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CAGLIARI. Condividere un progetto di vita per un periodo definito, creare una nuova rete solidale, fare comunità per combattere la solitudine e riuscire ad uscire dalla povertà e dalla discriminazione. Questi sono alcuni degli obiettivi che si pone il progetto di “Housing First” del Comune di Cagliari che vede nella casa il primo nucleo da cui partire per ricostruire una vita. Come quella della famiglia che potrà ricongiungersi, in un appartamento tutto per loro, dopo aver vissuto la separazione in strutture diverse, o i due pazienti dimessi dalle strutture ospedaliere che condivideranno alloggio e gestione quotidiana, suddividendosi i compiti a seconda delle possibilità e inclinazioni.
Si parla del progetto “Interventi per l'inclusione sociale ed il contrasto alla povertà ed alla discriminazione”, finanziato con fondi Pon/poc Metro 2014-2020 e PNRR, grazie a cui sono stati recuperati 12 minialloggi, presentati questa mattina alla presenza del Sindaco, Massimo Zedda, dell'assessora alla Salute e Benessere Anna Puddu, del direttore generale della Asl di Cagliari Alessandro Coni e del dirigente dell'Ufficio interdistrettuale Uepe per la Sardegna, Guglielmo Sacco.
Gli immobili, di proprietà del Comune, sono stati così ristrutturati e destinati ad abitazione temporanea per persone in condizione di grave povertà e emarginazione sociale. Per loro è anche previsto dal progetto un percorso di presa in carico volto a migliorare le competenze personali e livello di autonomia.
I minialloggi, di cui 8 bivani e 4 monolocali, sono situati negli stabili di Via Verdi, Via Piave e Via Tiziano, quindi in centro città. Destinatari, in primis famiglie monogenitoriali e bigenitoriali in condizioni di disagio conclamato, o con figli con disabilità. Ma anche persone dimesse da strutture sociali e sanitarie, prive di un’abitazione adeguata nella quale trascorrere il periodo immediatamente successivo alle dimissioni. Per tutti loro è anche previsto un servizio professionale di presa in carico, all’interno della soluzione abitativa temporanea, in transizione verso una soluzione più stabile.
Un minialloggio è invece destinato a persone in stato detentivo con un residuo di pena inferiore a 18 mesi che, a causa della mancanza di una casa, non possono accedere alla detenzione domiciliare. Tali persone saranno individuate di concerto con i servizi competenti in materia di esecuzione penale esterna, che saranno responsabili della presa in carico.
In sintesi, per le famiglie, monogenitoriali e non, sono destinati 9 minialloggi per un numero di 24 persone, minori inclusi. Per le persone dimesse da strutture sanitarie, 2 minialloggi che potranno ospitare fino a 6 persone, per i detenuti è riservato un minialloggio per due persone.
Le persone, di volta in volta individuate, potranno beneficiare della soluzione abitativa per un periodo compreso tra i 6 e i 12 mesi, non rinnovabile, durante il quale saranno tenuti a rispettare il regolamento di convivenza per il corretto uso degli spazi abitativi, i doveri di manutenzione minima dell’alloggio e a pagare la quota di compartecipazione ai costi, compatibilmente con le disponibilità di ciascuno.
Durante la permanenza, i residenti verranno accompagnati e supportati nella ricerca di soluzioni abitative, nella crescita nell’autonomia e nello svincolo dalla condizione di grave marginalità.












