Scienza e tecnologia

Diecimila torri: la civiltà nuragica come un social network

10mila Torri la rete dei nuraghi Geoportale NURNET

 

CAGLIARI. Sul portale di NURNET - la rete dei nuraghi (LINK)  è stata pubblicata di recente una notizia che parla dei risultati di una importante ricerca sui Nuraghi.

Si tratta di uno studio portato avanti da Roberto Demontis, informatico e ricercatore, che ha implementato uno sviluppo di layer e tematismi GIS basato sui dati del Geoportale di mappatura e georeferenziazione dei nuraghi in Sardegna, creato dal CRS4 (LINK in accordo con NURNET, . 

L’articolo, pubblicato su People and Nature (UNISS) e ripreso anche da diversi media, si basa sull'esame del luoghi di insediamento nuragico e sulla sovrapposizione di strati tematici della vegetazione, geologici e archeologici. Questo studio cerca di verificare la  possibilità di visibilità e inter-visibilità di ogni nuraghe con i nuraghi ad esso vicini e ipotizza la capacità dei Sardi Nuragici di comunicare e scambiarsi informazioni attraverso una vera e propria  "rete di comunicazione delle torri per mezzo di una sorta di “telegrafo di Chappe ante litteram. 

I risultati preliminari sui dati censiti attraverso il portale, dimostrerebbero che dalla sommità di circa il  94% dei nuraghi ancora esistenti si poteva essere in grado di "triangolare" e comunicare visivamente con altri nuraghe vicini entro un raggio di 5 km.Si sarebbe quindi di fronte alla dimostrazione scientifica di una teoria "rivoluzionaria" che potrebbe risolvere l'enigma su cui da tempo tanti archeologi si interrogano, ovvero  quale sia stata la funzione e la necessità che ha portato i nostri antenati a costruire  oltre 10mila nuraghi in Sardegna. L'articolo pubblicato su NurNet cita, allo scopo di far luce proprio su questo quesito irrisolto, varie fonti tra cui un altro interessante articolo intitolato "Dell'origine, funzione e utilizzo dei Nuraghi" scritto da Marco Chilosi  sempre su NURNET nel 2018 (LINK) che a sua volta rimanda a diverse altre fonti.

Tra le tante fonti citate però, a mio avviso, ne manca una.  Un altro articolo che li precede praticamente tutti, essendo stato pubblicato oltre 12 anni or sono, che ipotizzava esattamente le stesse cose su cui CRS4  e Nurnet stanno lavorando oggi, spingendosi anche oltre. 

L'articolo si intitolava come questo: "DIECIMILA TORRI: la civiltà nuragica come un social network" e venne pubblicato nel 2011 su  Cagliari Art Magazine (LINK)  una testata online diretta da Domenico Di Caterino. Purtroppo quel testo non è più disponibile sul  portale di Cagliari Art Magazine da oltre un anno, causa un attacco hacker con  conseguente perdita di dati. Ma sono certo che gli amici del gruppo di Nurnet abbiano avuto modo di leggerlo e trarne anche spunto per le loro ricerche. 

L'articolo originale è stato ripubblicato  in questo LINK  per dar modo a chi volesse approfondire di verificare quanto affermo. Si tratta di un pdf di una quindicina di pagine che contiene numerosi link ipertestuali nel testo (vedi nota).

 

NOTA: l'articolo originale, molto ampio e dettagliato, è ricco di teorie senza nessuna presunzione di carattere scientifico, storico o archeologico. Si trattava di un testo divulgativo estratto da un ebook, a cui ho personalmente contribuito, che venne creato allora all'interno di un  progetto multimediale, sperimentale e artistico. 

Però come vedrete le teorie citate in quel testo precedono di molti anni il progetto di creazione del Geoportale di NurNet da parte del CRS4. Quell'articolo venne allora pubblicato in #CreativeCommons (CC BY) quindi è normale che i suoi contenuti siano stati ripresi e rielaborati da molti altri più avanti. Ritengo però che almeno questa citazione sia dovuta. 

La tesi sostenuta dall'articolo del 2011, che sembrerebbe confermata appieno dall'attuale ricerca di Nurnet la rete dei nuraghi,  diceva in estrema sintesi questo:

..."possiamo ipotizzare che i nostri nuraghe siano un arcaico esempio di Small World Network  (LINK) ovvero una rete "piccolo-mondo” di comunicazione a sviluppo casuale (LINK). Il vasto e  complesso “network sociale” creato dai nostri antenati prevedeva di utilizzare le migliori tecnologie del loro tempo con la costruzione di torri di trasmissione secondo regole ben precise. Un Nuraghe doveva sorgere in un luogo con molte possibilità di "triangolazione visiva" con almeno altri 2 nuraghi vicini. Questo allo scopo di creare collegamenti ridondanti e intersecantisi fra loro per garantire uno scambio di comunicazioni in ogni condizione. Anche in caso di interruzione o scomparsa di uno o più rami di collegamento. Se ci pensate si tratta esattamente  della stessa logica infrastrutturale e paritetica dei nodi dell'attuale rete internet. 

Ogni nuraghe era quindi un nodo di accesso alla rete e un "punto di presenza" ovvero in pratica un  POP (LINK).  Alcuni particolari nuraghi, per la loro posizione, assumevano caratteristiche di quelli che si possono definire veri e propri HUB  per la concentrazione, ricezione e replica uno a molti delle trasmissioni  (LINK).  

Come nelle reti moderne P2P  il loro uso doveva essere per forza  ibrido e aveva scopi di scambio delle informazioni o controllo del territorio,  a fini militari, sociali, economici o religiosi. Per potersi scambiare delle informazioni attraverso una rete "molti a molti" di questo tipo, non era sufficiente un semplice codice morse. Doveva esistere una sorta di protocollo. In grado di riportare all'interno del messaggio, quale fosse il mittente e chi dovesse essere il destinatario. Un sistema appunto molto più vicino al codice di segnalazioni visive utilizzato da secoli in tutte le marine militari e civili. Quindi stiamo parlando di una rete di comunicazione della civiltà Nuragica  che anticiperebbe di oltre 3mila anni non solo l'attuale rete internet, ma anche il codice binario e la logica di scambio di informazioni delle moderne telecomunicazioni che utilizzano suite di  protocolli di comunicazione come il TCP-IP (LINK)"...