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El Niño non torna, resiste La Niña: ecco perché l'estate 2018 non sarà caldissima

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CAGLIARI. L’evoluzione della stagione estiva sul bacino del Mediterraneo è spesso controllata da un'oscillazione climatica che avviene a migliaia di chilometri di distanza, per tale motivo chiamata teleconnessione. Oggi parleremo dell’Enso, un fenomeno climatico che interessa il Pacifico meridionale e che gli amanti della meteorologia probabilmente già conosceranno. Osservato inizialmente nella prima metà del XX secolo da G. Walker, che annotò periodiche oscillazioni della pressione a livello del mare in un ampia fascia che va dall’Australia al sud America, è ora monitorato costantemente dai meteorologia per via delle forti ripercussioni che, a seconda delle sue fasi, può avere anche in aree estremamente lontane da quella pacifica. 
La fase calda, chiamata El Niño, è caratterizzata da un riscaldamento delle acque del Pacifico orientale, per intenderci a largo delle coste del Perù e dell’Ecuador dove di conseguenza si registrano precipitazioni spesso torrenziali, e un contemporaneo raffreddamento di quelle del Pacifico occidentale, in un’ampia fascia che comprende Indonesia e Australia, dove invece le condizioni meteorologiche rimangono stabili per la presenza di strutture anticicloniche. Episodi di El Niño, specialmente di elevata magnitudine, sono solitamente accompagnati da piogge superiori alla norma sugli stati uniti meridionali, il nord del Messico, Brasile meridionale, Argentina, corno d’Africa e un vasto settore che va dal Mar Caspio alla Mongolia. Siccità si verificano o sono estremamente probabili in centro America, Venezuela, nord Brasile, Colombia, Sud Africa, Indonesia, Australia e Africa sub sahariana. Le piogge monsoniche, vitali per l’India, tendono ad indebolirsi fino a scomparire mentre cresce l’attività delle tempeste tropicali in formazione sul Pacifico.

Gli effetti si fanno sentire anche sul Mediterraneo, specialmente nella stagione estiva che risulta statisticamente più calda con notevoli anomalie termiche sia atmosferiche che marine.  E in effetti, analizzando a ritroso l’andamento dell’indice ONI che meglio descrive queste oscillazioni termiche del Pacifico meridionale, si evince chiaramente una corrispondenza tra episodi di El Niño e ondate di calore/estati più calde. Si ricordano a tal riguardo le estati eccezionalmente calde del 1983, 1988, 1994, 1998, 2003 e il lungo triennio che va dal 2015 al 2017. 
Quest’estate però, come si evince dalla cartina che riporta le anomalie di temperatura sulle superfici oceaniche (aree in blu superfici oceaniche più fredde della norma, aree in rosso superfici oceaniche più calde della norma) siamo in presenza della fase opposta, La Niña (cominciata per la verità sul finire dello scorso anno), che invece è caratterizzata da acque pacifiche più fredde a largo delle coste occidentali del Sud America, dove le precipitazioni risultano scarse ma la pescosità dei mari particolarmente elevata (situazione climatica amata dai pescatori peruviani) e più calde ad ovest, tra Indonesia e Australia dove le precipitazioni risultano più abbondanti. La presenza di questo fenomeno darà sicuramente meno linfa alle fasce anticicloniche sub tropicali, compresa quella di nostra interesse che va dalle Azzorre all’alta pressione nord africana con ondate di caldo che potrebbero quindi risultare meno prolungate e meno intense rispetto a quelle vissute negli scorsi anni. La stagione estiva, che al momento stenta ancora a decollare (atteso, nelle prossime ore, un nuovo peggioramento meteo), potrebbe trascorrere senza particolari eccessi termici e occasionalmente intervallata da break freschi nord atlantici. Linea di tendenza che noi seguiremo nei dettagli giorno per giorno.

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