In Sardegna

Casa, la Regione amplia bonus prima abitazione nei piccoli Comuni, platea fino a 5mila abitanti

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CAGLIARI. La Regione Sardegna amplia la platea dei Comuni che potranno beneficiare dei contributi a fondo perduto per l’acquisto, la ristrutturazione e il recupero della prima casa, estendendo la misura ai centri fino a 5mila abitanti. La novità è contenuta nella delibera approvata dalla Giunta regionale su proposta dell’assessore dei Lavori pubblici Antonio Piu, che interviene su uno strumento già esistente dal 2022 e nato per contrastare lo spopolamento nei piccoli centri.

Il contributo resta pari al 50% della spesa sostenuta, fino a un massimo complessivo di 15mila euro per beneficiario e relativo nucleo familiare, con uno stanziamento di 15 milioni di euro per ciascuna annualità 2026, 2027 e 2028. “Si tratta di un ulteriore tassello nel disegno complessivo del diritto alla casa e all’abitare sostenibile", sottolinea Piu, "ma soprattutto è un contributo importante alle azioni di contrasto allo spopolamento. Allargare la possibilità di accedere a contributi per l’acquisto e la ristrutturazione della prima casa, aumenta anche la possibilità di restare nel proprio territorio perché restituire dignità all’abitare aumenta il senso di appartenenza alla propria comunità e incentiva il desiderio di costruire il proprio vivere nel luogo di origine”.

La misura non rappresenta un nuovo bonus, ma una rimodulazione di una disciplina già introdotta con la legge regionale 3 del 2022, che prevedeva già contributi fino al 50% della spesa e un tetto massimo di 15mila euro, inizialmente riservati ai Comuni sotto i 3mila abitanti. La principale novità riguarda dunque l’estensione ai Comuni fino a 5mila residenti, con un ampliamento significativo della platea dei territori coinvolti. Accanto a questo, la nuova disciplina introduce un sistema più rigido nella definizione delle graduatorie: almeno il 70% del punteggio complessivo dovrà derivare da criteri regionali obbligatori, tra cui trasferimento di residenza da altre regioni o dall’estero, nuclei familiari di nuova formazione, presenza di figli minori, dimensione del nucleo familiare ed età del richiedente, con priorità agli under 40.

Sul fronte della ripartizione delle risorse, il 30% sarà distribuito in parti uguali tra tutti i Comuni, mentre il restante 70% verrà assegnato in base alla capacità di utilizzo delle risorse nell’anno precedente. Un meccanismo che punta a premiare gli enti più efficienti, ma che potrebbe penalizzare proprio i Comuni più fragili sotto il profilo amministrativo, spesso coincidenti con quelli maggiormente colpiti dallo spopolamento. Il tetto massimo di 15mila euro rimane invariato rispetto al 2022