ROMA. "Negli ultimi due mesi abbiamo dato tutto per formare un governo mettendo al centro un modello di contratto alla tedesca e proponendo temi concreti sia alla Lega che al Partito democratico. Con i primi ci abbiamo provato invano per cinquanta giorni. La seconda interlocuzione con il Pd ci è costata molto di più perché molte erano le criticità. Anche qui la strada è stata sbarrata da un'intervista tv nel bel mezzo delle trattative. Assodate queste due impossibilità abbiamo capito che le due forze politiche che hanno perso le elezioni si stavano mettendo d'accordo per non fare andare il M5S al governo".

Oggi siamo in una nuova fase: sono disponibile a scegliere con Matteo Salvini un presidente del Consiglio terzo che formi un governo con un mandato ben preciso: abolire la legge Fornero, approvare il reddito di cittadinanza e una seria legge anticorruzione. Oltre questi schemi noi non possiamo andare: non siamo disponibili a dare fiducia a governi tecnici. Per scongiurare un altro 2011 abbiamo provato in tutte le forme a dare un governo politico a questo Paese. Se c'è buona volontà si può ancora fare. Se non ci dovessero essere le condizioni, per noi si deve tornare al voto nella consapevolezza che si tratterà di un ballottaggio tra Movimento cinque stelle e Lega. Se veramente Terza Repubblica dev'essere i politici devono fare un passo indietro e gli italiani un passo avanti".

Così il candidato premier del M5S Luigi Di Maio al termine del terzo giro di consultazioni al Colle voluto dal capo dello Stato a 64 giorni dalle elezioni del 4 marzo. Il leader pentastellato conferma l'apertura all'ipotesi di un governo in tandem con la Lega guidato da una figura terza anticipata ieri nel corso di un'intervista a Lucia Annunziata.

Un percorso che si preannuncia decisamente in salita dopo il nulla di fatto emerso al termine dell'incontro di ieri sera a Palazzo Grazioli fra i tre leader del centrodestra e la chiusura annunciata questa mattina dalla senatrice di Forza Italia Licia Ronzulli a "Circo Massimo": "Ieri sera si e' ribadito che il centrodestra è unito nel dire no a un governo del presidente - commenta la parlamentare azzurra - oggi andremo al Quirinale a chiedere che il governo venga dato al centrodestra, con incarico a Salvini o a un altro esponente della coalizione che Salvini indicherà".

Scenario confermato dal leader della Lega all'uscita della delegazione del centrodestra dallo Studio alla Vetrata: "Abbiamo offerto al presidente della Repubblica, consci del fatto che il Paese non può aspettare, la disponibilità mia a nome della coalizione a dar vita a un governo che inizi a risolvere tutti i problemi del Paese. Confidiamo che il presidente della Repubblica ci dia modo di trovare una maggioranza mettendoci in campo personalmente e direttamente perché la nostra coalizione è quella che rappresenta maggiormente il voto di sessanta milioni di italiani".

A mezzogiorno ultimo incontro della mattinata con la delegazione del Partito democratico. "Basta traccheggiare ed esasperare le logiche di parte, basta con il gioco dell'oca da parte di chi ha prevalso il 4 marzo e il 5 si è proclamato vincitore senza avere i numeri per governare - commenta il reggente Maurizio Martina a margine dell'incontro - abbiamo confermato al presidente della Repubblica la piena fiducia nella sua iniziativa, che noi supporteremo fino in fondo. Le parti devono rendersi conto che oggi da sole non ce la fanno. Il nostro messaggio semplice ma forte è che finiscano queste logiche e si faccia un passo in avanti tutti. No a incarichi al buio e trasformismi, no a soluzioni politiche raffazzonate. Sì a un vero sforzo per il Paese super partes. Solo così potremo evitare l'aumento dell'Iva. Noi ci siamo e seguiremo le indicazioni del presidente della Repubblica".

In attesa della ripresa delle consultazioni con la salita al Colle della delegazione di Liberi e Uguali in programma per le 16 i due principali protagonisti della partita del governo tentano un nuovo abboccamento. Poco dopo le 14 Di Maio incontra a Montecitorio Salvini e il capogruppo leghista alla Camera Giancarlo Giorgetti. Al termine dell'incontro un primo accordo sembra emergere quantomeno sulla data di un eventuale ritorno al voto: "Governi tecnici alla Monti e alla Fornero non sono possibili e per evitare che gli italiani perdano ancora 3-4 mesi di tempo sentendo parlare solo di legge elettorale - commenta Salvini uscendo dall'incontro penso che la data dell'8 luglio sia quella più netta, più vicina, più efficace per dare finalmente un governo a questo Paese". Parole confermate a stretto giro di posta dal candidato premier del M5S in un video pubblicato sulla sua pagina Facebook: "Per noi si può andare a votare subito, la prima data utile può essere anche l'8 luglio - dichiara Di Maio - e noi da oggi ci mettiamo in campagna elettorale andiamo a raccontare agli italiani questi due mesi di bugie e di cinismo delle forze politiche".

A stigmatizzare il toto-date andato in scena a Montecitorio nel primo pomeriggio il leader di Liberi e Uguali Pietro Grasso all'uscita della delegazione di LeU dal Quirinale: "I nostri voti, per quanto non dirimenti ai fini delle maggioranze parlamentari, non sono a disposizioni di alcuna maggioranza che coinvolga le forze di centrodestra. Giudichiamo irresponsabile - commenta l'ex presidente del Senato - l'atteggiamento delle forze politiche che in un sistema proporzionale si comportano come se fosse maggioritario indicando senza rispetto date delle elezioni ancor prima che il capo dello Stato possa esprimersi su un eventuale scioglimento di una legislatura che nei fatti non è ancora partita. I cittadini sapranno valutare, anche in termini elettorali, il comportamento tenuto in questi mesi da ciascuna forza politica".

Dopo LeU nello Studio alla Vetrata arriva la delegazione del gruppo Autonomie del Senato (Svp-Patt,Uv) guidata da Julia Unterberger: "Abbiamo offerto i nostri otto voti per un eventuale governo del Presidente,  perché sarebbe irresponsabile votare di nuovo in estate col rischio di avere lo stesso risultato" il commento della leader della Südtiroler Volkspartei al termine dell'incontro.

A seguire il Gruppo misto del Senato: "Abbiamo rappresentato a Sergio Mattarella la più viva preoccupazione sulla procedura democratica, o antidemocratica, che si manifesterebbe con elezioni superanticipate - commenta all'uscita la leader di +Europa Emma Bonino, portavoce della delegazione - non vi sfuggirà che a luglio o a ottobre potranno presentarsi sol Pd, M5S e centrodestra: tutti gli altri saranno esclusi, per le procedure previste dalla legge elettorale in corso". 

A chiudere il giro delle consultazioni - prima dei colloqui di Mattarella con i presidenti di Camera e Senato Roberto Fico e Maria Elisabetta Alberti Casellati, che lasciano il Quirinale senza rilasciare dichiarazioni - il composito Gruppo misto della Camera: "Noi siamo all'opposizione. Ma vediamo con grande preoccupazione la situazione in Siria e credo che anche il posizionamento dell'Italia nello scacchiere internazionale richieda chiarimenti da parte di chi oggi si candida a guidare il Paese", commenta la leader di Civica popolare Beatrice Lorenzin. Di diverso parere Maurizio Lupi di Noi con l'Italia: "La legge elettorale prevedeva coalizioni per potersi candidare a governare il Paese. Una, quella di centrodestra, ha la maggioranza relativa e unita partecipa al compito che ci ha affidato il presidente della Repubblica Sergio Mattarella nel trovare una maggioranza. Dividerla sarebbe un gravissimo errore".