Cagliari, la donna sopravvissuta al tentato omicidio in palestra: "Penso a chi è morta per gesti folli, non sottovalutate mai certe stranezze"
CAGLIARI. "Se io fossi morta non lo avrei potuto fare, ma sono viva ed è importante che non stiamo zitte, che non stiamo sole, che non stiamo nella paura”. A parlare è la donna che domenica scorsa è sopravvissuta al tentato omicidio-suicidio che ha sconvolto Cagliari. Per tutelarla dopo l'evento traumatico che ha vissuto pochi giorni fa non pubblicheremo il suo nome. Era lei il bersaglio del cinquantaduenne, suo allievo, che per un rifiuto ha preso un fucile e le ha sparato contro. Poi si è tolto la vita.
La donna, insegnante nella palestra in cui è avvenuto il drammatico fatto, ci ha raccontato l'intera vicenda, dal momento in cui l'uomo ha iniziato a frequentare il suo corso fino alla tragica mattina di domenica.
Quando è iniziato tutto. "Lui frequentava le mie lezioni da dicembre e da subito lo vedo come una persona abbastanza strana. Ogni tanto faceva delle battute un po' fuori luogo anche nella comunicazione nel gruppo e avevo difficoltà a fargli capire che i messaggi che si inviano sulla chat riguardano solo le lezioni. Finché poi lui a metà giugno inizialmente mi manda un messaggio dicendomi che vorrebbe parlarmi, che durante la lezione non trova mai il modo per interagire e io pensando che si riferisse a qualcosa che avesse a che fare con le lezioni, gli dico: 'Se hai bisogno di parlarmi a fine lezione mi dici cosa mi devi dire'". Quando ci troviamo in quel momento mi dice: "Ti volevo invitare a fare un aperitivo", quindi casco un attimo dalle nuvole e dico 'No, guarda, assolutamente no'. Gli faccio presente che il nostro rapporto è semplicemente professionale, quindi non è gradito un tentativo di approccio differente".
Lo spettacolo e le minacce. "Dopo avviene un episodio legato allo spettacolo di fine anno. Per ballarlo chiedo chiaramente di confermarmi la partecipazione entro fine maggio. Lui non mi dà nessuna conferma, per cui automaticamente chi non mi dà la conferma per me non partecipa. Poi mi dice: 'Ah no, però vorrei partecipare'. Ma non mi fa più sapere nulla. Finché il giorno prima dello spettacolo mi dice 'Ah, ho deciso di partecipare, gli ho detto 'Guarda, non si può'. E là comincia a dare segnali evidenti di un'incapacità proprio a gestire un rifiuto, un confine. E quindi comincia a mandarmi degli audio molto aggressivi, anche minatori dicendomi 'Io mi presenterò lo stesso'. Là dico, no, aspetta, questa persona non la voglio tenere alle lezioni. Nei giorni seguenti a mandarmi dei messaggi di scuse, oscillava tra questa aggressività e poi questa esagerazione nel non rispettare sempre un limite". Io gli ho detto 'Guarda non c'è niente di cui farsi perdonare, semplicemente bisogna avere rispetto per le persone e in particolare in questo caso per il ruolo di un'insegnante per il lavoro. Quindi annullo anche la tua iscrizione a qualsiasi mia lezione".
L'uomo, stando a quanto raccontato dalla donna, si era presentato in palestra anche il giorno prima della tragedia, sabato mattina. Non avendola però trovata, se n'era andato.
Il giorno della tragedia. "Mi parcheggio e me lo trovo davanti. Mi stava proprio aspettando in macchina. Quindi sento lo sportello che si chiude e lui che mi viene incontro quasi fermandomi nel mio tragitto. Mi sono spaventata tanto. Gli dico 'tu non dovresti stare qua'. E lui con il borsone da flamenco, in modo molto scontroso molto prepotente mi dice: 'No, no, io invece qua ci sto perché io faccio la lezione'. 'Io sono stata abbastanza chiara, voglio che tu accetti questa decisione e che te ne vada', gli ripeto. Lui continua a insistere, io mi sposto e chiamo la proprietaria della palestra. Arriva a quel punto anche una delle partecipanti al corso. Quindi mi faccio coraggio, saliamo su insieme. Ma sale anche lui. E lo sento che parla al telefono di me dando proprio informazioni mie. A un certo punto sento bussare fortissimo alla porta. Apro e lui agitatissimo dice 'Ti devo dire due cose. Adeso prendi i soldi e mi fai partecipare al corso'. Gli dico, 'Senti, facciamo una cosa. Fermati un momento. Non stai bene, è evidente che tu non stia bene, ti chiedo, per favore, in questo momento, di andare via'. Quindi finalmente fa per andarsene e dice 'Ma ci sarà vendetta'. In quel momento quando comincia con con queste minacce io chiedo a una delle ragazze che partecipa al corso di filmare tutto. Lui continua e mi minaccia 'Adesso vedrai vado a prendere una cosa dalla macchina e torno, te lo faccio vedere io. Visto che vuoi che le cose siano come dici tu, visto che fai molto la prepotente, adesso te lo faccio vedere io'".
Gli spari. "Sia io che l'altra ragazza lo accompagniamo fuori, un po' anche per la paura di rimanere là da sole. Lui apre la il cofano della macchina, mette a posto il borsone, fa per andarsene. Poi esce di nuovo dalla macchina, si avvicina dalla ragazza che sta filmando con fare anche abbastanza aggressivo e le dice "Puoi smettere di filmare?"Quindi io mi metto in mezzo e gli dico 'Non ti avvicinare, allontanati, non ti permettere'. A un certo punto torna al cofano e prende questo materassino e poi lo rimette a posto. Io penso avrà un coltello? Subito dopo vedo un fucile, è stata una frazione di secondi. Come vediamo il fucile io mi ricordo solo che nel panico abbiamo corso e per miracolo siamo vive".
Il video è stato consegnato alla polizia ed è stato fondamentale per ricostruire quei drammatici momenti.
"Nelle immagini si vede proprio che lui punta il fucile verso di me e spara e tra l'altro la polizia ha detto che avrebbe potuto caricarlo di pallottole che chiaramente feriscono ma che non sono letali. Lui invece l'ha caricata con una pallottola letale. Questo colpo è esploso ancora prima che noi potessimo entrare dentro la palestra mentre correvamo, mi vengono ancora i brividi a raccontarlo perché è stato proprio per miracolo che che mi sono salvata, che ci siamo salvate. La pallottola ha colpito la cornice della porta e poi ha rimbalzato dentro la scuola".
L'appello. "Questa storia, nonostante lo choc, è finita con la sua morte e con la nostra vita", dice la donna, "Ma ci porteremo gli strascichi di questa esperienza orribile e spaventosa, e penso a tutte quelle donne che sono morte per gesti folli, per una mancanza di educazione, di rispetto, delle basi per la gestione delle emozioni. Io sento che noi donne in realtà abbiamo consapevolezza di tutto quello che sta succedendo, ma quello che manca è una consapevolezza da parte di chi governa e di chi prende le decisioni. Alle donne dico: non sottovalutate mai certe stranezze, certe esplosioni di rabbia".