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Addio a Gustavo Giagnoni, molto più di un "allenatore col colbacco"

Gustavo-Giagnoni

OLBIA. Per tutti era "l'allenatore col colbacco". Gliel'aveva regalato un tifoso del Mantova che li importava dalla Lapponia e lui se l'era messo in testa in un giorno freddo sulla panchina del Torino. Ma Gustavo Giagnoni, che si è spento ieri a 85 anni, è stato molto più di un "allenatore col colbacco". Ottavo di tredici figli, nato a Olbia nel 1933, Giagnoni muove i primi passi calcistici nel campetto dell'oratorio di Tempio, dove lo porta il nonno, campanaro della chiesa vicina, convinto forse di favorirgli la carriera religiosa. Ma la tonaca non fa per il giovanissimo Gustavo, che con la palla ci sa fare e debutta, era il 1954, con la squadra della sua città: l'Olbia. Difensore roccioso e insuperabile, convince anche in "continente". Prima il salto alla Reggiana poi la consacrazione al Mantova, con una cavalcata dalla quarta serie alla A, con la fascia di capitano al braccio e gli storici duelli con i migliori campioni del calcio italiano. Sempre con il Mantova l'esordio sulla panchina (1969/71) poi la grande avventura granata (dal '71 al '74) con lo scudetto sfumato e la lite con Causio e ancora Milan, Bologna, Roma fino ad arrivare alla squadra della sua regione, il Cagliari, nel campionato 1982/83 e nel 1986/87, in serie B, subentrando a Renzo Ulivieri e centrando la salvezza. Poi gli ultimi acuti, come allenatore della Cremonese e il ritorno al "suo" Mantova nel 1992/93 per chiudere una splendida carriera. 

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