bisogni clinico-assistenziali: nel 2025 gli over 65 erano quasi 14,6 milioni, di cui oltre la metà affetti da due o più malattie croniche. .
"La carenza dei medici di medicina generale – afferma Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe – è un problema ormai diffuso in tutte le Regioni e affonda le radici in una programmazione inadeguata, che per anni non ha garantito il necessario ricambio generazionale rispetto ai pensionamenti attesi. Inoltre, negli ultimi anni questa professione ha perso di attrattività e oggi sempre più cittadini faticano a trovare un medico di famiglia vicino a casa, con disagi crescenti e potenziali rischi per la salute, soprattutto per le persone anziane e per i pazienti più fragili".
La Fondazione Gimbe ha analizzato dinamiche e criticità normative che regolano l’inserimento dei medici di medicina generale nel Servizio sanitario nazionale, stimando l’entità della loro carenza nelle Regioni italiane al 1° gennaio 2025. Tuttavia, precisa Cartabellotta, "è possibile solo stimare la media regionale delle carenze, perché il fabbisogno reale di MMG viene definito dalle singole ASL nei rispettivi ambiti territoriali. Inoltre, i 21 differenti Accordi Integrativi Regionali possono modificare il numero massimo di assistiti, con il rischio di sovra- o sotto-stimare il reale fabbisogno di MMG nelle singole realtà territoriali".
Secondo le previsioni Istat, nel 2035 gli over 65 rappresenteranno il 30% della popolazione (17,36 milioni) e gli over 80 il 9,3% (5,39 milioni), nel 2055 saliranno rispettivamente al 34,5% (18,34 milioni) e al 15% (7,98 milioni). Al quadro demografico si aggiunge il peso crescente delle cronicità: nel 2024 11,3 milioni di over 65 (77,3%) erano affetti da almeno una malattia cronica, di cui 8,1 milioni (55,5%) con due o più cronicità.
"L’invecchiamento della popolazione e l’aumento delle malattie croniche – commenta Cartabellotta – generano bisogni assistenziali molto più complessi rispetto al passato. Di conseguenza, un massimale di 1.500 assistiti per MMG, adeguato al quadro demografico sino agli anni Novanta, oggi riduce il tempo da dedicare ai pazienti, aumenta i carichi di lavoro e genera inevitabili ripercussioni su accessibilità e qualità dell’assistenza".
C'è poi la questione del progressivo calo di attrattività della professione di medico di famiglia: dal 2022 le borse di studio ministeriali hanno ripreso a diminuire, stabilizzandosi intorno a 2.600 nel 2023 e nel 2024, per poi scendere a 2.228 nel 2025, con ben 395 borse in meno (-15,1%). Secondo i dati FIMMG, nel 2025 i partecipanti al concorso nazionale sono stati superiori ai posti disponibili: 2.810 candidati per 2.228 borse, con un differenziale di 582 candidati (+26,1%). Tuttavia, la mancata presentazione di candidati in rapporto ai posti disponibili è molto evidente in alcune Regioni: Provincia autonoma di Bolzano e Valle d’Aosta (-60%), Marche (-49%), Provincia autonoma di Trento (-38%), Piemonte (-29%).
Anche se tutti i medici di base andassero in pensione a 70 anni e tutte le borse di studio finanziate tra il 2022 e il 2025 fossero assegnate e portate a termine, le nuove leve non riuscirebbero comunque a coprire i pensionamenti attesi entro il 2028 e le carenze stimate al 1° gennaio 2025, con un gap di oltre 2.700 MMG. "Peraltro – spiega Cartabellotta – trattandosi dell’ipotesi più ottimistica, è evidente che nel 2028 il divario tra pensionamenti e ingresso delle nuove leve sarà ancora più ampio. Da un lato, infatti, sempre più MMG scelgono di ritirarsi prima dei 70 anni, dall’altro il numero di medici che completa il percorso formativo è inferiore alle borse finanziate: non tutte vengono assegnate e almeno il 20% degli iscritti abbandona il percorso formativo".














