In Sardegna

Nell’Isola il terziario dà lavoro a 450mila persone, ma “i salari sono minimi”

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CAGLIARI.  Salari insufficienti, part-time involontario e mancati rinnovi dei contratti: sono alcune delle principali criticità che colpiscono il lavoro nel settore terziario in Sardegna, nonostante rappresenti la maggior parte dell’occupazione nell’isola.

Se n’è parlato questa mattina alla Fiera a Cagliari in occasione del 13esimo congresso regionale organizzato dalla UilTucs. In Sardegna il settore dei servizi impiega oltre 450mila lavoratori e lavoratrici, costituendo, quindi, il cuore dell’occupazione isolana. Ma nonostante questo rimangono ancora delle difficoltà. “La prima è rappresentata dal divario tra l’occupazione e la qualità. Ci sono ancora contratti precari, piccoli part-time che stanno sotto la soglia della povertà e si lavora sette giorni su sette a tutte le ore, anche nelle festività”, spiega il segretario regionale di UilTucs Cristiano Ardau.
“Un altro problema sono le gare d’appalto che sono sempre al massimo ribasso e a noi lavoratori comporta un maggior lavoro con una retribuzione molto bassa. Non sempre vengono riconosciuti gli impegni e le ore di straordinario dei dipendenti”, fa sapere Valentina Stara, pizzaiola della mensa universitaria a Cagliari.

Tra le criticità maggiori registrate nell’isola c’è anche quella del part-time involontario. “Parliamo di contratti da trenta o venti ore settimanali, ma nelle mense anche da quattordici ore settimanali. È una forma di lavoro ridotta che viene da esigenze aziendali, non per le richieste delle lavoratrici e dei lavoratori”, ha detto Ardau.

Per il segretario regionale di UilTucs Cristiano Ardau il congresso è un’occasione per rinnovare gli impegni presi verso il settore dei servizi anche in vista del prossimo mandato. “Sono state due giornate di proposte dove abbiamo denunciato con molta chiarezza quali sono le problematiche di questo settore per rilanciare tutta una serie di idee: rinnovi obbligatori dei contratti nazionali, salari realmente in linea con il costo della vita e la partecipazione attiva di tutti i lavoratori all’interno delle aziende”, conclude Ardau.