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CAGLIARI. "Le relazioni internazionali hanno subito un grosso attacco nel corso degli ultimi 10 anni, dall’avvio della prima presidenza Trump, che ha sempre visto nell'Ira un nemico essenziale. Il contesto di multilateralismo è decaduto ed è difficile poter portare al tavolo varie nazioni e farle ragionare". Così Matteo Meloni, giornalista sardo, specializzato in ambito geopolitico, già addetto stampa al ministero degli esteri e autore del libro Geopolitica delle Nazioni Unite, in collegamento con YouTg per fare il punto sulla guerra in Iran e sugli equilibri internazionali odierni (sopra l'intervista completa).
"Ora ci troviamo di fronte a delle azioni unilaterali che sono partite lo scorso anno con Israele che ha attaccato l’Iran e ora di nuovo con Israele e Stati Uniti che hanno attaccato pesantemente l’Iran rispondendo con tutti quei paesi del Golfo nel quale sono presenti strutture statunitensi", dice Meloni.
E sui cittadini iraniani che abbiamo visto gioire alla morte di Khamenei, il giornalista precisa: "Non possiamo giudicare quello che queste popolazioni hanno subìto, ma cadere dalla padella alla brace è molto facile soprattutto se dovesse avvenire un cambio di regime che scriverebbe nuove pagine che ancora non sono del tutto chiare. Una continuità potrebbe esserci, difficilmente andrebbe a cambiare le sorti dell’Iran, soprattutto perché la rivoluzione iraniana è stata voluta dalla popolazione. A meno che non ci sia un accordo tra chi è coinvolto in questo attacco, ossia israeliani e statunitensi che però difficilmente vorranno trovare un punto di caduta, a meno che le ripercussioni economiche non saranno talmente gravi da dover accettare una continuità con il passato".
"Trascinare l’Unione europea in questa guerra?", commenta Meloni in riferimento a quale posizionamento abbia l'Ue in questo contesto, "Quale Unione Europea? Non esiste un esercito di difesa comune, sarà una volontà dei singoli stati contribuire a un eventuale attacco. Il fatto che l’Iran porti avanti determinate politiche restrittive a casa propria non è sufficiente per giustificare questo tipo di attacco”.
"Io ero a Teheran", racconta il giornalista sardo, "quando Donald Trump annunciò il ritiro degli Stati Uniti dal Joint Comprehensive Plan Of Action e ho visto con i miei occhi la reazione iraniana, la popolazione era attonita e dispiaciuta per questa scelta statunitense che poi ha portato l'Iran a una ricaduta", racconta il giornalista sardo".
E sull'Italia commenta: "Non vedo onestamente un ruolo italiano in tutto questo. Anzi, vedo un ruolo prono alle volontà degli Usa, dalla quale altri Paesi invece si stanno allontanando, come la Spagna".












