In Sardegna

"Decreto sicurezza? Porta insicurezza": 10 consiglieri di Cagliari contro Salvini

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CAGLIARI. "Siamo fortemente preoccupati dello stato di insicurezza nel territorio che seguirà all'approvazione del decreto legge del Ministro Salvini. La sua sicurezza è insicurezza scaricata sui cittadini e sui lavoratori, sui sindaci e sui bilanci comunali". Sono di dieci consiglieri cagliaritani le firme contro il provvedimento voluto da leader del Carroccio: Matteo Massa (Campo Progressista Sardegna), Filippo Petrucci (Rossomori), Roberto Tramaloni (Partito dei Sardi), Rosanna Mura (Partito Democratico), Marco Benucci (Articolo 1 – Movimento Democratico e Progressista), Benedetta Iannelli (Partito Democratico), Matteo Lecis Cocco Ortu (Partito Democratico), Davide Carta (Partito Democratico), Anna Puddu (Campo Progressista Sardegna), Alessio Alias (Campo Progressista Sardegna). 

"L'obiettivo di smantellare la rete dei centri di accoglienza del Sistema Protezione Richiedenti Asilo e Rifugiati, dei percorsi di integrazione reale ed efficace con modelli di gestione sostenibili per le comunità locali", spiegano, "porterà ad aumentare nelle città la presenza di persone in condizione di estremo disagio. Secondo la commissione Immigrazione e politiche per l'integrazione dell'Associazione Nazionale dei Comuni Italiani il decreto produrrà oltre 280 milioni di euro di costi annui che ricadranno sui servizi sociali e sanitari dei comuni, e l'aumento di 50 mila persone nel 2019 tra coloro che si troveranno in stato di irregolarità. Superare la fase emergenziale e i Centri di Accoglienza Straordinaria (Cas) e potenziare gli Sprar per una piccola accoglienza diffusa nel territorio, l'esatto contrario di quanto contiene il decreto legge del ministro, è la strategia corretta per garantire la sicurezza alle nostre comunità locali nel rispetto dei diritti umani e senza scaricare ogni responsabilità alle amministrazioni comunali. Molti Sprar, ad esempio quello del Marghine che ospita oggi circa 10 migranti sugli 81 posti disponibili, attendevano una semplificazione per poter svolgere meglio l'attività di integrazione degli ospiti nel tessuto locale ai fini della creazione di una condizione di sicurezza e sviluppo territoriale, non il depotenziamento contenuto del decreto, che crea incertezza e disagio. Oltre il 70% delle persone uscite dagli SPRAR ha terminato il percorso di accoglienza avendo gli strumenti per una propria autonomia, anche grazie alla professionalità dei circa 30 mila lavoratori che vi operano in tutta Italia (circa 1200 in Sardegna). Siamo con l'Anci in questa battaglia".
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