CAGLIARI. "Avevano detto che il nostro liceo fosse una loro priorità, ma le parole di allora sono rimaste totalmente disattese e siamo molto preoccupati". A parlare è il Comitato del Liceo Alberti di Cagliari, che torna a denunciare la grave carenza di spazi dello storico liceo scolastico cittadino e racconta che la scorsa settimana l'istituto sarebbe stato costretto a respingere quasi ottanta richieste di iscrizione per il prossimo anno scolastico, a causa della mancanza di aule disponibili.
Il comitato riepiloga gli ultimi avvenimenti: "Qualche timido segnale era giunto a luglio 2025, quando il dirigente scolastico Roberto Bernardini era stato ricevuto, insieme a una delegazione del Comitato, dal sindaco Massimo Zedda negli uffici della Città metropolitana di viale Ciusa. In quella occasione il sindaco aveva prospettato l’invio all’Autorità portuale — che detiene la gestione della sede di viale Colombo, bene demaniale — della richiesta di una adeguata proroga della concessione, così da consentire alla Città metropolitana di avviare i lavori di consolidamento e restituire alla comunità scolastica le numerose aule attualmente inagibili".
Da allora, però, "non è arrivata alcuna comunicazione ufficiale né dall’Autorità portuale — che nel frattempo ha cambiato presidente — né dalla stessa Città metropolitana. I tempi sono decisamente inadeguati per gestire un problema che si ripresenterà identico a dicembre 2027 quando scadrà l'attuale concessione dell’Autorità portuale per viale Colombo".
"Le conseguenze di questa situazione sono ormai evidenti: afflitto da una cronica carenza di spazi, nell’inerzia della pubblica amministrazione, la scorsa settimana il Liceo ha dovuto suo malgrado respingere quasi ottanta richieste di iscrizione per il prossimo anno scolastico, stilando una graduatoria che taglia fuori studentesse e studenti che avrebbero desiderato studiare all’Alberti e non potranno farlo".
"Se per chi aveva scelto il liceo scientifico tradizionale esistono diverse alternative negli altri istituti cittadini", si legge in una nota, "nel caso degli indirizzi di Scienze applicate e Linguistico più di sessanta studenti dovranno ripiegare su percorsi di studio diversi, sedi più scomode o indirizzi forse meno adatti alle loro aspirazioni. Si tratta, a nostro avviso, di un caso grave di mancato rispetto del diritto allo studio e delle scelte personali di molti giovani cittadini sardi, che viola ancora il “patto tra generazioni” alimentando il loro senso di sfiducia verso le istituzioni: gli adulti e i politici non sono interessati al problema dell’istruzione e i sacrifici (il pendolarismo, gli edifici cadenti, le “classi pollaio”, le scelte di ripiego) gravano sui più deboli".
Lo stesso dirigente Roberto Bernardini, qualche giorno fa, insieme al Consiglio di Istituto ha inviato alla pubblica amministrazione (Città metropolitana e Regione Sardegna) una nuova formale richiesta perché vengano individuate e messe in atto, finalmente, soluzioni ufficiali alle problematiche strutturali della scuola, proprio perché la scuola vive con forte disagio la necessità di deludere le attese di tanti ragazzi che avrebbero desiderato esservi accolti.














