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Capigruppo, Forza Italia sceglie il tandem Bernini-Gelmini e il Pd Marcucci-Delrio

ROMA. Torna la pace in casa Pd e Forza Italia. L’occasione per ricompattare le fila dei partiti usciti con le ossa rotte dalle urne del 4 marzo e da quelle di Camera e Senato è arrivata oggi pomeriggio con la nomina dei nuovi capigruppo a Montecitorio e Palazzo Madama. Se il clima disteso che si respira nei quartier generali di M5S e Lega ha permesso già nei giorni scorsi di arrivare senza affanni alla individuazione di Giulia Grillo e Danilo Toninelli da un lato e Giancarlo Giorgetti e Gianmarco Centinaio dall'altro, più spinosa era la questione per il Partito Democratico e Forza Italia.

I dem, impegnati a leccarsi le ferite davanti ai caminetti, scongiurano la notte dei lunghi coltelli tra sostenitori e detrattori dell’ex segretario Matteo Renzi eleggendo alla Camera il moderato Graziano Delrio e al Senato il pasdaran Andrea Marcucci. Inascoltato è rimasto dunque l’appello lanciato dal ministro dell’Istruzione uscente Valeria Fedeli che in mattinata aveva sollecitato il partito a scegliere una donna come capogruppo di una delle due Camere.

Rivoluzione preannunciata in Forza Italia, con la sostituzione di Renato Brunetta e Paolo Romani – l’uno finito nel mirino dei malpancisti azzurri a Montecitorio, l’altro bruciato nella corsa allo scranno più alto di Palazzo Madama – con Maria Stella Gelmini e Anna Maria Bernini.

@mariastellagelminiofficial è il nuovo capogruppo di Forza Italia alla Camera. Laureata in Giurisprudenza, avvocato e madre di Emma. Nel 1998, per Forza Italia, è stata eletta al Comune di Desenzano del Garda. Dal 2002 assessore al Territorio della Provincia di Brescia e dal 2004 all’Agricoltura. Nel 2005 è diventata Consigliere regionale della Lombardia e Coordinatrice regionale di Forza Italia. Deputato dal 2006, è stata ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca nel Governo Berlusconi IV e vice capogruppo vicario del movimento Forza Italia alla Camera dei Deputati nella XVII Legislatura. Dal 2013 è coordinatrice lombarda di Forza Italia. A ottobre 2015 è stata eletta Presidente della Comunità del Garda e nel giugno 2016 Consigliere Comunale di Milano.

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Prosegue intanto il confronto tra i partiti in vista dell’avvio delle consultazioni per la formazione del nuovo governo. Se ieri Matteo Salvini gettava acqua sul fuoco dichiarando ai microfoni di Tele Lombardia “Io sono pronto per fare il premier ma non dico ‘O Salvini o morte’”, oggi a rianimare il dibattito ci ha pensato il pentastellato Alfonso Bonafede: “ A queste elezioni i cittadini hanno partecipato con entusiasmo e quindi va data una risposta - dichiara il deputato M5S indicato come ministro della Giustizia in un eventuale governo a trazione Cinque stelle - e questa risposta, secondo noi, non può prescindere dalla presenza di Luigi Di Maio come candidato premier”.

 

Parole non gradite in casa Forza Italia, dove la soluzione ottimale continua a essere quella – ribadita questa mattina dalla deputata azzurra Renata Polverini – di “un esecutivo di centrodestra con Matteo Salvini premier, supportato da coloro i quali credono che siano urgenti riforme per le famiglie, i giovani, le imprese”. A frenare gliardori di Bonafede con il governatore ligure Giovanni Toti: “Dire 'o Di Maio premier o niente' mi sembra un modo un po' draconiano di porre la questione – commenta Toti - Se partiamo dai programmi credo sia piu' facile trovare delle soluzioni possibili in Parlamento”.

In serata la replica del leader della Lega: "Non puoi andare al governo dicendo 'o io o niente' altrimenti che discussione è? - commenta Salvini a Porta a Porta - Se Di Maio dice 'o io o nessuno' sbaglia, perché a oggi è 'nessuno'".

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