CAGLIARI. Sardegna rimandata sulle cure essenziali. L’Isola si piazza tra le Regioni italiane più in difficoltà nell’erogazione dei servizi che devono essere garantiti ai cittadini gratuitamente o attraverso il pagamento del ticket.
Emerge da un’analisi della Fondazione Gimbe sulla base delle valutazioni fatte dal ministero della Salute nel 2020. Di fatto una vera e propria pagella dei servizi sanitari regionali nell’anno in cui hanno dovuto affrontare la pandemia straordinaria che ha messo a dura prova la sanità italiana.
E proprio il Covid ha accentuato ancora di più le differenze tra Nord e Sud Italia. Undici le Regioni etichettate come “adempienti” ovvero promosse nelle cure essenziali. Bocciate, anche se con le dovute differenze, le altre dieci. Tra queste la Sardegna che in due parametri su tre risulta inadempiente. In compagnia di Basilicata, Campania, Provincia Autonoma di Bolzano, Valle D’Aosta. Fa peggio solo la Calabria, insufficiente in tutti i parametri considerati.
A livello nazionale a subire le conseguenze dell’emergenza Coronavirus è stata soprattutto l’area della 'prevenzione collettiva e sanità pubblica' tra liste d’attesa ed esami rimandati. “Il crollo della prevenzione – spiega il presidente Gimbe, Nino Cartabellotta – è la conseguenza sia degli scarsi investimenti in quest’area, sia del fatto che il personale già limitato nei dipartimenti di prevenzione è stato impiegato in prima linea nella gestione dell’emergenza pandemica”.
In questo settore la Sardegna si colloca sopra la soglia della sufficienza che invece non raggiunge nelle aree dell’assistenza distrettuale e ospedaliera. Tre le note dolenti alcune criticità riguardano i test di screening di primo livello e il numero di interventi per tumore maligno della mammella, la percentuale dei parti cesarei, e il numero di over 65 con frattura al femore operati entro due giorni.