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Cagliari, dopo mezzo secolo chiude Volponi Legnami: "Tutti capiscano ciò che sta accadendo"

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CAGLIARI. In via dell'Agricoltura c'è un'attività che non c'è più. Soffocata dopo cinquant'anni di vita e tre generazioni a guidarla: Volponi Legnami, un pezzo di storia del commercio cagliaritano. Fondata da Armando negli anni Sessanta, ereditata da Giampiero e poi, fino alla fine, da  Barbara e Davide. La fine, appunto. Quella che viene decretata con un manifesto appeso fuori dal cancello ormai chiuso. Una riflessione lucida e amara della commerciante Barbara Volponi, sul sistema. Perché tante aziende storiche chiudono, e "non basta essere consulenti, venditori, creativi, flessibili, competenti, competitivi, economici, pazienti, coraggiosi, visionari…"

Noi chiudiamo. Chiudiamo perché è il mercato che ce lo impone. Perché il mercato ci dice che strutture come la nostra non hanno più senso. E perché, pur sforzandoci da oltre vent’anni di fare gli imprenditori, e quindi essere sempre, contemporaneamente…consulenti, venditori, creativi, flessibili, competenti, competitivi, economici, pazienti, coraggiosi, visionari…adesso anche tutto questo non basta più. E non siamo soli, tante aziende storiche chiudono, troppe, tanti perdono il lavoro, troppi.

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Quello che mi interessa è che tutti capiscano quello che sta realmente accadendo, che si legga la realtà che tutti viviamo senza infingimenti. 

Albert Einstein ha scritto “La crisi è la più grande benedizione per le persone e le nazioni, perché la crisi porta progressi.…E’ nella crisi che sorge l’inventiva, le scoperte e le grandi strategie…Chi attribuisce alla crisi i suoi fallimenti e difficoltà, violenta il suo stesso talento e dà più valore ai problemi che alle soluzioni…Parlare di crisi significa incrementarla, e tacere nella crisi è esaltare il conformismo…Finiamola una volta per tutte con l’unica crisi pericolosa, che è la tragedia di non voler lottare per superarla”. 

In realtà da anni siamo spettatori di una crisi mondiale, che cancella il mondo che era, dopo averlo consumato, ma non sa dare la spinta giusta per crearne uno nuovo, negando che un sistema di conoscenze, competenze, rapporti abbia mai avuto una qualche rilevanza. Dov’è l’evoluzione? Davvero tutto il bagaglio di esperienze, abilità, tutto l’enorme valore, oltreché umano, deve andare disperso? Davvero non ne abbiamo più bisogno? Le difficoltà del commercio tradizionale sono generalizzate, sono strutturali. Edicole, librerie indipendenti, salumerie, piccoli alimentari, macellerie, calzolai, erboristerie, pescherie, artigiani. L’emorragia di attività di vicinato è inarrestabile. I nostri nemici, quelli con cui abbiamo per anni vissuto, fianco a fianco, hanno nomi e cognomi: crollo del potere d’acquisto, calo dei consumi, crescita del commercio online e concorrenza spietata delle grandi catene. I progetti di resistenza e di rilancio oggi più di ieri necessitano di rilevanti risorse economiche.

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La nostra storia di famiglia di commercianti ha resistito oltre 50 anni, anche grazie al capitale, ma oggi è finito anche quello. Il cosiddetto “fieno in cascina”, che durante la loro vita nostro nonno e nostro padre son riusciti a mettere da parte, è stato consumato e non basteranno altre molte vite per ricostituirlo.

Un ultimo pensiero va al cambiamento che se da una parte colpisce le aziende, subito si riflette, modificando sotto i nostri occhi, il tessuto urbano. Se le botteghe artigiane spariscono e i centri storici si svuotano, impoverendosi, sono le periferie ad ospitare le moderne e imponenti cattedrali del commercio. Ma difficilmente si tornerà alla vivibilità di una volta. E ora chi a Cagliari cercherà legno dovrà spostarsi. Prima di noi a chiudere son stati altri con importanti strutture o storie lunghe più di 150 anni.

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Non ho pensato di scrivere per piangermi addosso. Ma perché la Volponi legnami è stata parte di questa città e di questa regione per 50 anni, ed ora che esce, non ha voglia di chiudere silenziosamente la porta, ma la vuole proprio sbattere. Perché tutti se ne accorgano e se lo ricordino quando fanno i loro acquisti, quando si lamentano di una diminuita qualità, di un mancato consiglio, di un servizio che langue. Continuare così sarebbe “portà l’acqua co l’orecchie” direbbe mio nonno. Noi ci fermiamo. E vogliamo con queste argomentazioni invitare tutti a fermarsi, un attimo, a distanza, fare magari un passo indietro, per osservare dove davvero stiamo andando”.

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