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Governo, Fico avvia le consultazioni: le incognite di un'alleanza M5S-Pd

ROMA. "Un governo al 90'? Si può fare, il Napoli insegna". Eppure per Roberto Fico espugnare il Nazareno non sarà così semplice come per Insigne e compagni violare l'Allianz Stadium juventino. Il presidente della Camera ha ricevuto ieri pomeriggio dal capo dello Stato l'incarico di sondare entro giovedì l'ipotesi di una convergenza tra Movimento cinque stelle e Partito democratico in vista della nascita del nuovo esecutivo. Ma, al di là delle barricate già innalzate da un lato dai dem di stretta osservanza renziana e dall'altro dalla base ortodossa pentastellata, riuscirebbe un governo M5S-Pd a sopravvivere alle quotidiane turbolenze della vita parlamentare?

 

Alla Camera, dove la maggioranza richiesta è di 316 deputati, l'alleanza tra le due forze politiche garantirebbe 333 voti. Un eventuale "soccorso rosso" da parte di Liberi e Uguali porterebbe i seggi a 347. A Palazzo Madama la situazione sarebbe ancor più drammatica: l'accoppiata M5S-Pd si fermerebbe sulla soglia della maggioranza richiesta, 161. Anche qui il contributo di LeU non costituirebbe una valida scialuppa di salvataggio, portando il bottino dei seggi a quota 165.

Oggi pomeriggio intanto, a 51 giorni dal voto, Fico darà il via al quinto giro di consultazioni, che potrebbero anche essere le uniche considerata la festività di domani, 25 aprile: ad aprire le danze nel Salottino del Presidente di Montecitorio alle 14,30 la delegazione del Partito democratico, seguita alle 18 da quella dei Cinque stelle. Per il novello Koulibaly l'impresa si preannuncia decisamente in salita.

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