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Crisi Alitalia, dal governo 600 milioni di prestito ponte. E Calenda ribadisce: "No alla nazionalizzazione"

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ROMA. Prestito ponte da 600 milioni di euro e tre commissari. Accolta la richiesta del cda di Alitalia, il Ministero dello Sviluppo economico vara le misure di gestione straordinaria già annunciate all’indomani del referendum tra i dipendenti della ex compagnia di bandiera. Saranno Luigi Gubitosi, Enrico Laghi e Stefano Paleari i tre amministratori straordinari incaricati di presentare entro 180 giorni un piano di risanamento della compagnia. In questo intervallo, per garantire che Alitalia continui a svolgere regolarmente la propria attività, l’esecutivo ha stanziato un prestito ponte da 600 milioni di euro.

L’obiettivo del governo è chiaro: no alla vendita “spezzatino” del vettore. “Per noi sarà prioritario l’acquisto dell’azienda intera”, ha dichiarato il ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda, che ha anche sgombrato il campo da qualsiasi ipotesi di nazionalizzazione della compagnia aerea: “Il governo ha escluso la nazionalizzazione di Alitalia e credo che i cittadini, che hanno pagato 7,5 miliardi più questo prestito ponte, quindi 8 miliardi” per Alitalia “sono molto attenti a come vengono usati i loro soldi e dobbiamo essere noi molto attenti a come vengono usati”. Tocca ora ai tre commissari provare a riportare ordine nei conti della società per rendere la compagnia appetibile a potenziali investitori e scongiurare l’ipotesi di liquidazione. 

 

 

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