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Di Maio chiude con la Lega e apre al Pd: "Ma al voto se non c'è accordo"

ROMA. “Abbiamo provato per cinquanta giorni in tutti i modi a coinvolgere la Lega, ma Salvini ha deciso di condannarsi all'irrilevanza nel rispetto dell'alleato. Dopo il fallimento del mandato della Casellati il governo con il centrodestra non è più un'ipotesi percorribile: per me qualsiasi discorso con la Lega si chiude qui. Abbiamo apprezzato le parole del segretario del Pd Maurizio Martina. Sui temi noi ci siamo e ci saremo, senza rinunciare ai nostri valori e alle nostre battaglie storiche, fermo restando che qualsiasi contratto di governo dovrà prima essere ratificato dai nostri iscritti sulla piattaforma Rousseau".

Intervista a Claudio Agrelli (YouTrend)

"Pd e Lega sono e restano alternativi: è un segno di rispetto nei confronti dei nostri elettori e degli elettori degli altri partiti. E tuttavia è chiaro che nessuno può fare un governo da solo. Se riusciremo a mettere al centro i temi e l'interesse nazionale, noi ci saremo. Chiedo pertanto al Partito democratico di venire al nostro tavolo, ma solo dopo che al loro interno ci sarà stato un confronto interno per capire se esistono i presupposti di un accordo: ci facciano prima sapere quando sono disponibili, poi scriveremo insieme il contratto". "Sottolineo che non siamo disponibili a dare la fiducia a governi di scopo, del presidente, tecnici e via di questo passo. Se dovesse fallire anche questo tentativo, per noi si deve tornare al voto. Con 338 parlamentari non esiste l'opposizione: o andiamo al governo o torniamo al voto".

Il Movimento cinque stelle raccoglie la mano tesa dal Pd al termine dell’incontro di oggi pomeriggio a Montecitorio che chiude il rapido giro di consultazioni voluto dal presidente della Camera Roberto Fico dopo l’incarico esplorativo affidatogli ieri da Mattarella. Archiviata la breve tregua del 25 aprile, giovedì i parlamentari Cinque stelle si riuniranno alle 19,30 a Montecitorio per esaminare il quadro politico in vista della possibile chiusura dell’accordo di governo.

Le dichiarazioni del leader M5S Luigi Di Maio

Prima della delegazione pentastellata nella Saletta del Presidente di Montecitorio era entrata la delegazione del Partito democratico guidata da Maurizio Martina. Dopo circa un’ora di colloquio con il presidente della Camera, il reggente Maurizio Martina si era presentato ai microfoni della Sala della Lupa annunciando l’apertura di credito al Movimento: "Siamo disponibili a valutare il fatto nuovo pronunciato dal M5S poche ore fa, cioè la fine di qualsiasi tentativo di un accordo fra Cinque stelle, Lega e centrodestra. Se questo fatto nuovo verrà confermato solennemente e si dichiarerà la chiusura di quella trattativa, la direzione nazionale e il gruppo dirigente del Partito democratico sono pronti a valutare e approfondire questo percorso con spirito di leale collaborazione”.

E proprio a tal proposito, secondo prime indiscrezioni, dopo il rinvio di sabato scorso la direzione dem potrebbe essere convocata già lunedì prossimo. Data tuttavia la concomitanza con il ponte del Primo maggio, la possibilità che il redde rationem tra i pasdaran renziani - fermi sull'Aventino - e la frangia sempre più corposa dei governisti slitti ancora una volta è tutt'altro che un’ipotesi remota.

Le dichiarazioni del segretario Pd Maurizio Martina

Nel mezzo il voto di domenica in Friuli che dovrebbe regalare il bis a un centrodestra già vittorioso in Molise e furente di fronte allo scenario di un accordo Cinque stelle-Pd: "Non esiste un Governo senza centrodestra", ha tuonato stamattina a Montecitorio Matteo Salvini. A fargli da sponda nel pomeriggio il deputato di Forza Italia Francesco Paolo Sisto: "Il governo di chi è arrivato secondo e terzo non rispecchia il voto degli elettori e nemmeno la logica – commenta il parlamentare azzurro ai microfoni di Sky Tg24 - grillini e dem si sono scambiati insulti per anni, tra loro ci sono distanze siderali. È come mettere insieme guelfi e ghibellini".

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