In Sardegna

"Fretta e segretezza insieme? È una truffa": un incontro pubblico a Cagliari

truffe-incontro-cagliari

 

CAGLIARI. Nel Salone Parrocchiale della Chiesa di San Sebastiano a Cagliari si è svolto un incontro pubblico molto partecipato dedicato alla prevenzione delle truffe digitali e dei raggiri quotidiani, promosso dall’Associazione Sicurezza Partecipata e Sviluppo insieme al Comitato di Quartiere e alla Biblioteca di Quartiere.

L’iniziativa ha visto la partecipazione di numerosi cittadini, anche provenienti da altri quartieri della città, a testimonianza del forte interesse per un tema di forte impatto sociale che riguarda la sicurezza quotidiana di tutti. 

A moderare l’incontro è stato Antonello Caria, vicepresidente dell’Associazione culturale “Sicurezza Partecipata e Sviluppo”, Vice Questore Aggiunto della Polizia di Stato in quiescenza. Dopo i saluti e i ringraziamenti a Don Roberto Ghiani per l’ospitalità e al Comitato di Quartiere, sono intervenuti come relatori della tavola rotonda il dott. Mariano Arca, magistrato a riposo, e la dott.ssa Francesca Murru e l’ing. Simone Cugia della Direzione Generale Innovazione e Sicurezza IT della Regione Autonoma della Sardegna.

Nel primo blocco del dibattito, Arca ha illustrato come si configura la truffa secondo il codice penale, soffermandosi sui concetti di artifici e raggiri e sugli elementi comuni a tutte le truffe, sia tradizionali che più moderne: urgenza, autorità, paura ed isolamento. Un messaggio chiave è stato più volte ribadito: “Quando ci sono fretta, paura e segretezza insieme, è una truffa". 

Ampio spazio è stato dedicato anche alle truffe cosiddette porta a porta, ricordando che nessuna forza dell’ordine chiede denaro, nessun tecnico entra senza appuntamento e nessun problema si risolve consegnando soldi o gioielli.

Simone Cugia ha guidato il pubblico alla scoperta dell’“infosfera”, la nuova dimensione digitale in cui viviamo ogni giorno, spiegando come oggi il truffatore possa entrare nelle case senza bussare, attraverso telefonate, messaggi, email e social network. Particolare attenzione è stata dedicata alle truffe online e alla protezione dei dati personali, con un messaggio netto e inequivocabile: chi chiede codici, password, OTP o dati personali sta sempre tentando una truffa, senza eccezioni.

Francesca Murru ha poi affrontato degli argomenti che spesso si sottovalutano ma che occorre conoscere bene per potersi difendere da ogni tentativo di truffa: come gestire con piccoli ma significativi gesti di protezione la paura, la confusione, la vergogna e l’isolamento della vittima. Chi subisce una truffa, ha spiegato la dott.ssa Murru, non deve sentirsi in colpa né isolarsi, perché la vergogna è l’alleata dei truffatori, non della sicurezza. Difendersi è possibile attraverso buone pratiche semplici ma efficaci: non avere fretta, non fornire dati, parlare sempre con qualcuno e, in caso di dubbio, chiedere aiuto ai propri familiari, in primis, o alle forze dell’ordine. “Meglio disturbare che essere truffati”, il messaggio forte lanciato ai presenti.

Murru ha anche valorizzato il ruolo della comunità e delle nuove figure dei facilitatori digitali. Figure di supporto queste recentemente istituite e attivate per facilitare l’alfabetizzazione digitale, oggi presenti e operativi presso le circoscrizioni di quartiere dei diversi Comuni della Città Metropolitana, a cui i cittadini possono rivolgersi in caso di dubbi o situazioni sospette.

Nel corso dell’incontro si è parlato anche di sicurezza consapevole e di umanesimo digitale, sottolineando come la tecnologia debba essere al servizio dell’uomo e non il contrario. E stata ribadita più volte la centralità del ruolo della comunità come rete di protezione e difesa: familiari, parrocchie, comitati di quartiere, circoscrizioni territoriali, istituzioni. L’incontro si è concluso con un partecipato dibattito con il pubblico e con un messaggio finale chiaro e condiviso: non si è soli, chiedere aiuto non è segno di debolezza ma di intelligenza, e la sicurezza nasce non solo dal saper usare bene la tecnologia ma anche e soprattutto dalle relazioni umane e familiari, dalla fiducia e dal senso di comunità.

Come ha spiegato a conclusione dei lavori il vice presidente dell’associazione culturale sicurezza partecipata e sviluppo l’’incontro di oggi rientra in un più ampio e articolato progetto itinerante di “educazione al digitale”, altrimenti chiamata anche “Igiene digitale”, che verrà portato avanti dall’associazione culturale sicurezza partecipata e sviluppo in favore delle comunità delle diverse circoscrizioni territoriali della città.