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La manovra incassa la fiducia nel cuore della notte:167 sì, 78 no e 3 astenuti

Manovra-senato

ROMA. Il via libera alla Manovra del governo legastellato è arrivata alle 2,30 del mattino di domenica 23 dicembre, dopo un lungo sabato fatto di tensioni e attese per il maxi emendamento della commissione: il Senato ha confermato la fiducia al governo con 167 voti favorevoli, 78 contrari. Gli astenuti sono stati 3: tra loro l'ex presidente del consiglio e senatore a vita Mario Monti e il pentastellato ribelle Gregorio de Falco che ha deciso di non salire a bordo.  Il Pd, nel corso delle dichiarazioni di voto, aveva annunciato un ricorso alla Corte Costituzionale. Il testo approvato al Senato torna alla Camera per la terza lettura: la data prevista è quella del 28 dicembre. 

Nella versione finale del provvedimento sono confermate alcune delle misure principali ma arrivano anche delle novità. A partire dalla sforbiciata al fondo per gli investimenti che passa dai 9 miliardi in tre anni inizialmente previsti a 3,6 miliardi. Per il 2019 il fondo scende a 740 milioni di euro (contro i 2.750 precedenti), nel 2020 a 1.260 milioni (da 3.000 milioni) e nel 2021 a 1.600 (da 3.300). Il governo assicura però che non ci sarà alcun "taglio agli investimenti".

Confermato il blocco delle assunzioni fino al 15 novembre 2019 per la Presidenza del Consiglio, i ministeri, gli enti pubblici non economici e le agenzie fiscali, mentre per le università è posticipato al primo dicembre, con l'eccezione dei ricercatori a contratto che potranno essere assunti come professori nel corso del 2019.

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