CAGLIARI. I cinghiali durante il lockdown sono aumentati del 15%, con 2,3 milioni di esemplari che scorrazzano in tutta Italia. Ma ci sono anche cornacchie, cervi, nutrie, volpi, cormorani, gazze, gabbiani, ghiandaie. Entrano nei terreni delle aziende agricole e li devastano, "rendendo la vita impossibile agli agricoltori e allevatori". Una emergenza nazionale, secondo Coldiretti. Che oggi ha manifestato a Cagliari, e in contemporanea in numerose altre città d'Italia, per chiedere un intervento deciso contro la fauna selvatica.
Protesta, quella dell'associazione di categoria, ma anche proposta. Coldiretti chiede al consiglio regionale di intervenire per fare pressioni e modificare la normativa nazionale sul settore. In sintesi: si vuole dare la possibilità ai titolari delle aziende di poter agire direttamente, uccidendo gli animali, se hanno la licenza, oppure devono avere la possibilità di affidarsi a dei cacciatori iscritti a un apposito albo regionale. Tutto sotto il controllo della polizia municipale del territorio, o delle guardie venatorie, con il coordinamento della prefettura. Inoltre viene chiesta l'estensione del periodo di caccia anche ai mesi tra settembre e gennaio.
Le richieste presentate dal presidente Battista Cualbu e dal direttore Luca Saba hanno trovato l'appoggio della politica del palazzo, dove sono stati accolti in mattinata.
Dopo una discussione di oltre due ore, davanti al consiglio regionale, con collegamento video con piazza Montecitorio, sia il presidente Michele Pais che gli assessori, cosi come hanno fatto i capogruppo di maggioranza e minoranza, hanno preso l’impegno di votare un ordine del giorno per impegnare il governo nazionale alla modifica della legge 157 del ’92 e allo stesso tempo di modificare la legge regionale 23 del ’98 “in grado di consentire gli abbattimenti selettivi, snellire le procedure ed assicurare risarcimenti adeguati”.