In Sardegna

Braccio di ferro politico sul Brotzu, l'ospedale resta senza guida

Brotzu

CAGLIARI. Il più importante ospedale della Sardegna è senza guida. Al vertice del Brotzu non c'è un manager né un commissario. Il primo aprile erano diventate valide le dimissioni di Graziella Pintus, ora non c'è più nemmeno Vinicio Atzeni. Chi sarà il nuovo manager? Non si sa, il ruolo è conteso. Come per le poltrone della Giunta, il presidente della Regione Christian Solinas -che ha potere di nomina - tiene tutti sulla corda fino all'ultimo. Perché il tassello del Brotzu rientra nel più grande puzzle degli equilibri della spartizione politica dei posti di governo e sottogoverno. Tra i quali rientrano, a pieno titolo, anche i capi di gabinetto degli assessorati: è notizia di due giorni fa la nomina del sardista Efisio Arbau al fianco dell'assessore all'Agricoltura Gabriella Murgia. C'è chi è pronto a scommettere che il primo avrà più voce in capitolo della seconda, con il beneplacito di Coldiretti. Il Broztu, invece, piace a Udc (leggasi Giorgio Oppi) e Riformatori. Il nome in quota al primo partito per la poltrona di manager è quello di Giorgio Steri, ex vertice del sevizio di Igiene pubblica della Assl di Cagliari. I Riformatori, che a Cagliari controllano già l'Azienda ospedaliero-universitaria, invece avrebbero pronto il nome di Franco Meloni, che del Brotzu è stato un dei padri. Resta, però, l'incomodo Lega pigliatutto. Le trattative sono in corso, perché il Broztu equivale a un assessorato regionale di peso. E, sul lato dei servizi, è una struttura fondamentale: l'azienda gestisce anche il Microcitemico e il Businco. 

Ma dall'opposizione arrivano le punture di spillo. Con un comunicato dei Progressisti di Sardegna, che chiedono a Solinas tempi brevi. "Oggi l’ospedale più importante della Sardegna è, sostanzialmente, in autogestione perché oltre a quello di Dg, risultano scoperti anche i ruoli di Direttore sanitario e amministrativo", spiegano dal gruppo del quale fanno parte Francesco Agus e Massimo Zedda, "Ciascun reparto lavora in autonomia e nella più totale incertezza, visto che in assenza delle tre figure di vertice nessuno ha il potere di adottare deliberazioni. 

 
L’ospedale San Michele, l’oncologico Businco, il Microcitemico Cao sono tre presidi fondamentali per la salute dei sardi. È inconcepibile che all’interno di strutture che gestiscono prevalentemente casi acuti non ci sia chi è titolato a prendere decisioni di fronte alle emergenze. Questo espone l’azienda e i pazienti a gravissimi problemi che devono necessariamente essere superati nelle prossime ore. Bisognerebbe fare presto e fare bene. Temiamo invece che l’intenzione sia quella di applicare l’ormai famigerato “metodo Solinas” utilizzato per la composizione della Giunta regionale. Metodo che prevede, è dimostrato, tempi biblici e criteri di mera spartizione politica. Metodo che se applicato in sanità non potrà che portare a disastri, sopratutto in presenza di problemi che necessitano di risposte urgenti, come lo è la carenza di chirurghi in grado di dare continuità alle attività legate ai trapianti e l’esigenza di intervenire subito con nuovi concorsi che garantiscano il ricambio. Sconsigliamo vivamente alla Giunta", è la conclusione, "di applicare criteri lottizzatori da manuale “Cencelli” alle nomine nelle Asl perché incompatibili con le norme di legge e lontane anni luce dai desideri di operatori e pazienti".
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